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78.077

Messaggio concernente la modificazione della legge federale sull'alcool dell'I 1 dicembre 1978

Onorevoli presidenti e consiglieri, Ci pregiamo di sottoporvi, per approvazione, un disegno di legge volto a modificare la legge sull'alcool, del 21 giugno 1932, nel suo capo quinto concernente il commercio delle bevande distillate destinate al consumo.

Vi proponiamo inoltre di togliere di ruolo le mozioni e i postulati seguenti: 1967 P 9595 Lotta contro l'alcolismo (N 7.3.67, Schaffer) 1968 P 9 727 Limitazione del commercio delle bevande distillate (N 4.3.68, Schaffer) 1969 P 10103 Provvedimenti per frenare il consumo di spiritosi (N 20.3.69, Sauser) 1978 M 78.436 Prevenzione delle tossicomanie, per quanto la revisione del capo quinto della legge sull'alcool ne concerne (N 4.10.78, Schaffer) 1978 M 78.444 Revisione della legge sull'alcool (N 4.10.78, Meyer Helen) Gradite, onorevoli presidenti e consiglieri, l'espressione della nostra alta considerazione.

11 dicembre 1978

1978 -- 840 4

Foglio federale 1979. Voi. I

In nome del Consiglio federale svizzero: II presidente della Confederazione, Ritschard II cancelliere della Confederazione, Huber .

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Compendio // commercio delle bevande distillate destinate al consumo è già regolato dal capo quinto della legge sull'alcool ma, nel corso degli ultimi anni, le condizioni del mercato settoriale sono talmente mutate da rendere ormai quelle norme, risalenti al 1932, inefficaci rispetto allo scopo dell'articolo 32ìis della Costituzione di diminuire il consumo d'acquavite. La presente revisione mira ad impostare una più adeguata regolamentazione del commercio dei distillati e, nel contempo, a por fine a situazioni incresciose emerse in questi ultimi anni: vuole anzitutto rimettere su una buona strada il rapporto con i consumatori e preservarlo da ogni deviazione.

Per conseguire tal finalità il disegno di legge propone due gruppi di misure.

Il primo gruppo include le modificazioni a livello d'organizzazione del commercio dei distillati: la distinzione attuale tra commercio in grosso e commercio al minuto secondo la quantità venduta (limite dei 40 litri) viene sostituita da una distinzione secondo il genere di clientela. È reputato commerciante in grosso chi esegue forniture a rivenditori o a aziende di trasformazione e commerciante al minuto chi vende ai consumatori. Inoltre, il diritto accordato ai Cantoni, giusta l'articolo 32iuater capoverso 1 della Costituzione, di sottoporre l'esercizio del mestiere di oste e il commercio al minuto delle bevande spiritose a quelle restrizioni che sono richieste dal bene puh-' blico, è trasformato in un dovere, in quanto nella legge viene introdotta la clausola del bisogno, di diritto federale, obbligatoriamente applicabile al commercio delle bevande distillate, intesa ad ottenere che, in tutta la Svizzera, soltanto i commercianti in grado di provare l'esistenza di un bisogno pubblico siano autorizzati a vendere distillati ai consumatori.

Il secondo gruppo di misure previste dal disegno di legge concerne le restrizioni del commercio al minuto e il disciplinamento della pubblicità: i divieti vigenti (di vendita ambulante e girovaga o in strada) sono completati coi nuovi divieti di visita ai consumatori senza loro invito, per raccogliere ordinazioni, di esecuzione di ordinazioni collettive, di fornitura ai giovani, di spaccio mediante distributori automatici, di vendite in servisol su aree non separate dal resto del negozio, nonché con l'importante divieto della vendita sotto costo e di quella implicante regali o altre convenienze allettanti il consumatore (divieto dei prezzi di richiamo). Quanto alla pubblicità, essa non viene vietata in generale (come p. es. chiesto dall'iniziativa popolare del 10 aprile 1976 dei giovani Buon-Templari svizzeri per il tabacco e tutte le bevande alcoliche) bensì solo quando sia eccessiva o fuori posto; vengono sanciti il divieto di pubblicità radiotelevisiva, una serie di divieti per diverse collocazioni (innanzitutto dove si svolgono manifestazioni organizzate per la gioventù), il divieto di pubblicazioni comparative ed indicative dei prezzi e il divieto d'organizzare concorsi implicanti l'acquisto e la distribuzione di bevande distillate; inoltre è segnatamente previsto che la pubblicità, fatta con testi, figure o suoni, non deve contenere indicazioni tendenziose; infine

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le prescrizioni concernenti la pubblicità sono completate da disposizioni che limitano le forniture gratuite pubblicitarie di bevande distillate, quali quelle attuate con degustazioni o consegne di campioni.

Il disegno di legge risponde solo in parte alle esigenze messe innanzi da ampie cerehie sollecite della salute pubblica, ma, visti gli esiti della consultazione, le soluzioni massimalistiche (prezzi minimi e margini minimi d'imperio, divieti assoluti di libero servizio e di pubblicità) dovettero essere scartate. Le innovazioni recepite nel testo, per modeste che appaiano prese separatamente, vengono nondimeno a formare, nel loro insieme, grazie al loro effetto sinergico, uno strumento atto a migliorare considerevolmente le condizioni del mercato dei distillati, a soddisfare quindi proprio quella finalità che la revisione della legge si era prefissa.

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I II III

Parte generale Salute pubblica e regime dell'alcole Scopo

II primo regime dell'alcole1* era stato istituito nel 1885/86 per sanare la piaga dello sfrenato consumo d'acquavite di patate; la vigente legge sull' alcole è stata messa in vigore nel 1932 ed era volta segnatamente a moderare il consumo d'acquavite di frutta che aveva anch'esso frattanto assunto il carattere di un flagello popolare. La base giuridica di detta legge è apprestata dall'articolo 32bls della Costituzione, accettato dal popolo e dai Cantoni nel 1930, proclamante espressamente la finalità di salute pubblica del regime dell'alcole. L'articolo dispone che la legislazione è intesa a diminuire il consumo e quindi l'importazione e la produzione di acquavite e conferisce all'uopo, allo Stato centrale, la facoltà di legiferare su la fabbricazione, l'importazione, la rettificazione, la vendita e l'imposizione delle bevande distillate.

Il regime dell'alcole del 1930/32 ha provocato inizialmente, come già quello del 1885/86, una spiccata flessione del consumo di bevande distillate, tornato però poi ad aumentare, nel secondo dopoguerra, per raggiungere un nuovo acme nel 1973. Negli anni seguenti si è notata una sua certa diminuzione, dovuta in gran parte alla recessione economica. Dopo il 1977 il consumo di bevande distillate si è però di nuovo lievemente accresciuto, tanto da incitare, conscguentemente, a non allentare affatto gli sforzi condotti innanzi in favore della salute pubblica.

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Provvedimenti

Per conseguire la propria finalità, la legge sull'alcole recepisce una serie di disposti i quali, da un lato, mirano ad una diminuzione dell'offerta di bevande distillate e, dall'altro, tendono a contenere la domanda, intervenendo a livello del consumo.

112.1

Provvedimenti per diminuire l'offerta

L'insieme dei provvedimenti volti a diminuire l'offerta include segnatamente il monopolio federale dell'alcole nonché le restrizioni nel settore della distillazione. La produzione di bevande distillate esige una concessione, rilasciata dalla Regìa federale degli alcool (dappresso semplicemente Regìa), e accordata ai produttori professionali d'acquavite soltanto nella misura corrispondente ai bisogni economici del Paese. I distillatori professionali sono inoltre imponibili per l'insieme della loro produzione d'acquavite. Per contro, i produttori non professionali, ossia i cosiddetti distillatori domestici e i coml;

Adottiamo nel messaggio la forma ora più corrente di «alcole»; per la continuità terminologica conserveremo invece, nel progetto di modificazione della legge, la forma «alcool».

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mittenti loro equiparati, vanno esenti d'imposta per la quantità d'uso personale, privilegio questo accordato tuttavia unicamente ai produttori che esercitano la professione di agricoltore e coltivano direttamente un podere agricolo. I produttori d'acquavite, del resto, non sono liberi nemmeno nella scelta delle materie prime: infatti la produzione impiegante zucchero, melassa, cereali e patate non è ammessa. Aggiungasi che la Regìa deve ridurre il numero degli alambicchi, acquistandoli mediante libera intesa: dall'entrata in vigore del regime dell'alcole 1930/32, il numero degli alambicchi è stato pertanto ridotto del 60 per cento.

Tuttavia il mezzo più efficace per contrarre l'offerta di acquavite consiste nell'insieme dei vari provvedimenti intesi a promuovere l'utilizzazione, senza distillazione, dei raccolti di patate e di frutta. Questo programma mette l'accento sull'informazione circa le alte qualità nutritive delle patate e della frutta, sulla pubblicità per il consumo di questi prodotti allo stato fresco, sulla loro vendita a prezzo ridotto ai ceti economicamente sfavoriti e alle popolazioni montane, nonché sullo sforzo di migliorare la qualità. Per le ' patate, la via maestra d'utilizzazione delle eccedenze conduce alla loro trasformazione in prodotti foraggeri, commercializzati poi dagli importatori di foraggi; si è così ottenuto, dopo la prima guerra mondiale, che cadesse ogni motivo di ricorrere alla distillazione delle patate. Per la frutta invece non è possibile rinunciare alla distillazione, senza la quale, infatti, una parte di questa materia prima, facilmente deperibile, non potrebbe essere utilizzata tempestivamente. L'impiego analcolico della frutta ha conosciuto nondimeno uno sviluppo notevole. Un tempo le sidrerie producevano, oltre al sidro fermentato, esclusivamente acquavite, onde la totalità delle eccedenze di frutta passava negli alambicchi. La legge sull'alcool del 1932 ha però cagionato uà drastico cambiamento di rotta e ha dato l'avvio alla fabbricazione, su ampia base, dei succhi analcolici di frutta. Anche per le eccedenze, la fabbricazione di concentrati di succhi di frutta è venuta sostituendosi alla distillazione. Le vinacce di frutta, un tempo principali materie prime distillabili, vengono oggigiurno disseccate e servono da foraggio o da materia prima nella fabbricazione di pectina (per la preparazione di gelatine).

L'acquavite di frutta a granelli, nella misura in cui se ne produce, deve essere di norma consegnata alla Regìa, che è tenuta a ritirarla a un prezzo da noi stabilito, ancorché, contro pagamento di una tassa detta «sulla vendita diretta», i produttori possano anche venderla o cederla direttamente.

L'obbligo di ritiro della Regìa traduce l'intento di impedire la formazione di riserve ingenti d'acquavite e, quindi, di prevenire il pericolo d'un consumo eccessivo nell'economia domestica rurale. Inoltre, tramite la sottrazione temporanea dal circuito commerciale (dovuta al ritiro) della maggior parte dell'acquavite di frutta a granelli, la Regìa può porre in opera un conguaglio delle produzioni, la cui entità varia di fatto moltissimo in funzione dei raccolti, evitando così che i produttori si vedano costretti, quando il raccolto è abbondante, a vendere anche ad infimo prezzo, sotto la. pressione del fattore economico, le loro eccedenze d'acquavite di frutta a granelli.

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112.2

Provvedimenti per contenere la domanda

Nella gamma dei provvedimenti volti ad influire sulla domanda d'acquavite, l'imposizione appare quello determinante: la prima finalità dell'imposizione non è tuttavia fiscale, bensì di sanità pubblica, in quanto, rincarando le bevande distillate, essa opera come freno al consumo. Il sistema complesso, ma ben equilibrato, delle diverse imposte e tasse copre l'insieme delle acquaviti, liquori, amari, aperitivi, vermut, specialità di vini, vini dolci e numerosi altri prodotti alcolici indigeni o importati.

Nel corso di questi ultimi anni, l'onere fiscale è stato aumentato sensibilmente, vale a dire del 50 per cento nel 1969, del 45 per cento nel 1973 e ancora del 20 per cento nel 1975; esso ha pertanto raggiunto oggi un livello che supera in media quello degli altri Paesi europei.

Grande importanza è parimente data all'informazione come mezzo per correggere le abitudini di consumo. In questo quadro, i provvedimenti presi dalla Regìa per promuovere l'igiene alimentare muovono dalla costatazione scientifica che un'alimentazione ricca di vitamine e sali minerali e povera di grassi contribuisce, per riflesso fisiologico, ad attenuare il bisogno di alcole; ma proprio le patate e la frutta, coi loro derivati, sono elementi particolarmente importanti di una tale alimentazione, onde gli sforzi della Regìa per incrementare il consumo diretto di frutta e patate conseguono un duplice fausto effetto: quello di promuovere un'alimenazione sana e quello di tutelare così la sanità pubblica col far diminuire la domanda d'acquavite e l'abuso di alcolici.

Verso la stessa meta converge anche la decima dell'alcole: giusta l'articolo 32bis della Costituzione, il beneficio netto della Regìa va ripartito in parti uguali tra la Confederazione (per l'AVS/AI) ed i Cantoni e questi devono impiegare il 10 per cento della loro quota nella lotta contro l'alcolismo, nelle sue cause e nei suoi effetti. Una possibilià suppletiva per contrarre il consumo degli alcolici è stata offerta dall'articolo 43a della legge sull'alcole, entrato in vigore nel 1968, che consente alla Regìa di sussidiare gli sforzi di quelle organizzazioni e istituzioni le quali, su piano nazionale o intercantonale, lottano contro l'alcolismo mediante provvedimenti preventivi.

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Situazione iniziale per la revisione

I provvedimenti qui innanzi schizzati, già molto benefici per la salute pubblica, concernono segnatamente la fabbricazione e l'imposizione delle bevande distillate, l'utilizzazione delle materie prime senza distillazione, il promovimento di un'alimentazione sana, nonché l'impiego del gettito del monopolio dell'alcole. Ma l'articolo costituzionale sull'alcole ordina d'intervenire adeguatamente anche nella vendita delle bevande distillate, vale a dire a livello del commercio, e proprio qui risulta invero specialmente indicato intervenire con una normativa ispirata alla salute pubblica, dacché l'esercizio del commercio, naturalmente incardinato sul guadagno e sull' 58

enfiamento della cifra d'affari, mira all'aumento del consumo, opponendosi quindi diametralmente all'intento dell'articolo costituzionale sull'alcole.

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Regolamentazione attuale del commercio delle bevande distillate

Di norma, il commercio in grosso e il commercio al minuto oltre le frontiere cantonali sono disciplinati dalla legge sull'alcole mentre il commercio al minuto, entro le frontiere cantonali, e lo spaccio delle bevande distillate per il consumo sul posto sono disciplinati dai Cantoni. La legge attuale sull' alcole sottopone l'esercizio della professione di oste e il commercio delle bevande distillate ad autorizzazione e controllo, ma non appresta strumento alcuno per dominare l'evoluzione del mercato, prescindendo dai divieti di vendita girovaga, di commercio sulla pubblica via e di vendita ambulante.

A livello cantonale esistono bensì talune prescrizioni di sanità pubblica: così la maggior parte delle leggi cantonali sugli esercizi pubblici e il commercio al minuto di alcolici limita il numero dei posti di vendita, vincolandone l'autorizzazione all'esistenza oggettiva di un bisogno; occorre poi menzionare i disposti concernenti le ore d'apertura e chiusura degli esercizi, il divieto di spacciare acquavite prima di una determinata ora della mattinata e quello di vendere alcolici agli ebbri e ai fanciulli. Ma tutte queste prescrizioni vengono applicate in modo molto disuguale e non sono sufficientemente efficaci.

L'attuale regime dell'alcole non appronta dunque gli strumenti necessari per condurre un'efficace politica di sanità pubblica nel settore del commercio delle bevande distillate: questa lacuna deve essere colmata mediante la revisione del capo quinto dell'attuale legge sull'alcole.

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Evoluzione del mercato degli alcolici

Le prescrizioni dell'attuale legge, ancorché insufficienti come s'è visto testé, potevano bastare per un mercato quale quello regnante negli anni trenta e sin dopo la seconda guerra mondiale, quando il commercio delle bevande distillate avveniva quasi esclusivamente in negozi specializzati dell'ambito dei vini e degli alcolici, in farmacia e in drogheria; la similitudine strutturale di questi esercizi garantiva in un certo modo un minimo di ordine nelle condizioni del mercato. Ma la situazione venne mutando con l'apparire dei servisol, dei cash and carry, dei discount e dei supermercati. Queste nuove vie di commercializzazione si distinguono a cagione degli acquisti in grosso a condizioni specialmente favorevoli, nonché della concentrazione e della gestione automatizzata; l'alta cifra d'affari, i margini commerciali minimi e l'abbandono d'ogni servizio al cliente consentono loro vendite a basso prezzo.

Questo nuovo sviluppo portò, nel 1968, all'obsolescenza della convenzione sui prezzi della Società svizzera dei liquoristi, conchiusa con gli agenti e i fabbricanti, da un lato, e circa 5000 minutanti dall'altro: gran numero di quest'ultimi si misero a disattendere il prezzario senza che la sanzione pre59

vista dalla convenzione (sospensione delle forniture) venisse applicata; per di più la Commissione federale dei cartelli, allorché esaminò le condizioni concorrenziali sul mercato degli alcolici, affossò del tutto la convenzione giudicandola addirittura illecita.

L'abrogazione della convenzione provocò il completo afflosciamento dei prezzi, e i distillati vennero viepiù offerti a condizioni comportanti un guadagno minimo o addirittura sottocosto. Essi, in quanto articoli di prestigio, servono oggigiorno ad attirare il pubblico in negozio. Simili pratiche, affiancate da un accentuarsi dell'attività dei rappresentanti e dei viaggiatori di commercio e dagli eccessi pubblicitari, in una coi nuovi metodi delle campagne di vendita, dei regali e dei concorsi, fomentano il consumo e manifestamente contraddicono lo scopo di salute pubblica del regime dell'alcole.

Noi abbiamo reagito (cfr. n. 112.2) contro tale caduta dei prezzi dei distillati aumentando considerevolmente l'onere fiscale sulle bevande spiritose, ben sapendo, tuttavia, che il rincaro del prodotto mediante provvedimenti fiscali non basta da solo a rimettere ordine nel mercato. Le misure fiscali, prescindendo dalla loro incapacità d'influire sulla forte sfasatura dei prezzi tra negozi specializzati e discount, non impediscono al commerciante di rinunciare a riportare, totalmente o parzialmente, l'onere fiscale sui prezzi al cliente e di vendere la propria mercé a prezzi non rimunerativi o addirittura sotto costo; il commerciante sa che i distillati sono il mezzo pubblicitario per eccellenza ed è quindi tanto più incline a sopportare una perdita nel settore delle bevande distillate, in quanto è certo di potere, in contropartita, aumentare la propria cifra d'affari sulle altre merci. Orbene queste pratiche minacciano di rendere inefficienti gli sforzi volti a diminuire il consumo dell'alcole: occorre conseguentemente adattare a questo nuovo quadro circostanziale, così profondamente mutato, i disposti della legge relativi al commercio delle bevande distillate destinate al consumo.

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Interventi per sanare la situazione

Lo sfaldarsi dei prezzi e gli usi affermatisi questi ultimi anni nel commercio dei distillati sono stati visti, da larghe cerehie, come indici di un'evoluzione malsana. Tali cerehie fanno valere che non è possibile combattere efficacemente l'alcolismo fintanto che manca un ordine rigoroso nel mercato settoriale e domandano che sia posto termine alle pratiche volte ad incitare il pubblico a consumare bevande distillate; richiedono segnatamente la limitazione della pubblicità, un divieto dei concorsi pubblicitari sull'alcole, la stabilizzazione dei prezzi mediante provvedimenti fiscali o la determinazione di prezzi minimi d'imperio ed infine la limitazione delle attività dei rappresentanti.

Non meno di 12 interventi parlamentari son venuti ad iscriversi su questa stessa linea dopo il rifiuto, nella votazione popolare del 16 ottobre 1966, dell'iniziativa costituzionale concernente la lotta contro l'alcolismo (FF 1965 III 33; 1966 I 882; 7966 II 517), vale a dire:

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Genesi del progetto di revisione Progetto della Commissione peritale

Per trattare gli interventi parlamentari da noi accettati, il Dipartimento federale delle finanze e delle dogane, nel marzo del 1971, istituì una Commissione peritale, affidandole il mandato d'elaborare, partendo dall'abbozzo della Regìa, un avamprogetto di legge modificante quella vigente nel suo capo quinto dedicato al commercio delle bevande distillate. La Commissione peritale era presieduta dal consigliere agli Stati Robert Reimann (Wölflinswil), presidente della Commissione degli specialisti dell'alcole; i Cantoni vi erano rappresentati con sette membri, le associazioni economiche interessate con tredici, mentre sette membri rappresentavano le cerehie della salute pubblica e le organizzazioni di consumatori; diciotto membri erano di lingua tedesca, sette di lingua francese e due di lingua italiana.

Il 18 maggio 1973, la Commissione peritale fu in grado di licenziare l'avamprogetto col rapporto esplicativo, approvando quello, in voto finale, a grande maggioranza e questo all'unanimità tranne un'astensione.

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Procedura di consultazione

II 9 novembre 1973, il Dipartimento federale delle finanze e delle dogane, da noi autorizzato, avviava la procedura di consultazione: furono invitati a pronunciarsi i Cantoni e 72 istituzioni, organizzazioni ed enti interessati al progetto di revisione. L'avamprogetto peritale fu posto in consultazione senza mutamento alcuno, semplicemente corredato d'un rapporto esplicativo del Dipartimento.

Tutti i Cantoni e 50 organizzazioni consultate hanno risposto; inoltre 22 altre organizzazioni, non incluse nella procedura, hanno nondimeno dato il loro parere, così che potemmo raccogliere 97 risposte in tutto, vale a dire: Risposte

-

Cantoni Organizzazioni mantello Associazioni agricole Organizzazioni del commercio Associazioni del settore pubblicitario Associazioni di consumatori Associazioni femminili Organizzazioni di salute pubblica Istituzioni ecclesiastiche Uffici e commissioni federali

25 10 5 19 2 3 6 21 2 4 97

L'avamprogetto peritale è stato accolto positivamente dalla maggioranza dei Cantoni, delle istituzioni, delle organizzazioni ed enti. In particolare, tutti i Cantoni approvano, di massima, la revisione della legge e la maggior parte delle innovazioni introdotte. L'avamprogetto come tale non è stato oggetto di riserve se non da parte di alcune organizzazioni, poco numerose ma importanti: il Direttorio dell'Unione svizzera del commercio e dell'industria dubita che l'accrescimento dell'alcolismo derivi dalle prassi moderne di mercato e di pubblicità e comunque ritiene che i provvedimenti previsti (da esso qualificati «interventisti»), tanto sproporzionati rispetto agli auspicati risultati, devono essere rifiutati; l'Unione sindacale svizzera, in una con l'Unione federativa del personale delle amministrazioni e delle aziende pubbliche, obietta che il testo, sotto il manto della salute pubblica, attua un protezionismo commerciale e contrasta la libera concorrenza; questa opinione è fatta propria anche da Coop Svizzera e dall'Unione svizzera dei grossisti di coloniali (Colgro). Coop approva, è vero, la finalità della revisione ma critica il fatto che talune innovazioni non risultino neutre rispetto alla politica commerciale e vengano a costituire una discriminazione delle aziende dette di grande distribuzione; l'Unione Colgro emette un'opinione ancor più drastica, accusando il progetto di «sataniser» i moderni metodi di vendita e pubblicità e parlando della messa sotto tutela della popolazione, nonché dell'introduzione di un regime corporativo.

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Si costata, connettendo i pareri espressi coi pertinenti articoli del progetto, che numerose disposizioni, segnatamente quelle concernenti l'organizzazione del commercio, non sono contestate: per esempio la delimitazione tra commercio in grosso e commercio al minuto secondo il genere di clientela è generalmente approvata; inoltre le osservazioni e obiezioni circa l'uno o l'altro disposto assumono un'importanza assai secondaria. Per contro le opinioni divergono spiccatamente su talune questioni, decisive per la finalità di sanità pubblica che impronta di sé tutta l'opera di revisione, specie sulle questioni cruciali, quali il divieto del libero servizio, il divieto dei prezzi di richiamo e lo stabilimento di prezzi minimi obbligatori, il divieto di consegna gratuita di bevande distillate a scopi pubblicitari e le limitazioni di pubblicità. Su questi temi essenziali si sono formati due schieramenti: uno considera il divieto del Ubero servizio come un'esigenza minima e chiede che la pratica dei prezzi speciali, la consegna gratuita a scopi pubblicitari nonché la propaganda in favore dell'alcole siano vietate in modo generale; l'altro si oppone ad un divieto del libero servizio e ad ogni ingerenza delle autorità nella formazione dei prezzi e nella presentazione della pubblicità. Tra questi due schieramenti si collocano talune cerehie commerciali le quali, pur rivendicando l'introduzione di prezzi minimi, difendono il mantenimento della libera concorrenza. Idee divergenti sono successivamente emerse in merito alla regolamentazione dei privilegi commerciali dei produttori agricoli, i quali, nel regime attuale, sfuggono all'obbligo di richiedere una licenza e al pagamento delle 'tasse per l'esercizio del commercio. In questo settore le proposte vanno dal mantenimento dello stato attuale, all'approvazione della soluzione peritale, tal quale o modificata, sino alla completa soppressione del disciplinamento speciale.

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Gruppo dì lavoro interdipartimentale della Confederazione

Per riesaminare l'avamprogetto peritale al lume dei risultati della procedura di consultazione, fu istituito, su proposta del Dipartimento federale delle finanze e delle dogane, un gruppo di lavoro interdipartimentale. Questo gruppo si componeva dei rappresentanti del Dipartimento delle finanze, del Dipartimento dell'interno, del Dipartimento dell'economia pubblica e della Divisione della giustizia; la direzione incombeva alla Regìa.

Il gruppo di lavoro giunse alla conclusione che le originarie proposte peritali costituivano nell'insieme una soluzione intermedia, ben equilibrata, tra la posizione adottata dalle cerehie propugnanti un regime quanto possibile liberale, da un lato, e quella adottata dalle organizzazioni più direttamente interessate alla salute pubblica, d'altro lato. Il gruppo di lavoro si è occupato soprattutto dei problemi dei prezzi di richiamo e dell'eccessiva pubblicità, particolarmente sentiti, ed ha cercato soluzioni atte a consentire d'intervenire efficacemente senza troppo restringere la libertà di commercio. Il 28 gennaio 1976, noi prendemmo conoscenza del rapporto e del progetto di legge rimaneggiato, indirizzatici da questo gruppo di lavoro, e demmo mandato d'elaborare, conformemente a detti documenti, il messaggio definitivo a codesta vostra assemblea.

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Proposta al Consiglio federale

II 12 novembre 1976, il Dipartimento federale delle finanze e delle dogane ci aveva sottoposto, con proposta di approvarli, il messaggio e il progetto di legge. Nella procedura di corapporto venne tuttavia rilevato che le linee direttive della politica di governo non menzionano la revisione della legge sull'alcool tra le priorità della legislatura 1975/1979, onde abbiamo reputato opportuno di differire temporaneamente il progetto.

Questa decisione, criticata fra l'opinione pubblica, ha provocato degli interventi parlamentari e segnatamente: - Interrogazione Schaf fer, del 14 marzo 1977; - Interpellanza Sauser, del 17 marzo 1977; - Interrogazione Früh, del 14 giugno 1977.

Durante la sessione estiva e quella autunnale 1978, l'Assemblea federale si è inoltre pronunciata sull'iniziativa costituzionale dei Giovani Buon-Templari svizzeri «contro la pubblicità in favore dei prodotti che generano dipendenza». L'iniziativa popolare, presentata il 12 maggio 1976, domanda che nella Costituzione sia inserito il seguente articolo (testo emendato dalla Cancelleria federale): Art. 52«uin«uies (nuovo) Ogni pubblicità in favore dei prodotti da fumo e delle bevande alcoliche è vietata. Un'autorità designata dalla Confederazione può consentire eccezioni a questo divieto in favore di pubblicazioni estere con una diffusione insignificante in Svizzera.

Nel nostro messaggio del 22 marzo 1978 (FF 1978 I 1057), vi abbiamo proposto di sottoporre al voto del popolo e dei Cantoni, senza controprogetto, l'iniziativa «contro la pubblicità in favore dei prodotti che generano dipendenza» e di invitarli a respingerla. Per quanto concerne lo scopo perseguito, segnatamente il miglioramento della salute pubblica, il nostro Collegio costata che la finalità dei promotori dell'iniziativa e le intenzioni delle autorità federali sono concordi. Ricordiamo d'altronde che una serie di provvedimenti atti a migliorare la salute pubblica è già stata adottata giusta la Costituzione e che si stanno elaborando altre misure. Gli scopi essenziali perseguiti dall'iniziativa possono dunque essere attuati in via legislativa, senza necessità di revisioni costituzionali.

I dibattiti parlamentari sull'iniziativa popolare hanno dimostrato che lo scopo principale perseguito dai suoi autori, ossia proteggere gli adolescenti e i giovani adulti dai pericoli connessi con le abitudini di fumare e di bere bevande alcoliche, non era contestato. Tuttavia, l'iniziativa è stata respinta dai due Consigli segnatamente in seguito all'assicurazione da noi data, nel!'

ambito dei dibattiti, che si sarebbe tenuto conto nella più ampia misura e il più presto possibile delle finalità dei Giovani Buon-Templari e che sarebbero state perseguite in via legislativa e per ordinanza.

È pure in questo senso che due interventi parlamentari sono stati fatti al Consiglio nazionale in occasione dell'esame dell'iniziativa dei Giovani BuonTemplari, ossia: 64

Per la via della procedura scritta abbiamo comunicato la nostra disponibilità di accettare queste due mozioni e di provvedere affinchè il progetto di revisione del capo quinto della legge sull'alcool, concernente il commercio delle bevande distillate, fosse portato in Parlamento ancora durante la presente legislatura (1975-1979). Per considerare le circostanze siamo pertanto disposti a scostarci dalle linee direttive della politica di governo per la legislatura 1975/1979.

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Punti crociali del progetto di revisione

Già abbiamo accennato che i disposti più violentemente contestati, in sede di procedura di consultazione, sono precisamente quelli più direttamente connessi con lo scopo di salute pubblica del progetto di revisione; né poteva accadere altrimenti, dacché questi disposti restringono notevolmente la libertà di commercio e d'industria. Sembra quindi opportuno enucleare questi punti cruciali della revisione e trattarli fin d'ora, analiticamente, in un capitolo speciale.

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Servisol e distributori automatici (art. 41 cpv. 1 leu. f e art. 41a cpv. 4)

Già la Commissione peritale s'era occupata di proposte volte a vietare, oltre al libero servizio mediante distributori automatici, anche ogni altra forma di libero servizio. Queste proposte, rifiutate dalla Commissione, vennero nuovamente formulate nell'ambito della procedura di consultazione. La promulgazione di tal divieto generale è suggerita dai Cantoni di Berna, Uri, Basilea Campagna, dalla Conferenza dei vescovi svizzeri, dal Servizio federale d'igiene pubblica, dalla Commissione federale contro l'alcolismo e dall' insieme delle organizzazioni d'utilità pubblica: tutti questi enti considerano simile divieto un requisito minimo, mancando il quale la revisione diverrebbe inefficace. Per motivarne la necessità, i partigiani del divieto generale argomentano che il servisol 'sopprime l'inibizione psichica avvertita dal compratore in procinto di chiedere espressamente delle bevande distillate; liberandolo da tale inibizione lo incita quindi ad acquisti impulsivi. Il Cantone di San Gallo, la Confederazione dei sindacati cristiani, le Associazioni di consumatori, l'Alleanza delle società femminili svizzere nonché Coop e Usego-Trimerco Holding S.A. (USEGO) si pronunciano invece contro un divieto generale del libero servizio: tutti questi enti contestano che il libero servizio fomenti gli acquisti e fanno notare che dei venditori esperti possono, ben meglio d'un libero servizio disinibitore, spingere all'acquisto di distillati; inoltre argomentano che il servisol è ormai entrato negli usi, ed anzi appare necessario stante le esigenze di razionalizzazione.

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Va però certo ammesso che il sistema del libero servizio, soprattutto se combinato con prezzi bassi, può essere idoneo a fomentare il consumo, e conscguentemente a nuocere allo scopo del regime d'alcole; la decisione, da noi nondimeno presa, di approvare le proposte peritali e di respingere il divieto generale del libero servizio è stata determinata piuttosto da considerazioni d'economia di mercato. Tuttavia gli argomenti dei fautori del divieto generale vengono, in una certa misura, tenuti in considerazione, nel senso che l'articolo 4la capoverso 4 del progetto dispone che i negozi con libero servizio sono ammessi ad esercitare il commercio al minuto delle bevande distillate soltanto se la pertinente area di vendita risulta separata dal resto del locale mediante una costruzione confacente o qualsiasi altra sistemazione appropriata. Questa prescrizione mira ad impedire ogni incanalamento automatico dei clienti verso l'area di vendita delle bevande distillate e quindi ogni incitamento indiretto ad acquisti irriflessi. Una tale prescrizione dovrebbe avere come effetto che, di norma, solo i clienti già intenzionati ad acquistare distillati penetrino nel compartimento a ciò riservato.

Resta dunque nel testo solo il divieto del libero servizio tramite distributori automatici, giusta la proposta peritale. I distributori automatici rispondono, per diverse categorie di merci, a un bisogno reale, dacché consentono al pubblico di procurarsi talune derrate necessarie anche fuori degli orari d' apertura dei negozi, in giorno festivo o di notte: ma tal bisogno non esiste affatto per le bevande distillate. Il divieto della vendita tramite distributori automatici è stato quindi approvato dalla maggioranza dei consultati, tra i quali alcuni hanno tuttavia osservato che le aziende alberghiere ed i ristoranti sono pur obbligati a ricorrere ai distributori automatici nelle camere o ai piani per compensare la penuria di personale e diminuire i costi del servizio. Tenendo conto di questa situazione, il divieto è stato limitato ai distributori automatici d'accesso generale.

22

Prezzi di richiamo (art. 41 cpv. l lett. g e h )

L'incidenza della formazione dei prezzi sulla finalità di salute pubblica e la messa in forse di quest'ultimo ad opera dei prezzi di richiamo già sono state evocate nel capitolo 12. Anche all'estero si presta crescente attenzione ai prezzi di richiamo, nonché alla protezione del consumatore contro gli abusi onde, questi ultimi anni, si è giunti, in diversi Stati europei, sino alla promulgazione di leggi contro il ricorso a tali prezzi. In Belgio la «Loi sur les pratiques du commerce» vieta la vendita sotto costo, tranne quella delle merci non corrispondenti più al gusto pubblico e quindi di difficile smercio.

In Francia la «Loi d'orientation du commerce et de l'artisanat» si oppone, in nome della lealtà dei prezzi, alle pratiche, ai prezzi e alle condizioni di vendita discriminatori e vieta a produttori, industriali, commercianti e artigiani di fare, direttamente o indirettamente, dei doni in mercé o in denaro oppure di accordare prestazioni gratuite di servizi, nonché di vendere le merci al di sotto del limite segnato dal prezzo di costo maggiorato di un' adeguata quota delle spese d'esercizio. In Germania è prescritto un prezzo 66

minimo per l'acquavite: giusta il paragrafo 106 capoverso 3 della legge sul monopolio dell'alcole è vietato vendere acquavite al di sotto del prezzo di vendita praticato dal monopolio federale; inoltre le vendite sotto costo sono represse, in quanto richiami illeciti, dal paragrafo 3 della legge sulla concorrenza sleale.

Esaminando se, in Svizzera, la legge federale sulla concorrenza sleale (LCS) permetta d'intervenire contro i prezzi di richiamo, si costata che la giurisprudenza è lacunosa e che la dottrina non è unanimemente affermativa.

È stato domandato che la LCS sia sottoposta a revisione affinchè il suo campo d'applicazione possa essere esteso, in modo generale, ai prezzi di richiamo. L'esito dei relativi sforzi è tuttavia ancora incerto. A tempo opportuno si dovrà nondimeno esaminare se e in quale misura occorrerà considerare nella legge sull'alcool il risultato della revisione della LCS, alfine di poter tener conto, in modo appropriato, delle regole generali della concorrenza. Sotto questa riserva la revisione della legge sull'alcool fornisce ora l'occasione, almeno per il settore delle bevande distillate, di colmare la lacuna e di proibire le vendite sottocosto.

221

Commissione peritale

La Commissione peritale aveva proposto di evitare la vendita a prezzi speciali e il conferimento d'altri vantaggi nella misura in cui queste prassi tendono ad allettare i consumatori. Il pertinente commento includeva nel concetto di «prezzo speciale inammissibile» quello inferiore al prezzo di costo e quello non comportante un conveniente margine di beneficio, avvertendo che non può essere definito «conveniente» un margine di beneficio minore degli altri margini applicati nel commercio in questione o situato considerevolmente al di sotto del livello degli usuali margini commerciali.

222

Procedura di consultazione

La proposta peritale è stata rifiutata da diversi gruppi nel quadro della procedura di consultazione. Gli oppositori possono essere ripartiti come segue: 222.1

Fautori dei prezzi minimi

Già nell'ambito della Commissione peritale, i rappresentanti del commercio e dell'industria pretesero che solo i prezzi minimi, fissati d'imperio per gli articoli principali, sarebbero stati idonei a rimettere ordine nel mercato dei distillati. Quest'opinione venne di nuovo espressa nella procedura di consultazione, segnatamente dall'Unione svizzera delle arti e mestieri, dalla FruitUnion svizzera, dalla Società svizzera dei liquoristi, dalla Federazione svizzera dei negozianti di vino, dall'Associazione svizzera dei droghieri e dall' USBGO.

67

222.2

Awersari delle prescrizioni sui prezzi

L'Unione sindacale svizzera, l'Unione federativa del personale delle amministrazioni e delle aziende pubbliche nonché l'Associazione svizzera di pubblicità si opposero a ogni prescrizione concernente i prezzi e proposero conscguentemente la soppressione del divieto dei prezzi speciali.

222.3

Fautori d'un divieto più severo dei prezzi di richiamo

I Cantoni d'Uri e di Sciaffusa, la Commissione federale contro l'alcolismo, la Segreteria antialcolica svizzera, in Losanna (ribattezzata Istituto svizzero di profilassi dell'alcolismo, ISPA) e alcune organizzazioni d'astinenti chiedono la soppressione dell'aggiunta «intese ad allettare il consumatore», affinchè la vendita a prezzi speciali e la concessione di altri vantaggi risultino vietate sic et simpliciter.

222.4

Fautori di un'attenuazione del divieto dei prezzi di richiamo

Un numeroso gruppo approvò, di per sé, il divieto di prezzi speciali ma si oppose alla protezione dei prezzi e dei margini. Giusta questo gruppo, solo i prezzi inferiori al prezzo di costo, oppure i prezzi non coprenti le spese d'esercizio, dovrebbero essere vietati. Vanno in questo senso il Direttorio dell'industria e del commercio, la Federazione delle società svizzere d'impiegati, la Confederazione dei sindacati cristiani, la Federazione dei consumatori, la Commissione federale dei consumi e diverse organizzazioni commerciali.

223

Valutatone dei risultati della consultazione

Dal ventaglio di proposte, parzialmente anche contraddittorie, non è facile trarre una soluzione accettabile senza inficiare gli intenti fondamentali della revisione. In merito alle domande e proposte formulate nell'ambito della procedura di consultazione rileviamo quanto segue: 223.1

Rinuncia a prescrizioni sui prezzi

II rincaro dei distillati va conseguito primariamente tramite la fiscalità.

Tale è del resto la linea che abbiamo seguito procedendo, questi ultimi anni, agli aumenti delle imposte sulle bevande distillate.

L'evoluzione del mercato dei distillati ha tuttavia dimostrato che le misure fiscali non bastano da sole a rimediare all'imbroglio dei prezzi: in particolare le misure fiscali non possono impedire la vendita di bevande distillate a prezzi modicissimi o addirittura in perdita. Orbene, infrenare tali vendite sottocosto è precisamente una delle principali finalità della revisione. Nel 68

conflitto che oppone la libertà di concorrenza e l'impostazione sanitaria, quest'ultima deve pur prevalere. L'articolo 32bis della Costituzione autorizza il legislatore a limitare o a sopprimere, nell'interesse della salute pubblica, la libertà di commercio e d'industria e quindi la libertà di concorrenza. È stato sottolineato giustamente che la concorrenza si attua innanzitutto tramite i prezzi; per questa ragione non si può rinunciare ad una normativa sui prezzi, sulla concessione di vantaggi e sui regali pubblicitari.

223.2

Prezzi minimi e margini minimi

L'introduzione di prezzi minimi d'imperio è chiesta non soltanto dalle cerehie commerciali bensì anche dai partigiani di un divieto più rigoroso dei prezzi di richiamo. Infatti le loro richieste, volte a vietare puramente e semplicemente i prezzi speciali e gli altri vantaggi, sboccano praticamente sullo stabilimento di un prezzo minimo. L'introduzione dei prezzi minimi risulterebbe indiscutibilmente conforme allo scopo del regime dell'alcole e tale da contribuire a una contrazione del consumo delle bevande distillate; essa, per contro, sfocerebbe in un'abrogazione della libertà di concorrenza.

Un po' meno drastica sarebbe l'introduzione di margini minimi, anch'essa discussa già nel quadro della commissione peritale; un supplemento minimo verrebbe aggiunto al prezzo di costo e fissato in ragione d'una percentuale uguale per tutti i commercianti. Delle differenze di prezzo continuerebbero così a sussistere in funzione del prezzo di costo, tuttavia l'obbligo di attenersi a un margine determinato consentirebbe d'impedire, in grande misura, le manipolazioni dei prezzi.

La Commissione peritale era stata ancor più duttile proponendo soltanto che i margini inclusi nei prezzi non fossero considerevolmente al di sotto degli usuali margini commerciali. Secondo questa soluzione, differenze importanti di prezzo sarebbero rimaste possibili, i prezzi dovendo nondimeno venir fissati in modo tale da consentire sulla mercé un guadagno adeguato.

A tutte queste soluzioni è stato rimproverato di imporre al commerciante prezzi o margini che non gli sono assolutamente necessari, e di cui non intende approfittare, impedendogli nel contempo di far beneficiare la clientela dei vantaggi che egli ottiene grazie alla sua politica degli acquisti o alla sua organizzazione aziendale: insomma il commerciante verrebbe messo neu" impossibilità di trar partito dalla propria capacità concorrenziale. Si giungerebbe dunque al risultato che, tramite l'articolo costituzionale istitutivo del regime dell'alcole, verrebbe messo in opera un intervento dirigistico senza una giustificazione di sanità pubblica sufficiente.

Vista la forte opposizione incontrata dalle soluzioni dei prezzi minimi e dei margini minimi sarebbe poco saggio ostinarsi su una normativa manifestamente suscettibile di mettere in pericolo l'intero progetto di revisione. Sta inoltre in favore di questa rinuncia il fatto che lo stabilimento di prezzi e margini minimi cagionerebbe difficoltà considerevoli sul piano materiale e amministrativo.

Foglio federale 1979, Voi. I

59

223.3

Divieto attenuato dei prezzi di richiamo

Se si vuole epurare il divieto dei prezzi di richiamo da ogni connotazione arieggiante un intervento dirigistico, altra via non v'è se non quella evocata dai fautori di un divieto attenuato dei prezzi di richiamo in una delle sue varianti seguenti: - orientamento sulla struttura di ogni singolo commercio, e dunque divieto di prezzi non assicuranti il margine normalmente applicato nel commercio in questione. Questa soluzione esige che il guadagno abituale, nel commercio in causa, venga parimente realizzato sui distillati; - orientamento sulla copertura dei costi, e dunque divieto dei prezzi che non garantiscono tale copertura. Questa soluzione rinuncia a prescrivere l'ottenimento di un guadagno ma i distillati non devono comunque essere venduti al di sotto del loro prezzo di costo commerciale; - orientamento sul prezzo di costo all'acquisto, e dunque divieto di prezzi stabiliti al di sotto di quanto il commerciante sborsa all'atto dell'acquisto.

Con questa soluzione le spese generali dell'azienda non devono più venir coperte, e le bevande distillate possono anche essere vendute in perdita, le spese d'acquisto della mercé devono però essere coperte.

Queste tre varianti si scostano dalla soluzione peritale nel senso che le autorità non hanno ormai più se non una possibilità ristretta di intervenire per sostenere i prezzi; però anche con queste varainti il dumping propriamente detto rimane vietato.

224

Punto di vista della Commissione dei cartelli

Siccome il progetto di revisione prevede una serie di disposti limitativi della libera concorrenza, la Commissione dei cartelli andava consultata anch'essa, giusta l'articolo 19 della pertinente legge. Nella procedura di consultazione, la Commissione dei cartelli rifiutò le prescrizioni concernenti i prezzi, quali formulate nell'avamprogettó peritale. Per argomentare questo rifiuto, la Commissione mise innanzi l'argomento che la concorrenza, in quanto motrice dell'economia, protetta come tale dalla legge sui cartelli, si esercita primariamente tramite i prezzi. Né la legge sui cartelli né la legge sulla concorrenza sleale trattano di per sé le vendite sottocosto come ostacoli alla libera concorrenza o come pratiche commerciali sleali: la pressione della concorrenza e il gioco dell'offerta e della domanda potrebbero infatti obbligare un'azienda a vendere, durante un certo tempo, senza guadagno alcuno od anche in perdita; inoltre non dovrebbe essere impedito al commerciante di far profittare la propria clientela dei vantaggi derivanti da una razionalizzazione degli acquisti o da qualunque altra compressione dei costi. Il progetto di revisione non si limita alla repressione del prezzo di richiamo propriamente detto. Il previsto divieto di prezzi speciali costituisce più apertamente ed in modo generale una protezione dei margini, equivalente nei suoi effetti a una determinazione di prezzi minimi.

Nelle discussioni tra il Gruppo di lavoro interdipartimentale e il Presidente della Commissione dei cartelli quest'ultimo, in nome di questa Commissione 70

ha poi finito per approvare il proposto divieto di regali e di altri vantaggi; si è mostrato comprensivo anche per la necessità di una prescrizione concernente i prezzi, pur ricordando che, se tali prescrizioni dovessero rivelarsi irrinunciabili per tutelare la sanità pubblica, il principio della proporzionalità dovrebbe comunque essere salvaguardato. Tra più varianti occorre pure scegliere quella che lede meno la parità di condizioni concorrenziali e che meno distorce la concorrenza. Occorre inoltre ricercare una soluzione che offra al giudice un valido criterio decisionale. Orbene, la nozione di «prezzi coprenti i costi», è scientificamente controversa e comunque imprecisa: non è possibile in pratica stabilire se un determinato prezzo copre o non copre i costi commerciali. Per contro la nozione di «prezzo di costo all'acquisto» è in genere recepita come valida dall'economia aziendale, la quale, con essa, intende il prezzo vero e proprio d'acquisto della mercé, più le spese di trasporto, i diritti doganali e le imposte; orbene questi fattori possono essere stabiliti agevolmente. Affidandosi a queste considerazioni, il Presidente della Commissione dei cartelli conclude proponendo di fondare le prescrizioni relative ai prezzi, se queste fossero necessarie, sul «prezzo di costo all'acquisto».

225

Disegno di legge

Occorre partire dal dato assodato che, nel commercio dei distillati, non esiste alcuna parità di condizioni e di modalità concorrenziali. La diversa struttura degli esercizi interessati al commercio delle bevande distillate fa sì che divergano considerevolmente sia i prezzi d'acquisto sia i costi e i margini, onde tutte le componenti dei prezzi, tranne le spese di trasporto, i diritti doganali e le imposte, trovansi sottoposte a forti fluttuazioni. Le divaricazioni, costatate oggi in regime di completa libertà concorrenziale, sussisteranno con qualunque normativa la quale prescinda da prezzi d'imperio minimi, sia essa fondata sui margini, sui costi o sui prezzi di costo all'acquisto. Anche quest'ultimi infatti differiscono, in quanto il commerciante che può permettersi grossi acquisti riuscirà sempre ad ottenere condizioni che gli conferiranno un vantaggio nella lotta concorrenziale rispetto al piccolo negozietto sull'angolo. Dato che nessuna delle varianti prospettabili può incidere efficacemente su questa discrepanza dei prezzi, la pertinente normativa deve limitarsi a far perno sulla necessità di impedire che i distillati vengano impiegati come articoli di richiamo per aturare i consumatori in negozio; all'uopo bisogna esigere almeno dei prezzi che coprano i costi.

Non trattasi già di calcolare sino all'ultimo particolare se, e in quale misura, la prescrizione concernente la copertura dei costi sia rispettata in ogni singolo caso, bensì basta che il criterio decisivo prevenga gli abusi; perciò, in pratica, un prezzo il quale appaia superiore al prezzo di costo all'acquisto verrà considerato senz'altro lecito, mentre verranno esaminati solo i prezzi oggettivamente e palesemente bassi. I servizi cantonali competenti e la Regìa saranno perfettamente in grado di esperire i relativi accertamenti.

Così stando le cose, il presente disegno di legge esclude, nell'articolo 41 capoverso 1 lettera g, la vendita a prezzi che non coprono i costì. Il divieto di 71

tali prezzi di richiamo figura nei disposti concernenti il commercio al minuto perché è nella vendita delle bevande distillate al consumatore che esso trova la sua applicazione. Ma occorre ovviamente che questa norma sui prezzi non venga indirettamente elusa mediante manipolazioni operate a monte, in fase di commercio in grosso, come sarebbe il caso per esempio qualora i prezzi di costo all'acquisto dichiarati fossero stati calcolati su basi irreali.

La lettera h consente infine di impedire, mediante il divieto di regali o di altre convenienze allettanti il consumatore, che la norma concernente i prezzi venga direttamente elusa. Siccome il divieto si limita ai regali che possono allettare il consumatore, restano permessi i vantaggi usuali, come i buoni-sconto, i ribassi come pure gli oggetti pubblicitari di poco valore; il divieto concerne solo la concessione abusiva di regali.

23

Divieto di fornitura gratuita di bevande distillate a scopi pubblicitari (art. 39 seconda frase e art. 41 cpv. 2 e 3 lett. e)

231

Diritto vigente

La legge vigente non reca disposto alcuno sulla consegna gratuita di bevande distillate a scopi pubblicitari. Analogo silenzio nelle legislazioni cantonali: prescindendo dal fatto che taluni Cantoni trattano le degustazioni come spaccio per consumo sul posto e quindi le sottopongono alla patente d'oste, le singole leggi sulla professione dell'oste e sul commercio al minuto di bevande alcoliche non contengono infatti prescrizioni puntuali in materia.

232

Commissione peritale

L'avamprogetto peritale disciplinava questa materia nel modo seguente: - la fornitura gratuita di bevande distillate a scopi pubblicitari va considerata commercio e conscguentemente va sottoposta ad autorizzazione; - il titolare d'una licenza per il commercio in grosso può fornire gratuitamente, a scopi pubblicitari, bevande distillate alla sua clientela abituale, vale a dire ai rivenditori; - il titolare di una patente per il commercio al minuto non può, di norma, regalare bevande distillate a scopi pubblicitari. Il divieto colpisce essenzialmente le degustazioni e i campioni gratuiti; per le manifestazioni pubbliche come fiere ed esposizioni, i Cantoni possono consentire deroghe. Resta parimente consentito al titolare di una patente per il commercio al minuto di fornire distillati a scopi pubblicitari a una cerchia ristretta di persone, per esempio a un gruppo che visita una fabbrica.

72

233

Procedura di1 consultazione

Sui 97 Cantoni ed enti che si sono pronunciati, 27 hanno approvato espressamente l'avamprogetto peritale e 48 altri non hanno mosso osservazione alcuna. Le 22 risposte critiche possono essere distinte in due gruppi: A vversari del divieto L'Unione delle arti e mestieri, la Fruit-Union, la Federazione dei vignaioli, la maggior parte delle organizzazioni del commercio e l'Associazione svizzera di pubblicità ritengono che la consegna gratuita di distillati a scopi pubblicitard non debba essere inclusa nella nozione di commercio e chiedono la cancellazione del divieto nel commercio al minuto. La Commissione dei cartelli ritiene il divieto tanto flessibile, viste le previste eccezioni, da proporre che vi si rinunci addirittura.

Fautori di un divieto drastico Dal canto loro i Cantoni di Berna, Basilea Campagna e Soiaffusa, il Movimento cristiano-sociale della Svizzera nonché tutte le organizzazioni d'utilità pubblica propongono che il divieto della consegna gratuita di distillati a scopi pubblicitari assuma carattere assoluto, onde non vengano ammesse deroghe né per cerehie chiuse né per manifestazioni pubbliche.

234

Valutazione dei risultati della consultazione e disegno di legge

Stante il gran numero d'approvazioni e l'autocontraddittorietà delle obiezioni si può concludere che la proposta peritale stava effettivamente nel giusto mezzo: l'attuale disegno di legge recepisce dunque tale soluzione nel suo articolo 41 capoversi 2 e 3 lettera e, con la restrizione tuttavia che i Cantoni non possono accordare autorizzazioni deroganti al divieto se non per fiere ed esposizioni cui partecipi il commercio delle derrate alimentari.

Non può essere ammessa la tesi degli awersari del divieto di espungere la consegna gratuita di bevande distillate a scopi pubblicitari dalla nozione di commercio definita nell'articolo 39. Una tale eccezione avrebbe come conseguenza che la pubblicità fatta mediante regali di distillati sarebbe permessa a tutti e, per tal via, questi potrebbero proprio divenire l'articolo pubblicitario per eccellenza, adeguatissimo a promuovere la vendita di qualunque altro prodotto. L'inclusione nella nozione di commercio comporta che la consegna di alcolici, sotto forma di regali pubblicitari, è consentita soltanto ai titolari di una licenza federale per il commercio in grosso o d'una patente cantonale per il commercio al minuto. Ma anche in queste condizioni occorre ammettere che le limitazioni, apportate dall'articolo 42b, resterebbero inefficaci qualora la porta fosse totalmente aperta alla consegna pubblicitaria gratuita; in particolare occorre impedire che i negozi e gli alberghi divengano luoghi di degustazione pubblica e che le famiglie siano inondate da campioni di mercé. Un divieto appare pertanto indispensabile.

Tuttavia dovrebbe essere lasciata al commerciante la possibilità di ricorrere alla forma di pubblicità rappresentata dalla degustazione e dal campione 73

gratuito, per lanciare nuovi prodotti o richiamare alla clientela prodotti già in uso: questa possibilità può essergli lasciata specie laddove il pericolo di pubblicità abusiva appaia minore od anche laddove il controllo appaia ben sviluppato. Al lume di queste considerazioni, si capisce che al commerciante in grosso, che non approvvigiona i consumatori, può essere permessa la consegna a tutta la sua cerchia di clienti, in modo generale, dacché quella cerchia è comunque limitata a un gruppo di rivenditori, mentre, per il commerciante al minuto, il divieto deve essere pronunciato per una cerchia indeterminata di persone, in quanto tale è, per natura, la sua clientela, vale a dire il pubblico. Restano ammesse le degustazioni e le consegne di campioni, entrate ormai in uso e rivestenti piuttosto un carattere di cortesia, destinate a gruppi chiusi, quali i visitatori di una fabbrica o i partecipanti a una manifestazione di società. Per le degustazioni gratuite e le consegne di campioni in manifestazioni pubbliche, per contro, deve essere richiesta un' autorizzazione speciale del Cantone; tuttavia, per impedire il proliferare di degustazioni a qualunque esposizione di pittura, mostra d'antiquariato o borsa di francobolli, l'eccezione deve essere consentita solo per fiere ed esposizioni alle quali partecipi il commercio delle derrate alimentari.

24

Limitazione della pubblicità (art. 42b)

241

Diritto vigente

II nostro diritto non è privo di disposti sulla pubblicità delle bevande alcoliche. L'ordinanza disciplinante il commercio delle derrate alimentari e degli oggetti d'uso e consumo (ordinanza sulle derrate alimentari, RS 817.02) prevede, nel suo articolo 19 capoverso 5, che per le bevande distillate è vietato usare espressioni allusive a un'azione terapeutica o profilattica, come «ricostituente», «fortificante», «energetico», «per la vostra salute», «salutare», «tonico», ecc.; il sesto capoverso del citato articolo vieta la propaganda a favore delle bevande alcoliche rivolta espressamente ai minorenni.

Inoltre la legge federale sulla circolazione stradale (RS 741.01) e l'ordinanza sulla segnaletica (RS 741.21) vietano, con dettato generale, la pubblicità sulle autostrade e semiautostrade, nonché sulle loro adiacenze, mentre la limitano sulle altre strade pubbliche e le loro adiacenze; questi provvedimenti mirano ad escludere ogni confusione con segnali e demarcazioni ed a impedire di distogliere l'attenzione del guidatore. La legislazione sull'alcole non conosce invece prescrizioni che regolino la pubblicità.

242

Sforzi e provvedimenti volti a limitare la pubblicità

Provvedimenti volti a vietare o a limitare la pubblicità di prodotti il cui consumo possa risultare nocivo già sono stati emanati, nel nostro come in altri Paesi. Le direttive sono date dalla raccomandazione 716 del 27 settembre 1973 del Consiglio d'Europa, concernente la regolamentazione della pubblicità per l'alcole e il tabacco. Questo testo propugna un severo disci74

plinamento, o addirittura il divieto, della pubblicità alla televisione e alla radio, nonché una limitazione generale della pubblicità segnatamente nella stampa, nelle sale teatrali, negli stadi, nelle strade e in altri luoghi pubblici.

Il Consiglio dei Paesi nordici ha così raccomandato, a tutti gli Stati membri, nel febbraio 1974, di vietare la pubblicità del tabacco e dell'alcole. In applicazione di questa raccomandazione, la Norvegia ha vietato ogni forma di pubblicità diretta per le bevande distillate. Ne fa eccezione, in sostanza, soltanto la pubblicità all'interno dei locali di vendita di alcolici e la pubblicità destinata all'informazione delle cerehie professionali. In Svezia, l'inibizione della pubblicità per le bevande alcoliche entrerà in vigore il 1° luglio 1979. La Finlandia ha vietato la pubblicità fuori dei locali di vendita e all'infuori della stampa specializzata; le riviste estere sono ammesse soltanto alla condizione che il loro scopo precipuo non consista nel far pubblicità per le bevande alcoliche. La Francia ha regolamentato in modo molto dettagliato la pubblicità per le bevande alcoliche. Le restrizioni più severe si riferiscono alla pubblicità in favore di certe acquaviti nonché aperitivi e bitter. In modo assoluto la pubblicità è vietata sui campi sportivi pubblici o privati, negli stabilimenti balneari, nei luoghi in cui si svolgono abitualmente delle manifestazioni sportive come pure nei locali utilizzati dalle associazioni giovanili. In Jugoslavia la pubblicità per le bevande distillate è vietata. In Canada, qualsiasi pubblicità per le bevande alcoliche è vietata sia alla radio sia alla televisione. La maggior parte delle province ha inoltre emanato prescrizioni integrative, che vanno dal semplice divieto della pubblicità nei luoghi di spaccio al divieto assoluto di qualsiasi pubblicità per le bevande alcoliche. Queste prescrizioni sono affiancate da altre restrizioni quali la censura preliminare della pubblicità, la limitazione del formato e della frequenza delle inserzioni, il divieto d'indicare il prezzo del prodotto, il riferimento a sportivi o attori celebri, l'attribuzione all'alcole di virtù curative, o ancora l'obbligo di conferire alla pubblicità un carattere moderato. In Spagna, un comitato incaricato della sorveglianza della pubblicità ha elaborato, nel 1976, una nuova regolamentazione concernente le bevande alcoliche. Questa regolamentazione vieta fra l'altro di suggerire che il consumo di alcole porta al successo, caratterizza le persone distinte o progressiste o è simbolo di virilità. Il Parlamento della Germania occidentale si occupa attualmente della modifica della legislazione sulle derrate alimentari e prevede misure volte ad impedire ogni pubblicità intesa a far sottovalutare i pericoli del consumo dell'alcole o ad incitare i giovani a bere; inoltre un emendamento della legge federale tedesca sulla concorrenza sleale chiede che le affermazioni contenute nella pubblicità o nella presentazione della mercé siano oggettive e non fallaci.

Anche in Svizzera si stanno prendendo analoghe misure. In questa direzione va il dicastero dell'igiene pubblica del Cantone di Zurigo il quale ha mandato, nel 1973, una circolare ai Comuni per raccomandar loro di non più autorizzare la pubblicità per il tabacco e l'alcole sui terreni demaniali e nei mezzi di trasporto pubblici appartenenti al comune. Inoltre il governo del Cantone di Basilea Città ha vietato la pubblicità per l'alcole e il tabacco nei mezzi di trasporto pubblici, negli stabilimenti balneari e sulle piste di 75

pattinaggio. Diversi Comuni, tra cui Losanna, vietano ogni pubblicità sull' area pubblica al di fuori dei pannelli d'affissione. Nella città di San Gallo la pubblicità per l'alcole e il tabacco non sarà più ammessa, dal 1° gennaio 1979, sui terreni pubblici. Altri Comuni, come Berna e Zurigo, limitano il numero degli affissi pubblicitari. Anche enti privati si mostrano coscienti dei problemi posti dalla pubblicità in favore di prodotti suscettivi di generare dipendenza: vedansi le decisioni dell'Associazione svizzera di tennis, del dicembre 1974, di non più ammettere la pubblicità per l'alcole e il tabacco, segnatamente nelle sue pubblicazioni, in manifestazioni degli juniori e sui capi di vestiario, di proibire la distribuzione di campioni gratuiti e di consigliare alle società affiliate di rinunciare a tale pubblicità nei loro impianti sportivi. In una risoluzione del 26 ottobre 1978, l'Accademia svizzera delle scienze mediche ha chiesto una limitazione radicale della pubblicità in favore dei prodotti da fumo e delle bevande alcoliche. Occorre menzionare anche l'iniziativa popolare lanciata dai Giovani Buon-Templari svizzeri per un divieto generale di ogni pubblicità per i prodotti da fumo e le bevande alcoliche (cfr. cap. 134).

243

Commissione peritale

La Commissione peritale si è chiesta se delle limitazioni della pubblicità fossero al posto giusto in una legge sull'alcole. La questione apparve subito controversa: si fece notare che, in realtà, tal limitazione non doveva essere prevista esclusivamente per le bevande distillate in quanto, nell'interesse della salute pubblica, divieti pubblicitari dovevano essere pronunciati anche per altre bevande alcoliche, nonché per altri prodotti (come il tabacco) e si concluse che sarebbe stato più funzionale regolare tutta questa materia in una legge generale sulla pubblicità. Contro questa linea argomentativa si è fatto valere che, circa le bevande alcoliche non distillate, l'articolo 32i uater della Costituzione ammette restrizioni, nell'interesse del bene pubblico, solo per il commercio al minuto di quantità inferiori ai due litri; oltre questo limite, per contro, le prescrizioni non devono ledere in nulla la libertà di commercio e d'industria. Conseguentemente il Consiglio nazionale ha dovuto rifiutare, il 15 marzo 1968, una petizione Carstensen volta a vietare ogni pubblicità per il tabacco e l'alcole, in quanto un divieto generale di questo tipo verrebbe in contrasto con la norma della libertà di commercio e d'industria. Nondimeno la pubblicità, segnatamente nel settore delle bevande alcoliche, ha preso tale estensione che un intervento del legislatore appare ormai imprescindibile: occorre dunque pensare a limitare la pubblicità, iniziando là dove è possibile, vale a dire proprio nel settore delle bevande distillate.

Quest'opinione finì per imporsi. La libertà del commercio e dell'industria è in ogni caso soppressa per le bevande distillate: la Confederazione ha il diritto di legiferare sulla loro vendita e questa facoltà implica, per la natura stessa delle cose, il diritto di regolamentare la pubblicità che costituisce uno dei mezzi più importanti per promuovere le vendite: se la vendita delle bevande distillate deve essere compressa, logicamente si dovrà influire, con adeguate prescrizioni, anche sulla pubblicità in favore di tale vendita.

76

L'avamprogetto peritale enunciava il principio che la pubblicità per le bevande distillate dovesse venir ragionevolmente ristretta e prevedeva le misure seguenti: - prescrizioni riduttive concernenti la presentazione della pubblicità, segnatamente divieto della pubblicità vistosa o seducente; - divieto di comparazioni di prezzo e limitazione delle indicazioni di prezzo agli articoli stessi, ai prezzari e ai locali commerciali; - divieto della pubblicità radiotelevisiva; - divieto della pubblicità in taluni luoghi; - divieto di concorsi pubblicitari.

244

Procedura di' consultazione

Le misure restrittive nel settore della pubblicità delle bevande distillate sono approvate dalla maggior parte dei Cantoni e degli enti, ancorché le diverse limitazioni ed i diversi divieti siano differentemente valutati. Per numerose istituzioni d'utilità pubblica, propugnanti un divieto assoluto di tale pubblicità, il progetto non va abbastanza lontano. I Cantoni di Uri e Sciaffusa, la Confederazione dei sindacati cristiani, l'Unione svizzera dei sindacati autonomi, il movimento cristiano-sociale svizzero, la Federazione svizzera delle donne protestanti, l'Istituto svizzero di profilassi dell'alcolismo e tutte le organizzazioni attive nel settore della sanità pubblica, le istituzioni ecclesiastiche e il Servizio federale d'igiene sostengono il divieto di ogni pubblicità fuori dei negozi. Nel caso in cui si rinunciasse a un divieto generale essi domandano che l'elenco dei divieti parziali venga completato; così, relativamente alla presentazione della pubblicità, si propone di vietare la réclame sonora e luminosa, quella a colori nonché di limitare le dimensioni degli annunci giornalistici; inoltre i divieti di pubblicità in certi luoghi dovrebbero essere estesi alle sale cinematografiche e teatrali ed a tutti i locali pubblici, alla pubblica via ed ai pannelli d'affissione nonché alle adiacenze delle scuole, delle chiese, degli ospedali e degli stadi; dovrebbero inoltre essere vietate la pubblicità telefonica, la pubblicità per cioccolata contenente alcole e la pubblicità sugli imballaggi di derrate alimentari ed oggetti usuali. Altre risposte concernevano la pubblicità indiretta ed esprimevano il desiderio che fosse vietata per esempio la rappresentazione di bevitori, il finanziamento di manifestazioni ad opera di ditte e aziende del settore degli alcolici e l'impiego di nomi di bevande distillate per altre merci.

Contro ogni limitazione della pubblicità (salvo restando però il divieto di concorsi pubblicitari) si sono pronunciati segnatamente la Fruit-Union, la Federazione svizzera dei vignaioli, la Federazione svizzera dei negozianti di vino, la Società svizzera dei birrai, la Società svizzera dei liquoristi, l'Associazione di pubblicità e l'Associazione svizzera degli editori di giornali.

Anche il Direttorio dell'industria e del commercio si è messo nel campo degli oppositori, dicendosi disposto ad approvare le proposte limitazioni della pubblicità solo qualora si desse la prova, o si stabilisse la plausibilità, che quella pubblicità favorisce effettivamente il consumo abusivo di alcolici.

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Apprezzamento dei risultati della consultazione

Ci si può chiedere se dar seguito all'una delle due soluzioni estreme, vale a dire al divieto assoluto oppure alla libertà completa della pubblicità, o se non convenga scegliere una soluzione intermedia, giusta la proposta peritale ed i pareri di quasi tutti i Cantoni, nonché della maggioranza degù" enti consultati.

245.1

Rinuncia a prescrizioni concernenti la pubblicità

Le cerehie del commercio e dell'industria le quali, fatto salvo il divieto di concorsi pubblicitari, domandano la soppressione dell'articolo 420, fondano la loro proposta su argomenti suscettivi d'essere ricapitolati in quattro posizioni principali vale a dire: 245.11 Si contesta che la pubblicità eserciti un'influenza sull'alcolismo; conscguentemente le limitazioni proposte non sono d'alcuna utilità per la salute pubblica e costituiscono una lesione eccessiva della libertà di concorrenza.

Quest'obiezione minimizza l'efficacia della pubblicità. Eppure lo scopo precipuo di ogni pubblicità è proprio quello di promuovere la vendita ed aumentare la cifra d'affari: non si spenderebbero certo miliardi di franchi ogni anno a fini pubblicitari se questo preciso scopo non fosse conseguito.

Orbene se la vendita di bevande distillate si accresce, il consumo aumenta del pari; stante tale ovvio nesso, la pubblicità trovasi dunque in contrasto con l'articolo 321>ls della Costituzione che tende a una diminuzione del consumo dell'acquavite. Il principio costituzionale fa un dovere preciso al legislatore di prendere i provvedimenti adeguati; conscguentemente, la pubblicità, in quanto mezzo funzionale per aumentare il consumo, deve essere sottoposta anch'essa alle necessarie restrizioni.

245.12 Si pretende che le limitazioni della pubblicità non hanno la portata desiderata, dacché non si applicano a tutte le bevande alcoliche.

Quest'obiezione prescinde dal preciso quadro giuridico. Ovviamente gli alcolici non distillati entrano anch'essi nel consumo abusivo d'alcole, ma per quanto auspicabile appaia il loro assoggettamento alla normativa sulla pubblicità, manca oggigiurno la base giuridica necessaria. Per contro tal base esiste per le bevande distillate, onde assumeremmo una grossa responsabilità qualora temporeggiassimo e rinviassimo sino a quando la base giuridica fosse data parimente per gli altri alcolici.

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245.13 Si argomenta che dei disposti legali non sarebbero necessari, dacché l'Associazione della pubblicità procura, da se stessa, di mettere ordine nel settore.

La Camera internazionale del commercio ha emanato direttive sulla lealtà da osservare in materia di pubblicità ed è stata costituita una commissione nazionale deputata a sorvegliare l'applicazione di queste direttive.

Quest'obiezione prescinde dal fatto che la finalità dell'Associazione della pubblicità differisce essenzialmente da quella del presente progetto di revisione. Per quanto lodevoli siano gli sforzi dell'Associazione, essi concernono tuttavia soltanto la lotta contro la pubblicità sleale. Il presente progetto di revisione è volto invece ad una finalità molto più estesa, tendendo esso, da un lato, a lottare contro la pubblicità eccessiva e suggestiva (e può risultar tale anche senza essere sleale) e, d'altro lato, a eliminare la pubblicità per le bevande distillate laddove non sia al suo posto.

245.14 Si dichiara infine che le limitazioni previste discriminano i mezzi pubblicitari svizzeri, dacché la pubblicità proveniente dall'estero, per radio, televisione e stampa, sfugge a queste limitazioni.

Quest'obiezione non può essere semplicemente accantonata; occorre tuttavia osservare che provvedimenti analoghi sono stati presi, o sono in preparazione, anche all'estero, come si può chiaramente desumere dalla ricapitolazione fatta qui innanzi nel capitolo 242. Segnatamente ci si può aspettare che la raccomandazione del Consiglio d'Europa susciti, nei Paesi vicini, come già nel nostro, l'attenzione che merita.

245.2

Divieto assoluto della pubblicità

Le istituzioni, le organizzazioni e le associazioni interessate alla sanità pubblica rimproverano all avamprogetto peritale di contenere troppe lacune e temono che i divieti e le limitazioni possano essere elusi. A mente loro, restringere la pubblicità ai locali di vendita rappresenterebbe la soluzione più semplice, più chiara e meglio conforme allo scopo costituzionale e legislativo. Esse domandano dunque che la pubblicità fuori dei locali commerciali sia tassativamente e generalmente vietata.

La promulgazione di un divieto assoluto di pubblicità così come domandato, tra l'altro, dall'iniziativa costituzionale dei Giovani Buon-Templari sarebbe difficilmente attuabile e comporterebbe il rischio di uno spostamento della pubbicità verso i settori in cui sarebbe difficile scoprirla e controllarla; inoltre, non bisogna preterire il fatto che il commercio delle bevande distillate è pur lecito, onde se il commercio è tale altro non si può fare se non lasciare al commerciante la possibilità di far valere la mercé ricorrendo alla pubblicità. Un divieto assoluto di pubblicità, all'infuori dei locali commerciali, andrebbe quindi oltre il segno.

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Disegno di legge

Rifiutate le due soluzioni estreme qui innanzi discusse, emerge come sola adeguata la linea mediana, tracciata già dall'avamprogetto peritale. La libertà di pubblicità è ristretta soltanto in quanto lo scopo della revisione assolutamente lo esige. L'avamprogetto peritale viene qui dunque ripreso nella sua forma e nella sua materia ma trovasi attenuato dall'abbandono della clausola generale giusta la quale la pubblicità per le bevande distillate deve essere ragionevolmente ristretta. La materia viene così regolamentata esaustivamente nel testo stesso della legge. Oltre queste modificazioni materiali, diverse nozioni troppo vaghe, quali quelle di indicazioni vistose o seducenti, sono state eliminate ed altre precisate. Il progetto di legge limita la pubblicità nel modo seguente: 246.1

Presentazione della pubblicità (art. 42ò cpv. 1)

La pubblicità eccessiva o suggestiva è ostacolata dal divieto di indicazioni e di raffigurazioni tendenziose, specialmente di quelle conferenti un'attrattiva particolare al prodotto o al piacere del suo consumo oppure di quelle suscitanti, per suggestione, un'idea di soddisfazione di natura materiale o morale. La disposizione concerne segnatamente le indicazioni, fatte con testi, figure o suoni, che conferiscono alla mercé un prestigio di cui in realtà è sprovvista. Il pubblico non deve essere incitato ad associazioni di idee, stabilenti un nesso tra le bevande distillate o i piaceri del loro consumo e beni materiali o valori ideali, cui molti aspirano. In questo contesto è chiaro che devono essere vietati, per esempio, slogan come «la wodka degli uomini forti», «gli sportivi bevono l'aperitivo X», «la gioia di vivere grazie al liquore Y», «chi ha crucci beve il liquore Z», «whisky, segno di nobiltà», ecc. Pure vietate devono essere le illustrazioni d'analoga natura che associano l'alcole a paesaggi di montagna, alle onde del mare, ad automobili, a scene sportive o di campeggio. Vanno autorizzate invece indicazioni obiettive, come il nome del fabbricante, dell'importatore o del commerciante e la menzione delle caratteristiche della mercé: quantità, grado alcolico, provenienza ed età (***, VSOP, ecc.). Le presentazioni figurate della mercé, delle sue materie prime e dell'azienda o del processo di produzione restano pure ammesse.

Quanto al divieto di indicazioni attribuenti alle bevande distillate un'azione profilattica o proprietà igieniche, esso resta disciplinato dai disposti già visti dell'ordinanza sulle derrate alimentari.

246.2

Indicazioni e confronti di prezzi (art. 426 cpv. 2)

II disposto disciplina le indicazioni ed i confronti dei prezzi. Bisogna certo ammettere che il consumatore ha interesse a conoscere il prezzo della mercé, tuttavia non dobbiamo porre in non cale il fatto che la stampa rileva rego80

larmente soltanto i prezzi specialmente vantaggiosi i quali, segnatamente quando sono posti in evidenza tramite confronti, incitano fortemente il pubblico all'acquisto. Tale pratica deve essere impedita. Le indicazioni di prezzo sono dunque permesse unicamente laddove sono necessarie all'informazione del cliente, vale a dire sugli articoli stessi, nei locali di vendita o sulle loro pareti, come anche sui listini consegnati, nel negozio, o spediti all'indirizzo della clientela. Tuttavia anche là dove le indicazioni dei prezzi sono consentite, ogni confronto di prezzi, nonché l'offerta di bevande distillate a prezzi non coprenti le spese oppure le promesse di regali o di altre convenienze, vanno vietati. Questi divieti devono impedire che le prescrizioni imposte alla presentazione della pubblicità possano essere eluse tramite l'annuncio dei prezzi, nel senso che la clientela sarebbe aturata nel negozio od incitata a fare delle ordinazioni tramite l'annuncio pubblico di prezzi vantaggiosi. Questi divieti completano dunque le prescrizioni già trattate nel capo 22 qui innanzi e sancite dall'articolo 41 capoverso 1 lettere g e h .

246.3

Radio e televisione (art. 42b cpv. 3 lett. a)

II divieto attuale di far pubblicità coi mezzi d'informazione di massa si basa unicamente sulle condizioni della concessione, onde occorre ancorare il divieto alla legge. È stato rilevato con ragione che il divieto federale di fare pubblicità è vanificato dalle emissioni pubblicitarie estere. Non è contestato per contro che la pubblicità televisiva precisamente sia particolarmente efficace ed influenzi un vasto pubblico. Conseguentemente il divieto di far pubblicità mediante i massmedia deve essere in ogni caso mantenuto. Inoltre occorre non dimenticare che anche all'estero le tendenze verso una limitazione della pubblicità segnatamente televisiva sono già approdate a talune realizzazioni o comunque stanno avanzando.

246.4

Luoghi (art. 42è cpv. 3 lett. b a g)

La pubblicità è vietata ovunque risulti fuori luogo, stante la destinazione del luogo stesso che dovrebbe servirgli da quadro oppure anche ove si rivolga manifestamente ai giovani.

246.41

Edifici e mezzi di trasporto pubblici

Se lo Stato assume il dovere di contrarre il consumo delle acqueviti deve perlomeno estromettere la pubblicità per le bevande distillate dagli edifici che servono al pubblico e dalle aree che ne dipendono. Analogo ragionamento va fatto per i mezzi di trasporto pubblici. Per lo spaccio e la vendita a bordo di aeromobili adibiti al traffico commerciale, nelle carrozze-ristorante e nei ristoranti dei battelli, la pubblicità sottosta alle medesime limitazioni valevoli per gli alberghi e i ristoranti.

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246.42

Stadi e manifestazioni sportive

La pubblicità per l'alcole è qui fuori luogo perché non è compatibile con gli sforzi illustrati dallo sport e volti a favorire l'educazione fisica della popolazione. Il divieto integra inoltre quello della pubblicità televisiva in quanto impedisce la pubblicità indiretta per le bevande distillate all'atto della ritrasmissione di manifestazioni sportive. Il divieto non concerne soltanto gli impianti sportivi permanenti come gli stadi di calcio o le piste di disco su ghiaccio bensì ugualmente le aree temporaneamente adibite a manifestazioni sportive come accade coi cross, con le corse sciistiche, con le feste di ginnastica e ciò per tutta la durata della manifestazione.

246.43

Manifestazioni per la gioventù

Se la consegna di bevande distillate ai fanciulli e agli adolescenti va vietata non si comprenderebbe che la pubblicità per i distillati venga autorizzata in occasione di manifestazioni cui partecipa soprattutto la gioventù e che sono organizzate precipuamente per essa.

246.5

Altri divieti di pubblicità

Come è stato da noi rilevato nel capo 244, le istituzioni interessate alla salute pubblica hanno elaborato tutto un catalogo di divieti suppletivi di pubblicità, tuttavia la maggior parte di questi divieti sembra irrealizzabile. Per questo motivo, onde non sovraccaricare l'elenco dei divieti bensì concentrarlo sui punti essenziali, soltanto due nuovi divieti rispetto al testo peritale sono stati previsti nel presente progetto.

246.51

Aziende che vendono medicinali

La raccomandazione della Società svizzera di farmacia ai propri membri di rinunciare alla patente per le bevande distillate dimostra quanto sia urtante che delle aziende specializzate nella cura della salute incoraggino nel contempo la vendita di alcolici. Ancorché sia inopportuno escludere queste aziende dalla vendita dei distillati (vedi n. 3 dell'ari. 41 a cpv. 3 qui sotto) appare tuttavia indicato vietar loro almeno di fare nei loro locali propaganda per questi prodotti.

246.52

Imballaggi e oggetti d'uso

La pubblicità in favore dei distillati è limitata ai soli imballaggi che contengono tali prodotti e agli oggetti d'uso connessi con le bevande distillate come cavaturaccioli, bicchieri, cesti da bottiglie, ecc. Ciò deve impedire che imballaggi d'altre merci, per esempio d'un frigo o di un televisore vengano utilizzati per la pubblicità in favore dell'alcole e che oggetti d'uso come ca82

micie sportive, cappelli, articoli sportivi, paraseli, ecc. servano a tale propaganda.

247

Concorsi (art. 42ò cpv. 4)

Una forma di pubblicità particolarmente nefasta si è sviluppata questi ultimi tempi: vengono organizzati concorsi pubblicitari che offrono possibilità seducenti di guadagno (p. es. addirittura un'automobile, una settimana di vacanza) cui può partecipare chiunque acquisti una bottiglia di una bevanda distillata determinata e inoltre riempia una condizione qualsiasi, come la soluzione di un cruciverba o la proposta di uno slogan. Inversamente vi sono concorsi per cui la posta in gioco consiste in bevande distillate. Aggiungasi che si organizzano anche dei concorsi nei quali l'alcole non costituisce invero né una premessa per la partecipazione né la posta in gioco, ma che servono nondimeno da pubblicità per le bevande distillate. La legge federale sulle lotterie, nella maggioranza dei casi, non ha presa su quese pratiche pubblicitarie dacché non è richiesto versamento o obbligo veruno oppure dacché il guadagno non è lasciato puramente al caso. Anche gli avversar!

delle limitazioni della pubblicità ammettono il divieto di queste pratiche recepito nel testo stesso del progetto di revisione della legge. Il divieto non impedisce che, in manifestazioni senza scopo pubblicitario, come lotterie e tombole di società, delle bevande distillate possano figurare tra i premi.

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Commento dei singoli articoli del disegno di legge

Articolo 39 Definizione del commercio L'articolo 39 della legge in vigore definisce soltanto ciò che occorre intendere per commercio in grosso e considera ogni altra fornitura come commercio al minuto, lasciando ai Cantoni la facoltà di precisarne la nozione.

Per esercitare il commercio in grosso e il commercio al minuto oltre i confini cantonali è necessaria un'autorizzazione della Regìa! Il commercio al minuto entro i limiti del territorio cantonale è regolato dai Cantoni e per esso occorre una loro patente. La mescita (esercizio del mestiere di oste) costituisce una forma di commercio al minuto.

Nel campo pertinente alla Confederazione (commercio in grosso e commercio al minuto oltre i confini cantonali), la Regìa ha definito nella prassi la nozione di commercio. Per contro, in materia di commercio al minuto cantonale, la facoltà lasciata ai Cantoni di precisarne la nozione ha causato uno smembramento del diritto cosicché certi casi speciali, come l'attività dei mediatori -- che non «forniscono» essi stessi le bevande distillate -- oppure quella dei depositari, dei commercianti occasionali ecc., sono trattati molto diversamente o non sono affatto regolamentati.

Il disegno di legge definisce come commercio qualsiasi fornitura non gratuita di bevande distillate. Ogni venditore è dunque commerciante. Le auto83

rizzazioni per l'esercizio del commercio sono tuttavia necessarie anche al mediatore, sia esso agente, negoziatore o impiegato-depositario. È commercio anche lo scambio e la consegna di acquavite in corrispettivo di prestazioni o in conguaglio di crediti. Eccettuato dall'obbligo di procurarsi un' autorizzazione di commercio è dunque soltanto chi regala bevande distillate, ma affinchè questa libertà non sia causa di abusi si è espressamente statuito che la consegna gratuita a scopo pubblicitario cade sotto la nozione di commercio. Chi regala distillati a scopo pubblicitario deve pertanto ottenere un'autorizzazione di commercio. Questo provvedimento volge ad impedire a qualsiasi persona o ditta estranea al ramo di fare pubblicità tramite regali a base di alcole (v. n. 23).

La definizione del commercio è in sé completa e crea un diritto unitario per tutta la Svizzera. La facoltà di precisare la nozione del commercio al minuto, lasciata finora ai Cantoni, è conscguentemente abrogata.

Articolo 39a Struttura del commercio II diritto attuale distingue tre generi di commercio, segnatamente il commercio in grosso, in commercio al minuto senza il permesso di spedizione e il commercio al minuto con il permesso di spedizione. Esso fa inoltre una distinzione, nel commercio al minuto, fra la mescita per il consumo sul posto e la vendita al minuto. Il progetto di revisione non cita più il permesso di spedizione per il commercio al minuto, poiché la spedizione costituisce una pura forma di commercio e non tratta nemmeno più separatamente la mescita, altra forma di commercio al minuto. Il nuovo diritto contempla dunque soltanto due generi di commercio, ossia il «commercio in grosso» e il «commercio al minuto».

Giusta il diritto attuale il commercio in grosso e il commercio al minuto sono distinti dalla quantità di mercé fornita: esercita il commercio in grosso chiunque vende in una sola volta almeno 40 litri di bevande distillate o, vendendone parecchie sorte, ne fornisce almeno 20 litri di ciascuna; ogni altra fornitura è considerata commercio al minuto. Questo modo di distinzione, spiegabile unicamente con ragioni storiche, ha effetti artificiosi e si rivela complesso. Commerciante in grosso è così, per esempio, chiunque vende 40 litri di acquavite di frutta a granelli oppure 20 litri di questa acquavite più 20 litri di vermut. Chi invece vende al medesimo cliente 20 sorte diverse di distillati, in quantità di 19 litri ciascuna, ossia complessivamente 380 litri, è ancora nei limiti del commercio al minuto. Esistono conscguentemente piccoli grossisti e grandi minutieri. Il limite può inoltre essere facilmente trasgredito. Per risparmiare le spese relative all'ottenimento di una licenza per il commercio in grosso e per eludere l'obbligo supplementare della registrazione dettagliata del movimento d'esercizio, al commerciante al minuto basta infatti suddividere la sua grande vendita in parecchie forniture di meno di 40 litri ed eseguire le consegne a più riprese.

La lacuna principale della regolamentazione in vigore risiede tuttavia nel fatto che, senza essere sottoposto alla clausola cantonale del bisogno, il commerciante in grosso può approvvigionare non soltanto i rivenditori (esercenti, venditori al minuto, aziende di trasformazione), bensì pure i consu84

matoti Se questa clausola viene rivalorizzata mediante la prevista obbligatorietà, occorre impedire ch'essa venga scalzata da commercianti che non vi sono sottoposti.

Per questi motivi il disegno di revisione sostituisce la distinzione secondo le quantità, che non corrisponde più alle condizioni attuali, con una delimitazione secondo il genere di clientela. Ogni commerciante che approvvigiona i consumatori dev'essere pertanto d'ora in poi considerato commerciante al minuto, indipendentemente dalle quantità fornite, e come tale farsi rilasciare una patente cantonale. Chi invece limita le sue vendite ai rivenditori, vale a dire esclusivamente a grossisti, dettaglianti, esercenti ed aziende di trasformazione, è commerciante in grosso e deve procurarsi dalla Regìa la licenza per il commercio in grosso. Se un commerciante in grosso vuole approvvigionare anche i consumatori deve ottenere, oltre la licenza per il commercio in grosso, anche la patente cantonale per il commercio al minuto.

La distinzione secondo il genere di clientela è più coerente e simultaneamente più semplice dell'ordinamento attuale. Più coerente poiché al commerciante in grosso è assolutamente vietato l'approvvigionamento dei consumatori e poiché le relazioni con questa categoria di clienti sono esclusivamente riservate al commerciante al minuto; più semplice poiché si ottiene una netta separazione fra le competenze della Confederazione e quelle dei Cantoni. Innanzitutto, il movimento merci fra commercianti e consumatori, settore particolarmente nevralgico dal punto di vista del benessere pubblico, è obbligatoriamente sottoposto alla patente cantonale. Con questa soluzione, il disegno si associa alla regolamentazione disposta della legge federale sui viaggiatori di commercio (RS 943.1) la quale, essa pure, stabilisce la distinzione secondo il genere di clientela.

Articolo 39b Obbligo dell'autorizzazione II primo capoverso, che assoggetta di norma il commercio ad autorizzazione, corrisponde al diritto vigente.

Il secondo capoverso regola le eccezioni all'obbligo di procurarsi un'autorizzazione, consentite in favore dei produttori. La legge sull'alcool contempla due regolamentazioni speciali di cui una concerne i distillatori e i committenti domestici e l'altra i produttori professionali di bevande distillate, Regolamentazione speciale per i distillatori domestici e i committenti loro equiparati È considerato distillatore domestico l'agricoltore che coltiva direttamente un podere agricolo, con o senza l'aiuto dei suoi familiari o lavoratori, e distilla o fa distillare soltanto prodotti indigeni suoi o materie prime raccolte per sua cura allo stato selvatico nel Paese. Il distillatore domestico si distingue dal committente domestico per il fatto ch'egli è detentorc di un alambicco mentre questi deve far distillare le sue materie prime da un distillatore per conto di terzi. Entrambi usufruiscono della franchigia 6

Foglio federale 1979, Voi. I

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d'imposta per l'acquavite da loro prodotta, alla condizione che essa sia destinata alla propria economia domestica ed alla propria azienda agricola (fabbisogno personale esente da imposta).

La regolamentazione speciale nell'ambito del commercio risiede nel fatto che, conformemente al vigente articolo 43 della legge sull'alcool, gli esercenti di distillerie domestiche o i committenti possono, senza autprizzazione federale di commercio al minuto, senza patente cantonale e senza dover pagare un'eventuale tassa cantonale prevista per la vendita al minuto, vendere, in quantità di almeno 5 litri per ciascuna sorte, le acquaviti ottenute da prodotti propri. Presentemente, circa 13 700 distillatori domestici e circa 73 600 committenti domestici sono al beneficio di questo privilegio. La regolamentazione speciale si è trasformata, nella prassi, in un'esenzione illimitata dall'obbligo di procurarsi qualsiasi autorizzazione poiché, da una parte non si è esercitato un controllo circa l'osservanza del limite di 5 litri e, dall'altra, il privilegio si è pure esteso al commercio in grosso.

Regolamentazione speciale per i produttori professionali Tutti i produttori non riconosciuti come distillatóri o committenti domestici sono considerati produttori professionali e come tali devono l'imposta sulla totalità delle loro produzioni. Questa categoria si compone presentemente di 935 distillatori professionali concessionari e di più di 90 000 committenti professionali i quali, non possedendo un alambicco, devono far produrre le loro acquaviti da un distillatore per conto di terzi.

Conformemente al vigente articolo 40 capoverso 2, i produttori professionali non hanno bisogno di una licenza per il commercio in grosso se vendono soltanto l'acquavite che producono per conto proprio. Per il commercio al minuto essi sono invece assoggettati all'obbligo di procurarsi una patente.

La Commissione peritale aveva previsto la soppressione del privilegio accordato ai distillatori e ai committenti che per mestiere producono acquavite come pure la modificazione della regolamentazione speciale valevole per i distillatori e i committenti domestici. Dall'assoggettamento all'autorizzazione dovevano essere esentati tutti i produttori, riconosciuti o no distillatori o committenti domestici, che distillano o fanno distillare esclusivamente prodotti propri, alla condizione che essi vendano le loro acquaviti al commercio in grosso o, vendendole ad altre categorie di acquirenti, le forniscano in quantità di almeno 5 litri, della medesima sorte, e che la quantità totale venduta non superi i 200 litri annui al tenore alcolico effettivo (quantità corrispondente a circa 100 litri al 100 per cento).

Nella procedura di consultazione, l'assoggettamento dei produttori professionali all'obbligo di procurarsi l'autorizzazione non è stata contestata. Le prese di posizione circa i privilegi degli agricoltori sono state per contro assai divergenti.

Molte organizzazioni ed istituzioni si associano alla soluzione proposta dalla Commissione peritale, ma contestano il limite di 200 litri, da certi considerato troppo elevato e d'altri troppo basso. I Cantoni di Lucerna, Obvaldo 86

e Svitto come pure la Lega svizzera dei contadini chiedono di portare il limite a 300, rispettivamente 800-1000 litri, mentre l'Unione delle arti e mestieri, l'Unione sindacale e diverse associazioni del commercio si esprimono in favore di una riduzione del limite di franchigia a 100 litri.

Si pronunciano contro il mantenimento di privilegi i Cantoni di Uri e di Soletta, l'Unione svizzera dei sindacati autonomi, la Federazione svizzera degli importatori e del commercio in grosso, Colgro, come pure l'Istituto svizzero di profilassi dell'alcolismo ed altre organizzazioni operanti nel settore della salute pubblica. Essi stimano che l'obiettivo della revisione esige un commercio dei distillati assoggettato, senza eccezione, ad autorizzazione. I Cantoni di Sciaffusa e d'Argovia come pure la Caritas svizzera si esprimono in modo meno restrittivo e vogliono limitare il privilegio alle vendite destinate ai titolari di un'autorizzazione di commercio e, di conseguenza, impedire soltanto il commercio senza autorizzazione fra produttori e consumatori.

Le associazioni agricole si oppongono a qualsiasi innovazione e vogliono mantenere l'articolo 43 della legge sull'alcool. Con ciò esse non intendono sicuramente la regolamentazione legale, ma l'assoluta libertà di vendita concessa dalla prassi ai produttori.

Nell'apprezzamento dei risultati della consultazione occorre considerare che non è possibile inasprire le prescrizioni concernenti il commercio delle bevande distillate senza coinvolgere nella nuova regolamentazione il numeroso gruppo di produttori (circa 87 000 distillatori e committenti domestici e 91 000 produttori professionali). Il loro assoggettamento generale all'obbligo di procurarsi un'autorizzazione non è tuttavia realizzabile. Infatti, più del 95 per cento di questi 178 000 produttori circa produce soltanto esigue quantità di acquavite e ne smercia unicamente pochi litri.

L'obbligo di procurarsi una patente e di pagare le tasse costituirebbe per questi produttori un aggravio che non si può da loro pretendere. A ciò va aggiunto che le spese amministrative per il rilascio delle autorizzazioni sarebbero fortemente sproporzionate ai profitti che ne deriverebbero. Per questi motivi, la regolamentazione delle eccezioni all'assoggettamento ad autorizzazione, così come proposta dalla Commissione peritale, sembra la più confacente. Le richieste tese a modificare il limite della franchigia, tanto in più quanto in meno, mostrano che la Commissione ha trovato una soluzione accettabile. La sua proposta è stata accolta con una sola modificazione materiale. I circoli agricoli hanno invero fatto valere che il produttore considera sovente l'acquavite come un capitale in riserva. Egli ne costituisce scorte che poi vende, in quantità più o meno grandi, allorquando può realizzare un prezzo rimunerativo o gli occorrono mezzi finanziari. Se potesse però vendere liberamente le sue scorte soltanto ai grossisti, rischierebbe di subire i prezzi dettati dal commercio in grosso. Per tener conto di queste riflessioni, il disegno di legge eccettua dall'assoggettamento ad autorizzazione non soltanto le vendite ai grossisti ma anche quelle effettuate agli esercenti e ai commercianti al minuto.

Il terzo capoverso concerne i prodotti che giusta i disposti della legge suU" alcool sono considerati bevande distillate ed ai quali si dovrebbe pure 87

applicare, di conseguenza, il capo quinto della legge. Trattasi dei gruppi di prodotti seguenti: - medicamenti contenenti alcole, come essenze, estratti, elisir, tonici, balsami, ecc.; - vini speciali e vini dolci, ossia vini ai quali è stato addizionato dell'alcole; - derrate alimentari contenenti alcole, segnatamente cioccolata, pasticceria, dolci da fiammeggiare, fondute semipronte, ecc.

Già secondo la prassi attuale questi prodotti, a causa del loro carattere particolare, o non sono o sono soltanto parzialmente sottomessi alle disposizioni concernenti il commercio. Anche le nuove prescrizioni non potranno essere loro totalmente applicate. Poiché la legge non è adatta alla regolamentazione di questi prodotti speciali, la competenza è delegata al Consiglio federale. Ciò sembra opportuno anche perché in merito vigono già ordinamenti speciali.

È così che la fabbricazione e la vendita di medicamenti sono sottoposte alla legislazione cantonale e intercantonale sui medicamenti e all'Unione intercantonale per il controllo dei medicamenti (UICM); esse sono così oggetto di una regolamentazione completa, che in parte si scosta dal disegno di revisione. L'indicazione del prezzo è per esempio obbligatoria per i medicinali. Questi prodotti devono dunque essere eccettuati dalle disposizioni della legge sull'alcool che concernono il commercio.

Ai vini speciali e ai vini dolci è applicabile il decreto del Consiglio federale sul commercio dei vini. Esso assoggetta i commercianti che vendono vino in quantità superiore a 10 litri all'obbligo del permesso e al controllo della contabilità e delle cantine da parte della Commissione federale per il commercio dei vini, la quale percepisce tasse destinate a sopperire alle spese derivate dalla sua attività. Per evitare un doppio controllo e un doppio prelevamento di tasse, si rinuncia già oggi a sottoporre i vini speciali e i vini dolci anche all'obbligo dell'autorizzazione e al controllo della Regìa degli alcool. Il commercio in quantità fino a 10 litri è retto dalle prescrizioni delle leggi cantonali sulla professione di esercente e sul commercio al minuto o al mezzo grosso delle bevande alcoliche. Vista questa situazione si può dunque prescindere dall'introdurre nel nuovo diritto, per i vini speciali e i vini dolci, l'assoggettamento ad autorizzazione e al controllo ai sensi della legge sull' alcool. I divieti di commercio e le limitazioni della pubblicità devono per contro essere loro applicabili.

Per il commercio delle derrate alimentari contenenti alcole, le prescrizioni figurano nell'ordinanza sulle derrate alimentari come, per esempio, quelle concernenti la proporzione di alcole nella cioccolata (art. 317 cpv. 1-4), il divieto della consegna ai fanciulli (art. 317 cpv. 5) e il divieto dello spaccio incontrollato mediante distributori automatici (art. 31bls). L'Istituto svizzero di profilassi dell'alcolismo ed altre organizzazioni operanti nel settore della salute pubblica hanno domandato un divieto generale di qualsiasi vendita di alcole «contenuto in preparazioni alimentari». Questa richiesta non può essere presa in considerazione perché non sembra punto opportuno vietare proprio la vendita di alcole nella sua forma più lieve fintantoché distil88

lati di alta gradazione possono essere acquistati liberamente. Non s'impone neppure di assoggettare all'autorizzazione il commercio delle derrate alimentari contenenti alcole. Le limitazioni della pubblicità e certi divieti di commercio possono per contro essere applicati.

Commercio in grosso Articolo 40 Condizioni per il commercio in grosso Conformemente al primo capoverso, il commercio in grosso resta assoggettato alla licenza della Regìa e, di conseguenza, al controllo della Confederazione.

// secondo e terzo capoverso trattano le condizioni da cui dipende il rilascio della licenza. Giusta il diritto in vigore, la licenza per il commercio in grosso deve essere rilasciata a chiunque gode buona reputazione ed è iscritto nel registro di commercio. Nel disegno di legge, le condizioni richieste per l'ottenimento della licenza per il commercio in grosso sono state rese più severe, tanto dal punto di vista aziendale quanto da quello personale. Il richiedente deve disporre di locali d'esercizio e di magazzini appropriati che, in particolare, corrispondano alle esigenze dell'igiene, della polizia del fuoco, del commercio e dell'industria e alle prescrizioni concernenti l'epurazione delle acque e la protezione dell'ambiente. Egli deve inoltre possedere le cognizioni professionali necessarie. Quest'ultime possono essere ritenute acquisite, per esempio, dai titolari di una concessione per l'esercizio di una distilleria, dagli esercenti e albergatori, dai farmacisti e droghieri, dai chimici delle derrate alimentari, dagli ispettori delle derrate alimentari, dai detentori di un diploma di una scuola enologica e di frutticoltura come pure dai commercianti che hanno terminato un apprendistato e possono giustificare qualche anno di pratica nella branca dei distillati. Il richiedente deve inoltre offrire tutte le garanzie per una gestione corretta del suo commercio.

Nella procedura di consultazione il Direttorio dell'industria e del commercio e alcuni distributori importanti hanno fatto valere che non è necessario esigere cognizioni professionali in quanto i distillati rappresenterebbero una mercé non problematica. Ciò può essere esatto quando la vendita avviene in bottiglie, come d'uso nel commercio al minuto, ma non può riferirsi al commerciante in grosso il quale, per esempio, produce lui stesso le acquaviti o prepara per il consumo della mercé importata, in fusti. Siccome le esigenze d'ordine prpfessionale vengono viepiù aumentate non si vede il motivo per cui, proprio nel settore dei distillati, si debba rinunciare a cognizioni speciali. È stato pure suggerito di precisare nella legge i termini che esprimono le nuove condizioni da cui dipende il rilascio della licenza, ossia le «cognizioni professionali», la «garanzia per una gestione ineccepibile» e i «locali d'esercizio e magazzini appropriati». La specificazione delle esigenze richieste, che resterebbe forzatamente incompleta, non potrebbe che aggravare la legge. Ci si è dunque astenuti di entrare nei dettagli lasciando l'interpretazione di queste nozioni all'ordinanza d'esecuzione e alla prassi delle autorità amministrative e di ricorso.

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Se il richiedente è una persona giuridica, come una società anonima, in nome collettivo o in accomandita, occorrerà designare un responsabile che adempia le condizioni personali richieste.

Il quarto e il quinto capoverso contemplano le disposizioni relative al rifiuto ed alla revoca della licenza. Le prescrizioni del diritto in vigore, che figurano in parte nella legge e in parte nell'ordinanza d'esecuzione, sono ora riunite nella legge. L'unica innovazione consiste nel fatto che le infrazioni alle prescrizioni cantonali sul commercio al minuto possono d'ora innanzi costituire anche un motivo di rifiuto o di revoca.

Nell'ambito della procedura di consultazione è stato domandato che, in caso d'infrazioni gravi o allorquando più d'una condanna è già stata pronunciata, la revoca della licenza non sia lasciata all'apprezzamento della Regìa, ma intervenga obbligatoriamente. Una tale sanzione sarebbe tuttavia eccessiva. Nel diritto penale inerente alla legislazione sull'alcool, sono invero rare le infrazioni gravi che giustificano, oltre una pena importante, la revoca della licenza. I casi di recidiva, di lieve importanza, sono invece relativamente frequenti. La sanzione sarebbe pertanto sproporzionata se da tali infrazioni dovesse scaturire la revoca automatica della licenza. Oltre a ciò, il possesso o meno della licenza di esercitare il commercio è, per la maggior parte dei titolari, una questione di esistenza. La revoca della licenza deve dunque essere praticata con circospczione, ciò che è possibile unicamente se l'amministrazione dispone di un margine di apprezzamento. Un altro trattamento è applicabile allorquando non sono più adempiute le condizioni di rilascio. Poiché la licenza non può essere concessa se le condizioni fanno difetto, il suo mantenimento non dovrebbe essere lasciato all'apprezzamento dell'autorità allorquando le condizioni non sono più adempite. La prescrizione facoltativa, anche qui prevista dalla Commissione peritale, viene perciò mutata in prescrizione imperativa.

Articolo 40a Tassa della licenza per il commercio in grosso Secondo il vigente diritto, la licenza per esercitare il commercio in grosso è rilasciata mediante versamento anticipato d'una tassa annua di 100 franchi. Alla Commissione peritale era stato proposto di sostituirla con una tassa a tre livelli, che tenesse conto dell'importanza dell'azienda. La Commissione rigettò tuttavia questa soluzione optando per una tassa strettamente fondata sulla cifra d'affari, come propugnato dai rappresentanti dell' industria dei distillati. Il suo progetto prevedeva così una tassa riscuotibile in anticipo che sarebbe stata calcolata secondo la cifra d'affari, in ragione di 5 centesimi il litro al 100 per cento, minimo 200 e massimo 5000 franchi. La tassa sarebbe stata ogniqualvolta rettificata alla fine di ogni anno di gestione, secondo la cifra d'affari effettivamente realizzata.

Nella procedura di consultazione sono stati proposti gli emendamenti seguenti: - Soppressione del massimo della tassa (Cantoni di Zurigo, Uri e Sciaffusa, Federazione delle società svizzere d'impiegati, Istituto svizzero di profilassi dell'alcolismo, Caritas); 90

Di queste proposte, la prima e parzialmente l'ultima non entrano in considerazione. Un massimo dev'essere previsto affinchè la tassa non diventi un'imposta sulla cifra d'affari. Inoltre, conformemente alla giurisprudenza del Tribunale federale, i criteri circa il prelevamento della tassa devono essere ancorati nella legge stessa. Rimane, di conseguenza, soltanto la scelta fra una tassa calcolata in base alla cifra d'affari -- di 5 o di 3 centesimi ogni litro --· ed una tassa fissa la quale, per tener conto della svalutazione monetaria subentrata dopo il 1932, va portata a un minimo di 300 franchi.

Il disegno di legge propone una tassa fissa di 300 franchi. L'introduzione di una tassa calcolata in base alla cifra d'affari esigerebbe, invero, un ampliamento dell'apparato amministrativo, non ragionevolmente proporzionato alle eventuali maggiori entrate. La preferenza è stata pertanto data al sistema attuale, meno oneroso, di una tassa fissa e ciò anche perché quest' ultima è ora pure propugnata dall'industria dei distillati, già promotrice dell'altra tassa. L'importanza dell'azienda commerciale è in un certo qual modo considerata poiché la tassa dev'essere pagata per ogni posto di vendita o di fornitura (cpv. 2). La richiesta di indicizzare la tassa è stata accolta nel capoverso 3, in quanto il Consiglio federale può aumentare o ridurre la tassa in caso di notevole modificazione delle circostanze.

Commercio al minuto Articolo 41 Divieti di commercio al minuto II primo capoverso prevede la lista dei divieti. Il diritto in vigore vieta il commercio ambulante nonché la vendita nelle pubbliche vie e piazze. Questi divieti sono ora ripresi alle lettere a-c del disegno di revisione. Essi sono completati da una serie di altri divieti volti ad impedire che il pubblico in generale o cerehie determinate di consumatori siano indotti all'acquisto di bevande distillate.

Ordinazioni (leti, d ed e) La Confederazione ha regolamentato «la ricerca di ordinazioni di merci» nella legge sui viaggiatori di commercio e nel suo regolamento d'esecuzione. La «ricerca di ordinazioni di bevande distillate nel commercio in grosso» è pure sottoposta a questa legge. Nel commercio al minuto delle 91

bevande distillate la legge sui viaggiatori di commercio non è invece applicabile ai rappresentanti. Il legislatore aveva manifestamente ammesso che una regolamentazione in questo settore non era necessaria sul piano federale essendo la materia regolata nelle leggi cantonali sull'esercizio della professione di oste e sul commercio al minuto delle bevande spiritose. Tuttavia, le leggi cantonali in materia o non contengono nessuna prescrizione o le loro disposizioni sono insufficienti. A ciò si aggiunge che il permesso speciale per il commercio al minuto oltre i confini cantonali permette espressamente, a tenore dell'attuale articolo 42 della legge sull'alcool, la presa diordinazioni, senza che prescrizione alcuna limiti questo diritto.

In questi ultimi anni, l'attività dei rappresentanti è evoluta in modo tale da non potersi più regolare con semplici prescrizioni di controllo. Particolarmente urtante è l'apparizione di intermediari occasionali che esercitano la loro attività soltanto sporadicamente e a titolo accessorio; essi cercano soprattutto di influenzare i loro colleghi di lavoro, amici di società o conoscenti del quartiere ed in seguito, servendosi delle relazioni personali, li incitano a stendere ordinazioni che questi non farebbero se agissero di propria iniziativa. Per rendere la sottoscrizione di tali ordinazioni ancora più attrattiva grazie a prezzi più vantaggiosi, si ricorre al cosiddetto sistema di «ordinazioni collettive». Si parla di tali ordinazioni allorquando parecchi clienti si associano per fare una grossa ordinazione in comune che permette loro di beneficiare di condizioni d'acquisto più favorevoli (prezzi di grossista, aggiunte ecc.). Le ordinazioni sono raggnippate da uno degli acquirenti o da un rappresentante del fornitore. Quest'ultimo consegna alla persona che ha trasmesso l'ordinazione la mercé destinata a tutti gli acquirenti e questa persona si assume la distribuzione, l'incasso e il regolamento dei conti.

Il diritto in vigore non offre nessuna possibilità sia d'intervenire contro l'attività smoderata dei rappresentanti e intermediari sia di limitare l'incentivo che essa apporta al consumo. Il Cantone di Soletta è finora l'unico ad aver vietato f ormalmente le ordinazioni collettive.

Per ovviare a questa prassi abusiva la Commissione peritale aveva proposto di autorizzare l'attività dei viaggiatori di commercio soltanto nel commercio in grosso, ossia nel traffico con i rivenditori e le aziende di trasformazione e di vietare per contro la visita ai consumatori allo scopo di raccogliere ordinazioni.

Questa proposta si è urtata, in occasione della procedura di consultazione, contro l'opposizione dei circoli del commercio. Quest'ultimi hanno fatto principalmente valere che il divieto sarebbe incontrollabile poiché la maggior parte dei viaggiatori vende numerosi articoli e, di conseguenza, non sarebbe possibile evitare che, con la mercé autorizzata, vengano pure offerte bevande distillate. Oltre a ciò, anche il cliente ricorrerebbe al viaggiatore di commercio. La soppressione del divieto è pure proposta dal Cantone di San Gallo essendo i viaggiatori da esso assoggettati all'obbligo dell'autorizzazione.

Invece di un divieto si potrebbe pensare a prescrizioni della Confederazione che, in un modo o nell'altro, istituiscano una regolamentazione restrittiva applicabile all'attività dei viaggiatori di commercio al minuto come, per 92

esempio, assoggettando quest'ultimi alla legge sui viaggiatori di commercio o imponendo loro l'obbligo di procurarsi la patente cantonale per il commercio al minuto. Tali provvedimenti non sono tuttavia sufficienti. L'attività del viaggiatore è in un certo qual modo analoga al commercio sotto forma di vendita ambulante e girovaga, già vietata dal diritto in vigore. La differenza esiste unicamente nel fatto che il venditore ambulante pone in vendita la mercé, mentre il viaggiatore presenta tutt'al più un campione.

Siccome la mercé offerta dal venditore ambulante dev'essere pagata a contanti, mentre per il viaggiatore è sufficiente una firma sul bollettino di ordinazione, è evidente che la conclusione di un affare è in un certo qual modo più facile per quest'ultimo. Alfine di proteggere il consumatore appare necessario, conformemente alla proposta della Commissione peritale, vietare, di norma, la visita per raccogliere ordinazioni. Che molti viaggiatori offrono un assortimento completo di articoli e, soltanto accessoriamente, bevande distillate, è un fatto che non si può disconoscere. Questi viaggiatori devono tuttavia provvedersi d'una tessera di legittimazione e sono sottoposti a controllo. Il divieto offre soprattutto alla persona visitata la possibilità di non tollerare che le vengano offerte bevande di tal tipo e, se necessario, di esporre denuncia per violazione del divieto. Anche se il divieto non è applicabile in modo assoluto, esso serve ad esercitare un effetto preventivo. Per tener conto dell'obiezione secondo la quale è il cliente stesso che ricorre ai viaggiatori, il divieto è stato limitato alle visite ai consumatori effettuate senza loro invito.

Affinchè il divieto non sia troppo facilmente eluso sono pure vietate, conformemente alla proposta formulata dal Cantone di Sciaffusa, la presa e l'esecuzione di ordinazioni collettive del genere succitato.

Distributori automatici Vedere cifra 21.

(lett. f)

Prezzi di richiamo come pure aggiunte e altre convenienze Vedere cifra 22.

(lett. g ed h)

Consegna di bevande distillate a fanciulli e a adolescenti (lett. i) Parecchie leggi cantonali contemplano già tali divieti ma siccome i limiti di età fissati sono assai divergenti e il principio è mitigato da eccezioni sembra ora opportuno promulgare un divieto a livello federale. Nella pratica, l'applicazione del divieto non sarà sicuramente agevole poiché è sovente impossibile determinare se l'età dei giovani corrisponde a quella prescritta. La situazione è simile a quella per l'accesso nelle sale cinematografiche quando la pellicola è vietata agli adolescenti. Gli effetti del divieto sono piuttosto di ordine preventivo. In tutti i casi, esso offre all'esercente e al commerciante il diritto di rifiutare la consegna di bevande distillate a persone non autorizzate.

Il secondo capoverso contempla le prescrizioni concernenti la fornitura gratuita, a scopi pubblicitari, di bevande distillate (vedere cifra 23).

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Il terzo capoverso concerne le eccezioni ai divieti del commercio al minuto.

La Commissione peritale prevedeva che i Cantoni potessero, in occasione di manifestazioni pubbliche, autorizzare la mescita su strade e piazze pubbliche, nonché la consegna gratuita di bevande distillate a scopi pubblicitari.

Il disegno di legge differenzia le due eccezioni. Per manifestazioni pubbliche organizzate all'aperto, come feste popolari o ricorrenze storiche, è giustificato che siano accordate deroghe al divieto di commercio nelle vie e piazze accessibili a tutti e ciò affinchè sia permesso lo spaccio per il consumo sul posto. Visto il divieto generale di esercitare il commercio sulle vie e piazze pubbliche appare opportuno precisare che esso non concerne le adiacenze degli alberghi e dei ristoranti, ossia le aree di servizio su marciapiedi, piazze ecc., se la patente cantonale le include.

Per ciò che concerne la fornitura gratuita di bevande distillate a scopi pubblicitari, una deroga formulata in modo così generale sarebbe troppo estesa. Le degustazioni e la consegna di campioni gratuite devono essere ammesse soltanto in occasione di fiere ed esposizioni e, rispetto alla necessità di prevenire abusi, unicamente quando vi partecipa il commercio delle derrate alimentari.

La procedura di consultazione ha rilevato che delle eccezioni devono pure essere previste in deroga al divieto dei prezzi di richiamo. Ciò vale, innanzitutto, per le realizzazioni di beni ordinate dall'autorità e per le liquidazioni ufficiali di successioni. Per questi casi è stata introdotta una deroga legale.

Tuttavia, anche il commerciante può venire a trovarsi, per ragioni di forza maggiore, in situazioni che l'obbligano a vendere le sue scorte di merci senza copertura delle spese o persine a sottocosto. In casi simili, come specialmente quando cessa l'attività commerciale, spetterà al Cantone decidere se e in quale misura un'autorizzazione eccezionale potrà essere accordata; esso dispone già, invero, di organi competenti in materia, vale a dire di uffici incaricati dell'applicazione dell'ordinanza sulle liquidazioni.

Articolo 41a Commercio al minuto entro i confini cantonali II primo capoverso subordina l'esercizio del commercio al minuto entro i confini cantonali all'obbligo di procurarsi una patente cantonale e conferma così la competenza dei Cantoni di regolamentare questo commercio. La competenza è data dall'articolo 321)is capoverso 8 e dall'articolo 32« uater capoverso 1 della Costituzione. Questi disposti riservano ai Cantoni, in materia di bevande distillate, il diritto d'imporre lo spaccio e il commercio al minuto nei limiti del territorio cantonale. Oltre a ciò, i Cantoni hanno il diritto di sottoporre, per via legislativa, l'esercizio del mestiere di oste e il commercio al minuto delle bevande spiritose a quelle restrizioni che sono richieste dal bene pubblico.

La competenza dei Cantoni non è tuttavia illimitata in quanto l'articolo 32bis capoverso 1 della Costituzione conferisce alla Confederazione la facoltà di emanare, per via legislativa, disposizioni sulla vendita di bevande distillate e, conseguentemente, di legiferare anche in merito alla ven94

dita al minuto. Le disposizioni federali sono obbligatorie per i Cantoni. Le leggi cantonali sugli esercizi pubblici e sul commercio al minuto possono perciò, ovviamente, in quanto regolino il commercio delle bevande distillate, contenere disposizioni che integrino il diritto federale (cfr. cpv. 6) ma non disposizioni ad esso contrarie.

Il secondo capoverso prescrive che una patente speciale è necessaria per ogni luogo di spaccio, per ogni negozio e per ogni altro luogo di fornitura, come magazzini e depositi. La prescrizione vuoi impedire che la clausola del bisogno possa venir elusa da parte di magazzini con numerose succursali o con altri analoghi sistemi di vendita.

Nella misura in cui lo spaccio e la vendita di bevande alcoliche vengonoeffettuati a bordo di aeromobili adibiti al traffico commerciale, nelle carrozze-ristorante e nei ristoranti dei battelli, una patente di commercio al minuto dev'essere ottenuta dal Cantone in cui l'azienda ha la sua sede commerciale.

Il terzo capoverso enumera le categorie di aziende che, di norma, possono essere autorizzate ad esercitare il commercio delle bevande distillate.

Secondo il diritto in vigore, lo spaccio e la vendita per l'esportazione sono vietati nelle distillerie, nonché nelle botteghe dove questo genere di commercio non è in connessione naturale con la vendita delle altre merci. La Commissione peritale ha sostituito questo divieto enumerando le aziende che possono ottenere una patente per il commercio al minuto, segnatamente gli alberghi e i ristoranti, i commerci di vini e di liquori, le farmacie e le drogherie. Per i negozi del ramo alimentare il progetto della Commissione -- alla medesima stregua del diritto in vigore -- ammette il rilascio di una patente allorquando la vendita di bevande distillate è in connessione naturale con quella delle altre merci.

In occasione della procedura di consultazione, il Direttorio dell'industria e del commercio, la Società svizzera dei liquoristi, gli agenti e i fabbricanti dell'industria dei distillati nonché la Federazione dei negozianti di vini hanno fatto valere che, per certi partner commerciali, l'enumerazione è discriminatoria. Essa non dovrebbe avere un carattere esclusivista. Altri circoli stimano che la lista debba essere abbreviata. È così che l'Associazione svizzera dei titolari dei dispensarii e delle case di cura antialcoliche vorrebbero far figurare soltanto gli esercenti e i commercianti di vini e liquori.

Il Cantone di Basilea Campagna e un certo numero di organizzazioni di utilità pubblica propongono di radiare le farmacie e le drogherie, mentre il Cantone di San Gallo e la Centrale svizzera d'acquisto per drogherie (AMIDRO) ne chiedono formalmente l'ammissione. La Lega svizzera delle donne astinenti desidera un divieto per le latterie, le macellerie ed altri negozi specializzati del ramo alimentare. La medesima idea è espressa dal Cantone di Argovia e dall'Istituto svizzero di profilassi dell'alcolismo, i quali propongono di ammettere soltanto i commerci di alimentari che dispongono di un assortimento completo. Un altro gruppo, comprendente segnatamente COOP, VELEDES, Colgro e la Federazione svizzera degli importatori e del commercio in grosso, si accontenta -- conformemente al diritto 95

in vigore -- della semplice clausola della connessione, ma pretende che i criteri di apprezzamento siano ancorati nella legge stessa.

Il disegno di legge s'ispira alla costatazione che la clausola della connessione non si è confermata efficace e che, di conseguenza, dev'essere abbandonata.

Tuttavia, alfine di evitare che chiunque eserciti il commercio di qualsiasi derrata alimentare -- sia essa latte, prodotti caseari, verdura, prodotti di panetteria e pasticceria o carne -- possa procurarsi una patente per il commercio di distillati, l'ammissibilità è limitata ai negozi di generi alimentari provvisti di un vasto assortimento, comprendente pure bevande analcoliche.

È innegabile che la vendita di distillati è incompatibile con le finalità medicali e sanitarie delle farmacie. Per questi motivi, anche la Società dei farmacisti svizzeri ha raccomandato ai suoi membri di rinunciare alla patente per il commercio dei distillati. Tuttavia, certe bevande alcoliche figurano nella farmacopea elvetica e i farmacisti sono tenuti a possedere queste sorti di alcoli. Se le farmacie non fossero state ammesse fra coloro che possono procurarsi una patente, sarebbe stato necessario inserire nella legge una disposizione d'eccezione che permettesse di autorizzarle a vendere le bevande distillate menzionate nella farmacopea. In queste circostanze appare più giudizioso lasciare di norma ai farmacisti la facoltà di procurarsi una patente. Il carattere delle farmacie quali posti di vendita di medicinali è preso in considerazione vietando nei loro locali qualsiasi forma di pubblicità in favore delle bevande distillate (vedere cifra 246.51).

Per le drogherie va osservato che il loro esercizio è sovente combinato con quello di una farmacia o di un negozio di alimentari. Esse dovrebbero perciò essere ammesse sia come farmacie sia come negozi di alimentari. Se le drogherie fossero radiate dalla lista delle aziende ammesse, risulterebbe che coloro che esercitano esclusivamente la professione di droghiere non sarebbero autorizzati a vendere distillati mentre le aziende miste potrebbero esservi abilitate. Per evitare una tale disparità di trattamento le drogherie vanno mantenute nell'enumerazione.

Il progetto di revisione non vieta più lo spaccio e la vendita per l'asportazione nelle distillerie. Questo divieto mirava a por fine a quello stato di disordine, un tempo regnante, derivato dal consumo e dall'acquisto di distillati negli spacci e nei locali di vendita posti fuori di ogni controllo (Winkelwirtschaften). D'allora in poi le condizioni sono mutate ad un punto tale da non più giustificare nessun divieto, tanto più che i Cantoni determinano se e in quale misura un distillatore può essere autorizzato ad esercitare il commercio al minuto.

Il quarto capoverso innova statuendo che, nei negozi servisol, l'area di vendita riservata alle bevande distillate dev'essere separata dal resto del locale di vendita mediante una costruzione confacente o qualsiasi altra sistemazione appropriata (vedere cifra 21).

Il quinto capoverso definisce, in diritto federale, la clausola del bisogno, la cui applicazione è obbligatoria.

L'articolo 42('uater della Costituzione conferisce ai Cantoni il diritto di sottoporre, per via legislativa, l'esercizio del mestiere di oste e il commercio 96

al minuto delle bevande spiritose (bevande distillate, vino, birra e sidro) a quelle restrizioni che sono richieste dal bene pubblico. In virtù di questo diritto i Cantoni possono (ma non devono) far dipendere il rilascio della patente per l'esercizio del mestiere di oste o per il commercio al minuto a un bisogno pubblico (clausola del bisogno), la cui esistenza o difetto è generalmente vagliata secondo criteri determinati come, per esempio, il numero degli abitanti.

Nel corso degli ultimi anni la clausola del bisogno ha purtroppo perso la sua efficienza. In particolare, importanti ditte distributrici, di concezione moderna, come i supermercati, i discount, i negozi servisol ed i cash and carry, hanno ottenuto patenti per il commercio al minuto anche se, già in anticipo, ben si sapeva che la prova del bisogno non poteva essere apportata. L'attività di queste ditte, insieme con l'apparizione di altre forme di commercio come, per esempio, l'intervento del commercio in grosso nel traffico diretto con i consumatori (vedere art. 39«) e il sistema delle ordinazioni (vedere art. 41), hanno privato la clausola del bisogno della sua sostanza; in diversi Cantoni, essa non è più stata applicata in modo rigoroso oppure è stata persino in parte soppressa. Per contrastare questa tendenza, il disegno di revisione prevede di trasformare in un obbligo la facoltà lasciata ai Cantoni circa l'applicazione della clausola del bisogno.

La procedura di consultazione ha rilevato che questo obbligo è approvato dalla maggioranza degli enti consultati, per esempio dai Cantoni di Zurigo, Berna, Soprasselva, Zugo, Soletta, San Gallo, Grigioni, Argovia, Turgovia, nonché dall'Unione svizzera dei sindacati autonomi, dalla Fruit-Union svizzera, dalla Federazione svizzera degli esercenti, dalla COOP e da tutte le organizzazioni di utilità pubblica. Alcuni fautori suggeriscono che la Confederazione emani prescrizioni sull'interpretazione delle espressioni «benessere pubblico» e «bisogno». Si oppongono all'obbligo i Cantoni che non hanno introdotto la clausola del bisogno o che, per la vendita per l'asportazione, l'hanno posticipatamente abrogata, ovverossia i Cantoni del Ticino, di Vaud e di Neuchâtel, nonché il Direttorio dell'industria e del commercio, la maggior parte delle organizzazioni del commercio e l'Associazione svizzera di pubblicità.

Benché sia esatto affermare che l'applicazione della clausola vien resa più difficile, in particolare da certe forme moderne di commercio, il disegno di legge mantiene l'obbligatorietà, poiché essa costituisce uno dei pochi mezzi efficaci per ridurre il numero dei luoghi di vendita di distillati. Per questi motivi i Cantoni devono applicarla. La Confederazione, così come espresso nell'ambito della procedura di consultazione, può esser loro di aiuto fissando i criteri per l'apprezzamento del bisogno. Il disegno di legge parte dalle esigenze del benessere generale, il quale richiede una limitazione del numero dei luoghi di vendita e di fornitura. Se di quest'ultimi ce ne sono a sufficienza, il bisogno deve essere ricusato e l'autorizzazione di aprire un nuovo posto di vendita rifiutata. Per giudicare se esistono abbastanza posti di vendita e di fornitura non si deve più tener unicamente conto del numero di abitanti in un raggio limitato di approvvigionamento, come finora praticato nella maggior parte dei Cantoni. Occorrerà piuttosto considerare, da 97

una parte, il genere e l'importanza dell'azienda prevista e, d'altra parte, oltre il numero degli abitanti, anche il genere e la densità dell'abitato, le condizioni di comunicazione come pure le possibilità di approvvigionamento della popolazione. I diversi generi di aziende devono essere trattati differentemente e secondo la loro importanza. Se, per un negozio locale di commestibili sono per esempio sufficienti le condizioni del luogo o del quartiere, per un grande distributore, un discount o un centro situato al di fuori di qualsiasi località, occorrerà tener conto dei dati concernenti il raggio di servizio, vale a dire, delle condizioni di tutta la regione o dell'agglomerato. In tali casi, di genere e la densità dell'abitato rivestono una certa importanza in quanto nelle regioni poco popolate si possono autorizzare -- per un medesimo numero di abitanti -- più luoghi di vendita che non nei grandi centri' urbani. Il criterio delle possibilità di approvvigionamento permette, se del caso, di rifiutare una nuova patente, anche se l'azienda troverebbe ancora posto se si tenesse unicamente conto del numero di abitanti o, al contrario, di accordare la patente anche quando, nella regione in questione, il limite fosse già raggiunto. Sembra essenziale tener pure conto delle condizioni di comunicazione (densità e sicurezza del traffico, possibilità di accesso, di posteggio ecc.). Le prescrizioni federali possono essere completate e rinforzate con ordinanze d'applicazione cantonali. Esse devono tuttavia essere applicate nella prassi dei Cantoni, anche qualora questi non emanino prescrizioni corrispondenti.

Il sesto capoverso concerne le tasse delle patenti. Il progetto di revisione muta in obbligo la facoltà dei Cantoni di sottoporre il commercio al minuto e lo spaccio al pagamento di una tassa corrispondente all'importanza delle operazioni e alla cifra d'affari. In questo contesto, «l'importanza delle operazioni e la cifra d'affari» sono sostituite, come criterio di calcolo, dalle nozioni «genere e importanza dell'azienda». La nuova formulazione permette di differenziare le tasse cantonali non soltanto secondo il risultato d'esercizio, ma di tassare specificamente i sistemi particolari d'attività commerciale, secondo la loro importanza, la loro struttura e il genere della clientela. Si attende dai Cantoni che essi adattino le loro tasse di patente e di autorizzazione ai mutati usi del mercato.

Il settimo capoverso prevede una riserva in favore del diritto cantonale.

Questo nuovo disposto è stato introdotto su iniziativa del Cantone di Soletta. Esso conferma la facoltà dei Cantoni, fondata sull'articolo 32«uater della Costituzione federale, di emanare restrizioni supplementari richieste dal bene pubblico, come per esempio la completazione della lista dei divieti dell'articolo 41 della legge sull'alcool.

Articolo 42 Commercio al minuto oltre i confini cantonali Generalità Conformemente all'articolo 32bls capoverso 8 della Costituzione, le patenti per il commercio al minuto intercantonale e internazionale vengono rilasciate dalla Confederazione. In applicazione di questo disposto costituzionale, il vigente articolo 42 della legge sull'alcool statuisce che chiunque, 98

nell'esercizio del proprio commercio, vuole fare spedizioni fuori del Cantone deve procurarsi, oltre la patente del Cantone dove si trova la sede del suo commercio, un permesso speciale di spedizione della Regìa degli alcool.

Questo permesso è rilasciato verso pagamento di una tassa annua di 1000 franchi, indipendentemente da un bisogno, e da al suo titolare il diritto di accettare ordinazioni.

Diversi Cantoni hanno sollevato obiezioni in quanto i loro sforzi, tesi ad applicare la clausola del bisogno, sono compromessi dall'attività dei titolari del permesso federale per il commercio al minuto. Tali contestazioni sono invero giustificate anche se, presentemente, vengono accordati soltanto circa 270 permessi federali di commercio al minuto. I 270 speditori realizzano tuttavia.-- specialmente grazie all'ingaggio di un gran numero di rappresentanti -- un tale volume d'affari che, in molti luoghi, rende difficoltosa l'applicazione della clausola del bisogno cantonale, tanto più che i titolari del permesso federale, contrariamente ai commercianti che limitano la loro attività al territorio cantonale, non soggiacciono ad alcuna restrizione.

Per questi motivi, già in seno alla Commissione peritale poi, nuovamente, in occasione della procedura di consultazione, si era proposto di sopprimere il permesso federale di spedizione. Si è tuttavia rilevato che questo suggerimento poteva essere realizzato soltanto mediante una modificazione appropriata della Costituzione.

Le riserve espresse dai Cantoni in merito al permesso federale per il commercio al minuto sono pertanto considerate in un altro modo. Anzitutto, la nuova delimitazione fra il commercio in grosso e il commercio al minuto, secondo il genere di clientela, circoscrive il commercio al minuto al di fuori dei confini cantonali. Questo commercio si estende ormai unicamente al traffico con i consumatori, mentre le forniture a rivenditori valgono come commercio in grosso e richiedono la relativa licenza. Inoltre, i divieti istituiti per il commercio al minuto cantonale, specialmente quello della visita spontanea ai consumatori, per raccogliere ordinazioni, il divieto della presa e dell'esecuzione di ordinazioni collettive come pure quello della vendita a prezzi da richiamo, sono pure applicabili al commercio federale al minuto.

Ciò vale anche per le
limitazioni della pubblicità. Il divieto circa la pubblicazione dei prezzi fa sì che il commerciante-speditore può raggiungere il suo pubblico soltanto se gli sottopone i listini indirizzatigli direttamente a domicilio. Con la combinazione delle restrizioni di commercio, le vendite per corrispondenza non potranno più oltrepassare certi limiti.

Il primo capoverso subordina il commercio al minuto oltre i confini cantonali al permesso -- e dunque al controllo -- della Regìa degli alcool. Esso corrisponde al diritto in vigore.

Il secondo capoverso apporta una riforma. Le prescrizioni in vigore esigono che la mercé sia spedita dal Cantone in cui si trova la sede del commercio del titolare della patente. Si costata però, sempre più sovente, che vi sono aziende di produzione o di deposito situate fuori del Cantone in cui si trova la sede vera e propria del commercio. Eccone un esempio: una ditta con sede a Berna possiede un deposito a Basilea e ha clienti in questa 99

regione. Legalmente, essa potrebbe approvvigionare questa sua clientela soltanto se trasportasse dapprima la mercé da Basilea a Berna, per rispedirla di nuovo a Basilea. È ovvio che le spedizioni direttamente dal deposito sono in questo caso più razionali. Un tale procedimento sarà d'ora in poi attuabile. Tuttavia, siccome una spedizione a partire dal deposito di Basilea, destinata alla clientela di questo luogo, non costituisce più un commercio oltre i confini cantonali ma all'interno degli stessi, la ditta bernese deve procurarsi una patente per il commercio al minuto anche dal Cantone di Basilea. Soltanto con tale esigenza si può impedire che, con il possesso del permesso federale, vengano elusi sia l'obbligo di avere una patente cantonale sia la clausola del bisogno. La prescrizione secondo la quale il commerciante al minuto che esercita la sua attività sul piano federale deve pure procurarsi una patente cantonale per ogni luogo di vendita o di fornitura corrisponde alle esigenze imposte, con l'applicazione dell'articolo 41a capoverso 2, al commerciante che esercita la vendita al minuto entro i confini cantonali.

Il terzo capoverso aumenta l'attuale tassa di 1000 franchi a 2000 franchi.

Il rincaro avrebbe giustificato un più forte aumento. Si è tuttavia tenuto conto del fatto che la cerchia di clientela e le possibilità di vendita del commerciante al minuto, titolare del permesso federale, sono già state notevolmente ristrette da altri elementi della presente revisione.

Il quarto capoverso regola il rifiuto o la revoca del permesso in modo analogo alle prescrizioni applicabili alla licenza per il commercio in grosso.

Queste disposizioni figuravano finora soltanto, e in modo insufficiente, nell'ordinanza d'esecuzione.

Il quinto capoverso prevede che il commerciante al minuto non deve procurarsi un permesso federale se possiede una patente cantonale per il commercio al minuto in tutti i Cantoni ove spedisce delle bevande distillate. Il disposto corrisponde al diritto in vigore. Esso è stato mantenuto poiché si fonda su una reale necessità. Basti pensare, per esempio, ad un commerciante al minuto del Cantone di Basilea Campagna il quale, al di fuori dei limiti del suo Cantone, voglia fare spedizioni soltanto nel Cantone di Basilea Città; o al commerciante di Avenches, nel Cantone di Vaud, che approvvigioni esclusivamente la valle della Broye e, di conseguenza, abbia pure clienti nella Broye friburghese (Estavayer-le-Lac). Non si può affatto esigere che tali commercianti si procurino, per l'esercizio della loro attività, l'oneroso permesso federale, tanto più che quest'ultimo potrebbe essere d'incentivo ad estendere la loro attività commerciale ad altre regioni svizzere, ciò che sarebbe contrario agli scopi dell'ordinamento dell'alcole.

Articolo 42a Prescrizioni di controllo Nel diritto in vigore, il controllo del commercio in grosso e quello del commercio al minuto sono regolati separatamente. Le prescrizioni figurano inoltre in diversi atti legislativi e una parte di esse è pure oggetto di istruzioni speciali della Regìa. Il disegno di revisione raggruppa tutte le prescrizioni in un solo articolo, ciò che favorisce una migliore perspicuità.

100

il contenuto dell'articolo corrisponde nelle sue grandi linee al diritto in vigore.

Il primo capoverso statuisce l'obbligo per i commercianti di procedere alle iscrizioni richieste (lett. a) ed enumera i diritti degli organi della Regìa nel settore del controllo (lett. b). Esso corrisponde integralmente al diritto in vigore.

I capo versi secondo, terzo e quarto specificano il contenuto delle suddette iscrizioni. Essi corrispondono al diritto in vigore ed alla prassi attuale. Nuova è la disposizione che obbliga il detentorc di un permesso federale per il commercio al minuto a tenere la medesima contabilità del commerciante in grosso. Quest'ultimo deve contabilizzare le sue entrate, scorte e uscite di bevande distillate. La contabilità permette un controllo completo del movimento dei distillati, dal produttore o dall'importatore fino all'acquirente.

Nel commercio al minuto, una contabilità così completa può essere fatta soltanto dallo speditore il quale possiede forzatamente i documenti giustificativi di spedizione e conosce i destinatari della sua mercé. Per contro, non si può pretendere che un oste noti il nome del consumatore di ogni bicchierino d'acquavite. Sarebbe similmente assurdo imporre al commerciante al minuto l'obbligo di iscrivere ogni bottiglia venduta per l'asportazione, dopo aver chiesto l'identità dell'acquirente. Il commerciante al minuto è perciò di norma obbligato a tener unicamente la contabilità sulle sue entrate di bevande distillate.

Le ditte commerciali che esercitano tanto il commercio in grosso quanto quello al minuto occupano una posizione particolare. Si tratta anzitutto di distributori grossisti che approvvigionano un pubblico in gran parte anonimo. Imporre integralmente a questi commercianti l'obbligo di tenere una contabilità per il commercio in grosso sarebbe invero eccessivo. Un controllo efficace non sarebbe d'altronde garantito se essi fossero sottoposti soltanto al sistema di contabilità previsto per il commercio al minuto. Per tener conto della struttura particolare di tali aziende, la Regìa è incaricata di adattare il modo di eseguire le iscrizioni alla situazione ed alle esigenze del controllo.

II quinto capoverso autorizza il Consiglio federale, in caso di cambiamento delle circostanze, ad emanare prescrizioni complementari relative al controllo del commercio. Articolo 42b Limitazione della pubblicità L'articolo contempla i provvedimenti restrittivi concernenti la presentazione della pubblicità, le indicazioni ed i confronti di prezzi e vieta tanto la pubblicità alla radio, alla televisione e in ogni luogo o su ogni oggetto inappropriati, quanto l'organizzazione di concorsi che servono da pubblicità alle bevande distillate o ne implicano l'acquisto o la distribuzione a titolo di premi (vedere cifra 24).

Foglio federale 1979, Voi. I

JQ1

Articolo 43 Coordinamento II commercio al minuto all'interno dei confini cantonali è, nel limite delle prescrizioni della legge sull'alcool, di competenza dei Cantoni. L'esperienza ha tuttavia dimostrato che nell'applicazione pratica delle prescrizioni federali esistono grandi divergenze. La Confederazione non ha però la competenza d'intervenire per appianarle e per fare in modo che, in tutta la Svizzera, il diritto federale sia applicato uniformemente. Fintanto che le prescrizioni della legislazione federale si limitavano a un minimo, questa lacuna poteva essere tollerata. Siccome il nuovo diritto potenzia notevolmente le prescrizioni sul commercio al minuto, è necessario che la Confederazione influisca ora sulla prassi cantonale. Occorre tuttavia astenersi da un'alta sorveglianza o da un diritto di controllo della Confederazione, alfine di non nuocere alla ripartizione, in sé soddisfacente, delle competenze fra la Confederazione ed i Cantoni. Sembra per contro opportuno incaricare un ufficio federale di promuovere il coordinamento fra i Cantoni per la trattazione dei problemi in rapporto con il commercio al minuto e di facilitare la collaborazione fra la Confederazione e i Cantoni e fra i Cantoni stessi. L'articolo 43 attribuisce queso compito alla Regìa. Soltanto il Cantone di San Gallo ha formulato critiche in merito, ritenendo che il coordinamento sia una funzione governativa che non dovrebbe essere conferita ad un ufficio federale. Queste critiche sarebbero giustificate se l'influenza che deriverà naturalmente dal coordinamento fosse di carattere imperativo. Ma ciò non è il caso. L'attività della Regìa nel settore del coordinamento consisterà soprattutto nel collaborare con i servizi cantonali competenti in materia di commercio al minuto, nello sviluppare l'informazione reciproca e nel mettersi, quale esperta, a 'disposizione dei Cantoni che legiferano e trattano le questioni inerenti alla legislazione sull'alcool. Assegnare tali compiti al Consiglio federale o a un Dipartimento non significherebbe un alleggerimento sul «piano governativo».

Articolo 46 Proventi dei permessi federali di commercio al minuto II nuovo testo apporta unicamente una modificazione di carattere redazionaie, nel senso che il termine «permessi di spedizione» è stato sostituito con «permessi federali di commercio al minuto». Nel contempo, è stato apportato un miglioramento alla versione della seconda frase dell'articolo attuale.

Articolo 57 Inosservanza delle prescrizioni concernenti il commercio e la pubblicità II 1° gennaio 1975 è entrata in vigore la legge federale sul diritto penale amministrativo. Essa comprende pure una revisione del capo Vili della legge sull'alcool concernente le infrazioni. L'articolo penale che la Commissione peritale aveva elaborato si fondava ancora sul diritto precedente ed è dunque stato completamente rielaborato. Si è approfittato dell'occasione per aggravare, conformemente ai risultati della procedura di consultazione, la pena per le infrazioni in materia di pubblicità. L'articolo 57 prevede due fattispecie penali con una multa fino a 5000 franchi e segnatamente: 102

Il procedimento penale e il giudizio di queste infrazioni spettano alla Regìa, eccetto le infrazioni ai divieti di commercio commesse nell'esercizio del commercio cantonale al minuto. Queste infrazioni devono essere perseguite e giudicate dai Cantoni i quali applicano tuttavia la sanzione penale del diritto federale (multa fino a 10 000 franchi).

L'esercizio illecito del commercio al minuto cantonale e la tenuta, senza patente, di un posto di vendita o di fornitura (art. 41a cpv. 1 e 2) sottostanno interamente alle prerogative cantonali concernenti la sanzione penale, il procedimento e il giudizio.

Articolo 59 secondo capoverso La regolamentazione speciale relativa alle violazioni dei divieti di commercio commesse nell'esercizio del commercio al minuto cantonale, segnatamente la sanzione penale di diritto federale con procedimento e giudizio riservati ai Cantoni, ha reso necessario un adattamento del secondo capoverso dell'articolo 59.

Entrata in vigore La data dell'entrata in vigore della modificazione della legge sarà fissata dal Consiglio federale. Il disegno di legge è concepito in modo da rendere immediatamente applicabili le sue disposizioni. Sarà tuttavia opportuno accordare ai Cantoni un certo termine per adattare alla nuova situazione la loro legislazione sugli esercizi pubblici e sul commercio al minuto delle bevande spiritose.

4

Conseguenze finanziarie e ripercussioni sull'effettivo del personale

La modificazione della legge causerà, tanto per la Confederazione quanto per i Cantoni, un sovrappiù di oneri il quale, tuttavia, non dovrebbe avere grandi ripercussioni né circa l'effettivo del personale né sul piano finanziario.

In materia di commercio in grosso e 'di commercio al minuto oltre i confini cantonali, rimane come finora competente la Regìa. Nel settore del commercio al minuto entro i confini cantonali essa mantiene pure il controllo delle iscrizioni degli acquisti di bevande distillate che devono essere eseguite dagli esercenti e dai detentori di una patente cantonale per la vendita al minuto. La Regìa dispone dell'apparato amministrativo adatto

103

e, per adempiere il nuovo compito che le sarà affidato, dovrà potenziarlo solo in lieve misura. Le basterà, in particolare, creare il servizio di coordinamento e dotarlo di un capo competente. La sorveglianza nell'ambito della pubblicità e l'aiuto ai Cantoni nell'applicazione del divieto dei prezzi da richiamo esigeranno pure l'ingaggio di qualche collaboratore supplementare. In merito occorre osservare che, in ogni modo, il servizio della Regìa degli alcool incaricato del controllo fiscale deve essere rinforzato con qualche ispettore e controllore a causa dell'estensione crescente del contrabbando di alcole e dell'incentivo che l'aumento delle imposte ha conferito all'elusione fiscale. Ne deriveranno spese supplementari ma in controparte vi sarà pure, oltre il rendimento fiscale conseguente a un controllo rinforzato, un aumento delle entrate provenienti dalle tasse, tre volte più elevate, che saranno ormai prelevate per il commercio in grosso.

La regolamentazione dell'esercizio della professione di oste e del commercio al minuto delle bevande distillate entro i confini cantonali è, nel limite della legge sull'alcool, affare dei Cantoni. Anche loro dispongono dell'apparato amministrativo necessario: servizio patenti, ufficio incaricato dell'applicazione dell'ordinanza sulle liquidazioni come pure polizia cantonale e locale.

Eccetto l'obbligo di regolamentare in modo più completo il commercio, conformemente alla nuova definizione datagli dal disegno di legge, ed il dovere di applicare la clausola del bisogno, la revisione implica per i Cantoni unicamente il nuovo compito di sorvegliare il rispetto dei divieti di commercio al minuto. Cèrti divieti, specialmente il divieto dei prezzi da richiamo come pure il divieto della concessione di aggiunte o altre convenienze causeranno, ovviamente, un onere supplementare per i Cantoni. Questi hanno tuttavia la facoltà di coprire le loro maggiori spese con una ristrutturazione appropriata della loro scala delle tasse di patente.

5

Costituzionalità

Per la revisione proposta, la competenza della Confederazione si fonda sull' articolo 32bis della Costituzione federale. Il primo capoverso di questo articolo costituzionale conferisce alla Confederazione la facoltà di emanare, per via legislativa, disposizioni sulla vendita di bevande distillate; il secondo capoverso l'obbliga a vegliare affinchè la legislazione sia intesa a diminuire il consumo d'acquavite. Dal tenore di queste disposizioni derivano, per la Confederazione, il diritto e il dovere di sottoporre il commercio delle bevande distillate -- e di conseguenza la pubblicità ad esso relativa -- a tutte le ' restrizioni che si manifestano necessarie per diminuire il consumo. Di conseguenza, la libertà di commercio e d'industria, garantita dall'articolo 31 della Costituzione, è soppressa in materia di commercio di bevande distillate.

104

Legge Sull'alcool

Disegno

Modificazione del

L'Assemblea federale della Confederazione Svizzera, visto l'articolo 32bis della Costituzione federale; visto il messaggio del Consiglio federale dell'll dicembre 1978 1}, decreta:

I La legge del 21 giugno 1932 2> sull'alcool è modificata come segue: Capo quinto: Commerciò delle bevande distillate

Art. 39 i. Definizione Esercita il commercio di bevande distillate chi le vende, procura o altrimenti fornisce verso compenso. È considerata commercio anche la fornitura gratuita a scopo pubblicitario.

Art. 39a II commercio comprende il commercio in grosso e il commercio al minuto.

2 Per commercio in grosso s'intende qualsiasi fornitura a rivenditori e a imprese che utilizzano professionalmente bevande distillate nella loro azienda.

3 Ogni altra forma di commercio, compresa la mescita, è considerata commercio al minuto.

n. struttura

1

m. obbligo d'autorizzazione

1

Art. 39b H commercio delle bevande distillate è subordinato ad autorizzazione.

2 II produttore che ottiene le sue acquaviti esclusivamente con prodotti propri o con materie prime raccolte per sua cura allo stato selvatico nel paese e non spaccia acquavite per il consumo

" FF 1979 I 53 RS 680

!)

105

Legge sull'alcool sul posto né ne acquista per farne commercio, non deve ottenere un'autorizzazione a. per le vendite a titolari di un'autorizzazione di commercio; b. per altre vendite, se fornisce volta per volta all'acquirente almeno cinque litri della medesima sorte e se non vende complessivamente più di 200 litri d'acquavite all'anno.

3 II Consiglio federale può dispensare dall'obbligo d'autorizzazione ed eccettuare da altre disposizioni del presente capo il commercio di derrate alimentari contenenti soltanto una minima quantità di alcool, come pure quello di altri prodotti fabbricati con bevande distillate ma la cui fornitura è retta da disposizioni speciali.

IV. Commercio in grosso 1. Condizioni

Art. 40 1 Per l'esercizio del commercio in grosso occorre una licenza della Regìa.

2 Le licenze per il commercio in grosso sono rilasciate a persone giuridiche, a società commerciali e a ditte individuali che sono iscritte nel registro di commercio e dispongono di locali d'esercizio e di magazzini appropriati.

8 II rilascio della licenza è inoltre subordinato alla condizione che il titolare della ditta o la persona da questa designata responsabile del commercio di bevande distillate a. abbia l'esercizio dei diritti civili, goda buona reputazione e sia domiciliata in Svizzera; b. possegga le cognizioni professionali necessarie e offra garanzia di una gestione ineccepibile.

4 La Regìa può rifiutare la licenza per il commercio in grosso se, nel quinquennio precedente, il richiedente o la persona designata responsabile è stata punita per infrazione grave o, ripetutamente, per infrazione alla legislazione federale su l'alcool, l'assenzio o le derrate alimentari oppure alle prescrizioni cantonali sul commercio al minuto delle bevande alcoliche.

5 La Regìa revoca la licenza per il commercio in grosso se una delle condizioni menzionate nei capoversi 2 e 3 non è più adempita. Essa può revocarla se interviene un motivo di rifiuto secondo il capoverso 4.

Art. 40a

2. Tassa

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1

La licenza è rilasciata per un anno civile, previo versamento di una tassa di 300 franchi.

2 Se il titolare della licenza esercisce diversi posti di vendita o di

Legge sull'alcool fornitura di bevande distillate, la tassa dev'essere versata per ognuno di essi.

3 II Consiglio federale può aumentare o ridurre la tassa in caso di notevole modificazione delle circostanze.

v. Gommercoi al minuto 1. Divieti

2. Commerentro fini cantonali

Art. 41 Sono vietate le seguenti forme di commercio al minuto di bevande distillate: a. commercio ambulante; b. vendita nelle vie e piazze accessibili a tutti; e. vendita girovaga; d. presa ed esecuzione di ordinazioni collettive; e. visite ai consumatori, senza loro invito, per raccogliere ordinazioni ; f. vendita mediante distributori automatici accessibili a tutti; g. vendita a prezzi che non coprono i costi; h. vendita con concessione di aggiunte o di altre convenienze intese ad allettare il consumatore; i. consegna a fanciulli e ad adolescenti minori di 18 anni.

2 È vietato fornire gratuitamente, a scopo pubblicitario, bevande distillate ad una cerchia indeterminata di persone, segnatamente organizzare degustazioni gratuite e distribuire campioni.

3 L'autorità competente può autorizzare deroghe a. al divieto secondo il capoverso 1 lettera b, per la mescita in occasione di manifestazioni pubbliche. La mescita è permessa nelle adiacenze accessibili a tutti degli esercizi pubblici se la patente rilasciata dal Cantone lo prevede; b. al divieto secondo il capoverso 1 lettera g, in caso di cessazione dell'attività commerciale o per altri gravi motivi ; l'autorizzazione non è necessaria per le realizzazioni di beni ordinate dall'autorità; e. al divieto secondo il capoverso 2, per fiere ed esposizioni alle quali partecipa il commercio delle derrate alimentari.

1

Art. 41 a * Per l'esercizio del commercio al minuto entro i confini cantonali occorre una patente rilasciata dall'autorità cantonale competente.

, .

.

, . , - . , . r · 2 La patente e necessaria per ogni posto di vendita o di fornitura.

3 Possono essere ammessi a esercitare il commercio al minuto delle bevande distillate gli esercizi pubblici, compresi i servizi di ristorazione negli aeromobili, sui treni e sui battelli, le aziende

107

Legge sull'alcool del commercio dei vini e dei liquori, gli spacci franchi, le farmacie e le drogherie come pure i negozi che offrono un vasto assortimento di derrate alimentari, bevande analcoliche comprese.

4 Nei negozi servisol l'area di vendita riservata alle bevande distillate dev'essere separata dal resto del locale di vendita mediante una costruzione confacente o qualsiasi altra sistemazione appropriata. Nella medesima area possono essere venduti anche altri alcolici.

5 La patente per il commercio al minuto può essere accordata soltanto se, tenuto conto della limitazione del numero dei posti di vendita o di fornitura di bevande distillate richiesta dal benessere generale, il suo rilascio corrisponde a un bisogno pubblico.

Entrano in considerazione per l'apprezzamento del bisogno pub· buco, da una parte, il genere e la densità dell'abitato, il numero degli abitanti, le condizioni di comunicazione e le possibilità di approvvigionamento della popolazione nella regione, nell'agglomerato, nel comune o nel quartiere e, dall'altra parte, il genere e l'importanza dell'azienda in questione.

6 Per il rilascio della patente i Cantoni percepiscono una tassa il cui importo è fissato secondo il genere e l'importanza dell' azienda.

7 È riservata la competenza dei Cantoni di sottoporre il commercio al minuto a restrizioni supplementari richieste dal benessere pubblico, Art. 42 1

3. GommerPer l'esercizio del commercio al minuto oltre i confini cantonali cio al mintuo oltre i confini occorre. °ltre aua patente del Cantone dove si trova la sede cantonali commerciale, un permesso federale di commercio al minuto, rilasciato dalla Regìa.

2 Se le bevande distillate sono fornite da un posto di vendita o di fornitura fuori del Cantone di sede, per questo luogo è necessaria anche la patente del Cantone interessato.

3 II permesso federale di commercio al minuto è rilasciato per un anno civile, previo pagamento di 2.000 franchi. Il Consiglio federale può aumentare o ridurre la tassa in caso di notevole modificazione delle circostanze.

4 La Regìa revoca il permesso se il titolare non possiede più la patente cantonale per il commercio al minuto. Essa può inoltre rifiutarlo o revocarlo per i motivi indicati nell'articolo 40 capoverso 4.

108

Legge sull'alcool 5

II permesso federale di commercio al minuto non è necessario se, in ogni Cantone in cui le bevande distillate vengono fornite, è stata rilasciata la patente cantonale.

VI. Prescrizioni di controllo

Art. 42a 1 Chiunque esercita il commercio di bevande distillate deve: a. procedere di volta in volta alle iscrizioni richieste, conformemente alle prescrizioni della Regìa; b. dare agli agenti incaricati dell'esecuzione della presente legge libero accesso ai locali di vendita e ai magazzini, fornir loro le informazioni necessarie, mostrar loro le riserve e consentir loro di esaminare i libri di commercio e i documenti giustificativi.

2 Le iscrizioni del titolare di una licenza per il commercio in grosso o di un permesso federale di commercio al minuto devono indicare le entrate, le uscite e le riserve di bevande distillate secondo la sorte, la provenienza, la quantità e il tenore alcolico, come pure i nomi dei fornitori e degli acquirenti.

3 Le iscrizioni del titolare di una patente cantonale per il commercio al minuto devono indicare le entrate di bevande distillate secondo la sorte, la provenienza, la quantità e il tenore alcolico, come pure i nomi dei fornitori.

4 Per le ditte che posseggono sia una licenza per il commercio in grosso sia una patente per il commercio al minuto la Regìa può, tenuto conto dei bisogni del controllo, adattare alla struttura particolare dell'azienda le esigenze relative alle iscrizioni.

5 II Consiglio federale può, in caso di modificazione delle circostanze, emanare prescrizioni complementari per il controllo del commercio.

Art. 42b 1

VII. Limitazione della pubblicità

La pubblicità per le bevande distillate, sia fatta con la parola, l'immagine o il suono, non deve contenere indicazioni o rappresentazioni tendenziose, segnatamente quelle che conferiscono un' attrattiva particolare al prodotto o al suo consumo oppure li associano a valori ideali.

2 Le indicazioni di prezzo sono ammesse soltanto sulla mercé, nei e sui locali di vendita, come pure sui listini consegnati alla clientela nel negozio o indirizzatile a domicilio. Sono vietati i confronti di prezzi, l'offerta di bevande distillate a prezzi che non coprono i costi e la promessa di aggiunte o di altre convenienze.

109

Legge sull'alcool 3

La pubblicità per le bevande distillate è vietata : a. alla radio e alla televisione; b. in e su edifici destinati ad usi pubblici, come pure nella loro area; e. in e su mezzi pubblici di trasporto; d. sui campi sportivi e in occasione di manifestazioni sportive; e. in occasione di manifestazioni cui partecipa soprattutto la gioventù o che sono organizzate precipuamente per essa; f. nelle aziende che vendono medicinali o la cui attività consiste essenzialmente nel salvaguardare la salute; g. sugli imballaggi e sugli oggetti d'uso che non contengono bevande distillate o non hanno nessuna connessione con esse.

4 È vietato organizzare concorsi che servono da pubblicità alle bevande distillate, ne presuppongono l'acquisto o ne prevedono la distribuzione a titolo di premi.

vili, coordinamento

Art. 43 La Regìa promuove il coordinamento fra i Cantoni nella trattazione dei problemi del commercio al minuto.

n. Proventi fe^raïfdT1 commercio a mmu o

I proventi delle tasse annuali per i permessi federali di commercio al minuto sono ripartiti fra i Cantoni. La ripartizione si fa secondo il modo previsto per la parte spettante ai Cantoni dei proventi netti dell'imposta sulle bevande distillate.

v. inosserprescrizioni concernenti il commercio e la pubblicità

1

Art. 46

Art. 57

Chiunque, intenzionalmente o per negligenza, a - senza la necessaria autorizzazione federale o in qualsiasi alj. ro modo contrario alle prescrizioni, esercita il commercio m grosso o, oltre i confini cantonali, il commercio al minuto ; b. disattende le prescrizioni di controllo, è punito con la multa fino a 5 000 franchi. Le infrazioni di poca entità possono formare oggetto di ammonimento e le spese possono essere addossate al contravventore.

2

Chiunque, intenzionalmente o per negligenza, a. contravviene alle prescrizioni concernenti la limitazione della pubblicità ; b. disattende, nel commercio al minuto, i divieti di commercio previsti dall'articolo 41, è punito con la multa fino a 10 000 franchi.

110

Legge sull'alcool 3

L'emanazione di disposizioni penali per infrazioni ai disposti dell'articolo 41 a capoversi 1 e 2, come anche il procedimento e il giudizio per siffatte infrazioni e per le violazioni, nel commercio al minuto cantonale, dei divieti di commercio previsti dall' articolo 41 incombono ai Cantoni.

Art. 59 cpv. 2 2

Riservato l'articolo 57 capoverso 3, la Regìa è l'autorità amministrativa incaricata del procedimento e del giudizio; in tale riguardo, essa agisce come servizio dell'amministrazione federale.

II 1 2

La presente legge sottosta al referendum facoltativo.

II Consiglio federale ne determina l'entrata in vigore.

Ili

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Messaggio concernente la modificazione della legge federale sull'alcool dell'11 dicembre 1978

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1979

Année Anno Band

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03

Cahier Numero Geschäftsnummer

78.077

Numéro d'affaire Numero dell'oggetto Datum

23.01.1979

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53-111

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