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98.004

Messaggio concernente la Convenzione sul divieto dell'impiego, del deposito, della fabbricazione e del trasferimento delle mine antiuomo e sulla loro distruzione

del 19 gennaio 1998

Onorevoli presidenti e consiglieri, Con il presente messaggio vi sottoponiamo per approvazione il disegno di un decreto federale concernente l'approvazione della Convenzione sul divieto dell'impiego, del deposito, della fabbricazione e del trasferimento delle mine antiuomo e sulla loro distruzione, nonché il disegno di modifica della legge sul materiale bellico del 13 dicembre 1996 e della legge militare del 3 febbraio 1995.

Gradite, onorevoli presidenti e consiglieri, l'espressione della nostra alta considerazione.

19 gennaio 1998

1998-82

In nome del Consiglio federale svizzero: II presidente della Confederazione, Cotti II cancelliere della Confederazione, Couchepin

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Compendio II presente messaggio riguarda la ratifica della Convenzione del ]8 settembre 1997 sul divieto dell'impiego, del deposito, della fabbricazione e del trasferimento delle mine antiuomo e sulla loro distruzione, nonché una modifica della riveduta legge sul materiale bellico del 13 dicembre 1996, resa necessaria da tale Convenzione, e della legge militare del 3 febbraio 1995.

La Convenzione presenta un testo del tutto nuovo e costituisce una breccia nel settore del diritto internazionale umanitario. Diversamente dagli strumenti esistenti, essa non prevede unicamente limitazioni dell'impiego di mine antiuomo bensì pone un divieto generale di tali armi. Ne vieta l'impiego, la fabbricazione, lo stoccaggio e la trasmissione. La Convenzione impone inoltre, entro termini fissati, la distruzione di depositi di mine antiuomo esistenti nonché la rimozione delle mine antiuomo disseminate. La definizione di mine antiuomo include una chiara delimitazione rispetto alle mine anticarro, segnatamente in merito al dispositivo antimanipolazione. Le disposizioni sulla cooperazione e sull'aiuto internazionale della Convenzione rivestono particolare importanza. Gli Stati Parte si obbligano a sostenersi vicendevolmente nell'ambito della distruzione dei depositi, della rimozione di mine e dell'aiuto alle vittime. La Convenzione prevede che essi presentino regolarmente rapporti sulle misure prese nel contesto dell'attuazione della Convenzione. Sarà daltronde introdotto un meccanismo di controllo che prevede tra l'altro l'impiego di commissioni d'investigazione composte di periti autonomi. Infine gli Stati Parte sono tenuti ad adottare misure volte alla trasposizione della Convenzione sul piano nazionale.

Il 24 novembre 1995 il Dipartimento militare federale ha deciso di rinunciare totalmente all'impiego e alla detenzione di mine antiuomo. La distruzione dei depositi restanti di tale arma è stata decisa il 2 dicembre 1997. Il 13 dicembre 1996 il Parlamento ha approvato la nuova legge sul materiale bellico, il cui articolo 8 vieta di sviluppare, fabbricare, procurare, acquistare, fornire a chiunque, importare, esportare, far transitare, depositare mine antiuomo o disparue in altro modo. Le infrazioni a tali disposizioni sono perseguibili penalmente in virtù dell'articolo 23 di questa legge. Sul piano puramente nazionale sono dunque date le condizioni per un'adesione della Svizzera alla nuova Convenzione sul divieto dell'impiego, del deposito, della fabbricazione e del trasferimento delle mine antiuomo e sulla loro distruzione.

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Messaggio I II

Sviluppo della nuova Convenzione La Conferenza di revisione della Convenzione del 1980 sulle armi classiche

La Convenzione del 10 ottobre 1980 sul divieto e la limitazione dell'impiego di talune armi classiche che possono essere ritenute capaci di causare effetti traumatici eccessivi o di colpire in modo indiscriminato deriva originariamente da un trattato quadro che enuncia disposizioni generali e da tre protocolli sulle schegge non localizzabili (Protocollo I), sul divieto o la limitazione dell'impiego di mine, trappole e altri dispositivi (Protocollo II) e sul divieto o la limitazione dell'impiego di armi incendiarie (Protocollo III). La Convenzione è entrata in vigore il 2 dicembre 1983. La Svizzera l'ha ratificata, con i tre protocolli, il 20 agosto 19821.

Fra settembre 1995 e maggio 1996 si è svolta la prima Conferenza di revisione relativa a tale convenzione. La Conferenza si è ripartita in tre sessioni concernenti la revisione del trattato quadro e del Protocollo II sulle mine, nonché l'elaborazione di un nuovo protocollo sulle armi laser accecanti 2.

La revisione del Protocollo II ha suscitato grande interesse già prima della Conferenza di revisione, ma soprattutto durante la stessa. Il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) e la Campagna internazionale per un divieto di mine («Campagna»)3, associazione mantello di organizzazioni non governative, avevano attirato l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale sugli effetti traumatici e sui danni arrecati alla società dalle mine antiuomo. La richiesta di un divieto generale di tali armi si è fatta in tal modo sempre più imperativa. In occasione della Conferenza di revisione negli anni 1995-1996 sono state apportate importanti modifiche al Protocollo II. Benché rappresenti un progresso non indifferente, la nuova versione non è soddisfacente. Da un lato, le nuove disposizioni riguardanti la rilevabilità, l'autodistruzione e l'autodisattivazione diverranno effettive con grande ritardo a causa dei lunghi periodi di transizione. Dall'altro, il protocollo modificato non prevede alcun divieto generale delle mine antiuomo ma soltanto limitazioni del loro impiego 4.

12

II processo di Ottawa

La Conferenza di revisione della Convenzione del 1980 non ha di conseguenza potuto sfociare in un divieto generale delle mine antiuomo. Tuttavia, già durante la Conferenza, non si poteva ignorare che sempre più Stati erano convinti della necessità di un tale divieto affinchè i problemi determinati dalle mine antiuomo potessero essere regolati. Il Governo canadese ha reagito a tale evoluzione convocando a Ottawa nel mese di ottobre 1996 una Conferenza strategica («Conférence stratégique internationale - Vers l'interdiction complète des mines antipersonnel») che ha visto la partecipazione di una cinquantina di Stati. Nella sua dichiarazione finale, il Ministro canadese degli affari esteri ha lanciato un appello in favore dell'elaborazione di 1 2 3 4

RS 0.515.091 Cfr. messaggio del Consiglio federale del 14 maggio 1997 concernente il Protocollo II modificato e il Protocollo IV alla Convenzione del 1980 sulle armi classiche, FF 1997 IV 1.

International Campaign to Ban Landmines (ICBL).

Cfr. il messaggio del Consiglio federale del 14 maggio 1997, FF 1997 IV 11-14.

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una convenzione sul divieto generale delle mine antiuomo e dell'apertura di quest'ultima alla firma prima ancora della fine del 1997. Successivamente si è sviluppata una dinamica di negoziati - in diverse tappe - denominata ben presto Processo di Ottava.

A Ottawa l'Austria aveva ricevuto mandato di elaborare un progetto di convenzione sul divieto generale delle mine antiuomo. Dal 12 al 14 febbraio 1997 si è tenuta a Vienna una riunione consultiva sulle questioni di ordine generale relative a detto accordo. Nei giorni 24 e 25 aprile 1997 si è svolta a Bonn una riunione peritale sulla valutazione dell'osservanza di un divieto internazionale di mine antiuomo. Il progetto di una nuova convenzione è stato presentato ad un vasto pubblico in occasione di una conferenza internazionale indetta a Bruxelles dal 24 al 27 giugno 1997. In una dichiarazione adottata in tale sede, 97 Stati si sono fissati quale obiettivo la firma della Convenzione, basata sul progetto presentato, ancora prima della fine dell'anno.

Dal 1° al 18 settembre 1997 gli Stati si sono riuniti ad Oslo per condurre negoziati effettivi nel contesto di una conferenza diplomatica. A conclusione di questa fase, difficile ed essenziale, del Processo di Ottawa, gli 89 Stati partecipanti hanno adottato la Convenzione sul divieto dell'impiego, del deposito, della fabbricazione e del trasferimento delle mine antiuomo e sulla loro distruzione. In occasione di una successiva conferenza, organizzata ad Ottava il 3 e il 4 dicembre 1997, la Convenzione è stata aperta alla firma e firmata da 122 Stati, fra cui la Svizzera. L'ambizioso obiettivo che un gruppo di Stati si era prefissato nell'ottobre del 1996 è così stato raggiunto. Il numero dei firmatari aveva addirittura superato le più audaci aspettative.

Il Processo di Ottava costituisce sotto diversi aspetti un caso eccezionale di sviluppo del diritto internazionale in materia di convenzioni. Nell'ambito della Conferenza di revisione della Convenzione del 1980 un pubblico sempre più vasto si era reso consapevole dei gravi danni causati dalle mine antiuomo. I Governi sono stati esortati sempre più energicamente ad impegnarsi maggiormente per la soluzione di tali problemi e in particolare per un divieto delle mine antiuomo. Contemporaneamente si è rivelato che, nei gruppi normalmente competenti per l'elaborazione di una convenzione su tale divieto 5, gli Stati rappresentati non avrebbero raggiunto il necessario consenso. Vista la situazione, un gruppo di Stati - di cui faceva parte la Svizzera - si è arrischiato a lanciare un processo indipendente che, in varie tappe scrupolosamente pianificate, avrebbe dovuto condurre molto rapidamente all'adozione della Convenzione sul divieto generale delle mine antiuomo. Nonostante numerose resistenze, che si sono manifestate fin quasi al momento dell'adozione del nuovo testo della Convenzione, l'obiettivo fissato è stato raggiunto: è stato aperto alla firma un accordo la cui parte centrale (divieto dell'impiego, del deposito, della fabbricazione e del trasferimento delle mine antiuomo e obbligo della loro rimozione e distruzione) non è stata oggetto di compromessi.

Un ulteriore aspetto degno di nota del Processo di Ottawa è stata la stretta collaborazione fra i Governi e le organizzazioni non governative. Il successo di tale processo non sarebbe stato concepibile senza l'intervento del CICR e della Campagna.

L'operato di tali organizzazioni ha sensibilizzato l'opinione pubblica sugli effetti traumatici e sui danni sociali provocati dalle mine antiuomo, suscitando una pressione politica all'interno di numerosi Stati e creando di conseguenza le condizioni necessarie per l'avvio e il successo del Processo di Ottawa.

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Si pensa soprattutto alla Conferenza del disarmo a Ginevra e a un'ulteriore Conferenza di revisione della Convenzione del 1980.

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La posizione della Svizzera

Dal 1969 la Svizzera non produce più mine antiuomo né componenti di tali armi.

L'11 marzo 1994 il Consiglio federale ha deciso una moratoria sull'esportazione delle mine terrestri 6 e dei loro componenti nei Paesi che non hanno aderito al Protocollo II della Convenzione del 1980. Tale decisione è stata presa in segno di solidarietà con gli Stati che erano stati invitati mediante una risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 16 dicembre 1993 (Ris. 48/75) a decretare una moratoria.

Nel 1990 l'allora Dipartimento militare federale (DMF) ha ritirato dalla dotazione delle truppe le mine balzanti e le mine pedali. Nel contesto della Conferenza di revisione della Convenzione del 1980, già menzionata (cfr. n. 11), il DMF ha deciso il 24 novembre 1995 di rinunciare interamente alla detenzione e all'impiego delle mine antiuomo nell'intento di favorire in tal modo la conclusione di un accordo internazionale sul divieto generale. Il 2 dicembre 1997 si è conclusa la distruzione di tutti i depositi di tali munizioni.

Il 13 dicembre 1996 il parlamento ha adottato la legge riveduta sul materiale bellico (LMB)7, il cui articolo 8 vieta di sviluppare, fabbricare, procurare, acquistare, fornire a chiunque, importare, esportare, far transitare, depositare mine antiuomo o disporne in altro modo. Le infrazioni a dette disposizioni sono penalmente perseguibili conformemente all'articolo 23 LMB. La nuova legge deve entrare in vigore il 1° aprile 1998.

Durante la seconda e la terza fase della Conferenza di revisione della Convenzione del 1980, tenutesi in gennaio e in aprile/maggio 1996, la Svizzera si è impegnata per un divieto generale delle mine antiuomo. Conclusa la Conferenza, essa ha fatto parte di un gruppo di Stati che sostenevano tale divieto ed ha fornito un contributo prezioso al successo del Processo di Ottawa. Tra l'altro, grazie all'iniziativa del nostro Paese, un gruppo di Stati 8 si è formato nel febbraio 1997 per sostenere con particolare determinazione il Processo di Ottawa e per fare progredire i relativi lavori, seguendoli nella discrezione ma con perseveranza. Rappresentanti della Svizzera hanno così avuto l'occasione di collaborare alla redazione del progetto della nuova convenzione.

Durante la Conferenza di Oslo la delegazione svizzera s'è impegnata, conformemente alle sue istruzioni, per un divieto generale dell'impiego, del deposito, della fabbricazione e del trasferimento delle mine antiuomo e per la loro distruzione nonché per l'obbligo di rimuovere le mine antiuomo disseminate e di distruggere i depositi esistenti. Essa ha insistito affinchè non venisse fatta alcuna concessione importante in merito alla parte centrale della Convenzione, al fine di facilitare la firma della stessa da parte di un numero possibilmente elevato di Stati. Sin dall'inizio del Processo di Ottawa, la Svizzera ha espresso la sua convinzione sulla necessità di adottare un disciplinamento per quanto possibile rigoroso per promuoverne successivamente l'universalità.

6

?

8

Le mine terrestri includono le mine antiuomo e le mine disattivate mediante veicoli o panzer.

Legge federale sul materiale bellico (RS 514.51; RU ...; FF 1996 V 850).

Fra cui: il Sudafrica, la Germania, l'Austria, il Belgio, il Canada, la Colombia, l'Irlanda, il Messico, la Norvegia, la Nuova Zelanda, i Paesi Bassi e le Filippine.

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La Convenzione del 18 settembre 1997 sul divieto dell'impiego, dello stoccaggio, della fabbricazione e del trasferimento delle mine antiuomo e sulla loro distruzione Cenni generali

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Attualmente vi sono circa 110 milioni di mine antiuomo disseminate nel mondo.

Esse mutilano o uccidono circa 70 persone al giorno. L'impiego di tali armi causa grandi effetti traumatici, ingenti oneri sociali ed economici e importanti danni ecologici. La rimozione di mine antiuomo costituisce un processo lungo, oneroso e pericoloso. Va considerato che ancora oggi vengono quotidianamente disseminate più mine di quante ne siano rimosse.

Da qualche tempo la comunità internazionale si è resa consapevole di tale problematica 9. Sul piano del diritto internazionale pubblico, essa ha preso atto di tale questione in occasione dell'elaborazione del Protocollo II alla Convenzione del 1980 e nel corso della revisione di quest'ultimo. In passato si è rivelato che gli strumenti internazionali esistenti non permettevano di risolvere i problemi causati dalle mine antiuomo 10. II Protocollo li modificato offre comunque la possibilità di migliorare la situazione. Siccome gli Stati membri non hanno potuto raggiungere un consenso in merito al divieto generale, siffatto testo non contribuirà in maniera determinante alla soluzione dei problemi derivanti dalle mine. Fintanto che le stesse continueranno ad essere disseminate, tutti gli sforzi volti allo sminamento permarranno vani e il numero di vittime continuerà ad aumentare. A tale riguardo, la Convenzione apre prospettive promettenti. Vietando in modo generale le mine antiuomo, essa adempie una condizione necessaria per impedirne nuove disseminazioni, per aumentare sensibilmente gli effetti degli sforzi intrapresi in materia di sminamento e di assistenza alle vittime e per risolvere in tal modo i problemi causati da questo tipo di mine.

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Contenuto della Convenzione

Fulcro della Convenzione è il divieto dell'impiego, del deposito, della fabbricazione e del trasferimento delle mine antiuomo. Tale divieto è completato dall'obbligo di distruggere i depositi e di rimuovere le mine già posate, entro termini fissati. E inoltre evidente che un accordo sulle mine antiuomo deve contenere disposizioni sulla cooperazione e sull'assistenza internazionali per lo sminamento e l'assistenza alle vittime. La Convenzione include anche misure di trasparenza e l'obbligo di perseguire, sul piano interno, la violazione di dette disposizioni. Fino alla fine dei negoziati era rimasta controversa la questione relativa alla possibilità di eccezioni per determinati tipi di armi o zone geografiche e all'eventualità che il divieto divenisse effettivo soltanto in seguito ad un periodo transitorio. La grande maggioranza degli Stati partecipanti al processo di negoziati ha infine ritenuto che, invece di concludere un trattato che preveda eccezioni, fosse preferibile un testo esente da lacune nella misura del possibile, anche se questo avrebbe potuto rendere più difficile la firma da parte di taluni Stati.

9 10

Cfr. a tale riguardo il messaggio del Consiglio federale del 14 maggio 1997, FF 1997 IV 7 e rinvii.

Confronta a tale riguardo il messaggio del Consiglio federale del 14 maggio 1997, FF 1997 IV 7 e rinvii.

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22.1

Preambolo

Nel preambolo gli Stati Parte esprimono la loro consapevolezza riguardo agli effetti traumatici e ai danni sociali risultanti dall'impiego di mine antiuomo e si dichiarano pronti a contribuire alla soluzione di tali problemi vietando queste armi mediante lo sminamento e l'assistenza alle vittime e favorendo la cooperazione e l'assistenza internazionali. Il preambolo conferma inoltre i principi propri del diritto internazionale umanitario, evidenzia l'impegno profuso precedentemente in favore del divieto delle mine antiuomo e sottolinea l'intenzione degli Stati di cooperare in tutte le occasioni che si presenteranno in vista dell'uni versalizzazione della Convenzione.

22.2

Divieto e obblighi (art. 1)

L'articolo 1 postula giustamente all'inizio della Convenzione il divieto generale delle mine antiuomo. La prima frase del primo paragrafo di tale disposizione definisce anche il campo d'applicazione dei divieti ed obblighi contenuti nella Convenzione. Essi si applicano in ogni circostanza, ossia in tempo di pace e di conflitti armati, siano essi internazionali o meno11.

La lettera a del paragrafo 1 di questo articolo vieta l'impiego di mine antiuomo e sottolinea tale divieto poiché sono tali mine posate sopra o sotto il suolo ad avere causato i maggiori danni sul piano economico e sociale e ad avere di conseguenza creato la necessità della Convenzione. La lettera b estende la lista dei divieti allo sviluppo, alla fabbricazione, all'acquisto, allo stoccaggio, alla conservazione e al trasferimento delle mine antiuomo. Tutte queste attività sono connesse all'utilizzazione di queste armi. Mediante il loro divieto si intende impedire che gli Stati Parte, nonostante non utilizzino mine antiuomo, permettano o addirittura favoriscano l'impiego di tali armi. La lettera e vieta diverse forme di aggiramento indiretto delle attività descritte nelle lettere a e b; essa tiene conto del fatto che, segnatamente nel settore militare, la persona che ordina l'impiego di quest'arma non coincide con quella che la dissemina effettivamente.

Il paragrafo 2 dell'articolo 1 obbliga gli Stati a distruggere tutte le mine antiuomo.

Tale obbligo è descritto più precisamente negli articoli 4 e 5. Gli Stati Parte possono procedere essi stessi a tale distruzione, assegnare tale compito ad imprese private ubicate sul loro territorio o esportare le mine all'estero in vista della loro distruzione, nel qual caso è prevista un'eccezione al divieto del trasferimento (art. 3 par. 2).

22.3

Definizioni (art. 2)

L'articolo 2 descrive diverse nozioni utilizzate nella Convenzione. Soltanto la definizione della nozione di «trasferimento» è ripresa senza modifiche dal Protocollo II modificato della Convenzione del 1980. Le altre definizioni sono state adattate alle specificità del nuovo strumento. Va segnalata in primo luogo la nuova definizione di mine antiuomo. La definizione adottata al termine dei negoziati relativi al Protocollo

11

A tale riguardo, la Convenzione si spinge oltre il Protocollo II modificato, il quale non è applicabile «alle situazioni di tensione e di disordini interni, quali sommosse, atti di violenza isolati e sporadici e altri atti di carattere analogo, che non sono conflitti armati» (art. 1 cpv. 2 del Protocollo II modificato).

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II modificato12 era stata energicamente contestata. Il CICR aveva fatto valere che l'avverbio «principalmente» permetterebbe di escludere da tale definizione 13 tutte le mine a doppio uso («dual use»)14. La Campagna aveva voluto includere nella definizione di mine antiuomo le mine anticarro munite di un meccanismo antimanipolazione. Tale esigenza non è sostenibile: le mine anticarro non costituiscono la vera causa dei problemi suscitati dalle mine; inoltre gli Stati le ritengono essenziali nella condotta dei combattimenti 15. Per contro, la critica del CICR è stata tenuta in considerazione. Per evitare nuove ambiguità, gli Stati hanno deciso di seguire la via tracciata dal legislatore svizzero nell'adozione della dichiarazione interpretativa concernente l'articolo 2 paragrafo 3 del Protocollo II modificato. L'avverbio «principalmente», contestato, è stato abbandonato e le mine anticarro munite di un dispositivo antimanipolazione sono state espressamente escluse dalla definizione di mine antiuomo.

22.4

Eccezioni (art. 3)

L'articolo 3 formula due eccezioni ai divieti contenuti nell'articolo 1. Il paragrafo 1 permette la conservazione o il trasferimento di mine antiuomo per lo sviluppo di tecniche di rilevamento delle mine, di sminamento o di distruzione delle mine e ai fini di formazione a tali tecniche. Il testo di tale disposizione indica chiaramente che il numero di mine antiuomo che può essere conservato o trasferito a tale scopo dev'essere limitato allo stretto necessario. Si è rinunciato a menzionare espressamente un numero preciso di mine per tener conto delle dimensioni variabili degli eserciti nazionali e dei bisogni divergenti degli Stati Parte. Gli stessi sono inoltre tenuti a fornire regolarmente informazioni dettagliate sull'uso delle mine antiuomo conservate in applicazione a siffatta eccezione (art. 7 par. 1 lett. d).

11 paragrafo 2 dell'articolo 3 disciplina l'eccezione, già menzionata, al divieto del trasferimento qualora lo stesso miri a distruggere mine antiuomo (cfr. n. 22.2).

22.5

Distruzione dei depositi (art. 4)

In virtù dell'articolo 4 tutti i depositi di mine antiuomo devono essere distrutti. Su riserva della quantità minima di mine permessa dall'articolo 3 (cfr. n. 22.4), tutte le mine antiuomo che non sono ancora state posate devono essere distrutte entro un termine di quattro anni a partire dall'entrata in vigore della Convenzione per lo Stato Parte interessato (cfr. n. 22.2).

La Svizzera ha già ultimato la distruzione dei suoi depositi di mine antiuomo il 2 dicembre 1997, ossia prima di firmare la Convenzione.

22.6

Distruzione delle mine antiuomo nelle zone minate (art. 5)

L'articolo 5 paragrafo 1 disciplina l'obbligo da parte degli Stati Parte di rimuovere e di distruggere le mine antiuomo già posate, al più tardi dieci anni dopo l'entrata in 12

Per «mine antiuomo» si intende «una mina concepita essenzialmente per esplodere per effetto della presenza, della vicinanza o del contatto di una persona e destinata a mettere fuori combattimento, ferire o uccidere una o più persone».

13 Cfr. il messaggio del Consiglio federale del 14 maggio 1997, FF 1997 IV 10.

14 Le mine che sono destinate ad esplodere a contatto di una persona o di un veicolo.

15 Cfr. n.3.

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vigore della Convenzione. In tale contesto, la distinzione fra campi minati e zone minate, evocata a più riprese durante la fase preparatoria della Convenzione, è stata abbandonata per ragioni di ordine pratico.

In considerazione del fatto che, a seconda delle circostanze, il processo di sminamento e di distruzione può durare diversi anni, il paragrafo 2 di questo articolo obbliga gli Stati Parte a prendere nel frattempo misure per proteggere la popolazione civile interessata. I territori minati devono essere identificati, segnalati, sorvegliati e protetti conformemente alle disposizioni del Protocollo II modificato.

Mediante i paragrafi da 3 a 6 di tale articolo, la Convenzione tiene conto del fatto che non si può veramente attendere che ciascuno Stato rimuova entro il termine previsto di dieci anni tutte le mine antiuomo, trattandosi di un processo lungo e oneroso. L'assemblea degli Stati Parte (cfr. art. 11 e n. 22.12) può, su domanda motivata, prolungare tale termine per un periodo massimo di dieci anni. Durante i negoziati relativi a tale paragrafo la delegazione svizzera riteneva essenziale assicurarsi che tale prolungamento non sarebbe stato concesso automaticamente. Al contrario, lo Stato Parte che lo richiede deve renderne plausibile la necessità; esso deve anche dimostrare di aver intrapreso tutti gli sforzi che si potevano ragionevolmente attendere da lui per procedere allo sminamento entro il termine ordinario. In casi eccezionali il termine può essere nuovamente prolungato. Esistono effettivamente Stati per i quali, tenuto conto dei metodi e dei mezzi disponibili, la rimozione di mine antiuomo rappresenta un compito che necessita decine di anni. La possibilità, eccezionale, di più prolungamenti è stata prevista al fine di non dissuadere gli Stati interessati dal divenire Parti alla Convenzione.

22.7

Cooperazione e assistenza internazionali (art. 6)

L'articolo 6 invita gli Stati Parte alla cooperazione e all'assistenza reciproche nel contesto dell'attuazione della Convenzione. Tale disposizione non crea l'obbligo giuridico ma impone un chiaro dovere morale agli Stati che, divenendo Parti alla Convenzione, si esprimono in favore del divieto delle mine antiuomo e di una soluzione definitiva dei problemi da esse causati. Anche se la cooperazione internazionale non costituisce l'oggetto principale della Convenzione, sarebbe stato impensabile elaborare un trattato vietante le mine ntiuomo senza che venisse affrontata la questione della soluzione, a lungo termine, dei problemi attualmente causati dalle mine. In considerazione dell'estensione di siffatti problemi, che si manifestano particolarmente nei Paesi poveri, non sarebbe stata concepibile una soluzione senza una cooperazione e un'assistenza internazionale efficaci.

I paragrafi da 3 a 5 enunciano i tre settori in cui vi dev'essere cooperazione e assistenza internazionali: aiuto alle vittime, sminamento e distruzione delle mine. Nel corso dei negoziati di Oslo gli Stati particolarmente toccati dalle mine antiuomo hanno insistito affinchè fosse menzionata, oltre all'assistenza alle vittime di mine e al loro riadattamento, la necessità di una reintegrazione sociale ed economica. Essi hanno sottolineato gli effetti prolungati dei danni causati dalle mine antiuomo e il fatto che in futuro i Paesi donatori dovrebbero prestare maggiore attenzione a tale questione. I paragrafi 3 e 4 menzionano, oltre all'aiuto bilaterale, la cooperazione sui piani universale o regionale, segnatamente con le Nazioni Unite, il CICR, le società nazionali della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa nonché le organizzazioni non governative.

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Dal 1993 la Svizzera fornisce regolarmente contributi nei settori dello sminamento e dell'assistenza alle vittime. Finora tali contributi sono stati accordati principalmente nel primo dei settori menzionati, con versamenti annuali da uno a tre milioni di franchi. Per scrupolo di efficienza tali versamenti sono stati in gran parte versati alle Nazioni Unite.

Il paragrafo 6 dell'articolo 6 obbliga gli Stati Parte a fornire informazioni alla banca dati sulla rimozione delle mine istituita dalle Nazioni Unite.

Secondo il paragrafo 7 gli Stati Parte possono chiedere alle Nazioni Unite, alle organizzazioni regionali, ad altri Stati Parte o ad altre istanze di aiutarli ad elaborare un programma nazionale di sminamento delle mine antiuomo. Tale paragrafo enumera diversi elementi che potrebbero essere oggetto di un tale programma.

Il 26 novembre 1997 il Consiglio federale ha deciso di istituire un Centro internazionale per lo sminamento umanitario a Ginevra. Tale Centro sarà a disposizione dei diversi servizi delle Nazioni Unite e di tutti coloro che effettuano azioni di sminamento nel mondo. Esso dovrà facilitare la cooperazione fra specialisti, confrontare le esperienze pratiche e trarre insegnamento dalle stesse nonché proporre nuove soluzioni per i metodi e le tecniche di sminamento. Dovrà inoltre instaurare uno scambio di dati elettronici fra i diversi centri di sminamento, organizzare riunioni regolari fra i responsabili di azioni di sminamento, formare i capi di future azioni in questo contesto e costituire una sede in cui potrebbero essere evocate le possibilità di ottimizzare tali azioni.

Il Consiglio federale ha istituito questo centro sulla base di quattro criteri: - la Svizzera deve fornire un contributo sostanziale in favore della diminuzione del numero di vittime delle mine e utilizzare i mezzi di cui dispone laddove essi esplicheranno i maggiori effetti; - occorre evitare doppioni con le attività esistenti o pianificate delle Nazioni Unite, di altri Stati, del CICR o di altre organizzazioni internazionali o non governative; - vanno considerate le possibilità limitate delle Svizzera sul piano tecnico, finanziario e del personale; - il progetto deve inserirsi nella politica svizzera in materia di mine antiuomo e nella tradizione umanitaria del Paese. Esso deve permettere alla Svizzera di rafforzare la sua presenza in tale settore e consolidare la posizione di Ginevra.

Il centro avrà la forma giuridica di una fondazione secondo il diritto privato svizzero16. Tale soluzione è preferibile alla creazione di una nuova organizzazione internazionale poiché, oltre che permettere ad altri Stati di intervenire attivamente quali partner della Svizzera, il centro può collaborare in qualità di istituzione indipendente con tutte le organizzazioni e istituzioni in grado di fornire un contributo alla soluzione rapida ed efficace dei problemi. L'istituzione e il sostegno di questa fondazione necessitano di una base legale, proposta nel presente messaggio (cfr. n. 4).

22.8

Misure di trasparenza (art. 7)

L'articolo 7 prevede che gli Stati Parte presentino regolarmente un rapporto sui diversi aspetti connessi agli impegni presi. Siffatto obbligo di presentare rapporto crea una grande trasparenza fra gli Stati Parte e costituisce inoltre la prima fra le misure che tendono a favorire e a controllare l'osservanza della Convenzione. Inoltre, 16

Articolo 80 segg. Codice civile svizzero (RS 210).

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l'identificazione e la rimozione delle mine antiuomo dovrebbero essere facilitate dalle informazioni molto dettagliate che andranno fornite in merito segnatamente al tipo e ai quantitativi di mine ancora disponibili o al luogo in cui esse si trovano.

Siccome si era già conformata agli obblighi contenuti nella Convenzione al momento della sua firma, la Svizzera può dare seguito all'obbligo di presentare rapporto mediante una breve presentazione iniziale della situazione e una relativa conferma regolare.

22.9

Consultazioni e verifica (art. 8)

L'articolo 8 prevede provvedimenti intesi a facilitare ed a chiarire il modo in cui è assicurato il rispetto della Convenzione ed introduce un meccanismo di verifica derivato dai classici trattati sul disarmo 17. Sebbene la presente Convenzione sia soprattutto uno strumento di diritto internazionale umanitario, è innegabile che il divieto delle mine antiuomo e l'obbligo di distruggere queste ultime presentano alcuni aspetti del disarmo. Nell'ambito della fase preparatoria e durante i negoziati di Oslo si è pertanto ceduto alle pressioni di quegli Stati che non volevano in nessun caso rinunciare all'introduzione di un regime di verifica. Il timore iniziale di assistere al ritiro di un gran numero di Stati a causa delle disposizioni al proposito si è rivelato infondato.

L'articolo prevede un complesso sistema di provvedimenti che permettono di esaminare le presunte infrazioni agli obblighi della convenzione e, laddove i sospetti trovano conferma, di reprimerle. Il principio base è che gli Stati devono consultarsi e cooperare per quanto riguarda il rispetto della Convenzione (n. 1, cfr. ugualmente i n. 4, 6, 7, e 20). Le diverse tappe della verifica iniziano con una semplice domanda di chiarimenti che uno o più Stati fanno pervenire allo Stato interessato per mezzo del Segretario generale delle Nazioni Unite (n. 2). Se una risposta soddisfacente non può essere ottenuta, lo Stato autore della domanda può sottoporre l'affare alla prossima assemblea ordinaria degli Stati Parte (n. 3) oppure, su richiesta, ad un'assemblea straordinaria convocata entro 14 giorni se almeno un terzo degli Stati Parte vi consentono (n. 5). Se sono necessari chiarimenti più ampi, l'assemblea degli Stati Parte può decidere di inviare una missione indipendente d'accertamento dei fatti sul territorio dello Stato in questione (n. 8). Al fine di permettere agli Stati di difendersi da sospetti o rimproveri ingiustificati, il numero 8 permette loro di chiedere essi stessi l'invio di una tale missione d'inchiesta senza che sia necessaria una decisione della maggioranza degli Stati Parte. Il Segretario generale delle Nazioni Unite dispone di una lista di periti stabilita in base a proposte presentate dagli Stati Parte (n. 9). In caso di bisogno designa i membri della missione d'inchiesta (n. 10). I paragrafi 11-17 stabiliscono regole relative all'attività della missione ed agli obblighi che ne risultano per lo Stato sollecitato. L'assemblea degli Stati Parte può, in base alle informazioni raccolte, decidere quali provvedimenti debbano essere adottati dallo stesso Stato sollecitato (n. 18) oppure, se del caso, nell'ambito della cooperazione e dell'assistenza internazionali (n. 19).

Il già menzionato paragrafo 8 permette l'invio di missioni d'inchiesta negli Stati sospettati di contravvenire ai loro obblighi derivanti dalla Convenzione. Diversamente 17

Cfr. ad esempio l'articolo IX della Convenzione del 13 gennaio 1993 sulla proibizione dello sviluppo, produzione, stoccaggio ed uso di armi chimiche e sulla loro distruzione (Convenzione sulle armi chimiche, CAC), RS 0.515.08; RU 1998 335

499

dalla procedura prevista per le armi chimiche non si tratta di ispezioni abituali ma di inchieste fondate su un sospetto fondato. In effetti l'invio della missione d'inchiesta deve essere approvato da una maggioranza di Stati presenti e votanti.

Risulta da quanto precede che l'invio di tali missioni in Svizzera rientra nell'ambito dell'assistenza amministrativa tra autorità svizzere e autorità straniere. Siccome l'assistenza concerne attività proibite dalla LMB, la sua base giuridica è data dall'articolo 42 della legge.

22.10

Provvedimenti nazionali d'applicazione (art. 9)

L'articolo 9 obbliga gli Stati ad adottare tutti i provvedimenti atti a prevenire e a reprimere, sul piano nazionale, le attività vietate dalla Convenzione. Si pensi in primo luogo alle misure amministrative e penali destinate a vietare a livello nazionale le attività di cui all'articolo 1 numero 1 della Convenzione ed a sanzionare ogni eventuale infrazione.

Il 13 dicembre 1996 il Parlamento federale ha adottato la LMB riveduta, che entrerà probabilmente in vigore il 1° aprile 1998. L'articolo 8 della legge vieta di sviluppare, di fabbricare, di procurare, di acquistare, di fornire a chiunque, di importare, di esportare, di far transitare o di depositare mine antiuomo, o di disporne in altro modo. Le infrazioni a tale disposizione devono essere represse penalmente in applicazione dell'articolo 23 LMB. Queste disposizioni permettono alla Svizzera di soddisfare le esigenze dell'articolo 9 della Convenzione (cfr. n. 3).

Nell'ambito dei negoziati di Oslo la Svizzera ha suggerito di aggiungere un paragrafo 2 all'articolo 9 della Convenzione. La sua proposta intendeva rafforzare l'efficacia della Convenzione sottolineando la responsabilità individuale per le violazioni del divieto fondamentale dell'impiego di mine antiuomo. A tal fine, gli Stati Parte avrebbero dovuto non solo giudicare e condannare tali persone, ma anche ricercarle attivamente. Dopo un arresto, lo Stato avrebbe potuto sia deferire gli imputati dinanzi ai propri tribunali, sia estradarli ad un altro Stato, sia consegnarli ad un tribunale penale internazionale, nella misura in cui tale giurisdizione fosse esistita e fosse stata competente. Formulando tale proposta, la delegazione svizzera voleva creare la possibilità di fare dell'impiego di mine antiuomo un crimine che la futura Corte criminale internazionale permanente avrebbe potuto reprimere. Malgrado un certo sostegno, segnatamente da parte del Belgio, del Messico e del CICR, la maggioranza dell'assemblea plenaria non ha aderito a tale proposta presentata a due riprese. La delegazione ha pertanto rinunciato per non compromettere l'esito dei negoziati.

22.11

Composizione delle controversie (art. 10)

L'articolo 10 completa le disposizioni della Convenzione sul rispetto dei divieti e degli obblighi che questa prevede. Il suo contenuto corrisponde alle disposizioni che numerosi trattati internazionali consacrano alla composizione pacifica delle controversie 18. Mentre i provvedimenti di fiducia, segnatamente le procedure di cui agli articoli 7 e 8, riguardano i divieti e gli obblighi di cui agli articoli 2, 4 e 5, la procedura di composizione pacifica delle controversie prevista all'articolo 10 si riferisce a controversie tra Stati Parte in altri settori disciplinati dalla Convenzione.

18

II numero 2 corrisponde quasi letteralmente all'articolo XIV, numero 3, CAC.

500

22.12

Conferenze e assemblee degli Stati Parte (art. 11-13)

La Convenzione prevede conferenze ed assemblee per oggetti diversi. Il Segretario generale delle Nazioni Unite può convocarle in modo automatico oppure su richiesta di uno o più Stati Parte. Gli Stati non firmatari, nonché le Nazioni Unite ed altre organizzazioni o istituzioni internazionali, organizzazioni regionali, il CICR e organizzazioni non governative interessati possono parteciparvi come osservatori. Il regolamento interno applicabile determina la forma della loro partecipazione.

L'articolo 11 dispone che un'assemblea di Stati Parte deve tenersi ogni anno fino alla prima Conferenza d'esame, per trattare tutti gli affari relativi all'applicazione ed all'esecuzione della Convenzione. Tale assemblea si pronuncia sulle questioni generali (n. 1, lett. a-d), sulle domande di proroga del termine fissato per rimuovere le mine antiuomo (n. 1 lett. f)19 e sulle domande poste dagli Stati Parte nell'ambito del meccanismo di revisione (n. 1, lett. e)20. In questo ultimo caso, la convocazione di assemblee straordinarie di Stati Parte è ugualmente possibile (n. 3). La prima Conferenza d'esame deciderà se e con quale frequenza si terranno altre assemblee degli Stati Parte.

L'articolo 12 prevede che una conferenza d'esame deve aver luogo cinque anni dopo l'entrata in vigore della Convenzione. Deve occuparsi del funzionamento e dello stato della Convenzione (n. 2 lett. a) nonché della necessità di convocare assemblee degli Stati Parte (n. 2 lett. b); deve anche pronunciarsi sulle domande di proroga del termine fissato per la rimozione e la distruzione delle mine antiuomo (par. 2 lett. e).

Altre conferenze d'esame possono essere richieste a distanza di cinque anni almeno da uno o più Stati Parte.

Secondo Varticolo 13, infine, ciascuno Stato Parte può proporre emendamenti alla Convenzione. Su richiesta e nella misura in cui la maggior parte degli Stati Parte vi consente, il Segretario generale delle Nazioni Unite, nella sua qualità di depositario, convoca una conferenza d'emendamento (n. 1). Tale conferenza si svolge, in regola generale, immediatamente dopo un'assemblea degli Stati Parte o una conferenza d'esame (n. 3). Gli emendamenti sono adottati da una maggioranza dei due terzi degli Stati Parte votanti (n. 4). Entrano in vigore per tutti gli Stati Parte che li hanno accettati quando la maggioranza degli Stati Parte hanno depositato i loro strumenti d'accettazione presso il depositario. Entrano in vigore per ogni Stato Parte il giorno in cui esso deposita il suo strumento d'accettazione (n. 5).

22.13

Ripartizione dei costi (art. 14)

L'articolo 14 dispone che i costi delle assemblee e riunioni degli Stati Parte e delle prestazioni particolari del depositario devono in principio essere assunti dagli Stati Parte secondo la scala di ripartizione, debitamente ponderata, delle quote parte del budget ordinario delle Nazioni Unite.

I costi provocati dalle diverse riunioni e conferenze possono essere stimati; essi saranno limitati (cfr. n. 22.12). Per le prestazioni particolari del depositario, si può pensare a quelle che il Segretario generale delle Nazioni Unite deve fornire nei settori della consultazione e dell'esame, in particolare per le missioni d'accertamento dei fatti (cfr. n. 22.9).

19 20

Cfr. n. 22.6.

Cfr. n. 22.9.

501

In ogni caso, la Svizzera non dovrebbe essere tenuta a sostenere grandi spese, tenuto conto della chiave di ripartizione applicabile e del numero di Stati Parte previsto, che promette di diventare importante in poco tempo (cfr. n. 4).

22.14

Firma, ratifica e adesione (art. 15 e 16)

Gli articoli 15 e 16 riproducono, per la Convenzione, le abituali disposizioni dei trattati internazionali sulla firma, sulla ratifica e sull'adesione.

22.15

Entrata in vigore e applicazione provvisoria (art. 17 e 18)

L'articolo 17 prevede che la Convenzione entri in vigore il primo giorno del sesto mese che segue il mese nel corso del quale è stato depositato il 40° strumento di ratifica, d'accettazione, d'approvazione o d'adesione. Il numero relativamente importante di ratifiche richieste per l'entrata in vigore della Convenzione è dovuto alla convinzione di taluni Stato che ritiengono che il divieto generale delle mine antiuomo debba fin dall'inizio valere per il maggior numero possibile di Stati. Nel corso dei negoziati, tali Stati hanno chiesto una soglia più elevata, mentre la Svizzera sosteneva che un numero troppo elevato di ratifiche avrebbe minacciato di ritardare inutilmente l'entrata in vigore della Convenzione e di frenare la dinamica del Processo di Ottawa.

Secondo l'articolo 18, gli Stati possono dichiarare, al momento di ratificare la Convenzione o di aderirvi, che applicheranno provvisoriamente l'articolo 1 numero 1 fino all'entrata in vigore della Convenzione. La portata fondamentale dei divieti sanciti al numero 1 dell'articolo 1 (cfr. n. 22.2) è così nuovamente ribadita. Siccome la Svizzera è stato uno dei primi Stati a pronunciarsi per il divieto generale delle mine antiuomo e ad adottare sul piano interno le misure necessarie a tal fine, il Consiglio federale ha intenzione di confermare la sua politica formulando una dichiarazione secondo l'articolo 18 al momento della ratifica della Convenzione.

Dichiarazione secondo l'articolo 18 della Convenzione: «La Svizzera applica a titolo provvisorio l'articolo 1 numero 1 della Convenzione fino all'entrata in vigore della stessa.» Nel presente contesto, si potrebbe ugualmente ricordare che gli Stati che hanno rinunciato a formulare una dichiarazione ai sensi dell'articolo 18 della Convenzione devono, secondo l'articolo 18 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati del 23 maggio 196921, astenersi fino all'entrata in vigore della Convenzione da tutti gli atti che potrebbero rendere vani l'oggetto e lo scopo della Convenzione.

22.16

Riserve (art. 19)

L'articolo 19 esclude la formulazione di riserve relativamente alle disposizioni della Convenzione.

21

RS 0.111

502

22.17

Durata della Convenzione e ritiro (art. 20)

L'articolo 20 dispone che la Convenzione ha durata illimitata ma comporta disposizioni sul ritiro. Il numero 3 prevede che un ritiro non ha effetto fino a quando lo Stato che si ritira è impegnato in un conflitto armato. La presente disposizione corrisponde alla regola sancita dall'articolo 99 del Protocollo I aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 194922. Questo impedisce che il diritto internazionale umanitario cessi di essere applicato nel momento in cui assumesse la massima importanza.

22.18

Depositario e testi autentici (art. 21 e 22)

L'articolo 21 designa il Segretario generale delle Nazioni Unite quale Depositario della Convenzione. L'articolo 22 prevede che i testi redatti nelle sei lingue ufficiali delle Nazioni unite sono ugualmente autentici.

23

Osservazioni finali

Ci si può indubbiamente rammaricare del fatto che diversi Stati importanti non siano attualmente in grado di divenire membri della Convenzione. In effetti la partecipazione di tali Stati avrebbe aumentato la credibilità del nuovo strumento. Tuttavia, sarebbe senz'altro stato peggio accettare di diluire il contenuto della Convenzione accogliendo le rivendicazioni di tali Stati; sarebbe inoltre stato impossibile rimediare alla situazione così creatasi. L'attuale tenore della Convenzione sancisce un divieto assoluto delle mine antiuomo; esprimiamo la speranza che gli Stati che sono rimasti estranei al trattato finiranno per cedere alle pressioni delle organizzazioni non governative e a quelle dell'opinione pubblica, divenendo prima o poi Stati Parte della Convenzione.

Per la Svizzera la conclusione della Convenzione costituisce un successo e rappresenta un progresso del diritto internazionale umanitario. Il nuovo strumento incorpora tutti i principali elementi voluti dal nostro Paese. La Convenzione va pertanto ratificata senza indugio per contribuire in tal modo a farla entrare in vigore nei tempi più brèvi.

3

Adeguamento della legge sul materiale bellico

Nell'ambito della revisione del Protocollo II allegato alla Convenzione del 1980, gli Stati Parte si sono sforzati di trovare una definizione delle «mine antiuomo» che ne comprenda tutti i tipi, senza tuttavia vietare indirettamente i dispositivi antimanipolazione o le mine anticarro munite di tali meccanismi 23. Tali dispositivi proteggono le mine da manipolazioni che perseguono obiettivi particolari 24. Non presentano alcun tipo di pericolo per le persone che non cercano di manipolare una mina anticarro. Ai fini della certezza del diritto e per evitare qualsiasi ambiguità, la Svizzera intende formulare, all'atto dell'accettazione del Protocollo II riveduto, una dichiara22 23

24

RS 0.518.521 Per «mina antiuomo» si intende «una mina concepita essenzialmente per esplodere per effetto della presenza, della vicinanza o del contatto di una persona e destinata a mettere fuori combattimento, ferire o uccidere una o più persone» (art. 2 n. 3 del Protocollo II riveduto).

Cfr. art. 2 n. 14 del Protocollo li riveduto.

503

zione interpretativa secondo cui le mine anticarro munite di dispositivi antimanipolazione non sono mine antiuomo 25.

La definizione delle mine antiuomo che figura nel Protocollo II è stata aspramente criticata da diverse cerehie. Nell'ambito dell'elaborazione della Convenzione gli Stati hanno convenuto una nuova definizione (cfr. n. 22.3).

La soluzione del Protocollo II riveduto costituisce la base della definizione introdotta nella LMB riveduta (art. 8 cpv. 3 LMB26). Nell'ambito della ratifica della Convenzione sarebbe stato sensato adeguare la legislazione svizzera allo stato attuale del diritto internazionale e armonizzare la definizione di cui all'articolo 8 capoverso 3 LMB con il tenore dell'articolo 2 numero 1 della Convenzione. A tal fine, l'avverbio «principalmente» andrebbe stralciato dal testo vigente e dovrebbe essere aggiunta una frase per precisare, nel senso della Convenzione, che le mine concepite per esplodere per effetto della presenza, della vicinanza o del contatto di un veicolo e munite di un dispositivo antimanipolazione, non sono considerate mine antiuomo.

Tale complemento corrisponde quasi letteralmente alla dichiarazione interpretativa che la Svizzera ha intenzione di formulare a proposito dell'articolo 2 numero 3 del Protocollo II riveduto. Pertanto l'importanaza dell'eventuale modifica dell'articolo 8 capoverso 3 LMB è davvero minima.

Modifica della legge militare27 L'articolo 1 capoverso 3 lettera e della legge federale sull'esercito e l'amministrazione militare già affida all'esercito il compito di contribuire al mantenimento della pace in ambito internazionale. Tuttavia non fornisce una base giuridica sufficiente, nella misura in cui si tratta di un articolo che stabilisce un obiettivo senza effetto giuridico diretto. Il servizio di promovimento della pace è disciplinato in particolare all'articolo 66 LM. Non esiste tuttavia una base legale espressa per i singoli provvedimenti di promozione della pace che l'esercito adotta indipendentemente dal servizio ordinario.

La proposta modifica della legge militare autorizza il Consiglio federale a sostenere, ai fini di promovimento della pace internazionale, persone giuridiche di diritto privato, a crearne o ad associarvisi. Si tratta di creare in tal modo la base legale necessaria all'istituzione del Centro internazionale di Ginevra per lo sminamento umanitario (cfr. n. 22.7) in forma di una fondazione di diritto privato svizzero. Inoltre, la nuova disposizione proposta crea la base legale necessaria per provvedimenti che non sono strettamente di politica estera ma che costituiscono piuttosto prestazioni generali rientranti nella competenza dell'esercito. Fanno segnatamente parte della presente categoria la distruzione del materiale bellico estero, ad esempio nell'ambito 25

26

27

«La Svizzera interpreta la definizione di mina antiuomo nel senso di escludere qualsiasi mina concepita per esplodere per effetto della presenza, della vicinanza o del contatto di un veicolo, se è dotata di un dispositivo antimanipolazione». Cfr. ugualmente il messaggio del Consiglio federale del 14 maggio 1997, FF 1997 IV 10-11 e 34.

«Per mine antiuomo si intendono i corpi esplosivi posti nel terreno o in superficie o nelle vicinanze, e appositamente concepiti o modificati per esplodere in presenza, vicinanza o a contatto di una o più persone, in modo da metterle fuori combattimento, ferirle o ucciderle».

Legge federale del 3 febbraio 1995 sull'esercito e sull'amministrazione militare (RS 510.10; Legge militare, LM).

504

della collaborazione internazionale per la distruzione delle mine antiuomo (cfr. n.

22.7) o la formazione di specialisti stranieri (osservatori militari o specialisti dello sminamento ad esempio).

5

Conseguenze finanziarie ed effetti sul personale

L'applicazione della Convenzione provocherà conseguenze finanziarie a causa dei costi delle riunioni e conferenze previste e delle prestazioni particolari del Depositario. La Svizzera dovrà farsi carico di una parte secondo la scala di ripartizione del budget ordinario delle Nazioni Unite. Gli importi in questione saranno interamente coperti con i mezzi disponibili (cfr. n. 22.13).

Il funzionamento del Centro internazionale di Ginevra per lo sminamento umanitario (cfr. n. 22.7) può essere interamente assunto e iscritto nel budget del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport nell'ambito del limite delle spese stabilito. E ugualmente il caso di eventuali prestazioni materiali che rientrano tra le attribuzioni dell'esercito. L'obiettivo è inoltre di far sì che il Centro sia sostenuto da altri Stati od organizzazioni, nonché da terzi, in forma finanziaria, mediante un appoggio personale o mediante prestazioni materiali.

La ratifica della Convenzione non avrà alcuna conseguenza sull'effettivo del personale della Confederazione. La probabilità di un'ispezione in Svizzera è minima. L'attuale effettivo dovrebbe potersi occupare dell'accoglienza e dell'accompagnamento di un'eventuale commissione d'inchiesta. Nemmeno la creazione di un Centro internazionale di Ginevra per lo sminamento umanitario avrà conseguenze sull'effettivo della Confederazione poiché si tratterà di una fondazione di diritto privato.

6

Programma di legislatura

Al momento dell'elaborazione del Programma di legislatura 1995-199928, non si poteva prevedere la rapida elaborazione di una Convenzione internazionale sul divieto delle mine antiuomo.

7

Costituzionalità

L'articolo 8 della Costituzione federale (Cost.), che permette alla Confederazione di concludere trattati con gli Stati esteri, è la base costituzionale del decreto federale d'approvazione della Convenzione sul divieto dell'impiego, del deposito, della fabbricazione e del trasferimento di mine antiuomo e sulla loro distruzione. L'Assemblea federale è competente per approvare il decreto federale in virtù dell'articolo 85 numero 5 Cost. La Convenzione ha durata illimitata ma può essere denunciata in ogni momento. La denuncia prende effetto sei mesi dopo la sua notifica al Depositario, a meno che lo Stato contraente che si ritira sia impegnato, durante tale periodo, in un conflitto armato. In tal caso, lo Stato che denuncia è vincolato ai suoi obblighi derivanti dalla Convenzione fino alla fine del conflitto (art. 20 n. 3). La Convenzione non prevede l'adesione ad un'organizzazione internazionale né un'unificazione multilaterale del diritto. Il decreto federale non è pertanto sottoposto al referendum facoltativo previsto all'articolo 89 capoverso 3 Cost.

28 FF 1996 II 281

505

La costituzionalità della legge federale che modifica la legge federale sul materiale bellico si fonda sull'articolo 41 capoverso 2 Cosi., che abilita la Confederazione a legiferare sul materiale bellico. La base costituzionale che permette la modifica della legge militare risulta dagli articoli 18 e 22 Cost. nonché dalla competenza generale della Confederazione in materia di politica estera. L'Assemblea federale è competente per adottare la legge secondo l'articolo 85 numero 2 Cost.

8

Valutazione generale

La conclusione della Convenzione costituisce un passo importante verso la soluzione dei problemi occasionati dalle mine antiuomo. Tranne che per il minimo numero di mine antiuomo che ogni Stato contraente può conservare o trasferire (art. 3) e il rifiuto della Conferenza di Oslo di fare dell'impiego di mine antiuomo un crimine internazionale (cfr. n. 22.10), la Convenzione non contiene lacune manifeste. Essa prevede un divieto generale delle mine antiuomo, rafforzato dall'obbligo di distruggere i depositi esistenti di tali munizioni e di rimuovere le mine antiuomo già posate.

L'efficacia di tali obblighi e divieti è rafforzata dalle misure di trasparenza e da un sistema di verifica.

E tuttavia lecito chiedersi in quale misura la coesistenza di tre accordi multilaterali che si differenziano parzialmente per il contenuto e la cerchia degli Stati Parte possa sminuire l'efficacia della Convenzione. Per quanto concerne il contenuto di tali testi, occorre sottolineare il fatto che la Convenzione riguarda esclusivamente le mine antiuomo, mentre il Protocollo II, nel suo tenore sia originario sia riveduto, prevede disposizioni applicabili a tutti i tipi di mine terrestri, comprese le mine anticarro, le trappole ed altri dispositivi. Il fatto che certi Stati abbiano adottato più strumenti implica problemi nella misura in cui tali strumenti disciplinano diversamente le medesime questioni. Infatti il Protocollo II iniziale non prevede specifiche disposizioni per le mine antiuomo mentre il Protocollo riveduto ne prescrive l'individuazione; la nuova Convenzione, invece, vieta completamente le mine antiuomo mentre il Protocollo II riveduto si limita a disciplinarne l'impiego. I problemi occasionati da tali divergenze possono essere risolti applicando l'articolo 30 numeri 3 e 4 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati (RS O.lll)29.

La coesistenza dei tre testi deve essere esaminata anche dal profilo politico. Sarebbe indubbiamente auspicabile che il Protocollo II nella sua versione iniziale sparisca con la massima rapidità affinchè la nuova versione, più restrittiva, del Protocollo - il Protocollo II riveduto - divenga la sola applicabile. Tuttavia non è certo che tale modesto obiettivo possa essere raggiunto in tempo utile.

D'altronde, non è il caso di aspettarsi che la Convenzione finisca per provocare l'eliminazione del Protocollo II riveduto. Del resto, ciò sarebbe auspicabile unica29

Tali numeri hanno il seguente tenore: «3. Quando tutte le parti del trattato anteriore sono del pari parti del trattato posteriore, senza che il trattato anteriore abbia avuto termine o la sua applicazione sia stata sospesa in base all'articolo 59, il trattato anteriore non si applica che nella misura in cui le sue disposizioni siano compatibili con quelle del trattato posteriore.

4. Quando le parti di un trattato anteriore non sono tutte parti del trattato posteriore: a) nelle relazioni fra gli Stati Parte di entrambi i trattati, la norma da applicarsi è quella enunciata al paragrafo 3; b) nelle relazioni tra uno Stato parte di entrambi i trattati e uno Stato parte di uno solo dei due, il trattato del quale entrambi gli Stati sono parti regola i reciproci diritti ed obblighi.»

506

mente per le disposizioni del Protocollo che trattano specificamente delle mine antiuomo. Gli articoli relativi agli altri tipi di mine terrestri, alle trappole ed agli altri dispositivi vanno mantenuti siccome, in loro assenza, l'impiego di questi non sarebbe più regolato da alcuna disposizione. Pertanto sembra auspicabile che il Protocollo II riveduto sussista simultaneamente alla Convenzione; ciò permette infatti di disciplinare l'impiego di tutte le mine terrestri. Ma la fusione dei due testi in uno solo sarebbe sicuramente auspicabile a lungo termine30.

Per raggiungere tale obiettivo saranno necessari grandi sforzi al fine di persuadere gli Stati che non sono Parte alla Convenzione di firmarla e di ratificarla o di aderirvi.

Infatti, il problema delle mine antiuomo può essere disciplinato unicamente nell'ambito di un trattato universale. Tale prospettiva non è illusoria, visto l'interesse della comunità internazionale e della comunità civile per la questione delle mine.

Occorre tuttavia considerare che, nel presente contesto, la soluzione del problema delle mine antiuomo è impensabile senza l'effettiva eliminazione di tali munizioni e dei danni che queste hanno provocato. Un divieto senza sminamento efficace sarebbe altrettanto insensato di uno sminamento senza divieto generale; vale a dire che gli sforzi al fine di rendere universale la Convenzione devono essere accompagnati da sforzi particolari in materia di sminamento e di assistenza alle vittime. La Svizzera ha intenzione di proseguire ed intensificare i suoi sforzi in tale settore.

»320

30

Su questi diversi punti, cfr. ugualmente L. Caflisch/F. Godet, «De la réglementation à l'interdiction des mines antipersonnel», Revue suisse de droit international et de droit européen, 8° anno, 1998, fascicolo I (di prossima pubblicazione).

507

Decreto federale d'approvazione Disegno della Convenzione sul divieto dell'impiego, del deposito, della fabbricazione e del trasferimento di mine antiuomo e sulla loro distruzione del

L'Assemblea federale della Confederazione Svizzera, visto l'articolo 85 numero 5 della Costituzione federale; visto il messaggio del Consiglio federale del 19 gennaio 19981, decreta:

Art. l 1 La Convenzione sulla divieto dell'impiego, del deposito, della fabbricazione e del trasferimento delle mine antiuomo e sulla loro distruzione, fatta a Oslo il 18 settembre 1997, è approvata con la seguente dichiarazione apposta in conformità con l'articolo 18 della Convenzione: Dichiarazione relativa all'articolo 18 «La Svizzera applica a titolo provvisorio l'articolo 1 numero 1 della Convenzione fino all' entrata in vigore della stessa.» 2 II Consiglio federale è autorizzato a ratificare la Convenzione formulando la dichiarazione di cui sopra.

Art. 2 II presente decreto non sottosta al referendum facoltativo.

0321

1

508

FF 1998 489

Legge federale sul materiale bellico

Disegno

(LMB) Modifica del

L'Assemblea federale della Confederazione Svizzera, visto il messaggio del Consiglio federale del 19 gennaio 19981, decreta: I

La legge federale sul materiale bellico 2 è modificata come segue:

Art. 8 cpv. 3 3 Per mine antiuomo si intendono i corpi esplosivi posti nel terreno o in superficie o nelle vicinanze, e appositamente concepiti o modificati per esplodere in presenza, vicinanza o a contatto di una o più persone, in modo da metterle fuori combattimento, ferirle o ucciderle. Le mine concepite per esplodere per effetto della presenza, della vicinanza o del contatto di un veicolo e non di una persona e munite di dispositivi antimanipolazione, non sono considerate mine antiuomo a causa della presenza di tale dispositivo.

II 1 2

La presente legge sottosta al referendum facoltativo.

II Consiglio federale ne determina l'entrata in vigore.

0322

1 2

FF 1998 489 RS ...; RO ... (FF 1996 V 966)

509

Legge federale sull'esercito e sull'amministrazione militare

Disegno

(LM) Modifica del

L'Assemblea federale della Confederazione Svizzera, visto il messaggio del Consiglio federale del 19 gennaio 19981, decreta:

I La legge federale sull'esercito e sull'amministrazione militare 2 è modificata come segue: Art. 149a (nuovo) Provvedimenti di promovimento della pace II Consiglio federale può mettere a disposizione installazioni ed equipaggiamenti dell'esercito per provvedimenti di promovimento della pace internazionale. Nell'ambito di tali provvedimenti può sostenere persone giuridiche di diritto privato, crearne o associarvisi.

II 1 2

La presente legge sottosta al referendum facoltativo.

II Consiglio federale ne determina l'entrata in vigore.

0323

1 2

510

FF 1998 489 RS ...; RO ... (FF 1993 IV 1)

Convenzione

Traduzione 1

sul divieto dell' impiego del deposito, della fabbricazione e del trasferimento delle mine antiuomo e sulla loro distruzione

Preambolo Gli Stati Parte, decisi a fare cessare le sofferenze e le perdite di vite umane causate dalle mine antiuomo che uccidono o mutilano centinaia di persone ogni settimana, per la maggior parte civili innocenti e senza difesa, in particolare bambini; ostacolano lo sviluppo e la ricostruzione economici; impediscono il rimpatrio dei rifugiati e delle persone dislocate sul territorio; e comportano ulteriori gravi conseguenze durante gli anni successivi alla loro posa, convinti della necessità di fare tutto il possibile per contribuire in modo efficace e coordinato a raccogliere la sfida che rappresenta la rimozione delle mine antiuomo disseminate nel mondo e per vigilare alla loro distruzione, desiderosi di fare tutto il possibile per fornire un'assistenza per le cure e il riadattamento delle vittime delle mine nonché per la loro reintegrazione sociale ed economica, riconosciuto che un divieto generale delle mine antiuomo costituirebbe parimenti un'importante misura di fiducia, lieti dell'adozione del Protocollo sul divieto o la limitazione dell'impiego di mine, trappole e altri dispositivi nella sua versione modificata il 3 maggio 1996, allegato alla Convenzione sul divieto o la limitazione di talune armi classiche che possono essere ritenute capaci di causare effetti traumatici eccessivi o di colpire in modo indiscriminato, con l'appello a tutti gli Stati che non l'hanno ancora fatto a ratificarlo entro brevi termini, lieti parimenti dell'adozione, il 10 dicembre 1996, da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, della Risoluzione 51/45 S che esorta tutti gli Stati ad impegnarsi a concludere non appena possibile i negoziati concernenti un accordo internazionale efficace e giuridicamente vincolante per vietare l'impiego, il deposito, la fabbricazione, il trasferimento e la distruzione delle mine antiuomo, lieti altresì delle misure di divieto, delle restrizioni e delle moratorie, decise unilateralmente o multilateralmente nel corso degli ultimi anni in merito all'impiego, al deposito e al trasferimento delle mine antiuomo, sottolineato il ruolo della consapevolezza pubblica nel promovimento dei principi umanitari, riconoscibile nell'appello a un divieto generale delle mine antiuomo e riconosciuti gli sforzi intrapresi a tale scopo dal Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, dalla Campagna internazionale contro le mine terrestri e da numerose altre organizzazioni non governative nel mondo intero, 1

Dal testo originale francese.

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ricordata la Dichiarazione di Ottawa del 5 ottobre 1996 e la Dichiarazione di Bruxelles del 27 giugno 1997 che esortano la comunità internazionale a negoziare un accordo internazionale giuridicamente vincolante che vieti l'impiego, il deposito, la fabbricazione e il trasferimento delle mine antiuomo, sottolineata l'opportunità di suscitare l'adesione di tutti gli Stati alla presente Convenzione, e decisi ad impegnarsi energicamente per promuovere la sua universalizzazione in tutti gli organismi appropriati, fra cui segnatamente le Nazioni Unite, la Conferenza sul disarmo, le organizzazioni regionali e i gruppi nonché le conferenze d'esame della Convenzione sul divieto o la limitazione dell'impiego di talune armi classiche che possono essere ritenute capaci di causare effetti traumatici eccessivi o di colpire in modo indiscriminato, visti il principio del diritto internazionale umanitario secondo cui il diritto delle Parti a un conflitto armato di scegliere metodi o strumenti di guerra non è illimitato, il principio che vieta di impiegare nei conflitti armati armi, proiettili e materiali nonché metodi di guerra appropriati a causare sofferenze superflue, e il principio secondo cui occorre differenziare fra persone civili e combattenti, hanno convenuto quanto segue: Articolo 1 Obblighi generali 1. Ciascuno Stato Parte si impegna a mai e in nessuna circostanza: a) impiegare mine antiuomo; b) sviluppare, fabbricare, acquistare in altro modo, depositare, conservare trasferire a chiunque, direttamente o indirettamente, mine antiuomo; e) sostenere, incoraggiare o incitare, in qualche modo, chiunque a intraprendere qualsiasi attività vietata a uno Stato Parte in virtù della presente Convenzione.

2. Ciascuno Stato Parte si impegna a distruggere tutte le mine antiuomo o a sorvegliare la loro distruzione, conformemente alle disposizioni della presente Convenzione.

Articolo 2 Definizioni 1. Per «mina antiuomo» si intende una mina concepita per esplodere per effetto della presenza, della prossimità o del contatto di una persona e destinata a mettere fuori combattimento, ferire o uccidere una o più persone. Le mine concepite per esplodere per effetto della presenza, della prossimità o del contatto di un veicolo e non di una persona, che sono munite di un dispositivo antimanipolazione, non sono considerate mine antiuomo in quanto munite di tale dispositivo.

2. Per «mina» si intende un ordigno concepito per essere posato sopra o sotto il suolo o un'altra superficie, o in prossimità, e per esplodere per effetto della presenza, della vicinanza o del contatto di una persona o di un veicolo.

3. Per «dispositivo antimanipolazione» si intende un dispositivo destinato a proteggere una mina e che fa parte, è collegato, fissato o posto sotto di essa, ed è attivato in caso di tentativo di manipolazione o altra alterazione intenzionale della mina.

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4. Per «trasferimento» si intende, oltre al ritiro materiale delle mine antiuomo dal territorio di uno Stato o alla loro introduzione materiale in quello di un altro Stato, il trasferimento del diritto di proprietà e del controllo su queste mine, ma non la cessione di un territorio sul quale sono state posate mine antiuomo.

5. Per «zona minata» si intende una zona pericolosa a causa della presenza o della presunta presenza di mine.

Articolo 3 Eccezioni 1. Nonostante gli obblighi generali derivanti dall'articolo 1, sono permessi la conservazione o il trasferimento di un determinato numero di mine antiuomo per lo sviluppo di tecniche di rilevazione delle mine, di sminamento o di distruzione delle mine, e per la formazione a tali tecniche. Il numero di queste mine non deve tuttavia superare il minimo assolutamente necessario ai fini summenzionati.

2. Il trasferimento delle mine antiuomo ai fini di distruzione è permesso.

Articolo 4 Distruzione dei depositi di mine antiuomo Fatte salve le disposizioni dell'articolo 3, ciascuno Stato Parte si impegna a distruggere tutti gli stock di mine antiuomo di cui è proprietario o detentore o che sottostanno alla sua giurisdizione o al suo controllo, o a sorvegliare la loro distruzione, non appena possibile, e al più tardi dieci anni dopo l'entrata in vigore della presente Convenzione per lo Stato Parte interessato.

Articolo 5 Distruzione di mine antiuomo in zone minate 1. Ciascuno Stato Parte si impegna a distruggere tutte le mine antiuomo nelle zone minate sottostanti alla sua giurisdizione o al suo controllo, o ad assicurare le loro distruzione, non appena possibile, e al più tardi dieci anni dopo l'entrata in vigore della presente Convenzione per lo Stato Parte interessato.

2. Ciascuno Stato Parte si impegna a identificare tutte le zone sottostanti alla sua giurisdizione o al suo controllo nelle quali la presenza di mine antiuomo è accertata o presunta e si assicura, appena possibile, che tutte le zone minate sottostanti alla sua giurisdizione o al suo controllo nelle quali si trovano mine antiuomo siano segnalate lungo il loro intero perimetro, sorvegliate e protette mediante recinzione o altrimenti al fine di impedirne effettivamente l'accesso ai civili, fino a che tutte le mine antiuomo contenute in dette zone minate siano state distrutte. Tale segnalazione dev'essere conforme almeno alle norme prescritte dal Protocollo sul divieto o la limitazione dell'impiego di mine, trappole e altri dispositivi, nella versione modificata il 3 maggio 1996, allegato alla Convenzione sul divieto o la limitazione dell'impiego di talune armi classiche che possono essere ritenute capaci di causare effetti traumatici eccessivi o di colpire in modo indiscriminato.

3. Se uno Stato Parte non crede di potere distruggere tutte le mine antiuomo di cui al paragrafo 1, o di sorvegliare la loro distruzione, entro il termine prescritto, può presentare, all'Assemblea degli Stati Parte o a una Conferenza d'esame, una domanda

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di prolungamento, fino a dieci anni, del termine fissato per la distruzione completa di siffatte mine antiuomo.

4. La domanda deve contenere: a) la durata del prolungamento proposto; b) spiegazioni dettagliate dei motivi che giustificano il prolungamento proposto, inclusi: i) la preparazione e lo stadio dei lavori intrapresi nell'ambito dei programmi di sminamento nazionali, i mezzi finanziari e tecnici di cui dispone lo Stato Parte per procedere alla distruzione di tutte le mine antiuomo, e le circostanze che impediscono lo Stato Parte di distruggere tutte le mine antiuomo nelle zone minate; e) le implicazioni umanitarie, sociali, economiche e ambientali del prolungamento; e d) ogni altra informazione pertinente relativa al prolungamento proposto.

5. L'Assemblea degli Stati Parte, o la Conferenza d'esame, tenendo conto dei fattori enunciati nel paragrafo 4, valuta la domanda e decide a maggioranza degli Stati Parte presenti e votanti di accordare o meno il periodo di prolungamento.

6. Siffatto prolungamento può essere rinnovato su presentazione di una nuova domanda conformemente ai paragrafi 3, 4 e 5 del presente articolo. Lo Stato Parte allega alla sua domanda di prolungamento supplementare ulteriori informazioni pertinenti su quanto è stato intrapreso durante il periodo di prolungamento anteriore in virtù del presente articolo.

Articolo 6 Cooperazione e assistenza internazionali 1. Nell'adempimento dei suoi obblighi derivanti dalla presente Convenzione, ciascuno Stato Parte ha il diritto di chiedere e di ricevere, se possibile e nella misura del possibile, un'assistenza da parte di altri Stati Parte.

2. Ciascuno Stato Parte si impegna a facilitare uno scambio per quanto possibile esteso di equipaggiamenti, di materiali e di informazioni scientifiche e tecniche concernenti l'applicazione della presente Convenzione e ha il diritto di partecipare a tale scambio. Gli Stati Parte non impongono restrizioni illegittime alla fornitura, a fini umanitari, di equipaggiamenti per lo sminamento e delle informazioni tecniche corrispondenti.

3. Ciascuno Stato Parte fornisce, sempreché ne abbia la possibilità, un'assistenza per le cure alle vittime delle mine, per il loro riadattamento, per la loro reintegrazione sociale ed economica nonché per programmi di sensibilizzazione ai pericoli concernenti le mine. Tale assistenza può essere fornita, tra l'altro, mediante organismi delle Nazioni Unite, di organizzazioni o istituzioni internazionali, regionali o nazionali, del Comitato internazionale della Croce Rossa, delle Società nazionali della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa e della loro Federazione internazionale, di organizzazioni non governative e su una base bilaterale.

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4. Ciascuno Stato Parte fornisce, sempreché ne abbia la possibilità, un'assistenza allo sminamento e per attività connesse. Tale assistenza può essere fornita, fra l'altro, mediante organismi delle Nazioni Unite, di organizzazioni o istituzioni internazionali o regionali, di organizzazioni o istituzioni non governative o su una base bilaterale, o contribuendo al Fondo fiduciario speciale delle Nazioni Unite per l'assistenza allo sminamento o ad altri fondi regionali che coprono lo sminamento.

5. Ciascuno Stato Parte fornisce, sempreché ne abbia la possibilità, un'assistenza per la distruzione dei depositi di mine antiuomo.

6. Ciascuno Stato Parte s'impegna a fornire informazioni alla banca dati concernente Io sminamento stabilita nel contesto degli organismi delle Nazioni Unite, segnatamente informazioni concernenti diversi metodi e tecniche di sminamento, nonché elenchi di periti, di organismi specializzati o di punti di contatto nazionali nel settore dello sminamento.

7. Gli Stati Parte possono chiedere alle Nazioni Unite, alle organizzazioni regionali, ad altri Stati Parte o ad altre istanze intergovernative o non governative competenti di aiutare le loro autorità a elaborare un programma nazionale di sminamento al fine di determinare, fra l'altro: a. l'estensione e la portata del problema delle mine antiuomo; b. le risorse finanziarie, tecnologiche e umane necessarie all'esecuzione del programma; e. il numero stimato di anni necessari per distruggere tutte le mine antiuomo nelle zone minate sottostanti alla giurisdizione o al controllo dello Stato Parte interessato; d. le attività di sensibilizzazione ai pericoli concernenti le mine, volte a ridurre l'incidenza delle ferite o delle perdite di vite umane attribuibili alle mine; e. l'assistenza alle vittime di mine; f. la relazione fra il governo dello Stato Parte interessato e le entità governative, intergovernative o non governative pertinenti che partecipano all'esecuzione del programma.

8. Gli Stati Parte che procurano o ricevono un'assistenza secondo il presente articolo cooperano al fine di assicurare l'esecuzione rapida e integrale dei programmi di assistenza convenuti.

Articolo 7 Misure di trasparenza 1. Ciascuno Stato Parte presenta al Segretario generale delle Nazioni Unite, al più presto, e in ogni caso al più tardi 180 giorni dopo l'entrata in vigore della presente Convenzione per lo Stato interessato, un rapporto concernente: a. le misure di applicazione nazionali di cui all'articolo 9; b. il numero complessivo dei depositi di mine antiuomo di cui è proprietario o detentore o sottostanti alla sua giurisdizione o al suo controllo, inclusa una ripartizione secondo il tipo, la quantità e, se possibile, il numero di lotti per ciascun tipo di mine antiuomo depositate; e. per quanto possibile, la localizzazione di tutte le zone minate sottostanti alla sua giurisdizione o al suo controllo nelle quali la presenza di mine antiuomo è accertata o presunta, incluso il massimo di precisazioni possibili sul tipo e sul 515

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quantitativo di ciascun tipo di mine antiuomo in ciascuna delle zone minate e la data della loro posa; d. il tipo e i quantitativi e, se possibile, i numeri di lotti di tutte le mine antiuomo conservate o trasferite per lo sviluppo di tecniche di rilevazione, di sminamento o di distruzione delle mine, e per la formazione a tali tecniche, o delle mine antiuomo trasferite ai fini di distruzione, nonché le istituzioni autorizzate da uno Stato Parte a conservare o a trasferire mine antiuomo conformemente all'articolo 3; e. lo stato dei programmi di riconversione o di chiusura delle installazioni di fabbricazione delle mine antiuomo; f. lo stato dei programmi di distruzione delle mine antiuomo di cui agli articoli 4 e 5, incluse le indicazioni dettagliate sui metodi che saranno utilizzati per la distruzione, la localizzazione di tutti i luoghi di distruzione e le norme da osservare in materia di sicurezza e di protezione dell'ambiente; g. i tipi e i quantitativi di tutte le mine antiuomo distrutte dopo l'entrata in vigore della presente Convenzione per lo Stato Parte interessato, ripartiti secondo il quantitativo di ciascun tipo di mine antiuomo distrutte, conformemente agli articoli 4 e 5, rispettivamente, nonché, se possibile, i numeri di lotti di ciascun tipo di mine antiuomo in caso di una distruzione conformemente all'articolo 4; h. le caratteristiche tecniche di ciascun tipo di mine antiuomo fabbricate, per quanto esse siano conosciute, nonché di quelle in proprietà o in detenzione dello Stato Parte interessato, inclusi, in una misura ragionevole, il genere di informazioni che possono facilitare l'identificazione e la rimozione delle mine antiuomo; queste informazioni includono almeno le dimensioni, il dispositivo di accensione, il contenuto di esplosivo e di metallo, fotografie a colori e qualsiasi altra informazione che può facilitare lo sminamento; e 1.

le misure prese per avvertire al più presto ed efficacemente la popolazione in merito a tutte le zone identificate conformemente al paragrafo 2 dell'articolo 5.

2. Gli Stati Parte aggiornano annualmente, coprendo l'ultimo anno civile, le informazioni fornite conformemente al presente articolo e le comunicano al Segretario generale delle Nazioni Unite al più tardi il 30 aprile di ciascun anno.

3. Il Segretario generale delle Nazioni Unite trasmette i rapporti ricevuti agli Stati Parte.

Articolo 8 Aiuto e chiarimenti relativi all'osservanza delle disposizioni 1. Gli Stati Parte convengono di consultarsi e di cooperare all'applicazione delle disposizioni della presente Convenzione e di lavorare animati da uno spirito di cooperazione al fine di facilitare l'osservanza, da parte degli Stati Parte, degli obblighi risultanti dalla presente Convenzione.

2. Se uno o più Stati Parte desiderano chiarire e risolvere questioni relative all'osservanza delle disposizioni della presente Convenzione da parte di un altro Stato Parte possono sottoporre, per il tramite del Segretario generale delle Nazioni Unite, una domanda di chiarimenti allo Stato Parte interessato. Tale domanda dev'essere corredata di tutte le informazioni pertinenti. Gli Stati Parte si astengono da domande di chiarimenti prive di fondamento, facendo il possibile per evitare gli abusi. Lo Stato

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Parte che riceve una domanda di chiarimenti fornisce allo Stato Parte autore della domanda, per il tramite del Segretario generale delle Nazioni Unite, tutte le informazioni che potrebbero contribuire a chiarire la questione entro un termine di 28 giorni.

3. Se lo Stato Parte richiedente non riceve risposta per il tramite del Segretario generale delle Nazioni Unite entro tale termine oppure reputa la risposta alla domanda di chiarimenti insoddisfacente, può sottoporre la questione alla prossima Assemblea degli Stati Parte per il tramite del Segretario generale delle Nazioni Unite. Il Segretario generale delle Nazioni Unite trasmette tale richiesta corredata di tutte le informazioni pertinenti relative alla domanda di chiarimenti a tutti gli Stati Parte. Tutte queste informazioni devono essere trasmesse allo Stato Parte sollecitato, che ha il diritto di formulare una risposta.

4. In attesa della convocazione di un'Assemblea degli Stati Parte, ogni Stato Parte può chiedere al Segretario generale delle Nazioni Unite di esercitare i suoi buoni uffici per facilitare la presentazione dei chiarimenti richiesti.

5. Lo Stato Parte autore della domanda può proporre, per il tramite del Segretario generale delle Nazioni Unite, la convocazione di un'Assemblea straordinaria degli Stati Parte per esaminare la questione. Il Segretario generale delle Nazioni Unite comunica quindi tale proposta e tutte le informazioni presentate dagli Stati Parte interessati a tutti gli Stati Parte, chiedendo loro d'indicare se sono favorevoli a un'Assemblea straordinaria degli Stati Parte per esaminare la questione. Qualora un terzo almeno degli Stati Parte optino per tale Assemblea straordinaria entro un termine di 14 giorni da tale comunicazione, il Segretario generale delle Nazioni Unite convoca tale Assemblea straordinaria degli Stati Parte entro un nuovo termine di 14 giorni.

Tale Assemblea raggiunge il quorum se la maggioranza degli Stati Parte vi assistono.

6. L'assemblea degli Stati Parte, rispettivamente l'Assemblea straordinaria degli Stati Parte, decide in primo luogo se è necessario esaminare oltre la questione, tenuto conto di tutte le informazioni presentate dagli Stati Parte interessati.

L'Assemblea degli Stati Parte oppure l'Assemblea straordinaria degli Stati Parte si adopera al fine di prendere una decisione mediante consenso. Se, malgrado tutti questi sforzi, non si raggiunge alcun accordo, la questione è posta ai voti e la decisione è presa alla maggioranza degli Stati Parte presenti e votanti.

7. Tutti gli Stati Parte cooperano pienamente con l'Assemblea degli Stati Parte oppure con l'Assemblea straordinaria degli Stati Parte all'esame della questione, incluse tutte le missioni d'accertamento dei fatti autorizzate secondo il numero 8.

8. Se sono necessari chiarimenti più estesi l'Assemblea degli Stati Parte, rispettivamente l'Assemblea straordinaria degli Stati Parte autorizza l'invio di una missione d'accertamento dei fatti e ne stabilisce il mandato alla maggioranza degli Stati Parte presenti e votanti. Lo Stato Parte sollecitato può invitare in ogni tempo una missione d'accertamento dei fatti a venire sul suo territorio. Non occorre che tale missione sia stata autorizzata da una decisione dell'Assemblea degli Stati Parte o da un'Assemblea straordinaria degli Stati Parte. La missione, composta da un massimo di nove periti, designati e accreditati secondo i numeri 9 e 10, può raccogliere informazioni supplementari sul posto oppure in altri luoghi direttamente connessi al caso di

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presunto non osservanza e sottostanti alla giurisdizione o al controllo dello Stato Parte sollecitato.

9. Il Segretario generale delle Nazioni Unite prepara e aggiorna una lista che indica, come sono stati forniti dagli Stati Parte, i nomi e la nazionalità dei periti qualificati nonché ogni altra informazione pertinente a loro proposito; comunica tale lista a tutti gli Stati Parte. Il perito che figura sulla lista è considerato designato per tutte le missioni di accertamento dei fatti, tranne se uno Stato Parte si oppone per scritto alla sua designazione. Il perito ricusato non partecipa ad alcuna missione d'accertamento dei fatti sul territorio o in ogni altro luogo sottostante alla giurisdizione o al controllo dello Stato Parte che si è opposto alla sua designazione, nella misura in cui la ricusazione sia stata notificata prima della designazione del perito per tale missione.

10. Ricevuta una domanda da parte dell'Assemblea degli Stati Parte oppure di un'Assemblea straordinaria degli Stati Parte, il Segretario generale delle Nazioni Unite designa, consultato lo Stato Parte sollecitato, i membri della missione, incluso il capo. I cittadini degli Stati Parte che sollecitano la missione di accertamento dei fatti, e quelli degli Stati che ne sono direttamente interessati, non possono essere designati come membri della missione. I membri della missione di accertamento dei fatti beneficiano dei privilegi e delle immunità previsti all'articolo VI della Convenzione sui privilegi e le immunità delle Nazioni Unite, adottata il 13 febbraio 1946.

11. Dopo un preavviso di almeno 72 ore, i membri della missione di accertamento dei fatti si recano al più presto sul territorio dello Stato Parte sollecitato. Lo Stato Parte sollecitato prende i provvedimenti amministrativi necessari per accogliere, trasportare e alloggiare la missione. È tenuto anche a garantire, per quanto possibile, la sicurezza dei membri della missione fino a quando si trovano in un territorio sottostanti al suo controllo.

12. Senza pregiudizio della sovranità dello Stato Parte sollecitato, la missione d'accertamento dei fatti può portare sul territorio dello Stato Parte sollecitato unicamente l'equipaggiamento che è esclusivamente utilizzato per la raccolta di informazioni sul caso di presunta non osservanza. Prima del suo arrivo, la missione informa lo Stato Parte sollecitato dell'equipaggiamento che intende utilizzare nel corso del suo lavoro.

13. Lo Stato Parte sollecitato fa tutto il possibile per permettere ai membri della missione d'accertamento dei fatti di discutere con tutte le persone suscettibili di fornire informazioni sul caso di presunta non osservanza.

14. Lo Stato Parte sollecitato accorda alla missione d'accertamento dei fatti l'accesso a tutte le zone e a tutte le installazioni sottostanti al suo controllo dove potrebbe essere possibile rilevare fatti pertinenti relativi al caso di non osservanza in questione. Tale accesso è sottoposto ai provvedimenti che lo Stato Parte sollecitato reputa necessari per: a) la protezione di equipaggiamenti, d'informazioni e di zone sensibili; b) la protezione degli obblighi costituzionali che potrebbero incombere allo Stato Parte sollecitato relativamente ai diritti di proprietà, di perquisizione e di sequestro nonché ad altri diritti costituzionali; oppure e) la protezione fisica e la sicurezza dei membri della missione d'accertamento dei fatti.

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Qualora adotti tali provvedimenti, lo Stato Parte sollecitato intraprende tutto quanto è ragionevolmente possibile per dimostrare con altri mezzi la sua osservanza alla presente Convenzione.

15. La missione d'accertamento dei fatti non può trattenersi più di 14 giorni sul territorio dello Stato Parte interessato e non più di 7 giorni in un sito particolare, eccetto che sia stato convenuto altrimenti.

16. Tutte le informazioni fornite a titolo confidenziale e non connesse con l'oggetto della missione d'accertamento dei fatti sono trattate in modo confidenziale.

17. La missione d'accertamento dei fatti comunica le sue conclusioni, per il tramite del Segretario generale delle Nazioni Unite, all'Assemblea degli Stati Parte o all'Assemblea straordinaria degli Stati Parte.

18. L'Assemblea degli Stati Parte, o l'Assemblea straordinaria degli Stati Parte esamina tutte le informazioni pertinenti, segnatamente il rapporto presentato dalla missione d'accertamento dei fatti e può domandare allo Stato Parte sollecitato di adottare provvedimenti al fine di rimediare alla situazione di non osservanza entro il termine impartito. Lo Stato Parte sollecitato presenta un rapporto sui provvedimenti presi in risposta a tale domanda.

19. L'Assemblea degli Stati Parte oppure l'Assemblea straordinaria degli Stati Parte può raccomandare agli Stati Parte interessati provvedimenti e mezzi per meglio chiarire o risolvere la questione esaminata, segnatamente l'avvio di procedure adeguate secondo il diritto internazionale. Qualora l'inosservanza sia imputabile a circostanze che esulano dal controllo dello Stato Parte sollecitato, l'Assemblea degli Stati Parte oppure l'Assemblea straordinaria degli Stati Parte può raccomandare provvedimenti adeguati, segnatamente il ricorso ai provvedimenti di cooperazione di cui all'articolo 6.

20. L'Assemblea degli Stati Parte, rispettivamente l'Assemblea straordinaria degli Stati Parte si adopera per adottare le decisioni di cui ai numeri 18 e 19 mediante consenso o, se questo non è possibile, alla maggioranza dei due terzi degli Stati Parte presenti e votanti.

Articolo 9 Provvedimenti di applicazione nazionale Ogni Stato Parte prende tutti i provvedimenti legislativi, regolamentari e di altro tipo, compresa l'irrogazione di sanzioni penali, al fine di prevenire e reprimere ogni attività vietata a uno Stato Parte in virtù della presente Convenzione che sarebbe condotta da persone, o su un territorio sottostante alla sua giurisdizione o al suo controllo.

Articolo 10 Composizione delle controversie 1. Gli Stati Parte si consultano e cooperano per comporre ogni controversia che potesse sopraggiungere relativamente all'applicazione o all'interpretazione della presente Convenzione. Ogni Stato Parte può portare tale controversia dinanzi all'Assemblea degli Stati Parte.

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2. L'Assemblea degli Stati Parte può contribuire alla composizione delle controversie mediante ogni mezzo che valuta adeguato, inclusa l'offerta dei suoi buoni uffici, invitando gli Stati Parte in lite ad avviare la procedura di composizione di loro scelta e raccomandando un limite per la durata della procedura convenuta.

3. Il presente articolo non pregiudica le disposizioni della presente Convenzione sull'aiuto e sui chiarimenti relativi all'osservanza delle sue disposizioni.

Articolo 11 Assemblea degli Stati Parte 1. Gli Stati Parte si riuniscono regolarmente per esaminare ogni questione riguardante l'applicazione o l'attuazione della presente Convenzione, compresi: a) il funzionamento e lo stato della presente Convenzione; b) le questioni sollevate dai rapporti presentati in virtù delle disposizioni della presente Convenzione; e) la cooperazione e l'assistenza internazionali secondo l'articolo 6; d) lo sviluppo di tecnologie di sminamento; e) le domande degli Stati Parte in virtù dell'articolo 8; e f) le decisioni associate alle domande degli Stati Parte previste all'articolo 5.

2. Il Segretario generale delle Nazioni Unite convoca la prima Assemblea degli Stati Parte entro un termine di un anno dall'entrata in vigore della presente Convenzione.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite convoca annualmente le successive assemblee fino alla prima Conferenza d'esame.

3. Il Segretario generale delle Nazioni Unite convoca un'Assemblea straordinaria degli Stati Parte secondo le condizioni disciplinate nell'articolo 8.

4. Gli Stati che non sono Parte della presente Convenzione, nonché le Nazioni Unite, altre organizzazioni o istituzioni internazionali interessate, organizzazioni regionali, il Comitato internazionale della Croce Rossa e le organizzazioni non governative interessate possono essere invitati a assistere a queste assemblee in qualità di osservatori, secondo il regolamento interno convenuto.

Articolo 12 Conferenze d'esame 1. Il Segretario generale delle Nazioni Unite convoca una Conferenza d'esame cinque anni dopo l'entrata in vigore della presente Convenzione. Le Conferenze d'esame successive sono convocate dal Segretario generale delle Nazioni Unite se uno o più Stati Parte lo domandano, sempreché l'intervallo tra le Conferenze d'esame non sia in alcun caso inferiore a cinque anni. Tutti gli Stati Parte alla presente Convenzione sono invitati a ogni Conferenza d'esame.

2. La Conferenza d'esame ha i seguenti scopi: a) riesaminare il funzionamento e lo stato della presente Convenzione; b) valutare la necessità di convocare Assemblee supplementari degli Stati Parte menzionati al numero 2 dell'articolo 11 e determinare l'intervallo tra tali assemblee; e) adottare decisioni relative alle domande degli Stati Parte previste all'articolo 5; e d) adottare nel suo rapporto finale, se necessario, conclusioni relative all'applicazione della presente Convenzione.

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3. Gli Stati che non sono Parte alla presente Convenzione, nonché le Nazioni Unite, altre organizzazioni o istituzioni internazionali interessate, organizzazioni regionali, il Comitato internazionale della Croce Rossa e le organizzazioni non governative interessate possono essere invitati a assistere a ogni Conferenza d'esame in qualità di osservatori, secondo il regolamento interno convenuto.

Articolo 13 Emendamenti 1. Entrata in vigore la presente Convenzione, uno Stato Parte può proporre in ogni tempo emendamenti alla stessa. Ogni proposta d'emendamento è comunicata al Depositario che la rende nota all'insieme degli Stati Parte e raccoglie il loro parere riguardo all'opportunità di convocare una Conferenza d'emendamento per esaminare la proposta. Se una maggioranza di Stati Parte notifica al Depositario, al più tardi 30 giorni dopo la comunicazione della proposta, il suo accordo per procedere a un esame più approfondito, il Depositario convoca una Conferenza d'emendamento cui sarà invitato l'insieme degli Stati Parte.

2. Gli Stati che non sono Parte alla presente Convenzione, nonché le Nazioni Unite, altre organizzazioni o istituzioni internazionali interessate, organizzazioni regionali, il Comitato internazionale della Croce Rossa e le organizzazioni non governative interessate possono essere invitati ad assistere a ogni Conferenza d'emendamento in qualità di osservatori, secondo il regolamento interno convenuto.

3. La Conferenza d'emendamento ha luogo immediatamente dopo un'Assemblea di Stati Parte o una Conferenza d'esame, a meno che una maggioranza degli Stati Parte non chieda che si riunisca prima.

4. Ogni emendamento alla presente Convenzione è adottato alla maggioranza dei due terzi dei membri presenti e votanti alla Conferenza d'emendamento. Il Depositario comunica ogni emendamento così adottato agli Stati Parte.

5. Un emendamento alla presente Convenzione entra in vigore per tutti gli Stati Parte della presente Convenzione che l'hanno accettato, quando una maggioranza di Stati Parte ha depositato gli strumenti di accettazione presso il Depositario. In seguito entra in vigore per ogni altro Stato Parte alla data del deposito del suo strumento d'accettazione.

Articolo 14 Costi 1.1 costi delle Assemblee degli Stati Parte, delle Assemblee straordinarie degli Stati Parte, delle Conferenze d'esame e delle Conferenze d'emendamento sono assunte dagli Stati Parte e dagli Stati che non sono contraenti della presente Convenzione e che partecipano a tali assemblee o conferenze secondo la scala di ripartizione delle quote delle Nazioni Unite debitamente adeguata.

2.1 costi occasionati dal Segretario generale delle Nazioni Unite in virtù degli articoli 7 e 8 e i costi di tutte le missioni d'accertamento dei fatti sono assunti dagli Stati Parte secondo la scala di ripartizione delle quote delle Nazioni Unite debitamente adeguata.

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Articolo 15 Firma La presente Convenzione, fatta a Oslo, Norvegia, il 18 dicembre 1997, è aperta alla firma di tutti gli Stati a Ottawa Canada, dal 3 al 4 dicembre 1997, e presso la Sede delle Nazioni Unite a New York dal 5 dicembre 1997 fino alla sua entrata in vigore.

Articolo 16 Ratifica, accettazione, approvazione o adesione 1. La presente Convenzione è sottoposta alla ratifica, all'accettazione o all'approvazione dei Firmatari.

2. La presente Convenzione è aperta all'adesione di ogni Stato non firmatario.

3. Gli strumenti di ratifica, di accettazione, di approvazione o di adesione sono depositati presso il Depositario.

Articolo 17 Entrata in vigore 1. La presente Convenzione entra in vigore il primo giorno del sesto mese che segue quello nel corso del quale è stato depositato il 40° strumento di ratifica, di accettazione o di adesione.

2. Per ogni Stato che deposita il suo strumento di ratifica, d'accettazione, d'approvazione o d'adesione dopo la data del deposito del 40° strumento di ratifica, di accettazione, di approvazione o di adesione, la presente Convenzione entra in vigore il primo giorno del sesto mese che segue la data in cui tale Stato ha depositato il suo strumento di ratifica, di accettazione, di approvazione o di adesione.

Articolo 18 Applicazione a titolo provvisorio Uno Stato può, al momento della ratifica, dell'accettazione, dell'approvazione o dell'adesione alla presente Convenzione, dichiarare che ne applica, a titolo provvisorio, il paragrafo 1 dell'articolo 1 in attesa dell'entrata in vigore della presente Convenzione.

Articolo 19 Riserve Gli articoli della presente Convenzione non possono essere oggetto di riserve.

Articolo 20 Durata e ritiro 1. La presente Convenzione ha durata illimitata.

2. Ogni Stato Parte ha diritto, nell'esercizio della sua sovranità nazionale, di ritirarsi dalla presente Convenzione. Deve notificare tale ritiro a tutti gli altri Stati Parte, al Depositario e al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tale strumento di ritiro include una spiegazione completa delle ragione del ritiro.

3. Il ritiro ha effetto sei mesi dopo il ricevimento dello strumento di ritiro da parte del Depositario. Tuttavia, se all'espirazione di tali sei mesi, lo Stato Parte che si ritira è impegnato in un conflitto armato, il ritiro non avrà effetto prima del termine di tale conflitto armato.

522

Convenzione sul divieto dell'impiego, del deposito, della fabbricazione e del trasferimento delle mine antiuomo e sulla loro distruzione

4. Il ritiro di uno Stato Parte della presente Convenzione non ha alcuna conseguenza sul dovere degli Stati di continuare ad adempiere le loro obbligazioni in virtù delle regole pertinenti del diritto internazionale.

Articolo 21 Depositario II Segretario generale delle Nazioni Unite è designato Depositario della presente Convenzione dai presenti.

Articolo 22

Testi autentici

L'originale della presente Convenzione, i cui testi in arabo, cinese, francese, inglese, russo e spagnolo sono ugualmente autentici, è depositato presso il Segretario generale delle Nazioni Unite.

Fatto a Oslo il 18 settembre 1997.

Seguono le firme 0324

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Schweizerisches Bundesarchiv, Digitale Amtsdruckschriften Archives fédérales suisses, Publications officielles numérisées Archivio federale svizzero, Pubblicazioni ufficiali digitali

Messaggio concernente la Convenzione sul divieto dell'impiego, del deposito, della fabbricazione e del trasferimento delle mine antiuomo e sulla loro distruzione del 19 gennaio 1998

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Jahr

1998

Année Anno Band

1

Volume Volume Heft

08

Cahier Numero Geschäftsnummer

98.004

Numéro d'affaire Numero dell'oggetto Datum

03.03.1998

Date Data Seite

489-523

Page Pagina Ref. No

10 119 220

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