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Rapporto annuo del Consiglio federale sulle attività della Svizzera nel Consiglio d'Europa durante il 1996

del 15 gennaio 1997

Onorevoli presidenti e consiglieri, Vi sottoponiamo il rapporto annuo sulle attività della Svizzera nel Consiglio d'Europa durante il 1996, proponendovi di prenderne atto.

Gradite, onorevoli presidenti e consiglieri, l'espressione della nostra alta considerazione.

15 gennaio 1997

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In nome del Consiglio federale svizzero: II presidente della Confederazione, Koller II cancelliere della Confederazione, Couchepin

1997-37

Compendio Principali sviluppi nel 1996 //1996 è stato contrassegnato dall'adesione della Federazione Russa il 28 febbraio e della Croazia il 6 novembre. L'Organizzazione conta ora 40 membri.

Tali adesioni si iscrivono nell'ambito della missione conferita al Consiglio d'Europa dal Vertice di Vienna al fine di istituire un ampio spazio di sicurezza democratica in Europa. Per quanto riguarda la Croazia, la sua volontà di contribuire al consolidamento della pace nella regione ha influenzato la decisione del Comitato dei Ministri.

Conformemente alla politica di ampliamento del Consiglio d'Europa, è stato concesso lo statuto-di invitato speciale all'Armenia, alla Georgia e all'Azerbaigian. Le domande di ammissione di questi tre Paesi sono state trasmesse all'Assemblea parlamentare per essere esaminate. La candidatura della Bosnia Erzegovina procede come previsto mentre quella della Bielorussia è in una situazione di stallo a causa degli sviluppi politici del Paese. Tre Paesi del G 7, Stati Uniti, Canada e Giappone, hanno inoltre ottenuto lo statuto di osservatore.

La cooperazione fra il Consiglio d'Europa e l'OSCE è stata oggetto di numerosi dibattiti. Sono stati realizzati progressi, segnatamente in Bosnia Erzegovina. La Svizzera si è sforzata di potenziare la cooperazione e di migliorare la ripartizione dei compiti. L'accordo del 1987 con l'UE è stato aggiornato e comprende ora tutti i settori contemplati dal Trattato sull'Unione europea.

Le 98" e 99" sessioni ministeriali sono state dedicate essenzialmente al promovimento della sicurezza democratica. Nella 99° sessione si è deciso, in particolare, di tenere un secondo vertice dei capi di Stato e di Governo nel secondo trimestre del 1997.

Il sistema di monitoraggio è stato reso operativo. Esso contempla il rispetto dei diritti dell'uomo, la preminenza del diritto, la prevenzione dei trattamenti degradanti e la libertà di espressione e di informazione in tutti gli Stati membri.

Il dialogo avviato non è ancora sfociato in provvedimenti concreti volti a colmare le lacune esistenti.

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Principali attività settoriali Nell'ambito dei diritti dell'uomo, il Consiglio d'Europa ha incentrato la propria attività sull'applicazione del Protocollo n. Il alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU), sul sistema di controllo della Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali e sull'estensione dei diritti tutelati dalla CEDU nell'ambito della parità dei sessi e della lotta contro il razzismo e l'intolleranza. L'adozione della Convenzione sui diritti dell'uomo e la biomedicina, avvenuta il 19 novembre, costituisce il risultato più importante conseguito dalla cooperazione in questo ambito.

Nel capitolo della cooperazione giuridica, particolare importanza riveste l'elaborazione dei progetti di convenzione europea sulla cittadinanza e sulla protezione dell'ambiente da parte del diritto penale. Il primo offre l'opportunità di risolvere i problemi cruciali che ostacolano la stabilità delle società, soprattutto nell'Europa centrale e orientale, mentre il secondo introduce sul piano internazionale il principio di causalità («chi inquina paga»).

Lo sviluppo dei poteri locali e regionali rimane uno degli obiettivi principali del Consiglio d'Europa. A tale scopo, ha avuto luogo in aprile a Copenaghen una conferenza internazionale per analizzare i motivi che impediscono ad alcuni Stati membri del Consiglio di aderire alla Carta europea dell'autonomia locale.

Il Congresso dei poteri locali e regionali d'Europa si appresta ad elaborare un progetto di Carta europea dell'autonomia regionale.

Nell'ambito del programma «Ambiente per l'Europa», il Consiglio d'Europa, cooperando con il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (PNUE), ha determinato le strutture comuni alle due organizzazioni allo scopo di applicare la «Strategia della diversità biologica e paesaggistica».

Per consentire ai nuovi membri dell'Organizzazione di rispettare ipropri impegni e ai candidati all'adesione di avvicinarsi alla sua normativa, il Consiglio d'Europa ha proseguito i suoi programmi di assistenza allo sviluppo e a! consolidamento della sicurezza democratica. La Federazione Russa, l'Ucraina e la Bosnia Erzegovina hanno richiesto uno sforzo particolare. La Svizzera sostiene soprattutto questi programmi.

Conferenze dei ministri specializzati / ministri europei della giustizia hanno dedicato la loro 20" conferenza, tenutasi in giugno a Budapest, ai problemi che sorgono a causa della lentezza delle procedure della giustizia civile, penale e amministrativa. Durante lo stesso mese, i ministri europei responsabili delle questioni di migrazione si sono occupati, a Varsavia, dei mezzi atti a facilitare l'integrazione degli emigranti, ma anche dei provvedimenti volti a combattere le migrazioni illegali e l'impiego irregolare. Sempre a Varsavia, ma in novembre, i ministri europei della sanità hanno tenuto la 5" conferenza sul tema «Pari opportunità e diritti dei pazienti nell'ambito dei sistemi sanitari». Infine, l'll Conferenza dei Ministri europei responsabili dei poteri locali, che si è tenuta in ottobre a Lisbona, era imperniata sulle finanze locali.

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Rapporto I II

Introduzione Principali sviluppi nel 1996 Nuove adesioni, candidature e Stati non membri

Nel 1996 due nuovi Stati sono diventati membri del Consiglio d'Europa: la Federazione Russa il 28 febbraio e la Croazia il 6 novembre. L'organizzazione conta ora 40 membri.

L'adesione della Federazione Russa conferisce all'organizzazione la sua dimensione paneuropea e si iscrive logicamente nell'ambito della missione affidata al Consiglio d'Europa dal Vertice di Vienna nell'ottobre 1993, al fine di istituire un ampio spazio di sicurezza democratica mediante il promovimento dei diritti dell'uomo, della preminenza del diritto e dei principi della democrazia pluralista. Nata dalla caduta dei regimi comunisti nell'Europa centrale e orientale, questa missione, che il Consiglio d'Europa adempie dal 1989, trova la sua conferma nell'adesione della Federazione Russa, la cui influenza sulla stabilità e la sicurezza in Europa è determinante.

L'adesione della Croazia deriva dalla stessa logica ma si prefigge anche uno scopo particolare, ossia di contribuire al consolidamento della pace nella ex lugoslavia garantendo il mantenimento degli ideali democratici in Croazia mediante una serie di impegni internazionali. L'opportunità di ammettere questo Paese nell'organizzazione ha dato luogo a numerose discussioni animate. Il Comitato dei Ministri ha esitato a lungo prima di accogliere la domanda dell'Assemblea parlamentare di invitare la Croazia a raggiungere il Consiglio d'Europa.

La politica di ampliamento del Consiglio d'Europa poggia sulla convinzione che l'integrazione favorisca la stabilità e la sicurezza meglio dell'ostracismo.

Tale politica, che tiene conto della necessità di salvaguardare i valori fondamentali dell'organizzazione, si discosta dalla sua missione tradizionale, finora dedicata essenzialmente all'elaborazione di norme e al controllo della loro applicazione, integrando ora anche preoccupazioni più politiche legate alla nuova architettura europea.

In quest'ottica, nel corso dell'anno è stato concesso lo statuto di invitato speciale all'Armenia, alla Geòrgia e all' Azerbaigian Questi tre Stati hanno anche depositato una domanda di adesione, che è stata trasmessa all'Assemblea parlamentare per essere esaminata.

Gli altri candidati all'adesione sono la Bielorussia e la Bosnia Erzegovina. La candidatura della prima è in una situazione di stallo, tenuto conto dei ritardi, per non dire dei regressi, incontrati dal processo di democratizzazione e delle incertezze riguardo al futuro delle relazioni di tale Paese con la Federazione Russa. Quanto alla Bosnia Erzegovina, la procedura si svolge parallelamente al processo di ricostruzione di questo Paese.

Va notato, infine, che gli Stati Uniti, il Canada e il Giappone hanno ottenuto lo statuto di osservatore. Tale ampliamento limitato testimonia l'interesse per

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l'attività di un'organizzazione il cui significato è riconosciuto in tal modo da tre Paesi membri del G 7 che rivestono un ruolo importante sulla scena internazionale.

Il consolidamento della cooperazione fra il Consiglio d'Europa e le altre organizzazioni, in particolare l'OSCE e TUE, è tuttora la preoccupazione principale della Svizzera, che si è sforzata di migliorare tale cooperazione e di promuovere la ripartizione dei compiti fra le organizzazioni. Il coordinamento fa progressi rispettando i vantaggi comparativi e le risorse disponibili. Come la Svizzera, anche la Finlandia, che presiede il Comitato dei Ministri dal novembre 1996, e la Danimarca, che nel 1997 presiede l'OSCE, daranno la priorità a questo obiettivo.

La cooperazione con l'OSCE continua ad essere migliorata. L'azione condotta in Bosnia Erzegovina ne è un esempio particolarmente soddisfacente. Tale cooperazione stimolata dall'incontro «due + due» avvenuto all'inizio dell'anno, che ha riunito i due presidenti in carica accompagnati dai due Segretari generali, ha molte probabilità di essere fissata in un accordo (memorandum of understandig).

L'ampliamento dell'UE e del Consiglio d'Europa nonché l'entrata in vigore del Trattato sull'Unione europea hanno reso attuale l'accordo del 1987 mediante un nuovo scambio di lettere avvenuto in occasione dell'incontro a quattro del 23 ottobre, che ha riunito il presidente del Comitato dei Ministri e il Segretario generale del Consiglio d'Europa da un lato e il presidente del Consiglio dell'UE accompagnato da un membro della Commissione europea dall'altro. La cooperazione si estende ora a tutti i settori contemplati dal Trattato sull'Unione europea. In occasione di tale incontro, le parti hanno deciso di concentrare i propri sforzi volti a migliorare la cooperazione nei settori seguenti: la cultura e l'educazione, l'assistenza ai Paesi dell'Europa centrale e orientale, la lotta contro il razzismo e la cooperazione nel bacino del Mediterraneo. La dimensione politica della cooperazione si riflette nell'interesse dei Paesi membri dell'UE per l'ampliamento del Consiglio d'Europa, che hanno incoraggiato e che TUE sostiene finanziariamente.

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98a e 99a sessione del Comitato dei Ministri

La 98a sessione è stata contrassegnata dalla prima partecipazione della Federazione Russa, rappresentata dal ministro degli esteri Evgenij Primakov. Dedicata essenzialmente alla restaurazione della sicurezza democratica in Bosnia Erzegovina, la 98a sessione ministeriale, presieduta dal ministro degli affari esteri danese Niels Helveg Petersen, ha riaffermato l'importanza del ruolo e delle responsabilità del Consiglio d'Europa nella regione, in particolare riguardo al ritorno dei rifugiati e alla protezione delle minoranze. I ministri hanno inoltre adottato una raccomandazione rivolta ai governi in merito alla protezione dei giornalisti nelle situazioni di conflitto e di tensione nonché una dichiarazione concernente il seguito della campagna europea della gioventù contro il razzismo, la xenofobia, l'antisemitismo e l'intolleranza.

Nella 99a sessione, presieduta dal ministro estone degli affari esteri Siim Kallas, si è trattato della sicurezza democratica nel periodo che segue Pamplia-

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mento del Consiglio d'Europa. I ministri hanno deciso di convocare nella seconda metà del 1997 un secondo vertice di capi di Stato e di Governo, che la Francia si è offerta di organizzare. Esso dovrebbe accrescere la consapevolezza di un'identità europea comune sulla base di valori comuni e favorire la coesione del continente nella sua totalità.

Come le precedenti, le due sessioni hanno trattato argomenti molto simili, fra i quali figurano in primo luogo la cooperazione fra le organizzazioni internazionali, il rispetto degli impegni assunti, la sicurezza democratica e il ruolo del Consiglio d'Europa. La debole partecipazione dei ministri, rappresentati per lo più da segretari di Stato, dimostra che il ruolo politico dell'Organizzazione è ancora sottovalutato. Sarebbe opportuno riesaminare la frequenza e il ritmo delle sessioni.

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Altre attività di rilievo

L'estensione del Consiglio d'Europa ai Paesi dell'Europa centrale e orientale riunisce Paesi la cui capacità di adattarsi alle norme dell'Organizzazione varia notevolmente. 11 Consiglio d'Europa si prefigge di creare le condizioni affinchè tutti i membri siano in grado di rispettare i propri impegni. Il sistema di monitoraggio introdotto nel novembre 1994 ha cominciato a funzionare nel 1996.

Concepito dal Comitato dei Ministri come un dialogo costruttivo fondato sui principi della non discriminazione e della cooperazione, esso si basa su una rassegna fattuale del rispetto degli impegni assunti dagli Stati membri, che il Segretariato deve stabilire, di norma, ogni due anni. La procedura prevede tre riunioni dei Delegati dei Ministri di due giorni all'anno. La prima edizione della rassegna portava su quattro argomenti: il consolidamento del rispetto dei diritti dell'uomo e della preminenza del diritto; la prevenzione dei trattamenti degradanti, la libertà dei media e alcuni aspetti più generali tesi a garantire la sicurezza democratica. Questa prima applicazione, effettuata a titolo sperimentale, ha messo in evidenza numerose lacune nella raccolta di informazioni e sovrapposizioni con il controllo relativo agli strumenti giuridici del Consiglio d'Europa, quali la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) e la Convenzione europea per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CEPT). È stato deciso di sottoporre al monitoraggio tutti gli Stati membri, ma di incentrare l'attenzione su un numero ristretto di settori. I Delegati dei Ministri hanno dunque scelto due argomenti: la libertà di espressione e di informazione e il funzionamento e la protezione delle istituzioni democratiche.

Il sistema va perfezionato e consolidato. La maggioranza degli Stati membri ribadisce costantemente l'importanza che attribuisce all'applicazione di tale sistema, senza tuttavia considerare la possibilità di accordare al Segretariato i mezzi necessari per adempiere questo compito. Questa attitudine minaccia una procedura la cui efficacia costituisce una condizione importante per il successo della politica di ampliamento. La Svizzera si è impegnata in questo esercizio con convinzione e continuerà a sforzarsi al fine di rendere il sistema più efficiente possibile.

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Coesione democratica Diritti dell'uomo

La cooperazione intergovernativa nell'ambito dei diritti dell'uomo si è concentrata essenzialmente, come l'anno precedente, sulle modalità di applicazione del Protocollo n.ll alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU), sull'attuazione del meccanismo di controllo della Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali nonché sull'estensione dei diritti tutelati dalla CEDU, segnatamente nell'ambito della parità dei sessi e della lotta contro il razzismo e l'intolleranza. La Svizzera si è particolarmente impegnata in queste attività, considerata la loro fondamentale importanza per la costruzione di un'Europa democratica e rispettosa dei diritti dell'uomo.

Il Protocollo n. 11 alla CEDU (STE 155) '>, ratificato dalla Svizzera il 13 luglio 1995, introduce una riforma fondamentale del meccanismo di controllo della CEDU istituendo una Corte unica operante a tempo pieno (cfr. FF 1995 I 913). Tale Protocollo entrerà probabilmente in vigore già nel 1998. È essenziale chiarire le questioni relative al funzionamento della Corte unica prima dell'entrata in vigore del Protocollo.

II Comitato dei Ministri ha istituito un comitato ad hoc di esperti incaricato dei lavori preparatori relativi all'istituzione del comitato consultivo, il quale dovrà assistere il Comitato dei Ministri nel valutare se gli Stati contraenti adottano provvedimenti adeguati per far rispettare i principi enunciati nella Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali (STE 157). Il comitato ad hoc ha sottoposto le sue proposte al Comitato dei Ministri alla fine del 1996. Sulle dodici ratifiche necessarie all'entrata in vigore della Convenzione quadro, sei sono state depositate nel corso del 1996 (Romania, Ungheria, Slovacchia, Spagna, Cipro, Moldavia).

Pur riconoscendo unanimemente l'importanza del diritto delle donne e degli uomini alla parità e la necessità di adottare norme in questo ambito in seno al Consiglio d'Europa, gli esperti si sono domandati se un Protocollo aggiuntivo alla CEDU fosse lo strumento giuridico più appropriato per conseguire tale obiettivo. Per il momento, il progetto di un Protocollo aggiuntivo, che si limiterebbe alla parità fra uomini e donne, suscita opposizioni ed esitazioni. È stato conferito il mandato di ricercare altre soluzioni quali una convenzione quadro, raccomandazioni settoriali per gli Stati membri o persino un progetto di protocollo che completi in maniera generale il campo di applicazione dell'articolo 14 CEDU.

Anche nell'ambito della lotta contro il razzismo e l'intolleranza è stato conferito il mandato di esaminare l'opportunità e la fattibilità di uno strumento giuridico, tenendo conto del rapporto circostanziato della Commissione Europea contro il razzismo e l'intolleranza (EGRI) sul rafforzamento della clausola di non discriminazione dell'articolo 14 CEDU. Le soluzioni considerate comprendono un protocollo aggiuntivo, una convenzione quadro o un'altra convenzione, una raccomandazione o altre misure.

'>STE (série des traités européens) = serie dei trattati europei. Lo statuto del Consiglio d'Europa e le convenzioni europee più importanti sono accessibili su Internet: http://www.coe.fr

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L'EGRI ha inoltre continuato ad esaminare «Paese per Paese» i provvedimenti volti a combattere il razzismo ed ha adottato una raccomandazione di politica generale che è stata trasmessa ai Governi dal Comitato dei Ministri. L'EGRI rappresenta anche il Consiglio d'Europa presso la Commissione consultiva dell'UE incaricata di realizzare un osservatorio europeo del razzismo e della xenofobia.

Il progetto di Protocollo aggiuntivo alla CEDU che riconosce alcuni diritti supplementari alle persone private della loro libertà è stato trasmesso per parere alla Commissione e alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Se la Commissione e la Corte dovessero considerare che tale progetto comporterebbe diritti veramente nuovi rispetto alla giurisdizione estensiva ed evolutiva della Corte, questo testo potrebbe essere trasmesso al Comitato dei Ministri nel 1997.

Nel settore della bioetica, il Comitato dei Ministri ha adottato il 19 novembre 1996, dopo parecchi anni di lavori preparatori, la Convenzione del Consiglio d'Europa sui diritti dell'uomo e la biomedicina. Tale strumento contiene per la prima volta un codice vincolante di comportamento del diritto internazionale finalizzato a tutelare i diritti dell'uomo e la dignità umana in relazione con le applicazioni della biologia e della medicina. Sono in fase di preparazione alcuni protocolli aggiuntivi relativi alla ricerca sull'essere umano e i trapianti di organi.

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La Svizzera dinanzi agli organi della Convenzione europea dei diritti dell'uomo

Nel periodo passato in rassegna, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha pronunciato tre sentenze relative a cause svizzere: sentenze Gül Thomann e Ankerl. Nelle presenti cause non ha constatato alcuna violazione della CEDU.

Nella sentenza Gül, pronunciata il 19 febbraio 1996, la Corte ha ritenuto che il rifiuto da parte delle autorità svizzere di consentire al figlio di un cittadino turco, titolare di un permesso di dimora per motivi umanitari, di raggiungere il padre in Svizzera non abbia violato il diritto di quest'ultimo al rispetto della sua vita familiare (articolo 8 CEDU). La Corte ha considerato che l'articolo 8 CEDU era applicabile nella fattispecie poiché vi è un legame biologico fra il richiedente e suo figlio. Tale legame familiare non è stato rotto, sebbene il richiedente fosse venuto in Svizzera poco dopo la nascita del figlio. In questa causa la Corte non ha tuttavia constatato alcuna violazione dell'articolo 8 CEDU. Essa ha posto l'accento, infatti, sulle frequenti visite in Turchia effettuate dal richiedente e sull'assenza di ostacoli allo sviluppo di una vita familiare in Turchia, dove il figlio del richiedente è sempre vissuto. Essa ha inoltre fatto notare che i coniugi Gül risiedevano in Svizzera disponendo non di un permesso permanente di domicilio bensì di un semplice permesso di dimora per motivi umanitari, che è revocabile e, conformemente al diritto svizzero, non conferisce loro alcun diritto al ricongiungimento familiare.

Nella sentenza Thomann del 10 giugno 1996, la Corte ha ritenuto che il fatto che il Tribunale penale del Cantone di Basilea-Città avesse deliberato nella stessa composizione, prima in contumacia e poi dopo riesame della sentenza,

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come prevede la procedura penale di tale Cantone, non violasse l'esigenza di un tribunale indipendente e imparziale, previsto dall'articolo 6 paragrafo 1 CEDU. La Corte ha fatto sua la motivazione del Tribunale federale secondo la quale i giudici che riesaminano, in presenza dell'interessato, una causa che hanno precedentemente dovuto giudicare in contumacia non sono, di conseguenza, parziali. Nella procedura di revisione prevista nel Cantone di BasileaCittà, infatti, tutte le questioni rimangono aperte e sono oggetto di un dibattito contraddittorio alla luce dell'informazione più completa che può fornire la comparizione personale dell'imputato. La Corte ha fatto anche notare che se una giurisdizione dovesse modificare la propria composizione ogni volta che un condannato in contumacia fa ricorso, quest'ultimo sarebbe favorito rispetto agli imputati che compaiono dall'inizio del processo. Inoltre, ciò rallenterebbe il lavoro della giustizia.

La sentenza Ankerl verteva sul gravame del ricorrente secondo il quale, in una procedura relativa alla disdetta di un contratto di locazione, il principio della parità di trattamento non sarebbe stato rispettato per il fatto che l'amministratore dell'immobile controverso era stato sentito dal tribunale di prima istanza di Ginevra in qualità di testimone giurato, mentre la moglie del ricorrente era stata sentita solo a titolo di «informazione». Nella sentenza pronunciata il 23 ottobre 1996, la Corte ha ritenuto all'unanimità che tale causa non violava in alcun modo l'articolo 6 paragrafo 1 CEDU. Essa ha infatti affermato che la parità di trattamento in materia civile implica l'obbligo di offrire ad ogni parte una possibilità ragionevole di presentare la propria causa - incluse le proprie prove - in condizioni che non la pongano in una situazione di netto svantaggio nei confronti della controparte. Nella fattispecie, sebbene la moglie del ricorrente non abbia potuto prestare giuramento essendo parte nel processo, è tuttavia stata sentita ampiamente dal tribunale di prima istanza. Nel Canton Ginevra, inoltre, il giudice valuta liberamente le prove. Da ultimo, il tribunale ginevrino si era basato su tutta una serie di elementi estranei alle testimonianze per motivare la propria decisione e nella sentenza non vi è alcuna indicazione secondo la quale avrebbe attribuito maggiore importanza a una testimonianza piuttosto che a un'altra. La disparità di trattamento riguardo alle audizioni testimoniali non ha dunque posto il ricorrente in una situazione di netto svantaggio rispetto alla controparte.

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Parità fra donna e uomo (cfr. anche 21)

II Comitato direttivo per la parità fra donna e uomo (CDEG) ha organizzato per la prima volta un seminario per le organizzazioni non governative (ONG) che operano a favore del promovimento della parità dei sessi. Questo avvenimento fa parte del seguito dei lavori, svolti nel quadro del Consiglio d'Europa, in relazione con la quarta Conferenza mondiale dell'ONU per il promovimento della donna (Pechino, 1995). Una donna svizzera, membro della delegazione svizzera a Pechino quale rappresentante delle ONG, ha assunto la funzione di relatore sul ruolo e i compiti delle ONG. Nell'ambito della cooperazione intergovernativa, i dibattiti erano incentrati sui problemi legati alla violenza nei confronti delle donne e sulla lotta contro la tratta delle donne e la prostituzione 1318

forzata. Sono inoltre iniziati i lavori relativi alla preparazione della quarta Conferenza ministeriale europea sulla parità fra donna e uomo, prevista per il 1997 in Turchia.

Il Consiglio d'Europa prosegue il dialogo paneuropeo sulla parità organizzando attività annuali cui la Svizzera partecipa attivamente. Nel novembre 1996 si è tenuto a Varsavia un forum annuale dedicato, in particolare, alle prospettive delle donne sul mercato del lavoro.

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Cooperazione giuridica

II consigliere federale Arnold Koller, capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia, ha partecipato alla 20a Conferenza dei ministri europei della giustizia (Budapest, giugno 1996), imperniata sul tema «Efficacia ed equità della giustizia civile, penale e amministrativa». Le discussioni si sono sviluppate attorno al problema, che concerne parecchi Paesi, della lentezza delle procedure, la quale può rendere la giustizia iniqua o persine comportare un vero e proprio rifiuto di rendere giustizia. I ministri si sono dichiarati preoccupati a causa dell'aumento del numero delle cause che concernono l'articolo 6 CEDU (diritto a un processo equo entro un termine ragionevole) e delle violazioni di tale disposizione, constatate dagli organi di controllo della CEDU. Si sono dichiarati d'accordo di adottare provvedimenti destinati ad aumentare l'equità e l'efficacia della giustizia e di migliorare, a tale scopo, la cooperazione internazionale.

Nella loro Risoluzione, i ministri hanno invitato il Comitato dei Ministri a intraprendere dei lavori al fine, in particolare, di identificare le principali cause di ritardi ingiustificati nelle procedure giudiziarie e di esaminare se l'introduzione di rimedi giuridici sul piano nazionale consentirebbe ai tribunali di ridurre la durata delle procedure.

Un progetto di Convenzione europea sulla cittadinanza è stato portato dinanzi al Comitato europeo di cooperazione giuridica (CDCG). Tale testo tratta tutti gli aspetti importanti legati alla cittadinanza: acquisizione, conservazione, perdita, reintegrazione, diritti procedurali, pluricittadinanza, cittadinanza nel contesto di una successione di Stati, obblighi militari e di cooperazione fra Stati parte. Tale convenzione renderebbe possibile, in particolare, la pluricittadinanza nel caso di persone coniugate con cittadinanze diverse e dei loro figli.

Il progetto di Convenzione dovrebbe essere adottato dal Comitato dei Ministri nel corso del 1997.

Nell'ambito del diritto di famiglia, gli esperti hanno proseguito i lavori sulle questioni relative alla custodia dei figli e sul diritto di visita. Hanno pure esaminato le questioni relative alla mediazione e ad altri modi di composizione dei litigi familiari.

Sotto la presidenza svizzera, è stato riesaminato un progetto di Raccomandazione sulla protezione dei dati medici. È stato inoltre elaborato un progetto di Raccomandazione sulla protezione dei dati a carattere personale, raccolti e trattati a fini statistici. L'adozione di tali Raccomandazioni da parte del Comitato dei Ministri è prevista per il 1997. Nel novembre 1996, abbiamo presentato alle Camere il messaggio concernente l'adesione della Svizzera alla Conven-

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zione per la protezione delle persone in relazione all'elaborazione automatica dei dati a carattere personale (STE 108, cfr. FF 1997 I 665).

Il Gruppo multidisciplinare sulla corruzione (GMC) ha elaborato un Programma d'azione contro la corruzione. Esso sta preparando anche un progetto di convenzione penale e un progetto di convenzione quadro nell'ambito della lotta contro la corruzione. Sono in fase di studio, in particolare, le azioni civili per l'indennizzo dei danni risultanti da fatti di corruzione e l'elaborazione di un codice di condotta europeo per i funzionari.

Il Comitato europeo per i problemi riguardanti la criminalità (CDPC), presieduto dalla Svizzera, ha approvato il progetto di Convenzione per la protezione dell'ambiente dal profilo del diritto penale, il progetto di Raccomandazione sulla politica criminale, un progetto di rapporto che presenta i possibili provvedimenti per far fronte all'ampiezza e al dilagare della criminalità in Europa e il progetto di Raccomandazione relativo all'applicazione della Convenzione europea di estradizione (STE 24). Il Comitato ha anche portato a termine l'avamprogetto di una Raccomandazione sull'intimidazione dei testimoni e i diritti della difesa.

I lavori del CDPC vertevano anche sul ruolo del Ministero pubblico nel sistema di giustizia penale, sul ruolo dell'intervento psicosociale nella prevenzione della criminalità e sul sovrappopolamento delle carceri.

La 21a Conferenza sulla ricerca criminologica, presieduta dalla Svizzera, ha dedicato i suoi lavori alle ripercussioni dei mutamenti politici, sociali ed economici sulla criminalità e la giustizia nei Paesi in transizione.

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Rifugiati

II Comitato di esperti incaricato degli aspetti giuridici dell'asilo, dei rifugiati e degli apolidi (CAHAR) ha studiato in maniera approfondita la nozione di «Stato terzo sicuro», secondo il quale le persone in cerca di protezione devono presentare la propria domanda di asilo nel primo Paese da esse raggiunto, in cui ciò è possibile. La Svizzera ha inoltre informato gli esperti dell'attuazione del programma svizzero di aiuto al rientro e ha incoraggiato il promovimento del rientro volontario dei richiedenti l'asilo respinti nel loro Paese d'origine.

Dall'autunno del 1996, il Comitato di esperti è presieduto dalla Svizzera.

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Media

II Comitato direttore per i mezzi di comunicazione di massa (CDMM) ha avviato i preparativi della quinta Conferenza ministeriale europea sulla politica delle comunicazioni di massa, che avrà luogo in Grecia nel settembre 1997.

Sotto il titolo «La società dell'informazione: una sfida per l'Europa», i ministri discuteranno l'impatto delle nuove tecnologie sui diritti dell'uomo e i valori democratici e riconsidereranno l'ambito disciplinare dei media.

Il comitato dei Ministri ha adottato una Raccomandazione relativa alla garanzia dell'indipendenza del servizio pubblico della radiodiffusione. La Svizzera ha partecipato ai lavori degli esperti sulla rappresentazione della violenza alla

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televisione. Un progetto di Raccomandazione sarà sottoposto al CDMM all'inizio del 1997 e, in seguito, alla Conferenza ministeriale. Il CDMM ha inoltre proposto di conferire ad alcuni specialisti il mandato di esaminare le relazioni fra il diritto dei media e i diritti dell'uomo. La Svizzera parteciperà anche a questi lavori relativi, fra l'altro, alla protezione delle fonti giornalistiche.

Il Comitato permanente della Convenzione europea sulla televisione transfrontaliera (STE 132) ha proseguito i lavori di revisione della Convenzione. Si prevede di ultimare tale revisione nel 1997, parallelamente a quella della direttiva delle Comunità europee in merito allo stesso oggetto.

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Comuni e regioni, cooperazione transfrontaliera

II Comitato dei Ministri ha adottato una Raccomandazione concernente la ripartizione delle competenze e delle responsabilità fra autorità centrali e poteri locali e regionali nel settore ambientale.

L' 11a Conferenza dei Ministri europei responsabili dei poteri locali (Lisbona, ottobre 1996) era imperniata sulle finanze locali. La delegazione svizzera era diretta dal consigliere di Stato del Canton San Gallo Hans Ulrich Stockung.

Nel luglio 1996, il Congresso dei poteri locali e regionali d'Europa (CPLRE) ha eletto quale presidente il consigliere agli Stati ginevrino Claude Haegi. Il CPLRE ha proseguito i lavori relativi a un progetto di Carta europea dell'autonomia regionale, che ha sottoposto a un'ampia consultazione. Prevede di terminare tali lavori nel corso del 1997.

Nell'aprile 1996 si è tenuta a Copenhagen una Conferenza internazionale per celebrare il decimo anniversario della Carta europea dell'autonomia locale (STE 122) e analizzare le ragioni che impediscono ad alcuni Stati di aderire a tale strumento. La Svizzera era rappresentata a Copenaghen, sebbene non abbia ancora firmato la Carta. In Svizzera, Confederazione e Cantoni hanno avviato un dialogo in vista di una futura adesione alla Carta. In un parere legale elaborato nel maggio 1996 su domanda dei Cantoni, il professer Daniel Thürer rammenta che nessun ostacolo giuridico si frappone all'adesione.

Il Protocollo aggiuntivo alla Convenzione quadro sulla cooperazione transfrontaliera tra poteri o autorità territoriali (STE 159), aperto alla firma degli Stati nel novembre 1995, è stato oggetto di una procedura di consultazione dei Cantoni, grazie alla quale è stato possibile dimostrare che una maggioranza dei Cantoni è favorevole alla firma da parte della Svizzera.

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Coesione sociale e qualità di vita Popolazione

II Comitato europeo sulla popolazione (CDPO) ha organizzato la Conferenza mediterranea sulla popolazione, le migrazioni e lo sviluppo, che ha avuto luogo nell'ottobre 1996 a Palma di Maiorca e il cui obiettivo principale era di coinvolgere scienziati e personalità politiche degli Stati della riva meridionale del Mediterraneo nelle discussioni sulle migrazioni e lo sviluppo.

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Il gruppo di lavoro sulla situazione demografica delle minoranze nazionali, presieduto dalla Svizzera, ha effettuato degli studi sulla situazione delle comunità religiose in Irlanda del Nord e sui gruppi minoritari in Romania, Ungheria e Slovacchia. Sono stati pubblicati i risultati definitivi del censimento effettuato nel 1994 nella ex Repubblica iugoslava di Macedonia sotto la vigilanza e con la partecipazione di esperti del Consiglio d'Europa e della Commissione europea. Tali risultati, ampiamente approvati dai diversi gruppi etnici, illustrano il successo ottenuto dall'operazione, prima nel suo genere per il Consiglio d'Europa.

Nel 1996 è stato pubblicato anche l'annuario demografico europeo, che funge da opera di riferimento per le più recenti tendenze demografiche in Europa.

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Pianificazione del territorio

Nel 1996 hanno avuto luogo due convegni nell'ambito della preparazione della Conferenza europea dei Ministri responsabili della pianificazione del territorio (CEMAT). I lavori del primo convegno riguardavano le strategie per uno sviluppo territoriale durevole degli Stati europei del Bacino mediterraneo. Il secondo convegno era imperniato sulle modalità di ripartizione delle competenze concernenti la pianificazione del territorio e i processi di coordinamento fra i diversi livelli decisionali, rispettando il principio di sussidiarietà.

Il Comitato dei Ministri ha inoltre incaricato gli esperti governativi di studiare i progetti del Congresso dei poteri locali e regionali d'Europa e dell'Assemblea parlamentare relativi a una Carta delle regioni di montagna e a una Carta dello spazio rurale.

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Affari sociali

Nel giugno 1996 si è tenuta a Varsavia la sesta Conferenza dei Ministri europei responsabili delle questioni di migrazione. Le discussioni dei ministri vertevano sui provvedimenti volti a facilitare l'integrazione degli immigranti nel Paese di accoglienza e sugli attuali movimenti migratori in Europa. Si sono impegnati a portare avanti, in materia di relazioni intercomunitarie, le politiche che garantiscono agli immigranti pari opportunità e hanno lanciato un progetto «Tensioni e tolleranza: rafforzare l'integrazione delle comunità in tutta l'Europa».

I ministri si sono anche impegnati ad adottare i provvedimenti necessari per combattere le migrazioni illegali e l'impiego irregolare nonché a ricercare i mezzi atti a rafforzare la cooperazione internazionale con l'obiettivo di controllare i flussi migratori e di eliminarne le cause. Su iniziativa della Svizzera, la dichiarazione finale rammenta l'obbligo di diritto internazionale che incombe ad ogni Stato di riaccogliere i propri cittadini se il Paese che li ospita non riconosce più loro il diritto di soggiorno.

I lavori degli esperti di governo erano imperniati sulla preparazione di due conferenze ministeriali: la 25a Conferenza dei Ministri europei incaricati degli af1322

fari familiari e la 7 a Conferenza dei Ministri europei responsabili della sicurezza sociale. La prima, prevista per il 1997 in Austria, sarà dedicata al tema «L'adolescenza - una sfida per la famiglia» e tratterà in particolare i problemi legati all'educazione e al sostegno fornito alla funzione parentale. La seconda si terrà a Malta nel 1998 e verterà sul tema «La sicurezza sociale all'inizio del XXI secolo».

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Sanità pubblica

Nel novembre 1996 si è tenuta a Varsavia la 5 a Conferenza dei Ministri europei responsabili della sanità sul tema «Pari opportunità e diritti dei pazienti nell'ambito dei sistemi sanitari». La dichiarazione adottata in seguito a tale conferenza propone un nuovo contratto sociale per la sanità, che riposa su tre principi, ossia la partecipazione dei cittadini, e dunque dei pazienti, le pari opportunità in materia di accesso ai servizi sanitari e una maggiore considerazione della politica sanitaria quale componente importante dell'evoluzione sociale.

Poiché tali questioni rientrano essenzialmente nella competenza dei Cantoni, la delegazione svizzera era diretta da un membro della Conferenza dei direttori cantonali della sanità.

Il Comitato dei Ministri ha adottato nel 1996 alcune Raccomandazioni sulla ricerca infermieristica, sul mantenimento della sovvenzione accordata alla Banca europea del sangue ad Amsterdam e sulla documentazione e l'archiviazione del sangue e dei suoi derivati. Gli esperti si sono occupati di problemi di etica, come i criteri di esclusione, per motivi di sicurezza, di alcune categorie di donatori o di derivati del sangue, fabbricati a partire da sangue il cui periodo di conservazione è scaduto. In occasione della Giornata europea della donazione e del trapianto di organi del 14 settembre 1996, si è tenuta per la prima volta in Svizzera una manifestazione che si prefiggeva di attirare l'attenzione del pubblico sul numero limitato di organi a disposizione e di far accettare meglio il trapianto di organi. Questo avvenimento, posto sotto gli auspici del Consiglio d'Europa, è stato organizzato dal Cantone e dalla Città di Ginevra e da Swisstransplant. Gli esperti hanno trattato inoltre le questioni importanti delle cure dei detenuti e dei malati cronici, dell'utilizzazione dei risultati di esami medici nell'ambito dell'impiego e delle assicurazioni e del controllo della qualità delle cure.

Nel quadro dell'Accordo parziale nel settore sociale e della sanità pubblica sono state trattate questioni inerenti alle derrate alimentari, ai pesticidi, ai cosmetici e al settore farmaceutico.

Nell'ambito della Farmacopea europea è stata terminata una pubblicazione che comprende 1200 monografie. Essa è entrata in vigore il 1° gennaio 1996 nei 24 Stati membri della Convenzione. La Cina partecipa alle sessioni della Commissione in qualità di osservatore, dimostrando in tal modo l'importanza della Farmacopea anche al di là delle frontiere europee. Al fine di migliorare la cooperazione internazionale nell'ambito dei medicamenti, sono stati 'pubblicati in 13 lingue degli elenchi di espressioni standardizzate.

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Nell'ambito delle attività svolte dal Gruppo Pompidou, incaricato della cooperazione in materia di lotta contro l'abuso e il traffico illecito di stupefacenti, è stato messo in atto un programma di formazione sulle strategie e i provvedimenti volti a ridurre la domanda. Quest'ultimo è particolarmente adattato ai bisogni degli Stati dell'Europa centrale e orientale maggiormente confrontati con il problema delle droghe.

Gli organi dell'Accordo parziale nel settore sociale e della sanità pubblica - il Comitato di sanità pubblica e il Comitato per il reinserimento degli handicappati - hanno proposto al Comitato dei Ministri di estendere l'Accordo parziale.

Tale iniziativa è stata approvata dagli Stati parte nell'ottobre 1996. La revisione dell'accordo parziale entra in vigore il 1° gennaio 1997. La Svizzera, che ha partecipato ai lavori dell'Accordo parziale su una base ad hoc, ha deciso di diventare parte dell'Accordo parziale esteso.

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Protezione degli animali

Sotto la presidenza svizzera, gli esperti hanno preparato la prossima consultazione multilaterale in merito alla Convenzione europea sulla protezione degli animali nel trasporto internazionale (STE 65) e hanno deciso di intraprendere la revisione della Convenzione. La nuova convenzione prenderà la forma di una convenzione quadro, che enumera i principi specifici al trasporto, e alcuni allegati, che precisano le esigenze proprie alle differenti specie animali e ai diversi mezzi di trasporto.

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Protezione della natura e dell'ambiente a

La 3 Conferenza ministeriale su «Ambiente per l'Europa» aveva adottato nel 1995 la Strategia paneuropea della diversità biologica e paesaggistica (Strategia) e aveva conferito al Consiglio d'Europa e al Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (PNUE) il mandato di garantirne l'applicazione (cfr. FF 1996 I 933). Per creare le strutture della Strategia, la Svizzera ha organizzato a Ginevra due incontri che sono sfociati nell'istituzione di un organo comune al PNUE e al Consiglio d'Europa, ossia il Consiglio per la Strategia, il quale ha fissato a grandi linee le priorità del programma di lavoro 1996-1997.

Tre nuovi membri, la Polonia, la Tunisia e la Lituania, hanno aderito alla Convenzione relativa alla conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa (Convenzione di Berna, STE 104), portando a 34 il numero delle parti contraenti.

II Comitato permanente della Convenzione di Berna si è occupato di tre temi: - il ruolo della Convenzione nell'applicazione della strategia (rete ecologica paneuropea, specie minacciate); - la protezione degli habitat, in relazione con i «paesaggi specifici» nazionali; - la protezione di alcune specie minacciate, degli uccelli minacciati a livello mondiale, come il re di quaglie (crex crex). Questa specie è stata oggetto di un progetto pilota in Svizzera.

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Il Comitato permanente della Convenzione si è impegnato a verificare che le politiche condotte dagli Stati prendano in considerazione la diversità biologica, come è richiesto anche dalla Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica.

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Fondo di sviluppo sociale

II risanamento del Fondo di sviluppo sociale, che ha ritrovato il suo pieno potenziale, è terminato nel 1996, anno in cui i progetti approvati ammontavano a circa 1 miliardo di ECU, i prestiti accordati a circa 500 milioni di ECU e il risultato finanziario al 30 settembre 1996 a 72697859 ECU (67641360 al 31.12.95). Il risanamento del portafoglio di prestiti deve ancora essere oggetto di una distribuzione geografica più ampia allo scopo di migliorare la ripartizione dei rischi.

È stato istituito il conto fiduciario selettivo (CFS), grazie al quale è possibile concedere abbuoni di interessi. Ciò ha consentito di approvare un prestito di 5 milioni di dollari degli Stati Uniti alla Bosnia Erzegovina, destinato a progetti nel settore della sanità pubblica. Tale prestito è finanziato in parte dalla Banca Mondiale.

La capacità di intervento del Fondo negli Stati non membri in situazioni di emergenza rimane limitata. Essa dipende dai contributi volontari degli Stati membri per alimentare il CFS e dalla loro disponibilità ad accordare la garanzia ai progetti. Per tale motivo, il Fondo non è stato in grado di dar seguito alle numerose sollecitazioni dell'Assemblea parlamentare, per esempio in favore delle persone sfollate e dei rifugiati in Armenia e in Azerbaigian.

Il Fondo, il cui capitale, diversamente da quello di altre istituzioni finanziarie, non è oggetto di un aumento regolare, deve attribuire una parte cospicua degli utili alle sue riserve. Ciò è necessario per mantenere una proporzione percentuale sana, anch'essa indispensabile per tenere alta la reputazione presso le agenzie specializzate e per poter vantare una solvibilità riconosciuta sui mercati.

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Dialogo Nord-Sud

II «Centro Nord-Sud» contempla i settori dei media, dell'insegnamento globale, della gioventù e del dialogo interculturale e mira a sensibilizzare la popolazione alla problematica dell'interdipendenza globale (ad es. povertà, diritti dell'uomo, razzismo). La Svizzera partecipa allo scambio di esperienze e di informazione condotto dal Centro.

Anche nel 1996 il Centro ha dato impulso a una serie di attività specifiche nel nostro Paese. Grazie a un progetto pilota lanciato nel 1995, la popolazione delle regioni rurali è sensibilizzata alle questioni globali da cinque personalità ben inserite a livello locale.

La 12a edizione di «Rencontres Médias Nord-Sud», dedicata al ruolo dei media nel settore della cooperazione allo sviluppo e dell'aiuto umanitario, si è tenuta a Ginevra dal 6 al 9 maggio 1996.

48 Foglio federale. 80° anno. Voi. I

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Coesione culturale e pluralità delle culture

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Cultura

II numero delle Parti contraenti alla Convenzione culturale europea del 1954 ha continuato ad aumentare sino a raggiungere 44 Paesi alla fine del 1996; la Geòrgia, l'Armenia, l'Azerbaigian e la Repubblica federale di Jugoslavia dovrebbero presto entrare a farne parte. Tale ampliamento quantitativo non ha potuto essere accompagnato, parallelamente, da una riflessione di fondo appropriata sull'evoluzione di tale cooperazione e dei suoi metodi di lavoro. Questa riflessione è dunque il compito prioritario del Consiglio della cooperazione culturale (CDCC), l'organo direttivo della Convenzione culturale, le cui risorse sono in costante diminuzione.

Nella Risoluzione (95)38 del dicembre 1995, il Comitato dei Ministri riafferma i valori di base comuni e formula, sotto forma di idee direttrici, le strategie e le condizioni quadro di una cooperazione culturale nel nuovo contesto paneuropeo.

Nel corso del 1996, il Comitato della Cultura ha esaminato approfonditamente la sua strategia e i suoi metodi di lavoro. La Svizzera ha assunto la funzione di relatore del gruppo di lavoro preposto a tale esame. Il gruppo ha proposto che il Comitato ponga l'accento sul suo ruolo di «laboratorio di idee» e sulla sua vocazione di garante politico della diversità culturale mediante un'equa partecipazione di tutte le Parti alla Convenzione culturale. Il gruppo di esperti ha anche fatto notare che il Comitato della Cultura doveva orientare maggiormente i propri lavori in funzione dei principi della Convenzione culturale, ossia il rispetto della diversità culturale e la presa in considerazione dei valori culturali comuni a tutti gli Europei. In seguito a tali lavori, nel 1996 alla Svizzera è stata attribuita la vicepresidenza del Comitato.

Nel corso dei quarantadue anni (1954-1996) di cooperazione culturale, il Comitato ha elaborato varie idee direttrici che influenzano attualmente le politiche culturali nazionali in Europa. Si tratta di nozioni di democrazia culturale, di diversità, di plurilinguismo e di rispetto dei particolarismi e dell'identità culturale locale e regionale. Questi principi corrispondono a quelli elaborati dalla Svizzera per la propria politica culturale dal periodo che separa le due guerre.

Sostenendo in particolare questo aspetto dei lavori del Comitato, il nostro Paese favorisce la diffusione attraverso l'Europa dei valori che ha contribuito a creare e nei quali si identifica.

Nel settore dell'audiovisivo e del Fondo di coproduzione Eurimages in particolare, il Consiglio d'Europa ha seguito il principio del pluralismo nella scelta dei progetti sostenuti. È tuttavia da deplorare il ritiro del Regno Unito per ragioni finanziarie. L'Estonia, l'Albania e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia hanno aderito al Fondo nel 1996, ampliando in tal modo la cerchia dei membri provenienti dall'Europa centrale e orientale. La Svizzera ha fatto alcune proposte per evitare che Eurimages sia trasformato in un fondo di sviluppo in seguito all'adesione di nuovi Paesi.

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Patrimonio culturale

II Comitato del patrimonio culturale, presieduto dalla Svizzera, si è occupato essenzialmente della cooperazione professionale e dell'assistenza tecnica nonché dei preparativi alla 4 a Conferenza europea dei ministri responsabili del patrimonio culturale (Helsinki, maggio 1996). I ministri hanno considerato il patrimonio culturale una sfida economica e sociale, ed hanno incentrato la propria attenzione, in particolare, sui problemi e sui bisogni dei nuovi Stati membri della Convenzione culturale. Il dibattito era inoltre imperniato sul traffico illegale di beni culturali.

La Svizzera ha partecipato alla Giornata europea del patrimonio culturale, celebrata il 7 dicembre 1996 e dedicata alle «Case e giardini in città e in campagna». Una giuria del Consiglio d'Europa ha premiato il progetto «Pierres et plumes» a Ginevra, che si è distinto come notevole attività transfrontaliera.

La cooperazione professionale del Consiglio d'Europa intende contribuire a sviluppare strategie comuni di conservazione del patrimonio culturale. La «Fondation Européenne pour les Métiers du Patrimoine Culturel», dedicata alla trasmissione delle nozioni tecniche, della formazione e del perfezionamento nelle professioni legate alla conservazione dei monumenti storici, propone inoltre la propria consulenza alle autorità nazionali, regionali e locali in materia di conservazione integrata, di gestione e di valorizzazione del patrimonio culturale.

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Educazione e insegnamento superiore

Le attività svolte dal Consiglio d'Europa nell'ambito dell'educazione sono estremamente importanti per la Svizzera. Poiché numerosi problemi discussi a Strasburgo concernono anche il nostro Paese, la Svizzera trae un beneficio dalla sua partecipazione alle attività del Fondo culturale europeo e dal Centro europeo delle lingue viventi di Graz.

Nel marzo 1996 la Svizzera ha organizzato e finanziato a Berna, nel quadro del progetto «Un insegnamento secondario per l'Europa», un simposio sulle competenze fondamentali che l'insegnamento deve trasmettere. Esso ha riunito le delegazioni di 39 Stati, dei rappresentanti dell'UE, dell'OCSE, degli esperti e dei rappresentanti delle professioni nel settore dell'educazione in Svizzera.

D'altro canto ha sostenuto con fermezza l'istituzione di un «aiuto d'urgenza» destinato ad alcuni insegnanti della Bosnia Erzegovina. Il sostegno finanziario, al quale si sono associati alcuni Cantoni, ha reso possibile il soggiorno di otto formatori svizzeri volontari, che hanno tenuto dei corsi, con sette colleghi di altri Paesi europei e quindici degli Stati Uniti, destinati a circa trecento insegnanti della Bosnia Erzegovina provenienti dalla tre comunità etniche sui temi dell'educazione ai diritti dell'uomo, alla democrazia, alla tolleranza, alla coabitazione interculturale, alla soluzione di conflitti in classe. Il contributo svizzero ammonta a 60000 franchi.

La cooperazione nel settore dell'insegnamento superiore offre alla Svizzera opportunità di dialogo e di partecipazione indispensabili per un Paese che non è 1327

membro dell'UE. Il Comitato dell'insegnamento superiore e della ricerca si è occupato della cooperazione universitaria fra i Paesi dell'Europa orientale e occidentale, del sostegno agli studenti della ex Jugoslavia, dell'accesso agli studi, della riforma degli studi e della revisione della legislazione universitaria. I lavori relativi all'unificazione delle convenzioni del Consiglio d'Europa e dell'UNESCO hanno fatto progressi, tant'è vero che un progetto di convenzione generale è stato sottoposto a esame.

La Svizzera ha sostenuto il programma di riforma della legislazione universitaria offrendo contributi alle pubblicazioni e mettendo a disposizione esperti. Ha inoltre versato un contributo volontario di 100000 franchi francesi. Essa ha partecipato alle attività successive al progetto e alla conferenza finale del progetto avviato nel 1992 riguardante l'accesso alla formazione superiore, in particolare ai lavori relativi alla dimensione europea dell'insegnamento superiore e all'interazione fra formazione secondaria e superiore. Anche quest'anno la Svizzera ha sostenuto finanziariamente la cooperazione interuniversitaria fra i Paesi del Consiglio d'Europa.

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Gioventù

In occasione della riunione informale del 1995 (cfr. FF 1996 I 937), i Ministri europei della gioventù hanno fissato tre priorità: la partecipazione dei giovani al promovimento della coesione sociale, la mobilità dei giovani e il raggruppamento dei sistemi nazionali di formazione. I lavori scaturiti da tali obiettivi comprendono la preparazione della Conferenza «I giovani e le loro città» sulla partecipazione dei giovani alla vita politica e sociale, un progetto di convenzione relativa alla mobilità dei giovani e, da ultimo, la conclusione di un accordo di partenariato fra il Consiglio d'Europa e l'Agenzia europea per l'informazione e la consulenza dei giovani.

Il Consiglio direttivo dei Centri e del Fondo europeo della gioventù è presieduto dalla Svizzera. I lavori di tale organo erano incentrati sul seguito della Campagna europea della gioventù contro il razzismo e l'intolleranza del 1995, sul secondo Centro europeo a Budapest, inaugurato nel dicembre del 1995 e, infine, sulla gestione del Fondo europeo della gioventù.

Il Consiglio d'Europa consente alla Svizzera di partecipare alla cooperazione europea in materia di politica della gioventù, che si prefigge essenzialmente di mantenere le capacità finanziarie del Fondo e di migliorare la cooperazione con TUE.

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Sport

Le attività in favore dello sport poggiano sulla Dichiarazione di Vienna del 1993 e su una Dichiarazione del Comitato dei Ministri sulla strategia culturale del Consiglio d'Europa. Il Consiglio d'Europa vede nello sport uno strumento importante atto a promuovere il rispetto delle regole del gioco, della tolleranza e della comprensione reciproca e da una nozione del fairplay, che intende esten1328

dere a tutti i campi della vita. Un'importante tavola rotonda tenutasi nell'aprile del 1996 ad Amsterdam è stata dedicata a questa nozione. La dichiarazione finale adottata in questa occasione potrebbe incoraggiare la nuova organizzazione centrale svizzera dello sport a riprendere nei suoi obiettivi il termine di fairplay.

In virtù delle decisioni del Comitato permanente della Convenzione europea sulla violenza e le intemperanze degli spettatori in occasione di manifestazioni sportive e in particolare durante le partite di calcio (STE 120), per i campionati europei di calcio in Inghilterra sono stati assunti specialisti degli Stati parte alla Convenzione. La Svizzera ha inviato un ufficiale di collegamento e il capo della squadra «polizia per la sorveglianza dei tifosi». Grazie alla presenza di questi specialisti è stato possibile evitare la violenza.

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Cooperazione con i Paesi dell'Europa centrale e orientale

In origine, i programmi di cooperazione e di assistenza allo sviluppo e al consolidamento della sicurezza democratica del Consiglio d'Europa erano destinati a un numero ristretto di Paesi dell'Europa centrale non membri dell'Organizzazione. Dall'inizio degli anni Novanta, l'organizzazione ha esteso i suoi programmi in favore degli Stati candidati all'adesione e dei nuovi Stati membri.

Tale ampliamento ha portato a 21 il numero dei Paesi beneficiari e ha comportato una riduzione considerevole dei mezzi a disposizione, proporzionalmente ai bisogni. Se non si potenziano questi mezzi, il processo di democratizzazione, che è l'obiettivo principale dell'assistenza, corre il rischio di rimanere confinato al livello delle riforme istituzionali e di avere poche ripercussioni sulla società civile.

Nel 1996, il budget devoluto ai diversi programmi è stato di 38 040000 franchi francesi. I principali settori di attività finanziati sono la cooperazione giuridica, i diritti dell'uomo, l'educazione, la cultura e i poteri locali. La Bosnia Erzegovina e la Federazione Russa ne sono stati i principali beneficiari.

L'attuazione di programmi comuni di cooperazione, che costituisce l'elemento chiave delle relazioni fra il Consiglio d'Europa e TUE, ha consentito di aumentare l'efficacia e le risorse dell'organizzazione di Strasburgo. È il caso, in particolare, dell'Estonia e della Lettonia nei settori relativi alle procedure di naturalizzazione e all'integrazione delle popolazioni straniere e dell'Albania, dell'Ucraina e della Russia nel settore giudiziario. Anche numerose organizzazioni non governative partecipano a tale cooperazione in qualità di organi esecutivi.

La Svizzera sostiene i programmi di assistenza con il proprio contributo ordinario al bilancio dell'Organizzazione (2,69%) e con contributi volontari. Il nostro Paese ha accordato 240 000 franchi francesi per un progetto di riforma dell'accademia di polizia in Albania, 50 000 franchi francesi per la realizzazione di un seminario di formazione sull'informatizzazione dei sistemi giudiziari in Bulgaria nonché 200 000 franchi francesi per un progetto di modernizzazione degli archivi della Slovenia. Il Dipartimento federale degli affari esteri ha inol-

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tre organizzato a Berna un seminario sulla cooperazione in seno al Consiglio d'Europa per i funzionari albanesi e macedoni. La Svizzera ha pure rinnovato il suo sostegno al programma inteso a promuovere una struttura federale in Russia, stanziando 600000 franchi francesi per la Scuola di studi politici di Mosca.

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Raccomandazioni del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa ai Governi - Raccomandazione sulla ricerca infermieristica R(96)l - Raccomandazione concernente i referendum e le iniziative popolari a livello locale R(96)2 - Raccomandazione sui disavanzi di bilancio e l'indebitamento eccessivo dei poteri locali R(96)3 - Raccomandazione sulla tutela dei giornalisti in situazioni di conflitto e di tensione R(96)4 - Raccomandazione sulla conciliazione della vita professionale e familiare R(96)5 - Raccomandazione relativa alla protezione del patrimonio culturale contro gli atti illeciti R(96)6 - Raccomandazione sulla mobilità universitaria regionale R(96)7 - Raccomandazione sulla politica criminale in un'Europa in transizione R(96)8 - Raccomandazione relativa all'applicazione pratica della Convenzione europea di estradizione R(96)9 - Raccomandazione concernente la garanzia dell'indipendenza del servizio pubblico della radiodiffusione R(96)10 - Raccomandazione sulla documentazione e l'archiviazione destinate a garantire il seguito del sangue e delle sue componenti, in particolare negli ospedali R(96) 11 - Raccomandazione concernente la ripartizione delle competenze e delle responsabilità fra autorità centrali e poteri locali e regionali in ambito ambientale R(96)12

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Servizi che possono fornire informazioni su specifici campi di attività Sviluppi principali, Cooperazione con gli Stati dell'Europa centrale e orientale

DFAE, Divisione politica I, Servizio del Consiglio d'Europa

Diritti dell'uomo, Convenzione europea dei diritti dell'uomo

DFGP, Ufficio federale di giustizia, Sezione del diritto europeo e degli affari internazionali

Cooperazione giuridica

DFGP, Segreteria generale, Incaricato federale della protezione dei dati; Ufficio federale di giustizia, Sezione del diritto europeo e degli affari internazionali; Ufficio federale di polizia, Divisione degli affari internazionali

Parità fra donna e uomo

DFI, Ufficio per l'uguaglianza fra donna e uomo

Rifugiati

DFAE, Divisione politica IV, Sezione della politica umanitaria e della politica internazionale dei rifugiati

Media

DFGP, Ufficio federale della proprietà intellettuale, Diritto d'autore; DFTCE, Ufficio federale delle comunicazioni, Servizio diritto e affari internazionali

Comuni e regioni

DFAE, Divisione politica I, Servizio del Consiglio d'Europa; Direzione del diritto internazionale pubblico, Sezione frontiere e diritto di vicinato

Popolazione

DFI, Ufficio federale di statistica, Divisione popolazione e impiego

Pianificazione del territorio

DFGP, Ufficio federale della pianificazione del territorio, Divisione del diritto e dei servizi

Affari sociali

DFI, Ufficio federale delle assicurazioni sociali, Divisione affari internazionali e Centrale per le questioni famigliari; DFEP, Ufficio federale dell'industria, delle arti e mestieri e del lavoro, Servizio degli affari internazionali

Sanità pubblica

DFI, Ufficio federale della sanità pubblica, Affari internazionali

Protezione degli animali

DFEP, Ufficio federale di veterinaria, Servizio protezione degli animali/Questioni generali

Protezione dell'ambiente e della natura

DFI, Ufficio federale dell'ambiente, delle foreste e del paesaggio

Fondo di sviluppo sociale

DFAE, Divisione politica I, Servizio del Consiglio d'Europa; OFF, Amministrazione federale delle finanze, Politica della spesa pubblica

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Dialogo Nord-Sud Cultura Patrimonio culturale Educazione e insegnamento superiore

Gioventù Sport

DFAE, Direzione dello sviluppo e della cooperazione, Divisione politica, pianificazione e affari multilaterali DFAE, Divisione politica V, Sezione cultura e UNESCO; DFI, Ufficio federale della cultura, Stato maggiore di direzione DFI, Ufficio federale della cultura, Sezione patrimonio culturale e monumenti storici DFI, Ufficio federale dell'educazione e della scienza, Servizi centrali, Conferenza svizzera dei direttori cantonali dell'istruzione pubblica, CDIP DFI, Ufficio federale della cultura, Promozione della cultura DFI, Scuola federale di sport di Macolin

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Schweizerisches Bundesarchiv, Digitale Amtsdruckschriften Archives fédérales suisses, Publications officielles numérisées Archivio federale svizzero, Pubblicazioni ufficiali digitali

Rapporto annuo del Consiglio federale sulle attività della Svizzera nel Consiglio d'Europa durante il 1996 del 15 gennaio 1997

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1997

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09

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11.03.1997

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1310-1333

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