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Foglio Federale Berna, 22 dicembre 1972

Anno LV

Volume II

N° 52 Si pubblica di regola una volta la settimana. Abbonamento annuo fr. 22 (semestrale fr. 16, estero fr. 37) con allegata la Raccolta delle leggi federali.

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11460 Messaggio del Consiglio federale all'Assemblea federale su misure completive per moderare l'ipercongiuntura (Del 4 dicembre 1972) Onorevoli signori, presidente e consiglieri,

Ci pregiamo sottoporvi un messaggio, con relativi progetti di decreti federali urgenti, prospettante delle misure completive per moderare l'ipercongiuntura.

Introduzione Un ulteriore irrefrenato sviluppo dei fattori d'espansione, già attivi o prevedibili, potrebbe condurre ad una accentuazione delle tendenze inflatorie; questo giudizio circa la situazione congiunturale, ci spinge a prevedere delle misure urgenti per frenare il gonfiarsi della domanda. Ma le attuali basi legali non bastano: occorre quindi sancire la maggior parte delle misure prospettabili nella forma di decreti federali urgenti, secondo la procedura definita nell'articolo 89bis capoversi 1 e 3 della Costituzione federale.

Nella prima parte del messaggio, chiariremo la situazione congiunturale estrapolandone l'evoluzione; poscia richiameremo i provvedimenti congiunturali sinora posti in opera; nella terza parte proporremo delle misure suppletive per moderare la perdurante ipercongiuntura, misure che formeranno il tema dei decreti federali, vertenti quindi su: -- il mercato creditizio --· la proroga del deposito all'esportazione -- la riduzione dell'ammissibilità fiscale degli ammortamenti -- la stabilizzazione dell'edilizia -- la sorveglianza sui prezzi.

Foglio Federale 1972, Voi. Il

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1278 I. Situazione e prospettive congiunturali 1. Aspetti dell'economia mondiale La ripresa congiunturale, appena accennata durante il primo semestre del 1972 nella maggior parte degli Stati industriali occidentali, veniva vieppiù espandendosi verso la fine dell'anno; dopo gli USA, l'avvivainento congiunturale si irradiava in Giappone e nella maggior parte degli Stati europei. Così l'incremento medio del prodotto nazionale lordo reale, per i Paesi dell'OCDE, risultava nel 1972 attorno al 6%, di contro al 3,4% appena dell' anno innanzi. D'altro canto, la scalata mondiale dei prezzi e dei salari, stante il mantenersi d'una forte domanda globale, non poteva venire inflessa, nono · stante le misure di stabilizzazione generalmente apprestate.

Il perdurare dell'alta congiuntura statunitense è principalmente caratterizzato da un incremento spiccato delle spese di consumo privato e dell' attività d'investimento; comunque, grazie ad essenziali progressi nella produttività, ma anche a provvedimenti di politica economica, si riuscì negli ultimi mesi a contenere sul 3% l'aumento generale dei prezzi. Per contro, nell'ambito dell'OCDE, il rincaro subì ultimamente un'impennata, praticamente in tutti gli Stati membri ancorché specialmente nelle Nazioni industriali europee, nelle quali l'aumento dei prezzi raggiunse mediamente in settembre il 6,8% oltre l'indice dell'anno precedente. L'inflazione, che si trova quivi generalmente in fase di acutizzazione, va ricondotta in prima linea alla forte espansione della domanda interna, sia pubblica sia privata, ed anche alla crescente vivacità del commercio estero.

Siccome poi questo nuovo slancio economico, nella maggior parte dei Paesi, prende radice in una situazione congiunturale non ancora o appena consolidata, è facilmente ipotizzabile un prossimo ulteriore difficoltarsi del problema della stabilità. Nella scia del profilantesi boom mondiale, emerge il pericolo che la spirale dei salari e dei prezzi abbia ad accelerarsi ancora.

Di fronte a questa evoluzione, diversi Paesi già sono passati ad una politica più restrittiva della moneta e del bilancio ed hanno affrontato provvedimenti di politica dei redditi e dei prezzi. I ministri delle finanze della CEE ampliata si sono fondamentalmente accordati circa la messa in cantiere di un'azione comune per combattere l'inflazione. 2. Andamento congiunturale in Svizzera Nonostante notevoli incrementi della produttività, la completa messa in opera delle capacità personali e tecniche e gli sforzi volti alla stabilizzazione, la sovradomanda non si è sinora, nel nostro Paese, ristretta in modo sensibile: la situazione congiunturale rimane caratterizzata da un sovraccarico dell'apparato produttivo (seppur settorialmente e con grandi divari) impu-

1279 labile però segnatamente all'ente pubblico, all'edilizia e al consumo privato.

Da qualche tempo son venute affiorando inoltre, in campi importanti della domanda, nuove tendenze espansive.

  1. Investimenti e consumo I più massicci impulsi inflatorii provengono, come sempre, dall'economia interna e in prima linea dal settore edilizio e dalle branche connesse.

Così l'edilizia pubblica trovasi, già da qualche tempo, sotto il segno di una crescita accelerata. Mentre l'industria, specie a cagione della carenza di mano d'opera e dell'incertezza del mercato, si è sinora concentrata essenzialmente sugli investimenti di razionalizzazione, altrove ha ripreso l'abbrivio una tendenza generale agli investimenti. La cubatura delle costruzioni industriali progettate (ampliamenti compresi) è, nel terzo trimestre, cresciuta, rispetto al periodo parallelo dell'anno scorso, di circa il 38%.

Ma quella che fa spicco è l'espansione continua nell'edilizia abitazionaie: nel primo semestre del 1972 si è costruito, nei Comuni d'oltre 2000 abitanti, circa il 10% in più d'abitazioni che non l'anno prima.

A questo esito dovrebbe aver contribuito, assieme alle favorevoli condizioni climatiche, al rafforzarsi del potenziale di manodopera e al crescere della produttività, anche il trattamento di favore attuato nel quadro del vigente decreto sull'edilizia. I permessi rilasciati negli ultimi mesi ed i crediti stanziati dalle banche consentono di inferire, con piena Certezza, un'ulteriore espansione dell'edilizia abitazionale. Per ora, stante la perdurante elasticità del mercato dei capitali, nessuna seria difficoltà di finanziamento è in grado di ostacolare l'attuazione dei progetti già in cantiere.

Come parafenomeno della forte crescita del reddito medio, anche la domanda privata di consumo è venuta, in questi ultimi tempi, acquisendo una sua forza d'urto; con il 12% circa nel terzo trimestre del 1972, la cifra d'affari del commercio al minuto -- sicuro barometro dell'andamento del consumo -- ha segnato un aumento più spiccato dell'anno innanzi. Più forte ancora è stato l'incremento della domanda di servizi. Siccome poi il settore dei servizi è generalmente a composizione organica bassa ed incide fortemente sull'indice dei prezzi al consumo, detto incremento di domanda contribuisce massicciamente al rincaro.

b. Gestione
pubblica Potente motore del generale enfiamento della domanda sono infine la crescita delle spese e i bilanci deficitari delle collettività pubbliche e delle assicurazioni sociali.

L'importanza delle collettività pubbliche in quanto fattori economici si riflette nel fatto che la loro gestione assorbe più di un terzo dell'intero prodotto nazionale lordo, onde torna ovvio che l'andamento congiunturale

1280 venga profondamente influenzato dall'insieme della gestione finanziaria pubblica. Ma più fortemente ancora l'evoluzione congiunturale retroagisce a sua volta sulla gestione delle collettività pubbliche. Ne viene che Stato centrale, Cantoni e Comuni trovansi in un campo di forza, polarizzato tra le urgenti richieste infrastnitturali, connesse alla crescita economica e al soddisfacimento degli aumentati bisogni socio-politici, e i dettami di una politica finanziaria restrittiva adeguata alla situazione congiunturale. Dacché poi lo Stato opera in gran parte come fornitore di servizi, esso trovasi esposto al rincaro ancor più di quanto risulti dal mero indice del costo della vita.

Lo sviluppo eccessivo dei compiti dello Stato, col parallelo delle spese, e l'incremento sempre più netto dei costi di funzionamento delle collettività pubbliche di ogni grado fanno crescere la domanda globale e contribuiscono a dar corpo alle tendenze inflatorie già fermentanti in una economia surriscaldata.

Nell'insieme, le spese della Confederazione, dei Cantone e dei Comuni hanno segnato l'andamento seguente a contare dal 1950: 1950 Consuntivo

Confederazione, Cantoni e Comuni, totale *) . .

-- Confederazione . .

-- Cantoni -- Comuni

1972 Preventivo

Aumento dal 1950 al 1972

26727 9 746 11881 9500

+22735 + 8 006 +10394 +8174.

Mio di fr

-

3 992 1 740 1487 1326

Mio di fr-

% +569,5 +460,1 +698,9 +616,4

*) dedotte le doppie imputazioni

Notiamo, come termine di paragone, che durante questo periodo il prodotto nazionale lordo nominale passa da 19,9 miliardi di franchi a 114,8 miliardi (valutazione), il che da un incremento di 94,6 miliardi, vale a dire del 477,5%: le spese della Confederazione son dunque venute crescendo in una proporzione un po' minore, mentre l'accrescimento delle spese cantonali e comunali rivelasi alquanto maggiore.

Mentre le collettività pubbliche, in genere, presentavano, ancora nel 1950, delle eccedenze di introiti (per un totale di 260 milioni), i preventivi del 1972 registrano per contro delle eccedenze di oneri aggirantesi sul miliardo e mezzo. Segnatamente in questi ultimissimi anni l'evoluzione finanziaria è venuta degradandosi; per di più gli indici attuali fanno prevedere un nuovo accrescimento dei disavanzi. L'aumento delle spese della Confederazione appare certo considerevole, dacché esse risultano pressoché quintuplicate a contare dal 1950, tuttavia l'aumento appare ancor più rilevato allorché si considerano i Comuni e più ancora allorché si considerano i Cantoni. Questa evoluzione si è vieppiù caratterizzata negli ultimi anni.

1281 Ancorché Confederazione, Cantoni e Comuni siano tenuti ad assolvere compiti urgenti, non devono trascurarne l'impatto sull'economia nazionale pur costretta entro limiti mal valicabili. L'atteggiamento degli enti pubblici nella lotta contro il rincaro appare poi tanto più determinante in quanto assume anche notevoli effetti psicologici.

e. Commercio estero Per effetto delle tendenze espansive della congiuntura mondiale, il commercio estero ha ripreso un rapido abbrivio. Mentre le ordinazioni inizialmente segnavano una tal quale diminuzione, si riscontrava, nel corso del secondo semestre, una ripresa rispetto all'anno precedente. Nell'ottobre del 1972, le esportazioni aumentavano del 14,1%, quindi più rapidamente che non nei mesi precedenti. Lo sviluppo recente delle esportazioni mostra scarti notevoli da un settore all'altro; esso va precipuamente ascritto all industria chimica e all'orologeria, per contro le esportazioni del settore alimentare e del tabacco si sono inflesse. Le importazioni si sono anch'esse accentuate in questi ultimi tempi (+15% in ottobre).

d. Aumento dei salari e dei prezzi La crescita del prodotto nazionale lordo reale è influenzata vieppiù dal forte aumento dei costi e dei prezzi manifestatosi in tutti i settori, nonché da una mentalità tendenzialmente inflazionistica. I miglioramenti salariali superano largamente l'incremento della produttività e, per la prima volta a contare dalla seconda guerra mondiale, l'aumento dei prezzi al consumo ha toccato in ottobre l'indice record di 7,3%. I prezzi all'ingrosso hanno seguito questo moto ascendente ed il loro rincaro ha avuto l'abituale effetto differito sui prezzi dei beni di consumo.

e. Mercato monetario e finanziario I capitali stranieri, affluiti nel nostro Paese con la crisi monetaria internazionale dell'agosto 1971, hanno considerevolmente enfiato il mercato monetario e creditizio. Essendo poi mancato un riflusso di questi fondi all'estero, la liquidità interna rimaneva molto forte anche a fin d'anno.

Così la Banca nazionale doveva sforzarsi di ridurre quanto possibile questa eccedenza durante la prima metà del 1972. La crisi della sterlina, scoppiata sul finire di giugno, ostacolò i suddetti sforzi, provocando un nuovo afflusso di capitali in Svizzera. La Banca nazionale, ancorché temporaneamente sospendesse i propri interventi sul mercato dei cambi e prendesse drastiche misure per respingere i capitali stranieri (vedi più sotto), non poté opporsi, all'inizio di luglio, ad un afflusso di dollari per un totale di 4,7 miliardi di franchi. Trattavasi verosimilmente in gran parte di capitali svizzeri rimpatrianti. L'afflusso in parola provocò il gonfiamento della liquidità bancaria; gli averi in conto-giro dell'economia presso la Banca na-

1282 zionale passavano da 5,7 miliardi di franchi, nell'imminenza della crisi della sterlina, a 9,9 miliardi verso metà luglio. L'eccedenza di liquidità potè successivamente essere solo lentamente riassorbita; le misure prese all'uopo sono esposte nel capitolo II numero 1.

La forte liquidità del mercato monetario ha favorito o addirittura incrementato l'espansione del credito bancario. Già nell'autunno del 1971 si constatava uno straordinario aumento dei crediti stanziati dalle banche ai propri clienti in Svizzera. L'aumento proveniva non soltanto dalla sovrabbondanza di fondi disponibili per mutui e dal fiorire di ampi settori dell' economia interna, segnatamente dell'edilizia, bensì anche e soprattutto dal fatto che il restringimento del credito, previsto dalla convenzione-quadro, diveniva definitivamente caduco il 31 luglio 1972. Ovviamente, di fronte a un tale andamento, la Banca nazionale si vedeva indotta ad indirizzare, il 24 luglio 1972, alle altre banche, una circolare recante precise direttive sulla concessione di crediti; queste direttive invitavano le banche a continuare nondimeno a -limitare i crediti indigeni all'indice di crescita, riscontrato sino allora, e ad accordare solo qui nuovi crediti che non facessero superare tale limite. Tuttavia la pressione esercitata dai fondi in cerca di investimento e dalla considerevole domanda creditizia, segnatamente sempre nel settore edilizio, si è rivelata preponderante: l'espansione dei crediti accordati dalle banche, vale a dire la promessa di versare fondi a termine, si è così mantenuta, anzi si è rafforzata nel corso degli ultimi mesi. I crediti effettivamente versati iniziavano così una rapida ascesa a partire dal maggio 1972.

L'indice di crescita annua dei crediti bancari per utilizzo interno, che aveva oscillato, nel 1971, tra il 6,5 e il 1%, scattava all'8,2% nel maggio 1972 e passava all'8,7% in giugno, al 9,2% in luglio, al 9,4% in agosto e al 10% in settembre. I crediti indigeni sollecitati durante i mesi d'agosto e di settembre toccavano un ammontare di circa 2 miliardi di franchi, vale a dire circa il doppio di quanto si sarebbe avuto qualora il suddetto inquadramento del credito fosse stato prorogato o qualora fossero state puntualmente applicate le direttive successivamente impartite.

La forte liquidità, accentuata dall'afflusso di divise all'inizio di luglio, influiva pure sul mercato dei capitali. Mentre la capacità d'assorbimento del mercato delle emissioni aveva mostrato transitori cedimenti in primavera e il reddito medio delle obbligazioni della Confederazione passava dal 4,6% in febbraio a circa il 5% a fine giugno, la domanda di valori svizzeri riprendeva un'ampiezza straordinaria dopo le vacanze estive. I prestiti erano regolarmente sottoscritti oltre il valore nominale e venivano quotati, in pre-borsa.

molto al di sopra della pari. Questa evoluzione incitò le banche ad accrescere il numero e l'ammontare dei prestiti stranieri stilati in franchi svizzeri, mentre la liquidità del mercato induceva all'interno ad una maggior reticenza nonché alla rinuncia parziale delle emissioni previste.

1283 Le condizioni del mercato principavano a mutare nel corrente del mese d'ottobre. Le misure destinate ad assorbire la liquidità e a respingere i capitali stranieri venivano via via producendo i loro effetti. Il corso del dollaro americano continuava pure a rafforzarsi. Segnatamente dopo le elezioni presidenziali, la borsa americana esercitava anche in Svizzera un richiamo crescente sui capitali desiderosi di investimento. La liquidità sul mercato monetario si è quindi progressivamente riassorbita. I tassi d'interesse, estremamente modesti, consentiti sui fondi a corto termine dovettero essere aumentati a diverse riprese: così il tasso delle grandi banche sui depositi a tre mesi passava dall'I%% a fine agosto al 4% a fine novembre. Verso la fine d'ottobre le banche furono costrette a ricorrere ai crediti swap della Banca nazionale (che esse abitualmente non sollecitavano se non fine trimestre o fine semestre), onde coprire i loro bisogni di liquidità. L'abbondante afflusso di fondi a medio e a lungo termine verso le banche venne sensibilmente rallentandosi. Le banche decidevano quindi d'allineare il tasso d'interesse delle obbligazioni di cassa. A partire dal 20 novembre, la Banca nazionale dava il proprio accordo all'aumento del tasso delle obbligazioni di cassa; questo veniva aumentato di %% con. l'assenso della Banca nazionale, qualunque fossero le scadenze.

Si è pure riscontrato un evidente cambiamento sul mercato finanziario.

Gli investitori si sono mostrati ancora più cauti malgrado un miglioramento delle condizioni d'emissione favorevole ai creditori. A più riprese mutui obbligazionari non poterono essere interamente sottoscritti. Talune emissioni già progettate furono disdette e le banche ridussero sensibilmente dei mutui stranieri previsti per gli ultimi mesi dell'anno. Il tasso d'interesse delle obbligazioni straniere, che all'inizio d'ottobre toccava ancora il 5%%, fu portato progressivamente al 6%%; simultaneamente il reddito medio delle obbligazioni della Confederazione passava dal 4,98%, alla fine di settembre, al 5,10% a fine ottobre, per toccare il 5,32% a fine novembre.

Nonostante questa relativa tendenza alla contrazione dell'offerta di capitali, l'approvvigionamento in moneta, in capitali e in crediti rimaneva assai ridondante, tenuto conto delle reali capacità della nostra economia.

Sinora è stata ridotta soltanto la straordinaria eccedenza di liquidità delle banche mentre il volume monetario, in mano all'economia ed ai consumatori, permane pur sempre troppo elevato. Ciò si traduce in un'espansione della domanda di beni e di servizi che di riflesso aumenta i costi e i prezzi.

Il fenomeno si avverte segnatamente pei crediti accordati delle banche, crediti che non poterono essere efficacemente ristretti sinora tramite i provve dimenti di assorbimento della liquidità, in quanto gl'istituti di credito, rimpatriando l'ammontare netto considerevole dei loro investimenti all'estero, possono mobilitare ancora importanti riserve di liquidità.

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/. Prospettive II quadro circostanziale fa prevedere che l'aumento della domanda interna continuerà ad esplicarsi in questi prossimi mesi; per di più, lo sviluppo congiunturale avveratosi nella maggior parte dei Paesi industrializzati comporterà certamente un'espansione ulteriore della domanda estera. Il nostro apparato produttivo già sovraccarico arrischia dunque di essere ancor più sollecitato. Orbene un nuovo enfiamento della sovradomanda aprirebbe la via ad un nuovo aumento dei prezzi e dei salari; inoltre, dal momento che in tutto il mondo ci si aspetta una nuova ondata di rincaro, v'è da temere che l'aumento dei prezzi all'importazione venga ad alimentare anch'esso la nostra inflazione. È dunque urgente prendere provvedimenti ampi per jugulare questa evoluzione.

II. Misure sinora attuate per moderare l'evoluzione congiunturale 1. Misure monetarie II forte afflusso di fondi stranieri, nell'agosto 1972, aveva provocato un enfiamento straordinario della liquidità e del credito: gli averi in contogiro presso la Banca nazionale, intestati alle banche, al commercio e all'industria, toccavano i 12,4 miliardi a fine gennaio 1972, rispetto ai 4,5 miliardi di un anno innanzi. Se l'instabilità monetaria internazionale aveva mantenuto, sino a fine 1971, una recessione d'ambito mondiale, l'inizio del '72 già faceva ipotizzare una ripresa, onde la Banca nazionale, verso metà febbraio 1972, decideva, nell'intento di contrarre l'eccessiva liquidità bancaria, di imporre condizioni suppletive al rilascio del permesso di procedere a quelle esportazioni di capitali che erano sottoposte ad autorizzazione. L'obbligo di convertire una parte degli ammontari esportati presso la Banca nazionale, già sancito nell'agosto del 1971, venne modificato nel senso che le banche postulanti furono costrette a convertire almeno il 25% dell'ammontare, stilato in franchi, dei mutui delle obbligazioni a medio termine o dei crediti accordati a debitori stranieri; l'aliquota fu portata al 40%, il primo maggio 1972.

La Banca nazionale e l'Associazione svizzera dei banchieri decidevano, verso fine aprile 1972, di assorbire in gran parte l'eccesso di liquidità bancaria, prescrivendo degli averi minimi. All'uopo, nel quadro della convenzione del primo settembre 1969, furono fissati i nuovi averi minimi sull'accrescimento degli obblighi verso i residenti; inoltre il modo di computo degli averi straordinari sull'accrescimento degli obblighi verso gli stranieri veniva modificato, in particolare veniva soppressa la possibilità di compensare l'accrescimento di fondi stranieri mediante nuovi investimenti all'estero.

In questo modo si giungeva, verso la metà del 1972, ad elidere quasi completamente l'eccesso di liquidità, mantenutosi dall'anno precedente, sen-

1285 nonché la crisi della sterlina, scoppiata a fine giugno, veniva a falsare questo processo di normalizzazione e ci costringeva a ricorrere a dei provvedimenti intesi ad impedire il riafflusso di fondi stranieri.

Non appena nota la decisione britannica di lasciar fluttuare la sterlina, la Banca nazionale sospese i propri interventi sul mercato dei cambi, dal 23 al 30 giugno 1972, onde prevenire un inutile afflusso di divise. Frattanto, d'accordo con la Banca nazionale, prendevamo misure volte a proteggere il nostro mercato contro il nuovo afflusso di fondi esteri, nel quadro del decreto federale dell'8 ottobre 1971 sulla salvaguardia della moneta, promulgato appunto per far fronte ad ogni eventualità.

Differenti provvedimenti, sanciti tra fine giugno e inizio luglio, concorrevano a precludere l'entrata di nuovi fondi in cerca d'investimento e quindi a jugulare una fonte suppletiva d'inflazione: trattavasi del divieto d'investire fondi stranieri in immobili svizzeri (DCF 26 giugno 1972), del divieto di investire fondi stranieri in cartevalori svizzere ed ipoteche su immobili svizzeri (O 26 giugno 1972), nonché dell'obbligo di richiedere un'autorizzazione per raccogliere fondi all'estero (O 5 luglio 1972). Inoltre, per prevenire un afflusso di divise, fu fatto obbligo alle banche di badare che, a chiusura quotidiana, il totale degli averi in moneta estera fosse tale da coprire il totale degli obblighi in quella moneta (O 5 luglio 1972). Allorché la Banca nazionale riprese, il 3 luglio 1972, i propri interventi sul mercato dei cambi, s'ebbe nuovamente un forte afflusso di divise, nonostante gli avvertimenti del nostro istituto d'emissione, forieri di ulteriori provvedimenti.

In questo contesto ordinavamo, il 4 luglio, la riscossione, retroattiva al 3 luglio 1972, di una commissione trimestrale del 2% sull'accrescimento degli averi stranieri registrato nelle banche a contare dal 30 giugno 1972 (O 4 luglio 1972); simultaneamente, il divieto di pagare un interesse sull'accrescimento degli averi stranieri, previsto da una convenzione (del 20 agosto '71) vincolante un numero limitato di banche, veniva generalizzato recependolo nelle ordinanze del 31 luglio 1972 e quindi esteso all'insieme degli istituti sottoposti alla legge sulle banche. Ci sembrò inoltre opportuno impostare su nuova base legale l'ordinamento concernente gli averi minimi sull'accrescimento dei fondi stranieri, il che fu fatto con l'Ordinanza del 5 luglio 1972.

(Per un'informazione più analitica su questi temi facciamo qui rinvio al rapporto del 16 agosto 1972).

Le aliquote degli averi minimi, sull'accrescimento dei fondi indigeni e stranieri, vennero modificate in modo da sterilizzare un altro miliardo di liquidità; inoltre, per le esportazioni di capitali sottoposte ad autorizzazione, l'obbligo di convertire veniva reso più drastico col portare la quota convertenda al 50%, (capitali a scadenza quinquennale) e al 60% (capitali investiti per più di 5 anni); infine, la parte dei mutui stranieri in franchi svizzeri, cedibile a clienti stranieri, fu ricondotta al 40%.

1286 Grazie all'insieme di questi provvedimenti, fu possibile ridurre progressivamente l'eccedenza di liquidità nel corso dei mesi successivi. Così, a metà novembre, gli averi dell'economia privata in conto-giro presso la Banca nazionale risultavano soltanto di 5 miliardi di franchi rispetto ai circa 10 miliardi di fine luglio. Per tener conto degli elevati bisogni stagionali, tutti gli averi minimi sui fondi indigeni furono temporaneamente ridotti del 20% con effetto a contare dal 31 ottobre 1972. Gli averi minimi così liberati, per un totale di 380 milioni, dovranno però essere ristabiliti all'inizio del 1973.

Da questo stesso profilo, anche l'obbligo degli averi minimi sull'accrescimento di fondi stranieri è stato alcun poco ridotto, nel senso di una nuova ripartizione. Il 16 ottobre si sospese, fino a nuovo ordine, la disposizione obbligante le banche a coprire ogni giorno, mediante i propri averi in moneta estera, il totale dei loro obblighi in detta moneta (O 5 luglio 1972).

Nondimeno le agevolazioni suddette non costituiscono punto un allentamento della politica monetaria.

2. Misure per il settore edilizio Com'è noto, un nuovo decreto sull'edilizia era promulgato durante l'estate del 1971 quale complemento della rivalutazione: partivamo infatti dal concetto che la sovrabbondanza monetaria e l'enfiamento creditizio rischiavano di stimolare ancor più la già intensa attività edilizia; per contro, speravamo che la rivalutazione avrebbe cagionato, a medio termine, un allentamento sensibile del mercato. Il decreto edilizio doveva contribuire frattanto a conseguire uno sviluppo armonioso nell'attività costruttiva; esso tendeva dunque verso una finalità assai strettamente definita, onde importa tenerne conto nel valutarne gli effetti.

La statistica edilizia, compilata dal delegato alle questioni congiunturali, col riflettere l'evoluzione del settore nel 1971 e 1972 permette, nel migliore dei modi, di tradurre in cifre l'effettiva incidenza del decreto. Le regioni già sottoposte, nel 1971, al divieto di demolizione, ed ordinariamente anche al blocco delle costruzioni, registravano, nel corso di questo stesso esercizio, un aumento annuo dei progetti edilizi aggirantesi sul 38%, orbene questa percentuale cadeva a quota 25 dopo l'entrata in vigore del disciplinamento. Lo scarto tra l'ampiezza dei progetti depositati e quella dei lavori attuati nell'anno precedente è venuto diminuendo segnatamente nelle grandi agglomerazioni.

Giusta i rilevamenti condotti dal delegato alla stabilizzazione edilizia, l'esecuzione di un 13-15% dei progetti poté essere differita durante il primo anno di validità del decreto. Di fatto la domanda non è stata alleggerita nella stessa misura, in quanto l'esecuzione di una parte dei progetti bloccati avrebbe dovuto in ogni modo venir differita per altre ragioni.

1287 Attualmente, 443 Comuni, rappresentanti il 56% della popolazione residente, sono soggetti al decreto edilizio. Questi Comuni assommavano, nel 1972, circa il 58% dei progetti depositati e va notato che il genio civile è quasi interamente sottratto alle misure di restrizione.

Il decreto edilizio ha dunque consentito di alleggerire il mercato di una parte soltanto della sovradomanda. Dal punto di vista psicologico, sembrò ostico sottrarre talune costruzioni al disciplinamento, ancorché non fossero più urgenti, economicamente parlando, delle costruzioni vietate. L'edilizia e le branche connesse seppero del resto dar buona prova della loro ingegnosità: evitarono le regioni soggette al decreto per portarsi verso le regioni libere e tralasciarono i lavori sottoposti al divieto per altri lavori.

L'allentamento che il decreto avrebbe dovuto provocare sul mercato edilizio non ha dunque avuto luogo nella misura desiderata.

Per quanto attiene agli effetti del divieto di demolire, va notato quanto segue: giusta i rilevamenti dell'UFIAML, 764 alloggi sono stati soppressi in seguito a demolizione, contro 1361 l'anno innanzi, nelle 5 agglomerazioni soggette al decreto edilizio durante il primo semestre 1972. Il divieto condizionale di demolire ha dunque prodotto un regresso spiccato delle demolizioni. Si osserva del resto la stessa evoluzione nelle altre città nonché nei grandi Comuni rurali, mentre i Comuni medi e piccoli, in generale non sottoposti al decreto, han visto aumentare il numero delle demolizioni.

Il decreto edilizio ha avuto anche altri effetti che non possono adeguatamente essere tradotti in cifre ma che risultano da talune osservazioni e informazioni: così è ridivenuto possibile, in taluni casi, discutere i prezzi e le offerte sono ridiventate talora realmente concorrenziali; per contro, in certe regioni, i meccanismi del mercato non si sono punto snelliti. Sembra che le misure restrittive abbiano talora favorito la costruzione di abitazioni a prezzi modesti: si è infatti potuto constatare, almeno in un certo numero di casi, che degli impresari, i quali normalmente avrebbero realizzato delle costruzioni vietate, hanno riportato la loro potenzialità costruttiva sull'approntamento di alloggi, onde adattarsi in questo modo alla nuova situazione creata dal divieto. Inoltre, non è raro che le costruzioni di lusso sottoposte a divieto siano state riconcepite come abitazioni d'affitto medio.

Il decreto edilizio si è dunque rivelato assai efficace per lo stabilimento delle priorità.

3. Politica del bilancio e aumento del tasso d'imposta sulla cifra d'affari e dell'imposta sulla difesa nazionale Per adattare le finanze federali alle esigenze congiunturali, come prescritto dalla legge sulla gestione finanziaria della Confederazione del 18 dicembre 1968, le spese preventivate per il 1972 sono già state considerevolmente ridotte rispetto alle domande di crediti, di per sé giustificate,

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dei Dipartimenti, così da giungere ad un preventivo contemplante una eccedenza di introiti. Non essendo però stato possibile in concreto contrarre sempre, nei limiti segnati, -le spese, il risultato consuntivo sarà meno favorevole del previsto. È noto ohe, per ragioni sia congiunturali sia finanziarie, i crediti chiesti dai Dipartimenti sono stati ulteriormente ridotti massicciamente anche nel preventivo 1973; queste amputazioni però non sono bastate ad equilibrare il preventivo finanziario, nonostante una valutazione alquanto ottimistica degli introiti. Inoltre sono state prese tempestivamente delle misure sul piano del gettito fiscale. La revisione anticipata del regime finanziario della Confederazione (1959-1974), decisa col decreto federale del 24 giugno 1971 (regime finanziario 1971-1982) e 'l'aumento della sovrattassa sui carburanti a contare dal 15 dicembre 1971 apporteranno quest'anno introiti suppletivi per circa 450 milioni, e per 620 milioni nel 1973. L'anno prossimo si aggiungerà un sovraggettito di 150 milioni dell'imposta sul tabacco, che abbiamo recentemente deciso d'aumentare con effetto al 1° gennaio 1973.

L'aumento del tasso dell'imposta di difesa nazionale e dell'imposta sulla cifra d'affari, proposta nel nostro messaggio del 2 ottobre 1972 sui provvedimenti fiscali (soppressione del ribasso dell'imposta di difesa nazionale e aumento del 10% del tasso delle due imposte con soppressione simultanea della progressione a freddo nell'imposta di difesa nazionale) fa prevedere un rendimento lordo suppletivo di 443 milioni per il 1974 e di 580 milioni nel 1975. Siccome i Cantoni partecipano, per il 30%, agli introiti dell'imposta di difesa nazionale, resterà alla Confederazione la somma di 389 milioni, nel 1974, e di 526 milioni, nel 1975. In considerazione della seconda fase di miglioramento delle rendite AVS e AI, nel quadro dell'VIII revisione dell'AVS, abbiamo previsto di aumentare a nuovo l'imposta sul tabacco a contare dal 1° gennaio 1975. Nonostante il notevole aumento degli introiti, conseguente all'insieme di tutti questi provvedimenti fiscali, ed indipendentemente dalla volontà di adeguare le spese alla potenzialità economica, tornerà di nuovo necessario fare seri sforzi per ristabilire l'equilibrio delle finanze federali. Questo problema dell'equilibrio si pone naturalmente anche per le finanze cantonali e comunali. La Confederazione tuttavia non può influire su queste ultime se non in misura ristretta.

Nel settore dell'imposta federale diretta ci si pone il problema, d'ordine tanto congiunturale quanto fiscale, del passaggio dall'imposizione biennale all'imposizione annuale, problema che abbiamo iniziato ad esaminare in collaborazione con i Cantoni. Inoltre, siccome gli introiti suppletivi, risultanti dal proposto aumento del tasso dell'imposta di difesa nazionale e dell'imposta sulla cifra d'affari, non basteranno, a lungo termine, per coprire i bisogni finanziari dello Stato centrale (tenuto anche conto della flessione degli introiti doganali dovuta all'accordo di libero scambio con la CEE), non si potrà evitare di ristrutturare la nostra imposta sulla cifra d'affari. Si pone anche il problema dell'introduzione di un'imposta basata sul principio del valore aggiunto. È noto che anche su questo tema sono già iniziati gli studi preliminari.

1289

III Misure urgenti A. In generale Nella situazione congiunturale della quale abbiamo tracciato il quadro, e viste le prospettive che si vanno disegnando, differenti indizi mostrano che, nel nostro Paese, la spinta inflatoria sarà ancora stimolata in avvenire, sia dai costi sia dalla domanda. Per questa ragione occorre ridurre la domanda globale e rafforzare l'efficacia dei provvedimenti attualmente vigenti, nonché prendere nuove disposizioni. Trattasi di moderare la crescita economica: il ritmo precipite dell'espansione deve essere rallentato e riallineato con le possibilità reali di crescita della nostra economia.

Per ottenere su ampia scala l'effetto desiderato torna indispensabile ricorrere ad un insieme di provvedimenti diversificati e reciprocamente coordinati. L'accento va messo sulle misure incidenti sul mercato monetario e finanziario nonché sui crediti. Per limitare l'accrescimento del circolante., avveratosi scaduta la convenzione sul credito, la politica monetaria e creditizia deve essere ripresa in pugno con maggior vigore. All'uopo occorre ancorare nella legge le norme concernenti gli averi minimi nonché quelle concernenti una limitazione dell'accrescimento del credito. Per completare ! disposti sul contenimento dell'espansione creditizia ed impedirne l'elusione progettiamo di istituire un controllo delle emissioni. Gli enti pubblici dei tre livelli, le cui spese e i cui crescenti disavanzi hanno risvolti inflatori notevoli, saranno costretti a dar prova d'estrema cautela nelle loro spese, segnatamente nel settore degli investimenti. Questo risultato deve poter essere ottenuto, da un lato, grazie all'istituzione di un controllo legale delle emissioni, concernente l'ammissione al mercato finanziario dei prestiti pubblici, d'altro lato sottoponendo ad un nuovo decreto edilizio talune categorie di costruzioni pubbliche. Inoltre trattasi d'impostare ancor meglio la politica fiscale, in modo da ridurre la domanda privata e da frenare il consumo e gli investimenti. Questo obiettivo potrà essere raggiunto limitando le possibilità di ammortamento nel calcolo del beneficio aziendale ai fini delle imposte federali, cantonali e comunali. In questo contesto, il progetto del 2 ottobre 1972 concernente l'aumento dei tassi dell'imposta di difesa nazionale e dell'imposta sulla cifra d'affari ritrovano la loro piena funzionalità. Come già abbiamo detto, torna inoltre necessario avviare sforzi suppletivi per stabilizzare il mercato edilizio, sempre in eccessiva tensione. Un nuovo decreto federale istitutivo di misure più drastiche deve riadeguare la domanda alle capacità reali del settore edilizio e quindi frenare la corsa verso l'alto dei costi e dei prezzi. Stante la nuova tendenza all'aumento, emersa sul piano dell'economia mondiale, occorre infine poter disporre di strumenti efficaci sul piano degli interscambi: la proroga e il rafforzamento del decreto federale del 24 giugno 1970 sul deposito all'esportazione mira proprio a quest'ultima finalità

1290 Diversi Stati hanno cercato, questi ultimi anni, di risolvere i problemi posti dall'inflazione intervenendo direttamente nella formazione dei redditi.

Visto l'andamento minaccioso assunto dal rincaro, si domanda anche nel nostro Paese, con maggiore insistenza, da qualche tempo, il blocco dei salari e dei prezzi. Ci siamo chiesti a più riprese, come già in passato così anche recentemente impostando il presente messaggio, se non fosse possibile ricorrere alla politica dei redditi in chiave congiunturale. Siamo però giunti alla conclusione che un blocco dei prezzi e dei salari non può entrare in considerazione nel nostro Paese in funzione anticongiunturale. Già in radice risulterebbe contrario al nostro sistema economico voler esercitare un'influenza diretta sulla formazione dei salari, dei prezzi, dei profitti, nonché sul reddito dei capitali. Il meccanismo d'autoregolazione, proprio all'economia di mercato, verrebbe grandemente falsato dallo stabilimento per legge dei differenti redditi o da altre norme cogenti. Affidandoci a un tal tipo di soluzione non arriveremmo del resto affatto ad influire efficacemente su quello che è il motore principale dell'inflazione, vale a dire la sovradomanda incessantemente autogenerantesi; con la soluzione qui discussa, i bisogni non sono infatti veramente limitati, bensì soltanto differiti.

Oltre all'incompatibilità esistente tra una tale soluzione e il nostro sistema economico, un altro elemento pesa sulla bilancia: numerose statistiche, necessario per prendere oculatamente misure di questo genere, mancano nel nostro Paese; del resto occorre non perdere di vista che nelle condizioni proprie alla Svizzera tali disposizioni comporterebbero importanti oneri suppletivi sul piano amministrativo, segnatamente per quanto concerne il personale. Ne viene che le condizioni pratiche da cui dipende la possibilità di applicare efficacemente una politica dei redditi non sono oggettivamente date; per di più le possibilità di controllare l'applicazione di una tale politica mancano anch'esse; infine le esperienze fatte all'estero non sono tali da indurci a calcar questa via. Il blocco dei prezzi e un loro controllo vero son pur sempre come un colpo di spada nell'acqua qualora non siano completati da una vigilanza infallibile sui salari ed accompagnati, poi in ultimo surrogati, da misure globali intese a moderare la domanda.

Ancorché di massima rifiutiamo di prendere misure sul piano della politica dei redditi, nella forma di un blocco generale dei prezzi e dei salari, non restiamo punto indifferenti di fronte all'aumento eccessivo dei prezzi dei beni e servizi. Questa evoluzione ci fa supporre che in taluni settori la domanda eccessiva o le forze che dominano il mercato sono causa di abusi.

Ciò può compromettere o almeno ritardare inutilmente gli effetti delle misure intese a moderare in modo globale l'ipercongiuntura. Per questa ragione, prendiamo delle disposizioni per intensificare la vigilanza sui prezzi e sul mercato. Qualora constatassimo aumenti straordinari, provvederemmo ad ottenere un comportamento più conforme alla stabilità, prendendo contatto con i gruppi economici interessati e procedendo a ricerche e poscia ad interventi contro gli abuti manifesti.

1291 Non soltanto rifiutiamo di prendere misure estese nel settore dei redditi ma ci opponiamo anche a decidere una nuova modifica della parità monetaria. Oggigiurno il vero motore della minacciosa inflazione trovasi nel settore dell'economia interna. Sinora la domanda emanante dall'estero non ha impulso eccessivamente l'aumento dei prezzi. Non si può segnatamente parlare, paragonando la nostra situazione a quella di altri Paesi, di un avanzamento dei costi e dei prezzi che giustificherebbe una correzione della parità. Per contro, la Svizzera occupa, da qualche tempo, fra gli industrializzati, una posizione sfavorevole quanto all'ampiezza dell'evoluzione dei costi e dei prezzi. Difficoltà d'ordine strutturale sono recentemente emerse nei settori tradizionali dell'economia d'esportazione, segnatamente nel settore della meccanica pesante. Queste difficoltà verrebbero ancora accresciute qualora noi rivalutassimo il franco. Non v'è nemmeno attualmente uno squilibrio generale sul piano del commercio esterno il quale esiga un tale adeguamento. Le esperienze fatte recentemente quanto all'influenza modératrice di una rivalutazione sull'andamento dell'inflazione non sono del resto punto probanti. Occorre anche dar prova di prudenza nel procedere a ritocchi della parità, stante l'incertezza così indotta necessariamente nelle nostre relazioni monetarie con l'estero.

Ed anche un regime di cambi fluttuanti risulterebbe attualmente inadeguato. Nella presente situazione internazionale dei cambi, una liberazione dei corsi, attraverso la rinuncia della Banca centrale ad intervenire sul mercato delle divise, verrebbe a configurarsi come il segnale di una rivalutazione di fatto. Ma come già abbiamo detto, non vi è oggigiorno nessun motivo oggettivamente valido per creare una differenza nel commercio estero. L'attesa di una rivalutazione condurrebbe, data la potenza attrattiva della nostra moneta, di nuovo ad un afflusso indesiderato di capitali. L'evoluzione dei cambi sfuggirebbe ampiamente ad ogni nostro controllo, con il pericolo parallelo che un livello dei cambi eccessivo abbia ad avviare delle modificazioni strutturali irriversibili prima che l'apparire di un disavanzo nella bilancia dei pagamenti obblighi ad una effettiva correzione della rotta.

B. Provvedimenti di competenza dell'Assemblea federale 1. Decreto federale che istituisce provvedimenti nel settore del credito a. In generale La situazione attuale del mercato monetario e dei capitali rende assolutamente necessari provvedimenti intesi a frenare l'impulso delle forze inflatorie. Le misure finora adottate allo scopo d'assorbire i mezzi liquidi non bastano per limitare efficacemente il potenziale creditizio delle banche.

Proseguendo unicamente con la sterilizzazione di determinate liquidità, si da il pericolo che esse vengano via via sostituite mediante il rimpatrio del vo-

1292 lume estremamente importante delle riserve liquide collocate all'estero. Infatti, le promesse di credito rilasciate dalle banche durante la seconda metà dell'anno scorso hanno assunto un'ampiezza tale da far supporre un enfiamento considerevole dei crediti durante i prossimi mesi, a meno che l'espansione venga contenuta con misure dirette. La tavola seguente, illustrante lo sviluppo dei crediti bancari accordati, evidenzia chiaramente la tendenza in questo settore. Sussistono inoltre validi motivi per presumere che il volume degli altri crediti concessi, segnatamente di quelli commerciali, abbia aumentato nelle stesse proporzioni.

Evoluzione dei crediti bancari accordati1( Aumento percentuale rispetto al periodo corrispondente dell'anno precedente

1970 4° trimestre

--14

7977 1° 2° 3° 4°

trimestre trimestre trimestre trimestre

+12 +49 +95 +93

7972 1° trimestre 2° trimestre 3° trimestre luglio agosto settembre

+65 +61 +102 +100 +98 +107

Come l'esperienza insegna, nei periodi d'espansione congiunturale ininterrotta e di continuo rialzo dei prezzi, le promesse di credito rilasciate vengono in effetti ampiamente utilizzate. La crescente importanza quantitativa dei crediti pagati finirebbe indubbiamente per costringere le banche a procurarsi i mezzi completivi necessari attingendo ai fondi collocati all'estero. Nell'epoca presente si manifesta pertanto l'impellente necessità di reintrodurre una limitazione diretta dell'espansione creditizia, senza la quale qualsiasi altra nuova misura d'assorbimento della liquidità sarebbe destinata all'insuccesso.

In base a precedenti esperienze, possiamo affermare che in pratica è soltanto significativa una determinazione delle quote globali d'aumento. Una " 60 banche

1293 ripartizione selettiva dei crediti tra i differenti settori economici sarebbe in effetti difficilmente realizzabile anche poiché, potendo essere facilmente elusa, provocherebbe spiacevoli discriminazioni. Ove trattisi di settori particolari, come quello della costruzione e segnatamente della costruzione di appartamenti sociali, lo scopo può essere perseguito esercitando un influsso diretto sulla domanda mediante il decreto sulla stabilizzazione edilizia. In virtù di questo decreto infatti, la realizzazione dei progetti che non vantano un'urgenza immediata può essere differita, cosicché i mezzi che s'intendeva dedicare all'attuazione più attraente d'altri progetti (costruzioni industriali ed amministrative, appartamenti di lusso, ecc.) possono essere impiegati per la costruzione di abitazioni in generale. Se la situazione lo richiedesse, prevediamo inoltre di prendere i necessari provvedimenti per finanziarie la costruzione di appartamenti a pigioni moderate.

Secondo il decreto federale dell'8 ottobre 1971 per la protezione della moneta (RU 7977 1446), il Consiglio federale è autorizzato, in caso di perturbazioni gravi dell'ordine monetario internazionale, a prendere provvedimenti eccezionali, da esso ritenuti indispensabili e improrogabili, per la conduzione di una politica monetaria conforme all'interesse generale del Paese, segnatamente per contenere l'afflusso indesiderato di capitali stranieri e provocarne il deflusso. Come già osservammo, l'Esecutivo, verso la fine del mese di giugno e all'inizio del mese di luglio 1972, si è visto costretto di far uso della competenza suddetta, a cagione dell'evoluzione sul mercato delle valute. Grazie alla promulgazione di ben 5 ordinanze e di un decreto, è stato possibile di contenere ampiamente l'afflusso dei capitali sd anzi di provocarne il deflusso. Nondimeno, i provvedimenti adottati non hanno potuto impedire il rimpatrio di capitali svizzeri collocati dall'estero.

Le finalità del disegno di decreto federale allegato sono più ampie. Esso deve infatti permettere la compressione della domanda interna -- indipendentemente dalla sua origine -- influendo sul settore monetario. Trattasi dei provvedimenti seguenti: -- prelevamento d'averi minimi che possono essere calcolati non unicamente sull'incremento dei fondi stranieri ma anche sullo stato e l'aumento dei fondi svizzeri e stranieri; -- nuova limitazione dei crediti; -- controllo delle emissioni; -- limitazione della pubblicità in favore del credito minuto e di altre operazioni analoghe, come anche disposizioni intese a rendere più difficile la conclusione di siffatte operazioni.

11 decreto federale per la protezione della moneta non offre purtroppo alcuna base giuridica per l'adozione di tutti questi provvedimenti. L'istituzione di averi minimi, della limitazione dei crediti e del controllo delle emissioni già era stato previsto nel disegno di revisione della legge federale sulla Banca nazionale, che sottoponemmo alle Camere mediante il nostro Foglio Federale 1972, Vol. U

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1294 messaggio del 24 giugno 1968, ma sul quale il Legislativo non entrò in materia. Presentemente più nessuno si oppone alla necessità di rivedere la legge federale sulla Banca nazionale. Il disegno di revisione non verrà però sottoposto al Parlamento prima dell'approvazione del nuovo articolo congiunturale, attualmente in fase di elaborazione, ancorché l'evoluzione riscontrata da quell'epoca esiga che le misure suindicate siano prese senza alcun indugio. Nella preparazione di questo strumentario occorrerà evidentemente tener conto delle esperienze fatte nel frattempo con la convenzione-quadro del 1° settembre 1969, conchiusa fra le banche svizzere e la Banca nazionale.

Il disegno che vi sottoponiamo non prevede la conclusione di una convenzione tra le banche svizzere e la Banca nazionale, alla quale il Consiglio federale potrebbe, ove occorra e a talune condizioni (quorum, eoe.), conferire carattere obbligatorio generale. Ciò non significa però che al momento in cui occorrerà stabilire le aliquote degli averi minimi e le quote d'aumento dei crediti, la Banca nazionale eviterà contatti con le altre banche, rinuncerà a sentire i loro parere o magari non ne terrà conto. Nondimeno, la situazione presente esige provvedimenti di rapido effetto, anzi radicali, che non possono procedere da lunghe trattative né essere edulcorati nell'intento di soddisfare ogni desiderio. Dal profilo dell'interesse generale, si rivela comunque inopportuna qualsiasi procedura che consenta alle cerehie direttamente toccate, pur ammettendo che esse difendano interessi legittimi, d'esercitare un influsso esagerato sull'elaborazione dei provvedimenti testé descritti.

b. Commento dei differenti articoli del disegno Articolo 1 Spetta al Consiglio federale di decidere, d'intesa con la Banca nazionale, se occorre adottare i provvedimenti previsti nel decreto e in quale misura. Il Consiglio federale può stabilire, nelle disposizioni esecutive, che i provvedimenti s'applicano alle banche soltanto qualora l'ammontare complessivo del loro bilancio abbia raggiunto un limite determinato.

L'Esecutivo può prevedere determinate deroghe e stabilire, ad esempio, talune franchigie nel campo degli averi minimi.

L'esecuzione dei provvedimenti, che s'inseriscono nello strumentario di una politica monetaria moderna, è affidata alla Banca nazionale, cui spetta il compito primordiale di fissare e di combinare le differenti aliquote degli averi minimi, come anche di stabilire le quote d'aumento dei crediti. Secondo le esperienze fatte con la convenzione-quadro del settembre 1969, conchiusa fra le banche svizzere e la Banca nazionale, queste aliquote dovrebbero essere frequentemente rivedute, tenuto conto dei rapidi mutamenti della situazione economica. La Banca nazionale, intrattenendo contatti permanenti e intensi con gli istituti di credito, è in grado di procedere tempe-

1295 stivamente ai necessari adeguamenti, ciò che conferisce la duttilità richiesta al sistema.

Come lo prevede il disegno, la ripartizione delle competenze tra Consiglio federale e Banca nazionale esige una stretta collaborazione fra di loro; detta cooperazione è d'altronde effettiva già da lungo tempo.

Articolo 2 II prelevamento degli averi minimi provoca una riduzione delle liquidità del sistema bancario e limita quindi il potenziale creditizio delle banche. L'evoluzione degli ultimi mesi ha dimostrato che le riserve costituite meramente sull'aumento delle disponibilità creditizie non garantiscono un riassorbimento sufficiente delle liquidità, né un'equa ripartizione degli oneri.

Va inoltre osservato che nella maggior parte dei Paesi le riserve minime sono ampiamente prelevate sullo stato di talune poste del bilancio, pertanto contrariamente a quanto avviene nel nostro Paese. Secondo l'evoluzione delle voci passive, può rivelarsi opportuna la riscossione degli averi minimi tanto sullo stato, quanto sull'aumento, oppure soltanto sullo stato o soltanto sull'aumento. Di questa circostanza occorrerà tener conto al momento in cui saranno determinate le aliquote massime pertinenti. Quest'ultime dovranno quindi essere stabilite in modo da consentire un impiego efficace, qualora gli averi miniimi siano costituiti unicamente in base allo stato o unicamente in base all'aumento. Secondo l'ordinanza concernente gli averi minimi sul capitale Straniero, detti averi possono ammontare al massimo il 90 per cento dell'aumento degli impegni complessivi verso l'estero. (Effettivamente le aliquote applicate presentemente sono le seguenti: 80 per cento sull'aumento degli impegni verso l'estero emessi in franchi svizzeri, e 10 per cento 'sull'aumento degli impegni emessi in moneta straniera, a condizione che vi si contrappongano collocamenti in valuta estera). Analogamente al disegno di legge sulla Banca nazionale del 1968 e alla convenzionequadro del 1969, il nuovo disegno prevede una graduazione secondo la durata dei depositi.

Mediante il capoverso 5 s'intende lasciare alla banca un margine di azione possibilmente vasto nel quadro delle aliquote massime; questo margine è giustificato dal fatto che le banche s'adoperano, come l'ha dimostrato l'esperienza, per mantenere gli averi minimi al livello possibilmente più basso.

Articolo 3 La proposta limitazione dei crediti si sostituisce alla restrizione istituita in virtù della convenzione-quadro del 1° settembre 1969, rimasta in vigore fino al 31 luglio 1972. Lo stato dei crediti ammesso al 31 luglio 1972, determinato conformemente alle disposizioni esecutive della suddetta con venzione, fornisce dunque la base di calcolo delle quote d'aumento credi-

1296 tizio: da un lato, le banche che si sono imposte le restrizioni e che non hanno utilizzato integralmente la quota disponibile, non devono subire pregiudizi; dall'altro, le banche che hanno violato gli obblighi convenzionali non devono beneficiare di vantaggi. Gli istituti che non hanno firmato la convenzione-quadro, inoltre, non devono essere privilegiati rispetto a quelli che hanno accettato di operare nell'interesse della collettività.

Al termine della limitazione convenzionale dei crediti, la Banca nazio naie ha inviato a tutte le banche un'insistente raccomandazione di non accrescere i loro crediti in Svizzera in una misura superante ampiamente le quote già stabilite. Occorre dunque includere l'incremento creditizio avvenuto a contare dal 31 luglio 1972 nella quota calcolata in base al decreto federale (art. 3 cpv. 3). Ovviamente sarà necessario fissare le quote d'aumento dei crediti in modo che le ban'che, le quali hanno generalmente osservato le direttive in questo settore, possano proseguire le loro operazioni creditizie entro limiti ragionevoli. Gli istituti che, contrariamente a qualsiasi esigenza della politica congiunturale e nell'inosservanza delle direttive emanate nel settore creditizio, hanno considerevolmente accresciuto i loro crediti in Svizzera a contare dal 31 luglio 1972, dovranno sottoporre l'espansione dei loro crediti a restrizioni severe od anzi dovranno sospenderla.

Il disegno comprende un'innovazione importante: l'applicazione dei provvedimenti agli istituti di credito minuto i quali, mediante una propaganda frequentemente troppo insistente, provocano artificialmente una domanda suppletiva in taluni ceti della popolazione. I crediti minuti raggiungono sovente somme di 10 000 franchi ed anzi di 30 000 franchi, percui esercitano un influsso assai notevole sulla situazione congiunturale. La definizione degli istituti di credito minuto, data nel capoverso 5, è fondata sulle indicazioni fornite dalle Associazioni degli istituti di credito minuto.

Al principio dell'impiego, previsto nella convenzione-quadro, è sostituito, nel capoverso 4 il criterio del domicilio che consente un controllo migliore. Sotto l'egida del precedente sistema, è stato riscontrato che i crediti, accordati a persone domiciliate in Svizzera ma utilizzati all'estero, si sono accresciuti in modo considerevole.

Il capoverso 5 consente di estendere, ove occorra, il nuovo ordinamento del credito ad operazioni che avrebbero permesso di eluderlo.

Il capoverso 7 contiene le disposizioni intese a prevenire taluni effetti sgradevoli della limitazione dei crediti. La Banca nazionale può, in singoli casi, accordare quote suppletive ed il Consiglio federale è autorizzato a prendere, se necessario, provvedimenti in favore della costruzione di appartamenti a pigione moderata.

Articolo 4 II controllo delle emissioni è il complemento logico della limitazione dei crediti. Esso deve permettere, da un lato, di evitare una sovradomanda

1297 sul mercato dei capitali e, dall'altro, impedire un aumento eccessivo del livello dell'interesse. I mezzi utilizzati sono: la determinazione, da parte della Banca nazionale, di un ammontare globale massimo delle emissioni pubbliche di prestiti, la graduazione delle emissioni nel tempo e, eventualmente, la riduzione delle domande d'emissione.

Il controllo delle emissioni deve pure evitare che determinati prestiti vengano dati in sottoscrizione qualora siffatta raccolta di capitali sia contraria ai fini della politica congiunturale (ad esempio, i prestiti destinati a coprire il disavanzo dei poteri pubblici); il Consiglio federale può quindi negarne l'autorizzazione.

Finora, il controllo delle emissioni, fondato sulla convenzione XIV, era esercitato da una commissione nominata dall'Associazione svizzera dei banchieri e presieduta dal vicepresidente della Direzione generale della Banca nazionale. Il controllo si restringeva all'esame delle domande d'emissione rispetto alla capacità d'assorbimento del mercato dei capitali. Non sarebbe però opportuno di affidare un controllo selettivo delle emissioni a una commissione composta esclusivamente di banchieri. Va inoltre osservato che la Banca nazionale da sola non sarebbe in grado di assumere questo compito. Per questo motivo vi proponiamo di istituire una nuova commissione, comprendente rappresentanti delle cerehie economiche e dei poteri pubblici (Confederazione, Cantoni e Comuni), la quale sarebbe chiamata a decidere in ultima istanza riguardo alle autorizzazioni.

Articolo 5 La pubblicità sovente insistente, anzi fallace, a favore del credito minuto, delle vendite a rate, ecc. si oppone agli sforzi intesi a temperare l'ipercongiuntura. Questa pubblicità ha già soventemente indignato l'opinione pubblica; alludiamo, ad esempio, alla pubblicità televisiva la quale, in forma vivente, mediante l'immagine e il suono, penetra in ogni economia domestica risvegliando la brama del prestigio e la cupidigia. In un'epoca in cui devono essere imposte restrizioni severe per l'insieme dell'economia, occorre pertanto limitare tale pubblicità e, se necessario, anzi vietarla.

Qualora le misure intese a limitare la pubblicità non dovessero rivelarsi sufficienti, il Consiglio federale dovrebbe essere autorizzato ad aggravare le disposizioni concernenti il credito minuto e la vendita a rate.

Articolo 6,7,9 e 10 II testo di questi articoli collima con le disposizioni corrispondenti del decreto federale sulla protezione della moneta.

Articolo 8 Le disposizioni relative alle sanzioni amministrative sono recepite dalla convenzione-quadro del settembre 1969. A tale riguardo osserviamo che in

1298 virtù della clausola generale dell'articolo 98 lettera a, della legge federale del 16 dicembre 1943 *> sull'organizzazione giudiziaria, le decisioni della Banca nazionale possono costituire oggetto di ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale per violazione del diritto federale o per accertamento inesatto di fatti giuridicamente rilevanti. In questo modo è assicurato un controllo legale sulle decisioni della Banca nazionale.

Articolo 11 Questa disposizione prevede che il Consiglio federale stenda un rapporto annuale all'Assemblea federale sui provvedimenti presi e sugli effetti riscontrati.

Sarà infatti necessario un certo tempo per pronunciarsi con una determinata esattezza sugli effetti dei provvedimenti in questione.

2. Proroga del decreto federale che istituisce un deposito all'esportazione II decreto federale del 24 giugno 1970 che istituisce un deposito all'esportazione da facoltà al Consiglio federale, fino alla fine del 1972, di riscuotere, se la situazione congiunturale lo esige, un deposito sulle merci esportate; tale deposito, al massimo del 5 per cento, non deve fruttare interessi.

Non soggiacciono al deposito talune merci enumerate in allegato come anche gli invii il cui valore non supera i 5 000 franchi. Il Consiglio federale è autorizzato a ridurre l'aliquota del deposito, a ampliare la lista delle merci e ad aumentare il limite del valore franco. Il rimborso dei depositi riscossi avverrà entro la fine del 1975 ma al massimo entro 3 anni a contare dall" approvazione dell'obbligo d'assoggettamento.

Con l'istituzione del deposito si mira anzitutto a ridurre temporaneamente proventi delle vendite all'estero della nostra industria d'esportazione e quindi di assorbire parte delle liquidità. Infatti, data la situazione congiunturale e le sue prospettive di sviluppo, senza tale deposito considerevoli fondi destinati all'autofinanziamento delle imprese potrebbero fomentare in modo indesiderato la pressione della domanda, segnatamente nel settore degli investimenti o provocare un rincaro inflazionistico dei salari nei rami industriali orientati verso l'esportazione e quindi produrre anche effetti negativi in altri settori dell'economia. Inoltre, il deposito all'esportazione, causa un rincaro dell'offerta entro i limiti della perdita degli interessi sulle somme sterilizzate e dunque anche una limitazione della domanda emanante dall'estero.

Poiché nel maggio 1971 si è proceduto alla rivalutazione del franco svizzero e nel dicembre dello stesso anno al riallineamento della parità delle principali monete, non abbiamo sinora dovuto ricorrere alla riscossione di un deposito all'esportazione. Nondimeno, per completare le disposizioni applicabili all'economia interna, ci sembra di dover continuare a disporre di questo istrumento nel campo degli scambi esterni. Il deposito all'espor-

1299 tazione offre il vantaggio di essere un provvedimento duttile, facilmente adeguabile alle mutevoli esigenze della situazione congiunturale. Evidentemente, applicheremo questo provvedimento soltanto qualora l'evoluzione sul piano del commercio esterno lo esiga e lo manterremo in vigore soltanto finché appaia assolutamente necessario.

Fondandoci sul valore totale delle esportazioni di merci nel 1972 che secondo le previsioni supererà i 26 miliardi di franchi, le somme lorde da sterilizzare (senza i rimborsi per crediti ai fornitori e gli investimenti all estero) possono essere calcolate come segue: ..

miliardi di franchi Valore totale delle merci esportate (1972) meno il valore delle merci liberate dal deposito (ca. 6 per cento) meno la parte di merci il cui valore raggiunge 1 Fr. 5 000 (ca.

il 9 per cento)

26,0 1,5

Esportazioni di merci soggette al deposito Deposito all'esportazione del 5 per cento

22,2 1,1

2,3

II decreto federale del 24 giugno 1970 che istituisce un deposito all esportazione deve essere prorogato di 3 anni affinchè rimanga applicabile per un periodo uguale come per gli altri provvedimenti in materia. Inoltre, appare opportuno aumentare da 3 a 10 anni il termine fissato per il rimborso del deposito. Infatti, con un termine di 3 anni, l'effetto del provvedimento risulterebbe troppo mite e sarebbe quindi maggiore il pericolo di dover effettuare i rimborsi in un momento poco favorevole riguardo alla congiuntura.

Vi proponiamo inoltre di recepire all'articolo 10 del decreto la disposizione, da noi già proposta a suo tempo, che vieta la cessione e la costituzione in pegno del diritto al rimborso. Infatti, se si vuole che il provvedimento previsto consegua la sua finalità congiunturale occorre che i diritti al rimborso non abbiano ad essere negoziabili.

3. Limitazione degli ammortamenti autorizzati dal fisco Per conseguire il massimo effetto moderatore possibile, appare opportuno di porre anche il fisco al servizio della politica congiunturale, pur prestandosi il calcolo delle imposte dirette malamente a provvedimenti di efficacia immediata. Quindi, nel prossimo periodo fiscale, l'unico mezzo che consenta di esercitare un'azione rapida è quello di ridurre gli ammortamenti autorizzati dal fisco.

I capiazienda sanno che, grazie ad ammortamenti ampiamente calcolati sugli elementi del patrimonio commerciale, è possibile ottenere un'agevolazione dell'onere fiscale. Ciò esercita evidentemente un'influenza determi-

1300 nante sulla politica in materia d'investimento. Conseguentemente, limitando, per un determinato periodo, gli ammortamenti fiscalmente ammissibili si applicherebbe un provvedimento che consente di esercitare un effetto moderatore sugli investimenti, sempreché l'applicazione avvenga anche nel campo delle imposte cantonali e comunali. Questo per il fatto che l'onere fiscale inerente all'imposta per la difesa nazionale da solo non basta per indurre le aziende ad aggiornare la realizzazione di taluni progetti d'investimento o addirittura a rinunciarvi.

Affinchè il provvedimento previsto possa entrare rapidamente in vigore e possa essere ordinato sia per la Confederazione sia per i Cantoni e i Comuni, è inevitabile un decreto federale urgente disciplinante i punti più importanti e fondato sull'articolo 89 b i s capoverso 3 della Costituzione federale. Spetterà al Consiglio federale l'emanazione delle disposizioni particolareggiate (ad esempio le aliquote massime degli ammortamenti).

Il disegno di decreto prevede che le aliquote massime d'ammortamento ammissibili per le imposte federali, cantonali e comunali debbano essere stabilite, uniformemente, dal Consiglio federale. Esse sono applicabili sia ai nuovi sia ai vecchi elementi del patrimonio commerciale ed entreranno in vigore la prima volta per gli esercizi chiusi nel 1973. La loro efficacia inciderà sulle imposte riscosse sul fondamento degli utili degli anni 1973 e seguenti (in altre parole, per quanto concerne l'imposta per la difesa nazionale e la maggior parte delle imposte cantonali, per gli anni fiscali 1975 e 1976: per alcuni cantoni praticanti la tassazione annuale, già con l'anno 1974).

Sono esclusi gli ammortamenti attuati secondo aliquote scostantesi da quelle massime stabilite dal Consiglio federale come anche, segnatamente, i metodi speciali d'ammortamento autorizzati in alcuni cantoni che prevedono, ad esempio, ammortamenti iniziali eccessivi, ammortamenti immediati o ancora ammortamenti unici. Ove fossero non di meno attuati ammortamenti eccessivi nella contabilità commerciale, essi saranno oggetto di richiamo d'imposta. Al fine di impedire il ricorso ad altre possibilità d'elusione al pagamento delle imposte, occorre vietare un aumento suppletivo degli accantonamenti su merci o altre poste del capitale circolante. Siffatta limitazione non pregiudica affatto la facoltà di costituire accantonamenti normali per rischi speciali giustificati.

Ovviamente, questi provvedimenti non devono né frenare né intralciare la costruzione di impianti destinati alla protezione dell'ambiente naturale.

Conseguentemente, per siffatti impianti, sono stati mantenute le aliquote d'ammortamento attuali. Parimente dicasi per quanto concerne i serbatoi per le scorte obbligatorie di carburanti e combustibili liquidi, i quali soggiacciono a aliquote speciali d'ammortamento, come anche le norme speciali di valutazione riguardo alle scorte di qualsiasi tipo, costituite nell'interesse del paese.

1301 L'applicazione di siffatto provvedimento avviene nel quadro delle tassazioni relative all'imposta per-la difesa nazionale come anche delle imposte cantonali e comunali. Pertanto, essa compete alle autorità fiscali cantonali.

Al fine di agevolare l'applicazione, occorre che dette autorità possano contare sulla collaborazione delle imprese contribuenti; queste ultime hanno l'obbligo di consegnare all'autorità di tassazione gli elenchi necessari al controllo degli ammortamenti e a fornire, ove occorra, qualsiasi altra informazione.

L'applicazione del provvedimento dev'essere uniforme e conforme alla legge. L'Amministrazione federale delle contribuzioni, che già controlla la riscossione dell'imposta per la difesa nazionale è designata come autorità di vigilanza della Confederazione. Le sue attribuzioni devono essere estese al controllo degli ammortamenti operati all'atto della tassazione delle imposte cantonali ed essa dev'essere autorizzata a impugnare le tassazioni fiscali cantonali davanti alle autorità cantonali di ricorso in materia fiscale ove fossero accertate inosservanze delle disposizioni del decreto.

La limitazione delle possibilità d'ammortamento procurerà talune entrate suppletive sia per l'imposta per la difesa nazionale sia per le imposte cantonali e comunali. L'ammontare di questi introiti non può essere valutato e tantomeno accertato in modo esatto a fatti avvenuti. Quindi, già per ragioni d'ordine pratico, è da escludere una sterilizzazione di questo gettito suppletivo, che d'altronde non si evidenzierà prima del 1975.

Siamo coscienti che il provvedimento proposto costituisce un'interferenza .eccezionale nella sovranità fiscale di Cantoni. Riteniamo nondimeno che esso debba essere accettato se vuole essere apportato, anche nel settore fiscale, un contributo alla lotta contro il rincaro.

4. Nuovo decreto federale sulla stabilizzazione del mercato edilizio a) Evoluzione e situazione attuale del mercato edilizio Le statistiche denunciano con impressionante chiarezza che, negli ultimi anni, le maggiori tendenze inflazionistiche hanno avuto origine dal mercato edilizio il quale è particolarmente esposto alle fluttuazioni congiunturali.

Rispetto agli anni precedenti, gli investimenti operati in questo settore sono aumentati nominalmente dell'I 1 per cento nel 1969, del 17 per cento nel 1970 e addirittura del 21 per cento nel 1971. Parallelamente, i costi edilizi hanno subito una maggiorazione di uguale entità: secondo l'indice zurighese del costo della costruzione di abitazioni, l'aumento annuo medio è passato da circa il 4 per cento nel 1969 a quasi il 12 per cento nel 1971. L'aumento reale degli investimenti in questo settore raggiunge dunque ancora il 6-8 per cento. Orbene, questa aliquota d'accrescimento è nettamente superiore a quella del prodotto nazionale, lordo, reale. Quindi, gli investimenti sono aumentati più rapidamente degli altri fattori costitutivi della domanda. In

1302 altri termini, l'industria edilizia ha potuto, negli ultimi anni, aumentare il proprio contributo per la formazione del capitale nazionale.

Nonostante un rallegrante aumento della capacità produttiva, l'industria edilizia non è stata in grado di ridurre lo scarto esistente fra disponibilità e domanda. Da un'indagine condotta all'inizio di quest'anno risulta che i progetti di costruzione annunciati superano del 25 per cento o di 5 miliardi d.i franchi il volume delle costruzioni realizzate durante l'anno precedente. Pur essendo nell'anno in corso aumentata sensibilmente l'offerta, grazie anche alle condizioni metereologiche particolarmente favorevoli, all'aumento della manodopera nonché a un nuovo incremento della produttività, una parte importante della domanda è rimasta insoddisfatta e sarà evasa soltanto durante l'anno prossimo. Le statistiche disponibili inducono a ritenere che lo squilibrio sul mercato edilizio tenderà ad accentuarsi. Intanto, nel settore pubblico, che costituisce circa il 40 per cento del volume delle costruzioni, la tendenza all'espansione permane. Parimente, l'evoluzione generale della congiuntura su piano mondiale apre migliori prospettive alle imprese. In siffatte condizioni, la costruzione di edifici per l'industria e l'artigianato sembra essere destinata a una netta ripresa. Il numero di nuove costruzioni e di ampliamenti i cui piani sono stati presentati alle autorità durante il terzo trimestre del 1972 è aumentato del 38 per cento rispetto al 1971. La costruzione di abitazioni, che costituisce circa il 40 per cento dell'attività nel settore edilizio, esercita pure forti effetti espansionistici. Nelle 92 città del nostro Paese, il numero di abitazioni la cui costruzione è stata autorizzata tra il gennaio e l'ottobre 1972 supera del 6 per cento la cifra primato conseguita l'anno precedente. Per i Comuni di oltre 2000 abitanti, l'aumento durante il primo semestre del 1972 è asceso a 4754 unità ovverosia al 14 per cento rispetto all'anno precedente. A fine giugno 1972 si contavano negli stessi comuni 71 000 abitazioni in costruzione ovvero il 14,3 per cento in più dell'anno precedente.

Considerata l'abbondanza delle liquidità, non si è finora accertato alcun inasprimento sul mercato dei capitali destinati a finanziare la costruzione.

Pertanto, l'attuazione dei
progetti previsti non dovrebbe affatto urtarsi a difficoltà insuperabili; ciò è confermato dal forte aumento dei crediti accordati.

Abbiamo nondimeno accertato che gli sforzi sinora attuati nell'intento di temperare la domanda eccessiva hanno provocato una certa distensione sul mercato. Nondimeno essa è rimasta insufficiente soprattutto perché le ipotesi ammesse all'atto dell'elaborazione del primo decreto federale non si sono realizzate o si sono verificate soltanto parzialmente. Ad esempio, si aveva allora ammesso che la rivalutazione facesse defluire rapidamente i capitali dal nostro paese e conseguentemente sarebbe subentrata una distensione nel campo creditizio; parimente si aveva ammesso che il freno alla domanda estera avrebbe contribuito a diminuire gli investimenti nel settore edilizio. Orbene, ciò si è verif icato soltanto parzialmente.

1303

Del rimanente, la pletora di capitali e di crediti ha agevolato l'acquisto di beni. Aggiungasi a ciò il fatto che, in virtù del costante rincaro dei costi edilizi, la domanda si manifesta talvolta anticipatamente e contribuisce ad accrescere lo squilibrio del mercato di cui si tratta.

Considerata la posizione chiave occupata nell'economia del nostro Paese dal mercato edilizio e quindi la funzione dell'evoluzione dei prezzi su detto mercato, urge prendere provvedimenti atti a meglio adeguare la domanda alla capacità di produzione dell'industria edilizia.

Pur ammettendo che i provvedimenti previsti sul piano monetario contribuiranno a moderare la domanda anche nel settore edilizio, bisogna considerare ohe i crediti già concessi durante l'anno in corso sono considerevolmente aumentati e che la nostra economia continua ad essere ampiamente approvvigionata in capitali; in siffatte condizioni, i provvedimenti monetari produrranno effetto soltanto dopo un certo tempo e in modo ineguale; aggiungiamo che tali modi di finanziamento e segnatamente l'autofinanziamento non sono .toccati dalle restrizioni 'di credito.

Le considerazioni che seguono dimostrano parimente la necessità di moderare la doman'da nel settore edilizio e di stabilire un ordine prioritario.

È noto che qualsiasi limitazione del credito fomenta una corrente dei fondi disponibili verso investimenti di migliore attrattiva a scapito di quelli a reddito modesto. Orbene, fra questi ultimi occorre contare la costruzione di abitazioni a pigione moderata. Al fine di evitare che quest'ultima cada in disparte, bisogna prevenire un incanalamento delle capacità disponibili verso altre finalità più rimuneratrici. Spetta al decreto federale sulla stabilizzazione del mercato della costruzione di stabilire un ordine delle priorità tenendo conto dell'aspetto sociale ed economico.

Siamo però coscienti dell'impossibilità di una moderazione della domanda nel settore edilizio senza una conseguente restrizione della costruzione di abitazioni. D'altronde, il problema principale che assilla il mercato delle abitazioni non è imperniato sulle costruzioni bensì sulle pigioni. Occorre quindi assicurare anzitutto il finanziamento e la costruzione di abitazioni a pigione moderata.

b) Caratteristiche del decreto federale II decreto mira a ridurre la domanda eccedentaria sul mercato edilizio e a garantire l'evoluzione armoniosa ed equilibrata di quest'ultimo. Le esperienze fatte hanno rivelato che, per conseguire tale scopo, non bisogna più limitarsi come sinora all'applicazione di provvedimenti di stabilizzazione sul piano regionale; al contrario, occorre estendere il campo d'applicazione all'insieme del territorio svizzero. Contemporaneamente, dev'essere attribuita al Consiglio federale la competenza di escludere le regioni nelle quali l'attività del settore edilizio risulta equilibrata.

1304 Corne il decreto del 1971, quello attuale prevede il divieto di demolizione e il blocco delle costruzioni gravanti determinate categorie di costruzioni. Di norma, le due misure sono applicabili in tutto il Paese e la loro durata potrà essere limitata.

Il divieto di demolizione, che ha dato ottimi risultati, deve consentire di garantire il mantenimento di case d'abitazioni e di locali commerciali a pigione generalmente vantaggiosa.

Esso introduce anche un allentamento considerevole consentendo di aggiornare la costruzione di nuovi edifici. In più, le capacità di produzione che sarebbero assorbite nei lavori di demolizione possono essere riservate all'esecuzione di progetti ritenuti prioritari. Al fine di evitare casi eccessivamente rigorosi sono nondimeno contesse deroghe al divieto.

Per limitare più stringatamente la domanda, il nuovo decreto prevede il blocco delle costruzioni per quelle categorie che sul piano dell'economia generale rivestono carattere meno urgente. La lista delle categorie è stata ampliata sul fondamento delle esperienze fatte con l'applicazione del decreto attuale; per talune di queste categorie i limiti concessi sono stati ridotti. Il blocco delle costruzioni non è applicabile ai progetti particolarmente urgenti come la costruzione di abitazioni a pigione moderata, di scuole e di stabilimenti ospedalieri.

Nell'applicazione si è voluto conservare una certa flessibilità poiché, attualmente, rimane ancora impossibile l'apprezzamento esatto dell'efficacia delle altre misure destinate a frenare il surriscaldamento; parimente, la situazione del mercato può evolversi durante la validità del decreto. Conseguentemente, potremo togliere parzialmente o completamente il blocco delle costruzioni jn talune regioni. Analogamente dicasi per quanto concerne il divieto di .demolizione. Il decreto è abrogabile prima della scadenza.

Siffatta disposizione è indispensabile per serbare la possibilità di sfruttare al massimo la manodopera disponibile.

e) Osservazioni relative al disegno di decreto federale Assoggettamento All'atto dell'elaborazione del disciplinamento attuale, siamo partiti dall'idea che, di norma, per consentire la salvaguardia delle regole dell'economia di mercato nel campo edilizio, i provvedimenti restrittivi dovevano essere introdotti soltanto nelle regioni a sovradomanda edilizia.

Orbene, le esigenze di politica congiunturale e il principio dell'uguaglianza di trattamento ci inducono a chiedervi di assoggettare tutto il Paese ai provvedimenti di stabilizzazione del mercato edilizio. Le eccezioni previste concernono unicamente quelle regioni in cui tale attività è equilibrata.

Nondimeno, anche in queste regioni i progetti di costruzioni di una certa

1305 importanza devono essere annunciati all'autorità competente. Ove anche in queste regioni fosse accertata una forte accumulazione di progetti di costruzioni per cui vige il blocco, vi sarà possibilità di procedere all'assoggettamento (vedi modificazioni recate agli art. 1, 2 e 7 del decreto).

Divieto di demolizione II divieto di demolizione mira anzitutto al conseguimento di finalità di ordine congiunturale poiché si tratta di un mezzo estremamente efficace per impedire nuove costruzioni nelle regioni fortemente edificate. Esso deve parimente incitare i proprietari alla manutenzione degli edifici di vecchia data ed evitare la demolizione prematura.

Nondimeno, un divieto di demolizione mantenuto per un periodo eccessivo comporta taluni pericoli. Finora è stato possibile evitare questi pericoil poiché la durata di applicazione dei provvedimenti di stabilizzazione è stata breve. Prolungando la durata, l'esclusione categorica di questi pericoli risulta impossibile e pertanto conviene prevedere la possibilità di procedere in momento opportuno a taluni allentamenti. Così, come per il blocco delle costruzioni, anche la durata del divieto di demolizione potrà essere limitata.

Siffatta disposizione troverà però un'applicazione più drastica di quella riguandante il blocco delle costruzioni. Di spirito analogo risulta la disposizione che prevede deroghe al divieto di demolizione; l'articolo 4 lettera e è concepito in modo meno severo della disposizione precedente secondo la quale le autorizzazioni di demolizione potevano essere rilasciate soltanto per il risanamento di una zona d'abitazione.

Le altre eccezioni previste non introducono innovazioni essenziali. La disposizione riferentesi all'applicabiltà del divieto di demolizione qualora la demolizione fosse ordinata per ragioni d'igiene o di sicurezza è stata redatta in termini più precisi perché dava luogo ad abusi. Parimente, la clausola generale d'i deroga è stata resa leggermente più restrittiva. La prescrizione dell'articolo 4 capoverso 2 corrisponde al disciplinamento sancito nell'ordinanza d'esecuzione attuale e nella pratica. Essa mira a prevenire i tentativi d'elusione al decreto federale. L'articolo 4 capoverso 3 corrisponde anch'esso alla pratica applicata attualmente. È infatti possibile che un edificio inutilizzabile debba essere eliminato senza indugio ma ciò non deve affievolire l'effetto moderatore attribuito al divieto di demolizione. In ogni modo, trattasi quasi sempre di casi in cui la costruzione di un nuovo edificio esige un certo tempo.

Blocco delle costruzioni L'elenco delle categorie di costruzioni assoggettate al blocco è stato ampliato. Esso ingloba ora anche gli immobili commerciali (art. 5 cpv. 1 lett. b), considerati sinora come costruzioni artigianali e industriali; esse erano sinora assoggettate al blocco soltanto se il loro volume superava i

1306 20 000 m3 e il loro costo i 4 milioni di franchi, caso che si avvera soltanto raramente. Trattandosi di nuove costruzioni e di ampliamenti per l'industria e l'artigianato (lett. e) i limiti applicabili al volume e al costo sono stati dimezzati e fissati a 10 000 m3 e a 2 milioni di franchi. È pure stata cancellata la clausola che escludeva dall'assoggettamento al blocco gli edifici destinati alla nazionalizzazione o alla ricerca. Infatti, con tale clausola era praticamente possibile liberare dal divieto la maggior parte delle costruzioni industriali essendo attualmente raro il caso di una costruzione di edificio industriale che non comporti anche una certa razionalizzazione. In avvenire, potrà essere tenuto conto della razionalizzazione applicando la clausola generale di deroga; quest'ultima consentirà parimente alle aziende industriali di procedere a lavori di rinnovo ammissibili secondo l'aspetto congiunturale. Riguardo a'i centri commerciali (lett, e) e agli alberghi (lett. e) è stato abolito il limite di costo di 1 milione di franchi. Anche, i limiti superiori applicabili al costo di costruzione di case mon of amiliari (lett. i) e a case di vacanza e di fine-settimana (lett. k) sono stati soppressi/In avvenire, essi saranno stabiliti nelle disposizioni d'esecuzione. Inizialmente, saranno mantenuti i limiti attuali di fr. 350 000 e fr. 200 000. Il tenore precedente dell' articolo 4 lettera h (lett / nel nuovo disegno) riferentesi alle case d'appartamenti residenziali e condomini di lusso ha suscitato numerose difficoltà d'interpretazione. Pertanto, d'ora in poi si parlerà con maggior chiarezza di case comprendenti parecchi appartamenti di costo elevato o di lusso come anche appartamenti che servono di residenza secondaria. È stata introdotta una nuova categoria, quella delle strade cantonali e comunali il cui costo di costruzione supera il limite stabilito nelle disposizioni d'esecuzione.

Altra innovazione: il blocco delle costruzioni non deve essere sancito espressamente; al contrario esso è applicabile in tutte le regioni assoggettate.

Può soltanto essere allentato o soppresso in talune condizioni, ma unicamente per regioni. Come anteriormente, la durata del blocco è limitata; la scadenza stabilita per la liberazione dall'assoggettamento potrà nondimeno differire secondo le categorie di costruzioni. Ciò corrisponde alle grandi differenze esistenti fra le diverse categorie assoggettate sia per quanto concerne l'importanza economica dei progetti, sia riguardo all'urgenza di attuazione.

L'ordinamento delle eccezioni è stato, di massima, recepito dal decreto precedente. Riducendo il limite superiore a 200000 franchi, si può inglobare più agevolmente nel blocco i lavori di trasformazione costosi soprattutto quelli concernenti immobili commerciali e abitazioni di lusso. Inoltre, la clausola generale di deroga è stata resa un po' più restrittiva.

Disposizioni penali, procedura ed esecuzione Le precedenti disposizioni penali sono state mantenute. Si è però introdotta la possibilità di prendere provvedimenti amministrativi contro gli

1307 autori d'infrazioni. Siamo del parere ohe la prospettiva di una lunga interruzione dei lavori di demolizione e di costruzione attuati senza autorizzazione è un provvedimento con effetto dissuasivo (art. 12) ben superiore a quello della multa.

Le disposizioni riguardanti la procedura, pur essendo state parzialmente modificate nella redazione, non contengono alcuna innovazione importante. La nuova versione è più chiara ma corrisponde al disciplinamento e alla pratica sinora applicati.

La nuova disposizione transitoria è concepita in modo che sia esclusa la possibilità di eludere ai provvedimenti di stabilizzazione prima della loro entrata in vigore. L'apertura precipitosa di cantieri di demolizione e di costruzione aveva a suo tempo suscitato l'indignazione degli impresari coscienziosi di rispettare le disposizioni legali. In avvenire, siffatto agire sarà impossibilitato. Saranno considerati in corso d'esecuzione unicamente i progetti assolutamente maturi all'attuazione, la cui realizzazione è iniziata prima dell'entrata in vigore del decreto e ohe possono essere portati a termine senza interruzione.

L'applocazione del decreto del 25 giugno 1971 è sospesa sinché il nuovo decreto non sarà ratificato dal popolo e dai Cantoni, dopo di che sarà abrogato. Il presente decreto entra in vigore con l'adozione da parte delle Camere federali e sarà pubblicato immediatamente nella Raccolta ufficiale delle leggi federali. Qualora non dovesse essere ratificato dal popolo e dai Cantoni, verrebbe ad essere reintrodotto il decreto del 25 giugno 1971 onde sia evitata la soluzione di continuità fino all'entrata in vigore di un nuovo disciplinamento. Non procedendo in tal modo, qualora il presente decreto fosse respinto in votazione popolare, si assisterebbe alla subitanea e disordinata messa in cantiere di numerosi progetti bloccati con conseguente situazione caotica.

La sostituzione di un decreto federale urgente con un altro decreto urgente non mancherà di sollevare numerosi problemi amministrativi. È doveroso nondimeno confermare che le decisioni prese e gli impegni assunti in virtù del precedente decreto saranno rispettati. Ciò vale segnatamente per la liberazione di progetti bloccati, prevista per il 1° gennaio 1973.

In numerosi punti, il disciplinamento è stato precisato, rimeggiato e inasprito. Nondimeno, esaminati singolarmente, questi punti non presentano particolarità degne di nota. Nell'insieme, l'efficacia del disciplinamento dovrebbe essere nettamente accresciuta ciò che risponde alle necessità della politica congiunturale per i prossimi anni. D'altro canto vi sarà possibilità d'adeguare il disciplinamento più agevolmente alla situazione.

1308

5. Decreto federale concernente i provvedimenti di vigilanza sui prezzi La domanda eccedentaria manifestatasi negli ultimi anni e il conseguente aumento de prezzi hanno considerevolmente pregiudicato la trasparenza del mercato, la disciplina dei prezzi nel campo dell'offerta e l'informazione generale sull'evoluzione del mercato. La febbre dell'inflazione si diffonde vieppiù e si rivela ostile a qualsiasi efficace politica di moderazione. È quindi indispensabile di concedere al Consiglio federale la competenza necessaria per migliorare la trasparenza generale del mercato e consolidare la disciplina dei prezzi.

Commento ai diversi articoli: Articolo 1 II Consiglio federale vigila sull'evoluzione dei prezzi delle merci e dei servizi al fine d'informare l'opinione pubblica e di impedire gli abusi. L'informazione deve incitare gli acquirenti a vagliare i prezzi e la qualità delle merci e dei servizi come anche a confrontare i prezzi dei diversi gruppi di merci. Segnatamente, l'opinione pubblica dev'essere avvertita dei rincari straordinari e persistenti. Per poter adempiere questo compito e al fine di disporre delle indicazioni ohe consentano di evidenziare gli abusi, occorre procedere a rilievi statistici completivi e a ordinare il contrassegno di tutte le merci con il prezzo di vendita al minuto.

Articolo 2 È risaputo che gli aumenti straordinari di prezzo conducono, indipendentemente dalla loro causa, all'instaurazione di un clima propizio all'inflazione. L'incaricato nominato dal Consiglio federale prenderà contatto con le imprese o i gruppi economici che hanno attuato aumenti straordinari dei prezzi. Se, sulla via delle trattative, non può essere conseguito alcun risultato soddisfacente, si procederà a un controllo della formazione dei prezzi delle merci o dei servizi di cui si tratta. I prezzi aumentati ingiustificatamente saranno ricondotti e il loro aumento successivo sarà subordinato a autorizzazione. L'aumento dei prezzi è considerato ingiustificato quando conduce a utili eccessivi o a salari esagerati che provo'cano un reclutamento sleale della manodopera.

Articolo 3 Riguardo alle pigioni, il decreto federale concernente provvedimenti contro gli abusi in materia di locazione introduce la competenza per assicurare la vigilanza sull'evoluzione in questo campo e per lottare contro gli abusi. Esso è però applicabile soltanto in quei Comuni dove vi è penuria di abitazioni o di locali commerciali. Poiché la necessità di moderare la sovraespansione e di combattere gli abusi costituisce attualmente un interesse ge-

1309 nerale, la legislazione intesa a lottare contro gli abusi nel settore locativo deve essere resa applicabile a tutto il Paese.

La misura prevista consente inoltre l'istituzione di uffici di conciliazione in tutte le regioni del Paese. In generale, l'attività di detti uffici si è rivelata molto efficace.

Occorre inoltre accellerare al massimo l'adozione della legislazione che conferisce obbligatorietà generale alle pigioni.

Articoli 4 al Le disposizioni relative all'obbligo di fornire informazioni e i disposti penali non chiedono commento particolare. Facciamo unicamente osservare che la sentenza deve essere pubblicata ogni qua! volta il colpevole è recidivamente condannato in applicazione dell'articolo 5.

Articolo 8 Per l'osservanza del decreto, oltre alle disposizioni penali, con l'articolo 8 è conferita alle autorità amministrative la possibilità di rifiutare, durante un periodo determinato, l'autorizzazione di procedere ad aumenti di prezzo, ancorché giustificati, se non sono state ottemperate intimazioni di ricondurre prezzi abusivi o se sono stati illecitamente aumentati prezzi.

Articoli 9 a 11 Non occorre alcun commento per queste disposizioni.

Articolo 12 Attualmente, il decreto federale del 30 giugno 1972 concernente provvedimenti contro gli abusi in materia di locazione è applicabile soltanto nei Comuni ove vi è penuria di abitazioni o di locali commerciali. Il Consiglio federale è competente per designare questi Comuni (art. 2 cpv. 1 e 2 e art. 3 di detto decreto). Nondimeno, il criterio della penuria di abitazioni e di locali commerciali deve dare la precedenza a finalità più urgenti e poste nell'interesse generale del Paese come sarebbero il temperamento del surriscaldamento e la lotta contro gli abusi. Pertanto, il decreto di cui si tratta dev'essere adeguato a queste nuove necessità.

Nei Comuni in cui le misure intese a lottare contro gli abusi nel settore locativo prendono effetto sul fondamento del presente decreto, possono essere contestate unicamente le pretese presentate dal locatore dopo l'entrata in vigore del decreto stesso. Occorre quindi completare l'articolo 34 del decreto federale del 30 giugno 1972.

Foglio Federale 1972, Voi. Il

82

1310

6. Aspetti costituzionali Abbiamo già evidenziato che i fondamenti legali attuali sono insufficienti per combattere efficacemente la sovraespansione economica. Urge l'allestimento di nuove basi più estese.

Fra i nuovi decreti proposti, quello che proroga il deposito all'esportazione modifica disposizioni fondate sulla Costituzione segnatamente un decreto urgente giusta l'articolo 89bis capoversi 1 e 2 della medesima.

Per contro, la limitazione degli ammortamenti fiscalmente ammissibili, che assume carattere obbligatorio anche per i Cantoni e per Comuni, i nuovi provvedimenti concernenti la stabilizzazione del mercato edilizio come anche la sorveglianza sui prezzi non hanno base costituzionale. Questi provvedimenti devono essere emanati sotto forma di decreti federali urgenti in virtù dell'articolo 89 bls capoverso 3 della Costituzione federale. Il problema riguardante i provvedimenti proposti per il settore del credito e del mercato dei capitali (limitazione del credito, riserve minime e controllo delle emissioni) è di più difficile soluzione. Abbiamo già proposto misure del genere nel messaggio del 24 giugno 1968 concernente la revisione della legge federale sulla Banca nazionale e avevamo dimostrato che giusta la dottrina dominante in diritto pubblico, i fondamenti forniti dagli articoli 31 i uat er e 39 della Costituzione federale risultavano insufficienti. Nondimeno, siffatta opinione trovò viva contestazione; infine, le camere federali non sono entrate in materia sul progetto. La situazione attuale non consente di avviare un sì vasto dibattito d'ordine costituzionale come avvenne all'epoca. Per prevenire qualsiasi obiezione relativa alla costituzionalità dei provvedimenti previsti, proponiamo di conferire allo stesso decreto federale carattere urgente giusta l'articolo 89 b l s capoverso 3 della Costituzione. D'altronde, sarebbe impossibile fondarsi sugli articoli 31 auater e 39 della Costituzione per emanare provvedimenti intesi a stabilire se le emissioni sono compatibili con gli obiettivi della politica congiunturale, a limitare la pubblicità in favore del credito e a rendere più difficoltosa la conclusione d'affari nel campo del credito minuto e della vendita a rate.

C. Provvedimenti emanati dal Consiglio federale 1. Il nuovo articolo congiunturale La recente evoluzione congiunturale nel nostro Paese indica una volta di più che gli strumenti di stabilizzazione disponibili alla Confederazione non consentono di prevenire gravi perturbazioni dell'equilibrio economico.

Quindi, per impedire un aggravamento del surriscaldamento, è indispensabile ricorrere a decreti federali urgenti deroganti alla Costituzione. D'altronde, più si tarda a frenare la spinta congiunturale e più si accelera il

1311 rincaro e quindi più drastiche saranno i provvedimenti da doversi prendere.

Le esperienze fatte nel corso- degli anni sessanta, quando ci si è sforzati di stabilizzare la situazione, evidenziano chiaramente siffatto fenomeno.

Il consolidamento dei fondamenti giuridici della nostra politica congiunturale è più che mai urgente soprattutto se si considerano i segni d'espansione registrati su scala mondiale. Dobbiamo quindi fare tutto il possibile per attuare la revisione dell'articolo 31 iu ln< i ui es della Costituzione federale. Onde sia consentita la costituzione delle commissioni parlamentari, abbiamo deciso di annunciare durante la presente sessione invernale il deposito del nostro messaggio relativo al nuovo articolo congiunturale.

Il nuovo articolo congiunturale e la conseguente legislazione federale dovrebbero migliorare considerevolmente le consizioni che consentono di seguire una politica congiunturale efficace. Mediante un intervento tempestivo e completo sul piano monetario, creditizio, delle finanze federali e dei rapporti economici con l'estero, dovrebbe essere possibile, in avvenire, di prevenire con maggior successo e in modo conforme ai meccanismi del mercato qualsiasi pregiudizio all'equilibrio congiunturale.

2. Esecuzione del bilancio 1973 onde sia possibile ridurre al massimo consentito gli effetti delie finanze federali sulla domanda, il Consiglio federale si propone, sia su piano federale, sia su quello delle altre collettività pubbliche, di adeguare le spese di personale e d'investimento ai nuovi provvedimenti destinati a combattere il surriscaldamento congiunturale completando in tal modo gli sforzi già attuati in questo campo. Non si tratta evidentemente di porre a riesame i bilanci che son già stati oggetto di un minuzioso vaglio. Importa piuttosto di badare a che i crediti limitativi esposti a bilancio siano rispettati e a che sia data prova di parsimonia nell'assegnazione di nuovi sussidi se vogliono essere ridotte le spese eccessive. Occorre inoltre fare in modo che l'attuazione dei progetti autorizzati sia meglio distribuita secondo il grado d'urgenza e le condizioni del mercato locale. La procedura dei crediti aggiuntivi dovrebbe essere rafforzata. Ciò implica nondimeno la necessità di riconsiderare gli aumenti previsti del personale. Ma la revisione dell'ordine attuale delle priorità e l'eventuale nuova elaborazione richiede tempo. Orbene, al fine di evitare che l'esecuzione di lavori amministrativi abbia a compromettere tutti i nostri sforzi, è indispensabile di sospendere temporaneamente l'assunzione di ulteriore personale, l'esecuzione di progetti di costruzione come anche l'assegnazione e il pagamento di sussidi. Siffatti provvedimenti saranno emanati sotto forma di decreto del Consiglio federale concernente l'esecuzione del bilancio del 1973.

1312

IV. Conclusioni II surriscaldamento ha provocato un rincaro contro il quale si impongono provvedimenti rigorosi se non deve essere pregiudicato l'avvenire della nostra economia e delle nostre istituzioni sociali e politiche. L'evoluzione congiunturale dev'essere ricon'dotta al suo normale corso. Nella situazione attuale e considerate le prospettive congiunturali, soltanto una serie di misure relativamente drastiche può essere garante di successo. Certamente è meglio intervenire con mezzi imperfetti e tardivamente piuttosto che lasciare libero corso a un'evoluzione deleteria.

Poiché sia i mezzi d'azione legali della Confederazione sia quelli della Banca nazionale come ben noto risultano essere insufficienti, è inevitabile l'adozione di decreti federali urgenti, pertanto vi proponiamo l'approvazione dei disegni di decreto allegati.

Gradite, onorevoli signori presidente e consiglieri, l'assicurazione della nostra alta considerazione.

Berna, 4 dicembre 1972.

In nome del Consiglio federale svizzero, II presidènte della Confederazione: Celio II cancelliere della Confederazione: Huber

1313

(Disegno)

Decreto federale sui provvedimenti nel settore creditizio (Del

)

L'Assemblea federale della Confederazione Svìzzera, visto il messaggio del Consiglio federale del 4 dicembre 19721', decreta: Art. l

In generale 1

II Consiglio federale, per mitigare l'ipercongiuntura, può prendere i seguenti provvedimenti nel campo del mercato monetario e dei capitali e nel settore del credito. Esso prende queste misure d'intesa con la Banca nazionale svizzera.

2 La Banca nazionale è incaricata dell'esecuzione dei provvedimenti.

Essa emana le necessarie disposizioni esecutive.

Art. 2 Averi minimi 1

II Consiglio federale può ordinare che le banche e le aziende assimilate alle banche, giusta la legge federale dell'8 novembre 19342) su le banche e le casse di risparmio, abbiano a depositare un avere minimo su un conto speciale non produttivo d'interessi, presso la Banca nazionale.

2 Gli averi minimi sono calcolati su lo stato e l'aumento delle seguenti poste passive del bilancio, tenendo conto che non devono essere superate le aliquote che seguono: -- impegni in banca a vista e a termine: 12% dello stato e 40% dell'aumento; -- creditori a vista: 12% dello stato e 40% dell'aumento; -- creditori a termine: 9% dello stato e 30% dell'aumento;

" FF 1972 II 1277 ->CS10331;RS952.0

1314

-- depositi a risparmio, libretti di deposito, obbligazioni di cassa di una durata inferiore a 5 anni: 3% dello stato e 10% dell'aumento.

3

Sugli impegni verso creditori con domicilio o sede all'estero, gli averi minimi possono essere aumentati sino al doppio delle aliquote suindicate.

4

La Banca nazionale stabilisce le aliquote degli averi minimi, il giorno di riferimento, dal quale è calcolato l'aumento, e i periodi di conteggio. Il giorno di riferimento non può essere anteriore al 31 luglio 1971.

5 La Banca nazionale può anche includere gli impegni f iduciari nel calcolo degli averi minimi, escludere singole poste del bilancio da detto calcolo, graduare le aliquote di una posta del bilancio secondo la durata convenuta e prelevare gli averi minimi anche solo in base allo stato o solo in base all'aumento. Essa determina se e in quale misura gli investimenti all estero in valuta straniera e il loro aumento possono essere computati negli impegni all'estero e nel loro aumento.

6

Le banche non possono disporre degli averi minimi, ancorché la Banca nazionale possa accordare deroghe in singoli casi se circostanze particolari lo giustificano.

Art. 3 Limitazione dei crediti 1

II Consiglio federale può ordinare che le banche e le aziende assimilate alle banche, giusta la legge federale dell'8 novembre 19341J su le banche e le casse di risparmio, come anche gl'istituti di credito minuto che non soggiacciono alla legge suddetta, possono accrescere lo stato dei loro crediti in Svizzera soltanto nei limiti di una determinata quota d'aumento.

2

La Banca nazionale stabilisce la quota d'aumento, per un determinato periodo, in una percentuale dello stato ammesso dei crediti concessi in Svizzera per il 31 luglio 1972. È considerato ammesso lo stato cui potevano giungere i crediti in virtù delle disposizioni esecutive della convenzione-quadro del settembre 1969, conchiusa tra le banche svizzere e la Banca nazionale; lo stato ammesso dei crediti è pure determinato per le banche che non hanno aderito alla convenzione-quadro.

3 La quota d'aumento così calcolata è applicabile all'incremento creditizio riscontrato dopo il 31 luglio 1972.

4

Sono considerati crediti concessi in Svizzera, indipendentemente dal luogo d'utilizzazione, quelli concessi a persone o società con domicilio o sede in Svizzera, che non soggiacciono alle disposizioni del capoverso 1.

5

Ai crediti possono essere parificati: a. la ripresa di titoli svizzeri; " CS 10 331 ;RS 952.0

1315 b. i fondi fiduciari che le aziende sottoposte al presente articolo investono, per conto di clienti, presso persone o società in Svizzera.

6

Sono considerati istituti di credito minuto le aziende che accordano professionalmente crediti minuti; per crediti minuti s'intendono quelli che vengono concessi a privati senza esigere le usuali garanzie bancarie e che sono rimborsabili in rate regolari comprendenti l'interesse.

7

II Consiglio federale prende, ove occorra, i necessari provvedimenti per il finanziamento di abitazioni a pigione moderata.

8 La Banca nazionale può accordare quote suppletive qualora trattisi di evitare rigori particolari in un singolo caso.

Art. 4 Controllo delle emissioni II Consiglio federale può sottoporre all'obbligo d'approvazione l'emissione pubblica di obbligazioni, azioni, buoni di godimento e titoli svizzeri analoghi.

2 La Banca nazionale fissa l'ammontare complessivo dei prestiti pubblici che possono essere emessi durante un periodo determinato.

3 Le autorizzazioni possono essere graduate nel tempo per evitare una sovradomanda sud mercato dei capitali o possono essere negate qualora siffatta raccolta di capitali si opponga agli scopi della politica congiunturale.

4 Una commissione composta di 9 a 11 membri decide circa le autorizzazioni. La presidenza è affidata a un membro della direzione generale della Banca nazionale; il Consiglio federale nomina gli altri commissari, scegliendoli tra i rappresentanti delle banche, degli altri settori economici e dell'ente pubblico. Le decisioni della commissione sono definitive.

1

Art. 5 Limitazione della pubblicità II Consiglio federale può limitare o vietare la pubblicità in favore del credito, delle vendite a rate e della locazione di beni mobili.

2 Esso può rendere più difficile la conclusione di operazioni inerenti al credito minuto e alla vendita a rate.

1

Art. 6 Rimedi giuridici II Consiglio federale può disporre che le amministrazioni federali, !a Commissione federale delle banche e gli uffici di revisione previsti nella

1316 legge sulle banche collaborino alla vigilanza sull'esecuzione delle prescrizioni emanate.

Art. 7 Obbligo d'informare 1

Le persone e le società, sottoposte a prescrizioni emanate in virtù del presente decreto, devono fornire all'organo competente ogni annuncio, informazione e documento occorrente all'esecuzione del presente decreto e permettergli di verificarne l'esattezza sul posto.

2

La Banca nazionale può incaricare della verificazione revisori o società di revisione. Le spese di controllo vanno addossate all'azienda controllata, ove sia stata riscontrata un'infrazione, e alla Banca nazionale, negli altri casi.

3

Riguardo agli annunci, ai documenti e alle informazioni, nonché alle costatazioni fatte durante le verificazioni sul posto, dev'essere mantenuto il segreto.

Art. 8 Coercizione amministrativa 1

Se una banca o un'azienda ad essa parificata, sottoposta alla limitazione dei crediti, supera la quota d'aumento fissata, la Banca nazionale esige il versamento di un importo pari all'eccedenza creditizia su un conto speciale presso di essa, che permarrà bloccato, sino alla compensazione del superamento, ma almeno durante 3 mesi.

2

Alle decisioni prese nell'ambito del presente decreto sono applicabili le norme generali dell'organizzazione giudiziaria federale.

3 Le decisioni definitive della Banca nazionale sono parificate a sentenze esecutive giusta l'articolo 80 capoverso 2 della legge federale dell' 11 aprile 18891J sulla esecuzione e sul fallimento.

4

Resta riservata l'applicazione di disposizioni penali.

Art. 9 Disposizioni penali 1

Chiunque contravviene alle prescrizioni del Consiglio federale e della Banca nazionale, emanate in virtù del presente decreto, chiunque viola l'obbligo di trasmettere annunci, di fornire informazioni e di presentare libri contabili e documenti giustificativi o da informazioni inesatte o incomplete, 11

CS 3 3; RS 281.1

1317 chiunque intralcia, ostacola o rende impossibile un controllo ufficiale, segnatamente l'esame dei libri contabili, è punito, se ha agito intenzionalmente, con l'arresto o con la multa sino a 100 000 franchi.

2 Se l'autore ha agito per negligenza, la pena è della multa sino a 50 000 franchi.

3

II tentativo e la complicità sono punibili.

4

Se l'infrazione è stata commessa nell'azienda di una persona giuridica, di una società in nome collettivo o in accomandita, di una ditta individuale, le disposizioni penali si applicano alle persone che hanno agito o avrebbero dovuto agire per essa. Se, secondo le circostanze, la pena prevista consiste unicamente in una multa non superiore a 10000 franchi, la persona giuridica, la società in nome collettivo o in accomandita o la ditta individuale può essere punita come tale e nessun procedimento è promosso contro le persone responsabili.

Art. 10

Procedimento penale 1

Le cause per le infrazioni sono istruite e giudicate dal Dipartimento federale delle finanze e delle dogane secondo la parte quinta della legge federale del 15 giugno 19341' sulla procedura penale e, nei casi previsti legalmente, dalla giurisdizione cantonale.

2

La contravvenzione si prescrive in due anni e la pena in cinque anni.

Art. 11

Rapporto II Consiglio federale deve fare annualmente rapporto sui provvedimenti presi in virtù del presente decreto e sui loro effetti.

Art. 12

Disposizioni finali 1

II presente decreto è dichiarato urgente secondo l'articolo 89 Ms capoverso 1 della Costituzione federale. Esso entra in vigore il giorno della promulgazione.

2 Esso è sottoposto alla ratificazione del popolo e dei Cantoni giusta l'articolo 89 b i s capoverso 3 della Costituzione federale e, nel caso d'accetta zione, avrà effetto fino al 31 dicembre 1975.

" CS 3 286; RS 312.0

1318

(Disegno)

Decreto federale che istituisce un deposito all'esportazione (DF del

che lo modifica)

L'Assemblea federale della Confederazione Svizzera, visto il messaggio del Consiglio federale del 4 dicembre 19721', decreta:

II decreto federale del 24 giugno 19702) che istituisce un deposito all esportazione è modificato come segue: 5

Art. 10 cpv. 5 (nuovo) II diritto al rimborso non può essere né ceduto né costituito in pegno.

Art. 14 cpv. 1 e 2 La riscossione del deposito all'esportazione è autorizzata soltanto sino alla fine del 1975 al massimo. Il Consiglio federale può abrogarla prima della scadenza del termine se l'evoluzione congiunturale lo consente.

1

2

II rimborso dei depositi riscossi avviene conformemente all'articolo 10 al più tardi entro dieci anni dall'abrogazione dell'assoggettamento.

n 1

II presente decreto è di carattere obbligatorio generale; giusta l'articolo 89 bis capoverso 1 della Costituzione federale esso è dichiarato urgente ed è valido, in quanto alla riscossione, fino al 31 dicembre 1975 e, in quanto al rimborso, fino al 31 dicembre 1985 al massimo. È riservato il referendum facoltativo giusta l'articolo 89 Ms capoverso 2 della Costituzione federale.

2

11

Esso entra in vigore il 1° gennaio 1973.

FF 1972 II 1277 =' FF 1970 II 27

1319

(Disegno)

Decreto federale che limita gli ammortamenti fiscalmente ammissibili per le imposte sul reddito della Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni (Del

)

L'Assemblea federale della Confederazione Svizzera, visto il messaggio del Consiglio federale del 4 dicembre 19721', decreta:

Art. l Al fine di temperare il surriscaldamento economico, sono limitati, per gli anni 1973 e seguenti, gli ammortamenti fiscalmente ammissibili attuati sul patrimonio commerciale delle imprese commerciali.

2 II Consiglio federale stabilisce le aliquote massime degli ammortamenti. Queste sono vincolanti riguardo alle imposte federali, cantonali e comunali, sul reddito, sull'utile netto o sul ricavo netto calcolate sui risultati degli esercizi chiusi negli anni 1973 e seguenti. Non sono ammessi né il superamento delle aliquote massime né procedimenti speciali d'ammortamento.

1

3

Nel calcolo delle imposte designate al capoverso 2 sono compresi: a. gli ammortamenti che superano le aliquote minime stabilite dal Consiglio federale; b. la ripresa di ammortamenti omessi negli esercizi precedenti; e. l'aumento della sottovalutazione dei depositi di merci e degli accantonamenti su altre poste del patrimonio circolante, oltre all'inventario espresso in franchi alla fine dell'esercizio chiuso nel 1972.

Art. 2 Non soggiacciono alle limitazioni di cui all'articolo 1 : a. gli ammortamenti su impianti che servono alla protezione dell'ambiente (segnatamente: protezione delle acque, salubrità dell'aria, lotta contro i rumori); i;

FF 1972 II 1277

1320 b. gli ammortamenti su serbatoi per la costituzione di scorte obbligatorie di carburanti e combustibili liquidi; e. la valutazione di scorte obbligatorie di qualsiasi tipo.

Art. 3 I contribuenti che, quali proprietari o comproprietari di imprese commerciali, tengono una contabilità, forniscono per scritto, all'atto della tassazione al fine delle imposte di cui all'articolo 1 capoverso 2, tutte le informazioni circa gli ammortamenti attuati, la valutazione delle loro riserve di merci e la situazione degli accantonamenti, corredandole dei rispettivi elenchi.

Art. 4 1

L'esecuzione delle presenti prescrizioni incombe alle autorità cantonali delle contribuzioni e dell'imposta per la difesa nazionale.

2

L'Amministrazione federale delle contribuzioni provvede a un'esecuzione uniforme. Per tale scopo essa ha facoltà: a. di far consultare dai propri organi tutti gli atti cantonali e comunali concernenti le imposte di cui all'articolo 1 capoverso 2; b. di procedere a indagini presso i singoli contribuenti mediante i propri organi cui competono attribuzioni uguali a quelle dell'autorità cantonale di tassazione; e. di ricorrere ai rimedi giuridici previsti nella legislazione cantonale qualora singole tassazioni siano contrarie alle prescrizioni del presente decreto e alle disposizioni emanate in virtù del medesimo dal Consiglio federale.

È riservato l'articolo 93 del decreto del Consiglio federale del 9 dicembre 19401> concernente la riscossione d'una imposta per la difesa nazionale.

Art. 5 II Consiglio federale è incaricato dell'esecuzione. Esso emana le prescrizioni necessarie.

Art. 6 1 II presente decreto è dichiarato urgente giusta l'articolo 89bis capoverso 1 della Costituzione federale. Esso entra in vigore il giorno della promulgazione.

2 II presente decreto è sottoposto a ratificazione del popolo e dei Cantoni giusta l'articolo 89 b i s capoverso 3 della Costituzione federale e, se accettato, avrà effetto fino al 31 dicembre 1976.

" CS 6 358; RS 642.11

1321

(Disegno)

Decreto federale sulla stabilizzazione del mercato edilizio (Del

)

L'Assemblea federale della Confederazione

Svizzera,

visto il messaggio del Consiglio federale del 4 dicembre 19721', decreta: I. Divieto di demolizione e differimento di progetti edilizi

Art. l Principio 1

La Confederazione persegue lo scopo, in collaborazione con i Cantoni, i Comuni e le cerehie economiche interessate, di stabilizzare il mercato edilizio.

2

A tal fine è ordinato, giusta le presenti disposizioni, il divieto di demolizione e il blocco dell'esecuzione di progetti di costruzione che non sono di urgenza imminente.

Art. 2 Agevolazioni parziali 1

Possono essere escluse dall'applicazione del divieto di demolizione e dal blocco delle costruzioni le regioni nelle quali l'attività edilizia è equilibrata.

2

Se in una regione i presupposti per una liberazione dai provvedimenti di stabilizzazione sono dati soltanto parzialmente può essere concessa la deroga al blocco delle costruzioni di singole o di tutte le categorie di costruzioni.

Art. 3 Divieto di demolizione È vietata la demolizione di qualsiasi tipo di edificio adibito all'abitazione o al commercio.

1

2

La durata del divieto può essere limitata.

" FF 1972 li 1277

1322 Art. 4 Deroghe al divieto di demolizione 1

La demolizione è permessa: a. se ordinata dalla polizia edilizia in quanto lo stato di un edificio costituisce minaccia immediata e grave per il vicinato; b. se consente la sistemazione di appartamenti a pigioni moderate; e. se necessaria per la costruzione di nuovi edifici nel quadro di piani di risanamento e di sistemazione a lunga scadenza elaborati dai Comuni; d. se il richiedente prova che il divieto cagionerebbe pregiudizi insopportabili.

2

II fatto che un edificio si trovi in cattivo stato, non sia usato o debba lasciare il posto a una costruzione non assoggettata al blocco, non giustifica di per sé la concessione di un permesso di demolizione.

3

II permesso di demolizione può essere vincolato alla condizione che il terreno, una volta liberato, abbia a rimanere inedificato per un determinato periodo.

Art. 5 Blocco delle costruzioni 1

Le seguenti categorie di costruzioni soggiacciono al blocco delle costruzioni: a. edifici amministrativi pubblici e privati; b. immobili commerciali; e. nuove costruzioni e ampliamenti per l'industria e l'artigianato, di una cubatura superiore a 10000 m3 o il cui costo di costruzione supera i 2 milioni di franchi, siano essi attuati da privati o da enti pubblici; d. centri d'acquisto, empori che offrono una scelta limitata di merci e catene di negozi indipendenti; e. alberghi e ristoranti; /. cinema, sale da ballo e altri edifici ed impianti ricreativi; g. succursali di banche; h. stazioni di distribuzione del carburante o di servizio automobilistico; i. case monofamiliari d'una cubatura superiore a 1200 m3 o il cui costo di costruzione supera il limite stabilito nelle disposizioni d'esecuzione; k. case di vacanza e di fine settimana d'una cubatura superiore a 700 m3 o il cui costo di costruzione supera il limite stabilito nelle disposizioni d'esecuzione; /. case plurifamiliari di costo elevato o di lusso e abitazioni di residenza secondaria;

1323 m. stazioni di ricerche e d'esperimenti agricoli e forestali; n. costruzioni a scopi religiosi, il cui costo eccede un milione di franchi; o. sale di spettacolo, padiglioni d'esposizione, palazzi dei congressi e musei; p. costruzioni stradali cantonali e comunali il cui costo supera il limite stabilito nelle disposizioni d'esecuzione; q. istallazioni sportive (piscine, palestre, piste di ghiaccio, stadi ecc.); r. costruzioni militari; s. costruzioni della protezione civile, eccettuati i centri d'istruzione; t. costruzioni doganali.

2

La durata del blocco delle costruzioni deve essere di norma limitata; la limitazione può differire secondo le singole categorie di costruzioni o parti di case.

Art. 6

Deroghe al blocco delle costruzioni 1

Non siggiacciono al blocco delle costruzioni:

  1. le costruzioni miste, in quanto l'aliquota appartenente a categorie assoggettate al blocco è inferiore per volume e costo a un terzo di tutta la costruzione; b. costruzioni che costituiscono parte intrinseca di opere delle seguenti categorie e siano attuate contemporaneamente a quest'ultime: -- appartamenti a pigione moderata; -- igiene e assistenza; -- protezione dell'ambiente naturale; -- educazione e formazione.

2 Inoltre, non soggiacciono al blocco delle costruzioni i lavori edilizi volti ad eliminare i danni dovuti a forza maggiore come anche i progetti il cui costo d'attuazione è inferiore a 200 000 franchi.

3

Nei singoli casi, è concessa la deroga per progetti maturi all'esecuzione ove il richiedente comprovi che il blocco causerebbe un pregiudizio eccessivo.

II. Obbligo d'informare

Art. 7 II Consiglio federale può obbligare autorità, committenti e loro mandatari come anche imprese edilizie a fornire le indicazioni necessarie nell'ambito del presente decreto.

1324 III. Pene e misure amministrative Art. 8

Infrazioni al presente decreto 1

Chiunque, come proprietario di un edificio adibito all'abitazione o al commercio, illecitamente lo demolisce, chiunque, come committente, illecitamente avvia o continua dei lavori sottoposti al blocco delle costruzioni secondo il presente decreto, chiunque, per procacciare a sé o ad altri un permesso di deroga, da indicazioni errate o incomplete, chiunque disattende l'obbligo d'informare e d: annunciare, è punito, se ha agito intenzionalmente, con l'arresto o con la multa sino a 100 000 franchi. Il tentativo e la complicità sono punibili.

2 Se l'autore ha agito per negligenza, la pena è della multa sino a 50 000 franchi.

3 II Consiglio federale può comminare le stesse pene per le infrazioni alle disposizioni esecutive.

Art. 9

Infrazioni commesse nell'esercizio di un'azienda, da mandatari e simili 1 Se l'infrazione è commessa nella gestione degli affari di una persona giuridica, di una società in nome collettivo o in accomandita o di una ditta individuale, oppure nell'esercizio di incombenze d'affari o di servizio per terze persone, le disposizioni penali si applicano alle persone fisiche che l'hanno commessa.

2

II padrone d'azienda o il datore di lavoro, il mandante o la persona rappresentata che era a conoscenza dell'infrazione o ne ha avuto successivamente notizia e, benché ne avesse la possibilità, non si è adoperato per impedirla o paralizzarne gli effetti, è punibile come l'autore.

3

Se l'infrazione è da attribuirsi al fatto che il padrone d'azienda o il datore di lavoro, il mandante o la persona rappresentata ha violato i suoi doveri di vigilanza o di diligenza, questi soggiace alle stesse disposizioni penali come l'autore, ma la pena è soltanto della multa.

4

Se il padrone d'azienda o il datore di lavoro, il mandante o la persona rappresentata è una persona giuridica, una società in nome collettivo o in accomandita, una ditta individuale, una comunità di persone senza personalità giuridica, i capoversi 2 e 3 si applicano agli organi, ai membri degli or gani, ai soci preposti alla gestione, alle persone effettivamente dirigenti o ai liquidatori colpevoli.

1325 Art. 10 Prescrizione dell'azione penale L'azione penale si prescrive in due anni.

Art. 11

Competenza e comunicazione di sentenze 1

L'azione penale e il giudizio delle infrazioni spettano ai Cantoni.

2

Le sentenze, le decisioni amministrative di carattere penale e le dichiarazioni di abbandono devono essere comunicate immediatamente, franche di tassa e in stesura completa, al Consiglio federale, per il tramite del Ministero pubblico della Confederazione.

Art. 12

Misure amministrative 1

Per i lavori di demolizione o di costruzione illecitamente avviati o continuati è disposta la cessazione indipendentemente dall'azione penale.

2 Indipendentemente dalle punibilità di una persona determinata, può essere vietata temporaneamente o fino a scadenza del presente decreto la costruzione su un terreno dove sono stati demoliti edifici senza autorizzazione o sono state iniziate illecitamente nuove costruzioni.

IV. Disposizioni esecutive Art. 13

Procedura 1

Devono essere preventivamente annunciati ciascuna demolizione d'edificio e qualsiasi lavoro edilizio riferentesi a edifici come anche i lavori di genio civile menzionati nell'articolo 5, il cui costo supera i 100 000 franchi.

2 1 servizi designati dal Consiglio federale decidono se i progetti annunciati vanno assoggettati al divieto di demolizione o al blocco delle costruzioni.

3 Le disposizioni generali sulla giurisdizione amministrativa federale sono applicabili alle decisioni prese in virtù del presente decreto.

Foglio Federale 1972, Voi. Il

83

1326 Art. 14

Esecuzione 1 L'esecuzione del presente decreto compete a un incaricato nominato dal Consiglio federale.

2

II Consiglio federale emana le necessarie disposizioni esecutive; esso può delegare ai suoi servizi e all'incaricato l'emanazione di disposti limitati per materia.

3

I Cantoni sono chiamati a collaborare.

4

Le disposizioni esecutive cantonali possono essere emanate mediante ordinanza dei Governi cantonali.

5

I Governi cantonali possono, durante la validità del presente decreto, prolungare i termini stabiliti nelle disposizioni cantonali e comunali sulla edilizia oppure modificare le prescrizioni sulla decorrenza dei termini e la procedura d'autorizzazione della polizia edilizia.

Art. 15

Limitazione della validità Non soggiacciono al divieto di demolizione e al blocco delle costruzioni: a. i lavori di demolizione e di costruzione autorizzati mediante decisione fondata sul diritto anteriore in regioni a sovradomanda edilizia; b. i lavori di demolizione e quelli di costruzione assolutamente maturi per l'esecuzione iniziati prima dell'entrata in vigore del presente decreto e terminabili senza interruzione fuori delle regioni considerate a sovradomanda edilizia giusta il diritto anteriore.

Art. 16

Rapporti col diritto anteriore 1 Con l'entrata in vigore del presente decreto è sospesa l'applicazione del decreto federale del 25 giugno 1971 sulla stabilizzazione del mercato edilizio.

2 Le disposizioni del presente decreto sono applicabili anche ai fatti occorsi sotto l'impero del diritto anteriore.

3

Con la ratifica del presente decreto da parte del popolo e dei Cantoni il decreto federale del 25 giugno 1971 sulla stabilizzazione del mercato edilizio è abrogato; altrimenti, la validità di quest'ultimo è reintrodotta con la caducità del presente decreto.

1327

Art. 17

Entrata in vigore 1

II presente decreto è dichiarato urgente giusta l'articolo 89bis capoverso 1 della Costituzione federale. Esso entra in vigore nel momento della promulgazione 2

Esso soggiace alla ratifica del popolo e dei Cantoni giusta l'articolo 89bis capoverso 3 della Costituzione federale e, se accettato, ha effetto fino al 31 dicembre 1975.

3

II Consiglio federale è autorizzato ad abrogarlo anzitermine.

1328

(Disegno)

Decreto federale concernente provvedimenti per la vigilanza sui prezzi (Del

)

L'Assemblea federale della Confederazione

Svizzera,

visto il messaggio del Consiglio federale del 4 dicembre 1972 1), decreta: I. Provvedimenti per la vigilanza sui prezzi di merci e servizi

Art. l Vigilanza sui prezzi II Consiglio federale vigila sull'evoluzione dei prezzi di merci e servizi per tenere informata la popolazione e impedire gli abusi.

2 II Consiglio federale può, all'occorrenza, ordinare indagini.

1

3 II Consiglio federale può esigere che le merci abbiano ad essere contrassegnate con il loro prezzo al minuto.

Art. 2

Impedimento di aumenti ingiustificati dei prezzi 1

Se la vigilanza sui prezzi rivela un aumento straordinario dei prezzi di singole merci o servizi si cerca di porvi rimedio mediante trattative fra l'incaricato (art. 10 cpv. 1) e le cerehie interessate.

2

Gli interessati devono fornire le debite informazioni e presentare i documenti necessari all'esame della struttura dei prezzi.

3

I prezzi aumentati ingiustificatamente devono essere ricondotti e gli ulteriori aumenti vanno sottoposti ad autorizzazione.

"FF 1972 II 1277

1329

IL Campo d'applicazione dei provvedimenti contro gli abusi nel settore locativo

Art. 3 II campo d'applicazione del decreto federale del 30 giugno 19721' concernente provvedimenti contro gli abusi in materia di locazione (art. 12) è esteso a tutto il Paese.

HI. Obbligo d'informare

Art. 4 Autorità, organizzazioni dell'economia e ditte devono fornire tutte le informazioni che rientrano nel quadro del presente decreto.

IV. Disposizioni penali

Art. 5 In generale 1

Chiunque contravviene al presente decreto o alle sue prescrizioni esecutive, segnatamente chiunque disattende l'obbligo d'informare e di presentare i libri contabili e i documenti oppure fornisce indicazioni errate o incomplete, chiunque non riduce nella misura intimata prezzi di merci e servizi aumentati ingiustificatamente, chiunque aumenta oltre il limite autorizzato il prezzo di merci e servizi sottoposto all'obbligo d'autorizzazione oppure accetta prestazioni o rimunerazioni equivalenti a un aumento dei prezzi oltre il limite autorizzato, chiunque viola l'obbligo di contrassegnare le merci con il prezzo al minuto, è punito, se ha agito intenzionalmente, con l'arresto o con la multa fino a 100 000 franchi.

2 Se l'autore ha agito per negligenza, la pena è della multa fino a 50 000 franchi..

3

II tentativo e la complicità sono punibili.

4

La sentenza deve essere pubblicata ove siano riunite le condizioni dell'articolo 61 del Codice penale svizzero. La pubblicazione è fatta in ogni caso se l'autore è condannato recidivamente in virtù del presente articolo.

" RU 1972 1703

1330

Art. 6 Infrazioni commesse nell'azienda, da mandatari e simili 1 Se l'infrazione è commessa nella gestione degli affari di una persona giuridica, di una società in nome collettivo o in accomandita o di una ditta individuale o di una comunità di persone senza personalità giuridica o altrimenti nell'esercizio di incombenze d'affari o di servizio per terze persone, le disposizioni penali si applicano alle persone fisiche che l'hanno commessa.

2

II padrone d'azienda o il datore di lavoro, il mandante o la persona rappresentata che, intenzionalmente o per negligenza, omette, in violazione di un obbligo giuridico, di impedire un'infrazione del subordinato, mandatario o rappresentante ovvero di paralizzarne gli effetti, soggiace alle stesse disposizioni penali come l'autore.

3

Se il padrone d'azienda o il datore di lavoro, il mandante o la persona rappresentata è una persona giuridica, una società in nome collettivo o in accomandita o una ditta individuale o una comunità di persone senza personalità giuridica, il capoverso 2 si applica agli organi, ai membri degli organi, ai soci preposti alla gestione, alle persone effettivamente dirigenti o ai liquidatori colpevoli.

Art. 7 Azione penale 1

L'azione penale incombe ai Cantoni.

2

Le sentenze, le decisioni amministrative di carattere penale e le decisioni d'abbandono devono essere comunicate senz'indugio e franche di tasse, in stesura completa, al Ministero pubblico della Confederazione all intenzione del Consiglio federale.

V. Provvedimenti amministrativi

Art. 8 La concessione di autorizzazioni d'aumento dei prezzi di talune merci o servizi può, indipendentemente dall'applicazione di disposizioni penali, essere rifiutata per un periodo determinato se: a. prezzi aumentati ingiustificatamente non sono ricondotti nella misura intimata; b. prezzi il cui aumento è assoggettato all'obbligo d'autorizzazione sono aumentati oltre il limite autorizzato oppure sono accettate prestazioni o rimunerazioni equiparabili ad aumenti oltre il limite autorizzato.

1331

VI. Rimedi giuridici

Art. 9 Le disposizioni generali della giurisdizione amministrativa federale si applicano alle decisioni prese in virtù del presente decreto.

VII. Esecuzione Art. 10

In generale 1

L'esecuzione del presente decreto incombe a un incaricato per la stabilizzazione dei prezzi nominato dal Consiglio federale e subordinato al Dipartimento federale dell'economia pubblica.

2

11 Consiglio federale emana le necessarie disposizioni esecutive.

Art. 11

Collaborazione dei Cantoni e delle organizzazioni Per l'esecuzione del presente decreto e delle sue disposizioni amministrative, il Consiglio federale può ricorrere alla collaborazione dei Cantoni e delle organizzazioni economiche. In quanto tale collaborazione provochi spese considerevoli alle organizzazioni, il Consiglio federale può assegnare a quest'ultime un contributo di copertura.

Vili. Modificazione del decreto federale concernente provvedimenti contro gli abusi in materia di locazione

Art. 12 Per la validità del presente decreto, il decreto federale del 30 giugno 19721' concernente provvedimenti contro gli abusi in materia di locazione è modificato come segue: Art. 2 tit. marg. e cpv. 1 e 2 In generale 1

II presente decreto si applica ai rapporti di locazione per abitazioni e locali commerciali.

2

Abrogato.

Art. 3 Abrogato

1332 Art. 34 cpv. 3 (nuovo) 1 capoversi 1 e 2 non sono applicabili in Comuni nei quali i provvedimenti del presente decreto entrano in vigore dopo il 1° dicembre 1972.

3

IX. Disposizione finale

Art. 13 Entrata in vigore a

ll presente decreto è dichiarato urgente giusta l'articolo 89bis capoverso 1 della Costituzione federale. Esso entra in vigore nel momento della promulgazione.

2

Esso soggiace alla ratifica del popolo e dei Cantoni giusta l'articolo 89 capoverso 3 della Costituzione federale e, se accettato, ha effetto fino al 31 dicembre 1975.

bis

3

II Consiglio federale è autorizzato ad abrogarlo anzitermine.

Schweizerisches Bundesarchiv, Digitale Amtsdruckschriften Archives fédérales suisses, Publications officielles numérisées Archivio federale svizzero, Pubblicazioni ufficiali digitali

Messaggio del Consiglio federale all'Assemblea federale su misure completive per moderare l'ipercongiuntura (Del 4 dicembre 1972)

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Jahr

1972

Année Anno Band

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Volume Volume Heft

52

Cahier Numero Geschäftsnummer

11460

Numéro d'affaire Numero dell'oggetto Datum

22.12.1972

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1277-1332

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