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97.037

Messaggio concernente il Protocollo II riveduto e il Protocollo IV alla Convenzione del 1980 sulle armi classiche

del 14 maggio 1997

Onorevoli presidenti e consiglieri, Vi sottoponiamo un disegno di decreto federale che approva il Protocollo II riveduto sul divieto o la limitazione dell'impiego di mine, trappole e altri dispositivi e il Protocollo IV relativo alle armi laser accecanti allegati alla Convenzione del 1980 sulle armi classiche.

Contemporaneamente, vi proponiamo di togliere di ruolo il seguente intervento parlamentare: 1995 P 95.3264 Messa al bando delle armi laser con effetto accecante (N 6.10.95, Wick) Gradite, onorevoli presidenti e consiglieri, l'espressione della nostra alta considerazione.

14 maggio 1997

1

In nome del Consiglio federale svizzero: II presidente della Confederazione, Koller II cancelliere della Confederazione, Couchepin

Foglio federale. 80° anno. Voi. IV

Compendio Questo messaggio costituisce un rendiconto della prima Conferenza di revisione della Convenzione del 1980 sulle armi classiche e dei suoi protocolli. Nel corso di questa Conferenza è stato adottato un nuovo Protocol/o IV relativo alle armi laser accecanti ed è stato riveduto il Protocollo II sul divieto o la limitazione dell'impiego di mine, trappole e altri dispositivi.

Il Protocollo IV relativo alle armi laser accecanti, il cui testo è interamente nuovo, vieta il ricorso a queste armi quando esse sono specificamente concepite per provocare la cecità permanente. L'uso delle armi che non rispondono a questo criterio rimane di per sé lecito. Pertanto, la protezione accordata ai combattenti è apprezzabile ma non completa. Indiscutibilmente l'elaborazione del nuovo Protocollo segna un progresso significativo nel settore del diritto internazionale umanitario.

Il Protocollo II sulle mine ha subito modifiche sostanziali. È ora applicabile sia ai conflitti armati interni sia a quelli internazionali. In futuro, tutte le mine antiuomo dovranno essere rilevabili. Inoltre, la maggior parte delle mine antiuomo dovrà essere dotata di meccanismi di autodistruzione e di autodisattivazione. Il trasferimento di mine non conformi alle prescrizioni del nuovo Protocollo è vietato con effetto immediato. Infine, l'attuazione del nuovo testo sarà oggetto di consultazioni annue degli Stati contraenti, i quali si impegnano peraltro a prevenire e a reprimere, sul piano delle loro legislazioni interne, le violazioni individuali delle disposizioni del Protocollo.

Nonostante questi elementi positivi, la nuova versione del Protocollo II non è interamente soddisfacente, in particolare a causa dei lunghi termini che possono differire l'attuazione delle disposizioni sulla rilevabilità, l'autodistruzione e l'autodisattivazione. In effetti, soltanto un divieto completo dell'impiego, della fabbricazione e del trasferimento di mine antiuomo - che la Svizzera ha già pronunciato sul piano interno permetterà di risolvere il problema causato dall'impiego indiscriminato di queste armi. Ragioni di natura umanitaria impongono tuttavia di accettare il nuovo Protocollo, poiché esso introduce alcuni miglioramenti; nel settore delle mine antiuomo, progressi anche modesti sono preferibili all'immobilismo completo.

La Convenzione
del 10 ottobre 1980, die è un trattato quadro, non è stata modificata. Nella Dichiarazione finale, la Conferenza di revisione ha tuttavia deciso di riunirsi ogni cinque anni (e non più ogni dieci anni). Questa decisione consentirà di adeguare più rapidamente i protocolli allegati alla Convenzione alle realtà che cambiano incessantemente.

Messaggio I II

Introduzione La Convenzione del 10 ottobre 1980 sulle armi convenzionali

La Convenzione sul divieto o la limitazione dell'impiego di talune armi classiche che possono essere ritenute capaci di causare effetti traumatici eccessivi o di colpire in modo indiscriminato è stata conclusa a Ginevra il 10 ottobre 1980 sotto gli auspici delle Nazioni Unite (di seguito: Convenzione del 1980). Essa si compone di un trattato quadro che enuncia regole generali e di tre protocolli, che possono essere ratificati separatamente, sulle schegge non localizzabili (Prot. I), sul divieto o la limitazione dell'impiego di mine, trappole e altri dispositivi (Prot. II) e sul divieto o la limitazione dell'impiego di armi incendiarie (Prot. III). La Convenzione è entrata in vigore il 2 dicembre 1983. La Svizzera l'ha ratificata, con i tre protocolli, il 20 agosto 1982'>.

12

Meccanismo di revisione della Convenzione del 1980

La revisione e l'emendamento del trattato quadro e dei suoi protocolli sono disciplinati dall'articolo 8 della Convenzione. Esso istituisce una procedura che può essere avviata da Stati individuali (par..1 e 2). Inoltre, ogni Stato contraente può, dieci anni dopo l'entrata in vigore della Convenzione, chiedere al depositario - il Segretario generale delle Nazioni Unite (art. 10) - di convocare una conferenza per esaminare il funzionamento della Convenzione e la questione del suo emendamento. Nella fattispecie, questo meccanismo è stato attivato dalla Francia.

La Conferenza di revisione è stata preparata da un gruppo di esperti governativi che, tra il 1994 e il 1995, si è riunito a Ginevra a quattro riprese. La Conferenza stessa, presieduta da J. Molander (Svezia), si è riunita a Vienna (dal 25 settembre al 13 ottobre 1995) e in seguito a Ginevra (dal 15 al 19 gennaio e dal 22 aprile al 3 maggio 1996). I suoi compiti principali consistevano nell'esaminare le questioni dell'emendamento della Convenzione e del Protocollo II sulle mine nonché nel formulare il testo di un nuovo Protocollo IV relativo alle armi laser accecanti.

2

Svolgimento della Conferenza di revisione

Un certo numero di delegazioni cercava di emendare l'articolo 8 della Convenzione del 1980 relativo alle modifiche della stessa alfine di permettere l'adeguamento dei protocolli alla nuova realtà. Esse proponevano anche di emendare l'articolo 1 estendendo il campo d'applicazione dell'insieme dei protocolli ai conflitti non internazionali. Questa proposta ha dovuto infine essere abbandonata di fronte all'opposizione di taluni partecipanti all'idea di modificare il »RS 0.515.091

trattato quadro rappresentato dalla Convenzione. Si trova invece una traccia del primo suggerimento - accelerare il ritmo delle conferenze di revisione nella Dichiarazione finale, che prevede conferenze di revisione a intervalli di cinque anni (cfr. n. 4).

L'adozione del nuovo Protocollo IV relativo alle armi laser accecanti è stata facilitata dall'annuncio, fatto dagli Stati Uniti alla vigilia della Conferenza di revisione, che questo Stato non si sarebbe più opposto a tale protocollo a condizione di apportare talune restrizioni al contenuto (cfr. n. 62); questo testo ha così potuto essere adottato già il 13 ottobre 1995, ossia al termine della prima fase della Conferenza.

La revisione del Protocollo II sulle mine ha suscitato notevoli discussioni e dissensi. I principali Stati utilizzatori, produttori o'esportatori di mine antiuomo (Cina, Pakistan, India, Russia) accettavano soltanto minimi cambiamenti del testo esistente.

Alcuni Paesi occidentali piccoli e medi, sostenuti dal Comitato internazionale della Croce Rossa e da una coalizione di organizzazioni non governative, esigevano il divieto totale e per quanto possibile immediato dell'impiego, della produzione e del trasferimento di mine antiuomo. Fra questi due fronti si situavano i numerosi Stati che, pur non sentendosi ancora pronti a procedere a un divieto totale, erano favorevoli all'elaborazione di un testo con considerevoli restrizioni accompagnate da un efficace sistema di verifica. Poiché la Conferenza di revisione praticava la regola del consenso, per assicurare al Protocollo II riveduto la maggior universalità possibile è stato necessario mercanteggiare per evitare un insuccesso completo. La soluzione che si è infine delineata si situa molto al di sotto di quanto speravano anche gli Stati «moderati» (cfr. n.

51). Essa è stata accettata a malincuore da queste delegazioni soltanto per compiere un passo in avanti, per quanto modesto.

3

Posizione della Svizzera

Conformemente alle istruzioni, la delegazione svizzera si è espressa a favore della modifica della Convenzione del 1980 alfine di garantire l'applicabilità di tutti i suoi protocolli ai conflitti non internazionali e di accelerare il ritmo delle conferenze di revisione.

Per quanto concerne l'impiego delle armi laser accecanti, la nostra delegazione ha chiesto un disciplinamento il più rigoroso possibile. Con altri partecipanti, ha cercato di ottenere il divieto delle armi che minacciano la vista benché non siano state concepite specialmente a tale scopo. Questo atteggiamento era dettato da considerazioni umanitarie.

Nel settore delle mine terrestri, infine, la delegazione svizzera, nel corso della prima fase dei lavori e conformemente alle istruzioni ricevute, ha insistito sui seguenti elementi: 21

La delegazione era composta da Lucius Caflisch, capo delegazione, François Godet, sostituto, Erwin Dahinden, Maurice Zahnd, Walter Knüsli, Alain-Denis Henchoz e Roman Busch.

Sulla base di istruzioni date ulteriormente e tenuto conto della decisione del Dipartimento militare federale, annunciata il 24 novembre 1995, di rinunciare all'impiego e al possesso di mine antiuomo, la delegazione svizzera ha proposto, il 15 gennaio 1996, il divieto assoluto delle mine antiuomo per via convenzionale.

La delegazione svizzera si è decisa a sostenere, seppure con difficoltà, il testo riveduto del Protocollo II, nonostante le sue carenze, poiché ogni miglioramento di questo strumento, per quanto minimo, può giovare agli interessi della popolazione civile e aumentarne la protezione.

4

La Convenzione del 1980

In quanto trattato quadro, la Convenzione del 1980 serve da supporto giuridico ai protocolli allegati e contiene le disposizioni generali applicabili a questi ultimi. Una di queste disposizioni, l'articolo 8 paragrafo 3 comma a, prevede che se dieci anni dopo l'entrata in vigore della Convenzione nessuna conferenza di revisione si è riunita per pronunciarsi in merito a domande individuali di emendamento o di aggiunta di nuovi protocolli, ogni Stato Parte può chiedere la convocazione di una simile riunione per «esaminare la portata dell'applicazione della Convenzione e dei Protocolli allegati» e per «studiare qualsiasi proposta di emendamento» a questi strumenti.

La Conferenza di revisione del 1995/1996 ha modificato il Protocollo II sulle mine, trappole e altri dispositivi (cfr. n. 5) e ha adottato un nuovo Protocollo IV relativo alle armi laser accecanti (cfr. n. 6). Conformemente all'articolo 5 paragrafo 3 della Convenzione, questi strumenti entreranno in vigore sei mesi dopo la data in cui 20 Stati avranno notificato il loro consenso a essere vincolati da detto Protocollo La Conferenza non è riuscita, nonostante gli sforzi di numerose delegazioni fra cui la nostra, a emendare la Convenzione del 1980.

Le proposte tendenti a rendere tutti i suoi protocolli applicabili ai conflitti non internazionali (art. 1) e ad accelerare il ritmo delle conferenze di revisione (art.

8) sono state respinte.

3)

Finora quattro Stati hanno accettato il Protocollo II modificato (Cambogia, Manda, Danimarca, Germania) e sei il Protocollo IV (Finlandia, Svezia, Panama, Cambogia, Manda, Danimarca).

La Conferenza ha invece potuto trovare un'intesa sul contenuto di una dichiarazione finale. Essa riflette talune preoccupazioni dei partecipanti, precisa la portata dei testi appena adottati e accelera il ritmo delle conferenze di revisione.

Divisa in tre parti, la Dichiarazione finale (Allegato 1) si compone di un lungo preambolo, di una dichiarazione solenne e di un esame dettagliato dei tre protocolli esistenti e della Convenzione del 1980. La negoziazione di questo testo è stata difficile. Gli interminabili dissensi provocati da alcuni passaggi erano dovuti al fatto che la Dichiarazione finale poteva influenzare l'interpretazione del Protocollo II modificato relativo alle mine e del nuovo Protocollo IV relativo alle armi laser accecanti. Il contenuto di questa Dichiarazione può essere riassunto in tre punti: 1. Le conferenze di revisione della Convenzione del 1980 avranno luogo ogni cinque anni e non più ogni dieci anni, come prevede l'articolo 8; la prossima riunione si svolgerà nel 2001. Dato che taluni Stati Parte si sono opposti a qualsiasi emendamento formale della Convenzione, questa modifica de facto ha dovuto essere relegata nella Dichiarazione finale. A prima vista, questa procedura potrebbe dare adito a critiche tuttavia il contenuto della modifica dev'essere accolto con soddisfazione: essa permetterà di seguire meglio le evoluzioni future, in particolare nel settore delle mine, mentre l'avvio del processo di revisione non dipenderà più dall'iniziativa di uno Stato Parte.

2. Riferendosi alla Risoluzione 50/70= (O) dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 12 dicembre 19955), la Dichiarazione finale riafferma che l'obiettivo finale da raggiungere è il divieto totale delle mine antiuomo.

3. La Dichiarazione finale osserva inoltre che taluni Stati hanno già rinunciato, mediante misure unilaterali concrete, alle mine antiuomo. Tuttavia, il fatto che queste misure non siano state valutate in modo più positivo non contribuisce a mettere sotto pressione i Paesi che non hanno ancora preso misure di tale genere.

La Dichiarazione finale ricorda infine che la prossima conferenza di revisione potrebbe studiare i problemi posti dalle mine navali e dalle armi a piccolo calibro. Quest'ultimo punto è stato incluso nella Dichiarazione su richiesta della delegazione svizzera.

4)

Si potrebbe in effetti pretendere, visto l'articolo 40 paragrafo 1 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati del 23 maggio 1969 (RS 0.111), che la Convenzione del 1980 dev'essere emendata seguendo le procedure prescritte nell'articolo 8. Tuttavia, la modifica de facto della Convenzione inserita nella Dichiarazione finale è avvenuta con il consenso degli Stati contraenti e pertanto risponde alla regola enunciata nell'articolo 39 della Convenzione di Vienna del 1969, il quale dispone che un trattato può sempre essere emendato di comune intesa fra le parti.

51 La Risoluzione in questione «Moratoria sull'esportazione di mine terrestri antiuomo» richiama nel secondo paragrafo del suo preambolo la Risoluzione 49/75 (D) del 15 dicembre 1994 che aveva segnatamente invitato la comunità internazionale a eliminare definitivamente le mine terrestri antiuomo.

5

II Protocollo II riveduto sul divieto o la limitazione dell'impiego di mine, trappole e altri dispositivi

51

In generale

Nel suo tenore iniziale, il Protocollo II si occupava del divieto o della limitazione dell'impiego di mine, trappole e altri dispositivi, tendendo principalmente a proteggere la popolazione civile contro gli effetti indiscriminati delle mine, II Protocollo sottoponeva l'impiego di queste ultime a taluni divieti o limitazioni (art. 3-6) e, se il loro impiego era autorizzato, prescriveva la registrazione dell'ubicazione delle mine e lo scambio dei piani delle zone minate (art. 7 e 8).

Purtroppo, il Protocollo II non ha raggiunto il suo obiettivo data la relativa debolezza delle sue prescrizioni Ricordiamo che questo testo si applicava soltanto ai conflitti armati internazionali, mentre oggi la maggior parte dei conflitti sono di natura interna. Si basava sull'idea che le mine erano utilizzate in zone di combattimento e a scopo difensivo, a eccezione di quelle posate a distanza. La distinzione tra mine «difensive» e mine «offensive» è tuttavia spesso difficile. Come dimostra la pratica recente, le mine a volte sono utilizzate come armi offensive e poste al di fuori delle zone di combattimento. Da parte sua, la guerriglia opera spesso nelle immediate vicinanze della popolazione civile. Peraltro, il Protocollo disciplinava soltanto l'uso delle mine e non la produzione, il trasferimento o l'immagazzinamento di queste armi. Non proibiva le mine non rilevabili. Ciò era ancora più deplorevole in quanto il Protocollo non disponeva alcun obbligo generale di segnalazione, salvo per le mine la cui posa era stata pianificata. Teneva dunque insufficientemente conto del fatto che queste armi possono rimanere nascoste nel suolo durante parecchi anni. Inoltre, il Protocollo - del quale solo un numero limitato di Stati erano Parte - non stabiliva alcun meccanismo di controllo Attualmente, circa 110 milioni di mine antiuomo sono disseminate attraverso il mondo. La proliferazione delle mine ha provocato situazioni critiche in varie regioni, segnatamente dal profilo medico, sociale, economico o ecologico 8'.

6

) Cfr. Marie Jacobsson, «Weapons and Humanitarian Norms: Issues at thè Forthcoming Review Conférence on thè 1980 Conventional Weapons Convention», in: William Maley (ed.), Shelters from the Storni; Developments in international Humanitarian Law, Canberra, 1995, p. 129 seg.

7) Su questi vari punti cfr. ad es.: Kenneth Anderson, «Overview of the Problem of Antipersonnel Mines», in: International Committee of th Red Cross, Report on a Symposium on Anti-Personnel Mines, Montreux, 21-23 aprile 1993, p. 13-17; Maurice Torrelli, «Chronique des faits internationaux», Revue générale de droit international public, t. 100, 1996, p. 792.

8) La comunità internazionale è cosciente di questi problemi. Fra gli altri, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, il Consiglio dell'Unione Europea, il Parlamento europeo, la NATO, l'UEO, l'Unione interparlamentare e, naturalmente, il Movimento internazionale della Croce Rossa si sono interessati al problema delle mine. Cfr. ad es. Willibald Hermsdörfer, «Auf dem Weg zur Lösung der internationalen Landminenproblematik», Humanitäres Völkerrechts 1996, n. 3, p. 124; Peter Herby, «Troisième session de la Conférence d'examen des Etats par-

Preparata da un gruppo di esperti governativi, che si è riunito quattro volte a Ginevra (1994-1995)9', la revisione del Protocollo II è stata difficile. Essa ha suscitato numerose controversie politiche, economiche, di bilancio e militari. Poiché taluni Stati ritenevano che si trattasse di uno strumento del diritto internazionale umanitario, si opponevano a qualsiasi modifica sostanziale riguardante il controllo degli armamenti. Inversamente, recenti operazioni di sminamento hanno incitato alcuni Stati a promuovere l'adozione di regole che rendessero queste operazioni meno pericolose. Sia che fossero stati favorevoli all'uno, sia all'altro di questi principi, gli Stati riconoscevano generalmente che il nuovo strumento avrebbe dovuto coesistere con il Protocollo iniziale 10.

Da parte sua, la Svizzera ha adottato una posizione conforme all'impegno umanitario tradizionale del nostro Paese, tenuto conto delle esigenze relative alla difesa nazionale. Inizialmente, si era impegnata per il divieto della produzione, dell'impiego, dell'immagazzinamento e del trasferimento di trappole, mine non rilevabili e mine antiuomo sprovviste di un meccanismo di autodistruzione o di autoneutralizzazione, come pure per il divieto dell'impiego di mine antiuomo posate a distanza. La Svizzera ha sottolineato che occorrerà tener conto della diversità di questi obblighi nel dibattito in merito al futuro meccanismo di verifica di cui essa auspica la realizzazione. Dopo che il Dipartimento militare federale aveva annunciato, il 24 novembre 1995, di rinunciare all'impiego e al possesso di mine antiuomo nella speranza di favorire in tal modo la conclusione di un accordo internazionale per il divieto di queste armi, la delegazione svizzera ha proposto a più riprese il divieto assoluto delle mine antiuomo nel riveduto Protocollo II.

Per la maggioranza dei Paesi occidentali, il testo finalmente adottato si situa ben al di sotto di quanto auspicato. La delegazione svizzera seppure con fatica ha accettato questo testo, nonostante le sue insufficienze, soltanto perché qualsiasi miglioramento apportato al Protocollo, per quanto minimo, può giovare agli interessi della popolazione civile e aumentare la protezione umanitaria.

lies à la Convention des Nations Unies de 1980 sur certaines armes classiques, Genève, 22 avril-3 mai 1996», Revue internationale de la Croix-Rouge (RICR) n. 819, maggiogiugno 1996, p. 389. Cfr. anche le seguenti risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite: 48/7, 19 ottobre 1993 (Assistenza allo sminamento); 48/75 (K), 16 dicembre 1993 (Moratoria sull'esportazione di mine terrestri antiuomo); 49/75 (D), 15 dicembre 1994 (Moratoria sull'esportazione di mine terrestri antiuomo); 50/70 (O), 12 dicembre 1995 (Moratoria sull'esportazione di mine terrestri antiuomo). Per i contributi del CICR, cfr. Hermsdorfer, op. cit., p. 125.

9) Sui lavori del Gruppo d'esperti, cfr. ad es. Torrelli, op. cit., p. 794 seg.; Jacobsson, op. cit., p. 130 seg.

10) Conformemente all'articolo 30 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati, già menzionata, la versione emendata del Protocollo li si applicherebbe nelle relazioni tra Stati Parte sia del vecchio sia del nuovo Protocollo come pure agli Stati Parte della nuova versione soltanto. Il vecchio Protocollo continuerebbe a reggere i rapporti tra gli Stati Parte di quest'ultimo o tra gli Stati Parte della vecchia e della nuova versione e gli Stati Parte della vecchia versione.

Il testo della dichiarazione finale del capo della delegazione svizzera è riprodotto nell'Allegato 2 del presente messaggio.

Benché modesto, il risultato ottenuto costituisce un progresso rispetto alla situazione esistente. La Conferenza 12' e i lavori che l'hanno preceduta hanno suscitato un accresciuto interesse per la Convenzione del 1980 e i suoi Protocolli. La cerchia degli Stati Parte del Protocollo II si è ampliata. Un numero crescente di Stati ha sottoposto a un esame critico la propria politica nazionale in materia e ha aderito all'idea di un divieto totale immediato delle mine antiuomo. Alcuni Stati, fra cui la Svizzera, si sono anche dotati di un disciplinamento nazionale in materia.

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Contenuto del Protocollo II riveduto

Nel corso dei negoziati, gli aspetti più controversi del futuro Protocollo II riveduto sono stati l'estensione del campo d'applicazione del Protocollo ai conflitti armati con carattere non internazionale, gli aspetti tecnici delle prescrizioni esaminate (esigenza in materia di rilevabilità, di autodistruzione, di autoneutralizzazione o di autodisattivazione13)), il trasferimento (esportazione e importazione) delle mine, il meccanismo di verifica e l'attuazione sul piano nazionale.

Gli aspetti «tecnici» dominano il nuovo disciplinamento e determinano ampiamente l'estensione della protezione accordata alle popolazioni civili contro gli effetti indiscriminati delle mine terrestri.

52.1

Campo d'applicazione del Protocollo (art. 1)14)

L'articolo 1 stabilisce il campo d'applicazione del Protocollo IL II paragrafo 1 determina l'oggetto del Protocollo e il suo campo d'applicazione spaziale. Riproduce l'articolo 1 del Protocollo II adottato nel 1980, il cui contenuto non è stato contestato.

Durante i negoziati, notevoli divergenze d'opinione hanno contraddistinto la definizione dei conflitti ai quali il Protocollo II riveduto doveva applicarsi. Taluni Stati giudicavano insufficiente porre regole per i soli conflitti armati con carattere internazionale e auspicavano che il Protocollo fosse applicabile in ogni tempo, segnatamente in caso di conflitto armato con carattere non interl2)

Sui lavori della Conferenza cfr. ad es.: Rapporto del CICR «Conférence d'examen de la Convention des Nations Unies de 1980 sur l'interdiction de l'emploi de certaines armes classiques (Vienne, 25 septembre-13 octobre 1995); les enjeux, la position du CICR», RICR n. 814, luglio-agosto 1995, p. 395-400; id., «Conférence d'examen de Vienne: Succès des négociations sur les armes à laser aveuglantes, impasse sur les mines terrestres», RICR n. 816, novembre-dicembre 1995, p. 731-737; Herby, op. cit., p. 389 segg.; Torrelli, op. cit., p. 795-799.

I3) Una mina è rilevabile se la sua presenza può essere reperita da un rilevatore, ciò che è possibile quando ha una massa di metallo equivalente a 8 g di ferro. Il meccanismo di autodistruzione ha lo scopo di far esplodere una mina dopo un periodo determinato. Il meccanismo di autoneutralizzazione ha lo scopo di rendere una mina inattiva.

Per meccanismo di autodisattivazione s'intende un dispositivo grazie al quale una mina diventa inattiva con la degradazione irreversibile di un elemento essenziale al suo funzionamento (batteria scarica).

141 Sui lavori relativi all'articolo 1 della Convenzione e sulle riflessioni del Gruppo di esperti, cfr. Jacobsson, op. cit., p. 133-135.

nazionale. Altri Stati rifiutavano di estendere il campo d'applicazione quale era stato definito dal testo iniziale, facendo valere che una simile estensione avrebbe impedito a taluni Paesi di diventare Parte del Protocollo e avrebbe costituito un precedente nel senso di provocare un'estensione del campo d'applicazione di altri strumenti convenzionali.

Il Protocollo modificato comprende i conflitti armati con carattere internazionale e non internazionale (art. 1 par. 2). Da questo profilo, il Protocollo li avrà così un campo d'applicazione più esteso degli altri Protocolli allegati alla Convenzione del 1980. L'articolo 1 della Convenzione stabilisce: La presente Convenzione e i Protocolli allegati si applicano nelle situazioni previste nell'articolo 2 comune alle Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949 relative alla protezione delle vittime della guerra, comprese le situazioni descritte nel paragrafo 4 dell'articolo 1 del I Protocollo aggiuntivo a dette Convenzioni.

Di conseguenza non è più applicabile al Protocollo II.

Non volendo modificare la Convenzione stessa, i partecipanti alla Conferenza si sono limitati ad ampliare il campo d'applicazione del solo Protocollo II.

Gli altri paragrafi dell'articolo 1 contengono varie precisazioni o riserve alla regola dell'applicabilità ai conflitti interni. Esse si ispirano agli articoli 1 paragrafo 2 e 3 del Protocollo II 15) aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra 16' e, pertanto, non era possibile evitarle.

52.2

Definizioni (art. 2)

L'articolo 2 definisce una serie di termini utilizzati, segnatamente «mine», «trappole» e «altri dispositivi». Tenuto conto delle disposizioni che il Protocollo II dedica agli aspetti tecnici dell'impiego delle mine, l'articolo 2 definisce anche nozioni quali «meccanismo di autodistruzione», «meccanismo di autoneutralizzazione», «autodisattivazione», «telecomando» e «dispositivo antimanipolazione».

Contrariamente al testo iniziale, l'articolo 2 paragrafo 3 del Protocollo II modificato definisce la mina antiuomo. Essa è «concepita essenzialmente per esplodere per effetto della presenza, della prossimità o del contatto di una persona e destinata a mettere fuori combattimento, ferire o uccidere una o più persone». Questa definizione è alla base di quella inclusa nella legge federale sul materiale bellico (LMB) del 13 dicembre 1996 (art. 8 cpv. 3)17). Per taluni 18», l'avverbio «essenzialmente» introdurrebbe una certa ambiguità poiché consentirebbe di escludere dalla definizione tutte le mine a duplice impiego. Nel corso dell'ultima seduta della Conferenza, alcuni Stati hanno proposto un'interpretazione autentica della definizione in causa, affinchè le mine anticarro munite di I5

>RS 0.518.522 RS 0.518.12, 0.518.23, 0.518.42 e 0.518.51 17) 11 termine di referendum relativo a questa legge (FF 1996 V 850) è scaduto inutilizzato il 24 marzo 1997.

18 >Ad es. il CICR, cfr. Herby, op. cit., p. 391.

10

un dispositivo antimanipolazione non siano considerate mine antiuomo. Per ragioni di certezza giuridica, riteniamo opportuno chiarire il modo in cui il Consiglio federale interpreta l'articolo 2 paragrafo 3 del Protocollo II modificato. Intendiamo pertanto formulare, al momento di accettare questo strumento, una dichiarazione interpretativa di questa disposizione, dal seguente tenore: Dichiarazione interpretativa relativa all'articolo 2 paragrafo 3: La Svizzera interpreta la definizione di mina antiuomo nel senso di escludere qualsiasi mina concepita per esplodere per effetto della presenza, della vicinanza o del contatto di un veicolo, se è dotata di un dispositivo antimanipolazione.

52.3

Restrizioni generali all'impiego di mine, trappole e altri dispositivi (art. 3)

l'articolo 3 contiene restrizioni generali all'impiego di mine, trappole e altri dispositivi. Talune di esse corrispondono a disposizioni generali del diritto dei conflitti armati e si applicano a tutte le armi. Altre concernono specificamente mine, trappole e altri dispositivi.

Fra le disposizioni generali, menzioniamo il principio secondo cui è vietato impiegare armi concepite o atte a provocare mali superflui o sofferenze inutili (par. 3). Questo principio, che il Protocollo II iniziale non esprimeva a tutte lettere, è alla base del regime convenzionale attuale e futuro 19). È confermato da altri testi convenzionali: la Dichiarazione di San Pietroburgo del 1868 che vieta l'impiego di taluni proiettili in tempo di guerra, il Regolamento dell'Aia del 1907 (art. 23 par. 1 leu. e)20), e il Protocollo I 21) aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra (art. 35 par. 2)22). L'articolo 3 vieta anche l'impiego indiscriminato delle armi alle quali si applica (par. 7 e 9). Ciò significa che gli Stati Parte e le parti del conflitto devono distinguere i combattenti dai civili e gli obiettivi militari dai beni di natura civile. Su questo punto, il Protocollo modificato sviluppa le regole poste nel 1980 (art. 3 par. 2-4 del Protocollo II) completandole, da un lato, con una serie di definizioni (par. 8 comma a) o precisazioni (par. 10 seconda parte) e, dall'altro, generalizzando (par. 11) la disposiCfr. il titolo e il preambolo della Convenzione.

> Questo Regolamento è allegato alla Convenzione del 18 ottobre 1907 concernente le leggi e gli usi della guerra per terra (RS 0.515.112) 2)RS 0.518.521 22 >Sulle varie formulazioni del principio, cfr. ad es.: Comité international de la CroixRouge, Commentaires des Protocoles additionnels du 8 juin 1977 aux Conventions de Genève du 12 août 1949, Ginevra, 1986, p. 408 seg., n. 1426; Henri Meyrowitz, «Le principe des maux superflus; de la Déclaration de Saint-Pétersbourg de 1868 au Protocole additionnel.I de 1977», RICR n. 806, marzo-aprile 1994, p. 107 segg.; Yves Sandoz, Des armes interdites en droit de la guerre, thèse Neuchâtel, Genève, 1975, p.

16-28. Cfr. anche Frits Kalshoven, «Conventional Weaponry: The Law from St. Petersburg to Lucerne and Beyond», in: Michael A. Meyer'(ed.), Armed Gonflict and thé New Law: Aspects of thé 1977 Geneva Protocols and thé 1981 Weapons Convention, Londra, 1989, p. 261 seg.; id., «Arms, Armaments and International Law», Recueil des cours de l'Académie de droit international de la Haye, vol. 191, 1985-11, p.

234 segg.; Jacobsson, op. cit., p. 125-127 e 131-133.

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11

zione del preavviso in caso di posa di mine, trappole o altri dispositivi che potrebbero avere effetti sulla popolazione civile che l'articolo 5 paragrafo 2 del Protocollo del 1980 aveva limitato alle mine posate a distanza.

Per quanto riguarda più particolarmente l'impiego di mine, trappole e altri dispositivi, rileviamo che gli Stati Parte e le parti del conflitto sono responsabili, secondo il Protocollo modificato, delle mine, trappole e altri dispositivi impiegati e devono rimuoverli, distruggerli o mantenerli (art. 3 par. 2). Peraltro, desiderosi di facilitare le operazioni di sminamento umanitario, gli Stati hanno convenuto due disposizioni particolari. Da un lato, le armi in causa non devono essere munite di meccanismi o dispositivi-specificamente concepiti per provocarne l'esplosione in presenza di un cercamine corrente, impiegato normalmente per operazioni di rilevazione (par. 5). Dall'altro, le mine autodisattivanti non devono essere dotate di un dispositivo antimanipolazione che entra in funzione dopo che le mine hanno cessato di essere attive (par. 6).

52.4

Rilevabilità delle mine antiuomo (art. 4)

Secondo l'articolo 4, tutte le mine antiuomo devono essere rilevabili. Le specificazioni tecniche compaiono nell'Allegato del Protocollo (par. 2). Esse sono state aspramente dibattute nel corso della Conferenza. Si trattava innanzitutto di determinare l'esigenza cui devono soddisfare le mine antiuomo alfine di esser considerate rilevabili. Occorreva poi disciplinare la sorte delle mine fabbricate prima di una data da stabilire.

Secondo il nuovo testo, le mine prodotte dopo il 1° gennaio 1997 devono incorporare, nella loro struttura, un materiale o un dispositivo che emette un segnale corrispondente a quello di otto grammi di ferro o più (par. 2 comma a dell'Allegato). Le mine fabbricate prima di questa data devono essere dotate, prima della posa, di un materiale o di un dispositivo equivalente (par. 2 comma b dell'Allegato). Gli Stati possono differire il rispetto di quest'ultima esigenza per un periodo non superiore a nove anni a partire dall'entrata in vigore del Protocollo (par. 2 comma e dell'Allegato). Questa facoltà costituisce una debolezza considerevole del nuovo Protocollo. Essa rappresenta una concessione agli Stati il cui esercito dispone di un numero consistente di mine che non soddisfano le esigenze del nuovo strumento, ma dai quali ci si attende che ratifichino rapidamente il Protocollo. Nella prassi ciò significa che le esigenze del nuovo Protocollo non avranno pienamente effetto prima di una dozzina di anni.

52.5

Restrizioni all'impiego di mine antiuomo non posate a distanza (art. 5)

'L'articolo 5 prescrive che le mine antiuomo che non sono posate a distanza devono essere munite di un meccanismo di autodistruzione o di autodisattivazione (cfr. par. 2).

23

> Questa nozione è definita nell'articolo 2 paragrafo 14 del Protocollo II.

12

Il meccanismo di autodistruzione tende ad assicurare la distruzione automatica della mina con la sua esplosione 24'. Il meccanismo di autodisattivazione, dal canto suo, rende la mina inattiva mediante l'esaurimento irreversibile di un elemento essenziale al suo funzionamento 25'. Sostituendo l'elemento esaurito, ad esempio una batteria, la mina può essere riattivata. L'Allegato tecnico contiene le specificazioni riguardanti l'autodistruzione e l'autodisattivazione (par. 3).

L'articolo 5 ammette un'eccezione al principio (par. 2 commi a e b): le mine antiuomo possono essere utilizzate senza essere dotate di un meccanismo di autodistruzione o di autodisattivazione a condizione di essere poste in un perimetro segnalato, sorvegliato e protetto da una recinzione o da altri mezzi e, per principio, di essere rimosse prima dell'evacuazione della zona. Questa eccezione non è assoluta: una parte del conflitto può derogarvi se è costretta ad abbandonare il controllo della zona in seguito a un'azione militare del nemico o se le è impedito di rispettare tale obbligo a causa di un'azione militare diretta del nemico (par. 3). Questa eccezione all'eccezione da un notevole margine di manovra alle parti del conflitto. Occorre sperare che sarà utilizzata in modo moderato. Dato lo scopo del Protocollo II modificato, riteniamo che la facoltà offerta dal paragrafo 3 dell'articolo 5 potrà essere utilizzata soltanto in circostanze eccezionali.

Tenuto conto dello scopo perseguito dall'allestimento di perimetri segnalati, l'articolo 5 contiene alcuni obblighi complementari indispensabili. Le parti di un conflitto devono badare a prendere e a mantenere le misure di protezione richieste nelle zone di cui acquisiscono il controllo (par. 4). Devono anche prendere tutte le precauzioni possibili per impedire la rimozione non autorizzata, l'alterazione, la distruzione o la dissimulazione dei dispositivi, sistemi o materiali impiegati per segnalare il perimetro di una zona (par. 5). Infine, l'articolo 5 contiene una prescrizione per le «mine orizzontali», le quali possono essere utilizzate durante 72 ore senza che la zona debba essere segnalata (par. 6).

52.6

Restrizioni all'impiego di mine posate a distanza (art. 6)

L'articolo 6 stabilisce che la posa a distanza di mine è proibita a meno che queste armi non siano registrate (par. 1). Le prescrizioni relative alla registrazione figurano nell'Allegato tecnico del Protocollo (par. 1 comma b). Prima di ogni lancio o sganciamento di mine a distanza dev'essere dato un preavviso effettivo se vi possono essere ripercussioni per la popolazione civile (par. 4). Questa prescrizione era già prevista nel Protocollo iniziale (art. 5 par. 2). Essa manca tuttavia di rigore a causa della riserva contenuta («a meno che le circostanze non lo consentano»).

Le mine posate a distanza devono anche soddisfare altre condizioni, che differiscono nel caso di mine antiuomo. Queste mine sottostanno a una regola severa: devono essere munite di un meccanismo di autodistruzione e di autodisattivazione (par. 2). Le altre mine sono oggetto di un disciplinamento più flessi241 La 251

nozione di autodistruzione è definita nell'articolo 2 paragrafo 10 del Protocollo.

La nozione di autodisattivazione è definita nell'articolo 2 paragrafo 12 del Protocollo.

13

bile: esse devono, «per quanto possibile», essere munite di un meccanismo efficace di autodistruzione o di autoneutralizzazione e comprendere un dispositivo complementare di autodisattivazione (par. 3).

Nel complesso queste disposizioni sono più elaborate del regime istituito dal Protocollo II iniziale (art. 5). Quest'ultimo aveva reso facoltativa la registrazione delle mine che non sono quelle antiuomo mentre ciò non è il caso secondo il nuovo tenore del Protocollo. La crescente importanza tattica delle mine posate a distanza spiega tuttavia perché la Conferenza non abbia potuto giungere a un divieto categorico dell'impiego di queste armi.

52.7

Divieto d'impiego di trappole e altri dispositivi (art. 7)

L'articolo 7 è la sola disposizione del Protocollo modificato dedicata esclusivamente alle trappole e altri dispositivi.

Il paragrafo 1 di questo articolo enumera una serie di condizioni nelle quali è vietato il ricorso alle trappole e altri dispositivi. Questa disposizione, valida «in qualsiasi circostanza», corrisponde quasi letteralmente alla disposizione che il Protocollo II iniziale prevedeva esclusivamente per le trappole (art. 6 par.

I) 26.

Il paragrafo 2 vieta l'impiego di trappole o altri dispositivi aventi la forma di oggetti portatili inoffensivi, ma che in effetti sono specialmente concepiti e fabbricati per contenere materie esplosive.

Conformemente al paragrafo 3, è vietato impiegare trappole e altri dispositivi in una località o in una zona in cui si trova una concentrazione analoga di popolazione civile e in cui non si sta svolgendo né sembra imminente alcun combattimento tra forze terrestri. Rimangono salvi i casi in cui queste armi sono collocate su un obiettivo militare o nell'immediata prossimità di un simile obiettivo, come pure quelli in cui sono prese misure per proteggere la popolazione civile contro gli effetti delle armi in questione.

La nuova legge federale sul materiale bellico estende alle trappole i divieti previsti per le mine antiuomo (cfr. n. 52.8 e art. 8 LMB).

52.8

Trasferimento di mine (art. 8)

L'artìcolo 8 sottopone il trasferimento di mine al rispetto di alcune disposizioni con il duplice scopo di limitare il commercio di taluni tipi di mine e d'incoraggiare così gli Stati a diventare Parte del Protocollo II modificato. Questa disposizione costituisce perciò una novità nel diritto dei conflitti armati 27 Il paragrafo 1 comma a dell'articolo 8 proibisce il trasferimento delle mine il cui impiego è vietato dal Protocollo. Questa disposizione riguarda in realtà unicamente le mine antiuomo non rilevabili. In effetti, soltanto l'impiego di queste 261

In merito a questa disposizione, cfr. il messaggio del Consiglio federale del 16 settembre 1981, FF 1981 III 253 ">Cfr. Torrelli, op. cit., p. 799.

14

ultime sottosta a un divieto che non prevede alcuna eccezione. Nell'attesa dell'entrata in vigore del Protocollo, gli Stati contraenti devono rinunciare a qualunque atto contrario a quest'obbligo (par. 3). Questa disposizione corrisponde al contenuto dell'articolo 18 della Convenzione di Vienna del 23 maggio 1969 sul diritto dei trattati, secondo cui uno Stato deve astenersi dal compiere atti suscettibili di privare del suo oggetto e del suo scopo un trattato che ha firmato e, quando ha già espresso il proprio consenso a essere vincolato dal trattato, durante il periodo che ne precede l'entrata in vigore.

È pure vietato agli Stati contraenti trasferire mine a un destinatario diverso da uno Stato o da un organismo di Stato autorizzato a riceverne (par. 1 comma b). Le Parti contraenti devono peraltro limitare il trasferimento di mine, segnatamente se esso ha quale destinazione uno Stato che non è vincolato dal Protocollo II modificato (par. 1 comma e). Si impegnano pure ad assicurare che qualsiasi trasferimento sia fatto nel rispetto, da parte dello Stato trasferente e dello Stato destinatario, delle disposizioni pertinenti del Protocollo e delle regole del diritto internazionale e umanitario (par. 1 comma d).

La Svizzera avrebbe auspicato l'adozione di misure più severe. Le disposizioni convenute perseguono uno scopo lodevole, ma saranno senz'altro difficili da mettere in pratica e il loro rispetto sarà difficile da verificare. Il loro effetto potrebbe essere limitato, tanto più che le mine sono facili da produrre e l'inaridimento di una fonte d'approvvigionamento può facilmente essere compensato. La prassi permetterà di dire se l'articolo 8, in relazione con l'articolo 11, comporta incentivi sufficienti per convincere un numero considerevole di Stati a diventare Parti del Protocollo II.

Le esigenze poste dall'articolo 8 non sollevano nessuna difficoltà per la Svizzera, poiché il nostro Paese non trasferisce mine. Inoltre, la nuova legge federale sul materiale bellico comporta un divieto di acquistare, fornire, importare, esportare e far transitare mine antiuomo (cfr. art. 8 cpv. 1).

52.9

Registrazione e impiego di informazioni riguardanti campi minati, zone minate, mine, trappole e altri dispositivi (art. 9)

L'articolo 9, che contiene importanti disposizioni nel settore della registrazione di campi minati, zone minate, mine, trappole e altri dispositivi, intende diminuire i rischi rappresentanti dalle mine di cui la popolazione civile ignora la presenza.

Questa disposizione prevede dapprima un obbligo generale di registrazione (par. 1). In merito, sviluppa le disposizioni dell'articolo 7 del Protocollo II iniziale, il quale imponeva tale dovere soltanto in rapporto ai campi minati predisposti e alle zone in cui fossero state utilizzate trappole su ampia scala e in modo pianificato.

Inoltre, l'articolo 9 favorisce un rapido scambio d'informazioni dopo la cessazione delle ostilità attive (par. 2). Contrariamente al testo iniziale del Protocollo, non subordina questo scambio alla condizione che le truppe dell'una e dell'altra parte non si trovino più sul territorio dell'avversario. L'elemento di reciprocità è tuttavia chiaramente presente anche nel disciplinamento scaturito 15

dalla Conferenza; questo elemento contribuisce a relativizzare la protezione che l'articolo 9 deve fornire alla popolazione civile.

L'articolo 9 è completato, sul piano tecnico, dall'Allegato del Protocollo (par.

1). Quest'ultimo è più preciso e vincolante rispetto al testo del 1980.

52.10

Rimozione di campi minati, zone minate, mine, trappole e altri dispositivi e cooperazione internazionale a tale scopo (art. 10)

L'articolo 10 completa l'articolo 9. Prevede che i campi minati, le zone minate, le mine, trappole e altri dispositivi devono essere rimossi, distrutti o mantenuti senza ritardo dopo la cessazione delle ostilità attive (par. 1). Gli Stati Parte devono cooperare a tale scopo. Ah"occorrenza, si sforzano di concludere un accordo reciproco oppure con organizzazioni internazionali per fornire un'assistenza tecnica o materiale o per organizzare le necessarie operazioni congiunte.

Come per l'articolo 11, presentato di seguito, questa disposizione è stata oggetto di intensi dibattiti Nord-Sud 28'.

52.11

Cooperazione e assistenza tecnica (art. 11)

Questa disposizione è il frutto di negoziati particolarmente ardui. I Paesi in sviluppo auspicavano che le Parti del Protocollo assumessero obblighi severi ed estesi nel settore della cooperazione e dell'assistenza tecnica. Desideravano segnatamente che nel nuovo strumento fosse consacrato il principio del trasferimento obbligatorio delle tecniche corrispondenti. Alla base della loro richiesta vi era l'idea che i Paesi produttori di mine - innanzitutto occidentali - fossero responsabili per i campi minati posati in passato. Dal canto loro, i Paesi industrializzati non potevano ammettere una simile pretesa.

Di conseguenza, gli Stati si impegnano a facilitare uno scambio per quanto possibile ampio di attrezzature e informazioni concernenti l'applicazione del Protocollo II e i mezzi di sminamento (par. 1). Essi devono fornire un'assistenza per lo sminamento se sono in grado di farlo (par. 3). Senza pregiudicare le disposizioni del loro diritto interno - questa riserva rende l'articolo 11 accettabile per i Paesi industrializzati -, gli Stati contraenti si impegnano a cooperare e a trasferire tecniche per facilitare l'applicazione dei divieti e delle restrizioni del Protocollo (par. 6). Diverse informazioni devono essere fornite alla banca dati sullo sminamento istituita in seno alle Nazioni Unite (par. 2).

Le domande d'assistenza, che ogni Stato contraente ha il diritto di presentare (par. 7), possono essere indirizzate alle Nazioni Unite o ad altri organismi (par.

4). Il Segretario generale può procedere a una valutazione dei bisogni se l'Organizzazione riceve una domanda (par. 5).

L'articolo 11 non impone alla Svizzera alcun obbligo al quale essa non potrebbe sottoscrivere secondo il proprio ordine giuridico interno.

wibid".

16

52.12

Protezione contro gli effetti di campi minati, zone minate, mine, trappole e altri dispositivi (art. 12)

L'articolo 12 si occupa della protezione di talune forze e missioni contro gli effetti di campi minati, zone minate, mine, trappole e altri dispositivi. Questa protezione si estende segnatamente alle forze e missioni di mantenimento della pace (par. 2), alle missioni di accertamento dei fatti o di natura umanitaria di organismi delle Nazioni Unite (par. 3), alle missioni del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) (par. 4), nonché alle altre missioni con carattere umanitario e alle missioni d'inchiesta (par. 5).

La portata dell'articolo 12 supera ampiamente quella dell'articolo 8 del Protocollo iniziale, che considerava soltanto la protezione delle forze e missioni delle Nazioni Unite contro gli effetti di campi minati, mine e trappole. L'evoluzione intervenuta è dovuta al fatto che le mine antiuomo hanno fatto vittime tra i membri del personale di organismi umanitari e di operazioni per il mantenimento della pace.

La struttura dell'articolo 12 è complessa poiché questa disposizione riguarda missioni o forze che non hanno tutte lo stesso statuto. Peraltro, la Conferenza di revisione ha affrontato un compito difficile dovendo adottare disposizioni che tenessero conto delle prescrizioni in vigore, segnatamente per le missioni del CICR. Per queste ultime, in effetti, le Convenzioni di Ginevra e i loro Protocolli aggiuntivi rivestono un significato particolare. La formulazione prescelta tiene conto anche della Convenzione del 9 dicembre 1994 sulla sicurezza del personale delle Nazioni Unite e del personale associato («Convention sur la sécurité du personnel des Nations Unies et du personnel associé») 29'.

In tutti i casi considerati, le informazioni fornite a titolo confidenziale alle forze o missioni devono essere trattate in modo strettamente confidenziale da chi le riceve (par. 6). Senza pregiudicare i privilegi e le immunità di cui possono beneficiare o le esigenze delle loro funzioni, i membri delle forze e missioni devono rispettare l'ordinamento giuridico dello Stato ospite e astenersi da qualsiasi atto incompatibile con il carattere imparziale e internazionale delle loro funzioni (par. 7).

52.13

Consultazioni fra Stati (art. 13) e rispetto delle disposizioni del Protocollo (art. 14)

L'estensione del campo d'applicazione del Protocollo ai conflitti interni ha influenzato i negoziati relativi all'istituzione di un regime destinato a garantire e controllare l'attuazione del nuovo testo. Poiché esso doveva applicarsi anche ai conflitti armati non internazionali, taluni Stati si sono opposti all'istituzione di meccanismi di verifica severi. Dal canto suo, la Svizzera avrebbe auspicato l'istituzione di un meccanismo di verifica flessibile, rapido ed efficace.

29

> 11 testo di questa Convenzione è riprodotto in: Nations Unies, Résolutions et décisions adoptées par l'Assemblée générale au cours de sa 49e session, vol. 1, 20 septembre-23 décembre 1994, Documents officiels, Supplément n. 49 (doc. A/49/49), p. 315.

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L'articolo 13 chiede agli Stati Parte di consultarsi e di cooperare per tutte le questioni riguardanti il funzionamento del Protocollo (par. 1). Una conferenza delle Parti contraenti deve riunirsi ogni anno (par. 1-3). 11 costo delle conferenze annuali è coperto dagli Stati Parte secondo il criterio di contribuzione all'Organizzazione delle Nazioni Unite, debitamente adeguato (par. 5). Inoltre, gli Stati devono sottoporre al depositario della Convenzione - il Segretario generale delle Nazioni Unite - rapporti annui su varie questioni (par. 4).

Sul piano interno, gli Stati devono prendere tutte le misure appropriate, legislative e di altra natura, per prevenire e reprimere le violazioni del Protocollo (art.

14 par. 1), segnatamente di ordine penale (par. 2) e disciplinare (par. 3). All'occorrenza, le Parti contraenti cooperano vicendevolmente per disciplinare i problemi d'interpretazione e d'applicazione del Protocollo II modificato (par. 4).

La nuova legge federale sul materiale bellico consente alla Svizzera di soddisfare gli obblighi derivanti dall'articolo 14 senza dover adottare nuove disposizioni di diritto interno. L'articolo 35 LMB punisce con la reclusione fino a dieci anni o con la detenzione una serie di atti quali lo sviluppo, la fabbricazione, l'acquisto, l'importazione, l'esportazione, il transito e l'immagazzinamento di mine antiuomo.

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Osservazioni finali

II Protocollo II modificato presenta elementi positivi e negativi. Esso non consente di risolvere il problema posto dalla presenza di oltre 110 milioni di mine antiuomo disseminate nel mondo. Contiene un disciplinamento complicato e tollera eccezioni e deroghe. Alcune delle sue disposizioni diventeranno applicabili soltanto al termine di lunghi periodi transitori. Perciò gli Stati favorevoli a un divieto completo delle mine antiuomo cercano di raggiungere questo obiettivo mediante altri mezzi e hanno deciso di concentrare le loro forze per trovare una via comune alfine di ottenere un divieto totale, indipendentemente dalla prossima Conferenza d'esame nel 2001.

Dal 3 maggio 1996, data dell'adozione del Protocollo II modificato, la situazione politica è mutata. Oggi, una quarantina di Stati si dicono favorevoli a un divieto completo delle mine antiuomo. Fra questi Stati, taluni hanno fatto un ulteriore passo importante rinunciando unilateralmente a queste armi e alcuni, fra cui la Svizzera, hanno addirittura sancito questa rinuncia nelle loro legislazioni nazionali o stanno per farlo. I Paesi in questione ritengono che sia venuto il momento di definire una strategia comune e prendere nuove iniziative. In questo contesto si iscrive il dibattito sulle mine che ha avuto luogo il 15 agosto 1996 in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Nello stesso ambito si situa anche una riunione, convocata a Ottawa (3-5 ottobre 1996), di Stati che condividono le stesse idee e di rappresentanti delle organizzazioni non governative interessate. Al termine di questa riunione, alla quale ha preso parte anche la Svizzera, il Ministro canadese degli affari esteri ha lanciato un appello a favore della firma, entro la fine del 1997, di una convenzione che vieti la produzione, il deposito, l'impiego e il trasferimento di mine antiuomo. La Svizzera partecipa attivamente al seguito di questa riunione. Per18

tanto, benché i lavori della prima Conferenza di revisione della Convenzione del 1980 siano conclusi, l'incarto relativo alle mine antiuomo non è stato archiviato. Oltre alle azioni sul piano multilaterale, il nostro Paese continuerà a sfruttare tutte le occasioni che gli saranno offerte dai suoi contatti bilaterali per favorire un divieto totale delle mine antiuomo.

6

Protocollo IV relativo alle armi laser accecanti

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Dati tecnici e militari

Attualmente, i sistemi laser sono ampiamente utilizzati nel settore militare come strumenti tecnici in grado di misurare distanze e illuminare obiettivi, come raggi di guida, come radar laser o come raggi di puntamento incorporati a simulatori («cinesimulatori di tiro»). Più recentemente si è previsto il ricorso alle tecniche laser per abbagliare apparecchi ottici o per accecare l'occhio umano. Vari Stati (Stati Uniti, Regno Unito, Repubblica federale di Germania, Cina) hanno attuato dei programmi di sviluppo in questo settore. I primi sistemi stanno per diventare operativi.

Ricerche intraprese dall'Università di Berna confermano che sarà praticamente impossibile costruire apparecchi laser che provochino soltanto conseguenze reversibili per l'occhio umano. Al di sotto di una distanza minima o nei casi d'impiego di apparecchi ottici ingrandenti, occorre attendersi che i laser accecanti producano effetti irreversibili. Questo è uno dei motivi, e non il minore, che hanno spinto la Svizzera a chiedere il divieto completo del laser accecante quale mezzo di combattimento diretto contro la persona umana.

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Antecedenti e risultato

Già nel corso della Conferenza della Croce Rossa del 1986, la Svezia e la Svizzera avevano chiesto l'adozione di un nuovo Protocollo alla Convenzione sulle armi classiche che limitasse il ricorso alle armi laser. Il progetto di Protocollo sottoposto dalla Svezia al Gruppo d'esperti governativi incaricato di preparare la Conferenza di revisione sembrava destinato all'insuccesso poiché gli Stati Uniti rifiutavano per principio ogni restrizione all'impiego militare delle tecniche laser. Un disciplinamento di queste ultime senza la partecipazione della nazione più avanzata sembrava poco opportuno. Fortunatamente, poco prima dell'apertura della Conferenza di revisione, il Ministero della difesa degli Stati Uniti ha modificato la propria posizione, ciò che ha permesso la negoziazione di un nuovo Protocollo IV relativo alle armi laser accecanti.

L'adozione di questo testo costituisce un progresso. Il nuovo Protocollo vieta esplicitamente il ricorso alle tecniche laser come mezzi di combattimento «antiuomo» se esse sono specialmente concepite per provocare la cecità permanente.

Il Protocollo IV si spinge fin dove è possibile giungere attualmente. La Dichiarazione finale della Conferenza di revisione sottolinea tuttavia la necessità di pervenire successivamente a un divieto completo delle armi laser «antiuomo» e di proseguire lo studio della definizione di cecità.

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Di fatto, il nuovo Protocollo non impedisce ad alcuno Stato di ricorrere alle applicazioni tradizionali delle tecniche laser. Non concerne, in particolare, l'impiego del laser in quanto tecnica ausiliaria (misurazione di distanze, mezzo per identificare una direzione), né il suo impiego per neutralizzare apparecchi ottici e altri. Quest'arma può addirittura essere diretta contro l'occhio umano, a condizione di provocare soltanto un abbaglio temporaneo.

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Contenuto del Protocollo ·

L'articolo 1 contiene la norma principale e rende noto che il Protocollo non pronuncia un divieto generale delle armi laser. Vieta l'impiego e il trasferimento di armi laser specialmente costruite allo scopo di provocare la cecità permanente. Il divieto si estende dunque alle sole armi che soddisfano i criteri cumulativi della «costruzione specifica» e dell accecamento permanente». L'articolo 1 non proscrive invece né la ricerca in questo settore né la costruzione e il possesso di simili armi. Non vieta neppure le armi laser che causano soltanto un abbagliamento. Queste armi potrebbero del resto dimostrarsi pericolose se dirette contro apparecchi ottici ingrandenti (cannocchiali, apparecchi ottici di puntamento). In effetti, la protezione dell'articolo 1 si estende soltanto ai laser accecanti utilizzati contro l'occhio nudo. L'articolo 1 non proibisce neppure l'impiego di sistemi laser che possono provocare una cecità permanente come effetto «collaterale» di un impiego militare legittimo.

L'articolo 2 impone agli Stati di prendere, allorché impiegano sistemi laser consentiti, tutte le misure possibili per evitare lesioni permanenti dell'occhio umano. Anche il ricorso a sistemi consentiti comporta quindi limiti. Ci si chiede tuttavia come, in una situazione di combattimento, la persona responsabile delle operazioni possa valutare il rischio che comporta per la vista umana l'impiego di un sistema dato e come evitare abusi ed errori. Attualmente, non è pertanto possibile rinunciare a efficaci provvedimenti di protezione delle truppe contro le armi laser.

L'articolo 3 esclude dal divieto imposto dal Protocollo le lesioni accidentali o accessorie. La comparsa di lesioni dell'occhio umano non permette dunque di concludere che vi sia stato ricorso illecito ad armi laser. Occorrerà stabilire, in ogni caso di specie, che è stata effettivamente impiegata un'arma laser illegale.

L'articolo 4 definisce la nozione di cecità utilizzata nel Protocollo IV. Per misurare l'acuità della vista umana nel settore vjsivo centrale, gli oftalmologi ricorrono universalmente al test di Snellen. In numerosi Paesi, questo metodo serve quale punto di partenza per definire il grado d'invalidità risultante dalla perdita della vista. Esso non consente, tuttavia, di valutare i danni alla vista nel settore periferico. Dato che la Conferenza non è riuscita ad accordarsi su criteri complementari, il problema sarà riesaminato nel corso della prossima Conferenza di revisione. Ciò significa che la definizione di «cecità permanente» rimane incompleta.

20

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Conclusione

II nuovo Protocollo IV disciplina l'impiego di un'arma che minaccia la vista umana prima che quest'arma sia stata completamente sviluppata. Completa utilmente il diritto internazionale umanitario, benché la protezione dispensata non sia così completa come si sarebbe potuto auspicare, segnatamente perché non si estende alle armi laser non «costruite specificamente» per indurre la cecità e a quelle intese a provocare soltanto una cecità passeggera.

Formalmente, il Protocollo IV non comporta nessuna disposizione relativa alla definizione delle circostanze in cui è applicabile. La formulazione degli articoli 1 e 2 fa pensare che debba essere rispettato in ogni caso. Tuttavia, secondo l'articolo 1 della Convenzione, La presente Convenzione e i Protocolli allegati si applicano nelle situazioni previste nell'articolo 2 comune alle Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949 relative alla protezione delle vittime della guerra, comprese le situazioni descritte nel paragrafo 4 dell'articolo 1 del I Protocollo aggiuntivo a dette convenzioni.

Pertanto, il Protocollo IV è applicabile soltanto ai conflitti armati con carattere internazionale. Per questa ragione il Consiglio federale intende formulare la seguente dichiarazione al momento di accettare questo strumento: Dichiarazione relativa al Protocollo IV relativo alle armi laser accecanti: La Svizzera dichiara che applicherà in ogni caso le disposizioni del Protocollo IV relativo alle armi laser accecanti.

7

Conseguenze finanziarie

Lacccttazione del nuovo Protocollo IV relativo alle armi laser accecanti e del Protocollo II modificato sulle mine non avrà conseguenze finanziarie per la Confederazione.

8

Costituzionalità

La base costituzionale del decreto federale concernente l'accettazione del nuovo Protocollo IV e quella del Protocollo II modificato è data dall'articolo 8 della Costituzione federale (Cost.), che autorizza la Confederazione a concludere trattati con Stati esteri. L'Assemblea federale è competente per approvare i due strumenti in virtù dell'articolo 85 numero 5 Cost. La Convenzione del 1980 e i suoi protocolli sono conclusi per una durata indeterminata ma possono essere denunciati in qualsiasi momento. La denuncia ha effetto un anno dopo che il depositario ha ricevuto la notifica di denuncia, salvo se, alla scadenza di questo termine, .lo Stato denunciante è implicato in un conflitto armato internazionale o in una situazione d'occupazione; in questi casi, lo Stato denunciante rimane vincolato dagli impegni assunti fino al termine del conflitto o dell'occupazione (art. 9 par. 2). I Protocolli II e IV non prevedono l'adesione a

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un'organizzazione internazionale né implicano un'unificazione multilaterale del diritto. Il decreto federale non sottosta dunque al referendum facoltativo in virtù dell'articolo 89 capoverso 3 Cost.

9

Valutazione generale

La prima Conferenza di revisione non ha potuto trovare un'intesa sulle necessarie modifiche da apportare alla Convenzione del 1980, ossia l'estensione del campo d'applicazione dell'insieme dei protocolli ai conflitti non internazionali (art. 1) e l'accelerazione del ritmo delle conferenze di revisione (art. 8). Questo insuccesso è attenuato dall'estensione del campo d'applicazione del Protocollo II sulle mine ai conflitti interni e dalla riduzione da dieci a cinque anni degli intervalli tra le conferenze di revisione, previsto nella Dichiarazione finale.

Il nuovo Protocollo IV relativo alle armi laser accecanti dev'essere messo fra le voci attive della Conferenza di revisione. Per la prima volta nella storia, la comunità internazionale ha infatti saputo anticipare gli effetti di una nuova arma. Benché comporti delle imperfezioni, che si spera di poter eliminare successivamente, il nuovo Protocollo costituisce senza dubbio un complemento prezioso del diritto internazionale umanitario.

Il bilancio è meno positivo per il Protocollo II modificato sulle mine. Il solo fatto che questo testo abbia potuto essere accettato consensualmente è tuttavia un elemento positivo, poiché il nuovo testo dovrebbe applicarsi a tutti gli Stati Parte della Convenzione del 1980, segnatamente a quelli che impiegano, fabbricano e trasferiscono mine. Altro elemento positivo, il nuovo Protocollo II si applicherà sia ai conflitti interni sia a quelli internazionali (art. 1). Da sottolineare anche la nuova esigenza della rilevabilità delle mine antiuomo (art. 4), le disposizioni secondo cui talune mine devono comportare meccanismi di autodistruzione, il divieto immediato di qualsiasi trasferimento di mine antiuomo non conformi al nuovo Protocollo (art. 8), la disposizione che prevede consultazioni annuali per esaminare e sorvegliare l'applicazione del nuovo testo (art.

13) e l'obbligo per gli Stati Parte d'introdurre nel loro diritto interno le disposizioni del nuovo Protocollo e di reprimerne la violazione mediante disposizioni penali (art. 14). Tutti questi elementi devono essere valutati positivamente.

Fra gli aspetti negativi, menzioniamo in primo luogo i lunghi periodi transitori che possono ritardare l'attuazione dell'esigenza della rilevabilità e di quella di dotare le mine antiuomo di meccanismi di autodistruzione e di autodisattivazione: nove anni dopo l'entrata in vigore del nuovo Protocollo II (Allegato tecnico, par. 2 e 3), ossia fra una dozzina d'anni. Si è quindi legiferato per un lontano futuro piuttosto che per il presente, mentre erano indispensabili provvedimenti immediati. È stata anche criticata l'insufficiente efficacia dei meccanismi prescritti di autodistruzione e di autodisattivazione (Allegato tecnico, par. 3 comma a). Da osservare infine l'assenza di qualsiasi efficace meccanismo internazionale per controllare il rispetto del Protocollo II.

Se i progressi che caratterizzano il nuovo Protocollo fossero stati compiuti nel corso degli anni Ottanta, si sarebbero potuti definire incoraggianti. L'incredi22

bile sviluppo delle mine antiuomo nel corso degli ultimi anni fa sì che quanto ieri avrebbe potuto essere considerato un progresso considerevole sembri oggi una conquista minima. Senza alcun dubbio, anche nella versione riveduta, il Protocollo II non consentirà né di contenere né di risolvere il problema delle mine antiuomo. Soltanto un divieto totale di quest'arma, accompagnato da intense campagne di sminamento, consentirà, a lungo termine, di raggiungere questo obiettivo. La Svizzera si è perciò impegnata, con una quarantina di altri Paesi, a negoziare un trattato per il divieto totale delle mine antiuomo. Considerate le sue ambizioni, non è tuttavia possibile sperare che un simile trattato divenga universale subito dopo la sua accettazione.

Nell'attesa, le mine antiuomo continuano a essere utilizzate. Il nuovo Protocollo II, pur essendo per molti aspetti insoddisfacente, permetterà senza dubbio di attenuare gli effetti di queste armi e di salvare vite umane. Ciò ci induce a proporre di accettare questo strumento nonostante gli aspetti negativi. Riteniamo in effetti che in un settore così critico come quello delle mine antiuomo, progressi anche modesti e insufficienti siano preferibili alla mancanza di ogni progresso che deriverebbe da una mancata accettazione. Qualsiasi miglioramento del destino della persona umana, particolarmente della popolazione civile, dev'essere favorito anche se può sembrare insufficiente.

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Dichiarazione finale

Allegato i Traduzione ''

Le Alti Parti contraenti della Convenzione sul divieto o la limitazione dell'impiego di talune armi classiche che possono essere ritenute capaci di causare effetti traumatici eccessivi o di colpire in modo indiscriminato, che si sono riunite a Vienna dal 25 settembre al 13 ottobre 1995, in seguito a Ginevra dal 15 al 19 gennaio 1996 per la seconda parte della sessione e dal 22 aprile al 3 maggio 1996 per la terza parte della sessione alfine di esaminare il campo d'applicazione e il funzionamento della Convenzione e dei Protocolli allegati e di studiare tutte le proposte di emendamento alla Convenzione e ai Protocolli esistenti nonché le proposte di Protocolli aggiuntivi concernenti altre categorie di armi classiche non coperte dai Protocolli esistenti allegati alla Convenzione, Profondamente preoccupate dal fatto che le mine terrestri, in particolare le mine antiuomo, poiché colpiscono senza discriminazione quando sono impiegate in modo irresponsabile, secondo stime, uccidono o mutilano ogni settimana centinaia di persone, per la maggior parte civili non armati, ostacolano lo sviluppo economico e la ricostruzione e fra altre conseguenze gravi, precludono il rimpatrio dei rifugiati e i ritorno alle loro case delle persone sfollate all'interno del proprio Paese, Gravemente preoccupate dalle sofferenze e dalle perdite causate, fra la popolazione civile, dall'impiego irresponsabile di mine terrestri, trappole e altri dispositivi, come pure dalla loro proliferazione, considerato in particolare il grave problema delle mine terrestri antiuomo, Riaffermando la necessità di rafforzare la cooperazione internazionale in materia di divieto o di limitazione dell'impiego di talune armi classiche che possono essere ritenute capaci di causare effetti traumatici eccessivi o di colpire in modo indiscriminato, Dichiarandosi nuovamente convinte che un accordo generale e verificabile sul divieto o la limitazione dell'impiego di talune armi classiche che possono essere ritenute capaci di causare effetti traumatici eccessivi o di colpire in modo indiscriminato ridurrebbe sensibilmente le sofferenze della popolazione civile e dei combattenti, Compiacendosi per l'adozione di un Protocollo II modificato sul divieto o la limitazione dell'impiego di mine, trappole e altri dispositivi, Facendo presente che le mine antiuomo posate a distanza possono mettere gravemente in pericolo la vita e i mezzi di sussistenza della popolazione civile, in particolare a causa della modalità di tale posa e delle successive difficoltà per segnalare e recintare il luogo in cui si trovano, »Dal testo originale francese.

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Riaffermando anche la necessità di rafforzare la cooperazione internazionale nel settore dello sminamento e di dedicare maggiori risorse a questo obiettivo, Coscienti del ruolo importante che la comunità internazionale e in particolare gli Stati che partecipano all'impiego di mine possono svolgere nell'aiuto allo sminamento nei Paesi colpiti fornendo le carte e le informazioni necessarie a un'appropriata assistenza tecnica e materiale per rimuovere o neutralizzare in altro modo i campi minati, le mine e le trappole esistenti, Compiacendosi dei contributi finanziari degli Stati e delle organizzazioni regionali al Fondo speciale delle Nazioni Unite per l'assistenza allo sminamento e dei contributi in natura ai mezzi di sminamento di cui l'Organizzazione delle Nazioni Unite può disporre in permanenza, Prendendo atto delle moratorie nazionali e delle altre misure unilaterali intese a porre fine alla produzione, all'esportazione, al trasferimento e alla vendita di mine terrestri antiuomo, ridurre i depositi esistenti e adottare una legislazione per l'eliminazione totale di queste mine, Prendendo pure atto che un certo numero di Stati si è inoltre astenuto dall'acquisto, dalla produzione, dal trasferimento e dal deposito di mine terrestri antiuomo, Facendo presente che un numero sempre crescente di Stati e di organizzazioni internazionali, regionali e non governative si impegna al massimo per pervenire con urgenza all'eliminazione totale delle mine terrestri antiuomo, Coscienti dell'urgente necessità di porre fine al pericolo silenzioso e invisibile rappresentato per la vista umana dalla minaccia delle armi laser accecanti, Compiacendosi dell'adozione del Protocollo IV relativo alle armi laser accecanti, che contribuisce alla codificazione e allo sviluppo progressivo delle disposizioni del diritto internazionale, Prendendo atto che un certo numero di questioni potrebbe essere esaminato in futuro, ad esempio in occasione di una conferenza incaricata dell'esame della Convenzione, tenendo conto dei progressi scientifici e tecnologici realizzati, comprese le questioni relative al divieto d'impiego, produzione, deposito e trasferimento di armi laser accecanti e del rispetto di questo divieto, nonché di altre questioni pertinenti quali la definizione di «cecità permanente», trattandosi segnatamente del concetto di campo visivo, Riconoscendo il ruolo specifico del Comitato internazionale della Croce Rossa e incoraggiandolo a continuare a operare per facilitare nuove ratifiche della Convenzione e adesioni alla stessa, diffonderne il contenuto e far beneficiare delle sue conoscenze specializzate le future conferenze incaricate dell'esame della Convenzione, Prendendo atto degli sforzi umanitari inestimabili delle organizzazioni non governative nei conflitti armati e compiacendosi delle conoscenze specializzate di cui hanno fatto beneficiare la Conferenza incaricata dell'esame della Convenzione,

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Dichiarano solennemente: - Il loro impegno di rispettare gli obiettivi e le disposizioni della Convenzione e dei Protocolli allegati, che sono gli strumenti internazionali per disciplinare l'impiego di talune armi classiche che possono essere ritenute capaci di causare effetti traumatici eccessivi o di colpire in modo indiscriminato, - La loro determinazione nel chiedere a tutti gli Stati che non l'hanno ancora fatto di prendere ogni disposizione per diventare, non appena possibile, Parti della Convenzione e dei Protocolli allegati e agli Stati successori di prendere misure appropriate per far sì che questo strumento diventi finalmente universale, - La loro convinzione che gli Stati dovrebbero fare quanto possibile per avvicinarsi all'obiettivo di eliminare definitivamente le mine terrestri antiuomo, come prevede l'Assemblea generale delle Nazioni Unite nella sua Risoluzione 50/70 (O), - Il loro impegno di continuare a fare tutto il possibile in vista di un divieto completo del trasferimento di tutte le mine terrestri antiuomo, nell'ambito dell'obiettivo di una definitiva eliminazione, come prevede l'Assemblea generale delle Nazioni Unite nella sua Risoluzione 50/70 (O), - La loro soddisfazione per l'adozione di una versione modificata del Protocollo II sulle mine, trappole e altri dispositivi, - La loro certezza che i divieti e le restrizioni previsti nel Protocollo II per quanto riguarda l'impiego e il trasferimento di mine antiuomo faciliteranno e affretteranno la realizzazione dell'obiettivo supremo consistente nelPeliminare definitivamente le mine antiuomo, come prevede l'Assemblea generale delle Nazioni Unite nella sua Risoluzione 50/70 (O), - L'importanza accordata al fatto che il Protocollo II modificato entri in vigore non appena possibile e l'auspicio che tutti gli Stati, in attesa dell'entrata in vigore del presente Protocollo, ne applichino le disposizioni di fondo e veglino alla loro applicazione nella misura più ampia possibile, - Il loro impegno di continuare a esaminare le disposizioni del Protocollo li alfine di assicurarsi che le inquietudini riguardo alle armi oggetto dello strumento siano prese in considerazione, - Che niente nel Protocollo II modificato dev'essere invocato per ostacolare gli Obiettivi e i Principi proclamati nella Carta delle Nazioni Unite, - Il loro impegno di vietare tutte le mine posate a distanza non dotate di dispositivi di autodisattivazione e di meccanismi di autodistruzione o di autoneutralizzazione efficaci e il riconoscimento della necessità di adoperarsi per vietare tutte le mine antiuomo posate a distanza allorché saranno trovati altri mezzi adeguati che permetteranno di ridurre sensibilmente i rischi per la popolazione civile, - Il riconoscimento dell'importanza di applicare il divieto d'impiego delle mine antiuomo non rilevabili alfine di facilitare e di affrettare lo sminamento, - Il loro impegno di sviluppare la cooperazione internazionale per lo sminamento, la messa a punto e la diffusione di tecnologie di sminamento più effi26

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caci e il trasferimento di tali tecnologie per facilitare l'applicazione dei divieti e delle restrizioni enunciati nel Protocollo II, nonché di adoperarsi a mettere a disposizione le risorse richieste a tale scopo, Il loro impegno di accordare sostegno, per quanto possibile, alle missioni di sminamento effettuate imparzialmente a scopi umanitari e con il consenso dello Stato ospite o degli Stati interessati parte del conflitto, in particolare fornendo tutte le necessarie informazioni in loro possesso concernenti l'ubicazione di tutti i campi minati, delle zone minate, di mine, trappole e altri dispositivi conosciuti nella zona in cui le missioni svolgono i loro compiti, Il riconoscimento del fatto che il crescente numero di moratorie nazionali dichiarate dagli Stati e altre misure unilaterali prese da questi ultimi allo scopo di ridurre o di far cessare la produzione, l'impiego, l'esportazione, il trasferimento, la vendita o il deposito di mine antiuomo, nella prospettiva dell'eliminazione definitiva di queste armi, sono un incoraggiamento, La loro volontà di sostenere gli sforzi dell'Organizzazione delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni per studiare tutti i problemi posti dalle mine terrestri, La loro soddisfazione per l'adozione del Protocollo aggiuntivo alla Convenzione relativo alle armi laser accecanti (Protocollo IV), La loro convinzione della necessità che il Protocollo IV entri in vigore non appena possibile,

Le Alte Parti contraenti riconoscono che gli importanti principi e disposizioni figuranti nella presente Dichiarazione finale possono anche servire da base a un più ampio rafforzamento della Convenzione e dei suoi Protocolli e si dichiarano decisi ad applicarli.

Esame del Preambolo Capoverso 3 La Conferenza ricorda l'obbligo di determinare, nell'ambito dello studio, della messa a punto, dell'acquisto o dell'adozione di una nuova arma, di un nuovo mezzo di guerra o di un nuovo metodo di guerra, se il suo impiego sarebbe, in certi casi o in ogni circostanza, vietato da una qualunque prescrizione del diritto internazionale applicabile alle Alte Parti contraenti.

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Capoverso 8

La Conferenza riafferma la necessità di proseguire la codificazione e lo sviluppo progressivo delle prescrizioni del diritto internazionale applicabili a talune armi classiche che possono produrre effetti traumatici eccessivi o colpire in modo indiscriminato.

Capoverso 10 La Conferenza sottolinea la necessità di pervenire a una più ampia adesione alla Convenzione e ai Protocolli allegati. Si compiace delle recenti ratifiche della Convenzione e dei Protocolli nonché delle recenti adesioni a questi strumenti e invita gli Stati parte ad accordare un'elevata priorità, nell'ambito dei loro sforzi diplomatici, all'incitamento a una più ampia adesione alla Convenzione e ai Protocolli, con l'obiettivo di giungere entro il 2000 a un'adesione universale a questi strumenti.

Esame degli articoli Articolo 1 La Conferenza riconosce e conferma che le Alte Parti contraenti hanno dato al Protocollo II un campo d'applicazione più esteso.

Articolo 2 La Conferenza riafferma che nessuna disposizione della Convenzione o dei Protocolli allegati dev'essere interpretata come ostacolo ad altri obblighi imposti alle Alte Parti contraenti dal diritto internazionale umanitario.

Articolo 3 La Conferenza prende atto delle disposizioni dell'articolo 3.

Articolo 4 La Conferenza prende nota che la Convenzione ha dato luogo a ratifica, accettazione, adesione o successione da parte di 58 Stati.

La Conferenza invita gli Stati che non sono parte della Convenzione a ratificare, accettare o approvare quest'ultima o ad aderirvi, secondo il caso, alfine di favorire un'adesione universale allo strumento.

In questo contesto, la Conferenza domanda alle Alte Parti contraenti di invitare altri Stati ad aderire alla Convenzione e ai Protocolli allegati.

Articolo 5 La Conferenza prende atto delle disposizioni dell'articolo 5.

Articolo 6 La Conferenza sottolinea l'importanza di una cooperazione internazionale per la diffusione della Convenzione e dei Protocolli allegati e riconosce l'impor28

tanza di una collaborazione multilaterale per quanto riguarda la formazione, lo scambio di esperienze a tutti i livelli, lo scambio di istruttori e l'organizzazione di seminar! comuni.

La Conferenza prende atto dell'invito a un seminario concernente la diffusione degli strumenti che è stata fatta da un'Alta Parte contraente.

Articolo 7 La Conferenza prende atto delle disposizioni dell'articolo 7.

Articolo 8 La Conferenza conviene che le future conferenze d'esame dovrebbero aver luogo più frequentemente, per cui si deve prevedere di tenere una conferenza d'esame ogni cinque anni. Essa decide, conformemente al comma e) del paragrafo 3 dell'articolo 8, di convocare un'altra conferenza cinque anni dopo l'entrata in vigore delle modifiche adottate nella prima Conferenza d'esame, ma in nessun caso dopo il 2001, mentre le riunioni preparatorie d'esperti devono iniziare a partire dal 2000, se occorre.

La Conferenza si compiace per l'adozione del testo di un Protocollo II modificato conformemente al comma a) del paragrafo 3 di questo articolo.

La Conferenza ricorda le disposizioni del comma b) del paragrafo 3 di questo articolo, il quale stipula che può essere esaminata qualunque proposta di protocolli aggiuntivi concernenti altre categorie di armi classiche non coperte dai Protocolli allegati esistenti. La Conferenza si compiace per l'adozione, il 13 ottobre 1995, del testo di un Protocollo aggiuntivo relativo alle armi laser accecanti (Protocollo IV).

La Conferenza propone che la prossima Conferenza d'esame affronti forse la questione della preparazione di un eventuale Protocollo aggiuntivo sulle munizioni e le armi di piccolo calibro.

La Conferenza propone che la prossima Conferenza d'esame si occupi della questione di eventuali misure complementari concernenti le mine navali e altre armi classiche che possono essere ritenute capaci di causare effetti traumatici eccessivi o di colpire in modo indiscriminato.

Articolo 9 La Conferenza prende atto con soddisfazioni che le disposizioni di questo articolo non sono state invocate.

Articolo 10 La Conferenza prende atto delle disposizioni dell'articolo 10.

Articolo 11 La Conferenza prende atto della richiesta della Delegazione cinese di correggere il testo originale cinese della Convenzione e dei Protocolli allegati.

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Esame dei Protocolli Protocollo relativo alle schegge non localizzabili (Protocollo I) La Conferenza prende atto delle disposizioni di questo Protocollo.

Protocollo sul divieto o la limitazione dell'impiego di mine, trappole e altri dispositivi (Protocollo II) e Allegato tecnico al Protocollo La Conferenza ha esaminato dettagliatamente il campo d'applicazione e il funzionamento del Protocollo originale. È profondamente preoccupata dal fatto che, nonostante l'esistenza del Protocollo, secondo stime centinaia di persone, per la maggior parte civili non armati, sono uccise o mutilate ogni settimana dall'effetto cieco dell'impiego irresponsabile delle mine terrestri, in particolare delle mine antiuomo; e anche dal fatto che civili non armati continuano a essere vittime degli effetti ciechi dell'impiego irresponsabile di trappole e altri dispositivi. Queste azioni ostacolano pure l'agricoltura, lo sviluppo economico e la ricostruzione, precludono il rimpatrio dei rifugiati e il ritorno alle loro case degli sfollati all'interno del Paese e causano situazioni intollerabili in numerose regioni del mondo.

La Conferenza ha concluso che il Protocollo originale dovrebbe essere rafforzato in un certo numero di settori. Di conseguenza, adotta il Protocollo modificato, che porta considerevoli miglioramenti in settori quali il campo d'applicazione del Protocollo, le restrizioni generali dal punto di vista umanitario, divieti e restrizioni fondamentali riguardanti l'impiego di mine, i trasferimenti, le disposizioni relative al rispetto del Protocollo, gli obblighi in materia di sminamento e la cooperazione tecnologica, e ritiene che tali questioni e altre connesse potrebbero essere esaminate successivamente nel corso delle future conferenze d'esame, tenendo debitamente conto delle preoccupazioni umanitarie persistenti.

La Conferenza invita le Alte Parti contraenti che differiscono l'applicazione delle esigenze tecniche specificate nell'Allegato tecnico a fare nel frattempo tutto il loro possibile per soddisfare queste esigenze conformemente ai paragrafi 2 e 3 dell'Allegato tecnico.

La Conferenza attende con interesse la prima riunione annua degli Stati Parte che sarà convocata in applicazione del nuovo articolo 13 dopo l'entrata in vigore del Protocollo modificato.

La Conferenza propone che il Depositario convochi a una data ravvicinata, dopo l'entrata in vigore del Protocollo, una riunione preparatoria della prima Conferenza annua degli Stati Parte che deve aver luogo in applicazione dell'articolo 13 del Protocollo modificato. Questa riunione preparatoria dovrebbe elaborare e proporre per la Conferenza annua il progetto di regolamento interno della Conferenza e i punti dell'ordine del giorno fra i quali potrebbe figurare un esame del funzionamento e dello stato del Protocollo.

La Conferenza riconosce il prezioso lavoro delle istituzioni e organismi competenti delle Nazioni Unite, del Comitato internazionale della Croce Rossa in applicazione del mandato che gli è conferito di assistere le vittime di guerra e delle organizzazioni non governative in un certo numero di settori, in particolare le cure chirurgiche e la riabilitazione delle vittime delle mine, l'esecuzione dei programmi di sensibilizzazione alle mine e lo sminamento.

30'

Protocollo sul divieto o la limitazione dell'impiego di armi incendiarie (Protocollo III) La Conferenza prende atto delle disposizioni di questo Protocollo.

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Allegato 2 Traduzione" Conferenza d'esame della Convenzione sul divieto o la limitazione dell'impiego di talune armi classiche che possono essere ritenute capaci di causare effetti traumatici eccessivi e colpire in modo indiscriminato

Dichiarazione pronunciata dall'Ambasciatore Lucius Caflisch, Consulente legale del Dipartimento federale degli affari esteri, Capo della Delegazione svizzera Ginevra, 3 maggio 1996

Signor Presidente, Dopo sette anni d'intensi sforzi, la prima Conferenza di revisione dedicata alla Convenzione del 1980 sulle armi convenzionali giunge al termine. Gli sforzi intrapresi hanno permesso di elaborare un nuovo Protocollo IV relativo alle armi laser accecanti, adottato a Vienna il 13 ottobre 1995, e di rivedere il Protocollo II sulle mine. Se i lavori hanno potuto concludersi, questo risultato è ampiamente attribuibile, Signor Presidente, ai suoi talenti di negoziatore, alla sua perseveranza e al suo realismo. La mia delegazione desidera esprimere la propria gratitudine anche ai presidenti delle commissioni e dei gruppi di lavoro nonché al Segretariato della Conferenza.

Il 10 ottobre 1980, nel corso della seduta finale della Conferenza che portò all'adozione della Convenzione sulle armi convenzionali, il capo della delega/ione svizzera, l'Ambasciatore François-Charles Pictet, aveva dichiarato che la nuova Convenzione costituiva un progresso modesto di fronte all'evoluzione dei metodi e mezzi di combattimento; aveva tuttavia aggiunto che il meccanismo di revisione previsto nell'articolo 8 di questo strumento avrebbe permesso di sviluppare e di completare ulteriormente la Convenzione. «L'esistenza di questo meccanismo», aveva precisato, «è stata determinante per l'accettazione della Convenzione e dei Protocolli da parte delle autorità svizzere, dato che il loro contenuto resta, su certi punti, al di qua delle loro aspettative». Cosa si può dire oggi, sedici anni più tardi, al termine della prima applicazione del meccanismo di revisione istituito nel 1980? Ancora una volta il bilancio è ambivalente.

Fra gli elementi positivi menzioniamo in primo luogo il nuovo Protocollo IV sulle armi accecanti. In effetti, è confortante osservare che la comunità internazionale ha saputo, in questo caso, anticipare gli sviluppi nel settore degli armamenti e prevenirne le conseguenze più nefaste.

"Dal testo originale francese.

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Il fatto stesso di aver potuto rivedere il Protocollo II sulle mine costituisce in sé un elemento positivo, come positivi sono pure i miglioramenti introdotti, segnatamente: la nuova prescrizione sulla rilevabilità delle mine antiuomo, le disposizioni secondo cui determinate mine devono essere dotate di meccanismi di autodistruzione e di autodisattivazione, il divieto immediato del trasferimento di mine antiuomo non conformi alle esigenze del Protocollo, lo svolgimento di riunioni annue per studiare l'attuazione di nuove prescrizioni e l'estensione del campo d'applicazione di queste prescrizioni ai conflitti non internazionali, la cui ampiezza e importanza hanno da tempo superato quelle dei conflitti fra Stati. La mia delegazione ritiene inoltre che talune disposizioni del Protocollo siano applicabili anche in tempo di pace, tenuto conto del loro testo, del contesto in cui si inseriscono, del loro obiettivo e del loro scopo.

Fra gli elementi negativi vi sono i lunghi periodi transitori per l'esigenza della rilevabilità e per quella di dotare le mine antiuomo di meccanismi di autodistruzione e di autodisattivazione: nove anni dall'entrata in vigore del Protocollo II riveduto, che avrà luogo al più presto fra due o tre anni, per cui questi periodi saranno, in realtà, di undici o dodici anni al minimo. Si legifera così per il futuro e non per il presente, mentre occorrerebbe agire ora, decidendo un divieto completo e generale delle mine antiuomo. Noi continuiamo a impegnarci su questa via. Un altro fattore negativo, che merita di essere menzionato, è l'assenza di un efficace meccanismo internazionale di osservazione e di repressione delle violazioni del Protocollo.

Se la mia delegazione aderisce nonostante tutto alla soluzione decisa in seno a questa Conferenza, lo fa per ragioni umanitarie. Essa ritiene infatti che limitazioni anche modeste e insufficienti sono preferibili alla mancanza di restrizioni.

In altre parole, qualsiasi miglioramento del destino della persona umana, per quanto minimo, dev'essere accettato, soprattutto se è di natura universale, ossia applicabile all'insieme della comunità internazionale.

Ecco i motivi che hanno determinato l'attitudine della delegazione svizzera.

Come ha fatto nel 1980, continua a sperare: a sperare che il Protocollo II riveduto sarà soltanto una tappa nella lunga marcia verso il divieto assoluto delle mine antiuomo.

Grazie, Signor Presidente.

2 Foglio federale. 80° anno. Voi. IV

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Decreto federale Disegno che approva il Protocollo II riveduto e il Protocollo IV allegati alla Convenzione del 1980 sulle armi classiche del

L'Assemblea federale della Confederazione Svizzera, visto l'articolo 8 della Costituzione federale; visto il messaggio del Consiglio federale del 14 maggio 1997'', decreta:

Art. l Protocollo II riveduto 1 II Protocollo II riveduto sul divieto o la limitazione dell'impiego di mine, trappole e altri dispositivi, del 3 maggio 1996, allegato alla Convenzione del 10 ottobre 1980 sul divieto o la limitazione dell'impiego di talune armi classiche che possono essere ritenute capaci di causare effetti traumatici eccessivi o di colpire in modo indiscriminato, è approvato con la seguente dichiarazione interpretativa: Dichiarazione interpretativa relativa all'articolo 2 paragrafo 3: «La Svizzera interpreta la definizione di mina antiuomo nel senso di escludere qualsiasi mina concepita per esplodere per effetto della presenza, della vicinanza o del contatto di un veicolo, se è dotata di un dispositivo antimanipolazione.» 2

II Consiglio federale è autorizzato ad accettare il Protocollo formulando la dichiarazione interpretativa summenzionata.

3 II Consiglio federale è autorizzato a ritirare la detta dichiarazione.

Art. 2 Protocollo IV 1 II Protocollo IV relativo alle armi laser accecanti, del 13 ottobre 1995, allegato alla Convenzione del 10 ottobre 1980 sul divieto o la limitazione dell'impiego di talune armi classiche che possono essere ritenute capaci di causa effetti traumatici eccessivi o di colpire in modo indiscriminato è approvato, con la seguente dichiarazione: Dichiarazione riguardante il Protocollo IV relativo alle armi laser accecanti: «La Svizzera dichiara che applicherà in ogni caso le disposizioni del Protocollo IV relativo alle armi laser accecanti.» » FF 1997 IV 1

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Protocollo II riveduto e Protocollo IV allegati alla Convenzione del 1980 sulle armi classiche. DF 2

II Consiglio federale è autorizzato ad accettare il Protocollo formulando la dichiarazione summenzionata. .

Art. 3 Referendum II presente decreto non sottosta al referendum.

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Protocollo

Traduzione"

sul divieto o la limitazione dell'impiego di mine, trappole e altri dispositivi nella versione modificata il 3 maggio 1996 (Protocollo II, nella versione modificata il 3 maggio 1996), allegato alla Convenzione del 10 ottobre 1980 sul divieto o la limitazione dell'impiego di talune armi classiche che possono essere ritenute capaci di causare effetti traumatici eccessivi o di colpire in modo indiscriminato

Articolo 1 Protocollo modificato II Protocollo sul divieto o la limitazione dell'impiego di mine, trappole e altri dispositivi (Protocollo II), allegato alla Convenzione sul divieto o la limitazione dell'impiego di talune armi classiche che possono essere ritenute capaci di causare effetti traumatici eccessivi o di colpire in modo indiscriminato («la Convenzione») è modificato come indicato di seguito. Il testo del Protocollo modificato è il seguente: «Protocollo sul divieto o la limitazione dell'impiego di mine, trappole e altri dispositivi, nella versione modificata il 3 maggio 1996 (Protocollo II, nella versione modificata il 3 maggio 1996) Articolo 1 Campo d'applicazione (1) II presente Protocollo riguarda l'impiego terrestre di mine, trappole e altri dispositivi che sono di seguito definiti, comprese le mine posate per vietare l'accesso alle spiagge o l'attraversamento di vie navigabili o di corsi d'acqua, ma non si applica alle mine antinavi impiegate sul mare o nelle vie navigabili interne.

(2) II presente Protocollo si applica, oltre alle situazioni di cui all'articolo 1 della presente Convenzione, alle situazioni di cui all'articolo 3 comune alle Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949. Il presente Protocollo non si applica alle situazioni di tensione e di disordini interni, quali sommosse, atti di violenza isolati e sporadici e altri atti di carattere analogo, che non sono conflitti armati.

(3) Nel caso di conflitti armati che non hanno un carattere internazionale e si verificano sul territorio di una delle Alte Parti contraenti, ogni parte del conflitto è tenuta ad applicare i divieti e le restrizioni previsti dal presente Protocollo.

(4) II presente Protocollo non è invocato per minacciare la sovranità di uno Stato o la responsabilità del Governo di mantenere o di ristabilire, con tutti i mezzi legittimi, l'ordine pubblico nello Stato o di difendere l'unità nazionale e l'integrità territoriale dello Stato.

(5) II presente Protocollo non è invocato per giustificare un intervento, diretto o indiretto, per qualunque ragione, nel conflitto armato o negli affari interni o esteri dell'Alta Parte contraente sul territorio della quale questo conflitto ha luogo.

" Dal testo originale francese.

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Divieto o limitazione dell'impiego di talune armi classiche. Protocollo

(6) L'applicazione delle disposizioni del presente Protocollo a parti di un conflitto che non sono Alte Parti contraenti aventi accettato il presente Protocollo non modifica né esplicitamente né implicitamente il loro statuto giuridico né quello di un territorio contestato.

Articolo 2 Definizioni Ai fini del presente Protocollo, si intende: 1. Per «mina», un ordigno posato sotto o sopra il suolo o un'altra superficie, o in prossimità, e concepito per esplodere per effetto della presenza, della vicinanza o del contatto di una persona o di un veicolo.

2. Per «mina posata a distanza», una mina che non è direttamente posata ma che è lanciata per mezzo di artiglierie, missili, lanciarazzi, mortai o congegni simili oppure sganciata da un aeromobile. Le mine lanciate a meno di 500 metri da un sistema basato a terra non sono considerate come «posate a distanza», a condizione che siano impiegate conformemente all'articolo 5 e agli altri articoli pertinenti del presente Protocollo.

3. Per «mina antiuomo», una mina concepita essenzialmente per esplodere per effetto della presenza, della vicinanza o del contatto di una persona e destinata a mettere fuori combattimento, ferire o uccidere una o più persone.

4. Per «trappole», qualsiasi dispositivo o materiale concepito, costruito o adattato per uccidere o ferire, e che funziona di sorpresa quando si sposta un oggetto apparentemente inoffensivo o ci si avvicina a esso, o si compie un atto apparentemente privo di pericolo.

5. Per «altri dispositivi», ordigni e dispositivi collocati manualmente, compresi i dispositivi esplosivi improvvisati, concepiti per uccidere, ferire o danneggiare e che sono fatti esplodere a mano, mediante un comando a distanza o automaticamente dopo un certo tempo.

6. Per «obiettivo militare», qualora dei beni siano presi di mira, qualsiasi bene che per sua natura, ubicazione, destinazione o impiego contribuisce definitivamente all'azione militare, e la cui distruzione totale o parziale, la cui conquista o la cui neutralizzazione offre, nel caso concreto, un vantaggio militare preciso.

7. Per «beni di carattere civile», tutti i beni che non sono obiettivi militari ai sensi del paragrafo 6 del presente articolo.

8. Per «campo minato», una zona definita nella quale sono state posate mine, e per «zona minata», una zona pericolosa a causa della presenza di mine. Per «campo minato simulato», una zona non minata che simula un campo minato. L'espressione «campo minato» comprende anche i campi minati simulati.

9. Per «registrazione», un'operazione materiale, amministrativa e tecnica intesa a raccogliere, per iscriverle in documenti ufficiali, tutte le informazio37

Divieto o limitazione dell'impiego di talune armi classiche. Protocollo

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ni disponibili per consentire di localizzare i campi minati, le zone minate, le mine, le trappole e altri dispositivi.

Per «meccanismo di autodistruzione», un meccanismo con funzionamento automatico incorporato o fissato all'ordigno e che ne assicura la distruzione.

Per «meccanismo di autoneutralizzazione», un meccanismo con funzionamento automatico incorporato all'ordigno-e che lo rende inattivo.

Per «autodisattivazione», il processo automatico che rende l'ordigno inattivo a causa dell'esaurimento irreversibile di un elemento, ad esempio una batteria, essenziale per il suo funzionamento.

Per «telecomando», il comando a distanza.

Per «dispositivo antimanipolazione», un dispositivo destinato a proteggere una mina e che fa parte, è collegato, fissato o posto sotto di essa, ed è attivato in caso di tentativo di manipolazione della mina.

Per «trasferimento», oltre al ritiro materiale delle mine dal territorio di uno Stato o alla loro introduzione materiale in quello di un altro Stato, il trasferimento del diritto di proprietà e del controllo su queste mine, ma non la cessione di un territorio sul quale sono state posate mine.

Articolo 3 Restrizioni generali circa l'impiego di mine, trappole e altri dispositivi (1) II presente articolo si applica: a) alle mine; b) alle trappole; e e) agli altri dispositivi.

(2) Ogni Alta Parte contraente o ogni parte di un conflitto è responsabile, conformemente alle disposizioni del presente Protocollo, di tutte le mine e di tutte le trappole e altri dispositivi che ha impiegato e si impegna a rimuoverli, sgomberarli, distruggerli o mantenerli come precisato nell'articolo 10 del Protocollo.

(3) È vietato in qualsiasi circostanza impiegare mine, trappole o altri dispositivi che siano concepiti allo scopo o siano in grado di provocare mali superflui o sofferenze inutili.

(4) Le armi alle quali si applica il presente articolo devono essere strettamente conformi alle norme e limitazioni enunciate nell'Allegato tecnico per quanto riguarda ogni singola categoria.

(5) È vietato impiegare mine, trappole o altri dispositivi dotati di un meccanismo o di un dispositivo specificamente concepito per provocarne l'esplosione senza che vi sia contatto, sotto l'effetto del campo magnetico o sotto un altro influsso generati dalla presenza di un cercamine corrente, impiegato normalmente per operazioni di rilevazione.

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Divieto o limitazione dell'impiego di talune armi classiche. Protocollo (6) È vietato impiegare mine che si autodisattivano e sono dotate di un dispositivo antimanipolazione concepito in modo da poter rimanere in funzione dopo che le mine hanno cessato di esserlo.

(7) È vietato in qualsiasi circostanza dirigere le armi cui si applica il presente articolo contro la popolazione civile in genere o contro civili isolati oppure contro beni di natura civile, sia a titolo offensivo o difensivo, sia per rappresaglia.

(8) È vietato l'impiego indiscriminato delle armi cui si applica il presente articolo. Per impiego indiscriminato s'intende qualsiasi posa di tali armi: a) in un luogo che non costituisce un obiettivo militare, o tale che dette armi non siano rivolte contro un simile obiettivo. In caso di dubbio sul fatto di sapere se un bene che normalmente è impiegato per scopi civili, ad esempio un luogo di culto, una casa o un altro alloggio o una scuola, sia utilizzato per fornire un contributo effettivo a un'azione militare, si presume che questo bene non sia utilizzato a tale scopo; b) che implica un metodo o un mezzo di trasporto sull'obiettivo tale che dette armi non possano essere rivolte contro un obiettivo militare specifico; o e) da cui si può attendere che esse provochino incidentalmente perdite di vite umane nella popolazione civile, ferite alle persone civili, danni ai beni di carattere civile o una combinazione di dette perdite e danni, che sarebbe eccessivo rispetto al vantaggio militare concreto e diretto previsto.

(9) Diversi obiettivi militari nettamente separati e distinti situati in una città, una località, un villaggio o un'altra zona in cui si trova una concentrazione analoga di popolazione civile o di beni di carattere civile non possono essere considerati un obiettivo militare unico.

(10) Tutte le precauzioni possibili sono prese per proteggere i civili contro gli effetti delle armi cui si applica il presente articolo. Per precauzioni possibili, si intende le precauzioni che sono praticabili o che è praticamente possibile prendere, tenuto conto di tutte le condizioni del momento, in particolare delle considerazioni di ordine umanitario e di ordine militare. Queste condizioni sono segnatamente, ma non esclusivamente, le seguenti: a) l'effetto a breve e a lungo termine delle mine sulla popolazione civile locale finché il campo minato è presente; b) le misure che è possibile prendere per proteggere i civili (ad es. recinzioni, segnalazione, avvertimento e sorveglianza); e) l'esistenza di altri sistemi e la possibilità effettiva di utilizzarli; d) le esigenze militari cui deve soddisfare un campo minato a breve e a lungo termine.

(11) La posa di mine, trappole o altri dispositivi che potrebbe avere ripercussioni per la popolazione civile dev'essere preceduta da un efficace avviso, a meno che le circostanze non lo consentano.

Articolo 4 Restrizioni all'impiego di mine antiuomo È vietato impiegare mine antiuomo che non siano rilevabili ai sensi del paragrafo 2 dell'Allegato tecnico.

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Divieto o limitazione dell'impiego di talune armi classiche. Protocollo

Articolo 5 Restrizioni all'impiego di mine antiuomo non posate a distanza (1) II presente articolo si applica alle mine antiuomo che non sono posate a distanza.

(2) È vietato impiegare le armi cui si applica il presente articolo e che non sono conformi alle disposizioni dell'Allegato tecnico concernente l'autodistruzione o l'autodisattivazione, a meno che: a) tali armi non siano poste in una zona il cui perimetro è segnato, che è sorvegliata da personale militare e protetta da una recinzione o da altri mezzi alfine di impedire efficacemente ai civili di penetrarvi. La segnalazione dev'essere riconoscibile e durevole e deve almeno poter essere vista da chiunque si trova nelle immediate vicinanze di questa zona; e b) tali armi non siano rimosse prima dell'evacuazione della zona, salvo se essa è consegnata alle forze di un altro Stato, che accettano la responsabilità del mantenimento dei mezzi di protezione richiesti dal presente articolo e, successivamente, della rimozione di queste armi.

(3) Una parte di un conflitto è esonerata dall'obbligo di rispettare le disposizioni dei commi a) e b) del paragrafo 2 del presente articolo soltanto se ne è impedita dal fatto di essere costretta ad abbandonare il controllo della zona in seguito a un'azione militare del nemico o se ne è impedita da un'azione militare diretta del nemico. Se questa parte riconquista il controllo della zona, è nuovamente tenuta a rispettare tali disposizioni.

(4) Se le forze di una parte di un conflitto prendono il controllo di una zona nella quale sono state collocate armi alle quali si applica il presente articolo, devono, per quanto possibile, mantenere e, all'occorrenza, disporre i mezzi di protezione richiesti dal presente articolo finché tali armi siano state rimosse.

(5) Devono essere prese tutte le misure possibili per impedire la rimozione non autorizzata, l'alterazione, la distruzione o la dissimulazione di ogni dispositivo, sistema o materiale utilizzato per segnare il perimetro di una zona.

(6) Le armi cui si applica il presente articolo e che emettono frammenti secondo un arco orizzontale inferiore a 90 gradi e sono poste sul suolo o al di sopra del suolo possono essere impiegate senza che siano prese le misure previste nel paragrafo 2 comma a) del presente articolo per 72 ore al massimo, se: a) si trovano nell'immediata prossimità dell'unità militare che le ha posate; e se b) la zona è sorvegliata da personale militare alfine di impedire efficacemente ai civili di penetrarvi.

Articolo 6 Restrizioni all'impiego di mine posate a distanza (1) È vietato impiegare mine posate a distanza salvo se esse sono registrate conformemente alle disposizioni del paragrafo 1 comma b) dell'Allegato tecnico.

(2) È vietato impiegare mine antiuomo posate a distanza non conformi alle disposizioni dell'Allegato tecnico relative all'autodistruzione e all'autodisattivazione.

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Divieto o limitazione dell'impiego di talune armi classiche. Protocollo

(3) È vietato impiegare mine posate a distanza che non sono mine antiuomo salvo se, per quanto possibile, sono dotate di un meccanismo efficace di autodistruzione o di autoneutralizzazione e comprendono un dispositivo complementare di autodisattivazione concepito in modo che queste mine non funzionino più in quanto tali se non servono più agli scopi militari per i quali sono state posate.

(4) II lancio o lo sganciamento di mine posate a distanza che potrebbero avere ripercussioni sulla popolazione civile deve essere preceduto da un efficace avviso, a meno che le circostanze non lo consentano.

Articolo 7 Divieto d'impiego di trappole e altri dispositivi (1) Senza pregiudicare le regole del diritto internazionale relative al tradimento e alla perfidia, è vietato, in qualsiasi circostanza, impiegare trappole e altri dispositivi che siano fissati o associati in un modo qualsiasi a: a) emblemi, segni o segnali protettori intemazionalmente riconosciuti; b) malati, feriti o morti; e) luoghi d'inumazione o di cremazione, oppure a tombe; d) installazioni, materiale, forniture o trasporti sanitari; e) giocattoli per fanciulli o altri oggetti portatili, o prodotti specialmente destinati all'alimentazione, alla salute, all'igiene, al vestiario o all'educazione dei fanciulli; f) alimenti o bevande; g) utensili di cucina o apparecchi domestici, salvo negli stabilimenti militari, nei luoghi militari e nei depositi di rifornimenti militari; h) oggetti d'indubbio carattere religioso; i) monumenti storici, opere d'arte o luoghi di culto che costituiscono il patrimonio culturale o spirituale dei popoli; j) animali o loro carcasse.

(2) È vietato impiegare trappole o altri dispositivi aventi l'apparenza di oggetti portatili inoffensivi, ma che sono di fatto espressamente concepiti e fabbricati per contenere materie esplosive.

(3) Senza pregiudicare le disposizioni dell'articolo 3, è vietato impiegare armi alle quali si applica il presente articolo in città, località, villaggi o in qualsiasi altra zona in cui si trova una concentrazione analoga di popolazione civile, in cui non è in corso né sembra imminente alcun combattimento fra forze terrestri, a meno che: * a) queste armi non siano collocate su un obiettivo militare o nelle vicinanze immediate di un simile obiettivo; o b) siano prese misure, quali l'appostamento di sentinelle, la diffusione di avvertimenti o la posa di recinzioni per proteggere le popolazioni civili contro gli effetti di dette armi.

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Divieto o limitazione dell'impiego di talune armi classiche. Protocollo

Artìcolo 8 Trasferimenti (1) Alfine di realizzare gli obiettivi del presente Protocollo, ogni Alta Parte contraente si impegna a: a) non trasferire mine il cui impiego è vietato dal presente Protocollo; b) non trasferire mine a un destinatario che non sia uno Stato o un organismo di Stato autorizzato a riceverne; e) ridurre il trasferimento di mine il cui impiego è limitato dal presente Protocollo. In particolare, ogni Alta Parte contraente si impegna a non trasferire mine antiuomo a Stati che non sono vincolati dal Protocollo, salvo se lo Stato che le riceve accetta di applicare il presente Protocollo; d) garantire che ogni trasferimento effettuato conformemente al presente articolo sia fatto nel pieno rispetto, sia da parte dello Stato che trasferisce le mine sia da parte di quello che le riceve, delle pertinenti disposizioni del presente Protocollo e delle norme del diritto internazionale umanitario applicabili.

(2) Se un'Alta Parte contraente dichiara che differirà il rispetto di disposizioni specifiche relative all'impiego di talune mine, come prevede l'Allegato tecnico, il comma a) del paragrafo 1 del presente articolo si applica comunque a simili mine.

(3) Nell'attesa dell'entrata in vigore del presente Protocollo, tutte le Alte Parti contraenti si astengono da qualsiasi atto incompatibile con il comma a) del paragrafo 1 del presente articolo.

Articolo 9 Registrazione e impiego di informazioni riguardanti campi minati, zone minate, mine, trappole e altri dispositivi (1) Tutte le informazioni riguardanti i campi minati, le zone minate, mine, trappole e altri dispositivi devono essere registrate conformemente alle disposizioni dell'Allegato tecnico.

(2) Tutte queste registrazioni devono essere conservate dalle parti di un conflitto le quali, dopo la cessazione delle ostilità attive, prendono senza indugio tutte le misure necessario e appropriate, inclusa l'utilizzazione di dette informazioni, per proteggere i civili contro gli effetti di campi minati, zone minate, mine, trappole e altri dispositivi nelle zone sotto il loro controllo.

Contemporaneamente, forniscono, ognuna all'altra o alle altri parti del conflitto come pure al Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, tutte le informazioni in loro possesso riguardanti i campi minati, le zone minate, mine, trappole e altri dispositivi che hanno posato in zone che non sono più sotto il loro controllo; nel caso in cui le forze di una parte del conflitto si trovino in un territorio di una parte avversa è tuttavia inteso che, secondo il principio di reciprocità, ognuna delle parti può non fornire queste informazioni al Segretario generale e all'altra parte, qualora l'esigano interessi di sicurezza, finché nessuna delle parti si trovi più nel territorio dell'altra. In quest'ultimo caso, 42

Divieto o limitazione dell'impiego di talune armi classiche. Protocollo

le informazioni mantenute segrete devono essere comunicate non appena questi interessi di sicurezza lo consentano. Per quanto possibile, le parti del conflitto si sforzano, per mutuo accordo, di comunicare queste informazioni il più presto possibile, in modo compatibile con gli interessi di sicurezza di ciascuna di esse.

(3) II presente articolo si applica senza pregiudicare le disposizioni degli articoli 10 e 12 del presente Protocollo.

Articolo 10 Rimozione di campi minati, zone minate, mine, trappole e altri dispositivi e cooperazione internazionale a tale scopo (1) Immediatamente dopo la cessazione delle ostilità attive, tutti i campi minati, le zone minate, le mine, trappole e altri dispositivi devono essere rimossi, sgomberati, distrutti o mantenuti conformemente all'articolo 3 e al paragrafo 2 dell'articolo 5 del presente Protocollo.

(2) Le Alte Parti contraenti e le parti di un conflitto assumono questa responsabilità per quanto riguarda i campi minati, le zone minate, mine, trappole e altri dispositivi situati in zone che esse controllano.

(3) Se una parte non controlla più zone in cui ha posato campi minati, zone minate, mine, trappole e altri dispositivi, essa fornisce alla parte che ne ha il controllo, in virtù del paragrafo 2 del presente articolo, in quanto quest'ultima lo consenta, l'assistenza tecnica e materiale di cui ha bisogno per soddisfare questa responsabilità.

(4) Le parti si sforzano, quando è necessario, di concludere un accordo, sia fra di loro sia, se del caso, con altri Stati e con organizzazioni internazionali, per fornire assistenza tecnica e materiale, compresa, se le circostanze lo consentono, l'organizzazione delle operazioni congiunte necessarie per rispettare queste responsabilità.

Articolo 11 Cooperazione e assistenza tecnica (1) Ogni Alta Parte contraente si impegna a facilitare uno scambio il più ampio possibile di attrezzature e materiale nonché di informazioni scientifiche e tecniche riguardanti l'applicazione del presente Protocollo e i mezzi di sminamento e ha il diritto di partecipare a un simile scambio. In particolare, le Alte Parti contraenti non impongono indebite restrizioni alla fornitura, per scopi umanitari, di attrezzature di sminamento e delle corrispondenti informazioni tecniche.

(2) Ogni Alta Parte contraente si impegna a fornire alla banca dati sullo sminamento, istituita nell'ambito degli organismi delle Nazioni Unite, informazioni sullo sminamento riguardanti segnatamente vari mezzi e tecniche, nonché liste di esperti, organismi specializzati o centri nazionali che possono essere contattati.

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Divieto o limitazione dell'impiego di talune armi classiche. Protocollo

(3) Ogni Alta Parte contraente in grado di farlo fornisce un'assistenza allo sminamento tramite gli organismi delle Nazioni Unite o altri organismi internazionali o ancora mediante accordi bilaterali, oppure versa contributi al Fondo speciale per l'assistenza allo sminamento.

(4) Le domande d'assistenza delle Alte Parti contraenti, sostenute da informazioni pertinenti, possono essere indirizzate all'Organizzazione delle Nazioni Unite, ad altri organismi appropriati o ad altri Stati. Esse possono essere presentate al Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, che le trasmette a tutte le Alte Parti contraenti e alle organizzazioni internazionali competenti.

(5) Nel caso delle domande che sono indirizzate all'Organizzazione delle Nazioni Unite, il Segretario generale dell'Organizzazione può, entro i limiti delle risorse di cui dispone, fare il necessario per valutare la situazione e, in collaborazione con la Alta Parte contraente richiedente, determinare quale assistenza allo sminamento o all'applicazione del Protocollo occorra fornire a questa parte. Il Segretario generale può anche fare rapporto alle Alte Parti contraenti su ogni valutazione così effettuata come pure sul tipo e sull'ampiezza dell'assistenza richiesta.

(6) Le Alte Parti contraenti si impegnano, senza pregiudicare le loro disposizioni costituzionali e altre disposizioni giuridiche, a cooperare e a trasferire le tecniche per facilitare l'applicazione dei divieti e delle restrizioni pertinenti che sono enunciati nel presente Protocollo.

(7) Ogni Alta Parte contraente ha il diritto, se del caso, di cercare di ottenere e di ricevere da un'altra Alta Parte contraente un'assistenza tecnica, per quanto necessario e per quanto possibile, riguardante tecnologie specifiche e pertinenti, che non siano quelle legate all'armamento, alfine di ridurre il periodo durante il quale essa differirebbe il rispetto di talune disposizioni, come previsto nell'Allegato tecnico.

Articolo 12 Protezione contro gli effetti di campi minati, zone minate, mine, trappole e altri dispositivi 1. Applicazione a) Eccettuate le forze e missioni di cui al paragrafo 2 comma a) i), di seguito, il presente articolo si applica unicamente alle missioni che svolgono compiti in una zona situata sul territorio di un'Alta Parte contraente con il consenso di quest'ultima.

b) L'applicazione delle disposizioni del presente articolo a parti di un conflitto che non siano Alte Parti contraenti non modifica né esplicitamente né implicitamente il loro statuto giuridico né quello di un territorio contestato.

e) Le disposizioni del presente articolo si applicano senza pregiudicare quelle del diritto internazionale umanitario in vigore o di altri strumenti interna44

Divieto o limitazione dell'impiego di talune armi classiche. Protocollo

zionali applicabili o di decisioni del Consiglio di sicurezza dell'Organizzazione delle Nazioni Unite intese ad assicurare una più ampia protezione al personale che svolge i propri compiti conformemente al presente articolo.

2. Forze e missioni di mantenimento della pace e determinate altre forze e missioni a) II presente paragrafo si applica a: i) ogni forza o missione delle Nazioni Unite che svolge in una zona qualsiasi compiti di mantenimento della pace o di osservazione o compiti analoghi, conformemente alla Carta delle Nazioni Unite; ii) ogni missione istituita conformemente al Capitolo Vili della Carta delle Nazioni Unite che svolge compiti in una zona di conflitto.

b) Ogni Alta Parte contraente o ogni parte di un conflitto, se sollecitata dal capo di una forza o di una missione cui si applica il presente paragrafo: i) prende, per quanto le sia possibile, le misure richieste per proteggere, in ogni zona posta sotto il suo controllo, la forza o la missione contro gli effetti di mine, trappole e altri dispositivi; ii) se è necessario per proteggere efficacemente questo personale, rimuove o rende inoffensive, per quanto possibile, tutte le mine e tutte le trappole o altri dispositivi nella zona in questione; iii) informa il capo della forza o della missione dell'ubicazione di tutti i campi minati, zone minate, mine, trappole e altri dispositivi conosciuti nella zona in cui la forza o la missione svolge i suoi compiti e, per quanto possibile, mette a disposizione di quest'ultimo tutte le informazioni in suo possesso riguardanti questi campi minati, zone minate, mine, trappole e altri dispositivi.

3. Missioni di accertamento dei fatti o a carattere umanitario di organismi delle Nazioni Unite a) II presente paragrafo si applica a ogni missione di accertamento dei fatti o a carattere umanitario di un organismo delle Nazioni Unite.

b) Ogni Alta Parte contraente o ogni parte di un conflitto, se sollecitata dal capo di una missione cui si applica il presente paragrafo: i) assicura al personale della missione la protezione descritta nel paragrafo 2 comma b) i) del presente articolo; ii) se la missione ha bisogno, per svolgere i propri compiti, di avere accesso a un luogo posto sotto il controllo della parte o di passare da tale luogo, e alfine di assicurare al personale della missione un accesso sicuro a questo luogo o un passaggio sicuro attraverso di esso: aa) a meno che le ostilità in corso l'impediscano, segnala al capo della missione una via sicura verso questo luogo, a condizione che la parte disponga delle informazioni richieste; o 45

Divieto o limitazione dell'impiego di talune armi classiche. Protocollo

bb) se le informazioni che permettono di determinare una via sicura non sono fornite conformemente al comma aa), libera una via attraverso i campi minati, a condizione che ciò sia necessario e sia possibile farlo.

4. Missioni del Comitato internazionale della Croce Rossa a) II presente paragrafo si applica a ogni missione del Comitato internazionale della Croce Rossa che svolge compiti con il consenso dello Stato o degli Stati ospiti come prevedono le Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949 e, se del caso, i Protocolli aggiuntivi a queste Convenzioni.

b) Ogni Alta Parte contraente o ogni parte di un conflitto, se sollecitata dal capo di una missione cui si applica il presente paragrafo: i) assicura al personale della missione la protezione descritta nel paragrafo 2 comma b) i) del presente articolo; ii) prende le misure di cui al paragrafo 3 comma b) ii) del presente articolo.

5. Altre missioni a carattere umanitario e missioni d'inchiesta a) II presente paragrafo si applica alle seguenti missioni, qualora esse non siano oggetto dei paragrafi 2, 3 e 4 del presente articolo, se svolgono compiti in una zona di conflitto o se portano assistenza alle vittime di un conflitto: i) ogni missione a carattere umanitario di una società nazionale della Croce Rossa o della Mezzaluna Rossa o della Federazione internazionale di queste società; ii) ogni missione di un'organizzazione imparziale a carattere umanitario, compresa ogni missione di sminamento imparziale a carattere umanitario; iii) ogni missione d'inchiesta costituita in applicazione delle disposizioni delle Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949 o, se del caso, in applicazione dei Protocolli aggiuntivi a queste Convenzioni.

b) Ogni Alta Parte contraente o ogni parte di un conflitto, se sollecitata dal capo di una missione cui si applica il presente paragrafo e per quanto possibile: i) assicura al personale della missione la protezione di cui al paragrafo 2 comma b) i) del presente articolo; ii) prende le misure di cui al paragrafo 3 comma b) ii) del presente articolo.

6. Confidenzialità Tutte le informazioni fornite a titolo confidenziale in applicazione delle disposizioni del presente articolo devono essere trattate in modo strettamente confidenziale da chi le riceve e non devono essere divulgate a chiunque non partecipi o non sia associato alla forza o alla missione considerata senza l'autorizzazione espressa di chi le ha fornite.

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Divieto o limitazione dell'impiego di talune armi classiche. Protocollo

7. Rispetto delle leggi e prescrizioni Senza pregiudicare i privilegi e immunità di cui possono godere o le esigenze delle loro funzioni, i membri delle forze e missioni oggetto del presente articolo: a) rispettano le leggi e prescrizioni dello Stato ospite; b) si astengono da qualsiasi azione o attività incompatibile con il carattere imparziale e internazionale delle loro funzioni.

Articolo 13 Consultazioni delle Alte Parti contraenti (1) Le Alte Parti contraenti si impegnano a consultarsi e a cooperare reciprocamente per quanto riguarda tutte le questioni concernenti il funzionamento del presente Protocollo. A tale scopo, ogni anno si tiene una conferenza delle Alte Parti contraenti.

(2) La partecipazione alle conferenze annuali è disciplinata dal relativo regolamento interno.

(3) Fra l'altro, la conferenza: a) esamina il funzionamento e lo stato del presente Protocollo; b) esamina le questioni sollevate dai rapporti presentati dalle Alte Parti contraenti conformemente al paragrafo 4 del presente articolo; e) prepara le conferenza d'esame; d) esamina l'evoluzione delle tecnologie alfine di proteggere la popolazione civile dagli effetti delle mine che colpiscono indiscriminatamente.

(4) Le Alte Parti contraenti presentano al Depositario, che ne assicura la distribuzione a tutte le Parti prima della conferenza, rapporti annui sulle seguenti questioni: a) la diffusione di informazioni sul presente Protocollo alle loro forze armate e alla popolazione civile; b) lo sminamento e i programmi di riabilitazione; e) le misure prese per soddisfare le esigenze tecniche del Protocollo e ogni altra relativa informazione utile; d) i testi legislativi aventi un rapporto con il Protocollo; e) le misure prese per lo scambio internazionale di informazioni tecniche, la cooperazione internazionale allo sminamento nonché la cooperazione e l'assistenza tecnica; f) altri punti pertinenti.

(5) I costi della conferenza sono coperti dalle Alte Parti contraenti e dagli Stati che partecipano ai lavori della conferenza senza essere parti, secondo il criterio di contribuzione all'Organizzazione delle Nazioni Unite, debitamente adeguato.

Articolo 14 Rispetto delle disposizioni (1) Ogni Alta Parte contraente prende tutte le misure appropriate, legislative e altre, per prevenire e reprimere le violazioni delle disposizioni del presente Protocollo commesse da persone o in luoghi posti sotto la sua giurisdizione o il suo controllo.

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Divieto o limitazione dell'impiego di talune armi classiche. Protocollo

(2) Le misure di cui al paragrafo 1 del presente articolo comprendono le misure richieste per far sì che chiunque, intenzionalmente, uccida o ferisca gravemente dei civili nell'ambito di un conflitto armato e contrariamente alle disposizioni del presente Protocollo sia passibile di sanzioni penali e sia tradotto in giustizia.

(3) Ogni Alta Parte contraente esige inoltre che le sue forze armate stabiliscano e facciano conoscere le istruzioni militari e le modalità operative corrispondenti e che i membri delle forze armate ricevano, ognuno secondo i suoi doveri e le sue responsabilità, una formazione al rispetto delle disposizioni del presente Protocollo.

(4) Le Alte Parti contraenti si impegnano a consultarsi e a cooperare reciprocamente a livello bilaterale, tramite il Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite o nell'ambito di altre procedure internazionali appropriate, in vista di risolvere ogni problema concernente l'interpretazione e l'applicazione delle disposizioni del presente Protocollo.

Allegato tecnico 1. Registrazione a) La registrazione dell'ubicazione delle mine che non sono posate a distanza, dei campi minati, delle zone minate, delle trappole e di altri dispositivi dev'essere effettuata conformemente alle seguenti disposizioni: i) l'ubicazione dei campi minati, delle zone minate e delle zone in cui sono state posate trappole e altri dispositivi è indicata precisamente rispetto alle coordinate di almeno due punti di riferimento, con le dimensioni stimate della zona contenente queste armi rispetto a questi punti di riferimento; ii) carte, schizzi e altri documenti sono approntati per indicare l'ubicazione dei campi minati, delle zone minate, delle trappole e altri dispositivi rispetto ai punti di riferimento; vi sono pure indicati il loro perimetro e la loro estensione; iii) ai fini del rilevamento e della rimozione di mine, trappole e altri dispositivi, le carte, schizzi o altri documenti contengono informazioni complete sul tipo, il numero, il metodo di posa, il tipo e la durata di vita del detonatore, la data e l'ora della posa, i dispositivi antimanipolazione (se del caso) e le altre informazioni pertinenti, relative a tutte le armi collocate; per quanto possibile, il documento relativo a un campo minato deve indicare l'ubicazione esatta di ogni mina, salvo per i campi in cui le mine sono disposte in file, per cui è sufficiente l'ubicazione delle file; l'ubicazione esatta e il meccanismo di funzionamento di ogni trappola sono registrati separatamente.

b) L'ubicazione e l'estensione supposte della zona in cui si trovano le mine posate a distanza devono essere indicate rispetto alle coordinate di punti 48

Divieto o limitazione dell'impiego di talune armi classiche. Protocollo di riferimento (per principio punti situati agli angoli), in seguito verificati e, se ciò è possibile, segnati sul suolo il più presto possibile. Il numero complessivo e il tipo di mine posate, la data e l'ora della posa e il termine di autodistruzione devono pure essere registrati.

e) Esemplari dei documenti devono essere conservati a un livello di comando sufficientemente elevato per garantire per quanto possibile la loro sicurezza.

d) L'impiego di mine fabbricate dopo l'entrata in vigore del presente Protocollo è vietato in quanto non portino le seguenti indicazioni, in inglese oppure nella o nelle lingue nazionali: i) nome del Paese d'origine; ii) mese e anno di fabbricazione; iii) numero di serie o numero del lotto.

Queste indicazioni dovrebbero essere visibili, leggibili, durevoli e resistenti agli effetti ambientali, per quanto possibile.

2. Specificazioni riguardanti la rilevabilità a) Nella struttura delle mine antiuomo fabbricate dopo il 1° gennaio 1997 dev'essere incorporato un materiale o un dispositivo che renda la mina rilevabile con un'attrezzatura cercamine corrente e che emetta un segnale di risposta equivalente a quello di una massa unica coerente di 8 grammi di ferro o più.

b) Nella struttura delle mine antiuomo fabbricate prima del 1° gennaio 1997 dev'essere incorporato o fissato prima della loro posa, in modo che sia difficile staccarlo, un materiale o un dispositivo che renda la mina rilevabile con un'attrezzatura cercamine corrente e che emetta un segnale di risposta equivalente a quello di una massa unica coerente di 8 grammi di ferro o più.

e) Nel caso in cui un'Alta Parte contraente ritenga di non poter immediatamente rispettare la disposizione del comma b), essa può dichiarare, nel momento in cui notifica il suo consenso a essere vincolata dal presente Protocollo, che ne differisce il rispetto per un periodo non superiore a nove anni dall'entrata in vigore del Protocollo. Nel frattempo, limiterà, per quanto possibile, l'impiego delle mine antiuomo non conformi a questa disposizione.

3. Specificazioni riguardanti l'autodistruzione e l'autodisattivazìone a) Tutte le mine antiuomo posate a distanza devono essere concepite e fabbricate in modo che non vi sia più del 10 per cento delle mine attivate che non si autodistruggono entro 30 giorni dalla posa. Ogni mina deve pure essere dotata di un dispositivo complementare di autodisattivazione concepito e fabbricato in modo che, combinando il suo funzionamento con quello del meccanismo di autodistruzione, al massimo una mina attivata su 1000 funzioni ancora come mina 120 giorni dopo la posa.

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Divieto o limitazione dell'impiego di talune armi classiche. Protocollo

b)

e)

Tutte le mine antiuomo che non sono posate a distanza e sono impiegate al di fuori di zone segnalate, quali sono definite nell'articolo 5 del presente Protocollo, devono soddisfare le esigenze riguardanti l'autodistruzione e l'autodisattivazione di cui al comma a).

Nel caso in cui un'Alta Parte contraente ritenga di non poter immediatamente rispettare le disposizioni dei commi a) e/o b), può dichiarare, nel momento in cui notifica il suo consenso a essere vincolata dal presente Protocollo che, per quanto riguarda le mine fabbricate prima dell'entrata in vigore del Protocollo, essa differisce il rispetto di queste disposizioni per un periodo non superiore a nove anni dall'entrata in vigore del Protocollo.

Durante questo periodo, la Alta Parte contraente: i) si impegna a limitare, per quanto possibile, l'impiego delle mine antiuomo non conformi a queste disposizioni; ii) soddisfa le esigenze relative all'autodistruzione o quelle concernenti l'autodisattivazione nel caso delle mine antiuomo posate a distanza e soddisfa, almeno, le esigenze concernenti l'autodisattivazione nel caso delle altre mine antiuomo.

4. Segnalazione internazionale dei campi minati e delle zone minate Segnali simili a quelli dell'esempio che figura in appendice e come descritti di seguito devono essere utilizzati per segnalare i campi minati e le zone minate alfine che questi campi e zone possano essere visti e riconosciuti dalla popolazione civile: a) dimensioni e forma: triangolo con un lato di almeno 28 centimetri (11 pollici) e i due altri lati di almeno 20 centimetri (7,9 pollici) o quadrato di almeno 15 centimetri (6 pollici) di lato; b) colore: rosso o arancio con un bordo riflettente giallo; e) simbolo: simbolo rappresentato nell'appendice o un altro simbolo che, nella zona in cui il segnale dev'essere installato, sia facilmente riconoscibile come indicante una zona pericolosa; d) lingua: il segnale dovrebbe portare la menzione «mine» in una delle sei lingue ufficiali della Convenzione (inglese, arabo, cinese, spagnolo, francese e russo) e nella o nelle lingue dominanti della regione; e) distanza: i segnali dovrebbero essere posti attorno al campo minato o alla zona minata a una distanza sufficiente per poter essere visti da ogni parte da un civile che si avvicina alla zona.»

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Divieto o limitazione dell'impiego di talune armi classiche. Protocollo

Appendice Segnale di pericolo per le zone in cui sono state posate mine

28 cm (11 ")

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Divieto o limitazione dell'impiego di talune armi classiche. Protocollo

Articolo 2 Entrata in vigore II Protocollo modificato entra in vigore come è previsto nel paragrafo 1 comma b) dell'articolo 8 della Convenzione.

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Protocollo aggiuntivo

Traduzione

alla Convenzione sul divieto o la limitazione dell'impiego di talune armi classiche che possono essere ritenute capaci di causare effetti traumatici eccessivi o di colpire in modo indiscriminato

Articolo 1 Protocollo aggiuntivo II protocollo il cui testo segue è allegato alla Convenzione sul divieto o la limitazione dell'impiego di talune armi classiche che possono essere ritenute capaci di causare effetti traumatici eccessivi o di colpire in modo indiscriminato («la Convenzione») come Protocollo IV.

«Protocollo relativo alle armi laser accecanti» (Protocollo IV) Articolo 1 È vietato impiegare armi laser specificamente concepite in modo tale che la loro unica funzione di combattimento o una delle loro funzioni di combattimento sia di provocare la cecità permanente delle persone la cui vista non è protetta, ossia che guardano a occhio nudo o che portano lenti correttrici. Le Alte Parti contraenti non trasferiscono simili armi ad alcuno Stato né ad alcuna entità che non sia uno Stato.

Articolo 2 Nell'impiego dei sistemi laser, le Alte Parti contraenti prendono tutte le precauzioni possibili per evitare i casi di cecità permanente di persone la cui vista non è protetta. Simili precauzioni comprendono l'istruzione delle loro forze armate e altre misure pratiche.

Articolo 3 La cecità in quanto effetto fortuito o collaterale dell'impiego militare legittimo di sistemi laser, compresi i sistemi laser utilizzati contro i dispositivi ottici, non è oggetto del divieto enunciato nel presente Protocollo.

Articolo 4 Ai fini del presente Protocollo, con «cecità permanente» si intende una perdita della vista irreversibile e non correggibile, che è gravemente invalidante senza alcuna prospettiva di recupero. Un'invalidità grave equivale a un'acuità visiva inferiore a 20/200, misurata ai due occhi con l'aiuto del test di Snellen.

" Dal testo originale francese.

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Divieto o limitazione dell'impiego di talune armi classiche

Articolo 2 Entrata in vigore II presente Protocollo entra in vigore come è previsto nei paragrafi 3 e 4 dell'articolo 5 della Convenzione.

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Schweizerisches Bundesarchiv, Digitale Amtsdruckschriften Archives fédérales suisses, Publications officielles numérisées Archivio federale svizzero, Pubblicazioni ufficiali digitali

Messaggio concernente il Protocollo II riveduto e il Protocollo IV alla Convenzione del 1980 sulle armi classiche del 14 maggio 1997

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1997

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02.09.1997

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