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Messaggio concernente la continuazione della cooperazione con l'EURATOM nel campo della fusione nucleare controllata e della fisica dei plasmi del 20 dicembre 1982

Onorevoli presidenti e consiglieri, Vi presentiamo, per approvazione, un disegno di decreto federale concernente un credito aggiuntivo per la cooperazione con la Comunità europea dell'energia atomica (EURATOM) nel campo della fusione nucleare controllata e della fisica dei plasmi.

Gradite, onorevoli presidenti e consiglieri, l'espressione della nostra alta considerazione.

20 dicembre 1982

1982 -- 1026 15

Foglio federale 1983, Voi. I

In nome del Consiglio federale svizzero: II presidente della Confederazione, Honegger II cancelliere della Confederazione, Buser

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Compendio La ricerca nel campo dell'energia riveste un'importanza capitale per il futuro approvvigionamento energetico. In questo contesto, presenta grande interesse uno dei possibili metodi di produzione energetica, vale a dire la fusione controllata di nuclei d'atomi leggeri (fusione nucleare), benché la ricerca e lo sviluppo in questo campo debbano ancora percorrere un lungo cammino, irto d'insidie e di rischi, prima che tale grande potenziale possa venir sfruttato. Considerata l'urgenza dei lavori, la ricerca sulla fusione, divenuta vero motore del processo tecnologico, deve essere fatta in cooperazione su scala mondiale.

È comprensibile che la Svizzera, per partecipare a questa cooperazione, si rivolga al programma di ricerca sulla fusione della Comunità europea dell' energia atomica EURATOM cui collaborano 10 Stati membri delle Comunità Europee e la Svezia. Il 20 marzo 1979, le Camere federali hanno approvato questa cooperazione (RU 1980 692,), ratificato l'Accordo generale di cooperazione e due contratti esecutivi (Contratto d'associazione e Accordo di mobilità) e stanziato un credito d'impegno di 34 milioni di franchi.

I testi prevedono segnatamente che il contributo elvetico sia rappresentato dall'attività del Centro di ricerche in fisica dei plasmi (CRFP) del Politecnico federale di Losanna, attività così integrata nel programma europeo e cofinanziata dall'EURATOM. Inoltre, la Svizzera è divenuta membro dell' impresa comune «JET (Joint European Torus), Joint Undertaking», grande impianto di ricerca sulla fusione apprestato in Inghilterra ed operativo a contare dall'estate 1983. Il credito di 34 milioni di franchi deve dunque servire a far fronte agli obblighi assunti dalla Svizzera e definiti nell'Accordo di cooperazione nei confronti dell'EURATOM e del JET per gli anni dal 1979 al 1983.

Poiché la ricerca esige tempo, l'Accordo di cooperazione è di durata illimitata. Comunque, nel messaggio del 24 maggio 1978, avevamo previsto di prendere una decisione sulla continuazione della cooperazione verso la fine del periodo coperto dal credito d'impegno; è giunto dunque il momento di fare un primo bilancio. Visti i risultati positivi e tenuto conto del fatto che gli argomenti addotti nel 1978 per l'adesione, e concernenti la politica di ricerca energetica e industriale nonché quella d'integrazione, hanno frattanto assunto un peso ancora maggiore, proponiamo la prosecuzione di questa cooperazione.

La quale, a datare dal 1984, va continuata non mediante crediti d'impegno pluriennali, bensì mediante l'inserimento del contributo nel preventivo ordinario, com'è d'uso per le altre organizzazioni internazionali. La cooperazione in parola verrà così approvata tramite l'accettazione del preventivo.

Qualora, rispetto alla voce specifica, tale accettazione venisse negata, gli ac-

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cordi dovrebbero essere disdetti, rispettivamente, entro sei e dodici mesi per l'EURATOM e il JET.

Per continuare la cooperazione sino all'inizio del nuovo sistema testé accennato occorre un credito suppletivo di 9,5 milioni, il credito originario di 34 milioni non bastando a coprire il rincaro dello JET e l'estensione del programma EURATOM.

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I II

In generale Introduzione

II 20 marzo 1979, le vostre Camere, basandosi sul messaggio del 24 maggio 1978 (FF 1978 II 1), approvavano la cooperazione con la Comunità europea dell'energia atomica (Trattato EURATOM) nel campo della ricerca sulla fusione nucleare e stanziavano all'uopo un credito d'impegno di 34 milioni di franchi. Il messaggio prevedeva che, dopo un periodo iniziale, doveva essere presa una decisione in merito alla prosecuzione di questa cooperazione.

Il presente messaggio svolge una quadruplice funzione: 1. Fa rapporto sulla cooperazione, come era stato chiesto dal messaggio del 24 maggio 1978.

2. Informa circa la prevista procedura di finanziamento a partire dal 1984 che non deve più attuarsi mediante crediti pluriennali, bens mediante una voce apposita nel preventivo (come già accade per CERN, ESO, ecc.), cosicché non sarà più necessario sottoporre alla vostre Camere proposte specifiche.

3. Domanda un credito di 9,5 milioni, aggiuntivo al credito originario 1979-1983 onde coprire gli obblighi supplementari di detto periodo, precipuamente originati dal rincaro.

4. Spiega le modificazioni intervenute, e non ancora esposte alle vostre Camere, quanto ai testi determinanti (Acc. di associazione e contratto di mobilità, Acc. di cooperazione con l'EURATOM, DGF del 30 nov.

1981), nonché la procedura prospettata per le modificazioni ulteriori.

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Ricerca nel campo della fusione

II problema energetico è sempre attuale. Nel 1981, la Svizzera ha importato 11,6 milioni di tonnellate di grezzo e prodotti petroliferi per un ammontare di 6,88 miliardi di franchi. Tale dipendenza dall'estero va diminuita. Conseguentemente, la ricerca energetica, che deve consentirci di utilizzare l'energia in modo più parsimonioso e di trovare nuove fonti, si pone come prioritaria. Le differenti fonti energetiche si contraddistinguono per le loro peculiarità, quali ad esempio la disponibilità o gli effetti sull'ambiente, e sono più o meno adattate per i diversi impieghi. Per assicurare l'approvvigionamento, è auspicabile che si possa disporre di parecchie fonti energetiche affinchè siano utilizzate in modo ottimale. La ricerca sulla fusione nucleare controllata apre la via a una nuova fonte, quasi inesauribile e relativamente ecologica. Ma gli ostacoli da superare per giungere al successo appaiono altrettanto ingenti quanto i vantaggi sperati, cosicché risulta indispensabile continuare, con sforzi coordinati, per parecchi anni ancora.

Il termine «fusione nucleare» designa la fusione di due nuclei leggeri, reazione che libera grandi quantità d'energia. Se i nuclei fusionabili sono tenuti assieme a temperatura elevatissima e per un tempo sufficientemente lungo, 220

la frequenza delle fusioni, con le rispettive quantità d'energia liberate, diviene sufficiente per mantenere il necessario livello termico ed assicurare così la continuatività della reazione innescata. Da sempre, il sole trae la propria energia dalla fusione nucleare, ma sulla terra è estremamente difficile ottenere le temperature, le pressioni ed i tempi di confinamento indispensabili. Due nuclidi dell'idrogeno (deuterio e tritio) risultano particolarmente idonei a fusionare, ma anche tra questi isotopi la reazione esige temperature di 100 milioni di gradi. Orbene, mantenere un plasma1) tanto caldo, senza che lambisca l'involucro, rappresenta il maggior problema di fisica di questi reattori.

A lungo periodo si prospetta di operare anche con altre paia di nuclidi (es.

deuterio-deuterio), tuttavia l'innesco della reazione appare, con essi, più difficile ancora. I vantaggi della fusione nucleare controllata, ai fini della produzione energetica, derivano anzitutto dalla disponibilità, praticamente illimitata ed estesa al mondo intero, di uno dei materiali fusionabili, cioè del deuterio, che si ricava dall'acqua.

Giustamente, data questa immane riserva, si considera che la fusione trova i suoi limiti solo nella quantità globale dell'altro materiale fusionabile, vale a dire il tritio, che dev'essere ricavato dal litio. Ma benché la quantità di litio sia ben minore di quella dell'acqua, resta nondimeno accertato che anche solo un terzo delle riserve di litio sfruttabili, conosciute oggigiurno, basterebbe a coprire i bisogni mondiali d'energia (consumo del 1980) per circa un millennio; se poi si riuscisse ad estrarre il litio disciolto negli oceani, si arriverebbe addirittura ad un periodo di diversi milioni di anni. Un secondo grosso vantaggio della fusione consiste nel fatto che il prodotto finale del ciclo è l'elio, gas nobile ed assolutamente innocuo. Ma c'è anche un rovescio della medaglia: il ciclo di fusione, infatti, include il tritio, che è radioattivo.

Per questo si stanno studiando reazioni non implicanti il tritio. Gli impianti -- con le tecniche attuali -- divengono, nel corso ,,dell'esercizio, radioattivi.

Se ne conclude che sia per realizzare le ardue condizioni d'innesco della reazione sia per garantire la sicurezza dell'esercizio occorre ancora sviluppare una tecnologia molto progredita. La ricerca fondamentale sulla fusione nucleare e lo sviluppo della tecnica relativa costituiscono un'impresa immane, tanta è la complessità dei problemi coinvolti, l'ingenza delle spese e l'urgenza dei termini. Allo stato attuale delle conoscenze, si può dire che la strategia si articolerà in tre fasi: - la prima vedrà la ricerca di sistemi atti a realizzare le condizioni (estremamente difficoltose) per ottenere reazioni che liberino una gran quantità d'energia segnatamente al fine di dimostrare che la fusione è scientificamente attuabile; - la seconda consisterà essenzialmente nella soluzione d'un gran numero di problemi tecnici, nonché nel miglioramento dei sistemi, cui si accenna qui 1)

II termine «plasma» indica un gas talmente caldo che i suoi atomi sono compiutamente ionizzati. Per la fusione gli atomi devono essere portati allo stato di plasma.

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sopra, cosicché si possa costruire un funzionale reattore sperimentale, al fine di dimostrare che la fusione è anche tecnicamente attuabile; - la terza vedrà lo sviluppo di reattori, validi anche dall'angolatura commerciale, che potranno entrare in servizio tra una quarantina di anni.

Oggigiorno ci troviamo ancora nella prima fase, ma già si sta impostando la fase tecnologica. Sono in atto quattro grandi programmi di ricerca: giapponese, sovietico, statunitense ed europeo, ma siccome nessuno di essi riesce a coprire tutto l'insieme del settore, la cooperazione tra loro è rapidamente divenuta eccezionalmente stretta.

L'estensione del campo di ricerca e l'enormità dei finanziamenti escludono che la Svizzera possa, da sola, condurre innanzi delle ricerche sulla fusione; essa può invece benissimo affrontare tale ricerca nel quadro della cooperazione internazionale, purché concentri gli sforzi su precisi settori così da apportarvi apprezzabili contributi. Seguendo tale orientamento, la Svizzera partecipa al programma europeo di ricerca dell'EURATOM, nonché a progetti di ricerca tecnologica dell'Agenzia internazionale dell'energia, col sostegno del Fondo nazionale della ricerca, segnatamente al progetto LCT sui magneti superconduttori e allo studio delle interazioni plasma-involucro (progetto TEXTOR).

Il Centro di ricerca sulla fisica dei plasmi (CRFP), del Politecnico federale di Losanna, è il massimo centro di ricerca sulla fusione in Svizzera; altri collettivi di ricerca, attivi in altre università ed istituti, apportano risultati validissimi, operando parzialmente in connessione stretta con l'industria.

La ricerca sulla fusione si va rivelando traente per l'intera tecnologia d'avanguardia.

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Cooperazione Svizzera/EURATOM EURATOM ed il suo programma di ricerca sulla fusione

Siccome, date le difficoltà della ricerca sulla fusione, la cooperazione si pone per la Svizzera come un imperativo categorico, il nostro Paese ha incominciato con l'interessarsi al programma «fusione» dell'EURATOM. Com'è noto l'EURATOM costituisce, assieme al Mercato comune (CEE) e alla Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA), le «Comunità Europee» (CE), dotate dei seguenti organi comuni: il Consiglio dei ministri delle CE (istanza decisionale), il Parlamento delle CE (istanza consultiva con poteri decisionali in materia di preventivo), la Commissione delle CE (istanza esecutiva), la Corte dei conti e la Corte di giustizia. Sono membri delle CE: la Repubblica federale di Germania, il Belgio, la Danimarca, la Francia, la Grecia, PIrlanda, l'Italia, il Lussemburgo, i Paesi Bassi e il Regno Unito. Il programma «fusione» dell'EURATOM, oltre agli apporti dei Paesi elencati, fruisce anche della collaborazione della Svezia, che vi ha aderito prima ancora della Svizzera.

Il programma è incentrato sui sistemi magnetici ed il suo centro di gravita (80% dei mezzi) è costituito da impianti del tipo «Tokamak», nei quali i 222

nuclei fusionabili, portati allo stato di plasma, vengono confinati entro una struttura toroidale mediante potenti campi magnetici. I tokamak sono, oggigiorno, gli impianti più perfezionati ai fini dell'isolamento magnetico (impedire che il plasma lambisca le pareti dell'involucro). Elemento centrale del programma EURATOM è un tokamak di grandi dimensioni, lo JET (Joint European Torus), attualmente in costruzione in Inghilterra e destinato ad entrare in servizio nell'estate 1983. In un primo ciclo, la macchina permetterà di verificare se le leggi del comportamento fisico del plasma, valide per i tokamak attuali, rimangono tali anche in un impianto le cui dimensioni s'avvicinano a quelle d'un reattore commerciale. Lo JET verrà poi via via perfezionato cosicché, verso il 1988, si potrà passare ad operare con il tritio, in modo da produrre, durante alcuni secondi, una potenza di 50 a 100 MW, soglia della reazione autosostenuta. Lo JET dovrebbe dunque non solo dimostrare la fattibilità scientifica bensì anche dare avvio, con le informazioni tecnologiche fornite, alla seconda fase della strategia di ricerca.

La macchina resterà all'avanguardia, in questo settore, per tutto il prossimo decennio.

A complemento di questo elemento centrale, il programma prevede, come suo secondo elemento, tutto un insieme di ricerche decentrate condotte innanzi dai diversi laboratori nazionali. Anche queste ricerche decentrate sono attuate sui tokamak, così da conferire al programma la necessaria estensione senza ch'esso perda coerenza. Il programma considera peraltro anche attrezzature d'altro tipo, così da aver sottomano eventuali soluzioni sostitutive, per taluni aspetti magari più promettenti. Queste ricerche sostitutive consentiranno inoltre di arricchire le conoscenze sui plasmi e, in generale, sulle caratteristiche dei reattori a fusione.

Il programma è articolato in tappe quinquennali che però non si susseguono linearmente bensì, parzialmente, si sovrappongono: infatti ogni programma quinquennale deve essere sostituito, in genere dopo tre anni, da un nuovo programma quinquennale, reimpostato in modo da tener conto sia dei progressi conseguiti sia dell'aumento dei costi. Il messaggio del 24 maggio 1978 concerneva il quinquennio 1976-1980, cui è succeduto quello 1979-1983; attualmente è in corso il programma quinquennale 1982-1986.

Per la parte decentrata del programma è stata allestita tutta una serie di strumenti giuridici e la Commissione delle CE ha stipulato i necessari contratti d'associazione con i laboratori nazionali. Tali contratti stabiliscono segnatamente il programma di lavoro, il preventivo per le ricerche affidate al laboratorio, nonché la partecipazione finanziaria di EURATOM. In totale sono stati stipulati undici contratti di associazione con istituti di nove Paesi, Svezia e Svizzera incluse; nessun contratto è stato sinora conchiuso con istituti greci, irlandesi o lussemburghesi. Per promuovere lo scambio di specialisti tra i laboratori associati ed altri istituti è stato conchiuso un Accordo sulla mobilità firmato da tutti i laboratori associati, da EURATOM, dall'impresa JET e da altri istituti lussemburghesi e spagnoli.

Nel 1980 si è proceduto a semplificare e a snellire l'organizzazione del programma descritta nel nostro messaggio del 24 maggio 1978: agli originari tre comitati indipendenti è stato così costituito un organo unico, il 223

Comitato consultivo del programma fusione (abbreviato CCFP, da Consultative Committee for thè Fusion Programm), il quale assiste la Commissione delle CE nella preparazione e nella realizzazione del programma, inclusa la partecipazione di EURATOM a JET; per ogni contratto d'associazione, l'esecuzione è stata affidata a un comitato di gestione.

L'esecuzione del progetto JET è stata impostata come «impresa comune», giusta gli articoli 45-51 del trattato EURATOM del 25 marzo 1957; tale impresa fruisce dello statuto di società di diritto privato comunitario assai vicino al futuro statuto della società anonima europea. L'impresa comune è stata istituita da una decisione del Consiglio dei ministri delle CE. Sono membri dell'impresa JET: EURATOM, i laboratori associati, PIrlanda, il Lussemburgo e la Grecia. L'impresa dunque conta non solo Stati, bensì anche enti soggetti ad un diritto nazionale, quali appunto i laboratori associati.

Ne consegue che l'impresa comune non si configura né come organizzazione internazionale né come organizzazione sopranazionale. Il «Consiglio JET» è l'organo supremo dell'impresa ed opera in modo autonomo, entro l'ambito tracciato dallo statuto nonché dalle decisioni sul programma spettanti al Consiglio dei ministri delle CE. Nel «Consiglio JET» i voti sono ponderati: quelli di EURATOM e dei laboratori associati della Germania federale, della Francia, e della Gran Bretagna hanno il coefficiente 5; i voti degli altri laboratori associati (Belgio, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia e Svizzera), il coefficiente 2; quelli dell'Irlanda, del Lussemburgo e della Grecia, il coefficiente 1.

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Storia della cooperazione

La partecipazione della Svizzera al programma fusione d'EURATOM si fonda sull'Accordo di cooperazione tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea dell'energia atomica nel campo della fusione termonucleare controllata e della fisica dei plasmi, del 14 settembre 1978 (RU 1978 692). Questo accordo è un contratto quadro che definisce i diritti e i doveri della Svizzera, in quanto Stato impartecipe delle CE, nonché i suoi contributi finanziari. L'accordo è automaticamente prorogato per la durata di un nuovo programma quinquennale non appena è presa una decisione in merito a quest'ultimo, ma può essere denunciato con preavviso di sei mesi. Nel 1981 esso è stato modificato per tener conto della nuova struttura organizzativa del programma.

La Svizzera, come del resto gli altri Stati partecipanti alla parte decentralizzata del programma, ha concluso un Contratto d'associazione e ha aderito all'Accordo di mobilità. Il nostro Paese è rappresentato dal nostro Consiglio che agisce «per conto del CRFP del Politecnico di Losanna e di altre istituzioni svizzere idonee ad essere in seguito chiamate dalle Parti confraenti a cooperare». Con decreto del nostro Consiglio del 27 agosto 1980, è stato incluso nell'Associazione anche un progetto dell'Istituto svizzero di ricerche nucleari (SIN) a Villigen. I contratti d'associazione sono vincolati a un programma quinquennale. Il primo, relativo al programma quinquennale 1976/ 224

1980, è giunto a scadenza il 31 dicembre 1980 ed è stato sostituito dal Contratto d'associazione concernente il periodo 1° gennaio 1981 - 31 dicembre 1983.

L'Accordo di mobilità è stato rinnovato al momento dell'adesione della Spagna, il 15 luglio 1980, e scadrà anch'esso il 31 dicembre 1983. Nella sostanza, i nuovi contratti corrispondono ampiamente a quelli precedenti ma tengono conto della nuova durata dei contratti, della nuova struttura organizzativa e dello stato d'avanzamento del programma.

L'adeguamento dell'Accordo di cooperazione e il rinnovo dei contratti sono stati da noi approvati in virtù della nostra propria competenza. L'entrata in vigore dei contratti s'imponeva urgentemente altrimenti gli elementi importanti della cooperazione, decisa dalle vostre Camere, segnatamente il rimborso dei fondi da parte dell'EURATOM in Svizzera, sarebbero stati sprovvisti di fondamento giuridico a contare dal 1981. Secondo la prassi, abbiamo la competenza di stipulare contratti urgenti che, se di lunga durata, devono essere successivamente approvati dalle vostre Camere. Il nostro Collegio non ha ancora sottoposto un decreto d'approvazione alla vostra Assemblea unicamente in considerazione del fatto che, giusta il disegno della nuova legge sulla ricerca (messaggio del 20 novembre 1981, FF 1981 111 969), siamo autorizzati (art. 16 cpv. 2) a far uso della nostra propria competenza per concludere accordi in materia di cooperazione scientifica internazionale entro i limiti dei crediti concessi. Questa disposizione s'applica parimente agli accordi di ricerca quali i contratti con EURATOM. Se l'articolo 16 capoverso 2 summenzionato entra in vigore, sotto questa forma o in forma equivalente, non sarà necessario elaborare un decreto d'approvazione appositamente per il rinnovo del trattato EUR ATOM/Svizzera. Abbiamo l'intenzione di fondarci, anche in seguito, su questo articolo in occasione di modificazioni o rinnovi di contratti, prevedibili per i prossimi anni, beninteso sempre nel quadro del preventivo sottoposto alla vostra approvazione.

I lavori effettuati in Svizzera sono definiti nel Programma d'associazione (allegato I al Contratto d'associazione) e comportano le attività seguenti: 1. CRFP: studio teorico e sperimentale del confinamento magnetico nelle configurazioni toroidali. Gli esperimenti sono realizzati con il Tokamak TCA (Tokamak a riscaldamento Alfvén) del CRFP. Le direttrici di ricerca col Tokamak sono le seguenti: studio della propagazione e dell' assorbimento delle onde elettromagnetiche di bassa frequenza (onde Alfvén) per determinarne le potenzialità in quanto generatrici di calore e di corrente; studio dei limiti operativi dei Tokamak, segnatamente degli effetti delle impurità e delle anomalie, con o senza onde incidenti; collaudo di nuovi sistemi di misura delle grandezze determinanti nel funzionamento della macchina ma non misurabili direttamente. I temi più rilevanti dell'attività teorica restano il confinamento magnetico e il riscaldamento mediante onde.

2. CRFP: messa a punto di metodi per l'esame interno del Tokamak (ove regnano condizioni estreme che precludono l'introduzione di qualsiasi 225

oggetto) incentrati sull'uso dei laser e dei fasci di particelle. Si sta sviluppando, segnatamente, un apparecchio per la misura diretta della temperatura degli joni.

3. CRFP: ricerche fondamentali in fisica dei plasmi, volte a fornire le conoscenze necessarie per lo sviluppo di qualsiasi sistema di confinamento e di riscaldamento.

4. SIN: ricerche tecnologiche, segnatamente sui magneti superconduttori (impianto sperimentale di superconduttori costruito al SIN con la partecipazione dell'Italia e dei Paesi Bassi).

I 73 collaboratori del CRFP e i 3 collaboratori del SIN sono principalmente impiegati nella realizzazione del Programma d'associazione. In avvenire si terrà conto anche dei lavori del SIN e dell'Istituto federale di ricerche sui reattori, concernenti il danneggiamento delle componenti, dei reattori a fusione dovuto alle radiazioni.

Nel quadro del programma, la Svizzera gode degli stessi diritti degli Stati delle CE per quanto concerne la cooperazione, i contributi finanziari d'EURATOM, lo scambio di conoscenze, i mandati industriali nonché la partecipazione ai comitati specifici del programma. Nel capitolo 151 sono trattati più approfonditamente questi importanti aspetti sul piano della politica d'integrazione.

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Continuazione della cooperazione II programma fusione 1982-1986 EURATOM

Nel 1980, la Commissione delle CE ha costituito un gruppo di periti composto di undici personalità esterne al progetto e gli ha assegnato i seguenti compiti: 1. Esame critico dello stato e dei progressi del programma EURATOM di ricerca sulla fusione.

2. Valutazione delle prospettive della fusione nucleare controllata in quanto fonte energetica per l'Europa.

3. Valutazione dei piani e della strategia per il futuro del programma EURATOM.

Nel giugno 1981, il gruppo ha presentato un rapporto finale di cui riportiamo un passo tratto dal capitolo «Riassunto delle principali raccomandazioni»: «II gruppo è convinto che l'Europa deve rimanere all'avanguardia nella ricerca e nello sviluppo in materia di fusione e pertanto raccomanda che il programma fusione europeo venga continuato senza cedimenti. È necessario continuare gli sforzi intesi a dimostrare l'attuabilità scientifica della fusione e avviare nuovi lavori per dimostrarne l'attuabilità tecnica. Il principale obiettivo del programma per i prossimi decenni deve essere quello di dimostrare la praticabilità della fusione in quanto fonte energetica e di ricercare i mezzi più idonei per sfruttarne pienamente il potenziale.

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Per quanto concerne la strategia del programma, il gruppo raccomanda: - di realizzare nella trafila Tokamak un programma sostanziale per giungere a un reattore dimostrativo, di completare la prima tappa di questo programma (progetto JET e suoi sviluppi) e di realizzare altri programmi a sostegno del sistema Tokamak; - di proseguire lo sviluppo della tecnologia necessaria per realizzare la seconda tappa del programma Tokamak (NET)1) seguendo gli orientamenti degli studi concettuali; - di studiare i sistemi di confinamento sostitutivo suscettivi di sfociare su un reattore a fusione, preferibilmente in collaborazione con altri programmi di fusione mondiali e, segnatamente, quello statunitense; - di esaminare verso la fine degli anni 80 i risultati del JET e gli esperimenti analoghi realizzati altrove nonché di decidere se sia il caso di passare alla realizzazione della seconda tappa del programma Tokamak».

Il programma quinquennale 1982/1986 è conforme a queste raccomandazioni; il JET sarà portato a massima potenza, i lavori sui tokamak come anche i concetti alternativi («Stellaratori» e «Reversed Field Pinch») proseguiranno nelle Associazioni, sarà allestito un programma tecnologico e saranno avviati gli studi per la realizzazione del NET. Le ricerche condotte innanzi nel nostro Paese collimano con le direttrici di questo programma.

Esso, come si vede, rinuncia ad accelerare le ricerche anticipando sui risultati delle esperienze in corso (specie col JET) ed avviando subito i lavori della fase successiva; propone, per contro, una via più lenta, ma più sicura e meglio rispondente alla stretta finanziaria in atto nei Paesi membri. Ma non trattasi, in sé, d'un mero rallentamento del programma, bensì di un suo approfondimento così da evitare ogni cattiva sorpresa nelle fasi successive.

Di fatto, il ritmo del progresso è tale che una rigida definizione, già ora, della concezione del NET sarebbe prematura. L'avvio d'un programma di studio di talune tecnologie cruciali conferma che questa «via lenta» è sottesa dalla volontà d'evitare ritardi nelle fasi ulteriori di sviluppo del JET.

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Provvedimenti per la continuazione della cooperazione

II mesaggio del 24 maggio 1978 proponeva l'approvazione di un credito d'impegno previsto per una fase iniziale quinquennale. A quell'epoca pensavamo di valutare le esperienze dei primi anni per decidere se proseguire la cooperazione. Orbene, dato che l'Accordo di cooperazione è di durata illimitata, s'impongono due provvedimenti finanziari affinchè la Svizzera possa far fronte agli impegni: il primo deve essere preso entro la fine del 1983 e postula l'emanazione dell'allegato decreto federale; il secondo, concernente il ciclo iniziante nel 1984, non richiede decisioni immediate.

Alla fine del primo quinquennio di cooperazione, è necessario un credito aggiuntivo in considerazione del rincaro e dei nuovi elementi del programma 11

NET = Next European Tokamak. È previsto quale unico passo intermedio, nella ricerca tecnologica (seconda tappa principale), tra il JET -- che appronta le basi scientifiche -- e un reattore dimostrativo.

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quinquennale 1982-1986. Il credito aggiuntivo è motivato dettagliatamente nel capitolo 2. Siccome gli accordi, denunciabili a sei mesi (12 per il JET) non sono stati disdetti, dobbiamo onorare tutti gli impegni per il 1983. Ve ne facciamo domanda solo ora in quanto ci è stato impossibile determinare prima l'entità esatta del rincaro e degli ampliamenti di programma.

Per la prosecuzione della cooperazione a contare dal 1984 è previsto di non proporre più un credito d'impegno pluriennale ma d'iscrivere annualmente i crediti di pagamento nel preventivo della Confederazione. Questa prassi è già seguita per la nostra partecipazione a diverse organizzazioni scientifiche internazionali quali il CERN, TESA e TESO e, nel caso ciell'EURATOM, s'impone per parecchi motivi. L'ordinamento finora in vigore, vale a dire un credito d'impegno quinquennale, era giustificato nella fase d'avvio di questa cooperazione. A lungo termine, per contro, gli obblighi finanziari svizzeri vengono definiti mediante un trattato di Stato (Accordo di cooperazione). La riduzione dell'indice di ripartizione dei nostri contributi, al fine di mantenere immutato il credito d'impegno preventivato, non è possibile.

Quindi, o facciamo fronte ai nostri impegni, o denunciamo l'accordo. Secondo la prassi, i crediti di pagamento derivanti dai nostri obblighi sono sottoposti, col preventivo, alle vostre Camere. Dovendo venir meno ai nostri impegni, sarebbe preferibile intervenire a livello d'Accordo di cooperazione e denunciarlo. Inoltre il fatto che la prassi seguita per i crediti concessi ad altre organizzazioni scientifiche internazionali abbia fatto buona prova, consiglia questa applicazione, anche alla cooperazione con EURATOM, nel senso di un'unificazione della prassi.

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Apprezzamento e motivazione Apprezzamento della cooperazione

Nel messaggio del 1978, avevamo giustificato la cooperazione con argomenti di politica scientifica, industriale, energetica e d'integrazione. Questi argomenti risultano, oggi, ancora più pertinenti poiché la maggior parte del programma elvetico di ricerca s'è ormai integrata nel programma europeo, la nostra industria è divenuta consapevole di cosa significhi partecipare ai grandi impianti europei di ricerca, ed, infine, gli stessi progressi sinora registrati spingono ad approntare attrezzature enormi, complesse, e costosissime.

Conseguentemente la cooperazione s'è rafforzata a livello mondiale, pur rimanendo affidata ai quattro grandi blocchi industriali: USA, Giappone, Europa, URSS. La cooperazione consente, nel contempo, di mantenere un approccio largo alla problematica della fusione evitando ogni prematura scelta. In questo quadro, accordi bi o multilaterali consentono azioni puntuali su impianti specializzati, ma non potranno mai divenire alternativi ad una partecipazione al programma, il quale, dal punto di vista svizzero, avvantaggia ottimamente il nostro CRFP e, a più o meno lunga scadenza, gli altri istituti universitari ed i Politecnici, quando saranno chiamati a collaborare.

Sul piano della politica economica, il messaggio adduceva il fatto che l'in228

dustria degli Stati membri dell'EURATOM, nonché a pari condizioni quella svizzera e svedese, avevano la priorità al momento dell'attribuzione di mandati concernenti il programma di ricerca. I risultati confermano che i settori industriali d'avanguardia si muovono molto bene su questo terreno della molteplicità tecnologica, nel quale prende radice la realizzazione della fusione. Così, ad esempio, nonostante il ritardo nel partecipare al JET, l'industria svizzera è riuscita ad ottenere il 5,8 per cento dei mandati nel primo semestre del 1982, senza contare quelli, numerosi ed ingenti, affidati alle filiali estere. La nostra industria partecipa anche alla costruzione di diversi altri grossi impianti di ricerca, in Europa, nel quadro del programma comune di ricerche. In tal modo, non solo essa dimostra la sua assodata perizia in meccanica, elettricità, vacuotecnica, criogenia ecc. bensì viene spinta a lavorare campi nuovi quali l'elettronica e la metrologia.

La ricerca sulla fusione è di lungo periodo e incombe, quindi, precipuamente allo Stato. Ma affinchè l'industria partecipi allo sforzo, guadagnandone maestria nei diversi ambiti tecnici, occorre ch'essa possa operare, su piede di parità con le ditte straniere, nel quadro del programma di fusione: solo questo vale ad aprirle un campo di lavoro ed un mercato rispondenti alle sue ingenti potenzialità.

In materia di politica energetica, la fusione nucleare risulta di massimo interesse, ed il gran numero di Paesi impegnati in tale ricerca ne è, per sé stesso, chiara prova. Il problema energetico è d'importanza cruciale per l'intera Europa, onde va affrontato solidalmente. La cooperazione consente di mettere in valore il nostro contributo scientifico-tecnico e rafforza la nostra posizione in vista di un'eventuale introduzione di questa fonte energetica in Svizzera, sia per il consumo, sia per l'indotto industriale.

Dall'aspetto della politica d'integrazione, rileviamo che la Svizzera partecipa a un progetto interno delle CE vincolato alla decisione del Consiglio dei Ministri delle CE, consiglio di cui non possiamo far parte, nemmeno come osservatori. Quindi non abbiamo la possibilità di partecipare alla decisione definitiva sul bilancio o sui programmi pluriennali. Astrazion fatta da questo «stato di fatto relativo alla politica d'integrazione» che deriva dalla volontà svizzera di non entrare nelle CE, non esiste alcuna differenza tra la cooperazione interna all'EURATOM e la cooperazione Svizzera/ EURATOM e ciò va considerato in modo estremamente positivo.

Infatti è la prima volta che la Svizzera può sedere, con gli stessi diritti, in seno agli organi interni delle CE incaricati di preparare le decisioni del Consiglio dei Ministri. La Svizzera gode di questo diritto in tutti i gruppi specifici del programma fusione che è certamente uno dei più importanti programmi di ricerca delle CE.

Dall'angolatura scientifica, la cooperazione è risultata proficua; il programma elvetico è divenuto un elemento autonomo del programma europeo, centrato-su aspetti particolari cui da apporti talora preponderanti. In cambio otteniamo l'accesso ai grandi impianti europei, specie al JET, e possiamo contare, quando occorre, sull'aiuto rapido ed efficace degli altri laboratori associati. Nel 1980, il CRFP ha messo in esercizio il primo Tokamak elve229

tico (TCA), da lui progettato e costruito interamente in Svizzera. Trattasi di una macchina media, la cui concezione originale consente massima duttilità e facili misure; essa è ben adattata per saggiare le nuove tecniche di riscaldamento del plasma mediante onde Alfvén.

Gli esperimenti finora eseguiti hanno fruttato risultati importanti tra cui primeggia la dimostrazione di un riscaldamento Alfvén, in un Tokamak, sino ad un livello di potenza paragonabile a quello d'un riscaldamento resistivo. Trattasi invero d'un risultato che da la prova della fattibilità del nuovo tipo di riscaldamento.

L'esercizio efficace d'un Tokamak richiede numerosi mezzi di misura di raffinata tecnologia, nonché competenze scientifiche varie. Gioca qui l'assistenza degli altri Laboratori associati (informazioni scientifico-tecniche, materiale e specialisti, grazie ai contratti di mobilità) che ha notevolmente contribuito ad accelerare il programma TCA.

Il CRFP è, sin dagli inizi, uno dei centri mondiali della fisica dei plasmi, scienza madre della fusione. La cooperazione ha rafforzato ulteriormente questa posizione ed ora il CRFP possiede strumentazioni uniche in Europa, se non nel Mondo, atte allo studio dei fenomeni fondamentali del comportamento dei plasmi nei diversi impianti di fusione.

La cooperazione ha, nel contempo, consentito al CRFP, di applicare i suoi codici numerici alla valutazione dei limiti tracciati dai requisiti di stabilità dei grandi impianti; esso è così venuto assumendo una posizione predominante in questo campo, onde coordina gli studi europei nel quadro di un progetto speciale di Tokamak (progetto INTOR) cui partecipano unicamente i quattro grandi blocchi sotto l'egida dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica, di Vienna.

Un progetto di nuovo strumento termometrico è stato impostato col sostegno prioritario di EURATOM. Nel settore tecnologico, un gruppo del SIN ha lanciato un programma di sviluppo di materiali sovraconduttori per la confezione di bobine sovraconduttrici, componenti essenziali dei futuri reattori, impiegate peraltro già negli impianti di ricerca. Elemento centrale di questo programma è l'impianto SULTAN, istallato al SIN con la collaborazione di istituti italiani e olandesi e col sostegno prioritario dell'EURATOM. Il gruppo SIN partecipa anche al progetto concettivo INTOR.

Riassumendo, possiamo affermare che le speranze suscitate dalla collaborazione, già nel 1978, sono state sinora pienamente soddisfatte.

152

Motivi per proseguire la cooperazione

In Svizzera, la ricerca sulla fusione ha mantenuto la sua posizione nella politica di ricerca energetica. Attualmente non occorrono né un forte sviluppo né una forte riduzione e conviene continuare col ritmo attuale, il che peraltro comporta un certo aumento dei contributi all'EURATOM, dovuto al rincaro e a modifiche di un programma sull'andamento del quale noi abbiamo scarsa influenza. Comunque la ricerca sulla fusione, in questo qua230

dro di collaborazione internazionale, resta ben concentrata sulle attività già in corso' e sull'obiettivo comune iniziale.

La prosecuzione della cooperazione con l'EURATOM è essenziale anche per la continuazione delle ricerche sulla fusione in Svizzera. I motivi addotti nel 1978 rimangono ancora validi. Inoltre, il programma dell'EURATOM ha assunto viepiù importanza. L'impianto JET entrerà in esercizio nel 1983 e costituirà probabilmente, nel corso di questo decennio, l'esperienza più significativa a livello mondiale in materia di tokamak. La partecipazione a quest'impresa offrirà ai ricercatori svizzeri l'occasione, più unica che rara, di fare esperienze con un plasma in uno stato fisico simile a quello che si riscontrerà nei reattori a fusione pienamente operativi.

Se la Svizzera decidesse d'interrompere questa cooperazione, si troverebbe di fronte a notevoli svantaggi. Dal punto di vista scientifico, significherebbe il ritiro immediato dei nostri scienziati dai gruppi ove vengono discussi i risultati ed elaborati i programmi. Ricadremmo nella situazione pre-1978 e ci ritroveremmo isolati. Le ripercussioni sulle relazioni scientifiche svizzeroeuropee sarebbero durevoli.

Una tale decisione avrebbe gravi conseguenze sui ricercatori svizzeri. Invero il ricorso ad accordi bilaterali e multilaterali consentirebbe di diminuire gli effetti negativi ma non costituirebbe affatto una soluzione alternativa auspicabile, senza contare che non attenuerebbe affatto le gravi .difficoltà della nostra industria. Conseguentemente le aziende svizzere trasferirebbero le pertinenti attività nelle loro filiali all'estero. Tale trasferimento avrebbe un impatto particolarmente grave poiché l'EURATOM ha l'intenzione d'associare d'ora innanzi viepiù strettamente l'industria allo sviluppo delle tecnologie d'avanguardia necessarie alla fusione, e segnatamente d'attribuire i mandati di sviluppo che sono previsti, per la prima volta, nel piano quinquennale 1982-1986. La ricerca sulla fusione è divenuta veramente traente nel contesto tecnologico odierno onde il Paese dovrebbe proprio parteciparvi nelle migliori condizioni possibili.

Infine, la rinuncia al primo progetto importante di cooperazione tra la Svizzera e le Comunità Europee inferirebbe un colpo duro alla nostra politica d'integrazione, comporterebbe effetti negativi per altri progetti futuri e recherebbe pregiudizio all'immagine della Svizzera in qualità di partner.

2 21 211

Conseguenze finanziarie e ripercussioni sull'effettivo del personale Conseguenze finanziarie Modalità finanziarie

II programma fusione è finanziato dall'EURATOM e dalle Associazioni.

EURATOM riceve fondi dal bilancio delle CE e contributi dagli Stati non membri delle CE partecipi del programma, vale a dire Svezia e Svizzera.

I Contratti d'associazione determinano quali saranno i lavori effettuati nei laboratori associati e come saranno finanziati. EURATOM finanzia il 25 231

per cento (sostegno normale) delle spese di bilancio delle associazioni purché quest'ultimo non superi il limite massimo stabilito nel contratto 1. Inoltre la Commissione delle CE può, a richiesta dell'associazione e su raccomandazione del Comitato consultivo del programma fusione, concedere a taluni progetti uno statuto che dia loro il diritto a un «sostegno prioritario» e portare fino al 45 per cento l'aliquota di contributo generalmente fissata al 25 per cento per alcune categorie di spese. Un'associazione ottiene la stessa aliquota di contributo del 45 per cento per i lavori che effettua per il progetto JET e per gli studi a lungo termine, per esempio per i: progetto NET.

I lavori concernenti il JET e il NET non sottostanno al regime della limitazione finanziaria del bilancio delle associazioni. Il laboratorio associato s'assume rispettivamente il 75 per cento e il 55 per cento delle spese che finanzia secondo i regolamenti interni. L'ammontare dei crediti annui stanziati al laboratorio su piano nazionale determina in pratica l'ammontare dei sussidi dell'EURATOM.

L'impresa comune JET è finanziata dall'EURATOM (80%), dalla Gran Bretagna (10%), ove ha sede l'impresa, e dalle Associazioni (complessivamente: 10%). La chiave di riparto tra le Associazioni o stabilita in rapporto ai contributi che l'EURATOM ha accordato a ciascuna Associazione durante l'anno precedente (senza i contributi aggiuntivi per il sostegno prioritario). I programmi JET si riferiscono a un determinato indice dei prezzi, i preventivi vengono adeguati al rincaro.

I contributi finanziari della Svizzera nei confronti dell'EURATOM sono stipulati nell'articolo 11 dell'Accordo di cooperazione. Nel calcolo dell'ammontare dei contributi si è tenuto conto di tre fattori: il rapporto tra il prodotto nazionale lordo svizzero e quello delle CE, l'ammontare dei contributi dell'EURATOM al programma -- compresi i contributi al progetto JET -- e il corso cambiario. Inoltre, l'Associazione EURATOM/Svizzera deve fornire al JET il contributo diretto d'associazione.

212

Ammontare dei contributi 1979-1983

Con decreto federale del 20 marzo 1979 era stato accordato un credito d'impegno di 34 milioni di franchi per finanziare questa cooperazione per gli anni 1979-1983. Il calcolo del credito era fondato sui dati disponibili al momento della preparazione del messaggio del 24 maggio 1978. Poiché allora vigeva il programma quinquennale 1976-1980, per il programma quinquennale 1979-1983 in allestimento si era previsto un aumento del 20 per cento rispetto al programma precedente. A quell'epoca poi non era ancora stata decisa la costruzione del JET. Per calcolare il contributo si era fatta l'ipotesi, risultata poi esatta, che la costruzione del JET sarebbe iniziata a metà dell'anno 1978 e sarebbe poi durata cinque anni. Il messaggio includeva pure un semestre della fase d'esercizio (secondo semestre del 1983). Le cifre concernenti il JET si riferivano all'indice dei prezzi del gennaio 1977. La tavola 1 mostra la ripartizione del credito.

" II contratto non contiene clausole sul rincaro.

232

Ripartizione del credito d'impegno giusta il messaggio del 24 maggio 1978 Tavola 1 Contributi (in mio. di fr.)

per

Totale

1979

1980

1981

1982

1983

r 18

3, 78 \ 70 0 0?

3,28 3,20 0,02

3 78 3 70 0,07,

6,5

6,5

6,5

Programma fusione (senza JET) D JET 2 ' Riserva 3>

16 3n 17 ,50 0,70

4,70

0, 1?

3,28 3,20 0,02

Totale

34,0

8,0

6,5

" Contributo all'EURATOM.

Contributo alla quota dell'EURATOM per il JET e contributo dell'Associazione Svizzera al JET.

3) Piccola riserva per arrotondare le cifre.

2)

Sul fondamento dei rendiconti 1979-1981 e dei bilanci preventivi per il 1982 e 1983, i nostri contributi ammontano attualmente a 42,9 milioni di franchi (tavola 2). Il calcolo dei contributi probabili per il 1982 e il 1983 si,fonda sui seguenti presupposti: i bilanci dell'EURATOM e del JET corrispondono alle somme accordate per il 1982 e a quelle iscritte a fine ottobre 1982 nei preventivi del 1983, non sono escluse comunque riduzioni. Le aliquote di contributo, che erano del 3,74 per cento nel 1982 e del 3,47 per cento nel 1983 per i contributi all'EURATOM (compreso il contributo dell'EURATOM al progetto JET) e dello 0,32 per cento per il contributo d'associazione al JET, sono state modificate in modo insignificante; per contro il corso cambiario tra il franco svizzero e l'unità di conto europea (UCE) ha subito notevoli fluttuazioni. Il calcolo tiene conto di un corso cambiario di 1 UCE = 2,15 franchi svizzeri, corrispondente al corso indicativo del marco tedesco rispetto all'UCE (adeguamento del 24 giugno 1982) e al corso di 100 marchi tedeschi = 90 franchi svizzeri.

Contributi effettivi e previsti 1979/1983 " Tavola 2 Contributi (in mio. di fr.)

per

Totale

1979

1980

1981

1982

1983

Programma fusione senza JET

15,97

2,30

2,76

2,65

3,72

4,54

" Mancando un conteggio definitivo per 1980 e 1981, le cifre divergono legger-

mente da quelle presentate nel consuntivo.

16

Foglio federale 1983, Voi. I

233

Contributi (in mio. di fr.)

per

Totale

1979

1980

1981

1982

1983

JET Costruzione ed esercizio 79/83 senza rincaro Rincaro Nuovi elementi 82/86 . . . .

14,52 9,07 3,30

3,17 0,51

2,56 1,48

2,63 1,70

2,78 2,61 1,52

3,38 2,77 1,78

Totale intermedio

26,89 3,68

4,04 4,33

6,91

7,93

Totale

42,86

6,80

10,63

12,47

5,98

6,98

II confronto (tavola 3) fra le spese previste (tavola 2) e il erudito d'impegno (tavola 1) evidenzia che quest'ultimo è superato di 8,86 milioni. Questo sorpasso è dovuto segnatamente al rincaro del JET (9,07 milioni di franchi) e ai nuovi elementi del programma quinquennale 1982-1986 (3,3 milioni di franchi). Esclusi il rincaro e la revisione del programma del 1982, sarebbero necessari 30,49 milioni di franchi vale a dire 3,51 milioni in meno del credito d'impegno. Questo risparmio è stato possibile soprattutto grazie ai corsi cambiari molto favorevoli.

La maggior parte del credito aggiuntivo, comprendente una riserva di 0,64 milioni di franchi, è dovuta al rincaro del progetto JET che è stato calcolato in base a determinate regole. JET applica un indice di rincaro ai salari britannici e un diverso indice a quelli dell'EURATOM. Il rincaro di ciascun mandato importante è giustificato a parte. Per le altre spese, s'applica un indice forfettario che tiene conto dell'evoluzione del rincaro (indice dei prezzi all'ingrosso) e del corso cambiario di alcuni Paesi membri delle CE come anche di un. coefficiente di ponderazione per ciascun Paese. Complessivamente la Gran Bretagna assume un peso particolare in quanto dispone di una quota più che proporzionale di mandati e personale. Nel corso degli ultimi anni, in Inghilterra si è verificato un forte rincaro, contemporaneamente a un alto corso dei cambi.

234

Scarti tra il preventivo del messaggio del 24 maggio 1978 e le previsioni attuali Tavola 3 Contributi (in mio. di fr.)

Programma fusione senza JET Programma 76/78 e 79/83 . .

Costruzione ed esercizio JET senza rincaro Totale intermedio Rincaro JET 79/83 Nuovi elementi 82/86 JET . . .

Riserva Scarto totale

213

Contributi giusta

Scarto

Tavola 1 (messaggio del 24 maggio 1978)

Tavola 2 (contributi previsti)

16,30

15,97

-- 0,33

17,50

14,52

-- 2,98

33,80

30,49

-- 3,31

0 0 0,20

9,07 3,30 0

+ 9,07 + 3,30 -- 0,20

34,00

42,86

+ 8,86

Contributi probabili a contare dal 1984

A contare dai 1984, i contributi svizzeri per la prosecuzione della cooperazione (tavola 4) ammonteranno annualmente a 10-13 milioni di franchi, con riserva del rincaro del progetto JET a contare dal 1984, di modificazioni del corso cambiario (base di calcolo: 1 UCE = fr. 2,15) e di un nuovo programma quinquennale 1985-1989. Come menzionato al capitolo 142, a contare dal 1984 non dovrebbero più essere presentate domande di credito d'impegno pluriennale, il credito di pagamento venendo iscritto nel preventivo annuo della Confederazione.

Contributi probabili a contare dal 1984 Tavola 4 Contributi (in mio. di fr.) per

1984

1985

1986

Programma fusione senza JET JET

...

6,5 64

6,1 4,9

6,1 3,8

Totale

. . .

12.9

11.0

9.9

235

214

Rimborso dei fondi in Svizzera

Mentre la Svizzera versa contributi all'EURATOM e al progetto JET, i contributi dell'EURATOM ai laboratori associati sono riversati in Svizzera e, quelli del JET, tornano all'industria svizzera. Durante i primi tre anni di cooperazione, EURATOM ha versato al nostro Paese 11 255 000 franchi di contributi per i lavori del CRFP e del SIN (cfr. tavola 5). Questi contributi per gli anni 1979-1982 devono essere confrontati con quelli che abbiamo versato per il programma fusione (senza il progetto JET; cfr. tavola 2) e ammontanti a l i 430 000 franchi.

Contributi dell'EURATOM all'Associazione Svizzera Tavola 5 Contributi (in mio. di fr.) per

1979

1980

Sostegno CRFP . . . .

normale' SIN Sostegno CRFP prioritario: SIN . . .

2,243 0 0 0

2,365 0,209 0,094 0,170

2,473 0,215 0 0,106

2,68 0,43 0 0,27

Totale . . .

2,243

2,838

2,794

3,38

11

. . .

1931

1982 D

Previsioni.

Nel corso dei prossimi anni, l'ammontare dei contributi dell'EURATOM all'Associazione Svizzera dipenderà innanzitutto dal bilancio dell'Associazione. I negoziati intesi a concludere un nuovo Contratto d'associazione sul fondamento del programma quinquennale 1982-1986 non sono ancora stati avviati, per cui l'ammontare del preventivo dell'Associazione rimane una questione aperta. Se i crediti annui assegnati al programma sulla fusione, da parte del Consiglio e del Parlamento delle CE, raggiungeranno nei prossimi anni le somme previste nel programma quinquennale 1982-1986, la Svizzera deve aspettarsi un bilancio relativamente sfavorevole. Nel passato tuttavia i crediti concessi sono stati in parte molto inferiori alle somme previste nei programmi quinquennali. Si cercherà comunque di giungere, in media, a un bilancio equilibrato.

Sino a metà 1982 l'impresa comune JET ha conferito alla Svizzera il 5,8 per cento dei mandati superiori ai 10 000 UCE (pari a circa 20 000 fr. svizzeri) il che rappresenta 9,86 milioni UCE (circa 20 milioni di fr.). È auspicabile che la nostra industria continui a mostrarsi concorrenziale nel futuro.

236

22

Ripercussioni sull'effettivo del personale

La cooperazione con l'EURATOM non ha provocato la creazione di nuovi servizi in seno all'amministrazione federale. Con i contributi ricevuti dall' EURATOM, i laboratori associati finanziano anche gli stipendi dei collaboratori assunti sul fondamento di contratti di diritto privato. A fine 1981, i contributi dell'EURATOM coprivano segnatamente gli stipendi di 20 collaboratori, soprattutto del CRFP. Il Fondo nazionale finanzia 19 altri collaboratori. I contributi dell'EURATOM hanno consentito al CRFP di continuare la propria attività, ancorché il Fondo nazionale svizzero abbia dovuto ridurre i propri sussidi.

3

Linee direttive della politica di governo e piano finanziario

II disegno non è menzionato espressamente nelle linee direttive della politica di governo. Esso serve però alla prosecuzione della cooperazione decisa nel 1979 con l'EURATOM ed è consono all'obiettivo formulato nelle linee direttive: assicurare alla Svizzera un posto corrispondente ai suoi interessi sul piano della ricerca energetica internazionale (FF 1980 I 548, cap. 515).

Il credito aggiuntivo richiesto di 9,5 milioni di franchi causerà, nel 1983, spese suppletive corrispondenti. Il credito di pagamento necessario per il 1983 è iscritto nel preventivo corrente.

Per quanto concerne le prestazioni di sussidi che scadranno a contare dal 1984, e che non dovranno più essere coperte da un credito d'impegno (cfr.

cap. 142), se ne è tenuto conto nella pianificazione finanziaria attuale.

4

Costituzionalità

II fondamento giuridico per questi obblighi finanziari è fornito dallo stesso accordo di cooperazione. Con l'approvazione del credito aggiuntivo domandato, la vostra Assemblea eserciterà la sua competenza in materia finanziaria, conformemente all'articolo 85 numero 10 della Costituzione federale.

Il credito aggiuntivo è chiesto in virtù dell'articolo 26 della legge federale del 18 dicembre 1968 concernente la gestione finanziaria della Confederazione (RS 611.0). Tale disposto prescrive appunto che, se un credito d'impegno risulta insufficiente, deve essere domandato un credito aggiuntivo.

237

Decreto federale

Disegno

concernente un credito aggiuntivo per la cooperazione con la Comunità europea dell'energia atomica nel campo della fusione nucleare controllata e della fisica dei plasmi

del

L'Assemblea federale della Confederazione Svizzera, visto l'articolo 85 numero 10 della Costituzione federale; visto il messaggio del Consiglio federale del 20 dicembre 1982 l), decreta:

Art. l *È stanziato un credito aggiuntivo di 9,5 milioni di franchi, a complemento del credito d'impegno del 20 marzo 1979 2), per la cooperazione tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea dell'energia atomica nel campo della fusione nucleare controllata e della fisica dei plasmi.

2 II credito aggiuntivo serve alla continuazione della cooperazione sino alla fine del primo periodo quinquennale in corso (1979-1983).

Art. 2 II presente decreto, che non è d'obbligatorietà generale, non sottosta al referendum.

" FF 1983 I 217 FF 1979 I 633

21

238

Schweizerisches Bundesarchiv, Digitale Amtsdruckschriften Archives fédérales suisses, Publications officielles numérisées Archivio federale svizzero, Pubblicazioni ufficiali digitali

Messaggio concernente la continuazione della cooperazione con l'EURATOM nel campo della fusione nucleare controllata e della fisica dei plasmi del 20 dicembre 1982

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Foglio federale

Jahr

1983

Année Anno Band

1

Volume Volume Heft

04

Cahier Numero Geschäftsnummer

82.081

Numéro d'affaire Numero dell'oggetto Datum

01.02.1983

Date Data Seite

217-238

Page Pagina Ref. No

10 114 032

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