16.008 Rapporto sulla politica economica esterna 2015 e Messaggi concernenti accordi economici internazionali e Rapporto concernente le misure tariffali adottate nel 2015 del 13 gennaio 2016

Onorevoli presidenti e consiglieri, visto l'articolo 10 della legge federale del 25 giugno 1982 sulle misure economiche esterne (RS 946.201; «legge»), vi sottoponiamo il presente rapporto e i suoi allegati (n. 10.1.1­10.1.3), di cui vi invitiamo a prendere atto (art. 10 cpv. 1 della legge).

Nel contempo, fondandoci sull'articolo 10 capoverso 3 della legge, vi sottoponiamo due messaggi e disegni di decreti federali concernenti l'approvazione di accordi economici internazionali. Vi proponiamo di approvare: ­

il Protocollo del 20 maggio 2015 che modifica l'Accordo di libero scambio del 17 dicembre 2009 tra gli Stati dell'AELS e la Repubblica di Serbia (n. 10.2.1);

­

il Protocollo del 18 settembre 2015 che modifica l'Accordo di libero scambio del 17 dicembre 2009 tra gli Stati dell'AELS e la Repubblica di Albania (n. 10.2.1);

­

il Protocollo del 22 giugno 2015 di adesione del Guatemala all'Accordo di libero scambio del 24 giugno 2013 tra gli Stati dell'AELS e gli Stati dell'America centrale (concluso con Costa Rica e Panama) (n. 10.2.2).

Inoltre, in applicazione dell'articolo 10 capoverso 4 della legge e fondandoci sull'articolo 13 capoversi 1 e 2 della legge del 9 ottobre 1986 sulla tariffa delle dogane (RS 632.10), sull'articolo 6a della legge federale del 13 dicembre 1974 sull'importazione e l'esportazione dei prodotti agricoli trasformati (RS 632.111.72) e sull'articolo 4 capoverso 2 della legge del 9 ottobre 1981 sulle preferenze tariffali (RS 632.91), vi sottoponiamo il rapporto e il disegno di decreto federale concernente le misure tariffali (n. 10.3), proponendovi di approvare le misure ivi enumerate.

2015-2172

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Gradite, onorevoli presidenti e consiglieri, l'espressione della nostra alta considerazione.

13 gennaio 2016

In nome del Consiglio federale svizzero: Il presidente della Confederazione, Johann N. Schneider-Ammann Il cancelliere della Confederazione, Walter Thurnherr

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Compendio Obiettivi del Consiglio federale per il 2015 Nell'anno in esame il Consiglio federale si è adoperato per rafforzare la piazza economica svizzera e il suo posizionamento a livello regionale e mondiale (v. Obiettivi 1 e 2 del Consiglio federale 2015), e si è occupato intensamente delle ripercussioni legate all'apprezzamento del franco svizzero e del futuro assetto delle relazioni tra la Svizzera e l'Unione europea (UE).

I rapporti con l'UE sono stati caratterizzati dalle iniziative per preservare la via bilaterale e dai lavori per attuare le nuove disposizioni costituzionali sull'immigrazione. Nell'anno in esame è stata firmata una modifica dell'accordo del 2004 sulla fiscalità del risparmio, in virtù della quale dal 2018 la Svizzera e gli Stati membri dell'UE intendono scambiarsi i dati bancari secondo lo standard mondiale dell'OCSE (scambio automatico di informazioni).

Il Consiglio federale si è impegnato nell'OMC per un'ulteriore liberalizzazione del commercio mondiale. In parallelo, la Svizzera ha ampliato la propria rete di accordi di libero scambio (ALS). In materia di cooperazione allo sviluppo il Consiglio federale ha contribuito, anche nella CNUCES, a configurare l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile che nell'anno in esame è stata approvata in occasione del vertice delle Nazioni Unite.

Il presente rapporto fornisce una panoramica di questi dossier e altre importanti tematiche relative alla politica economica esterna della Svizzera.

Nel suo rapporto di gestione annuale il Consiglio federale riferirà in modo approfondito sullo stato dei lavori in relazione ai suoi obiettivi per il 2015. Stando a una valutazione provvisoria dei risultati della politica economica esterna nell'anno in esame, gli obiettivi di politica economica esterna sono stati raggiunti.

Il contesto economico Nell'anno in rassegna la crescita dell'economia mondiale ha vissuto una dinamica moderata, segnata da tendenze contrapposte tra i Paesi industrializzati e quelli emergenti. La Cina sta vivendo una svolta profonda, il suo tessuto economico che ieri poggiava sull'industria e sull'esportazione ora punta maggiormente sui servizi ed è più sensibile alla domanda interna. Il Brasile e la Russia, altri due importanti Paesi emergenti già caratterizzati da debolezze strutturali e tensioni politiche, sono entrati in recessione a causa dei bassi prezzi del greggio e delle materie prime.

I Paesi industrializzati, dal canto loro, hanno contribuito alla crescente stabilità della congiuntura mondiale. Negli Stati Uniti la ripresa degli ultimi anni si è consolidata. Anche nell'UE, principale partner economico della Svizzera, la congiuntura si è lentamente risollevata, sorretta dal basso livello dei prezzi dell'energia, dalla politica monetaria espansiva della Banca centrale europea e dall'euro relativamente debole. Permangono, tuttavia, disparità tra alcuni Paesi europei. L'economia

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spagnola è cresciuta abbastanza in fretta, mentre quelle francese e italiana sono tornate in pista più esitanti. Quest'estate è stato scongiurato l'elevato rischio di insolvenza per lo Stato greco, ma i problemi strutturali del Paese sono tuttora irrisolti e rappresentano un rischio latente.

Oltre alla congiuntura internazionale, la prima preoccupazione della Svizzera nell'anno in esame è stata l'andamento dei tassi di cambio. A metà gennaio la Banca nazionale svizzera ha abbandonato la soglia minima tra il franco svizzero e l'euro, dopodiché le prospettive congiunturali si sono tangibilmente rabbuiate. Nei primi tre trimestri del 2015 la crescita economica ha praticamente marciato sul posto, mentre nel 2014 era stata di poco inferiore al 2 per cento. Il franco forte ha tendenzialmente colpito di più i settori molto sensibili alle fluttuazioni valutarie e quelli orientati all'esportazione, ma i rami economici attivi sul mercato interno hanno contribuito a una certa stabilità della congiuntura. Sull'arco dell'anno, il tasso di disoccupazione è aumentato moderatamente.

Gli sviluppi dell'economia internazionale lasciano presagire considerevoli rischi congiunturali per la Svizzera. Se l'indebolimento della crescita dovesse confermarsi nelle importanti economie emergenti e se i Paesi industrializzati, in particolare quelli dell'eurozona, dovessero nuovamente precipitare in una spirale discendente, i contraccolpi per l'economia svizzera sarebbero pesanti. Un'altra fonte di insicurezza che a medio termine potrebbe frenare gli investimenti e la crescita economica è il futuro e tuttora incerto assetto delle relazioni tra la Svizzera e l'UE.

Rapporto sulla politica economica esterna 2015 Capitolo introduttivo (n. 1) Nel capitolo introduttivo il Consiglio federale si sofferma sui fattori che incidono maggiormente sull'attrattiva e sulla competitività internazionale della piazza economica svizzera. La politica economica si appresta ad affrontare grandi problematiche: da un lato i continui cambiamenti strutturali, l'internazionalizzazione dei processi produttivi, della ricerca e dell'educazione, dall'altro la conciliabilità delle questioni di politica interna con gli accordi internazionali che schiudono l'accesso ai mercati esteri. Il Consiglio federale vuole garantire agli attori economici svizzeri le migliori condizioni quadro per creare valore aggiunto e posti di lavoro e promuovere l'attività innovativa della Svizzera. A tale scopo servono infrastrutture efficienti, condizioni quadro convenienti a livello internazionale, in particolare un mercato del lavoro flessibile e l'accesso alla manodopera necessaria, procedure amministrative semplici e costi amministrativi ridotti al minimo. Serve, infine, ciò che tradizionalmente contraddistingue la Svizzera, ossia la stabilità del contesto politico e macroeconomico.

Cooperazione economica multilaterale (n. 2) Alla decima Conferenza ministeriale dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) svoltasi a Nairobi in dicembre i ministri hanno approvato l'estensione

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dell'Accordo sulle tecnologie dell'informazione (ITA II). Nel settore agricolo, inoltre, i membri dell'OMC hanno deciso di abolire i sussidi all'esportazione (n. 2.1).

Nell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) la Svizzera ha partecipato attivamente agli sviluppi in ambito fiscale (n. 2.2). Il Forum globale sulla trasparenza e sullo scambio di informazioni in questioni fiscali ha ritenuto che il quadro normativo istituito dalla Svizzera per lo scambio di informazioni su richiesta sia soddisfacente e ha avviato la verifica per valutare il rispetto dello standard OCSE nella pratica. Per quanto riguarda l'imposizione delle imprese, la Svizzera ha partecipato attivamente alle iniziative dell'OCSE e del G20 contro l'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili (BEPS). Nel messaggio del 5 giugno il Consiglio federale ha spiegato come intende attuare i risultati dei lavori OCSE nel quadro della riforma dell'imposizione delle imprese (RI imprese III). La Svizzera ha sostenuto la politica di apertura dell'OCSE verso i partner chiave ­ Brasile, Cina, India, Indonesia e Sudafrica ­ al fine di incentivare ulteriormente lo scambio di buone prassi con le autorità di questi Paesi. Durante i lavori del G20 la Svizzera ha illustrato ai membri le proprie posizioni su temi prioritari per il Paese (p. es. BEPS, ristrutturazione dell'indebitamento statale, finanziamento delle infrastrutture e lotta alla frode).

Un tema importante dell'anno in esame è stata l'Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile, approvata durante il vertice delle Nazioni Unite (n. 2.3). In collaborazione con l'Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (ONUSI) la Svizzera ha partecipato alla promozione di forme industriali e produttive sostenibili e rispettose del clima (n. 2.4).

Nell'Organizzazione internazionale del lavoro la Svizzera ha contribuito in particolare a risolvere la crisi del sistema di controllo delle norme dell'OIL (n. 2.5).

Durante la Conferenza generale dell'OIL ha fornito contributi sostanziali per la transizione dall'economia informale all'economia formale e per la promozione di strumenti efficaci che sostengano le PMI nella creazione di posti di lavoro dignitosi e produttivi.

Integrazione economica europea (n. 3) Nell'anno in esame i lavori per attuare le nuove norme costituzionali sull'immigrazione sono stati al centro della politica europea del Consiglio federale, che ha vagliato le possibili conseguenze di un ALS di ampia portata in alternativa agli accordi bilaterali tra la Svizzera e l'UE. Il rapporto del Consiglio federale dimostra che le condizioni di accesso al mercato attraverso un ALS sarebbero di gran lunga meno convenienti rispetto a quanto raggiunto finora con gli accordi bilaterali e la Svizzera, in contropartita, non guadagnerebbe una maggiore autonomia normativa.

Il Consiglio federale, inoltre, ha preso conoscenza di due studi esterni che illustrano le conseguenze economiche di un abbandono dei Bilaterali I. Oltre a un ulteriore e netto indebolimento della crescita economica svizzera, il venir meno della certezza del diritto provocherebbe altre ripercussioni negative. Secondo gli studi, la fine dei Bilaterali I pregiudicherebbe pesantemente l'attrattiva della piazza economica svizzera (n. 1) e nemmeno un accordo di libero scambio, per quanto di ampia portata, riuscirebbe a preservare gli interessi dell'economia svizzera. Questi riscontri

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rinsaldano la determinazione del Consiglio federale a garantire anche in futuro la via bilaterale come base delle relazioni con l'UE. Nell'anno in esame, tuttavia, i negoziati settoriali non hanno fatto registrare progressi.

Accordi di libero scambio con Paesi non membri dell'UE o dell'AELS (n. 4) Nell'ambito della sua politica di crescita a lungo termine (n. 1), nonché alla luce delle incertezze che aleggiano sulle prospettive congiunturali nell'eurozona (n. 3), anche nel 2015 il Consiglio federale ha attribuito grande importanza alla stipula di nuovi ALS. Nell'anno in rassegna è entrato in vigore l'ALS con la Bosnia ed Erzegovina ed è stato firmato il protocollo di adesione del Guatemala all'ALS tra gli Stati dell'AELS e gli Stati dell'America centrale (n. 10.2.2). Oltre a ciò sono state introdotte nuove disposizioni sul commercio e sullo sviluppo sostenibile negli ALS esistenti tra gli Stati dell'AELS e l'Albania e la Serbia (n. 10.2.1). Sempre nell'anno in esame si sono incontrati i Comitati misti istituiti in virtù degli ALS con la Cina, con il Consiglio di cooperazione del Golfo (Gulf Cooperation Council, CCG), con l'Autorità palestinese/OLP, la Serbia e l'Unione doganale dell'Africa australe (Southern African Custom Union, SACU). Le trattative dell'AELS a proposito degli ALS con la Malaysia e il Vietnam sono proseguite, così come i negoziati con la Turchia per perfezionare l'ALS del 1992. Il Consiglio federale si è adoperato per migliorare i presupposti per concludere i negoziati con l'India e con l'Indonesia.

L'AELS ha intavolato negoziati con la Georgia e con le Filippine. Gli Stati dell'AELS e l'Ecuador hanno firmato una dichiarazione di collaborazione allo scopo di avviare nel 2016 i negoziati per un ALS. Tra gli Stati dell'AELS e il Mercosur è stato avviato un dialogo esplorativo. Gli Stati dell'AELS, infine, hanno proseguito il dialogo commerciale con gli Stati Uniti.

Politiche settoriali (n. 5) Nel settore della politica in materia doganale e di origine delle merci, il Consiglio federale ha continuato a impegnarsi per gestire le procedure doganali in modo compatibile con le esigenze dell'economia e per semplificare le regole in materia di origine delle merci nella zona paneuromediterranea. In vista dell'abolizione dei sussidi all'esportazione nell'OMC (n. 2.1) sono stati avviati i lavori per sostituire mediante misure conformi all'OMC i contributi all'esportazione per i prodotti agricoli trasformati (n. 5.1). La Svizzera ha proseguito l'eliminazione degli ostacoli tecnici al commercio con l'UE e la Cina e si è impegnata, nell'OMC, a favore di prescrizioni tecniche che pongano meno ostacoli agli scambi commerciali (n. 5.2). Nel settore dei servizi, la Svizzera ha proseguito i negoziati in vista di un accordo plurilaterale sull'ulteriore liberalizzazione degli scambi di servizi (n. 5.3). Allo scopo di facilitare la partecipazione dei Paesi meno avanzati al commercio internazionale dei servizi, la Svizzera, come altri membri dell'OMC, ha notificato miglioramenti in materia di accesso al mercato e di trattamento nazionale per questi Paesi. In un documento programmatico sulla responsabilità sociale d'impresa (RSI) il Consiglio federale ha comunicato i suoi obiettivi e le sue aspettative ed esaminato, in vista di futuri negoziati, la prassi in materia di accordi bilaterali di protezione degli investimenti (n. 5.4). Per quanto riguarda il commercio di materie prime il Consiglio federale ha preso conoscenza dei progressi conseguiti in materia di trasparenza, di responsabi-

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lità delle imprese e dello Stato e di politica di sviluppo (n. 5.5.2). Contestualmente al nuovo accordo internazionale per il clima, approvato durante la Conferenza di Parigi sul clima, la Svizzera è stata il primo Paese a comunicare il proprio obiettivo di riduzione dei gas serra (n. 5.5.3). In seguito alla revisione dell'Accordo plurilaterale dell'OMC sugli appalti pubblici sono proseguiti i lavori di armonizzazione della legislazione sugli appalti pubblici a livello federale e cantonale (n. 5.7). Il Consiglio federale, inoltre, si è impegnato a livello internazionale per tutelare meglio le indicazioni geografiche e la proprietà intellettuale (n. 5.8).

Cooperazione economica allo sviluppo (n. 6) L'attuazione del messaggio concernente la cooperazione internazionale 2013­2016 è stata portata avanti. Come in generale per la politica economica esterna (n. 5.5.1), il Consiglio federale ha attribuito grande importanza alla coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile, sia in Svizzera che a livello internazionale. Al riguardo, l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile (n. 6.1.1) avrà un ruolo importante. Nella Banca mondiale la Svizzera si è impegnata a favore di nuove regole per le procedure di appalto e di standard ambientali e sociali che la Banca deve rispettare per la concessione di crediti. La Svizzera ha partecipato in maniera importante alla fondazione della Banca asiatica d'investimento per le infrastrutture e all'attuazione del Fondo verde per il clima. Inoltre, nei Paesi in sviluppo ha valorizzato le proprie conoscenze su tematiche come le catene del valore sostenibili orientate all'esportazione, la biodiversità, il gettito fiscale, i sistemi delle finanze pubbliche e la promozione del settore privato. Nell'anno in esame, infine, la Svizzera, si è concentrata anche su altri settori della politica dello sviluppo come la gestione dei rifiuti.

Relazioni economiche bilaterali (n. 7) Dall'inizio del 21° secolo i Paesi del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) sono considerati i futuri motori dell'economia regionale e globale. Negli ultimi anni, tuttavia, lo sviluppo economico in questi Paesi ha seguito un andamento disomogeneo e non sempre all'altezza delle grandi aspettative riposte in essi. Considerata la crescente importanza che questi Paesi potrebbero avere a lungo termine, il Consiglio federale conferma la propria strategia di diversificazione delle relazioni economiche con un maggior coinvolgimento dei Paesi del BRICS e di altri mercati emergenti.

Misure di controllo delle esportazioni e di embargo (n. 8) Nell'anno in esame il Trattato sul commercio delle armi è entrato in vigore per la Svizzera. Ginevra è stata scelta come sede della segreteria permanente. L'accordo raggiunto con l'Iran nel quadro delle trattative sul nucleare è un passo fondamentale verso la futura abrogazione di buona parte delle sanzioni. Il Consiglio federale ha emanato nuove ordinanze sulle sanzioni nei confronti di Sudan del Sud e Burundi. Ha inoltre disciplinato l'intermediazione di beni per la sorveglianza di Internet e delle comunicazioni mobili al fine di arginare l'uso di alcuni di essi come strumenti di repressione.

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Promozione delle esportazioni e della piazza economica (n. 9) In seguito alla situazione creatasi con il tasso di cambio, la diversificazione geografica dei mercati esteri è diventata importante specialmente per le PMI esportatrici.

Di conseguenza, sono stati adeguati i servizi offerti nell'ambito della promozione nazionale delle esportazioni. Nell'ambito della promozione della piazza economica, le informazioni di base sui vantaggi della localizzazione in Svizzera sono state elaborate con misure mirate. Il Consiglio federale, inoltre, ha riveduto l'ordinanza del 25 ottobre 2006 concernente l'Assicurazione svizzera contro i rischi delle esportazioni (OARE) per tenere conto delle nuove esigenze degli esportatori.

Prospettive per l'anno prossimo Attraverso la politica economica esterna il Consiglio federale intende preservare e potenziare l'accesso al mercato che gli accordi internazionali garantiscono alla Svizzera. Il nostro Paese vanta una piazza economica eccellente e per tutelarne l'attrattiva il Consiglio federale continuerà ad adoperarsi in favore di condizioni quadro che mantengano in Svizzera processi competitivi di creazione del valore. A tale scopo porterà fino in fondo, ad esempio, le misure di sgravio amministrativo previste. Il Consiglio federale intende promuovere anche riforme di politica interna, che si tratti del settore agricolo o di quello socio-sanitario.

Nel 2016 il Consiglio federale proseguirà i colloqui con l'UE in merito alla futura configurazione dell'Accordo sulla libera circolazione e ai negoziati per un accordo istituzionale. Qualora non si riuscisse a giungere puntuali a un'intesa con l'UE, il Consiglio federale intende sottoporre al Parlamento, nei primi mesi del 2016, un messaggio per attuare le norme costituzionali sull'immigrazione mediante una clausola di salvaguardia unilaterale.

Per quanto riguarda l'OMC, la priorità consisterà nell'attuare le decisioni adottate a Nairobi dalla Conferenza ministeriale. Il Consiglio federale concorderà la fine dei contributi all'esportazione previsti dalla legge federale del 13 dicembre 1974 sull'importazione e l'esportazione dei prodotti agricoli trasformati, la cosiddetta «legge sul cioccolato», in stretta collaborazione con i settori direttamente interessati. In vista della ratifica da parte della Svizzera, proseguirà il recepimento nel diritto nazionale della versione riveduta dell'Accordo OMC sugli appalti pubblici. Il Consiglio federale intende sottoporre i rispettivi messaggi al Parlamento nell'estate 2016.

Nell'OCSE il Consiglio federale seguirà con particolare attenzione gli sviluppi in ambito fiscale. Nel quadro del FMI, nel 2016 la Svizzera assumerà la presidenza dell'Anti Money Laundering/Combating the Financing of Terrorism Topical Trust Fund. La Svizzera, infine, parteciperà al segmento finanziario del G20 che l'anno prossimo sarà presieduto dalla Cina.

Nel 2016 il Consiglio federale punterà ad ampliare ulteriormente la rete di ALS nel quadro dell'AELS (in particolare stipulando ALS con Georgia, Malaysia, Filippine e se possibile con il Vietnam). Tra gli obiettivi figurano anche la fine dei negoziati

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per perfezionare l'ALS con la Turchia e, possibilmente, l'avvio di trattative per modernizzare l'ALS con il Canada e il Messico. La Svizzera proseguirà il dialogo commerciale con gli Stati Uniti nel quadro dell'AELS. Non appena saranno quantificabili le possibili conseguenze sull'economia svizzera di un ALS di ampia portata tra l'UE e gli USA (TTIP), il Consiglio federale deciderà quali strategie adottare.

Nel 2016 la Svizzera intende intavolare le trattative con la Malaysia per rivedere l'accordo sulla protezione degli investimenti. Il Consiglio federale, inoltre, avvierà una serie di colloqui esplorativi riguardanti l'accordo sulla concorrenza Svizzera­ UE (2013) e nella prospettiva di stipulare altrettante convenzioni con i Paesi limitrofi. Il Consiglio federale si impegnerà presso l'Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale (OMPI) a favore di un accordo per proteggere le risorse genetiche e il sapere tradizionale ed esaminerà l'adesione all'Atto di Ginevra dell'Accordo di Lisbona sulla protezione delle denominazioni di origine e la loro registrazione internazionale.

Il Consiglio federale continuerà ad attribuire grande importanza alla coerenza tra i settori dell'economia, della socialità, dell'ambiente e dei diritti dell'uomo per rafforzare lo sviluppo sostenibile. Si tratta di concretizzare gli obiettivi dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e di prepararne l'attuazione. Il Consiglio federale, tra l'altro, imposterà proprio in base a questo quadro di riferimento il messaggio concernente la cooperazione internazionale per il periodo 2017­2020. In proposito, porrà l'accento sulla promozione di forme industriali e produttive rispettose delle risorse e del clima. La Svizzera continuerà ad impegnarsi a favore della competitività, della sostenibilità e del contenimento dei rischi che potrebbero derivare dall'elevata presenza in Svizzera di aziende attive nel settore delle materie prime.

L'attuazione dell'accordo sul clima di Parigi sarà concretizzata a partire dal 2016.

In tale contesto il Consiglio federale preparerà la revisione della legge sul CO2.

Le relazioni con i principali partner commerciali tradizionali, in particolare l'UE e gli Stati Uniti, rimangono fondamentali per l'economia svizzera. Il Consiglio federale, però, attribuisce una valenza altrettanto fondamentale ai Paesi del BRICS e ad altri importanti Paesi emergenti. Le relazioni commerciali con l'Iran, per esempio, potrebbero acquisire maggior peso non appena sarà scomparsa gran parte delle sanzioni internazionali a seguito dell'attuazione dell'accordo sul nucleare.

Alla luce dell'attuale contesto congiunturale, la domanda di servizi erogati dalla Promozione delle esportazioni e dall'Assicurazione svizzera contro i rischi delle esportazioni rimarrà sostenuta anche nel 2016. Grazie alle nuove basi legali di cui si è dotata, l'Assicurazione svizzera contro i rischi delle esportazioni (ASRE) potrà affiancare ancora meglio gli esportatori alle prese con la concorrenza internazionale. La promozione della piazza economica, dal canto suo, nel 2016 punterà maggiormente sui settori innovativi e ad alto valore aggiunto.

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Indice Compendio

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Elenco delle abbreviazioni

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Piazza economica svizzera: fattori di localizzazione 1.1 Sfide per la piazza economica svizzera 1.2 Fattori centrali di localizzazione 1.2.1 Infrastrutture 1.2.2 Educazione, ricerca e innovazione 1.2.3 Mercato del lavoro 1.2.4 Accesso ai mercati esteri 1.2.5 Densità normativa 1.2.6 Stabilità del contesto 1.3 Diversificazione dell'economia 1.4 Promozione della piazza economica 1.5 Conclusioni

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OMC e altre cooperazioni economiche multilaterali 2.1 Organizzazione mondiale del commercio (OMC) 2.1.1 Organizzazione mondiale del commercio (OMC) 2.1.2 La decima Conferenza ministeriale 2.1.3 Negoziati plurilaterali finalizzati all'ulteriore liberalizzazione del commercio 2.2 Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) 2.2.1 Questioni fiscali 2.2.2 Politica di apertura dell'OCSE 2.2.3 Peer Review e incontri ad alto livello 2.3 Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo (CNUCES) 2.4 Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (ONUSI) 2.5 Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) 2.6 Il Gruppo dei 20 (G20) 2.6.1 Il G20 sotto la presidenza turca 2.6.2 Bilancio del posizionamento della Svizzera nei confronti del G20

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Integrazione economica europea 3.1 Le sfide economiche nell'UE e il loro impatto sulla Svizzera 3.2 Relazioni commerciali con l'UE 3.3 Confronto tra un accordo di libero scambio globale e gli accordi bilaterali con l'UE

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3.4 3.5 3.6 3.7 4

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Studi sull'abbandono dei Bilaterali I Attuazione delle nuove disposizioni costituzionali sull'immigrazione Questioni fiscali Contributo all'allargamento

Accordi di libero scambio con Stati terzi non membri dell'UE o dell'AELS 4.1 Attività della Svizzera 4.1.1 Negoziati in corso 4.1.2 Accordi di libero scambio esistenti 4.1.3 Colloqui esplorativi e altri contatti dell'AELS 4.2 Negoziati tra USA e UE per un partenariato transatlantico sul commercio e gli investimenti 4.2.1 Possibili ripercussioni sulla Svizzera 4.2.2 Misure e opzioni operative Politiche settoriali 5.1 Circolazione delle merci industria/agricoltura 5.1.1 Andamento del commercio esterno 5.1.2 Politica in materia doganale e di origine delle merci 5.1.3 Prodotti agricoli trasformati 5.2 Ostacoli tecnici al commercio 5.2.1 Abolizione degli ostacoli tecnici al commercio 5.2.2 Abolizione degli ostacoli tecnici al commercio a livello multilaterale 5.3 Servizi 5.4 Investimenti e imprese multinazionali 5.4.1 Investimenti 5.4.2 Lotta alla corruzione 5.4.3 Responsabilità sociale delle imprese 5.5 Sostenibilità, materie prime, politica climatica ed energetica 5.5.1 Promozione e attuazione dell'obiettivo dello sviluppo sostenibile nell'ambito della politica economica esterna 5.5.2 Materie prime 5.5.3 Clima ed energia 5.6 Diritto della concorrenza 5.7 Appalti pubblici 5.8 Protezione della proprietà intellettuale 5.8.1 Protezione della proprietà intellettuale nelle organizzazioni internazionali 5.8.2 Protezione della proprietà intellettuale a livello bilaterale 5.8.3 Modernizzazione del diritto d'autore

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Cooperazione economica allo sviluppo 6.1 Sviluppi e dibattiti internazionali 6.1.1 Agenda 2030 e finanziamento dello sviluppo sostenibile 6.1.2 Coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile 6.2 Cooperazione multilaterale 6.2.1 Gruppo della Banca mondiale 6.2.2 Banche regionali di sviluppo 6.2.3 Banca asiatica d'investimento per le infrastrutture 6.2.4 Fondo verde per il clima 6.3 Accesso ai finanziamenti 6.3.1 Importanza e opportunità 6.3.2 Finanza agricola 6.3.3 Accesso delle imprenditrici ai finanziamenti 6.4 Biodiversità per uno sviluppo sostenibile 6.5 Gestione dei rifiuti 6.5.1 Contesto e sfide 6.5.2 Esempio di progetto per la gestione dei rifiuti

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Relazioni economiche bilaterali 7.1 Rilevanza dei Paesi del BRICS quali fattori economici regionali 7.2 Europa 7.3 America latina 7.4 Asia 7.5 Africa 7.6 Principali missioni economiche e altri incontri di lavoro bilaterali

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8

Misure di controllo delle esportazioni e di embargo 8.1 Politica e misure di controllo delle esportazioni 8.1.1 Sviluppi internazionali e attuazione 8.1.2 Misure sul piano nazionale 8.2 Misure di embargo 8.2.1 Importanza crescente delle sanzioni 8.2.2 Misure di embargo dell'ONU e dei principali partner commerciali della Svizzera 8.2.3 Misure contro i «diamanti insanguinati»

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Promozione della piazza economica 9.1 Promozione delle esportazioni e assicurazione contro i rischi delle esportazioni 9.1.1 Promozione delle esportazioni 9.1.2 Assicurazione svizzera contro i rischi delle esportazioni 9.1.3 Sviluppi internazionali 9.2 Promozione della piazza economica

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9.3

Turismo 9.3.1 Comitato per il turismo dell'OCSE 9.3.2 Organizzazione mondiale del turismo (OMT)

10 Allegati 10.1 Allegati 10.1.1­10.1.3 10.1.1 Impegno finanziario della Svizzera nel 2015 nei confronti delle banche multilaterali di sviluppo 10.1.2 Autorizzazioni per ispezioni pre-imbarco per conto di Stati esteri 10.1.3 Dati chiave sulle esportazioni soggette alla legge sul controllo dei beni a duplice impiego 10.2 Allegati 10.2.1­10.2.2 10.2.1

10.2.2

10.3 10.3

Messaggio relativo all'approvazione dei protocolli che modificano gli accordi di libero scambio tra gli Stati dell'AELS e la Serbia e tra gli Stati dell'AELS e l'Albania Decreto federale che approva i protocolli che modificano gli accordi di libero scambio tra gli Stati dell'AELS e la Serbia e tra gli Stati dell'AELS e l'Albania (Disegno) Protocollo che modifica l'Accordo di libero scambio tra gli Stati dell'AELS e la Repubblica di Serbia Protocollo che modifica l'Accordo di libero scambio tra gli Stati dell'AELS e la Repubblica di Albania Messaggio concernente l'approvazione del protocollo di adesione del Guatemala all'Accordo di libero scambio tra gli Stati dell'AELS e gli Stati dell'America centrale (concluso con il Costa Rica e il Panama) Decreto federale che approva il Protocollo di adesione del Guatemala all'accordo di libero scambio tra gli Stati dell'AELS e gli Stati dell'America centrale (concluso con il Costa Rica e il Panama) (Disegno) Protocollo di adesione della Repubblica del Guatemala all'Accordo di libero scambio tra gli Stati dell'AELS e gli Stati dell'America centrale Allegato Rapporto concernente le misure tariffali prese nel 2015 Decreto federale che approva le misure tariffali (Disegno)

792 793 794 795 795 796 798 800 801

803 813 815 825

835

871 873 881 883 895

685

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Elenco delle abbreviazioni AAP AELS ALC

ALS APPI ASEAN CSI DEFR FMI G20

GATS OCSE OIL OMC OMPI OMT ONU ONUSI PIL PMI SECO SEE TISA TPP TTIP UNCTAD

686

Accordo del 15 aprile 1994 sugli appalti pubblici (RS 0.632.231.422) Associazione europea di libero scambio Accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (RS 0.142.112.681) Accordo di libero scambio Accordo di promozione e protezione reciproca degli investimenti Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico Comunità di Stati indipendenti Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca Fondo monetario internazionale Gruppo dei 20 (Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, Giappone, India, Indonesia, Italia, Messico, Regno Unito, Repubblica di Corea, Russia, Stati Uniti, Sudafrica, Turchia, Unione europea) Accordo generale del 15 aprile 1994 sugli scambi di servizi (RS 0.632.20 Allegato 1 B) Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico Organizzazione internazionale del lavoro Organizzazione mondiale del commercio Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale Organizzazione mondiale del turismo Organizzazione delle Nazioni Unite Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale Prodotto interno lordo Piccole e medie imprese Segreteria di Stato dell'economia Spazio economico europeo Accordo sul commercio di servizi Accordo di partenariato transpacifico Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo

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Rapporto 1

Piazza economica svizzera: fattori di localizzazione La Svizzera si contraddistingue per l'elevata qualità della sua piazza economica. È quindi piazza interessante, in grado di attrarre molte attività imprenditoriali. Questa varietà fa sì che l'economia svizzera sia più resistente alle crisi e consente di impiegare lavoratori di tutti i livelli di qualifica. La qualità della piazza economica è il risultato di diversi fattori, la cui particolare combinazione sul nostro territorio rende l'economia svizzera estremamente competitiva, condizione essenziale per lo sviluppo di un'economia aperta con un mercato interno di dimensioni limitate. In un simile contesto la politica economica deve far fronte a continui cambiamenti strutturali e a sviluppi internazionali importanti. Qui di seguito saranno illustrati i fattori centrali e le problematiche legate ai vari ambiti: ­

infrastrutture,

­

educazione, ricerca e innovazione,

­

mercato del lavoro,

­

accesso a mercati esteri,

­

densità normativa,

­

stabilità del contesto politico e macroeconomico.

Nell'anno in esame, il Consiglio federale si è occupato intensamente dell'apprezzamento del franco svizzero nonché dell'attuazione delle nuove disposizioni costituzionali sull'immigrazione e delle risultanti incertezze in merito ai rapporti futuri tra la Svizzera e l'UE, il mercato di esportazione più importante per il nostro Paese. Si tratta di garantire agli attori economici svizzeri condizioni quadro ottimali e durature per lo sviluppo e l'innovazione. Tra queste condizioni rientrano un mercato del lavoro flessibile e la possibilità di assumere la manodopera specializzata richiesta, la riduzione delle formalità amministrative e dei costi dovuti a un'eccessiva burocrazia, un contesto politico e macroeconomico stabile e infrastrutture efficienti. Vanno inoltre avviate rapidamente le riforme di politica interna previste (p. es. in ambito agricolo, sociale e sanitario nonché in relazione all'indebitamento delle famiglie) per evitare un blocco delle riforme che si trasformerebbe in un freno alla crescita.

687

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1.1

Sfide per la piazza economica svizzera

Il 15 gennaio la Banca nazionale svizzera (BNS) ha abolito il tasso di cambio minimo di 1.20 franchi per un euro, applicato dal 6 settembre 2011 per proteggere l'economia svizzera e contrastare il rischio di deflazione dopo un periodo di forte apprezzamento incontrollato. Dopo l'abbandono del tasso minimo, il franco svizzero è di nuovo salito in maniera marcata frenando notevolmente la congiuntura svizzera fino quasi ad arrestare la crescita economica del Paese nella prima metà dell'anno. A risentirne di più sono stati i settori più sensibili ai tassi di cambio, soprattutto l'industria manifatturiera, che dipende dalle esportazioni e i suoi fornitori, il commercio all'ingrosso e il commercio al dettaglio nonché il settore alberghiero e della ristorazione, entrambi incentrati sul turismo.

Se da un lato gli effetti dell'abolizione del tasso minimo di cambio mostrano quanto un singolo fattore possa influire sull'attrattiva della piazza economica svizzera, dall'altro il fatto che il franco svizzero sia da anni esposto a una forte pressione al rialzo indica il netto vantaggio di questa piazza. L'elevata domanda di valuta svizzera è sintomo di una grande fiducia nella stabilità politica e macroeconomica del nostro Paese. Gli effetti dell'abolizione del tasso di cambio minimo mostrano inoltre il grado di interdipendenza tra economia svizzera ed eurozona. Il franco svizzero si è infatti rafforzato soprattutto nei confronti dell'euro; gli scambi commerciali con le regioni esterne all'eurozona (in particolare l'America del Nord) nell'anno in rassegna hanno avuto un andamento in gran parte positivo.

Molte imprese ritengono che il trasferimento dei processi di creazione del valore all'estero, dove i costi sono più bassi, sia un'opzione da prendere in considerazione nella lotta contro la persistente forza del franco1. L'attrattiva della piazza economica svizzera non è però dovuta a un solo fattore (p. es. la stabilità dei tassi di cambio), ma a una combinazione di vari fattori. La ricerca di una sede può per esempio partire dalla scelta del terreno o dell'edificio adatto dal punto di vista infrastrutturale (collegamento alla rete dei trasporti, alla rete di distribuzione dell'energia e alle reti di comunicazione, cfr. n. 1.2.1). Altri fattori importanti per la produzione e lo sviluppo di nuovi prodotti sono l'accesso alla manodopera adeguata (cfr. n. 1.2.2), quindi la flessibilità del mercato del lavoro (cfr. n. 1.2.3), e la vicinanza a poli di ricerca innovativi. Per quanto riguarda la vendita dei beni prodotti o dei servizi, i fattori che influiscono sulla scelta di una sede sono, al di là delle infrastrutture di trasporto, l'accesso a mercati di sbocco (esteri, cfr. n. 1.2.4) e la possibilità di ottenere sussidi statali. Le condizioni quadro giuridiche e amministrative sono determinanti per strutturare in maniera efficiente il processo di produzione e di vendita dei beni fabbricati o dei servizi (cfr. n. 1.2.5). Per un'impresa sono inoltre decisive le prospettive future, per esempio la certezza del diritto e la sicurezza degli investimenti, e quindi la stabilità del contesto in cui opera (cfr. n. 1.2.6). L'attrattiva di una regione dipende anche dalla struttura economica, ossia dall'insieme delle imprese presenti sul territorio e dalla loro vulnerabilità alle crisi (cfr. n. 1.3) e da eventuali misure di promozione statali della piazza economica (cfr. n. 1.4).

1

688

Cfr. p. es. il comunicato stampa di Swissmem del 26 marzo consultabile su: www.swissmem.ch > Medien > Medienmitteilungen.

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Qui di seguito saranno illustrati più in dettaglio i fattori che determinano la scelta di una sede da parte delle imprese: infrastrutture, formazione e ricerca, mercato del lavoro, accesso al mercato, densità normativa e stabilità del contesto (cfr. n. 1.2). Si analizzano in particolare le problematiche legate ai vari fattori e le loro ripercussioni sull'attrattiva della Svizzera come piazza economica.

1.2

Fattori centrali di localizzazione

1.2.1

Infrastrutture

Per produrre e fornire prestazioni in Svizzera, le imprese insediate nel nostro Paese o che hanno intenzione di insediarvisi hanno bisogno di infrastrutture affidabili. La presenza di buone infrastrutture di trasporto è una condizione essenziale per un'economia che produce; una fitta rete di trasporti è fondamentale per il trasporto di merci (su strada, rotaia o per via aerea) e per l'accesso alla manodopera. Altri importanti fattori di localizzazione sono l'accesso all'energia e alle tecnologie di informazione e di comunicazione. Reti ben funzionanti permettono di ridurre i costi delle transazioni per tutti i soggetti economici e di stabilire rapporti produttivi tra persone, merci, energia e informazioni su grandi distanze in maniera rapida e conveniente.

La Svizzera possiede una fitta rete di trasporti, un sistema di approvvigionamento energetico sicuro e molti servizi di comunicazione. La forte interconnessione dell'economia svizzera con quella di altri Stati (cfr. n. 1.2.4) e il peso crescente delle catene globali del valore (cfr. n. 1.3) fanno sì che sia sempre più importante per la piazza economica svizzera avere legami con l'estero, soprattutto con i Paesi confinanti. Sotto la spinta del mercato interno dell'UE, all'interno dello spazio europeo si stanno creando sempre più mercati unificati dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni, un processo che, ad esempio, è già piuttosto avanzato nel campo dell'aviazione2. Non essendo membro dell'UE, la Svizzera cerca di assicurarsi la propria partecipazione al mercato interno europeo in determinati ambiti per evitare che le sue imprese siano penalizzate e perdano competitività (p. es. nel traffico aereo e via terra). Dato che non è possibile prevedere gli effetti delle nuove disposizioni costituzionali riguardanti l'immigrazione (cfr. n. 1.2.3) sull'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC)3 e sugli Accordi bilaterali I connessi a questo accordo (e che riguardano anche il trasporto aereo e i trasporti terrestri), la posta in gioco per la politica economica svizzera consisterà nel mantenere il nostro Paese all'interno dei sistemi esistenti UE e consentirgli di partecipare ai nuovi mercati delle infrastrutture (p. es. il mercato dell'energia).

Le infrastrutture sono beni d'investimento costosi e destinati a durare che richiedono un finanziamento sicuro sul lungo periodo. Le reti infrastrutturali finanziate dal mercato (energia elettrica, gas, trasporto aereo, telecomunicazioni) disporranno in 2

3

Cfr. rapporto del Consiglio federale del 17 settembre 2010 «Il futuro delle reti infrastrutturali nazionali in Svizzera», consultabile su: www.uvek.admin.ch > Il DATEC > Strategia > Strategia delle infrastrutture federali.

RS 0.142.112.681

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futuro di sufficienti mezzi di investimento soltanto se garantiranno un rendimento appropriato ai proprietari, cosa che tra l'altro dipende dalle condizioni quadro e dalle normative che regolano questi mercati. Per quanto riguarda le reti finanziate dallo Stato (strada e ferrovia) gli aspetti problematici sono rappresentati in particolare dal futuro grado di copertura dei costi e dall'applicazione del principio di causalità («chi usa paga»). In questo ambito si tratterà di trovare un equilibrio tra uno sviluppo sostenibile a lungo termine delle infrastrutture e un carico fiscale moderato. Per sfruttare meglio le infrastrutture viarie e ferroviarie esistenti e ridurre il congestionamento del traffico nelle ore di punta, nell'anno in rassegna il Consiglio federale ha ad esempio effettuato un'indagine conoscitiva su un piano strategico riguardante il Mobility Pricing4.

In generale il Consiglio federale punta, oltre che sull'esame di modelli volti a sfruttare meglio le capacità di strade e ferrovia, a mantenere le infrastrutture esistenti. Le capacità disponibili dovranno essere sfruttate in modo ottimale grazie a una gestione operativa efficiente, all'impiego di nuove tecnologie e alla razionalizzazione della domanda in funzione delle esigenze del mercato. Se tali misure non dovessero bastare per prevenire problemi di capacità dannosi per il sistema, va prevista l'opzione di procedere ad ampliamenti mirati. Questi ultimi dovranno rispettare gli obiettivi della politica territoriale ed essere classificati secondo un ordine di priorità basato su un'analisi costi-benefici.

1.2.2

Educazione, ricerca e innovazione

La possibilità di attingere a un bacino di manodopera qualificata è fondamentale nella scelta della sede da parte di un'impresa e di conseguenza è altrettanto fondamentale assicurare buone possibilità di formazione di base e continua ai residenti.

Per rendere innovative e competitive le imprese svizzere ci vogliono sia laureati sia personale qualificato con una formazione professionale ed eventualmente un diploma professionale del livello terziario. Tutte queste figure danno un contributo fondamentale allo sviluppo di idee innovative e alla loro attuazione sul mercato.

In Svizzera, il sistema delle scuole universitarie e quello della formazione professionale formano gli specialisti necessari all'economia, e insieme alla ricerca svolta nel settore privato producono quell'innovazione che fornisce al mondo economico i necessari impulsi per una crescita sostenibile e duratura. Per mantenere e consolidare la posizione di successo raggiunta in molti ambiti a livello internazionale dal sistema educativo e dalla ricerca svizzeri, lo Stato e le imprese private fanno continui investimenti. Quasi il sei per cento del PIL svizzero è destinato ogni anno alla formazione e un altro tre per cento circa ad attività di ricerca e sviluppo (R&S).

4

690

La bozza del 27 maggio 2015 del «Piano strategico Mobility Pricing» è consultabile su: www.admin.ch > Diritto federale > Procedure di consultazione > Procedure di consultazione concluse > 2015 > DATEC.

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Sono soprattutto le imprese private a investire in questo ambito, spendendo ogni anno 12,8 miliardi di franchi (dati del 2012)5.

Un altro fattore importante per la piazza economica è la vicinanza a poli di ricerca innovativi e di successo. Con le università e i politecnici federali (PF), le scuole universitarie professionali (SUP) e le alte scuole pedagogiche, il panorama universitario svizzero si contraddistingue per un'offerta ampia e diversificata. Lo dimostrano, tra l'altro, varie classifiche internazionali in ambito universitario: le università e i politecnici di Zurigo e di Losanna hanno ottenuto piazzamenti buoni e perfino ottimi. La qualità della ricerca è legata anche alla presenza a Ginevra della più importante organizzazione mondiale in questo campo, l'Organizzazione europea per la ricerca nucleare (CERN).

Il livello terziario del sistema formativo svizzero comprende anche la formazione professionale superiore, che consente a un numero significativo di persone di conseguire una qualifica professionale superiore orientata alla pratica e in linea con le esigenze del mercato del lavoro. In questo modo rafforza indirettamente il sistema accademico orientato alla ricerca e contribuisce a fornire al mondo economico una mescolanza ottimale di lavoratori qualificati. Il compito principale delle scuole universitarie professionali è assicurare una formazione e un perfezionamento orientati alla pratica per lo svolgimento di complesse attività professionali in ambito economico, amministrativo, sociale e culturale. Visto il numero crescente di studenti, i progressi tecnologici e il costante mutamento delle esigenze del mondo del lavoro, le SUP lavorano continuamente per estendere la loro offerta e garantire l'elevata qualità di una formazione basata sulla ricerca e nel contempo rivolta alla pratica. Lo sviluppo delle qualifiche professionali a livello bachelor tenendo conto delle esigenze del mondo del lavoro permette ai diplomati di questi corsi di studio di partecipare attivamente all'innovazione e allo sviluppo dei campi professionali in cui operano.

Internazionalizzazione della ricerca e della formazione Nella ricerca crescono la specializzazione e il fabbisogno di risorse per la realizzazione di progetti speciali e infrastrutture. Il finanziamento di simili progetti richiede una maggiore cooperazione a livello internazionale. Per i ricercatori stranieri la Svizzera risulta interessante soprattutto per gli intensi rapporti internazionali delle sue istituzioni. La libera circolazione di idee e di persone, da sempre principio cardine della tradizione occidentale della ricerca, avviene oggi sempre più spesso nel quadro di accordi e trattati internazionali ed è per questo che la partecipazione della Svizzera all'attuale programma di ricerca dell'UE per il periodo 2014­2020 («Orizzonte 2020», cfr. n. 3.3) è di particolare importanza. La Svizzera parteciperà fino al 2016 a «Orizzonte 2020» come Stato parzialmente associato. Per partecipare anche dopo il 2016 e diventare Stato associato a pieno titolo dal 2017, è necessaria una soluzione di principio nell'ambito dell'ALC (cfr. n. 1.2.3 e n. 3). In caso contrario, le istituzioni pubbliche e private svizzere perderebbero non solo la possibilità di partecipare a molti bandi pubblicati nel quadro del programma di ricerca per ottene5

Cfr. Ufficio federale di statistica (UST), Science et technologie - Indicateurs, 2014, consultabile su: www.bfs.admin.ch >Thèmes > 15 Education, science > Science et technologie > Indicateurs Science et Technologie.

691

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re i finanziamenti dell'UE per i loro progetti, ma essendo meno attrattive, faticherebbero notevolmente ad acquisire o trattenere i ricercatori di talento.

La cooperazione transfrontaliera in materia di formazione mira ad approfondire le conoscenze sulla formazione e sui suoi effetti sistemici, sociali ed economici e a posizionare il sistema della formazione svizzero nel contesto internazionale. Le possibilità di scambio e di mobilità internazionale delle persone e delle organizzazioni devono essere promosse con i seguenti obiettivi: creare nuove prospettive, sviluppare e rafforzare le competenze chiave per aumentare l'occupabilità e la competitività. In tal senso, l'associazione al programma «Erasmus+» dell'UE rimane un obiettivo del Consiglio federale, che richiede però una soluzione di principio nell'ambito dell'ALC.

Fattori di localizzazione delle imprese che operano nella ricerca Nell'ambito della ricerca e dello sviluppo oltre due terzi degli investimenti in Svizzera sono di tipo privato, un fattore decisivo per la ricerca e l'innovazione. Mantenere gli investimenti dell'economia privata in questo ambito è pertanto particolarmente importante. Le imprese che investono nella ricerca e nello sviluppo devono poter fare affidamento su condizioni quadro favorevoli, tra cui la vicinanza di centri di ricerca di eccellenza con buoni contatti internazionali. Oltre a formare nuove leve altamente qualificate, bisogna assicurare il reclutamento di personale qualificato straniero (cfr. n. 1.2.3). Proprio in una situazione economica difficile come quella attuale (franco forte), le imprese ad alta intensità di ricerca che operano in Svizzera devono continuare a essere competitive (anche a breve termine). La maggiore pressione sui costi può portare a ridurre i budget di ricerca e di sviluppo delle imprese. A questo proposito vanno citate le misure speciali della Commissione per la tecnologia e l'innovazione (CTI) per le PMI esportatrici la cui attuazione è di competenza del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR). A causa della persistente forza del franco, è stato temporaneamente ridotto o abolito il contributo in contanti di almeno il dieci per cento che le imprese devono normalmente versare. I Politecnici di Zurigo e Losanna hanno inoltre lanciato un pacchetto di misure complementari che prevede, tra l'altro, l'uso gratuito delle loro infrastrutture di ricerca per i progetti innovativi realizzati insieme alle imprese private.

1.2.3

Mercato del lavoro

Oltre al livello formativo della manodopera locale, per le imprese sono importanti l'accesso al personale qualificato, la pace sociale e la regolamentazione del mercato del lavoro, tra cui ad esempio le condizioni di impiego, i costi del lavoro (compresi i relativi oneri sociali), la possibilità di impiego flessibile dei lavoratori, ma anche la salute, la sicurezza e la motivazione di questi ultimi. Riassumendo, dunque, i fattori che favoriscono l'insediamento delle imprese sono la pace sociale, la flessibilità del mercato del lavoro e le potenzialità delle persone attive.

La politica svizzera del lavoro mira a questo proposito a raggiungere una combinazione ottimale tra la protezione sociale della popolazione in età lavorativa e un'elevata flessibilità del mercato del lavoro; a tal fine le istituzioni e la regolamen692

FF 2016

tazione nel campo della politica del lavoro e della politica sociale devono ostacolare il meno possibile le forze del mercato, e anzi sfruttarne al meglio gli effetti positivi, ossia un elevato grado di occupazione e un basso tasso di disoccupazione. Flessibilità significa che le imprese possono adeguare tempestivamente le loro condizioni di lavoro e il loro organico ai cambiamenti della domanda. La possibilità di disporre di personale specializzato rappresenta un fattore di localizzazione centrale soprattutto per le imprese a forte valore aggiunto. Questa possibilità deve essere garantita da un lato mediante un sistema di ricerca, di formazione e di innovazione di elevata qualità e flessibile (cfr. n. 1.2.2) e dall'altro da adeguate possibilità di reclutamento di personale specializzato straniero.

Rispetto a molti altri Paesi, il mercato del lavoro svizzero si distingue per una partecipazione al mercato del lavoro superiore alla media, un tasso di disoccupazione basso, salari elevati e una ripartizione nel complesso equilibrata del reddito. Il mercato svizzero del lavoro ha quindi reagito bene alla crisi economica, ai continui cambiamenti strutturali e all'introduzione della libera circolazione delle persone.

Offre, infatti, lavoro a quasi tutti e quindi prospettive, e ciò garantisce anche l'integrazione sociale dei gruppi più svariati di persone alla ricerca di un impiego.

La Svizzera è tra i Paesi che meglio riescono a integrare nel mercato del lavoro le persone, anche quelle meno qualificate6.

Collaborazione con le parti sociali In Svizzera lo Stato di norma non interviene nelle contrattazioni salariali del settore privato. Le condizioni lavorative e i salari vengono generalmente negoziati dalle parti sociali.

Questo partenariato sociale garantisce da un lato condizioni lavorative e salariali che non limitano lo sviluppo economico delle imprese e dall'altro consentono ai lavoratori di prendere parte al successo economico del loro datore di lavoro. Un ruolo rilevante lo svolgono i contratti collettivi di lavoro (CCL) stipulati tra le parti sociali.

I CCL assicurano, infatti, che le condizioni negoziate tengano conto della realtà economica e corrispondano alle condizioni vigenti nel rispettivo settore e nella regione. I meccanismi collettivi di definizione dei salari hanno contribuito a garantire una ripartizione dei salari equilibrata. Più la struttura dei salari è equilibrata, minore è la necessità che lo Stato intervenga per assicurare una distribuzione socialmente accettata del reddito. È questo sistema ad assicurare un cauto intervento normativo statale sul mercato del lavoro. Nel corso del tempo le parti sociali hanno inoltre sviluppato modelli rodati di composizione dei conflitti che possono essere ad esempio impiegati quando un'impresa attraversa un periodo di crisi.

Il partenariato sociale, com'è praticato in Svizzera, spiega anche in buona parte perché siano rari i conflitti tra datori di lavoro e lavoratori che possono sfociare in scioperi e negli elevati costi per l'economia in generale che ne conseguono. La pace sociale e le condizioni quadro stabili risultanti sono un fattore di localizzazione 6

Cfr. p. es. i rapporti Indicateurs du marché du travail 2015, del 16 luglio 2015 (UST) (consultabile su: www.bfs.admin.ch > Temi > 03 Lavoro e reddito > Vista d'insieme > Novità sul tema) oppure 11e rapport de l'Observatoire sur la libre circulation des personnes entre la Suisse et l'UE, del 23 giugno 2015 (consultabile su: www.seco.admin.ch > Attualità > Comunicati stampa).

693

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considerevole. La pace sociale è inoltre garantita in via sussidiaria dallo Stato, ad esempio mediante le misure collaterali alla libera circolazione delle persone applicabili in caso di abusi o in ambiti in cui le parti sociali non sono organizzate.

Cambiamenti nella struttura economica Circa il cinquanta per cento dei lavoratori in Svizzera lavora in un settore o in un'impresa che rientra nel campo di applicazione di un CCL. Rispetto agli altri Paesi europei, il grado di copertura è piuttosto basso, ciononostante i CCL hanno un ruolo importante nella politica svizzera del lavoro. Tradizionalmente le organizzazioni sindacali operavano per lo più nell'industria, nell'artigianato, nell'amministrazione pubblica e nel settore delle infrastrutture. Nel settore delle prestazioni di servizio private i sindacati erano invece scarsamente rappresentati. Con la crescente terziarizzazione le parti sociali si sono trovate davanti a problematiche nuove. Negli ultimi venti anni i sindacati sono riusciti ad aumentare nettamente il loro numero di iscritti nel settore summenzionato, in particolare in quello della vendita al dettaglio e nel settore alberghiero, ed è stata quindi conclusa una serie di nuovi CCL nel terziario privato.

La progressiva digitalizzazione della società (cfr. n. 1.3), che in vari ambiti modifica le qualifiche richieste, crea sfide analoghe sul piano del partenariato sociale e della protezione dei lavoratori. In questo campo deve intervenire anche la politica della formazione, in modo che i futuri professionisti siano preparati a far fronte a questa nuova dimensione. Le persone che si trovano sul mercato del lavoro devono avere la possibilità di adeguare le loro qualifiche alle nuove esigenze possibilmente in maniera autonoma, attraverso la formazione continua o la riqualificazione (cfr. n. 1.2.2).

La digitalizzazione modifica anche il modo in cui vengono svolte determinate attività (p. es. attraverso l'informatica e la messa in rete delle postazioni di lavoro di un ufficio), può cambiare la struttura di un intero settore e permette di creare nuovi modelli aziendali. Attualmente, ad esempio, si stanno rapidamente diffondendo piattaforme di intermediazione di ogni tipo, con un notevole grado di penetrazione del mercato e di notorietà soprattutto nel settore del trasporto di persone. Esistono servizi del genere anche per il personale addetto alle pulizie e per gli artigiani e vengono offerti on line anche servizi per le imprese, i consulenti legali e i medici; su alcune piattaforme è perfino possibile assegnare incarichi a una comunità di lavoratori indipendenti e spesso sono proprio i lavoratori indipendenti a proporre questo genere di servizi. Poiché però gli indipendenti in genere non sottostanno al diritto del lavoro e quindi non sono organizzati in sindacati e non hanno nessun obbligo a investire nella previdenza, sorgono altre questioni da risolvere. Non solo la politica, anche le parti sociali devono seguire con attenzione gli sviluppi di questo ambito e prendere contatti con le organizzazioni del settore per evitare inutili regolamentazioni che potrebbero ostacolare l'innovazione.

Accesso a personale qualificato straniero Un ulteriore importante fattore di localizzazione per le imprese, complementare al potenziale di personale qualificato presente sul territorio, è l'accesso a personale qualificato straniero, ossia il reclutamento semplice e senza lungaggini burocratiche per sopperire alla mancanza di manodopera locale. Grazie alle condizioni di reclutamento interessanti e all'ALC con l'UE, finora le imprese attive nel nostro Paese 694

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sono riuscite ad assumere specialisti dell'UE. Queste condizioni di reclutamento sono ora messe in forse dalle nuove disposizioni costituzionali che prevedono tetti massimi e contingenti annuali per tutti gli stranieri. L'attuazione dovrà avvenire tenendo conto degli interessi globali dell'economia e, pertanto, degli aspetti riguardanti gli oneri amministrativi.

Iniziativa sul personale qualificato Una maggiore regolazione dell'immigrazione mediante tetti massimi e contingenti renderà verosimilmente più difficile il ricorso a personale qualificato straniero. Nel contempo si riduce la crescita della popolazione attiva del Paese e sembra sempre più probabile che dal 2020 in poi si assisterà a una decrescita7. L'offerta di personale qualificato si riduce quindi per ragioni demografiche. Anche la maggior parte degli Stati industrializzati deve far fronte a un calo demografico, di conseguenza aumenterà la concorrenza internazionale per aggiudicarsi forza lavoro altamente qualificata e specializzata. Per contrastare questo fenomeno, nel 2011 il DEFR ha lanciato l'iniziativa sul personale qualificato con l'obiettivo di sfruttare al meglio il potenziale di manodopera nazionale. L'iniziativa si concentra da un lato sulla continua riqualificazione e specializzazione della popolazione e dall'altro sull'attivazione del potenziale inutilizzato della popolazione attiva del nostro Paese. Nel suo primo rapporto di monitoraggio del 19 giugno8 il Consiglio federale ha constatato che l'attuazione delle 30 misure che rientrano nelle competenze della Confederazione è ben avviata. L'Esecutivo ha inoltre sottolineato che tutte le parti in causa dovranno compiere notevoli sforzi ulteriori per raggiungere gli obiettivi dell'iniziativa sul personale qualificato.

1.2.4

Accesso ai mercati esteri

La possibilità per le imprese con sede in Svizzera di acquistare gli elementi che entrano nel processo produttivo (i cosiddetti «consumi intermedi») e altre merci e servizi all'estero e vendere a prezzi competitivi i loro prodotti e servizi all'estero, è un ulteriore fattore di localizzazione di rilievo. A questo scopo, oltre a buone infrastrutture collegate all'estero (cfr. n. 1.2.1) sono necessari trattati internazionali che consentano di eliminare eventuali discriminazioni e ostacoli commerciali sui mercati esteri e di rafforzare la certezza del diritto per le attività economiche internazionali.

Di particolare importanza a questo proposito sono l'appartenenza all'OMC e la stipula di accordi di libero scambio, di accordi di protezione degli investimenti o di convenzioni contro la doppia imposizione.

Come economia nazionale aperta di medie dimensioni, la Svizzera è fortemente inglobata nell'economia mondiale. Il nostro livello di benessere dipende in gran parte dal commercio internazionale di merci e servizi e da investimenti transfronta7

8

Cfr. il rapporto dell'UST del giugno 2015 Les scénarios de l'évolution de la population de la Suisse 2015­2045, consultabile su: www.bfs.admin.ch > Temi > 01 Popolazione > Da consultare > Pubblicazioni.

Il rapporto «Iniziativa sul personale qualificato ­ Stato di attuazione e prossimi sviluppi» è consultabile su: www.wbf.admin.ch > Temi > Personale qualificato.

695

FF 2016

lieri. Una parte rilevante e crescente di scambi di merci riguarda i beni di investimento, i semilavorati e i componenti utilizzati per la produzione di beni di consumo e di altri prodotti finiti. Il commercio internazionale consente di ripartire i processi di produzione in sedi sparse in tutto il mondo (cfr. n. 1.3). Sfruttando i vantaggi comparati di diverse sedi di produzione, la sempre maggiore suddivisione a livello internazionale delle catene del valore consente una produzione più efficiente e conveniente. Per rimanere competitiva nella produzione di beni e nella fornitura di servizi, l'economia svizzera dipende quindi più che mai dalla possibilità di accedere a mercati internazionali aperti e di eliminare quanti più ostacoli al commercio possibili. Un sistema commerciale aperto e globale, caratterizzato da regole precise ed eque, garantisce creazione di valore, posti di lavoro e la prosperità in Svizzera.

La connessione internazionale dell'economia svizzera e la crescente diversificazione geografica dei mercati di sbocco hanno consentito al nostro Paese di far fronte alla crisi finanziaria ed economica mondiale del 2008 e al conseguente forte apprezzamento del franco svizzero (in particolare rispetto all'euro). Grazie anche all'acquisto di «consumi intermedi» all'estero l'economia svizzera è riuscita a mantenere i prezzi all'esportazione relativamente bassi nonostante il franco forte (cosiddetto natural hedging) e a specializzarsi sulle proprie competenze di base. Anche l'elevata qualità e il carattere di nicchia di molti prodotti svizzeri relativizzano gli effetti dei costi elevati, cosa che si rispecchia anche nell'importanza dell'indicazione di origine «Svizzera». Tutto ciò ha contribuito a evitare che nel 2009 (sulla scia della crisi finanziaria ed economica mondiale) e nell'anno in esame (dopo l'abolizione del tasso di cambio minimo) le esportazioni svizzere scendessero ulteriormente.

L'andamento del commercio esterno svizzero è determinato, oltre che dagli sviluppi futuri delle relazioni tra la Svizzera e l'UE, da un lato, dall'evoluzione dell'OMC, dalla struttura della rete degli accordi di libero scambio della Svizzera e dalla formazione di zone di libero scambio sovraregionali e, dall'altro, dall'aumento del numero di misure protezionistiche.

Relazioni tra la Svizzera e l'UE
Anche se il commercio esterno svizzero è relativamente diversificato dal punto di vista geografico, l'UE e i suoi 28 Stati membri sono di gran lunga i partner economici più importanti della Svizzera. Lo dimostra ad esempio lo scambio di merci: nel 2014 il 55 per cento delle esportazioni e il 73 per cento delle importazioni ha riguardato i Paesi dell'UE. Queste cifre sono riconducibili soprattutto alle strette relazioni economiche del nostro Paese con le regioni e i Paesi limitrofi. Nell'ambito della nuova politica regionale, i programmi Interreg della Commissione europea, ad esempio, ai quali la Svizzera partecipa, vengono attuati anche nelle regioni di confine perché contribuiscono allo sviluppo economico di queste regioni.

Gli stretti rapporti tra l'economia svizzera e il mercato interno dell'UE sono assicurati da numerosi accordi bilaterali. L'Accordo del 22 luglio 19729 tra la Confederazione Svizzera e la Comunità economica europea (accordo di libero scambio Svizzera­UE; ALS 72) e i sette Accordi bilaterali del 1999 (Bilaterali I) sono particolarmente importanti per accedere al mercato interno dell'UE. Con l'ALS 72, che 9

696

RS 0.632.401

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eliminava gli ostacoli tariffali al commercio per i prodotti industriali e i prodotti agricoli trasformati, è stata la posata la prima pietra per migliorare l'accesso delle esportazioni svizzere al mercato dell'UE. Gli Accordi bilaterali conclusi in seguito hanno consentito di abolire altri ostacoli al commercio e di estendere l'accesso a nuovi mercati di merci e servizi nonché al mercato del lavoro10. La momentanea incertezza sul mantenimento e sulle possibilità di sviluppo degli Accordi bilaterali rappresenta una grande sfida per la Svizzera (cfr. n. 3.1). Se non si riesce a trovare un accordo congiunto con l'UE sull'attuazione dell'articolo 121a Cost., c'è il rischio che (a causa della cosiddetta clausola ghigliottina) tutti gli Accordi bilaterali I debbano essere rescissi, con ripercussioni negative anche su altri Accordi bilaterali stipulati con l'UE.

OMC La regolamentazione dell'OMC rappresenta il fondamento giuridico e istituzionale del sistema commerciale multilaterale e funge da riferimento per i negoziati multilaterali per l'accesso al mercato. Negli ultimi anni, tuttavia, gli Stati membri dell'OMC non sono riusciti a portare a termine il ciclo di negoziati in corso, il cosiddetto ciclo di Doha; la distribuzione sempre più multipolare del potere, dovuta alla crescente forza economica dei Paesi emergenti, ha reso sempre più difficile trovare un consenso e nemmeno la decima Conferenza ministeriale dell'OMC a Nairobi ha segnato una svolta (cfr. n. 2.1.2).

La crescente difficoltà a giungere a un consenso multilaterale la dimostrano non solo i negoziati di Doha, ma anche l'aumento delle iniziative volte a sviluppare il sistema del commercio internazionale in maniera plurilaterale tra gli Stati interessati. Con gli accordi plurilaterali un gruppo di Stati membri dell'OMC può concordare nuove regole su un tema specifico e quindi integrare l'approccio molto ampio di un ciclo di negoziati multilaterali come quello di Doha. Per evitare che questo modo di procedere mini il sistema commerciale multilaterale, gli accordi plurilaterali devono essere aperti a tutti i membri dell'OMC e, se possibile, prevedere il principio del trattamento della nazione più favorita anche per gli Stati non partecipanti, come nel caso dell'Accordo sulle tecnologie dell'informazione o dei negoziati riguardanti un accordo sui beni ecologici (cfr. n. 2.1.3). I negoziati plurilaterali possono quindi rappresentare un approccio promettente per lo sviluppo del sistema commerciale internazionale.

La Svizzera continua ad adoperarsi per migliorare l'accesso al mercato e le regolamentazioni dell'OMC e garantire una maggiore coerenza tra il sistema commerciale multilaterale e le altre politiche (ambiente, sviluppo ecc.). Vista la battuta di arresto del ciclo di Doha, la Svizzera partecipa anche a negoziati plurilaterali per contribuire a elaborare soluzioni consensuali anche nel quadro di un gruppo più ridotto di membri dell'OMC e a sviluppare in tal modo il sistema di scambi internazionale.

10

Sono da citare in particolare l'ALC (RS 0.142.112.681), l'Accordo sugli appalti pubblici (RS 0.172.052.68), l'Accordo sul reciproco riconoscimento in materia di valutazione della conformità (RS 0.946.526.81), l'Accordo sul commercio di prodotti agricoli (RS 0.916.026.81), l'Accordo sul trasporto aereo (RS 0.748.127.192.68), l'Accordo sul trasporto di merci e di passeggeri su strada e per ferrovia (RS 0.740.72) e l'Accordo sui prodotti agricoli trasformati (RS 0.632.401.23).

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Accordi di libero scambio conclusi dalla Svizzera Oltre a negoziare la normativa multilaterale il Consiglio federale rafforza la competitività e l'attrattiva della piazza economica svizzera estendendo la rete di accordi di libero scambio. La conclusione di accordi di libero scambio serve soprattutto a eliminare o a evitare discriminazioni per il nostro Paese a seguito della stipula di simili accordi tra i nostri concorrenti. Gli sforzi della Svizzera in questo ambito si concentrano sull'accesso a mercati importanti, soprattutto a quelli dei Paesi emergenti dell'area asiatica (cfr. n. 4.1). Gli interessi di questi partner sono spesso molto diversi da quelli della Svizzera, ad esempio nel settore industriale, agrario, della protezione della proprietà intellettuale, delle prestazioni di servizi da parte di persone fisiche o della cooperazione tecnica ed economica. Di conseguenza, i negoziati sono tendenzialmente più complessi e richiedono più tempo rispetto ai negoziati condotti con partner precedenti e in un prossimo futuro sarà difficilmente possibile concluderli positivamente se non mirando a obiettivi meno ambiziosi o facendo ulteriori concessioni negli ambiti summenzionati.

Uno dei grandi temi da discutere in alcuni negoziati in corso o futuri su accordi di libero scambio è rappresentato dall'elevato grado di protezione da parte della Svizzera delle proprie frontiere mediante dazi e contingenti nel settore agricolo. Questo vale in particolare per le relazioni con Paesi esportatori di prodotti agricoli molto competitivi (p. es. il Canada) che la Svizzera intende approfondire o ampliare (p. es.

Mercosur). I concorrenti diretti della Svizzera, come l'UE, gli USA e altre economie avanzate sono in grado di concordare, nei loro accordi di libero scambio, condizioni molto più vantaggiose nel settore agricolo di quanto non sia in grado di fare la Svizzera. È quindi opportuno che il nostro Paese continui sul percorso di riforme intrapreso che mira a indennizzare direttamente varie prestazioni di interesse generale e a sviluppare le condizioni quadro al punto che i prodotti di elevata qualità possano risultare competitivi anche con dazi più ridotti. È inoltre nell'interesse del settore agroalimentare elvetico accedere a mercati di esportazione interessanti senza discriminazioni tariffarie o non tariffarie. Gli accordi internazionali non impediscono che il ruolo multifunzionale dell'agricoltura sia sostenuto con provvedimenti interni.

Zone di libero scambio sovraregionali Anche altri Paesi praticano una politica di libero scambio attiva e al momento si osserva una tendenza crescente alla creazione di zone di libero scambio sovraregionali (cfr. n. 4.2). Il peggioramento delle condizioni di accesso al mercato per le imprese di Paesi che non appartengono a queste zone può causare spostamenti degli scambi commerciali mondiali. Per la Svizzera la scommessa sarà quindi quella di ridurre al minimo le possibili discriminazioni stipulando accordi di libero scambio anche con questi Paesi o estendendo gli accordi esistenti.

Se i negoziati in corso tra l'UE e gli USA per un partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (Transatlantic Trade and Investment Partnership; TTIP) dovessero avere esito positivo, l'economia svizzera potrebbe risultare svantaggiata. L'UE e gli USA sono i due principali partner commerciali della Svizzera.

L'economia svizzera potrebbe essere discriminata sui mercati di questi Paesi nel momento in cui questi ultimi dovessero stipulare un accordo con il quale si conce698

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dono reciprocamente condizioni quadro più favorevoli rispetto a quelle concesse alla Svizzera. Fintanto che l'esito dei negoziati non sarà noto, non sarà tuttavia possibile fare affermazioni in merito alle ricadute di un TTIP sull'economia svizzera e sui vari settori. Il Consiglio federale segue con attenzione l'andamento dei negoziati, riservandosi di decidere a tempo debito la strategia da seguire per mantenere l'economia della Svizzera competitiva e la sua piazza economica attrattiva (cfr. n. 4.2.2).

I negoziati riguardanti un partenariato transpacifico (Trans-Pacific-Partnership; TPP)11 si sono conclusi nel mese di ottobre. La Svizzera dispone già di un ALS con alcuni dei partecipanti ai negoziati TPP (Canada, Cile, Giappone, Messico, Perù, Singapore) e ha avviato le trattative per la stipula di altri ALS con la Malaysia e il Vietnam. Questo consente di attenuare le conseguenze negative per l'economia svizzera in relazione a questi Paesi almeno nell'ambito della circolazione delle merci. Le imprese svizzere potrebbero tuttavia risultare discriminate nel commercio con gli USA, in particolare rispetto ai loro concorrenti giapponesi. La conclusione dei negoziati TPP potrebbe però avere anche effetti positivi sugli obiettivi che la Svizzera si è prefissa di raggiungere nei negoziati per gli ALS in corso con determinati Paesi partner del TPP.

La tendenza alla creazione di zone di libero scambio sovraregionali porta a un'ulteriore liberalizzazione tra i Paesi interessati e potrebbe avere anche effetti positivi, perlomeno a medio e a lungo termine, favorendo il consenso a livello multilaterale, in particolare nell'ambito dell'OMC.

Aumento delle misure protezionistiche L'economia svizzera si trova a dover fronteggiare un'altra questione: dopo la crisi finanziaria ed economica del 2008, molti Stati hanno introdotto misure protezionistiche e commerciali restrittive12. Proprio nel contesto della globalizzazione delle catene del valore (cfr. n. 1.3) simili misure possono influire in maniera cumulativa sui costi di produzione delle imprese svizzere e sulla loro competitività a livello internazionale, anche quando nel caso specifico una simile misura non tocca l'economia svizzera. Le norme commerciali internazionali sono utili per evitare misure del genere e, inoltre, la forte interconnessione dei rapporti economici non permette più di operare una semplice distinzione tra interessi economici nazionali ed esteri. Le misure discriminatorie nell'ambito del commercio sono quindi un'arma a doppio taglio se, ad esempio, per il fatto di tener conto degli interessi particolari (interni) limitano l'accesso ai mercati esteri o non consentono di estenderlo. Recentemente, però, sempre più spesso gli Stati ricorrono a queste misure. La Svizzera rifiuta ogni forma di discriminazione. Per l'economia elvetica sono importanti in particolare la protezione contro l'applicazione abusiva di ostacoli al commercio non tariffali e l'armonizzazione delle norme tecniche con le norme internazionali.

11 12

Partecipano ai negoziati: Australia, Brunei Darussalam, Canada, Cile, Giappone, Malaysia, Messico, Perù, Singapore, USA, Vietnam.

Cfr. p. es. il rapporto dell'OMC del 3 luglio Report to the Trade Policy Review Body from the director-general on trade-related developments, consultabile su: www.wto.org > wto news > 2015 news > news item.

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1.2.5

Densità normativa

Norme statali che generano oneri amministrativi ridotti per le imprese sono fra i fattori che contribuiscono a rendere interessante e dinamica una piazza economica.

Vi si aggiungono altri fattori importanti come un'amministrazione efficiente e procedure snelle per evitare di far lievitare inutilmente i costi di produzione. È fondamentale che le norme siano proporzionate, cioè in linea con l'obiettivo a cui mirano, ad esempio la tutela della salute, la sicurezza o la protezione dell'ambiente.

Le regolamentazioni inutilmente complesse e scarsamente coordinate provocano costi inutili alle imprese. L'amministrazione pubblica ha il compito di strutturare le norme in maniera semplice, efficiente ed economica, verificandone costantemente l'attuazione e ottimizzandole quando necessario.

Per quanto riguarda il quadro giuridico e gli oneri amministrativi la situazione svizzera è piuttosto buona rispetto a quella di altri Paesi. Il nostro Paese rischia però di perdere questa posizione di vantaggio, da un lato perché altri Stati13 hanno fatto più progressi nel ridurre la densità normativa e dall'altro perché in Svizzera questa densità normativa sta aumentando per vari motivi14. Pur avendo senza dubbio una serie di vantaggi, il federalismo può portare a soluzioni normative diverse per problemi simili (p. es. nel diritto edilizio o in relazione agli orari di apertura dei negozi), con il risultato di causare oneri amministrativi supplementari per le imprese attive a livello intercantonale. Altri motivi sono il costante ampliamento dei compiti dello Stato e la frequenza con cui vengono modificate leggi e ordinanze.

Il Consiglio federale verifica periodicamente se e in che misura ottimizzare le norme esistenti e nel caso delle normative nuove ne esamina gli effetti economici e la necessità. Si tratta soprattutto di eliminare inutili oneri amministrativi, senza peraltro pregiudicare l'efficacia della regolamentazione. Nonostante questi provvedimenti, l'economia ritiene che gli oneri amministrativi aumentino. A contribuire a creare questa situazione potrebbe essere il fatto che oltre alle misure di alleggerimento degli oneri sono state approvate anche nuove norme che causano ulteriori oneri amministrativi e costi maggiori ad alcune imprese. Anche in futuro le cose non sono destinate a cambiare. Si prevedono ulteriori oneri legati alla strategia energetica 2050, all'attuazione del nuovo articolo costituzionale sull'immigrazione, alla regolamentazione più severa dei mercati finanziari e alla revisione della legge sulla protezione dell'ambiente. Il Consiglio federale continuerà a lavorare per mantenere i costi di queste regolamentazioni entro limiti accettabili per l'economia e la società.

A tale scopo ha definito 31 nuove misure nel suo rapporto del 2 settembre «Sgravio amministrativo. Migliore regolamentazione, meno oneri per le imprese». Il rapporto fa inoltre il punto della situazione riguardo alle misure decise quattro anni fa per 13

14

700

La Malaysia, ad esempio, è riuscita a passare dal 25° posto del 2007 al sesto posto nel 2014 dell'Ease of Doing Business Index della Banca mondiale. Nello stesso periodo la Svizzera ha invece perso 14 posizioni, attestandosi nel 2014 al 29° posto. Altri esempi basati sull'indice della Banca mondiale sono la Georgia (2007: 37, 2014: 8), la Corea del Sud (2007: 23, 2014: 7) o Taiwan (2007: 47, 2014: 16).

Cfr. rapporto del Consiglio federale del 2 settembre «Sgravio amministrativo. Migliore regolamentazione, meno oneri per le imprese», consultabile su: www.seco.admin.ch > Temi > Promozione della piazza economica > Politica a favore delle PMI > Amministrazione semplificata.

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ridurre gli oneri amministrativi (l'80 % delle quali sono già state attuate o sono in corso di attuazione) e delle misure contenute nel rapporto del 2013 sui costi della regolamentazione (84 % già attuate o in corso di attuazione).

1.2.6

Stabilità del contesto

Per stimare la redditività degli investimenti a lungo termine, le imprese devono poter fare affidamento su un contesto stabile e prevedibile. La continuità della politica del Governo, l'influenza dei rappresentanti di interessi extraparlamentari sulle sue scelte, i possibili oneri fiscali, l'accesso al capitale, l'andamento previsto dell'economia e la politica monetaria, strettamente legata a tutti questi aspetti, sono fattori di localizzazione. Svolgono un ruolo importante soprattutto la fiducia nelle istituzioni politiche ed economiche (p. es. la certezza del diritto, la garanzia della proprietà o l'indipendenza della banca di emissione).

Sistema politico In Svizzera la fiducia nelle istituzioni pubbliche è profonda, grazie anche a uno Stato di diritto ben funzionante. Il principio della concordanza porta a decisioni ampiamente condivise che garantiscono la stabilità politica. Questo significa anche che l'Amministrazione deve riconoscere tempestivamente le aspettative della società nei confronti dell'economia o dei suoi attori e, se necessario, affrontarle possibilmente in un'ottica di sviluppo economico per evitare che queste attese sfocino in iniziative troppo poco differenziate capaci di mettere a rischio le condizioni quadro.

Una situazione del genere può venire a crearsi nell'ambito di iniziative popolari che possono dare origine a nuove regolamentazioni, come nel caso delle iniziative popolari federali «Contro le retribuzioni abusive»15 e «Contro l'immigrazione di massa»16. Le iniziative popolari possono essere inoltre viste come penalizzanti dagli investitori e creare un clima di incertezza prima ancora di essere sottoposte al voto del Popolo. A titolo illustrativo si possono menzionare le richieste riguardanti i salari equi [1:12], i salari minimi, la riforma dell'imposta sulle successioni, il reddito di base incondizionato, la speculazione sulle derrate alimentari, la moneta intera o la sovranità alimentare. Un potenziale aumento di norme può avere un effetto destabilizzante su investitori e imprese. Ecco perché il Consiglio federale vigila affinché siano considerati tutti gli interessi legittimi nel quadro del processo legislativo, continuando nel contempo a tener conto delle aspettative della società.

Contesto finanziario Un contesto stabile è dato anche dalla pianificabilità degli oneri fiscali di un'impresa, mentre la tassazione dei privati influisce sulle sue possibilità di reclutamento (cfr. n. 1.2.3). Per garantire un regime di imposizione stabile e non gravare sulle generazioni future con oneri finanziari aggiuntivi sotto forma di debiti eccessivi, un altro importante fattore di localizzazione è rappresentato da un bilancio statale equilibrato. Uno degli indizi che consentono di valutare la situazione finan15 16

RU 2013 1303 RU 2014 1391

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ziaria di uno Stato è il tasso di indebitamento attuale e previsto (debito lordo in % del PIL). L'andamento di questo tasso indica il grado di sostenibilità della politica finanziaria del momento e l'onere finanziario che i progetti odierni creeranno per le future generazioni. Un elevato tasso di indebitamento del settore pubblico o di quello privato (economie domestiche, imprese) indebolisce l'economia. Gli attori economici fortemente indebitati che si ritrovano a dover far fronte a un periodo di crisi sono privi di quelle riserve finanziarie che permetterebbero loro di evitare problemi di liquidità e di continuare a investire. Le crisi finanziarie ed economiche degli ultimi anni hanno messo in evidenza quanto sia importante la solidità finanziaria dello Stato. Molti Paesi sono stati fortemente colpiti dalla crisi perché il loro indebitamento elevato ha provocato una crisi del debito rendendo necessari provvedimenti di consolidamento che hanno aggravato la recessione.

Dopo il livello record raggiunto nel 2003, l'indebitamento della Confederazione ha continuato a calare grazie alle evidenti eccedenze di entrate. Di conseguenza è scesa anche la quota di indebitamento della Confederazione, che è passata dal 26,1 per cento nel 2003 al 16,8 per cento nel 201417, attestandosi quindi al di sotto del livello del 1993. I due obiettivi di bilancio del Consiglio federale, ossia stabilizzare il debito nominale e limitare la crescita delle uscite, hanno così sortito l'effetto auspicato. A livello federale è risultata decisiva, nel 2003, l'introduzione del freno all'indebitamento. Questa regola fiscale, sancita dalla Costituzione e per legge, prevede che le finanze federali siano mantenute in equilibrio sul lungo periodo. La maggior parte dei Cantoni ha introdotto mediante una serie di vincoli normativi delle limitazioni al bilancio simili al freno all'indebitamento. Per il 2015, si stima che il tasso di indebitamento delle amministrazioni pubbliche sarà pari al 33,1 per cento. Dal raffronto internazionale emerge che il debito pubblico della Svizzera è relativamente basso e nettamente sotto la media dei Paesi dell'eurozona (2015: 95,2 %)18, il che rappresenta senza dubbio un importante vantaggio per la piazza economica svizzera.

A questo proposito, le perdite di entrate per quanto riguarda l'IVA e l'imposta federale diretta ­ dovute anche al forte apprezzamento del franco, che nell'anno di riferimento ha portato a un rincaro negativo e al rallentamento della crescita economica ­ rappresentano una notevole sfida per la pianificazione finanziaria del Consiglio federale, che nel mese di novembre ha pertanto avviato una procedura di consultazione su un programma di stabilizzazione comprendente anche misure di risparmio per il periodo 2017­2019.

Ma la politica finanziaria deve far fronte anche ad altri problemi. La qualità e l'efficienza di una politica in materia fiscale possono essere valutate sulla base della conformità tra condizioni quadro nazionali e internazionali, che definiscono il margine di manovra per la definizione di una politica fiscale efficace. Su queste condizioni quadro influiscono in particolare le disposizioni costituzionali, ma anche fattori esogeni come la tendenza alla globalizzazione e l'organizzazione delle multinazio17

18

702

Fonte: Amministrazione federale delle finanze (AFF), «Statistica finanziaria: aggregati principali, indicatori, previsioni», consultabile su: www.efv.admin.ch > Documentazione > Statistica finanziaria.

Fonte: Amministrazione federale delle finanze (AFF), «Statistica finanziaria: aggregati principali, indicatori, previsioni», consultabile su: www.efv.admin.ch > Documentazione > Statistica finanziaria.

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nali, la concorrenza internazionale delle piazze economiche per aggiudicarsi i fattori produttivi più mobili, l'evoluzione demografica, lo sviluppo tecnologico, la politica internazionale e lo sviluppo delle normative internazionali in campo economico.

Le condizioni quadro che definiscono il margine di manovra della politica fiscale possono cambiare rapidamente. Per mantenere la buona posizione della Svizzera sul piano della concorrenza economica internazionale nell'ambito delle attività economiche mobili è necessario adeguare la politica fiscale sia per quanto riguarda le aliquote di imposta applicate sia per quanto riguarda la struttura del sistema fiscale e la sua conformità con i requisiti legali e le norme internazionali. Questo adeguamento deve avvenire in maniera il più possibile proattiva in modo da disporre sempre di una politica fiscale attrattiva e che raggiunge gli obiettivi in maniera ottimale.

La terza riforma dell'imposizione delle imprese è una fase decisiva in questo processo di adeguamento allo sviluppo delle condizioni quadro esogene; è intesa a migliorare il consenso internazionale nei confronti del sistema svizzero dell'imposizione delle imprese e a rafforzare l'attrattiva fiscale della Svizzera. La rapida attuazione di questa riforma permette di ridurre le incertezze alle quali si trovano di fronte le imprese internazionali e di consolidare la posizione competitiva della Svizzera. Con le riforme è possibile affrontare le sfide legate al cambiamento delle condizioni quadro generali nazionali e internazionali.

Il mantenimento di una politica fiscale competitiva a livello internazionale, in particolare nell'ambito dei fattori produttivi più mobili, sarà uno dei grandi temi di cui dovrà occuparsi la Svizzera nei prossimi anni, e che dovrà essere affrontato garantendo congiuntamente il finanziamento dei compiti pubblici, visto che il finanziamento dei compiti dello Stato rappresenta l'obiettivo primario della politica fiscale.

In futuro questo obiettivo dovrà essere raggiunto in un contesto meno favorevole per quanto riguarda il gettito fiscale, in particolare a causa della stagnazione dell'imposta federale diretta. L'etica fiscale relativamente pronunciata in Svizzera e gli eccellenti rapporti tra cittadini e Stato sono altri elementi da preservare. Le richieste di ridistribuzione e di giustizia fiscale devono quindi far esplicitamente parte della politica fiscale. Un sistema fiscale giusto e accettato dai cittadini è un elemento di stabilità importante per uno Stato ed è l'elemento che rafforza l'attrattiva della piazza economica svizzera.

Contesto monetario Un ulteriore importante fattore di localizzazione, oltre alla stabilità delle condizioni quadro politiche e delle finanze, è la politica monetaria di un Paese. La stabilità dei prezzi è una condizione fondamentale perché l'economia funzioni. Eccessivi aumenti o riduzioni dei prezzi condizionano le scelte di produttori e consumatori e portano a errori nell'impiego di capitali e lavoro.

La politica monetaria del Paese è gestita dalla Banca nazionale svizzera (BNS) che agisce in qualità di banca centrale indipendente. Sulla base della Costituzione federale e della legge del 3 ottobre 200319 sulla Banca nazionale il suo obiettivo primario è garantire la stabilità dei prezzi, tenendo conto a tale scopo dell'evoluzione con19

RS 951.11

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giunturale. Il Consiglio federale rispetta l'indipendenza della BNS e ne segue le attività mantenendo regolari contatti con essa.

Attualmente la BNS sta portando avanti una politica di applicazione di tassi d'interesse negativi per indebolire il franco svizzero e riportare l'inflazione a valori positivi favorendo così le condizioni per normalizzare la politica monetaria, gli interessi e l'andamento della congiuntura. I tassi attualmente bassi e in parte negativi contribuiscono inoltre fortemente a limitare la forza del franco.

La politica degli interessi bassi che predomina da tempo anche a livello internazionale, unita a incentivi fiscali all'indebitamento dei privati in Svizzera, ha tra l'altro fatto sì che l'indebitamento delle famiglie svizzere sia superiore alla media degli altri Paesi20. Il persistente livello basso dei tassi d'interesse incentiva i prenditori di credito a indebitarsi ancora di più o a prolungare la durata di ammortamento dei loro crediti. Con l'aumentare della domanda di crediti aumenta anche il volume di crediti concessi dalle banche. Tassi d'interesse bassi implicano però anche il rischio di una variazione degli interessi: se quindi cambiano i tassi, aumentano i costi di rifinanziamento per le banche. Buona parte dei crediti attualmente in corso è stata concessa a tassi d'interesse fissi (p. es. sotto forma di ipoteche a tasso fisso). Un elevato indebitamento ipotecario a tassi d'interesse bassi comporta un rischio per il debitore nel caso in cui le ipoteche debbano essere prolungate se in quel momento i tassi d'interesse sono superiori alla sua sostenibilità del debito. Una situazione del genere si ripercuote sulla stabilità dell'economia svizzera che si ritrova così meno in grado di reagire a eventuali crisi o ad altri scossoni; ecco quindi una sfida che impegna sia la politica monetaria che la politica economica.

Qualità di vita La stabilità attira non solo imprese e personale qualificato straniero, ma anche turisti. In Svizzera, alla stabilità si aggiunge anche un'elevata qualità di vita. Rispetto a molti altri Paesi, la Svizzera garantisce un alto livello di sicurezza ai suoi abitanti, prestazioni sanitarie eccellenti, un ambiente di elevata qualità e un paesaggio estremamente diversificato e curato. Queste particolarità devono essere tutelate affinché, ma non solo, il nostro Paese continui a essere un Paese in cui le imprese e i loro dipendenti decidono di rimanere o di stabilirsi.

1.3

Diversificazione dell'economia

Dalla precedente analisi emerge che la Svizzera finora si è distinta per l'elevata qualità dei vari fattori di localizzazione. È questo ad avere consentito all'economia nazionale di disporre di una varietà di settori e di imprese industriali competitivi e un forte terziario. La diversificazione dei prodotti svizzeri esportati è tra le più elevate al mondo ed è riconducibile, tra l'altro, a una vasta base di conoscenze (cfr.

anche n. 1.2.2). Anche per quanto riguarda i mercati di sbocco delle esportazioni 20

704

Cfr. il rapporto del DEFR del 21 gennaio Principes pour une nouvelle politique de croissance: analyse rétrospective et perspective sur la stratégie future, consultabile su: www.seco.admin.ch > Documentazione > Pubblicazioni e moduli > Serie di pubblicazioni > Grundlagen der Wirtschaftspolitik.

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l'economia svizzera è piuttosto diversificata, grazie anche a una fitta rete di ALS (cfr. n. 1.2.4). Questa diversificazione rafforza la resistenza alle crisi dell'economia svizzera e crea varie possibilità di occupazione. La Svizzera ha saputo dimostrarsi particolarmente resistente nel periodo successivo alla crisi finanziaria ed economica del 2008 proprio grazie ai settori più solidi (in particolare quello farmaceutico e orologiero) e alle loro esportazioni in regioni con una domanda in forte espansione che hanno compensato le perdite di altri settori e il calo delle esportazioni verso i Paesi colpiti dalla crisi. In quest'ottica, rimane centrale l'importanza dell'accesso al mercato interno dell'UE.

Sebbene la Svizzera sia in una buona posizione per quanto riguarda i settori di esportazione, le quote di occupazione tendono a spostarsi dall'industria a rami del terziario che operano sul mercato nazionale o indirettamente come fornitori di imprese esportatrici, benché in maniera meno pronunciata rispetto ad altre economie avanzate21. Una delle cause del calo di importanza dell'industria è il progresso tecnologico: il forte aumento della produttività è stato accompagnato da un calo della domanda di forza lavoro nel settore industriale. Nell'ambito dei servizi l'occupazione quindi cresce. Un ruolo lo svolge anche l'esternalizzazione di servizi affini alla produzione dalle imprese industriali ad altre imprese (p. es. logistica e ingegneria), ma anche lo spostamento della domanda verso determinati servizi, in particolare la sanità.

Anche se l'economia svizzera si è finora distinta per la sua diversificazione e quindi la buona capacità di resistere alla crisi, gli sviluppi attuali come la sempre minore importanza dell'industria e la crescente globalizzazione delle catene del valore sono le problematiche che la politica economica svizzera si trova davanti. Queste tendenze e le loro ripercussioni sull'economia nel suo insieme vanno quindi osservate con attenzione e su questa base va definita la politica economica.

Cambiamenti strutturali Come la maggior parte delle economie, l'economia svizzera è caratterizzata da costanti cambiamenti strutturali, che sono il segno di dinamismo economico. Negli ultimi decenni è avvenuto ad esempio un costante processo di ridimensionamento in agricoltura, nel settore tessile e dell'abbigliamento e nell'industria metalmeccanica.

Dato che si tratta di processi che non avvengono in maniera repentina, ma continua, le imprese e i dipendenti dovrebbero poterli prevedere affinché questa forma di cambiamento strutturale si svolga senza costi eccessivi in termini economici. In Svizzera in passato i cambiamenti strutturali sono stati in gran parte assorbiti senza problemi grazie anche a un'elevata adattabilità dell'economia, alla flessibilità del mercato del lavoro (cfr. n. 1.2.3) e al buon livello di formazione (cfr. n. 1.2.2) e senza un aumento della disoccupazione strutturale. A lungo termine, però, sarà difficile evitare un ulteriore cambiamento strutturale e, se sì, solo con costi elevati.

Per fare in modo che possa essere affrontato al meglio, dando alle imprese svizzere

21

Cfr. rapporto del Consiglio federale del 16 aprile 2014 in adempimento del postulato Bischof (11.3461) ­ Una politica industriale per la Svizzera, consultabile su: www.seco.admin.ch > Informazioni ai media > 2014 > Per un'industria svizzera competitiva.

705

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la possibilità di adeguarsi al nuovo contesto, il Consiglio federale mette in primo piano il costante miglioramento delle condizioni quadro.

Deindustrializzazione La sempre maggiore importanza assunta dal terziario è accompagnata da una diminuzione relativa della percentuale di occupazione e di creazione di valore del settore industriale (deindustrializzazione). Questo sviluppo è il risultato dell'adeguamento alla mutata domanda ed è causato dall'aumento più sostenuto della produttività del settore industriale, per cui si impiega meno personale per lo stesso valore di produzione. Nell'ambito di questo sviluppo strutturale a lungo termine le attività con una produttività relativamente elevata (specificamente nel settore industriale) lasciano il posto alle attività che presentano una minore produttività (soprattutto nell'ambito dei servizi), cosa che riduce il tasso di crescita dell'economia nel suo insieme. Questa dinamica risulta problematica nel momento in cui i settori dei servizi fanno registrare una forte crescita dovuta a incentivi sbagliati legati alle regolamentazioni (nel settore sanitario, p. es. sono molti gli incentivi ad ampliare la gamma di servizi offerti). Nell'ambito della politica di crescita nazionale, il Consiglio federale cerca quindi di migliorare le condizioni quadro di tutti i settori concentrandosi in primo luogo sulla possibilità di aumentare, con misure mirate, la produttività nei settori meno esposti alla concorrenza a causa, ad esempio, delle protezioni doganali, di garanzie esplicite o implicite o di una posizione dominante sul mercato. Nel rapporto sulle basi della nuova politica di crescita economica sono state ad esempio analizzate possibili misure relative al mercato dell'energia elettrica e del gas e ad altre industrie a rete, alle imprese pubbliche e agli aiuti statali a imprese o a settori particolari.

Buone condizioni quadro consentono di creare posti di lavoro produttivi in tutti i settori.

Globalizzazione delle catene del valore La produzione di beni e, in maniera crescente, di servizi avviene sempre più a livello globale e i processi di produzione vengono suddivisi in sempre più fasi di lavoro eseguite da numerosi produttori in Paesi diversi. Siamo di fronte alla globalizzazione delle catene del valore22. Negli anni scorsi la produzione industriale è stata via via trasferita nei Paesi emergenti, tra cui la Cina e altri Paesi dell'est asiatico. Pur essendo l'industria ancora presente nelle economie avanzate, le sue attività cambiano: anziché per la produzione o per l'assemblaggio, le sedi svizzere vengono sempre più spesso utilizzate per sviluppare il know-how, che nella catena del valore si situa a monte (p. es. design, ricerca, e sviluppo, pianificazione della produzione) o a valle (p. es. marketing, logistica, assistenza clienti) della fase di produzione vera e propria. La Svizzera occupa un posto di rilievo in queste «catene del valore globali».

Per mantenere le imprese svizzere all'interno di questi processi di creazione del valore è importante continuare a garantire un accesso ai mercati esteri che sia il più possibile libero da ostacoli (cfr. n. 1.2.4). È questo accesso che consente alla Svizzera di svolgere attività a forte valore aggiunto all'interno della catena del valore 22

706

Cfr. a questo proposito il rapporto del Consiglio federale del 14 gennaio 2014 sulla politica economica esterna (n. 1), consultabile su: www.seco.admin.ch > Documentazione > Pubblicazioni e moduli > Studi e rapporti > Rapporti sulla politica economica esterna.

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mentre le fasi del valore meno produttive avvengono all'estero. In questo modo si possono tutelare a lungo termine i posti di lavoro in Svizzera. L'attività di promozione delle esportazioni svolta su mandato della Confederazione dall'associazione Switzerland Global Enterprise (S-GE) tiene da tempo conto della globalizzazione delle catene del valore con una serie di misure corrispondenti (cfr. n. 9.1.1).

La specializzazione a lungo termine su attività a forte valore aggiunto ­ spiccano a questo proposito la ricerca e l'innovazione ­ è una grande occasione per l'economia svizzera (cfr. n. 1.2.2). Ecco perché la Svizzera punta all'efficace attuazione, su scala nazionale e internazionale, dei diritti di proprietà intellettuale. Questo giova al trasferimento di tecnologie, da cui possono trarre beneficio anche economie meno innovative.

Digitalizzazione dell'economia La ricerca e l'innovazione nell'ambito della digitalizzazione e delle reti sono attualmente molto dinamiche. Il rapido sviluppo tecnologico offre importanti opportunità ma cela anche rischi per l'economia svizzera. La digitalizzazione cambia l'economia e il mondo del lavoro; praticamente nessun settore economico sfugge a questo cambiamento. Le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) rappresentano una cosiddetta innovazione di base che esercita una notevole influenza sui cambiamenti strutturali e sulla crescita economica. Nel frattempo si è già iniziato a parlare di una nuova rivoluzione industriale, e il cambiamento suscita un certo disagio in alcune cerchie. Per un Paese povero di risorse come la Svizzera è tuttavia fondamentale sfruttare al meglio tutte le occasioni che questi nuovi processi offrono.

Il modo in cui la Svizzera affronterà questa svolta digitale e sarà in grado di sfruttarne tutte le potenzialità sarà decisivo per il benessere futuro del nostro Paese. Per le imprese dovranno essere create buone condizioni quadro per consentire loro di sfruttare al meglio le opportunità offerte dalla digitalizzazione. Mantenere e migliorare queste condizioni è quindi estremamente importante, sia per quanto riguarda le infrastrutture ITC che la formazione e la ricerca. Portare avanti e approfondire le relazioni internazionali nell'ambito della formazione e della ricerca (cfr. n. 1.2.2) è quindi essenziale anche per il posizionamento della Svizzera in relazione alle nuove tecnologie.

1.4

Promozione della piazza economica

Alla luce di quanto appena detto, si può osservare che la piazza economica svizzera presenta buone condizioni per quanto riguarda i diversi fattori di localizzazione.

Questi vantaggi sono integrati da una promozione attiva della piazza economica da parte della Confederazione (cfr. n. 9.2), dei Cantoni, delle Regioni e dei Comuni, che cercano di attirare sul loro territorio nuove imprese innovative e ad alto valore aggiunto capaci di afforzare o sviluppare l'economia locale. La consapevolezza di dover puntare maggiormente sulla qualità dei progetti allo studio si è rafforzata già negli scorsi anni, con il risultato che oggi le imprese impiantate in Svizzera sono tendenzialmente di meno, ma in compenso di alto livello qualitativo. Il fatto che un'impresa decida di stabilire la propria sede in una determinata località significa creazione di nuovi posti di lavoro e aumento delle entrate fiscali. La vendita di 707

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terreni industriali genera entrate, il potere d'acquisto della popolazione locale aumenta e i costi sociali si riducono. Una promozione mirata della piazza economica sostiene e accompagna i cambiamenti strutturali della piazza economica svizzera e rafforza le esternalità positive (attività delle imprese o degli enti pubblici che procurano vantaggi a terzi).

La Confederazione, attraverso la promozione della piazza economica, persegue un obiettivo superiore: tutelare e incentivare l'attrattiva, le prestazioni e il potenziale della piazza economica svizzera, ovvero la competitività a lungo termine di un tessuto economico caratterizzato dalle PMI. Oltre a ciò incoraggia, per quanto possibile e necessario, la collaborazione e il coordinamento tra i vari attori del territorio.

Si pensi in particolare alla politica regionale, alla promozione della piazza economica nazionale e alla promozione dell'innovazione, della collaborazione e dello sviluppo delle conoscenze nel turismo.

L'innovazione è al centro della promozione della piazza economica nel periodo 2016­201923. Per rafforzare la competitività della nostra economia caratterizzata dall'elevata presenza di PMI non devono essere innovative solo le imprese, ma anche le regioni e le destinazioni. Gli strumenti della promozione della piazza economica intervengono a questi due livelli sulla base di quanto concordato con i partner e i Cantoni. Rafforzando i sistemi di innovazione regionali in spazi funzionali, ossia sovracantonali e in certi casi anche transfrontalieri, si intende facilitare la collaborazione tra i vari attori e sfruttare il potenziale di innovatività delle regioni di montagna, delle aree rurali e delle regioni di confine. Il rafforzamento dei sistemi di innovazione regionali nel quadro della promozione della piazza economica è una promozione complementare, coordinata con la promozione su scala nazionale dell'innovazione fondata sulla scienza ad opera della Commissione della tecnologia e dell'innovazione (CTI) su mandato della Confederazione.

1.5

Conclusioni

A fronte dei costanti cambiamenti strutturali le imprese innovative e ad alto valore aggiunto danno importanti impulsi alla piazza economica svizzera e contribuiscono a renderla competitiva. La Svizzera offre condizioni interessanti per mantenere queste imprese sul proprio territorio o per richiamarne altre. Anche altri Paesi dispongono tuttavia di piazze economiche interessanti e alcuni praticano una politica di promozione piuttosto aggressiva. In Svizzera si è stabilito un numero molto elevato di multinazionali, alcune delle quali sono piuttosto mobili per quanto riguarda la sede. A queste multinazionali, alle imprese che potrebbero insediarsi nel nostro Paese e in particolare a quelle che sono già sul nostro territorio bisognerà offrire anche in futuro condizioni tali da mantenere attrattivi i processi di creazione del valore al fine di mantenere alto il tasso di occupazione (e questo trasversalmente per tutti i livelli di qualificazione), garantire lo Stato sociale e disporre di un bilancio statale equilibrato. Va quindi verificata costantemente, e se necessario ottimizzata, la qualità di ogni singolo fattore di localizzazione, evitando di fare passi indietro o 23

708

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incertezze in relazione a singoli fattori perché hanno effetti negativi sull'immagine della nostra piazza economica nel suo insieme. Le nostre conquiste devono essere difese anche per garantire la certezza del diritto.

Una delle sfide centrali della politica economica svizzera sarà dunque mantenere e continuare a migliorare le condizioni quadro per le imprese. Per essere competitive a livello internazionale, le imprese svizzere devono poter contare su prezzi bassi per la produzione e la distribuzione. La Confederazione può ridurre questi costi in vari modi: applicando tasse ed emolumenti strettamente necessari, riducendo gli oneri amministrativi, promuovendo l'accesso privo di ostacoli a mercati esteri, mettendo a disposizione un'infrastruttura efficiente e sostenendo la concorrenza nei settori a monte, per esempio le industrie di rete o l'agricoltura.

Le condizioni quadro della Svizzera vengono costantemente esaminate e, se possibile, migliorate, ad esempio tramite la promozione della piazza economica da parte della Confederazione, la politica di crescita e le periodiche verifiche della possibilità di un alleggerimento amministrativo. Ma si tratta anche di identificare tempestivamente i nuovi sviluppi ed eventualmente di sostenerli, ad esempio con offerte di formazione di base e continua commisurate alle esigenze.

Per quanto riguarda le infrastrutture sono in primo piano il collegamento delle reti svizzere a quelle dei Paesi confinanti (le reti di questi ultimi sono già progettate e disciplinate in parte a livello UE) e lo sfruttamento ottimale delle infrastrutture esistenti. A questo proposito il Consiglio federale si adopera per il mantenimento degli accordi internazionali esistenti e per la conclusione di accordi supplementari, ad esempio nel settore dell'energia elettrica e cerca nel contempo di ottimizzare l'uso e la qualità delle infrastrutture esistenti. Nell'ambito dei trasporti stradali e ferroviari sta ad esempio esaminando nuovi modelli di incentivazione (Mobility Pricing).

Per garantire un buon posizionamento alle istituzioni svizzere nell'ambito della crescente internazionalizzazione della ricerca e della formazione, il Consiglio federale promuove le cooperazioni internazionali e mira alla partecipazione a lungo termine della Svizzera ai programmi di ricerca internazionali. Uno dei punti salienti riguarda la capacità di mantenere sul proprio territorio la ricerca privata che rappresenta una parte importante della ricerca svizzera e contribuisce in modo determinante all'innovatività dell'economia elvetica. Per questo motivo, il Consiglio federale cerca di migliorare costantemente le condizioni quadro anche delle imprese impegnate nella ricerca.

Per mantenere flessibile il mercato del lavoro, il Consiglio federale sostiene il partenariato sociale e il mantenimento dell'attuale livello di protezione delle condizioni salariali e lavorative. Inoltre, nell'attuazione dell'articolo 121a della Costituzione federale il Consiglio federale persegue l'obiettivo di evitare oneri amministrativi sproporzionati per l'economia. Attraverso l'iniziativa sul personale qualificato cerca inoltre di promuovere lo sfruttamento del potenziale interno e il livello di qualificazione dei lavoratori.

Per migliorare ulteriormente l'accesso ai mercati esteri, a fronte della battuta d'arresto dei negoziati OMC, la Svizzera partecipa a negoziati plurilaterali in corso.

La formazione di zone di libero scambio sovraregionali è connessa a una serie di 709

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sfide per la politica esterna. In questo ambito il Consiglio federale ­ nel caso del TPP ­ mira alla stipula di altri ALS con singoli Stati contraenti della zona di libero scambio o sonda ­ nel caso si dovesse giungere alla conclusione del TTIP ­ la possibilità di partecipare alla zona di libero scambio. Ai punti da risolvere che emergono in relazione ai negoziati relativi ai futuri accordi di libero scambio, per esempio a causa delle elevate protezioni doganali della Svizzera in ambito agricolo, si aggiunge il numero crescente di misure protezionistiche adottate da molti Paesi dopo la crisi finanziaria ed economica globale, e che rappresentano un'evoluzione negativa nel sistema di scambi internazionali. Quando simili misure riguardano direttamente la Svizzera, il Consiglio federale interviene in maniera decisa attraverso i canali consolidati ad esempio nell'ambito dell'OMC o dei comitati misti degli accordi di libero scambio. Il Consiglio federale cerca a questo proposito di dare il buon esempio tenendo coerentemente conto degli accordi internazionali al momento di introdurre nuove regolamentazioni.

In merito alla densità normativa, si tratta di valutare dettagliatamente e di minimizzare i costi che le nuove regolamentazioni possono creare. Nei suoi rapporti periodici sullo sgravio amministrativo il Consiglio federale esamina anche le possibilità di ottimizzazione delle regolamentazioni esistenti.

Come illustrato sopra, gli accordi bilaterali tra la Svizzera e l'UE hanno un ruolo importante per la maggior parte dei fattori di localizzazione descritti. Non solo consentono alle imprese svizzere, finora, di accedere con i loro prodotti industriali e i loro servizi al mercato interno europeo, ma anche di reclutare senza troppe lungaggini burocratiche il personale di cui hanno bisogno. Gli accordi bilaterali sono alla base dei progetti di ricerca più importanti a livello internazionale e consentono la cooperazione transfrontaliera in materia di formazione. Sono anche alla base della cooperazione attuale e futura della Svizzera con l'UE nell'ambito delle infrastrutture.

L'eventuale venir meno o eventuali limitazioni dell'accesso senza discriminazioni a importanti mercati esteri, soprattutto al mercato interno dell'UE, la difficoltà di reclutare personale straniero o il rallentamento delle riforme ­ ad esempio nell'ambito del finanziamento delle assicurazioni sociali, dell'indebitamento delle famiglie o dei mercati agricoli ­ potrebbero portare, in combinazione con un eccessivo apprezzamento del franco svizzero, a una situazione simile a quella in cui si è venuta a trovare l'economia svizzera a partire dal 1991, ossia in una fase di recessione dalla quale ha faticato a uscire negli anni seguenti. Nel complesso, gli anni dal 1991 al 1996 sono stati caratterizzati da una lunga fase di stagnazione che ha scatenato un forte aumento della disoccupazione. A complicare ulteriormente le cose, si sono aggiunte l'incertezza economica a livello europeo dopo il rifiuto del popolo svizzero di entrare nel SEE e la lenta attuazione delle riforme strutturali all'interno del Paese, come l'apertura dei mercati protetti. La congiuntura è migliorata solo dal 1997 in poi, dopo l'allentamento delle misure di politica monetaria grazie ai tassi di inflazione più bassi e la conclusione dei negoziati sugli Accordi bilaterali I che ha permesso di regolare i rapporti con l'UE.

La politica economica svizzera ha tratto frutto dagli insegnamenti dei difficili anni Novanta, attuando riforme in vari campi. È stato possibile attuare alcune riforme volte a garantire la stabilità macroeconomica, come l'introduzione del freno 710

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all'indebitamento, uno strumento inteso a evitare che la politica monetaria e fiscale possa ostacolare la ripresa o peggiorare lo stato di crisi (effetto prociclico indesiderato) come accaduto alla fine degli anni Ottanta e all'inizio degli anni Novanta.

Senza dubbio la Svizzera ha imparato un'importante lezione dalla stagnazione degli anni Novanta: proprio in tempi economicamente favorevoli, come alla fine degli anni Ottanta o negli anni scorsi, il rischio di impostare la politica economica in maniera errata è particolarmente elevato, con effetti negativi che si sentirebbero solo dopo anni.

2

OMC e altre cooperazioni economiche multilaterali

2.1

Organizzazione mondiale del commercio (OMC)

Alla decima Conferenza ministeriale dell'OMC svoltasi a Nairobi i ministri hanno approvato l'Accordo plurilaterale concernente l'estensione dell'Accordo sulle tecnologie dell'informazione (Information Technology Agreement ITA II).

Nel settore agricolo i ministri hanno deciso di abolire i sussidi all'esportazione e di introdurre nuove norme concernenti altre misure all'esportazione. Sono inoltre state adottate una decisione a favore dei Paesi meno avanzati e una riguardante il cotone. Nel corso della Conferenza il Kazakistan è stato accolto in seno all'OMC come 162° membro.

2.1.1

Organizzazione mondiale del commercio (OMC)

Durante la nona Conferenza ministeriale, svoltasi nel 2013 a Bali, i membri dell'OMC erano pervenuti all'adozione di un certo numero decisioni concernenti il ciclo di negoziati di Doha (il cosiddetto «pacchetto di Bali»). Nell'anno in rassegna l'attuazione di queste decisioni ha assunto un'importanza prioritaria. Le stesse hanno riguardato in particolare l'Accordo sull'agevolazione degli scambi (Agreement on Trade Facilitation, ATF), che chiarisce le disposizioni nell'ambito delle procedure doganali e migliora la trasparenza, la prevedibilità e la certezza del diritto nello scambio di merci. Il 2 settembre la Svizzera è stata il quattordicesimo Paese membro dell'OMC a ratificare l'ATF dopo che il 20 marzo 2015 il Parlamento aveva approvato l'Accordo all'unanimità nel quadro del rapporto sulla politica economica esterna 2014 e il termine di referendum era scaduto inutilizzato.

L'ATF entrerà in vigore solo quando sarà stato ratificato dai due terzi dei membri dell'OMC. Le 63 ratifiche depositate fino a quel momento non hanno permesso di raggiungere la soglia necessaria per poter decretare l'entrata in vigore dell'ATF in occasione della decima Conferenza ministeriale dell'OMC di Nairobi (cfr. n. 2.1.2).

I membri dell'OMC hanno la possibilità di derogare al principio della nazione più favorita (NPF) del GATS a favore dei Paesi meno avanzati e di assumere impegni sul commercio di servizi che vanno oltre il livello previsto dall'OMC. Nell'anno in esame la Svizzera si è avvalsa di questa possibilità notificando, come altri Paesi, 711

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l'assunzione di impegni in tal senso per quanto riguarda l'accesso ai mercati e il trattamento nazionale (cfr. n. 5.3).

Adesioni all'OMC Nell'anno in rassegna le Seicelle e il Kazakistan sono entrati a far parte dell'OMC.

L'adesione delle Seicelle è stata sancita nel dicembre 2014 dopo vent'anni di negoziati. In seguito alla ratifica da parte del loro Governo, il 25 aprile sono ufficialmente diventate il 161° membro dell'OMC.

I negoziati per l'adesione del Kazakistan, pure in corso da vent'anni, si sono conclusi il 27 luglio 2015. Completato il processo di approvazione interno, il 30 novembre il Kazakistan è diventato il 162 membro dell'OMC e, come tale, ha potuto partecipare alla Conferenza ministeriale di Nairobi.

Nell'ambito del processo di adesione del Kazakistan la Svizzera ha svolto negoziati bilaterali, terminati già nel 2006, allo scopo di migliorare le condizioni d'accesso al mercato per importanti prodotti d'esportazione svizzeri come ad esempio macchine, apparecchi elettrici, strumenti di precisione e prodotti farmaceutici.

In seguito all'entrata in vigore, il 1° gennaio, dell'Unione economica eurasiatica (UEE) tra l'Armenia, la Bielorussia, il Kazakistan, il Kirghizistan e la Russia, il Kazakistan ha adottato la tariffa doganale esterna comune dell'UEE. Questa tariffa differisce dagli impegni assunti dal Kazakistan durante il processo di adesione all'OMC. Nel quadro dei negoziati di adesione all'OMC era stato convenuto che il Paese si sarebbe conformato agli impegni previsti durante il processo di adesione all'OMC, ma che avrebbe applicato la tariffa più bassa tra quelle concordate con l'OMC e l'UEE. In un secondo il tempo il Kazakistan potrà rinegoziare i suoi impegni relativi all'accesso al mercato.

2.1.2

La decima Conferenza ministeriale

Nel corso dell'ultima Conferenza ministeriale, svoltasi nel 2013 a Bali, i ministri hanno incaricato i membri dell'OMC di elaborare entro la fine di luglio 2015 un programma di lavoro per i temi del ciclo di Doha rimasti in sospeso.

Dall'incontro ministeriale informale dell'OMC, tenutosi a Davos a fine gennaio su invito della Svizzera, è emerso un ampio consenso sulla necessità di riportare le ambizioni dei negoziati di Doha a un livello più realistico. Nonostante i grandi sforzi compiuti nella prima metà del 2015, i membri dell'OMC non hanno raggiunto un accordo sul programma di lavoro. In particolare, non è stato possibile trovare un comun denominatore sulla questione del sostegno interno all'agricoltura. In assenza di risultati degni di nota, è per ora sfumata anche la possibilità di un'intesa sull'accesso al mercato per i prodotti agricoli e industriali (NAMA) e per i servizi.

Fin dalle fasi che hanno preceduto la decima Conferenza ministeriale dell'OMC, prevista dal 15 al 19 dicembre a Nairobi, per la prima volta su suolo africano, era apparso irrealistico pensare di poter evadere tutti i temi pendenti del ciclo di Doha. I ministri hanno preso le seguenti decisioni in vista di una conclusione parziale dei negoziati in corso. Nel settore dell'agricoltura sono state decise nuove norme sulla 712

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concorrenza all'esportazione. La Svizzera si è unita al consenso richiesto per abolire completamente i sussidi all'esportazione e disporre altre misure all'esportazione quali il finanziamento delle esportazioni, le imprese commerciali di Stato e gli aiuti alimentari internazionali. A proposito dei sussidi all'esportazione per i prodotti agricoli trasformati, i ministri hanno convenuto un periodo transitorio di cinque anni (scadenza al 31 dicembre 2020), il che significa per la Svizzera rinunciare ai contributi all'esportazione sui prodotti agricoli trasformati nel quadro della «legge sul cioccolato»24 (cfr. n. 5.1.3).

A favore dei Paesi meno avanzati (PMA) sono state adottate due decisioni, entrambe basate sulle decisioni prese a Bali nel 2013. In primo luogo i ministri hanno definito disposizioni complementari concernenti l'applicazione delle regole di origine preferenziali a favore dei PMA nonché la trasparenza e l'obbligo di documentazione in questo settore. In secondo luogo è stata prorogata al 2030 la validità della decisione che consente ai membri dell'OMC di derogare alla clausola della nazione più favorita secondo il GATS a vantaggio dei servizi e dei fornitori di servizi provenienti dai PMA.

I ministri hanno inoltre adottato i pacchetti della Liberia e dell'Afghanistan con i rispettivi elenchi di concessioni e i protocolli di adesione. I due Paesi dovrebbero ufficialmente entrare a far parte dell'OMC nel corso del 2016, quando avranno concluso il loro processo di ratifica.

Durante la Conferenza ministeriale le 24 Parti contraenti25 dell'Accordo plurilaterale sulle tecnologie dell'informazione (ITA) hanno concluso i negoziati sulla sua estensione (cfr. n. 2.1.3).

I ministri hanno infine deciso di prorogare la moratoria che vieta l'imposizione di dazi doganali e tributi simili sulle trasmissioni elettroniche (moratoria e-commerce) e la moratoria sui reclami relativi a casi di non violazione nel quadro dell'Accordo TRIPS (non-violation complaints).

Nonostante gli sforzi profusi, i membri dell'OMC non sono ancora riusciti a definire la procedura per la trattazione dei temi di Doha rimasti in sospeso. La dichiarazione ministeriale riconosce che alcuni membri vorrebbero identificare e negoziare nuovi temi.

2.1.3

Negoziati plurilaterali finalizzati all'ulteriore liberalizzazione del commercio

Vari membri dell'OMC, fra cui la Svizzera, conducono i loro negoziati nell'ambito di iniziative plurilaterali finalizzate a una maggiore liberalizzazione del commercio.

Nel settore delle merci, si tratta di un'estensione dell'Accordo del 1996 sulle tecnologie dell'informazione (Information Technology Agreement, ITA) e di un Accordo sulla liberalizzazione dei beni ambientali (Environmental Goods Agreement, EGA).

24 25

RS 632.111.72 Albania, Australia, Canada, Cina, Colombia, Corea del Sud, Costa Rica, Filippine, Giappone, Guatemala, Hong Kong, Islanda, Israele, Malaysia, Maurizio, Montenegro, Norvegia, Nuova Zelanda, Singapore, Stati Uniti, Svizzera, Taipei, Thailandia e UE28.

713

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Al di fuori dell'OMC vanno menzionati i negoziati concernenti un Accordo plurilaterale sul commercio di servizi (Trade in Services Agreement, TISA) (cfr. n. 5.3).

Accordo sulle tecnologie dell'informazione (ITA) Alla decima Conferenza ministeriale dell'OMC di Nairobi (cfr. n. 2.1.2), e per la prima volta da 18 anni, è stato formalmente adottato un Accordo OMC sulla riduzione dei dazi doganali. In seguito all'estensione dell'Accordo sulle tecnologie dell'informazione (ITA II) sono state liberalizzate circa 200 linee tariffali, per un volume commerciale di 1,3 bilioni di dollari americani (circa il 10 % del commercio mondiale di merci). I 24 partecipanti26 a ITA II hanno abolito i dazi doganali corrispondenti secondo il principio della nazione più favorita per le importazioni provenienti da tutti i membri dell'OMC fin dall'entrata in vigore dell'Accordo o, in alcuni rari casi, dopo un periodo transitorio di una durata fino a sette anni. L'Accordo riguarda settori di tecnologie nei quali i fornitori svizzeri sono fortemente rappresentati (apparecchi medici high-tech, tecnologie PCB [circuiti stampati], tecnologie laser, apparecchi di misurazione, apparecchi di analisi chimica e fisica). Il volume commerciale della Svizzera per queste linee tariffali supera i 30 miliardi di franchi svizzeri (media del periodo 2012­2014). Quasi un quarto di questi (ca. 7,2 mia. fr.)

riguarda scambi tra la Svizzera e Paesi con i quali o non esiste un accordo di libero scambio (ALS) o l'abolizione dei dazi non è ancora stata pienamente attuata e pertanto devono ancora essere versati tributi doganali 27.

L'Accordo iniziale sulle tecnologie dell'informazione (ITA) è stato firmato nel 1996 in occasione della prima Conferenza ministeriale a Singapore ed è entrato in vigore l'anno seguente. Ad oggi vi hanno aderito 53 membri dell'OMC. Dal maggio 2012 i negoziati si concentrano sull'estensione della gamma dei prodotti coperti dall'ITA.

Dopo varie interruzioni, dovute soprattutto a divergenze tra i principali Paesi produttori ed esportatori di beni IT quali gli Stati Uniti e la Cina, verso la metà dell'anno i negoziati hanno ripreso con nuovo slancio. Alla fine di luglio le parti negoziali hanno adottato un elenco comune di prodotti IT. La seconda metà dell'anno fino alla Conferenza ministeriale dell'OMC è stata dedicata alla negoziazione dei periodi transitori e all'esame dei nuovi elenchi di impegni.

Accordo sui beni ambientali (EGA) I negoziati concernenti un Accordo plurilaterale sui beni ambientali (Environmental Goods Agreement, EGA) hanno preso il via a Ginevra nel mese di luglio 2014 nel quadro del ciclo di Doha. Seguendo un approccio negoziale per dieci categorie28, esperti provenienti da organizzazioni internazionali, da ambienti accademici,

26

27 28

714

Albania, Australia, Canada, Cina, Colombia, Corea, Costa Rica, Filippine, Giappone, Guatemala, Hong Kong, Islanda, Israele, Malaysia, Maurizio, Montenegro, Norvegia, Nuova Zelanda, Singapore, Stati Uniti, Svizzera, Taipei, Thailandia e UE28.

Australia, Cina, Filippine, Malaysia, Maurizio, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Taipei e Thailandia.

Air pollution control, solid and hazardous waste management, wastewater management and water treatment, environmental remediation and clean-up, noise and vibration abatement, cleaner and renewable energy, energy efficiency, environmental monitoring, analysis and assessment, resource efficiency, environmentally preferable products.

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dall'industria e dall'amministrazione hanno fornito le basi per determinare quali beni e tecnologie potrebbero contribuire a risolvere i problemi ambientali.

Nell'anno in rassegna i 17 membri29 che partecipano ai negoziati plurilaterali dell'EGA non hanno potuto raggiungere un primo risultato parziale nonostante gli sforzi compiuti nel corso della prima Conferenza ministeriale dell'OMC a Nairobi.

Con questo Accordo si intende liberalizzare i beni e le tecnologie che hanno un impatto sull'ambiente e possono contribuire all'attuazione degli obiettivi ambientali nazionali e internazionali. I negoziati proseguiranno a febbraio 2016.

2.2

Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE)

Il Forum globale sulla trasparenza e sullo scambio di informazioni in questioni fiscali (Forum globale) ha ritenuto che il quadro normativo per lo scambio di informazioni su richiesta istituito dalla Svizzera sia tale da permetterle di accedere alla seconda fase delle valutazioni tra pari. Per quanto riguarda l'imposizione delle imprese, l'OCSE ha pubblicato i risultati del progetto contro l'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili (BEPS). La Svizzera ha partecipato attivamente a questo progetto e nel 2016 contribuirà anche all'elaborazione di un sistema di controllo dell'attuazione delle misure BEPS.

Nel mese di aprile sono state avviate le procedure di adesione all'OCSE di Costa Rica e Lituania. La collaborazione con i partner chiave si è ulteriormente rafforzata. La Svizzera sostiene la politica di apertura dell'OCSE affinché l'organizzazione possa mantenere la sua importanza a livello mondiale.

2.2.1

Questioni fiscali

In questi ultimi anni l'OCSE si è occupata a fondo della regolamentazione della fiscalità internazionale, soprattutto attraverso lo scambio di informazioni e nuove regolamentazioni sull'imposizione delle imprese. Nell'anno in rassegna questi temi sono rimasti una priorità della Svizzera all'OCSE. Il 15 luglio 2014 il Consiglio dell'OCSE ha approvato il nuovo standard globale per lo scambio automatico di informazioni a fini fiscali. La Svizzera intende raccogliere i dati a partire dal 2017 e procedere agli scambi automatici con i primi Paesi partner a partire dal 2018, con riserva di approvazione delle basi legali da parte dell'Assemblea federale. In relazione allo scambio di informazioni su richiesta, nel mese di marzo il Forum globale ha ammesso la Svizzera alla seconda fase delle valutazioni tra pari. In seguito alla revisione della legge sull'assistenza amministrativa fiscale30 nel 2014 e all'esten29 30

Australia, Cina, Costa Rica, Hong Kong, Islanda, Israele, Giappone, Canada, Corea, Norvegia, Nuova Zelanda, Singapore, Svizzera, Taipei, Turchia, Stati Uniti e UE.

RS 651.1

715

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sione della rete svizzera di accordi comprendenti disposizioni conformi allo standard per lo scambio di informazioni su richiesta, il Forum globale ha concluso che la Svizzera soddisfa questo standard. La seconda fase, che valuta il rispetto dello standard nella pratica, è iniziata in ottobre e durerà probabilmente fino alla metà del 2016. Terminata questa valutazione, il Forum globale pubblicherà un rapporto di valutazione sulla Svizzera.

Per quanto riguarda l'imposizione delle imprese, il 5 ottobre, dopo due anni di lavori, sono stati pubblicati i risultati del progetto OCSE/G20 contro l'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili (Base Erosion and Profit Shifting, BEPS)31. La Svizzera ha partecipato attivamente all'elaborazione dei rapporti vertenti su 15 misure che consentiranno di coordinare meglio le norme del diritto fiscale internazionale. Saranno così colmate le lacune che finora hanno potuto essere sfruttate dalle multinazionali per attuare una pianificazione fiscale aggressiva. Le nuove norme sono auspicabili in quanto creano condizioni di concorrenza eque tra gli Stati.

Questi requisiti minimi riguardano la rendicontazione Paese per Paese (country by country reporting), i criteri per l'imposizione di beni immateriali (IP Box) e lo scambio spontaneo di informazioni su alcune decisioni anticipate secondo le norme dell'OCSE (rulings). La riforma III dell'imposizione delle imprese attualmente in corso in Svizzera tiene già conto di alcuni risultati del progetto BEPS. Essa prevede infatti l'introduzione di un'IP Box conforme allo standard (box brevetti o licence box) e l'abolizione di regimi fiscali contestati a livello internazionale. Nel 2016 sarà stabilita la procedura per la verifica dell'attuazione delle misure BEPS. Allo scopo di finalizzare i lavori in corso e di assicurare un monitoraggio efficace, la cooperazione dei Paesi partecipanti al progetto BEPS proseguirà fino al 2020.

2.2.2

Politica di apertura dell'OCSE

Al fine di preservare la sua importanza quale forum di scambio di buone prassi e raccomandazioni, l'OCSE persegue attivamente la propria politica di apertura.

L'organizzazione accresce il numero di Paesi membri e, dal 2007, promuove varie forme di cooperazione con Paesi non membri.

Nel mese di aprile il Consiglio dell'OCSE ha avviato la procedura di adesione della Lituania e del Costa Rica. Vari comitati tecnici proseguono inoltre la valutazione delle politiche di Colombia e Lettonia, due Paesi candidati all'adesione dal 2013. La conformità delle politiche di questi quattro Paesi candidati all'adesione con gli standard dell'OCSE viene esaminata attentamente in modo da mantenere i valori e gli obiettivi dell'organizzazione (like-mindedness). Di fronte alla situazione venutasi a creare in Ucraina, nel mese di marzo 2014 il Consiglio dell'OCSE ha deciso di rinviare la procedura di adesione della Russia.

Nell'anno in esame la cooperazione con i partner chiave ­ Brasile, Cina, India, Indonesia e Sudafrica - è stata rafforzata attraverso studi, eventi e accordi settoriali.

31

716

Cfr. comunicato stampa «Nuovi standard internazionali dell'OCSE obbligatori in ambito di imposizione delle imprese: anche la Svizzera è chiamata ad agire» del 5 ottobre 2015, consultabile su: www.news.admin.ch > Documentazione.

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Questi Paesi sono stati integrati nei lavori di vari comitati dell'OCSE e, ad esempio, partecipano come Paesi associati al progetto del BEPS. L'OCSE ha portato il suo know-how in questi Paesi nell'ambito delle valutazioni delle loro politiche in diversi settori quali l'ambiente, l'economia o la formazione. Sono inoltre stati avviati i nuovi programmi nazionali destinati al Perù, al Kazakistan e al Marocco, che offrono a questi Paesi un accesso alle competenze dell'OCSE e un'assistenza nell'attuazione delle riforme. Al di là delle valutazioni delle loro politiche, i Paesi in questione sono incoraggiati ad aderire agli strumenti legali dell'OCSE.

La Svizzera sostiene queste iniziative poiché permettono di allargare la cerchia dei Paesi che condividono i principi e gli interessi dell'OCSE, senza che ne risentano la qualità e l'efficienza dell'organizzazione. La Svizzera è convinta che la cooperazione con le economie emergenti possa contribuire a una maggiore coerenza delle politiche nazionali e a un'attuazione quanto più possibile uniforme degli standard internazionali.

2.2.3

Peer Review e incontri ad alto livello

I rapporti economici biennali per Paese (Peer Reviews) costituiscono una delle principali pubblicazioni dell'OCSE. L'ultima edizione sulla Svizzera, pubblicata in dicembre, contiene una valutazione della situazione economica e delle politiche economiche in diversi settori (politica monetaria, politica di crescita, promozione della produttività e politica ambientale). Vi sono inoltre analizzati in modo approfondito i due temi del mercato immobiliare e dell'efficacia della spesa pubblica.

Nel mese di luglio il Consiglio dell'OCSE ha adottato i nuovi principi sul governo d'impresa e le Linee guida dell'OCSE sul governo delle imprese pubbliche. Questi documenti contengono raccomandazioni destinate ai Governi per l'elaborazione delle condizioni quadro nazionali relative al buon governo d'impresa. In settembre il G20 ha a sua volta approvato i principi sul governo d'impresa dell'OCSE, il che sottolinea la loro importanza quali norme riconosciute a livello nazionale32.

Nell'anno in rassegna il Consiglio dei ministri dell'OCSE si è occupato della promozione degli investimenti per una crescita sostenibile e dell'occupazione. I ministri hanno inoltre preso atto della rielezione di Angel Gurría per un terzo mandato come segretario generale dell'OCSE (2016­2021). Nel mese di ottobre la Svizzera ha partecipato all'incontro ministeriale del Comitato della politica scientifica e tecnologica a Daejeon, nella Corea del Sud. I ministri hanno adottato la Daejeon Declaration, che determinerà l'agenda internazionale nel settore della scienza e dell'innovazione per i prossimi dieci anni. La Svizzera presiederà il comitato dell'OCSE incaricato di attuare le decisioni adottate. In ottobre si è inoltre svolto a Helsinki l'incontro ministeriale dell'OCSE sul governo pubblico, a cui ha partecipato anche la Svizzera. Le discussioni si sono incentrate sul ruolo del settore pubblico nell'attuazione di una politica di crescita che coinvolga tutti i cittadini. In questa

32

Queste norme sono oggi denominate G20/OECD Principles of Corporate Governance (principi G20/OCSE sul governo d'impresa).

717

FF 2016

sede si è posto l'accento sull'importanza di una regolamentazione efficace e intelligente e della collaborazione tra le varie unità amministrative.

2.3

Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo (CNUCES)

Nell'anno in rassegna la CNUCES ha partecipato alla verifica degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e all'elaborazione dell'Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile. L'Agenda 2030 sarà tra l'altro una delle priorità tematiche della Conferenza ministeriale della CNUCES che si terrà nel 2016.

La CNUCES è un importante partner strategico della Svizzera nel settore della cooperazione economica allo sviluppo. Nel quadro dell'organizzazione la Svizzera, uno fra i principali donatori bilaterali nella cooperazione allo sviluppo in ambito tecnico, finanzia progetti in materia di biodiversità, concorrenza, gestione del debito, consulenza nel campo degli accordi sugli investimenti, norme e promozione commerciale.

La CNUCES ha fatto parte delle 60 organizzazioni internazionali del Task Team istituito dal segretario generale dell'ONU allo scopo di stilare un bilancio sulla realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e di definire l'Agenda 2030 (cfr. n. 6.1.1).

La CNUCES è l'organo dell'ONU incaricato delle questioni in materia di commercio e sviluppo e, in quanto tale, ha svolto un ruolo trainante nell'elaborazione dell'obiettivo 17 dell'Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile («Rafforzare le modalità di attuazione e rilanciare il partenariato globale per lo sviluppo sostenibile»), che sancisce il commercio come uno dei fondamenti di una crescita sostenibile.

Gli obiettivi dell'Agenda 2030 e la loro realizzazione hanno contrassegnato i preparativi della Conferenza ministeriale della CNUCES prevista per la primavera del 2016. Dal novembre 2014 all'agosto 2015 la Svizzera ha presieduto il gruppo JUSSCANNZ33 che, al pari dell'UE, del G-7734 e della Cina, è un attore di rilievo all'interno della CNUCES. Questo impegno ha permesso alla Svizzera di partecipare, a nome del gruppo JUSSCANNZ, alla preparazione della Conferenza ministeriale della CNUCES e di contribuire alla scelta dei temi da affrontare.

33 34

718

Australia, Canada, Giappone, Israele, Norvegia, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Svizzera e Turchia.

Il Gruppo dei 77 (G-77) è una coalizione informale che riunisce principalmente Paesi in sviluppo. Con i suoi 134 membri, il G-77 è il più grande gruppo delle Nazioni Unite. Cfr anche: www.g77.org/doc/ >About the Group of 77.

FF 2016

2.4

Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (ONUSI)

L'ONUSI è un partner strategico della Svizzera nella promozione di forme industriali e produttive rispettose delle risorse e del clima così come nel rafforzamento delle capacità commerciali nei Paesi in sviluppo. Nell'anno in rassegna la Svizzera e l'ONUSI hanno realizzato insieme diversi progetti e programmi in questi due campi tematici.

L'Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile e gli obiettivi dell'ONUSI hanno molti temi in comune (p. es. in materia di energia e ambiente, rafforzamento delle capacità commerciali, sviluppo del settore privato e catene di valore agricole, cfr. n. 6.1.1).

L'ONUSI si concentrerà in particolare sull'obiettivo 9 («Costruire un'infrastruttura resiliente, promuovere l'industrializzazione inclusiva e sostenibile e sostenere l'innovazione»), che rispecchia l'essenza della missione attuale dell'organizzazione.

Dal 12 al 16 ottobre l'ONUSI ha organizzato a Davos la quarta Conferenza sull'efficienza delle risorse e la produzione più pulita (Global Resources Efficiency and Cleaner Production [RECP] Networking Conference), che si è svolta in concomitanza con il Forum mondiale delle risorse (World Resources Forum) 2015. Il coordinamento di questi due eventi ha dato luogo a una vasta piattaforma di discussione dedicata all'utilizzo efficace delle risorse e ha permesso di promuovere il collegamento materiale e organizzativo di due iniziative sostenute dalla Svizzera. La Conferenza è stata l'occasione per celebrare l'anniversario del primo Centro nazionale per una produzione più pulita (National Cleaner Production Centers, NCPC), istituito nel 1995 dall'ONUSI e dal Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (United Nations Environment Programme, UNEP). I NCPC sono unità rivolte al settore privato che propongono ai loro clienti un'ampia gamma di prestazioni per una produzione più rispettosa delle risorse, che spaziano dall'informazione, alla consulenza alle imprese, fino al dialogo politico. La Svizzera è stata uno fra i primi e più costanti promotori di una produzione più pulita, un approccio che mette le imprese in condizione di preservare le risorse e quindi di produrre in modo più economico, sia attraverso miglioramenti tecnici sia attraverso cambiamenti di comportamento da parte degli attori economici. Nell'anno in esame la Svizzera, insieme all'ONUSI, ha istituito nuovi NCPC in Ucraina e in Indonesia. Inoltre, ha sostenuto il programma globale RECP dell'ONUSI, che intende tra l'altro procedere alla trasformazione di parchi industriali in cosiddetti parchi eco-industriali.

L'ONUSI opera nel settore degli ostacoli tecnici al commercio (cfr. n. 5.2) in collaborazione con le imprese artigianali e industriali nei Paesi in sviluppo. Sulla scia della quarta Conferenza ministeriale dell'OMC svoltasi a Doha nel 2001, l'ONUSI ha avviato un programma (Trade Capacity Building, TCB) volto a promuovere le capacità dei Paesi in sviluppo in materia di norme, metrologia (metodi di misurazione), procedure di prova e certificati di conformità. Attualmente la Svizzera sta realizzando insieme all'ONUSI dei progetti di rafforzamento delle capacità commerciali nel Ghana e in Indonesia.

719

FF 2016

2.5

Organizzazione internazionale del lavoro (OIL)

Nell'anno in rassegna la Svizzera ha svolto un ruolo attivo nella ricerca di una soluzione sostenibile alla crisi del sistema di controllo delle norme dell'OIL. Nel quadro della Conferenza generale dell'OIL ha fornito contributi sostanziali in materia di transizione dall'economia informale all'economia formale e per promuovere strumenti efficaci volti a sostenere le PMI nella creazione di posti di lavoro dignitosi e produttivi.

In seguito a un incontro dei rappresentanti dei Governi, dei datori di lavoro e dei lavoratori svoltosi in febbraio, nel mese di marzo il Consiglio di amministrazione dell'OIL ha trovato una via per uscire dalla crisi del sistema di controllo delle norme dell'OIL. Il funzionamento dell'organizzazione era stato bloccato per tre anni a causa di un disaccordo tra i partner sociali sull'interpretazione delle norme dell'OIL.

Il Consiglio di amministrazione si è inizialmente accordato sui principi essenziali per assicurare il buon funzionamento dei futuri lavori della Commissione di applicazione delle norme della Conferenza generale dell'organizzazione. Ha inoltre rinunciato ad adire la Corte internazionale di giustizia per ottenere un parere consultivo sul diritto di sciopero come era stato richiesto da una parte dei membri dell'OIL. Il Consiglio di amministrazione ha inoltre deciso di rilanciare il meccanismo d'esame delle norme (Standard Review Mechanism, SRM). La Svizzera si impegna attivamente in questo processo in cui, insieme al Regno Unito, rappresenta il gruppo dell'Europa occidentale. Infine, nell'intento di ottimizzare il sistema di controllo delle norme dell'OIL, il Consiglio di amministrazione ha incaricato il presidente della Commissione di applicazione delle norme e il presidente del Comitato della libertà sindacale di redigere un rapporto sulle possibilità di interazione, funzionamento e miglioramento delle procedure di controllo delle norme. La Svizzera ha approvato questi sviluppi che sembrano aver ripristinato la fiducia tra i partner sociali internazionali e che hanno permesso alla Conferenza generale dell'OIL di giugno di svolgersi sotto i migliori auspici.

La Conferenza generale dell'OIL ha adottato nel mese di giugno la raccomandazione n. 204 relativa alla transizione dall'economia informale all'economia formale. La nuova norma internazionale non vincolante fornisce agli Stati membri un orientamento per facilitare questa transizione, rispettando al contempo i diritti fondamentali dei lavoratori e garantendo opportunità di sicurezza del reddito, di sussistenza e di imprenditorialità. La raccomandazione mira inoltre a promuovere la creazione, nell'economia formale, di imprese e lavori dignitosi, la loro preservazione e la loro sostenibilità, come pure la coerenza tra le politiche macroeconomiche, di occupazione, di protezione sociale, e le altre politiche sociali. La raccomandazione offre strumenti per prevenire l'«informalizzazione» dei posti di lavoro dell'economia formale. La Svizzera si è pronunciata a favore di una raccomandazione semplice, operativa e pragmatica, atta a sostenere i membri dell'OIL nei loro sforzi di transizione dall'economia informale all'economia formale. Ha sostenuto la sua adozione e

720

FF 2016

ha in particolare apprezzato gli sforzi dell'OIL volti a promuovere i diritti sociali nell'economia informale e a facilitare la transizione verso l'economia formale.

Durante la Conferenza si è discusso degli strumenti con cui le PMI possono creare posti di lavoro dignitosi e produttivi. In questa sede si è delineato un ampio consenso sull'importanza delle PMI per il conseguimento di una piena occupazione produttiva. La Conferenza ha riconosciuto che le PMI rappresentano i due terzi dei posti di lavoro su scala mondiale e che creano la maggior parte dei nuovi posti di lavoro.

Politiche ben concepite di sostegno alle PMI contribuiscono alla creazione di posti di lavoro di migliore qualità e favoriscono una crescita economica sostenibile. Vista l'eterogeneità delle PMI, gli interventi devono tenere conto delle diverse caratteristiche delle imprese, quali le dimensioni, il settore, la crescita e l'evoluzione demografica. Nelle sue conclusioni la Conferenza ha invitato a eliminare gli ostacoli che impediscono l'attuazione di politiche di sostegno alle PMI. La Svizzera ha condiviso la propria esperienza e ha portato numerose idee a queste conclusioni, soprattutto per quanto riguarda la promozione del partenariato sociale, la semplificazione delle regolamentazioni, il finanziamento tramite garanzie di prestito e il riconoscimento della formazione professionale.

2.6

Il Gruppo dei 20 (G20)

I lavori del G2035, sotto la presidenza della Turchia, hanno posto l'accento sulla promozione di una crescita economica solida e sull'incentivazione degli investimenti. Il G20 ha inoltre sostenuto gli sforzi internazionali per una maggiore trasparenza e condizioni eque in materia di imposizione delle società multinazionali. La Svizzera ha proseguito la sua strategia proattiva nei confronti del G20 prendendo posizione sulle priorità della presidenza turca. Nel 2016, su invito della presidenza cinese, la Svizzera avrà l'opportunità di partecipare al segmento finanziario del G20.

2.6.1

Il G20 sotto la presidenza turca

Nell'anno in esame il G20 è stato presieduto dalla Turchia. L'agenda turca si è concentrata sulla promozione di una crescita economica dinamica e inclusiva. Al centro dei dibattiti si sono poste tre priorità: la promozione di una crescita economica volta a ridurre le disparità, l'attuazione degli obiettivi del G20 decisi in passato e lo sviluppo di strategie di investimento nazionali. La Turchia ha inoltre inserito come questioni trasversali temi relativi alle PMI e ai Paesi in sviluppo a basso reddito.

35

Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, India, Indonesia, Italia, Messico, Regno Unito, Russia, Stati Uniti, Sudafrica, Turchia e UE.

721

FF 2016

Al fine di garantire una rappresentanza di tutte le regioni del mondo, ogni anno vengono invitati al vertice del G20 diversi Paesi non membri. La Turchia ha invitato l'Azerbaijan quale rappresentante del Vicino Oriente, la Spagna (ospite permanente), Singapore, la Malaysia (presidenza dell'ASEAN), lo Zimbabwe (presidenza dell'Unione africana) e il Senegal (rappresentante del Nuovo partenariato per lo sviluppo dell'Africa).

Nell'anno in rassegna, oltre ai quattro incontri dei ministri delle finanze e dei presidenti delle banche centrali, si sono svolte riunioni tra i ministri dell'agricoltura, del lavoro e del commercio. Dal canto loro, i ministri dell'energia del G20 si sono riuniti per la prima volta. In linea con le priorità turche, hanno discusso dell'accesso all'energia a livello mondiale e del suo contributo all'Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile (cfr. n. 6.1.1).

Il vertice del G20, che il 15 e il 16 novembre ha riunito i capi di Stato e di Governo ad Antalya, è sfociato nell'approvazione del progetto OCSE/G20 sull'imposizione delle imprese (Base Erosion and Profit Shifting, BEPS) (cfr. n. 2.2.1).

2.6.2

Bilancio del posizionamento della Svizzera nei confronti del G20

Benché non sia stata invitata dalla presidenza turca a partecipare al segmento finanziario del G20, la Svizzera ha proseguito la sua strategia proattiva nei confronti del gruppo prendendo posizione sulle priorità di quest'ultimo e diffondendo documenti programmatici.

La Svizzera ha partecipato in qualità di membro (dal 2014) al Partenariato globale del G20 per l'inclusione finanziaria (Global Partnership for Financial Inclusion, GPFI), che si impegna a favore di un accesso universale a costi accessibili ai servizi finanziari di base. La Cina auspica che questo tema venga ripreso nel 2016 tra le priorità del G20, con particolare attenzione al sistema finanziario digitalizzato.

Nel 2016, su invito della presidenza cinese, la Svizzera avrà nuovamente l'opportunità di partecipare al segmento finanziario del G20.

722

FF 2016

3

Integrazione economica europea Nell'anno in rassegna lo sviluppo economico nell'UE, il principale partner commerciale della Svizzera, è risultato inferiore alle aspettative a seguito di vari fattori quali il calo dei prezzi dell'energia, la politica monetaria particolarmente espansiva della Banca centrale europea e il basso valore esterno dell'euro. Il forte apprezzamento del franco in seguito all'abbandono da parte della BNS della soglia minima di cambio con l'euro ha peggiorato la competitività di prezzo degli esportatori svizzeri, soprattutto nell'eurozona. Questo elemento, unito al persistere di un contesto difficile nell'UE, ha determinato un indebolimento del commercio estero e, di conseguenza, una minore crescita economica.

Nell'anno in rassegna il Consiglio federale ha dato priorità, nell'ambito della sua politica europea, all'attuazione delle nuove disposizioni costituzionali in materia di immigrazione e al mantenimento della via bilaterale con l'UE. Da un rapporto del Consiglio federale pubblicato nell'anno in rassegna emerge che un accordo di libero scambio di ampia portata non terrebbe conto delle esigenze dell'economia svizzera quanto il proseguimento degli accordi bilaterali con l'UE. Per questo occorre riacquisire il prima possibile sicurezza sul proseguimento e sull'eventuale sviluppo degli accordi bilaterali, importanti per l'economia svizzera. Le incertezze esistenti potrebbero ripercuotersi negativamente sulla propensione agli investimenti delle ditte in Svizzera e sulle prospettive di crescita a medio termine. Al riguardo il Consiglio federale ha preso conoscenza di due studi esterni che evidenziano le considerevoli conseguenze economiche di un eventuale scioglimento degli Accordi bilaterali I.

3.1

Le sfide economiche nell'UE e il loro impatto sulla Svizzera

Nell'anno in rassegna l'eurozona ha proseguito la sua moderata ripresa economica.

In seguito al calo dei prezzi dell'energia, alla politica monetaria particolarmente espansiva della Banca centrale europea (BCE) e al basso valore esterno dell'euro, la crescita è risultata inferiore alle aspettative. Essa è stata sostenuta in maniera sostanziale dai consumi privati. Il potere d'acquisto reale delle economie domestiche ha beneficiato del miglioramento, lento ma costante, della situazione sul mercato del lavoro e del calo dei costi dell'energia. La lenta ripresa congiunturale e le favorevoli condizioni di finanziamento hanno inoltre dato ad alcuni Stati membri un margine di manovra in ambito politico-fiscale, di modo che anche l'aumento dei consumi statali ha contribuito alla crescita. Hanno invece fatto registrare un andamento contenuto gli investimenti fissi lordi. È vero che i bassi tassi d'interesse hanno dato impulsi positivi, ma l'incertezza sull'andamento dell'economia internazionale ha impedito un maggiore sviluppo degli investimenti. Tra i singoli Stati comunitari continuano tuttavia a registrarsi marcate differenze. In Spagna, ad esempio, i tassi di crescita sono risultati elevati, in Germania si è consolidata la fase di prosperità, anche se contenuta, mentre l'Italia si sta gradualmente riprendendo dopo il lungo periodo di 723

FF 2016

recessione. Nel corso dell'estate è stato possibile evitare l'uscita della Grecia dall'unione monetaria.

Dopo che, nel referendum di inizio luglio, i cittadini greci si sono dichiarati contrari alla proroga del secondo programma di aiuto, nelle settimane successive è stato trovato un accordo tra Atene e i creditori internazionali. In cambio di un ampio terzo pacchetto di credito il Governo greco si è impegnato a introdurre riforme radicali. Il serio rischio di un crollo del sistema finanziario greco e di un'uscita della Grecia dall'eurozona sembra per il momento escluso. I problemi strutturali non sono però affatto risolti e manca tuttora una soluzione istituzionale che possa garantire una procedura regolamentata per gli Stati insolventi all'interno dell'Unione monetaria.

Non si possono pertanto escludere rischi a medio termine per la stabilità dell'eurozona. In alcuni Paesi europei che non fanno parte dell'Unione monetaria la situazione è decisamente più positiva. Ad esempio nel Regno Unito è proseguita la fase di prosperità che perdura da due anni e anche negli Stati dell'Europa centro-orientale la performance economica è fortemente migliorata.

Gli sviluppi nell'UE e soprattutto nei Paesi limitrofi, che fanno tutti parte dell'eurozona, influenzano l'economia svizzera tramite il commercio estero. Dopo l'abolizione della soglia minima di cambio del franco con l'euro all'inizio dell'anno, l'attenzione si è spostata sul settore delle esportazioni. La congiuntura interna ha permesso di attutire l'effetto del repentino apprezzamento del franco evitando una forte recessione, ma la minore competitività di prezzo degli esportatori svizzeri ha ridotto la performance del commercio estero e, di conseguenza, una crescita economica più contenuta. Proprio alla luce dell'attuale tasso di cambio sono di straordinaria importanza gli sviluppi nell'UE che, ricevendo il 55 per cento delle esportazioni svizzere (eurozona 46 %) è il nostro principale partner commerciale. La stentata ripresa congiunturale nell'UE ha fornito finora solo impulsi moderati al commercio estero svizzero. Un rafforzamento della crescita europea sarebbe dunque positivo anche per il nostro Paese. Inoltre, gli sviluppi politici nell'eurozona possono influenzare in modo notevole il tasso di cambio, che a sua volta incide sul commercio estero e su tutta l'economia nazionale. La politica monetaria espansiva della BCE ha portato tendenzialmente a un indebolimento della moneta unica e a un apprezzamento del franco rispetto all'euro. Anche nuovi rischi eventuali per la stabilità dell'Unione monetaria potrebbero avere forti ripercussioni sul tasso di cambio, visto che proprio in tempi di crisi il franco è esposto ­ per il suo ruolo tradizionale di «valuta sicura» ­ a una forte tendenza al rialzo.

A ciò si aggiungono le nuove disposizioni costituzionali sull'immigrazione (art. 121a Cost.) ancora da attuare e una grande incertezza sull'impatto che avranno sulle relazioni tra la Svizzera e l'UE. Ciò può ripercuotersi negativamente sulla propensione agli investimenti delle imprese in Svizzera e, pertanto, sulle prospettive di crescita a medio termine.

724

FF 2016

3.2

Relazioni commerciali con l'UE

L'UE è di gran lunga il principale partner commerciale della Svizzera. Nel 2014 il 55 per cento delle esportazioni svizzere di merci era destinato al mercato europeo e il 73 per cento delle importazioni di merci proveniva dall'UE36. Nonostante il forte aumento del volume commerciale della Svizzera con l'UE negli ultimi dieci anni, si è ridotta la percentuale dell'UE rispetto al volume commerciale complessivo della Svizzera, il che rispecchia un riequilibrio dei flussi commerciali mondiali verso i Paesi emergenti, soprattutto in Asia.

Volume commerciale Svizzera (esportazioni + importazioni)37

2004

2006

2008

2010

2012

2014

con tutti i Paesi (in mia. fr.)

297

362

414

387

571

538

con l'UE-28 (in mia. fr.)

213

254

288

262

318

295

percentuale UE-28

72 %

70 %

70 %

68 %

56 %

55 %

Le relazioni con l'UE sono ­ oltre all'impegno della Svizzera nell'OMC (cfr. n. 2.1) e agli accordi di libero scambio (ALS) con Stati terzi (cfr. n. 4) ­ un pilastro centrale della politica economica esterna del Paese. Le basi per un migliore accesso al mercato interno comunitario sono state gettate con l'Accordo di libero scambio del 197238 tra la Svizzera e l'UE, che ha eliminato i dazi sui prodotti industriali. In seguito, per tener conto delle esigenze dell'economia svizzera sono stati conclusi altri accordi bilaterali di accesso al mercato, tra cui quello sulla soppressione degli ostacoli non tariffali al commercio e sull'accesso agli appalti pubblici. I Bilaterali I39 e II40, conclusi rispettivamente nel 1999 e nel 2004, oltre ad estendere l'accesso ad altri mercati di merci e servizi e al mercato del lavoro, hanno permesso di approfondire la cooperazione tra la Svizzera e l'UE in alcuni settori (p. es. formazione e ricerca).

36 37 38 39

40

Commercio senza metalli preziosi, pietre semipreziose, oggetti d'arte e di antiquariato.

Commercio compresi metalli preziosi, pietre semipreziose, oggetti d'arte e di antiquariato (dal 2012 compreso l'oro). Dati consultabili su: www.swiss-impex.admin.ch.

Accordo del 22 luglio 1972 tra la Confederazione Svizzera e la Comunità economica europea (RS 0.632.401).

Accordo sulla libera circolazione delle persone (RS 0.142.112.681), Accordo sugli appalti pubblici (RS 0.172.052.68), Accordo sul reciproco riconoscimento in materia di valutazione della conformità (RS 0.946.526.81), Accordo agricolo (RS 0.916.026.81), Accordo sul trasporto aereo (RS 0.748.127.192.68), Accordo sui trasporti terrestri (RS 0.740.72), Accordo sulla ricerca (RS 0.420.513.1).

Accordo concernente l'associazione a Schengen/Dublino (RS 0.362.31), Accordo sulla fiscalità del risparmio (RS 0.641.926.81), Accordo sulla lotta contro la frode (RS 0.351.926.81), Accordo sui prodotti agricoli trasformati (RS 0.632.401.23), Accordo sull'ambiente (RS 0.814.092.681), Accordo sulla cooperazione nel settore statistico (RS 0.431.026.81), Accordo sulla partecipazione al programma MEDIA 2007 (RS 0.784.405.226.8), Accordo sull'educazione (RS 0.402.268.1), Accordo per evitare la doppia imposizione dei funzionari in pensione delle istituzioni e agenzie delle Comunità europee residenti in Svizzera (RS 0.672.926.81).

725

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Questi accordi hanno creato in determinati ambiti relazioni molto simili a quelle del mercato interno. Gli accordi Svizzera-UE garantiscono un accesso al mercato reciproco e su misura, sopprimendo gli ostacoli al commercio di natura tariffale e non tariffale. Gli accordi bilaterali permettono alle imprese svizzere non solo di offrire i propri prodotti nell'UE senza ostacoli, ma anche di essere sostanzialmente equiparate ai loro concorrenti europei. Grazie agli accordi bilaterali le imprese svizzere non solo sono competitive nel mercato interno dell'UE, ma godono anche di un vantaggio concorrenziale rispetto ai concorrenti dei Paesi terzi.

3.3

Confronto tra un accordo di libero scambio globale e gli accordi bilaterali con l'UE

Dopo la votazione popolare del 9 febbraio 2014 sulle nuove disposizioni costituzionali in materia di immigrazione (cfr. n. 3.4) si è fatto più intenso il dibattito concernente le relazioni della Svizzera con l'UE. In tale contesto è stata sollevata la questione di un ALS di ampia portata con l'UE in alternativa ai Bilaterali. In adempimento del postulato Keller-Sutter 13.4022 Un accordo di libero scambio con l'UE al posto degli accordi bilaterali, il Consiglio federale ha approvato un rapporto che analizza le possibilità offerte da un ALS di ampia portata con l'UE e le confronta con quelle date dagli accordi bilaterali esistenti41.

Nell'analisi si giunge alla conclusione che un ALS di ampia portata sarebbe un chiaro passo indietro rispetto alla via bilaterale attuale. In vari settori gli accordi bilaterali hanno creato per gli offerenti svizzeri condizioni simili a quelle del mercato interno, garantendo la certezza del diritto, ed esteso la collaborazione ad altri ambiti ­ due traguardi che un ALS non avrebbe permesso di raggiungere.

Nel quadro di un ALS globale tra la Svizzera e l'UE si perseguirebbe sostanzialmente un accesso facilitato al mercato da realizzare senza un'armonizzazione del diritto (vale a dire senza il recepimento del diritto europeo e senza un'equivalenza delle prescrizioni convenuta e controllata in via contrattuale). Un accordo senza l'armonizzazione del diritto escluderebbe importanti settori di accesso al mercato (p.

es. gli ostacoli tecnici al commercio per i beni industriali o in ambiti quali l'agricoltura, la sicurezza doganale, la libera circolazione delle persone, l'accesso facilitato reciproco ad alcuni settori di servizi quali i trasporti terrestri e il traffico aereo).

Anche se l'autonomia normativa sarebbe formalmente garantita nel quadro di un ALS globale, di fatto l'obiettivo di un'autonomia più ampia verrebbe difficilmente raggiunto. Per via delle forti interazioni economiche con i Paesi limitrofi la Svizzera avrebbe interesse, anche senza accordi di armonizzazione, a evitare inutili scostamenti dalle prescrizioni del suo principale partner commerciale e ad adeguare autonomamente il suo apparato normativo a quello dell'UE. Senza accordi bilaterali (di armonizzazione) l'equivalenza delle norme non sarebbe riconosciuta contrattualmente, il che comporterebbe in molti casi per le imprese svizzere una limitazione d'accesso al mercato interno dell'UE. Viceversa la concorrenza interna risulterebbe 41

726

Cfr. comunicato stampa del 5 giugno «Consiglio federale: confronto tra un accordo globale di libero scambio e gli accordi bilaterali con l'UE», consultabile su: www.admin.ch > Documentazione > Comunicati stampa.

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ridotta: la minore varietà di prodotti e i prezzi più alti che ne deriverebbero si ripercuoterebbero negativamente sui consumatori e sui produttori in Svizzera.

In fin dei conti un tale ALS dovrebbe rispondere agli interessi di entrambe le Parti.

La Svizzera dovrebbe presumibilmente fare importanti concessioni in materia di protezione doganale sui prodotti agricoli per poter concludere con successo i negoziati. Inoltre è probabile che il passaggio dagli accordi bilaterali a un ALS globale metterebbe in discussione anche il proseguimento della collaborazione in settori che esulano dall'accesso al mercato, come è avvenuto ad esempio nei negoziati con l'UE sulla partecipazione della Svizzera all'ultimo accordo quadro sulla ricerca («Orizzonte 2020»). L'UE subordina la piena associazione del nostro Paese e il proseguimento della sua partecipazione oltre il 2016 alla ricerca di una soluzione di principio per quanto riguarda l'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) (cfr. n. 3.4).

«Orizzonte 2020» rappresenta a livello mondiale il maggiore programma di promozione della ricerca e dell'innovazione. Sostiene infatti progetti che coprono l'intera catena delle innovazioni, dalla ricerca di base alla preparazione di prodotti e servizi commercializzabili. L'adesione al programma favorisce il conseguimento di conoscenze e competenze, lo sviluppo di reti e di cooperazioni di ricerca internazionali e la mobilità dei ricercatori. La stessa economia svizzera ne trae beneficio: la partecipazione a un progetto comporta ad esempio la creazione di posti di lavoro42, la costituzione di nuove imprese (start-up), il deposito di brevetti in Svizzera o altre forme di proprietà intellettuale (p. es. diritti d'autore, deposito di marchi, ecc.).

3.4

Studi sull'abbandono dei Bilaterali I

Dopo la votazione popolare del 9 febbraio 2014 sulle nuove disposizioni costituzionali in materia di immigrazione è cresciuto l'interesse per il rilievo economico dei Bilaterali I. Sull'importanza dei singoli accordi esiste già una serie di studi43.

Nell'anno in rassegna il Consiglio federale ha preso atto di due studi scientifici esterni che analizzano l'impatto economico di un eventuale abbandono dei Bilaterali I44. Gli studi mostrano che il PIL svizzero si ridurrebbe complessivamente, dal 2018 al 2035, di 460­630 miliardi di franchi svizzeri, all'incirca l'equivalente di un attuale «reddito annuo» dell'economia svizzera.

Il contingentamento dell'immigrazione ridurrebbe l'offerta di lavoro rispetto a oggi e farebbe lievitare i costi del reperimento di manodopera. L'abbandono dei Bilaterali I creerebbe nuove barriere commerciali e limiterebbe l'accesso al mercato. I beni industriali ad esempio, che rientrano nell'Accordo sul reciproco riconoscimento in materia di valutazione della conformità, necessiterebbero di un ulteriore esame della conformità per dimostrare l'adempimento delle norme UE previste per l'accesso al 42 43 44

Cfr. Effets de la participation de la Suisse au 7e programme-cadre de recherche européen, Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione SEFRI; 2014.

I link ai vari studi sono consultabili su: www.seco.admin.ch > Temi > Politica economica esterna > Relazioni economiche con l'UE.

Cfr. comunicato stampa del 4 dicembre 2015 «Studio sull'abbandono dei Bilaterali I: perdite significative per l'economia».

727

FF 2016

mercato. Negli appalti pubblici gli offerenti svizzeri non potrebbero più essere equiparati a quelli dell'UE nelle gare di appalto a livello distrettuale e comunale negli Stati membri comunitari. Gli offerenti svizzeri perderebbero il diritto di non essere discriminati anche nelle gare di appalto di altri settori, quali il traffico su rotaia, la fornitura di gas, calore, acqua potabile ed energia elettrica, i trasporti urbani, gli aeroporti nonché la navigazione fluviale e marittima. Inoltre scomparirebbe il reciproco accesso al mercato facilitato in determinati settori di servizi (trasporti terrestri, traffico aereo, fornitura di servizi conformemente all'ALC). La competitività svizzera risulterebbe inferiore, con le conseguenti ripercussioni sulle esportazioni e sulla concorrenza interna. Un abbandono dell'accordo sulla ricerca avrebbe infatti un impatto negativo sul potenziale d'innovazione della Svizzera.

Vi si aggiungerebbero ulteriori perdite dovute all'incertezza sul futuro delle relazioni della Svizzera con il suo principale partner commerciale. In caso di abbandono dei Bilaterali I risulterebbero incerti sia il proseguimento di altri accordi con l'UE sia la stipula di futuri accordi di accesso al mercato. A causa di determinate difficoltà metodologiche, i due studi non hanno potuto tener conto di tutte le conseguenze.

Bisogna dunque partire dal presupposto che la fine dei Bilaterali I avrebbe ripercussioni economiche ben superiori alle stime.

3.5

Attuazione delle nuove disposizioni costituzionali sull'immigrazione

Il Consiglio federale ha avviato con prontezza i lavori di attuazione delle nuove disposizioni costituzionali sull'immigrazione e preso rapidamente le prime decisioni presentando già il 20 giugno 2014 il suo piano45. Sulla base di quest'ultimo ha posto in consultazione, in data 11 febbraio 2015, la revisione della legge46. Al tempo stesso ha approvato il mandato negoziale per un adeguamento dell'ALC con l'UE.

Una soluzione per la libera circolazione delle persone dovrebbe consentire in futuro alla Svizzera di controllare e di limitare l'immigrazione in modo autonomo, preservando al contempo la via bilaterale come base delle relazioni con l'UE.

All'inizio dell'anno la presidente della Confederazione e il presidente della Commissione europea hanno convenuto di svolgere consultazioni bilaterali sulla libera circolazione delle persone. In generale gli interlocutori dell'UE e dei Paesi membri hanno mostrato comprensione per le esigenze svizzere, ma hanno insistito sul principio della libera circolazione, che è una colonna portante del mercato interno comunitario.

A livello di politica interna è emerso che per la maggior parte dei partecipanti alla consultazione il mantenimento degli Accordi bilaterali I ­ e quindi dell'ALC ­ è un obiettivo prioritario. Anche le misure di accompagnamento varate dal Consiglio 45

46

728

Cfr. comunicato stampa del 20 giugno 2014 «Il Consiglio federale presenta il piano per attuare l'articolo sull'immigrazione», consultabile su: www.dfgp.admin.ch >Attualità > News > 2014.

Cfr. comunicato stampa dell'11 febbraio «Regolazione dell'immigrazione: il Consiglio federale approva l'avamprogetto di legge e il mandato negoziale», consultabile su: www.news.admin.ch.

FF 2016

federale godono di ampio appoggio. Esse contribuiscono a far utilizzare meglio il potenziale di manodopera presente tra le persone residenti in Svizzera e a migliorare le prospettive di occupazione (p. es. migliore conciliabilità tra lavoro e famiglia, migliore integrazione nel mercato del lavoro dei meno giovani e accesso facilitato alle informazioni per le persone in cerca d'impiego in Svizzera).

È opportuno creare il prima possibile un clima di certezza sul proseguimento e sull'eventuale estensione del reciproco accesso al mercato. L'accesso al mercato interno dell'UE è un fattore importante per la piazza economica svizzera (cfr. n. 1).

Il 12 agosto il Consiglio federale ha deciso di rafforzare la struttura di gestione di tutti i negoziati con l'UE, tra cui rientrano in particolare la libera circolazione delle persone, le questioni istituzionali, ulteriori accordi di accesso al mercato, l'avvio o l'ampliamento di collaborazioni e il rinnovo del contributo all'allargamento.

In dicembre il Consiglio federale ha deciso di perseguire una soluzione consensuale con l'UE che rispetti al contempo le nuove disposizioni costituzionali e l'ALC, con l'intenzione di gestire l'immigrazione delle persone che rientrano nell'ALC mediante una clausola di salvaguardia. In vista dell'eventualità che non si dovesse giungere tempestivamente a un'intesa con l'UE, il Consiglio federale ha incaricato il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) di elaborare, parallelamente alle consultazioni, un messaggio che preveda una clausola di salvaguardia unilaterale.

3.6

Questioni fiscali

Il protocollo firmato il 27 maggio che modifica l'accordo del 200447 sulla fiscalità del risparmio (che fa parte degli Accordi bilaterali II) contiene in particolare i tre elementi seguenti: il reciproco scambio automatico di informazioni in ambito fiscale secondo lo standard globale dell'OCSE, lo scambio di informazioni su richiesta secondo gli standard dell'OCSE vigenti e una disposizione sull'esenzione dall'imposizione alla fonte per i pagamenti transfrontalieri di dividendi, interessi e canoni di licenza tra società consociate. Sotto il profilo materiale l'accordo esistente sulla fiscalità del risparmio viene quasi interamente modificato e trasformato in un accordo con l'UE sullo scambio automatico di informazioni. Il protocollo di modifica entrerà in vigore il 1° gennaio 2017. In tale ambito la Svizzera e i 28 Stati membri dell'UE intendono raccogliere informazioni sui conti finanziari dal 2017 e scambiarseli a vicenda a partire dal 2018. Applicando lo standard per lo scambio automatico di informazioni, la Svizzera e l'UE forniscono un contributo importante alla lotta internazionale contro l'evasione fiscale.

Il 5 giugno il Consiglio federale ha approvato il messaggio sulla riforma III dell'imposizione delle imprese (RI III)48. L'obiettivo della riforma è rafforzare la piazza imprenditoriale svizzera tenendo conto delle norme internazionali attuali in ambito fiscale. Con la RI III migliorano anche la certezza del diritto e la possibilità di pianificazione per le imprese. La riforma prevede la soppressione delle regola47

48

Accordo che stabilisce misure equivalenti a quelle definite nella direttiva del Consiglio 2003/48/CE in materia di tassazione dei redditi da risparmio sotto forma di pagamenti di interessi (RS 0.641.926.81).

FF 2015 4133

729

FF 2016

mentazioni fiscali cantonali sulle holding e sulle società di amministrazione. In passato queste regolamentazioni hanno contribuito in modo significativo all'attrattiva della piazza economica svizzera, ma non sono più conciliabili con le norme internazionali, il che costituisce sempre più uno svantaggio per le imprese attive anche all'estero. La Svizzera e i 28 membri dell'UE hanno già firmato al riguardo, nell'ottobre 2014, una dichiarazione comune, nella quale gli Stati membri dell'UE si sono impegnati ad abrogare i provvedimenti adottati contro i regimi fiscali cantonali speciali non appena questi ultimi fossero stati aboliti. La RI III prevede misure quali l'introduzione di un «patent box» che prevede un'imposizione preferenziale volta a preservare l'attrattiva della piazza economica.

3.7

Contributo all'allargamento

Il contributo svizzero all'allargamento per un totale di 1,302 miliardi di franchi permette di sostenere oltre 30049 progetti nei 13 Paesi che hanno aderito all'UE dal 2004 in poi. In tal modo la Svizzera contribuisce a ridurre le disparità sociali ed economiche in Europa. Nell'anno in rassegna è stata commissionata una valutazione esterna che riepiloghi come è stato attuato finora il contributo all'allargamento. Il rapporto verrà pubblicato all'inizio del 2016.

Nell'anno in rassegna sono state concluse numerose opere, per esempio due progetti infrastrutturali in Slovenia, grazie ai quali gli edifici di 41 scuole sono ora isolati meglio e riscaldati con energie rinnovabili. Imprese e professionisti svizzeri hanno contribuito all'attuazione del progetto offrendo consulenza e fornendo pompe di calore. In settembre ha avuto luogo la cerimonia di chiusura del programma di borse di studio, grazie al quale oltre 500 dottorandi e post-dottorandi hanno potuto effettuare un soggiorno di ricerca in Svizzera. Il nostro Paese ha in tal modo consolidato i suoi contatti con le reti accademiche nei nuovi Stati membri dell'UE. Questi risultati mostrano che il contributo all'allargamento non produce grandi risultati solo nei Paesi partner, ma permette anche alla Svizzera di creare partenariati, di rafforzare le relazioni bilaterali con i nuovi Stati membri dell'UE e con l'UE in generale e di offrire nuove possibilità alle imprese nazionali.

Il 30 giugno la Svizzera ha firmato un accordo quadro bilaterale con la Croazia, che disciplina l'attuazione del contributo svizzero all'allargamento di 45 milioni di franchi svizzeri destinato a questo Paese.

L'attuale base legale per il contributo svizzero all'allargamento, la legge federale del 24 marzo 200650 sulla cooperazione con gli Stati dell'Europa dell'Est, è applicabile fino al 31 maggio 2017. Un eventuale contributo oltre questa data richiederebbe una nuova base legale. La struttura di gestione decisa il 12 agosto dal Consiglio federale per tutti i negoziati con l'UE comprende anche la questione del rinnovo del contributo all'allargamento.

49 50

730

La lista dei progetti è consultabile su: www.contributo-allargamento.admin.ch.

RS 974.1

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4

Accordi di libero scambio con Stati terzi non membri dell'UE o dell'AELS La Svizzera dispone di una rete di 28 accordi di libero scambio (ALS) con 38 partner al di fuori dell'UE e dell'AELS. Nell'anno in rassegna è entrato in vigore l'ALS con la Bosnia ed Erzegovina ed è stato firmato il protocollo di adesione del Guatemala all'ALS tra AELS e Stati dell'America centrale.

I negoziati dell'AELS per un ALS con la Malaysia e il Vietnam sono proseguiti come pure gli sforzi per portare avanti e concludere i negoziati con l'India e con l'Indonesia. L'AELS ha inoltre intavolato negoziati di libero scambio con la Georgia e con le Filippine.

I negoziati con la Turchia sul perfezionamento dell'ALS del 1992 sono proseguiti. Con il Canada è imminente l'avvio di colloqui esplorativi su un eventuale sviluppo dell'ALS. I colloqui esplorativi con il Messico per un perfezionamento dell'ALS AELS-Messico si sono invece conclusi. Con la Cina si è svolto il primo incontro del Comitato misto istituito in virtù dell'ALS Svizzera-Cina.

Gli Stati dell'AELS e l'Ecuador hanno firmato una dichiarazione di collaborazione, per cui i negoziati per un ALS con questo partner saranno avviati nel 2016. Tra gli Stati dell'AELS e il Mercosur è stato avviato un dialogo esplorativo. Gli Stati dell'AELS, infine, hanno proseguito il dialogo commerciale con gli USA.

731

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4.1

Attività della Svizzera

Oltre alla Convenzione del 4 gennaio 196051 istitutiva dell'Associazione europea di libero scambio e all'ALS del 197252 con l'UE, la Svizzera disponeva alla fine dell'anno in rassegna di 28 ALS53 con 38 partner diversi, 25 dei quali siglati nell'ambito dell'AELS. Gli ALS con la Cina, il Giappone e le Isole Faeröer sono stati conclusi bilateralmente.

Gli ALS si sono dimostrati uno strumento valido per ridurre le discriminazioni e altri ostacoli al libero accesso ai mercati esteri. Concludendo altri ALS la competitività della Svizzera può essere rafforzata ulteriormente. Nell'ambito della politica di crescita a lungo termine del Consiglio federale nonché alla luce del franco forte, le misure per aprire ulteriormente i mercati d'esportazione assumono grande importanza per il nostro Paese.

La tendenza globale alla conclusione di ALS regionali o interregionali è proseguita anche nell'anno in rassegna, non da ultimo a causa degli sviluppi intervenuti all'interno dell'OMC (cfr. n. 2.1). Entro la fine del primo semestre risultavano notificati presso l'OMC 612 accordi preferenziali di portata regionale, 402 dei quali erano già in vigore54. Oltre a questi accordi regionali (tra cui ASEAN55, UE, NAFTA56), vengono negoziati da tanti anni accordi interregionali, anche da parte di membri dell'OMC economicamente importanti come l'UE, la Cina e il Giappone.

Tra i più noti figurano attualmente il partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (Transatlantic Trade and Investment Partnership, TTIP, cfr. n. 4.2) e l'Accordo di partenariato transpacifico (Trans-Pacific-Partnership-Agreement,

51 52 53

54 55 56

732

RS 0.632.31 RS 0.632.401 Accordi di libero scambio dell'AELS: Turchia (in vigore dall'1.4.1992; RS 0.632.317.631), Israele (1.7.1993; RS 0.632.314.491), Autorità palestinese (1.7.1999; RS 0.632.316.251), Marocco (1.12.1999; RS 0.632.315.491), Messico (1.7.2001; RS 0.632.315.631.1), Macedonia (1.5.2002; RS 0.632.315.201.1), Giordania (1.9.2002; RS 0.632.314.671), Singapore (1.1.2003; RS 0.632.316.891.1), Cile (1.12.2004; RS 0.632.312.451), Tunisia (1.6.2006; applicazione provvisoria dall'1.6.2005; RS 0.632.317.581), Corea del Sud (1.9.2006; RS 0.632.312.811), Libano (1.1.2007; RS 0.632.314.891), SACU (Unione doganale dell'Africa australe: Botswana, Lesotho, Namibia, Sudafrica, Swaziland; 1.5.2008; RS 0.632.311.181), Egitto (1.9.2008; applicazione provvisoria dall'1.8.2007; RS 0.632.313.211), Canada (1.7.2009; RS 0.632.312.32), Serbia (1.10.2010; RS 0.632.316.821), Albania (1.11.2010; RS 0.632.311.231), Colombia (1.7.2011; RS 0.632.312.631), Perù (1.7.2011; RS 0.632.316.411), Ucraina (1.6.2012; RS 0.632.317.671), Montenegro (1.9.2012; RS 0.632.315.731), Hong Kong (1.10.2012; RS 0.632.314.161), CCG (Consiglio di cooperazione del Golfo: Bahrein, Qatar, Kuwait, Oman, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti; 1.7.2014; RS 0.632.311.491), Stati dell'America centrale (Costa Rica e Panama; 29.8.2014; RS 0.632.312.851), Bosnia ed Erzegovina (1.1.2015; RS 0.632.311.911), ALS bilaterali della Svizzera: Isole Faeröer (1.3.1995; RS 0.946.293.142), Giappone (1.9.2009; RS 0.946.294.632), Cina (1.7.2014; RS 0.946.292.492).

www.wto.org > trade topics > regional trade agreements (stato del rilevamento: 7 aprile 2015).

Brunei, Cambogia, Filippine, Indonesia, Laos, Malaysia, Myanmar, Singapore, Thailandia, Vietnam.

North American Free Trade Agreement: Canada, Messico, USA.

FF 2016

TPP57). I negoziati per la più grande zona di libero scambio del mondo si sono conclusi lo scorso ottobre (cfr. n. 1.2.4).

Continua quindi a persistere per la Svizzera il rischio di subire discriminazioni su importanti mercati esteri. Per ovviarvi, il nostro Paese deve necessariamente estendere e approfondire la propria rete di ALS, soprattutto con Paesi emergenti in forte crescita. Gli interessi di questi Paesi, tuttavia, divergono in parte nettamente da quelli della Svizzera58, motivo per cui certi processi di negoziazione attualmente in corso risultano più difficili e onerosi di quelli conclusi in passato.

4.1.1

Negoziati in corso

Nell'anno in rassegna la Svizzera ha avviato trattative di libero scambio e svolto quattro tornate di negoziati con le Filippine. L'obiettivo è di siglare un accordo prima delle elezioni presidenziali filippine che si terranno in maggio 2016. Anche con la Georgia sono stati avviati negoziati di libero scambio, già a buon punto dopo due sole tornate. L'obiettivo è di concluderli entro la fine del 2016. Le trattative con la Malaysia e il Vietnam sono proseguite nell'ambito di, rispettivamente, due e tre tornate negoziali. La conclusione dell'accordo TPP e i negoziati di libero scambio tra l'UE e il Vietnam non hanno ancora avuto ripercussioni tangibili né sul livello di ambizioni né sulla velocità di negoziazione tra l'AELS da una parte e il Vietnam e la Malaysia dall'altra.

Nell'ambito dei negoziati in corso, la Svizzera e gli altri Stati dell'AELS puntano a inserire nei loro accordi disposizioni che non interessano soltanto gli scambi di beni e servizi, la protezione della proprietà intellettuale e altri temi, ma anche il commercio e lo sviluppo sostenibile.

Gli sforzi per condurre a buon fine le trattative con l'India sono stati intensificati a vari livelli. Sul piano politico, l'India e gli Stati dell'AELS hanno manifestato più volte la loro disponibilità a proseguire il processo negoziale. Come prossima tappa è previsto un incontro tra i capi negoziatori. I principali punti da chiarire riguardano la proprietà intellettuale (in particolare la protezione dei brevetti) e la sicurezza dei dati. Vista l'importanza dell'Indonesia come partner economico, la Svizzera e gli altri Stati dell'AELS si stanno tuttora adoperando per riavviare i negoziati di libero scambio con questo Paese, bloccati dalle elezioni parlamentari e presidenziali del maggio 2014. Oltre ai vari contatti a livello politico, si è svolto lo scorso maggio un incontro tra i capi negoziatori. Per aumentare la probabilità di una ripresa dei negoziati, le imprese indonesiane saranno informate sulle opportunità e sui vantaggi che potrebbero risultare per loro da un ALS con gli Stati dell'AELS.

Il processo negoziale con Russia, Bielorussia e Kazakistan è sospeso dall'inizio del conflitto in Ucraina. Alla luce delle attuali circostanze, i ministri dell'AELS hanno ribadito la loro intenzione di rinunciare fino a nuovo avviso a una ripresa dei negoziati. La situazione di politica interna della Thailandia non ha permesso neppure con 57 58

Australia, Brunei, Cile, Canada, Giappone, Malaysia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, USA e Vietnam.

Cfr. n. 4.3 del Rapporto sulla politica economica esterna 2012, FF 2013 1119.

733

FF 2016

questo partner di riprendere i colloqui per un proseguimento dei negoziati, sospesi ormai dal 2006. A seconda degli sviluppi della situazione, l'AELS esaminerà a tempo debito l'ipotesi di una ripresa del dialogo.

Per quanto concerne l'Algeria, l'AELS ha ribadito il suo desiderio di una ripresa dei negoziati di libero scambio, avviati nel 2007 e sospesi dalla stessa Algeria nel 2009.

4.1.2

Accordi di libero scambio esistenti

L'ALS tra gli Stati dell'AELS e la Bosnia ed Erzegovina è entrato in vigore il 1° gennaio 2015. Nell'anno in rassegna è anche stato firmato il protocollo di adesione del Guatemala all'ALS tra AELS e Stati dell'America centrale59, che entrerà presumibilmente in vigore nel 2016.

Sempre nell'anno in rassegna si sono incontrati i Comitati misti istituiti in virtù degli ALS con la Cina, con il Consiglio di cooperazione del Golfo60 (Gulf Cooperation Council, CCG), con le autorità palestinesi/OLP, con la Serbia e con l'Unione doganale dell'Africa australe (Southern African Custom Union, SACU)61.

L'ALS bilaterale tra la Svizzera e la Cina, in vigore dal 1° luglio 2014, viene utilizzato frequentemente. In agosto si è svolto il primo incontro del Comitato misto corrispondente, che ha discusso tutti gli aspetti dell'accordo, compresi i temi del commercio e dello sviluppo sostenibile (cfr. n. 5.5.1). Il Comitato misto ha anche trattato questioni concernenti le procedure e le prove necessarie per importare merci a titolo preferenziale in Cina, decidendo a questo riguardo di rafforzare la cooperazione tra le autorità doganali. Il Comitato misto si riunirà nuovamente in settembre 2016 per esaminare, conformemente alle varie clausole di verifica e sviluppo contenute nell'ALS, eventuali proposte di miglioramento o adeguamento dell'accordo.

Per quanto riguarda lo scambio di merci, l'ALS tra gli Stati dell'AELS e il CCG, entrato in vigore il 1° luglio 2014, è stato attuato in ritardo da parte del CCG. Su richiesta di quest'ultimo, il Comitato misto AELS-CCG ha prescritto lo scorso maggio un ulteriore modulo per la prova di origine dei prodotti esportati dagli Stati del CCG. Da allora tutti questi Stati attuano l'accordo, ad eccezione dell'Arabia saudita, che concluderà i preparativi interni per l'attuazione dell'accordo entro marzo 2016.

Con la Turchia sono proseguiti i negoziati per perfezionare l'ALS del 1992, che contempla unicamente lo scambio di merci e la protezione della proprietà intellettuale. Finora si sono svolte tre tornate negoziali. Le trattative per l'adeguamento dell'accordo agricolo bilaterale con Israele e per l'aggiornamento del protocollo dell'ALS tra gli Stati dell'AELS e Israele sul commercio di prodotti agricoli trasformati si concluderanno presumibilmente all'inizio del 2016. Con la Tunisia sono state avviate trattative per migliorare in certi punti il livello di concessioni reciproche nel settore dei prodotti agricoli. Con il Canada si svolgeranno presto dei colloqui 59 60 61

734

Il messaggio con richiesta di approvazione del protocollo firmato si trova in allegato (cfr. n. 10.2.2).

Bahrein, Qatar, Kuwait, Oman, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti.

Botswana, Lesotho, Namibia, Sudafrica e Swaziland.

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esplorativi in vista di un eventuale ampliamento dell'ALS AELS-Canada. L'obiettivo è chiarire i diversi livelli d'ambizione nei singoli settori (tra cui l'agricoltura, i servizi, gli investimenti, la proprietà intellettuale e lo sviluppo sostenibile), creando così solide basi decisionali per una ripresa dei negoziati. Con il Messico sono terminati i lavori per definire linee guida e parametri fondamentali nell'ottica di un perfezionamento dell'ALS AELS-Messico ed è stata annunciata la ripresa delle trattative.

4.1.3

Colloqui esplorativi e altri contatti dell'AELS

In occasione della Conferenza ministeriale dell'AELS, svoltasi in estate, è stata firmata una dichiarazione di collaborazione con l'Ecuador. Le due parti puntano a intavolare negoziati di libero scambio nel 2016.

In marzo si è svolto il quarto incontro del comitato misto istituito in virtù della dichiarazione di collaborazione62 AELS-Mercosur. In tale circostanza è stato avviato un dialogo esplorativo per valutare le prospettive di successo di un eventuale negoziato di libero scambio futuro. Se le trattative per un ALS tra UE e Mercosur dovessero andare in porto, la Svizzera potrebbe risultarne fortemente discriminata. Il Brasile, ad esempio, principale partner commerciale della Svizzera tra gli Stati del Mercosur, applica dazi doganali di oltre il 10 per cento su più della metà delle importazioni dal nostro Paese.

L'AELS ha inoltre avuto contatti con determinati Paesi dell'Africa subsahariana. Gli Stati dell'AELS si stanno tuttora adoperando per firmare una dichiarazione di collaborazione con la Comunità dell'Africa orientale (East African Community, EAC) e con la Nigeria. Per il momento, tuttavia, la Svizzera non è interessata a un approfondimento delle relazioni di libero scambio con questi partner che vada al di là della suddetta dichiarazione di collaborazione.

Per quanto concerne l'Australia, l'AELS intende valutare l'ipotesi di un'intensificazione delle relazioni commerciali. Anche per quanto riguarda l'ASEAN, l'AELS si sta adoperando per instaurare relazioni più strette e formalizzate.

4.2

Negoziati tra USA e UE per un partenariato transatlantico sul commercio e gli investimenti

L'UE e gli USA stanno attualmente negoziando in vista di un partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (Transatlantic Trade and Investment Partnership, TTIP). Lo scopo è liberalizzare il commercio di prodotti industriali e agricoli, eliminare gli ostacoli non tariffari al commercio e liberalizzare ulteriormente lo scambio di servizi, gli appalti pubblici e gli investimenti. L'accordo TTIP, inoltre, punta ad armonizzare meglio tra di loro i contesti normativi di vari settori, tra cui quelli della proprietà intellettuale, della concorrenza e dell'accesso ai mercati delle materie prime. Un altro obiettivo, infine, è la negoziazione di un capitolo sul commercio e sullo sviluppo sostenibili.

62

Dichiarazione di collaborazione AELS con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay.

735

FF 2016

4.2.1

Possibili ripercussioni sulla Svizzera

L'UE e gli USA sono i nostri principali partner commerciali: oltre i due terzi delle esportazioni svizzere confluiscono su questi due mercati. La conclusione dell'accordo TTIP, con cui ciascuna parte concede all'altra condizioni migliori sui propri mercati di quelle concesse a Paesi terzi, si tradurrà in una discriminazione degli operatori economici svizzeri su questi mercati.

Per quanto riguarda i prodotti industriali, l'industria d'esportazione svizzera rischia di rimanere discriminata sul mercato statunitense, soprattutto a causa dei dazi doganali. Sul mercato dell'EU, invece, non ci sarebbero particolari discriminazioni dato che i dazi sui prodotti industriali sono già stati eliminati con la firma dell'ALS del 1972. Sul mercato europeo, tuttavia, verrebbe meno l'attuale vantaggio doganale relativo della Svizzera. Per i nostri prodotti agricoli, inoltre, potrebbero esserci degli svantaggi a livello tariffario, sia nell'UE sia negli USA.

Se l'UE e gli USA concordano regole di origine in grado di creare un incentivo all'utilizzo di prodotti intermedi provenienti dalla zona TTIP, ciò potrebbe ripercuotersi negativamente sull'integrazione della Svizzera in determinate catene di valore.

Ne risulterebbero penalizzati soprattutto i prodotti dell'industria automobilistica e gli strumenti di precisione.

Un ulteriore potenziale di discriminazione potrebbe insorgere nel campo degli ostacoli tecnici al commercio, soprattutto se le parti li eliminano attraverso strumenti preclusi a terzi.

In settori come quelli dei servizi, degli investimenti e degli appalti pubblici il potenziale di discriminazione potrà essere valutato soltanto quando i negoziati TTIP si troveranno a uno stadio più avanzato.

Se queste discriminazioni dovessero avverarsi, ci sarebbe il rischio che gli investitori decidano sempre più di dare la precedenza alla zona TTIP, a tutto svantaggio della nostra piazza economica, che perderebbe attrattiva rispetto ai suoi principali concorrenti (cfr. n. 1). Allo stato attuale dei negoziati l'effettivo potenziale discriminatorio non può ancora essere valutato63.

63

736

Per maggiori informazioni cfr. www.seco.admin.ch > Attualità > Informazioni ai media > Comunicati stampa > Accordo di libero scambio UE-USA (TTIP): possibili conseguenze per la Svizzera.

FF 2016

4.2.2

Misure e opzioni operative

Nel 2013 l'AELS e gli USA hanno avviato un dialogo in materia di politica commerciale. Grazie a questa piattaforma la Svizzera e gli altri Stati dell'AELS possono ottenere informazioni di prima mano sui negoziati in corso tra UE e USA. L'ultimo incontro all'insegna di questo dialogo si è svolto lo scorso maggio. In occasione della loro Conferenza ministeriale estiva, i ministri degli Stati dell'AELS hanno deciso di proporre agli USA l'apertura di un dialogo commerciale su come intensificare le relazioni economiche tra AELS e USA.

La Svizzera sfrutta i suoi contatti con l'UE a vari livelli per raccogliere informazioni sull'accordo TTIP.

A seconda dei contenuti del TTIP, il Consiglio federale esaminerà diverse opzioni e definirà una strategia su come mantenere inalterata la competitività della Svizzera e l'attrattiva della sua piazza economica, limitando al massimo il rischio che i nostri operatori economici subiscano discriminazioni. A questo proposito il Consiglio federale considera da vicino le seguenti possibilità: (i)

negoziazione di un ALS con gli USA,

(ii) adesione all'accordo TTIP (non si può ancora dire, al momento, se questa possibilità sia prevista), oppure (iii) mantenimento dello statu quo (rinuncia a un accordo): per certe discriminazioni si potrebbero eventualmente cercare soluzioni ad hoc. La Svizzera correrebbe comunque il rischio di essere discriminata in molti ambiti disciplinati dal TTIP (p. es. nel campo delle agevolazioni doganali).

Nell'effettuare le sue analisi, il Consiglio federale terrà conto della situazione economica complessiva del nostro Paese, della situazione vigente nei singoli settori e delle ripercussioni sociali e ambientali che la sua strategia potrebbe comportare.

5

Politiche settoriali

5.1

Circolazione delle merci industria/agricoltura

Nei primi dieci mesi dell'anno in rassegna il commercio esterno della Svizzera ha subito una contrazione rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente per quanto concerne sia le importazioni sia le esportazioni. Le esportazioni di tutti i settori principali dell'industria svizzera hanno registrato una flessione, con l'eccezione delle categorie degli animali vivi, delle calzature, dei veicoli e dei gioielli, che hanno evidenziato una tendenza inversa.

Nel settore della politica in materia doganale e di origine delle merci, il Consiglio federale ha proseguito il proprio impegno per gestire le procedure doganali in modo compatibile con le esigenze dell'economia e per semplificare le regole in materia di origine delle merci nella zona paneuromediterranea. Con il rimando alla Convenzione regionale sulle norme di origine preferenziali paneuromediterranee (Convenzione PEM) inserito il 3 dicembre nell'Accordo di libero scambio 737

FF 2016

Svizzera­UE l'economia svizzera può ora sfruttare il cumulo con materiali provenienti anche dai Paesi dei Balcani occidentali.

Nel contesto della forza del franco, il Parlamento ha aumentato il budget per i contributi all'esportazione dei prodotti agricoli trasformati secondo la «legge sul cioccolato», portandolo da 70 a 95,6 milioni di franchi mediante un credito aggiuntivo. Alla Conferenza ministeriale dell'OMC tenutasi a dicembre (cfr. n. 2.1.1) è stato deciso di vietare tutti i tipi di sussidi all'esportazione al più tardi entro la fine del 2020. Questa decisione riguarda anche i contributi all'esportazione della Svizzera per i prodotti agricoli trasformati, a cui bisognerà rinunciare di conseguenza anche nel diritto nazionale. Al fine di mantenere per quanto possibile la creazione di valore aggiunto nell'industria alimentare e nell'agricoltura, il Consiglio federale intende incrementare nel contempo il sostegno interno nel settore agricolo.

5.1.1

Andamento del commercio esterno

In confronto allo stesso periodo dell'anno precedente, nei primi dieci mesi dell'anno le esportazioni sono diminuite del 3,5 per cento e le importazioni dell'8,4 per cento (entrambi i dati non comprendono metalli preziosi, pietre preziose e semipreziose né oggetti d'arte e d'antiquariato). Nel periodo compreso tra gennaio e ottobre, la bilancia commerciale ha raggiunto un attivo di 31,1 miliardi di franchi, corrispondente a un incremento del 26,4 per cento ossia di 6,5 miliardi di franchi svizzeri.

Mentre sono aumentate le esportazioni di animali vivi, calzature, veicoli e gioielli, le altre categorie di prodotti hanno registrato una flessione. Per quanto concerne le importazioni, è particolarmente evidente la contrazione riguardante i vettori energetici, dovuta essenzialmente al crollo dei prezzi di questi prodotti sul mercato mondiale. Inoltre, le importazioni di scarpe, veicoli, orologi e gioielli sono aumentate, diminuendo invece per le altre categorie. Rispetto al 2014 la ripartizione regionale delle esportazioni ha registrato uno spostamento verso l'America (+3,0 %), mentre hanno subito una contrazione le esportazioni verso Africa (­13,0 %), Europa (­6,1 %), Oceania (­4,4 %) e Asia (­0,8 %). In termini di percentuali, l'Europa continua a predominare (56,7 %) seguita da Asia (22,2 %), America (18,3 %), Africa (1,6 %) e Oceania (1,2 %). Per quanto concerne le importazioni, la percentuale di prodotti provenienti da America (+4,8 %) e Oceania (+1,2 %) è aumentata, mentre è diminuita quella di prodotti provenienti dall'Africa (­49,0 %), dall'Europa (­9,7 %) e dall'Asia (­4,5 %); anche in questo caso l'Europa guida la classifica con il 73,8 per cento, seguita da Asia (16,0 %), America (9,1 %), Africa (0,9 %) e Oceania (0,2 %).

738

FF 2016

La seguente tabella raffigura la struttura del commercio esterno della Svizzera con le categorie merceologiche più importanti (gennaio­ottobre 2015): Tipo di merce

Agricoltura Vettori energetici Tessuti Prodotti chimici/ farmaceutici Metalli Macchinari Veicoli Strumenti di precisione, orologi e gioielli Altri prodotti Totale

Esportazioni (mio. fr.)

anno
precedente

Importazioni (mio. fr.)

anno
precedente

7,471 2,281 2,611 69,972

­4,9 % ­13,3 % ­1,7 % ­3,1 %

10,989 7,009 7,462 31,323

­6,3 % ­30,8 % ­5,8 % ­14,0 %

9,950 25,764 4,866 38,767

­5,7 % ­7,0 % 4,3 % ­0,1 %

10,940 23,436 14,113 17,110

­10,8 % ­6,8 % 4,6 % 4,0 %

6,699

­9,0 %

14,876

­8,8 %

168,384

­3,5 %

137,258

­8,4 %

Fonte: Amministrazione federale delle dogane

5.1.2

Politica in materia doganale e di origine delle merci

Politica in materia doganale Nelle sue risposte a vari interventi parlamentari, il Consiglio federale ha espresso la volontà di adattare le procedure doganali alle necessità dell'economia e in particolare a quelle delle PMI. È previsto segnatamente di istituire un portale Internet che consentirà alle imprese che lo desiderano di effettuare in modo autonomo e diretto le transazioni doganali per via elettronica (mozione 14.3011 Riduzione dei costi grazie alla procedura elettronica per le dichiarazioni doganali, depositata dalla CET-N il 24 febbraio 2014). È al vaglio anche la possibilità di concedere la libera scelta del valico di confine (mozione 14.3012 Riduzione dei costi grazie alla flessibilità nel passaggio del confine, depositata dalla CET-N il 24 febbraio 2014. Le richieste di questi interventi parlamentari saranno soddisfatte nei prossimi anni nell'ambito di un'ampia riorganizzazione dell'architettura informatica dell'Amministrazione federale delle dogane.

Politica in materia di origine delle merci L'anno in rassegna ha visto avanzare i lavori di attuazione della Convenzione regionale sulle norme di origine preferenziali paneuromediterranee (Convenzione PEM)64. La Convenzione PEM disciplina l'origine preferenziale per gli accordi di libero scambio (ALS) che gli Stati parte alla Convenzione hanno concluso tra loro. I 64

RS 0.946.31

739

FF 2016

protocolli sulle regole di origine degli ALS concernenti la Svizzera dovranno essere sostituiti entro il 2016 da un rinvio alla Convenzione PEM. Con decisione del 4 novembre, il Consiglio federale ha approvato questa procedura. La decisione varata il 3 dicembre dal Comitato misto dell'ALS Svizzera-UE permette segnatamente il cumulo diagonale con gli Stati dei Balcani occidentali per le esportazioni verso l'UE, aprendo nuove opzioni per l'economia svizzera per quanto concerne l'organizzazione delle catene di approvvigionamento, a beneficio in particolare dell'industria tessile.

I negoziati volti a modernizzare le regole di origine della Convenzione PEM, condotti parallelamente ai lavori già citati, non hanno ancora potuto essere conclusi. Il termine dei lavori è auspicato per la metà del 2016.

La Svizzera s'impegna anche negli ALS con partner non europei a individuare soluzioni per semplificare il commercio transfrontaliero per le imprese, nonostante le differenti regole di origine stabilite nei vari accordi. Oltre a negoziare regole di origine meno restrittive possibile, la Svizzera sta vagliando anche con questi partner la possibilità di applicare il principio del cumulo65.

5.1.3

Prodotti agricoli trasformati

Nel 2014 la Svizzera ha esportato prodotti agricoli trasformati per un valore di 6,8 miliardi di franchi, mentre le importazioni di questi prodotti si sono attestate a 3,6 miliardi di franchi. Con una quota del 62 per cento per le esportazioni e del 78 per cento per le importazioni, l'UE è stato il partner commerciale di gran lunga più importante della Svizzera anche per quanto riguarda i prodotti agricoli trasformati.

La legge federale del 13 dicembre 197466 sull'importazione e l'esportazione dei prodotti agricoli trasformati, la cosiddetta «legge sul cioccolato», ha lo scopo di compensare all'importazione e all'esportazione le differenze di prezzo dovute alla politica agricola svizzera delle materie prime agricole contenute nei prodotti trasformati. I dazi all'importazione (cosiddetti elementi agricoli mobili) aumentano il costo dei prodotti di base contenuti nei prodotti trasformati importati portandolo al livello di prezzi interno, mentre i contributi all'esportazione riducono il prezzo dei latticini di base e dei cereali di base contenute nei prodotti agricoli trasformati che vengono esportati. Il protocollo numero 2 dell'ALS tra la Svizzera e l'UE67 disciplina in modo analogo il commercio di prodotti agricoli trasformati tra la Svizzera e l'UE. L'adeguamento, di norma annuale, ai prezzi di mercato dei prezzi di riferi-

65

66 67

740

Il rapporto del Consiglio federale dell'8 marzo 2013 «Accordi di libero-scambio: opportunità, possibilità e sfide del cumulo incrociato delle regole d'origine», in risposta al postulato 10.3971 Miglior sfruttamento degli accordi di libero scambio grazie al cumulo incrociato, fornisce una panoramica delle diverse nozioni di cumulo e illustra in particolare il concetto di cumulo incrociato.

RS 632.111.72 RS 0.632.401.2

FF 2016

mento determinanti per stabilire l'entità delle misure di compensazione dei prezzi è stato effettuato il 1° aprile68.

Nel contesto della forza del franco, il Parlamento ha aumentato a giugno il budget per i contributi all'esportazione per il 2015 mediante un credito aggiuntivo, portandolo da 70 a 95,6 milioni di franchi. Ciononostante, dato l'aumento dei volumi di esportazione e delle differenze di prezzo, le aliquote dei contributi all'esportazione sono state ridotte come negli anni precedenti. I coefficienti di riduzione sono stati applicati in modo differenziato in virtù della ripartizione dei fondi disponibili tra «latticini di base» e «cereali di base». Questi coefficienti sono riesaminati ogni mese e, se del caso, adeguati.

Il regime dei contributi all'esportazione ha la sua origine negli anni 1970, epoca in cui l'agricoltura era, a livello internazionale, perlopiù regolamentata da prezzi amministrati dallo Stato. Vista la notevole evoluzione delle condizioni del mercato, i contributi all'esportazione sono oggi uno strumento che risponde solo in modo parziale alle esigenze di competitività dell'industria agroalimentare svizzera. Con il netto incremento dei volumi di esportazione e le fluttuazioni dei prezzi sul mercato mondiale, è sempre più difficile, considerata la situazione delle finanze federali, garantire una compensazione prevedibile dei prezzi.

I contributi all'esportazione si fondano su una deroga temporanea del divieto di concedere sussidi all'esportazione prescritto dal diritto dell'OMC. Alla Conferenza ministeriale dell'OMC a Nairobi è stato deciso di vietare ogni forma di sussidi all'esportazione (cfr. n. 2.1.1). Pertanto la Svizzera dovrà sospendere definitivamente i contributi all'esportazione secondo la «legge sul cioccolato». Al fine di mantenere per quanto possibile la creazione di valore aggiunto nell'industria alimentare e nell'agricoltura, il Consiglio federale intende incrementare nel contempo il sostegno interno nel settore agricolo, in conformità con il diritto commerciale internazionale. I relativi chiarimenti sono in corso in stretto contatto con i settori interessati, che sono chiamati a individuare soluzioni che permettano all'industria agroalimentare di continuare a disporre di materie prime indigene a prezzi concorrenziali.

68

RU 2015 1173

741

FF 2016

5.2

Ostacoli tecnici al commercio

Nell'anno in esame la Svizzera ha proseguito l'eliminazione degli ostacoli tecnici al commercio, soprattutto nei confronti dell'UE e della Cina. L'Accordo Svizzera­UE sul reciproco riconoscimento in materia di valutazione della conformità e l'ALS Svizzera-Cina costituiscono la base di questi lavori.

La Svizzera si è impegnata, in seno al Comitato sugli ostacoli tecnici al commercio e al Comitato sulle misure sanitarie e fitosanitarie dell'OMC, a favore di prescrizioni tecniche che pongano meno ostacoli agli scambi, soprattutto in materia di etichettatura nutrizionale delle derrate alimentari e di test sui prodotti elettronici. Inoltre, la Svizzera ha richiesto un migliore coordinamento internazionale tra le autorità di regolamentazione prima dell'emanazione di prescrizioni nazionali.

5.2.1

Abolizione degli ostacoli tecnici al commercio

Aggiornamento dell'Accordo tra la Svizzera e l'UE sul reciproco riconoscimento in materia di valutazione della conformità L'Accordo tra la Svizzera e l'UE sul reciproco riconoscimento in materia di valutazione della conformità (Mutual Recognition Agreement, MRA; concluso nel quadro dei Bilaterali I) abolisce gli ostacoli tecnici al commercio legati alla commercializzazione di numerosi prodotti industriali. L'MRA comprende 20 settori di prodotti (macchinari, dispositivi medici, parti di autoveicoli, apparecchi elettrici, ascensori, biocidi, prodotti da costruzione ecc.) e copre, come valore, più di un quarto delle esportazioni della Svizzera verso l'UE (29 mia. fr., stima SECO, cifre 2014).

L'MRA è aggiornato regolarmente in modo da tenere conto degli sviluppi del diritto interno delle Parti contraenti. A tal fine, le disposizioni dell'MRA concernenti i prodotti da costruzione e i biocidi sono state aggiornate ad aprile 2015. Grazie agli adeguamenti effettuati, i prodotti da costruzione svizzeri conformi alle prescrizioni svizzere hanno accesso al mercato dell'UE senza dover adempiere a oneri supplementari. Una doppia valutazione della conformità (certificazione, dichiarazione delle prestazioni, test) è così evitata per questi prodotti. Inoltre, undici organismi svizzeri di certificazione della conformità in materia di prodotti da costruzione sono stati riconosciuti e possono pertanto svolgere la propria attività sia in Svizzera sia nell'UE. Le disposizioni dell'MRA concernenti i biocidi sono pure state aggiornate e regolano ora anche la collaborazione tra l'Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) e le autorità svizzere competenti. Le modifiche effettuate contribuiscono a semplificare e ad accelerare le procedure di autorizzazione per i biocidi in Svizzera e nell'UE. Ad esempio, oggi è sufficiente che le imprese svizzere depositino un solo fascicolo relativo all'autorizzazione elettronica nel registro europeo dei prodotti per presentare una domanda di autorizzazione per la Svizzera e per gli Stati membri dell'UE. Inoltre, le autorità svizzere beneficiano di un migliore scambio di informazioni.

742

FF 2016

Alla luce dell'adeguamento di varie direttive UE al nuovo quadro giuridico europeo che disciplina la commercializzazione di prodotti sul mercato interno, altre disposizioni settoriali dell'MRA saranno aggiornate all'inizio del 2016. L'aggiornamento previsto dell'MRA mira a ottenere che, per i prodotti industriali svizzeri esportati nell'UE, sia sufficiente riportare sull'imballaggio l'indirizzo del produttore svizzero.

Secondo il nuovo quadro giuridico dell'UE, alcuni prodotti (p. es. apparecchi elettrici) importati da Paesi terzi dovranno altresì indicare, a partire da aprile 2016, l'indirizzo di un importatore con sede nell'UE.

I regolari aggiornamenti necessari al buon funzionamento dell'MRA possono presentare alcune difficoltà. Le prescrizioni tecniche cambiano molto più rapidamente rispetto al passato per mantenersi al passo con il progresso tecnico. Di conseguenza, l'elemento chiave dell'MRA, vale a dire l'equivalenza permanente tra le prescrizioni svizzere e quelle dell'UE, non può sempre essere assicurata in tempo utile. Inoltre, nella pratica, l'MRA è generalmente aggiornato solo una volta all'anno, il che può generare altri ritardi. L'incertezza del diritto che ne deriva penalizza l'attività economica nei settori interessati. La Svizzera sta esaminando pertanto un'eventuale semplificazione delle procedure.

Principio «Cassis de Dijon» Nel 2010 la Svizzera ha introdotto in maniera autonoma il principio «Cassis de Dijon» (CdD). In virtù di tale principio, i prodotti commercializzati legalmente nell'UE o in uno Stato membro dell'UE o del SEE possono essere immessi anche sul mercato svizzero senza oneri supplementari. Si tratta di una misura che mira a contrastare il fenomeno dei prezzi elevati in Svizzera e s'iscrive nell'impegno del Consiglio federale per rafforzare la concorrenza nel mercato interno svizzero.

Per le derrate alimentari si applica una regolamentazione speciale. Per essere vendute in Svizzera nell'ambito del principio CdD, le derrate alimentari devono essere autorizzate dall'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV).

L'iniziativa parlamentare 10.538 Legge federale sugli ostacoli tecnici al commercio.

Escludere le derrate alimentari dal campo di applicazione del principio «Cassis de Dijon» chiedeva inoltre di escludere completamente le derrate alimentari dal campo di applicazione del principio CdD. Dopo una procedura di consultazione, la discussione alle Camere e una procedura di composizione delle controversie senza successo, l'iniziativa è stata respinta. In cambio, come annunciato nei dibattiti parlamentari, il Consiglio federale ha avviato una revisione di ordinanza per introdurre l'obbligo di un'etichettatura speciale per le derrate alimentari prodotte in Svizzera per il mercato svizzero secondo prescrizioni estere.

Collaborazione tra le autorità svizzere e le autorità cinesi L'ALS tra la Svizzera e la Cina prevede tra l'altro una stretta collaborazione tra le autorità di regolamentazione delle Parti contraenti. In tale contesto, nell'anno in rassegna si è tenuto un seminario sulle esigenze della Cina in materia di accreditamento e certificazione. Inoltre, la collaborazione tra le autorità ha permesso di far progredire la questione relativa al riconoscimento reciproco dei risultati delle prove di strumenti di misurazione nonché varie richieste della Svizzera in materia di derrate alimentari (p. es. accesso al mercato degli alimenti per l'infanzia e della carne). Sono 743

FF 2016

stati avviati contatti anche per altri settori di prodotti per i quali, nonostante la riduzione dei dazi prevista dall'ALS, persistono notevoli ostacoli al commercio determinati da prescrizioni tecniche ed esigenze in materia di controllo.

Per incentivare gli scambi bilaterali in vari settori concernenti la salute pubblica, il 21 gennaio la Svizzera e la Cina hanno concluso un Accordo per approfondire la collaborazione fra le autorità nei settori derrate alimentari, medicamenti, dispositivi medici e cosmetici. Un primo incontro volto a implementare l'Accordo si è tenuto il 16 giugno.

5.2.2

Abolizione degli ostacoli tecnici al commercio a livello multilaterale

I Comitati sugli ostacoli tecnici al commercio (TBT) e sulle misure sanitarie e fitosanitarie (SPS) dell'OMC permettono alla Svizzera di tematizzare ostacoli non tariffali al commercio in particolare con Paesi con i quali non ha concluso accordi preferenziali (p. es. ALS).

Nell'anno in rassegna, le discussioni del Comitato TBT in seno all'OMC hanno riguardato soprattutto i progetti nazionali di prescrizioni in materia di etichettatura nutrizionale delle derrate alimentari. La Svizzera ha presentato al Comitato proposte volte a migliorare il coordinamento tra gli organi nazionali di regolamentazione, al fine di evitare per quanto possibile nuovi ostacoli al commercio determinati da disposizioni divergenti. Inoltre, il nostro Paese si è impegnato a favore del riconoscimento dei risultati delle prove nell'ambito delle procedure di valutazione della conformità dei prodotti elettronici nonché per una maggiore efficienza del sistema d'informazione elettronico dell'OMC. Quest'ultimo permetterebbe alle imprese svizzere di ottenere più facilmente informazioni sui progetti di legge esteri che potrebbero avere conseguenze sulle loro esportazioni.

Nell'anno in rassegna, in seno al Comitato SPS le discussioni hanno riguardato tra l'altro la rilevanza delle private label (p. es. Forest Stewardship Council, FSC).

Alcuni membri dell'OMC considerano le private label come una restrizione dell'accesso al mercato in quanto i produttori hanno molte difficoltà a soddisfare le esigenze delle diverse private label. Dal momento che le private label non sono misure statali, la Svizzera ritiene che non dovrebbero essere oggetto di discussioni o controversie in seno all'OMC. Inoltre, la Svizzera si è impegnata nell'ambito del Comitato SPS a favore dell'applicazione di norme internazionali per i prodotti a base di carne bovina, allo scopo di facilitare gli scambi internazionali di questi prodotti.

744

FF 2016

5.3

Servizi

Nel quadro dell'OMC, la Svizzera ha contribuito a raggiungere l'obiettivo che consiste nel facilitare la partecipazione dei Paesi meno avanzati al commercio internazionale dei servizi. A tale scopo ha utilizzato, come altri membri dell'OMC, la possibilità di derogare alla clausola della nazione più favorita del GATS per concedere a tali Paesi in modo mirato impegni in materia di accesso al mercato e di trattamento nazionale.

I negoziati in vista di un Accordo plurilaterale sul commercio di servizi (Trade in Services Agreement, TISA) sono proseguiti. Inoltre, la Svizzera si è impegnata anche per facilitare il commercio dei servizi nel contesto dei negoziati in corso per gli accordi di libero scambio (ALS) tra gli Stati dell'AELS e la Georgia, la Malaysia, le Filippine, il Vietnam e la Turchia (integrazione dell'ALS già in vigore).

Un obiettivo importante del ciclo di Doha dell'OMC è di facilitare la partecipazione dei Paesi meno avanzati (PMA) al commercio internazionale dei servizi. Questo proposito si è concretizzato in occasione dell'ottava Conferenza ministeriale dell'OMC nel 2011 con una decisione che consente ai membri dell'OMC di derogare alla clausola della nazione più favorita (NPF) dell'Accordo generale sugli scambi di servizi (GATS)69 a favore dei servizi e dei fornitori di servizi dei PMA. Nel corso dell'anno in rassegna sono state depositate circa 20 notifiche, tra cui quella della Svizzera. Tali notifiche contengono in particolare gli impegni specifici in materia di accesso al mercato e di trattamento nazionale a favore di PMA. Questi impegni sono concessi in modo autonomo e unilaterale e saranno validi in linea di principio per un periodo di 15 anni, ma potranno essere modificati in ogni momento. Il 2 novembre, il Consiglio per gli scambi di servizi dell'OMC ha approvato le notifiche, in modo che i PMA possano sfruttare tali impegni oltre agli obblighi validi per tutti i membri dell'OMC conformemente al GATS.

La notifica della Svizzera vale per tutti i PMA classificati come tali secondo l'ONU e che sono contemporaneamente anche membri dell'OMC. La Svizzera concede a questi Paesi impegni in materia di accesso al mercato e di trattamento nazionale che si collocano nei limiti degli impegni specifici assunti dalla Svizzera nel quadro dell'ALS del 24 giugno 201370 tra gli Stati dell'AELS e gli Stati dell'America centrale (Costa Rica e Panama). La Svizzera non applica la deroga alla clausola della NPF per quanto concerne la fornitura di servizi da parte di persone fisiche.

Tuttavia, designerà un punto di contatto alla SECO per facilitare l'accesso dei fornitori di servizi dei PMA alle informazioni relative alla regolamentazione applicabile in Svizzera all'ammissione e al soggiorno temporaneo di persone fisiche e all'attività lucrativa.

69 70

RS 0.632.20, allegato 1B RS 0.632.312.851

745

FF 2016

A margine dell'OMC, circa 20 Paesi hanno proseguito a Ginevra i negoziati per un Accordo plurilaterale sul commercio di servizi (Trade in Services Agreement, TISA)71. La partecipazione ai negoziati rappresenta per la Svizzera un'opportunità per consolidare la competitività internazionale dei fornitori di servizi svizzeri e la certezza del diritto per le loro attività internazionali. Nel corso dell'anno in rassegna si sono tenuti cinque cicli di negoziati. In via prioritaria sono state tematizzate anche la regolamentazione interna (p. es. proporzionalità delle procedure di autorizzazione e trasparenza), la fornitura di servizi da parte di persone fisiche, i servizi finanziari, i servizi di telecomunicazione e il commercio elettronico. Questo ordine di priorità corrisponde agli interessi della Svizzera. Analogamente al GATS, i partecipanti iscrivono i propri impegni in liste nazionali, nelle quali hanno la possibilità di includere riserve nazionali relative a misure attuali e future. La Svizzera ha sfruttato questa possibilità nella propria offerta, tra l'altro nei settori dell'energia, della pubblica istruzione, della sanità, dei trasporti pubblici e dei servizi postali.

A livello bilaterale, per quanto concerne la negoziazione di nuovi ALS da parte dei Paesi dell'AELS (cfr. n. 4.1.1), i lavori concernenti lo scambio di servizi sono avanzati a ritmi diversi e i risultati ottenuti sono eterogenei. Rifacendosi al GATS, la Svizzera persegue l'obiettivo di migliorare le regole e gli impegni in materia di accesso al mercato rispetto al GATS. Per il commercio di servizi con la Georgia si è giunti a un accordo provvisorio. I negoziati con la Malaysia, le Filippine e il Vietnam sono proseguiti. Per quanto concerne l'ampliamento dell'ALS con la Turchia (cfr. n. 4.1.2), le Parti perseguono l'obiettivo di giungere a un accordo in materia di commercio di servizi e di migliorare gli impegni in materia di accesso al mercato rispetto al GATS.

5.4

Investimenti e imprese multinazionali

Ad aprile, il Consiglio federale ha approvato un documento programmatico sulla responsabilità sociale d'impresa (RSI). Tale documento informa le imprese e i gruppi d'interesse sugli obiettivi e sulle attese della Confederazione in materia di RSI e propone un piano d'azione che offre una panoramica sulle attività attuali e future previste dai servizi federali in questo ambito.

Nell'anno in rassegna, il Punto di contatto nazionale (PCN) svizzero per le Linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali ha ricevuto tre richieste d'esame.

Alla luce delle discussioni a livello nazionale e internazionale, la SECO esamina, insieme ad altri servizi federali, la prassi della Svizzera in materia di accordi bilaterali di promozione e protezione reciproca degli investimenti (APPI).

71

746

Australia, Canada, Cile, Colombia, Corea del Sud, Costa Rica, Giappone, Hong Kong, Islanda, Israele, Liechtenstein, Maurizio, Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Pakistan, Panama, Perù, Stati Uniti, Svizzera, Taiwan, Turchia e UE (stato: fine 2015).

FF 2016

5.4.1

Investimenti

Il Comitato Investimenti dell'OCSE ha sottoposto a revisione il Policy Framework for Investment del 2006. Questo quadro di riferimento dell'OCSE permette di analizzare le politiche d'investimento dei Paesi in sviluppo o in transizione. La versione riveduta attribuisce un'importanza ancora maggiore ai criteri ecologici e alle questioni inerenti al finanziamento delle infrastrutture. A giugno, il Consiglio dei ministri dell'OCSE ha adottato una raccomandazione secondo cui questo documento dovrà essere usato come quadro di riferimento dai Paesi dell'OCSE anche per quanto concerne la cooperazione allo sviluppo.

Durante l'anno in esame, vari organismi internazionali (UNCTAD, OCSE, ICSID, UNICTRAL ecc.) hanno portato avanti i lavori concernenti gli accordi di promozione e protezione reciproca degli investimenti (APPI). L'UNCTAD ha ospitato una conferenza di esperti dedicata alla necessità di riformare gli APPI. Il Comitato Investimenti dell'OCSE ha in particolare approfondito i propri lavori di analisi degli obiettivi e degli effetti di tali accordi, discutendone poi con i rappresentanti dei vari gruppi d'interesse in occasione di una conferenza pubblica. Le due conferenze hanno individuato una necessità d'intervento per quanto concerne gli standard di protezione e la procedura di composizione delle controversie tra investitore e Stato.

Al fine di tenere conto dei più recenti sviluppi in materia di protezione degli investimenti, compresi i lavori e le discussioni degli esperti condotti in seno agli organismi internazionali menzionati, un gruppo di lavoro interdipartimentale diretto dalla SECO esamina la prassi della Svizzera in materia di APPI. L'esame s'iscrive nel quadro della continua evoluzione di questa prassi e l'accento è posto sugli standard di protezione e sulle procedure di composizione delle controversie tra investitore e Stato. Questi lavori mirano a formulare nuove disposizioni che saranno proposte dalla Svizzera nell'ambito dei negoziati attuali e futuri riguardanti gli APPI. La conclusione dei lavori è prevista per il primo trimestre del 2016.

I negoziati avviati qualche anno fa con l'Angola, l'Indonesia e la Russia relativi alla revisione di APPI già esistenti o alla conclusione di nuovi accordi non hanno potuto essere approfonditi in quanto questi tre Paesi stanno a loro volta rivedendo i propri principi in materia. Come aveva già fatto con altri Paesi a partire dal 2014, l'Indonesia ha denunciato a settembre 2015 anche l'APPI in vigore dal 1974 con la Svizzera. Dopo aver consultato le Commissioni della politica estera, il Consiglio federale approverà probabilmente nella primavera del 2016 un mandato negoziale relativo alla revisione dell'APPI del 1978 in vigore tra la Svizzera e la Malaysia.

5.4.2

Lotta alla corruzione

Nel quadro dell'implementazione della Convenzione dell'OCSE sulla lotta alla corruzione72, nel 2014 la Svizzera è stata sottoposta a un'analisi da parte del gruppo di lavoro competente dell'OCSE (terza fase dell'analisi Paese per Paese). Nell'anno 72

Convenzione dell'OCSE del 17 dicembre 1997 sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali (RS 0.311.21).

747

FF 2016

in rassegna, la Svizzera ha portato avanti l'attuazione delle raccomandazioni formulate in occasione di tale analisi. La SECO ha quindi intrapreso nuove attività di sensibilizzazione delle PMI operanti a livello internazionale in merito ai rischi di corruzione legati ai rapporti commerciali con l'estero. La SECO è intervenuta in particolare, insieme alla Camera di commercio Svizzera­Africa, nel quadro di una manifestazione informativa su questo tema tenutasi a settembre presso l'Università di Lucerna.

La quarta fase dell'analisi Paese per Paese sarà avviata a marzo 2016 in occasione dell'incontro informale dei ministri dell'OCSE sul tema della Convenzione sulla lotta alla corruzione. La Svizzera sarà nuovamente sottoposta ad esame non prima del 2016. In quest'occasione dovrà fare rapporto in merito allo stato di attuazione delle raccomandazioni non realizzate o messe in pratica solo in parte al momento dell'analisi precedente. Un altro tema centrale sarà quello dei procedimenti penali a livello nazionale in casi di corruzione di pubblici ufficiali stranieri.

5.4.3

Responsabilità sociale delle imprese

Ad aprile il Consiglio federale ha pubblicato un documento programmatico sulla responsabilità sociale delle imprese (RSI)73. Tale documento informa le imprese e i gruppi d'interesse sugli obiettivi e sulle attese della Confederazione in materia di RSI e propone un piano d'azione che offre una panoramica sulle attività attuali e future previste dai servizi federali in questo ambito. Esso prevede per le attività della Confederazione i quattro orientamenti strategici seguenti: partecipare alla definizione delle condizioni quadro RSI in seno alle organizzazioni internazionali, sensibilizzare le imprese svizzere e aiutarle nella gestione della RSI, promuovere la RSI nei Paesi in sviluppo e in transizione, promuovere la trasparenza dei temi rilevanti della RSI. Il piano d'azione comprende le misure concrete dei diversi servizi federali per ciascuno degli orientamenti strategici. La SECO assicura l'attuazione e lo sviluppo del piano d'azione, in collaborazione con i servizi federali responsabili delle varie attività e con i rappresentanti delle organizzazioni economiche e non governative interessate. Nel 2017 la SECO presenterà al Consiglio federale un rapporto sullo stato di avanzamento dell'attuazione.

La Commissione consultiva del Punto di contatto nazionale (PCN)74 ha continuato a fornire consulenza a quest'ultimo in materia di orientamento strategico e di applicazione delle Linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali. In occasione di due sedute la Commissione consultiva si è occupata in particolare dell'applicabilità di tali Linee guida alle associazioni e alle manifestazioni sportive internazionali nonché delle esperienze concrete fatte con le richieste al PCN per quanto concerne l'applicazione del capitolo delle Linee guida dell'OCSE dedicato ai diritti dell'uomo. La Commissione consultiva ha inoltre approfondito il tema del nuovo formato utilizzato dall'OCSE per le peer review del PCN. Questo tipo di esame è particolarmente importante per garantire procedure uniformi nell'ambito dei 73 74

748

www.seco.admin.ch > Temi > Soggetti speciali > Responsabilità sociale d'impresa.

www.seco.admin.ch > Temi > Politica economica esterna > OCSE > Punto di contatto nazionale svizzero.

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PCN. Il PCN svizzero partecipa in modo operativo al processo di peer review, ragione per cui la Svizzera vi contribuisce finanziariamente. Nell'anno in rassegna, la Svizzera ha partecipato, in qualità di Paese co-esaminatore, alla peer review del PCN belga e sottoporrà il proprio PCN a un esame analogo nella seconda metà del 2016. Nel 2015 il PCN ha ricevuto tre nuove richieste d'esame.

Nell'anno in rassegna, il gruppo di lavoro dell'OCSE sulla responsabilità sociale delle imprese ha approvato due nuove direttive settoriali, vale a dire le Linee guida della FAO e dell'OCSE per catene di fornitura responsabili in ambito agricolo (FAO-OECD Guidance for Responsible Agricultural Supply Chains) e la Guida dell'OCSE sul dovere di diligenza per l'impegno con gli stakeholder nell'industria estrattiva (Due Diligence Guidance for Meaningful Stakeholder Engagement in the Extractive Sector). Questi documenti sostengono le imprese nell'applicazione delle Linee guida dell'OCSE nei relativi settori. Il gruppo di lavoro ha inoltre continuato la redazione di una guida di condotta responsabile delle imprese nel settore finanziario.

5.5

Sostenibilità, materie prime, politica climatica ed energetica

5.5.1

Promozione e attuazione dell'obiettivo dello sviluppo sostenibile nell'ambito della politica economica esterna

Nell'ambito della politica economica esterna, il Consiglio federale s'impegna per migliorare l'accesso ai mercati esteri da parte delle imprese svizzere e per tutelare i loro investimenti. L'attuazione di questa politica dovrà permettere una crescita sostenibile e duratura sia in Svizzera sia nei Paesi partner. A tale scopo il Consiglio federale utilizza diversi strumenti nell'ambito delle sue relazioni esterne e adotta misure anche a livello nazionale.

L'obiettivo principale della politica economica esterna risiede nel migliorare l'accesso delle imprese svizzere ai mercati esteri e nel tutelare i loro investimenti internazionali. Il Consiglio federale persegue una situazione favorevole per tutte le Parti (cosiddetta situazione win-win), che dovrebbe consentire una crescita sostenibile sia in Svizzera sia nei Paesi partner. Benché gli strumenti della politica commerciale e d'investimento perseguano innanzitutto obiettivi economici, essi considerano anche gli aspetti rilevanti della responsabilità ecologica e della solidarietà sociale. La cooperazione economica allo sviluppo fa inoltre riferimento all'obiettivo dello sviluppo sostenibile. Vari meccanismi istituzionali e piattaforme interdipartimentali permettono di assicurare che i diversi strumenti e politiche siano impiegati in modo coerente e coordinato ai diversi livelli d'intervento (cfr. n. 6.1.2). Per quanto concerne il contenuto il Consiglio federale fa riferimento agli standard e agli strumenti sviluppati in seno alle organizzazioni internazionali e alle piattaforme. In questo contesto vanno menzionati tra l'altro l'OCSE, la Banca mondiale, le Banche 749

FF 2016

regionali di sviluppo, la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD), l'organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (UNIDO), l'organizzazione internazionale del lavoro (OIL) e il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) nonché gli accordi multilaterali in materia ambientale (cfr. n. 2.1).

Iniziative multilaterali Per quanto concerne la cooperazione in seno agli organismi internazionali, l'adozione alla fine di settembre dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile ha rappresentato il fatto più importante dell'anno in rassegna (cfr. n. 6.1.1). Questo piano d'azione, che definisce le priorità di sviluppo sostenibile applicabili su scala mondiale per i prossimi 15 anni, comprende 17 obiettivi, tra cui quello di promuovere una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile (Shared Prosperity) nonché quello di garantire modelli di consumo e produzione sostenibili e un lavoro dignitoso per tutti. Il messaggio concernente la cooperazione internazionale per il periodo 2017­2020 e le strategie settoriali pertinenti contribuiranno all'attuazione della nuova Agenda da parte della Svizzera.

Nell'anno in rassegna, presso l'OMC si è tenuto il quinto esame globale della cooperazione allo sviluppo rilevante per il commercio (Global Review of Aid for Trade).

Questo processo, che si tiene ogni due anni, è una piattaforma importante per discutere le opportunità e le sfide dell'integrazione dei Paesi in sviluppo nel commercio mondiale nonché dell'importanza della cooperazione allo sviluppo rilevante per il commercio. Quest'anno, l'evento era dedicato al tema della riduzione dei costi commerciali per una crescita inclusiva e sostenibile «Reducing Trade Costs for Inclusive Sustainable Growth». Insieme al Centro per il commercio internazionale (CCI), la Svizzera ha organizzato una tavola rotonda sugli standard di sostenibilità come Fair Trade, FSC (Forest Stewardship Council) o Rainforest Alliance. In cooperazione con il CCI, la Svizzera continua a sostenere uno strumento on line volto ad aiutare i produttori agricoli nei Paesi in sviluppo a rispettare maggiormente i criteri degli standard di sostenibilità, al fine di raggiungere nuovi mercati proponendo prodotti ottenuti con una produzione sostenibile. Il sito Internet riunisce già più di 180 standard, costituendo una raccolta di dati neutrale che si arricchisce costantemente di nuovi standard di sostenibilità.

Livello bilaterale e plurilaterale I punti già citati dell'Agenda 2030 saranno realizzati tra l'altro dalla Svizzera nel quadro della cooperazione economica allo sviluppo. Nei Paesi partner la Svizzera promuove una crescita sostenibile a livello economico, ambientale e sociale, che crea lavoro, favorisce una migliore produttività e uno sfruttamento sostenibile delle risorse naturali e contribuisce a ridurre la povertà e le disuguaglianze. Ciò avviene mediante l'integrazione dei Paesi partner nell'economia mondiale e il miglioramento della competitività delle loro economie interne. Questo obiettivo si realizza in diversi settori di attività, segnatamente nella promozione di un commercio sostenibile, di una crescita rispettosa del clima nonché dello sviluppo d'istituzioni statali e private efficienti, soprattutto nell'ambito economico e in quello finanziario (cfr. n. 6.1.1).

750

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Anche la liberalizzazione degli scambi che risulta dalla conclusione di accordi commerciali e d'investimento contribuisce allo sviluppo sostenibile, favorendo la certezza del diritto e consolidando a livello internazionale i principi dello Stato di diritto. Questi accordi sostengono l'integrazione dei partner nel sistema commerciale internazionale. Essi contribuiscono allo sviluppo economico e alla prosperità, soprattutto sostenendo il settore privato e incentivando l'imprenditorialità. In tale contesto, il Consiglio federale dà importanza al fatto che gli accordi economici prevedano disposizioni volte a promuovere la coerenza con le altre dimensioni dello sviluppo sostenibile, in particolare quella ambientale e quella sociale.

La Svizzera e i suoi partner dell'AELS si stanno impegnando per includere disposizioni relative al commercio e allo sviluppo sostenibile nei negoziati in corso per gli ALS con la Georgia, le Filippine, la Malaysia e il Vietnam (cfr. n. 4). Quest'anno la Svizzera ha altresì raggiunto un accordo con l'Albania e la Serbia75 per includere tali disposizioni negli ALS esistenti con questi Paesi (cfr. allegato 10.2.1). Anche i negoziati per l'integrazione di un capitolo sul commercio e lo sviluppo sostenibile nell'ALS già in vigore con la Turchia sono progrediti.

Nel corso dell'anno in rassegna ha avuto luogo il primo incontro del Comitato misto dell'ALS bilaterale tra la Svizzera e la Cina che include disposizioni sullo sviluppo sostenibile. In vista di questo incontro la SECO ha consultato, nell'ambito dei meccanismi previsti a tale scopo, i servizi competenti dell'Amministrazione federale, le imprese, le associazioni mantello e altre organizzazioni interessate (la Commissione per la politica economica, il gruppo di collegamento OMC/ALS e la Commissione federale inerente alle attività dell'OIL; cfr. rapporto sulla politica economica esterna 2014, n. 5.5.1). Durante le consultazioni non è stata sollevata nessuna questione particolare in relazione all'applicazione delle disposizioni di sostenibilità dell'ALS e dell'Accordo parallelo sulla cooperazione in materia di lavoro e occupazione. Per quanto concerne il capitolo sull'ambiente dell'ALS, in occasione del loro incontro la Svizzera e la Cina hanno discusso i progetti bilaterali di cooperazione ambientale in corso, in particolare nei settori delle tecnologie verdi e dell'impiego efficiente delle risorse (p. es. la recente installazione di un parco eco-industriale sino-svizzero in Cina). Le delegazioni hanno concordato di rafforzare la collaborazione nell'ambito dei negoziati plurilaterali in corso all'OMC in vista di un accordo sui beni ambientali (Environmental Goods Agreement, EGA; cfr. n. 2.1). Le Parti hanno inoltre avuto uno scambio concernente la prossima riunione del gruppo di lavoro sino-svizzero sulla cooperazione ambientale. In materia di standard di lavoro, la Svizzera e la Cina hanno fatto riferimento all'Accordo del 2013 sulla cooperazione in materia di lavoro e occupazione concluso parallelamente all'ALS. I due Paesi hanno discusso in merito allo stato di avanzamento delle attività di cooperazione in questo settore, segnatamente per quanto concerne l'ispettorato del lavoro. Inoltre, con riferimento alla visita di una missione tripartita svizzera in Cina a marzo, hanno discusso in merito alla possibilità di estendere questa cooperazione per esempio agli aspetti legati a questioni relative alle condizioni di lavoro (sicurezza e salute), all'assicurazione contro la disoccupazione, alla formazione professionale o al partenariato sociale.

75

Il messaggio contenente la richiesta di approvazione dei protocolli di modifica firmati si trova in allegato (cfr. n. 10.2.1).

751

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La Svizzera ha proposto alla Parte cinese di esaminare la possibilità di uno scambio d'esperienze e di buone prassi in materia di prevenzione della corruzione. Questo scambio potrà avvenire a livello bilaterale sia a margine delle riunioni internazionali, ad esempio in seno al gruppo di lavoro della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC), sia nel contesto delle discussioni politiche tra i due Paesi. La proposta è attualmente al vaglio della Cina. La Svizzera ha affrontato anche la questione dell'adozione della nuova legge sulla sicurezza nazionale in Cina e delle sue potenziali conseguenze sulle attività degli attori economici e della società civile. Questa discussione dovrà essere portata avanti nel quadro del dialogo bilaterale sui diritti dell'uomo tra la Svizzera e la Cina.

La Svizzera ha continuato a sviluppare la sua prassi contrattuale in materia di accordi bilaterali di promozione e protezione reciproca degli investimenti (APPI).

L'accordo più recente, vale a dire l'APPI tra la Svizzera e la Georgia entrato in vigore il 17 aprile76, contiene pertanto nuove disposizioni che tengono maggiormente in considerazione la questione dello sviluppo sostenibile e della coerenza con altre politiche (tra cui quelle inerenti all'ambiente e alla salute). Questo APPI contiene inoltre un rimando al nuovo regolamento sulla trasparenza nell'arbitrato in materia di investimenti della Commissione delle Nazioni Unite per il diritto commerciale internazionale (UNCITRAL). Tale regolamento sarà applicato a tutti gli eventuali procedimenti arbitrali nelle controversie tra investitore e Stato fondate sull'Accordo.

In seno all'OMC la Svizzera continua ad impegnarsi a favore della conclusione dell'Accordo plurilaterale sui beni ambientali (EGA). Questo accordo contribuirà al raggiungimento degli obiettivi ambientali globali (clima, attività economica rispettosa dell'ambiente, ecc.), nonché degli obiettivi di sviluppo e di quelli economici (cfr. n. 2.1).

Sviluppi nazionali Il Consiglio federale si è impegnato per la sostenibilità anche a livello nazionale.

Alla luce degli sviluppi nazionale e internazionali sul tema della gestione responsabile delle imprese, esso ha pubblicato ad aprile un documento programmatico sulla responsabilità sociale delle imprese (RSI; cfr. n. 5.4.3). Il Consiglio federale ha inoltre proseguito i lavori relativi a una strategia di attuazione delle Linee guida dell'ONU per l'economia e i diritti dell'uomo, in conformità alla raccomandazione n. 10 del rapporto di base sulle materie prime (cfr. n. 5.5.2) e in risposta al postulato 12.3503 Una strategia Ruggie per la Svizzera. Questi lavori si fondano su un inventario delle attività attualmente realizzate dalla Svizzera per l'attuazione delle Linee guida dell'ONU e su una consultazione condotta presso rappresentanti di imprese, di organizzazioni non governative e del mondo scientifico. L'attuazione delle raccomandazioni del rapporto di base sulle materie prime di marzo 2013, sotto la responsabilità dei dipartimenti federali interessati (DFAE, DFF e DEFR, cfr. n. 5.5.2) rappresenta un altro processo nazionale importante volto a rafforzare lo sviluppo sostenibile a livello internazionale.

76

752

RS 0.975.236.0

FF 2016

5.5.2

Materie prime

La Svizzera ha continuato a impegnarsi per migliorare le condizioni quadro e per limitare i rischi legati alla forte presenza in Svizzera di imprese del settore delle materie prime attive a livello internazionale. Il secondo resoconto del Consiglio federale sull'attuazione delle raccomandazioni formulate nel rapporto di base sulle materie prime ha evidenziato un avanzamento, segnatamente in materia di trasparenza, responsabilità delle imprese e dello Stato e politica di sviluppo.

Il settore delle materie prime e, in particolare, il commercio delle materie prime sono rami economici importanti per la Svizzera. Gli introiti del commercio di transito, che provengono in gran parte dal commercio delle materie prime, hanno rappresentato nel 2014, secondo un sondaggio della BNS, il 3,9 per cento del PIL svizzero. Ciononostante, la concorrenza tra le piazze economiche si è inasprita e lo sviluppo futuro delle condizioni quadro offerte dalla Svizzera è incerto, soprattutto per quanto concerne l'attuazione dell'iniziativa contro l'immigrazione di massa, la riforma III dell'imposizione delle imprese e l'apprezzamento del franco rispetto all'euro (cfr. n. 1). Il secondo resoconto pubblicato a fine agosto sull'attuazione delle 17 raccomandazioni77 formulate nel rapporto di base sulle materie prime ha evidenziato un avanzamento rispetto al primo resoconto (marzo 2014)78. I progressi sono evidenti in particolare nei settori della trasparenza, della responsabilità delle imprese e dello Stato nonché della politica di sviluppo. La piattaforma interdipartimentale sulle materie prime è stata incaricata dal Consiglio federale di presentare un nuovo resoconto in merito allo stato dell'attuazione entro la fine del 2016.

Conformemente alle raccomandazioni 7 e 8 il Consiglio federale intende promuovere la trasparenza dei pagamenti che le imprese di materie prime effettuano a favore dei Governi. A tale scopo ha presentato, nel quadro della revisione del diritto della società anonima, un avamprogetto ispirato agli adeguamenti legislativi in corso negli Stati membri dell'UE e negli Stati Uniti nonché alla norma internazionale di trasparenza della Extractive Industry Transparency Initiative (EITI). La riunione del Consiglio di amministrazione dell'EITI, tenutasi a Berna in ottobre su invito della Svizzera, aveva come tema la trasparenza nel commercio delle materie prime. Il simposio ha posto le basi per avviare una discussione in merito alle modalità di integrazione del commercio delle materie prime nelle norme di trasparenza dell'EITI. Questo tema sarà sviluppato nell'ambito di un gruppo di lavoro che prevede la partecipazione attiva della Svizzera. In occasione della riunione, la Svizzera ha firmato un accordo con la Banca mondiale per il cofinanziamento di un fondo79, 77 78 79

Cfr. comunicato stampa «Rapporto di base sulle materie prime: attuazione delle raccomandazioni a buon punto» del 19 agosto 2015 (www.news.admin.ch > Documentazione).

Cfr. comunicato stampa «Rapporto di base sulle materie prime: prosegue l'attuazione delle raccomandazioni» del 26 marzo 2014 (www.news.admin.ch > Documentazione).

Cfr. comunicato stampa «Il consigliere federale Schneider-Ammann firma un accordo per la trasparenza e la buona governance nel settore delle materie prime» del 21 ottobre 2015 (www.news.admin.ch > Documentazione).

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volto ad accelerare le riforme nel settore delle materie prime dei Paesi in sviluppo lungo l'intera catena di creazione del valore e a favorire l'applicazione dell'EITI.

Inoltre, il nostro Paese ha sostenuto l'impegno dell'EITI per convincere altri Stati ad applicare volontariamente la norma di trasparenza. Il tema è stato così affrontato sistematicamente durante gli incontri con i Governi di Paesi in sviluppo estrattori di materie prime.

In occasione dell'incontro semestrale del Forum multilaterale, la Svizzera ha ribadito il proprio impegno a favore dell'applicazione delle Linee guida dell'OCSE sul dovere di diligenza per una catena di approvvigionamento responsabile di minerali provenienti da zone di conflitto e ad alto rischio. Nel corso dell'anno in esame, sono stati registrati progressi nell'applicazione delle Linee guida a livello mondiale.

Questo documento suscita un grande interesse negli Stati membri dell'OCSE ma anche nei non membri come la Cina, la Colombia e Dubai. Le Linee guida fungono da base per l'attuazione di programmi nazionali e regionali e quindi anche per una proposta della Commissione europea concernente l'autocertificazione degli importatori.

Grazie alla Better Gold Initiative lanciata nel 2013 è stato creato un mercato per l'oro prodotto in modo sostenibile in piccole miniere del Perù. Nell'anno in rassegna, una quantità di oro tra i 100 e i 200 kg prodotta in modo sostenibile è stata importata in Svizzera e commercializzata ad un prezzo equo. Tale prezzo comprende in particolare una quota aggiuntiva destinata al finanziamento della buona prassi imprenditoriale nell'ambito della produzione mineraria. Una valutazione esterna effettuata a metà dell'anno conferma gli effetti positivi dell'iniziativa.

L'Amministrazione federale ha pertanto preparato una seconda fase che porta avanti l'iniziativa in Perù e la estende probabilmente, a partire dal 2016, alla Bolivia e alla Colombia. Inoltre, nel corso dell'anno in esame la Svizzera ha firmato un accordo volto a sostenere il Responsible Mining Index. Questo indice mira a valutare e a classificare, a partire dal 2017, l'attività delle maggiori imprese estrattive sulla base dei seguenti criteri: economia, ambiente, aspetto sociale e gestione d'impresa80. Esso incoraggia dunque l'industria mineraria a promuovere un'attività sostenibile e responsabile. Inoltre, a febbraio, il Consiglio federale ha approvato la pubblicazione delle statistiche storiche concernenti l'importazione e l'esportazione di oro, argento e monete dal 1982 al 2013.

Il documento programmatico sulla responsabilità sociale delle imprese, comprendente anche il piano d'azione (cfr. n. 5.4.3), pubblicato ad aprile dal Consiglio federale, riguarda anche il settore delle materie prime. Conformemente alla raccomandazione 11 del rapporto di base sulle materie prime, che prevede l'elaborazione di una guida concernente la responsabilità sociale delle imprese operanti nel settore del commercio delle materie prime, l'Amministrazione federale ha preparato un capitolato d'oneri in collaborazione con organizzazioni non governative e imprese del settore.

Tale documento servirà a elaborare la direttiva concernente l'applicazione delle Linee guida dell'ONU per l'economia e i diritti dell'uomo all'attenzione delle imprese operanti nel settore del commercio delle materie prime. L'Institute for Human Rights and Business di Londra, che ha ottenuto il relativo mandato a giugno, ha 80

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http://responsibleminingindex.org

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realizzato una mappatura del settore e delle sfide specifiche che esso deve affrontare per garantire il rispetto dei diritti dell'uomo. Su questa base, nel 2016 sarà elaborata la direttiva per le imprese operanti nel settore del commercio delle materie prime, che dovrà contenere anche raccomandazioni concrete sul dovere di diligenza nell'ambito dei diritti dell'uomo e sulla stesura dei resoconti. I lavori sono seguiti da un gruppo di lavoro comprendente rappresentanti della Confederazione, delle ONG e delle imprese operanti nel settore del commercio delle materie prime.

Nell'ambito del World Resources Forum 2015, tenutosi a Davos, si è svolto a margine del regolare incontro dell'International Resources Panel (IRP) dell'UNEP81 un workshop sostenuto dalla Svizzera. Questo workshop ha permesso di discutere l'elaborazione di basi scientifiche per la governance nel settore delle risorse naturali.

Inoltre, l'Amministrazione federale ha redatto, con l'aiuto di esperti esterni, un'analisi di mercato e un'analisi della pertinenza su alcune materie prime biotiche utilizzate in Svizzera, come soia, cacao, caffè, pesce, olio di palma, torba, olio di girasole, cotone e tessuti in cotone, e ha esaminato un metodo per confrontare e valutare gli standard di sostenibilità.

Dal canto suo, il Fondo monetario internazionale (FMI) ha conseguito un buon successo nell'ambito del programma Topical Trust Fund on Managing Natural Resource Wealth, cofinanziato dalla Svizzera. In Mozambico, ad esempio, la legislazione che disciplina l'estrazione delle materie prime è stata completamente rielaborata e semplificata, l'amministrazione fiscale è stata riorganizzata e l'imposizione delle imprese del settore delle materie prime è stata disciplinata in modo più efficace. Un sostegno è stato fornito anche all'amministrazione delle finanze affinché quest'ultima sia in grado di prevedere con maggior precisione gli introiti futuri e di identificare prima i rischi fiscali. Nell'ambito di questo programma, l'FMI ha lavorato con l'EITI per definire una classificazione internazionale per registrare gli introiti fiscali nel settore delle materie prime. In futuro, questa classificazione sarà utilizzata nei rapporti dell'EITI e nel manuale dell'FMI Government Finance Statistics Manual 201482, che funge da norma internazionale in materia di statistiche finanziarie. Inoltre, il nuovo partenariato della Svizzera con la Collaborative Africa Budget Reform Initiative83 e la collaborazione in corso con l'African Tax Administration Forum84 (ATAF) mirano a rafforzare le capacità delle finanze pubbliche per un utilizzo più efficiente degli introiti fiscali provenienti dall'estrazione delle materie prime nei Paesi africani e a promuovere lo scambio di conoscenze e il dialogo tra le amministrazioni fiscali del continente. Lo scopo è di migliorare il prelievo delle imposte in tutta l'Africa e di combattere la frode e la sottrazione d'imposta. Nel periodo in rassegna l'ATAF si è concentrato soprattutto sulla lotta alla manipolazione dei prezzi di trasferimento (Transfer-Mispricing), in particolare nel settore delle materie prime, nonché sulla valutazione degli incentivi fiscali che tendono a erodere la base imponibile.

81 82 83 84

www.unep.org/resourcepanel www.imf.org/external/np/sta/gfsm www.cabri-sbo.org www.ataftax.org/en/Pages/default.aspx

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FF 2016

5.5.3

Clima ed energia

Alla Conferenza di Parigi sul clima è stato adottato un nuovo accordo internazionale per il periodo dopo il 2020 vincolante per tutti gli Stati. Inoltre, nel corso dell'anno in esame, la Svizzera ha firmato varie dichiarazioni internazionali volte a incrementare la sicurezza dell'approvvigionamento energetico. Infine, nell'ambito di diverse missioni economiche all'estero, sono state promosse le tecnologie svizzere.

Clima Alla Conferenza di Parigi sul clima, le Parti contraenti della Convenzione quadro sul clima delle Nazioni Unite hanno raggiunto un accordo sul clima per il dopo 2020. Il nuovo accordo ha per obiettivo di limitare il riscaldamento del pianeta nettamente al di sotto dei 2 °C rispetto all'era preindustriale. Si punta a un aumento massimo della temperatura mondiale di 1,5 °C. Il nuovo accordo riunisce per la prima volta e a pari merito tutti gli Stati nell'impegno internazionale volto a ridurre le emissioni di gas serra dopo il 2020, tenendo conto delle necessità e delle possibilità specifiche dei Paesi più poveri. Se da un lato i Paesi industrializzati sono invitati a svolgere un ruolo trainante per lo stanziamento e la promozione di fondi pubblici e privati destinati a finanziare le misure di protezione del clima e di adattamento, dall'altro è la prima volta che tutti i Paesi sono tenuti a promuovere investimenti ecocompatibili. È anche la prima volta che i Paesi non industrializzati sono invitati a fornire un sostegno finanziario ai Paesi in sviluppo nella lotta contro il cambiamento climatico. Ciò pone fine all'attuale distinzione tra Paesi industrializzati e Paesi in sviluppo in quest'ambito, già da tempo obsoleta. Infatti già oggi i Paesi in sviluppo emergenti producono più della metà delle emissioni annuali di gas serra a livello mondiale.

L'Accordo sul clima adottato a Parigi crea inoltre la base giuridica per misure efficaci di adeguamento ai mutamenti climatici, definite a livello nazionale, e prevede un sistema per la sorveglianza e il resoconto degli impegni presi. Tuttavia, la somma degli obiettivi di riduzione annunciati per il dopo 2020 (Intended Nationally Determined Contribution, INDC) non sarà sufficiente a limitare a meno di 2 °C il riscaldamento climatico del pianeta rispetto ai valori preindustriali. Il nuovo Accordo sul clima prevede pertanto che l'impegno della Comunità internazionale per ridurre le emissioni sia riesaminato ogni cinque anni e potenziato almeno ogni dieci anni.

Circa 150 Stati, tra cui i principali emittenti, hanno comunicato l'obiettivo di riduzione per il dopo 2020. La Svizzera è stata il primo Paese a comunicare, a febbraio 2015, il proprio obiettivo di riduzione per il dopo 2020. Tale obiettivo si rifà alle raccomandazioni del Gruppo di esperti sul clima (IPCC) e prevede di ridurre entro il 2030 le emissioni di gas serra del 50 per cento rispetto al 1990, ricorrendo in parte a riduzioni delle emissioni conseguite all'estero. Con la ratifica dell'accordo di Parigi da parte delle Camere federali, questo obiettivo diventa vincolante. La realizzazione dell'obiettivo di riduzione della Svizzera necessita di una revisione della legge sul CO2. A tale scopo, un progetto conforme agli obblighi internazionali della Svizzera sarà posto in consultazione nel secondo semestre del 2016.

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Entro il 2020, nel quadro del secondo periodo di adempimento del Protocollo di Kyoto (2013­2020), la Svizzera mira a ridurre le proprie emissioni di gas serra almeno del 20 per cento rispetto al 1990. Ad agosto 2015 il nostro Paese ha ratificato il relativo emendamento del Protocollo di Kyoto.

Energia In occasione di una riunione informale dei ministri dell'energia dell'UE tenutasi a giugno, la Svizzera ha firmato due dichiarazioni politiche concernenti il rafforzamento della cooperazione regionale nel settore della sicurezza dell'approvvigionamento elettrico. La prima dichiarazione, avviata dalla Germania e firmata da dodici Paesi limitrofi, verte sulla cooperazione regionale, mentre la seconda fa riferimento al Forum pentalaterale dell'energia85, che ha la funzione di promuovere la cooperazione nel settore dello scambio transfrontaliero dell'elettricità (integrazione regionale del mercato) e in seno alla quale la Svizzera ha lo status di osservatore.

La Svizzera ha inoltre firmato a l'Aia, con altri 74 Paesi, la Carta internazionale dell'energia (CIE). La CIE è una dichiarazione non vincolante ed è considerata come la prima tappa verso un allargamento del Trattato sulla Carta dell'energia a Paesi non europei86.

Nel corso dell'anno in rassegna sono stati organizzati diversi incontri politici e missioni economiche internazionali. La consigliera federale Doris Leuthard si è recata con delegazioni di imprese in Sudafrica, a Singapore, in Corea del Sud e in Cile, mentre l'Ufficio federale dell'energia ha coordinato una missione nel BadenWürttemberg e una missione delle imprese cleantech in Marocco. A gennaio la Svizzera ha partecipato alla fiera annuale delle nuove energie ad Abu Dhabi (World Future Energy Summit) e ad agosto ha organizzato a Zurigo, per la seconda volta, un evento congiunto con gli Stati Uniti sull'innovazione energetica negli edifici, con più di 250 imprese partecipanti.

5.6

Diritto della concorrenza

La cooperazione internazionale nel settore della concorrenza è come sempre un tema centrale in seno alle organizzazioni internazionali e ai Governi. La Svizzera ha avviato l'attuazione dell'Accordo con l'UE entrato in vigore nel 2014.

Nel 2014 l'OCSE ha sottoposto a revisione le sue raccomandazioni del 1995 sulla cooperazione nel settore della concorrenza, incoraggiando i Governi a intensificare la propria collaborazione con la conclusione di accordi corrispondenti, che devono prevedere in particolare il coordinamento delle indagini delle autorità preposte e lo scambio di informazioni. In questa ottica, i lavori dell'Organizzazione e dei suoi membri si sono concentrati sulla redazione di un inventario delle disposizioni dei 85 86

Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi.

RS 0.730.0

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15 accordi di cooperazione più completi. Cinque degli accordi presi in considerazione prevedono la possibilità, a rigide condizioni, di scambiare informazioni confidenziali; tra questi anche l'accordo tra la Svizzera e l'UE87. Dal momento che non vi sono accordi multilaterali88, l'inventario dell'OCSE sarà un prezioso ausilio per i Paesi che intendono negoziare accordi di cooperazione o un accordo di libero scambio che prevedano tali disposizioni.

L'Accordo tra la Svizzera e l'UE concernente la cooperazione in merito all'applicazione dei rispettivi diritti della concorrenza89 è in vigore dal 1° dicembre 2014.

Attraverso i contatti più intensi tra la Commissione della concorrenza (COMCO) e le autorità competenti dell'UE (Direzione generale «Concorrenza» della Commissione europea) le due autorità hanno potuto arricchire reciprocamente le loro conoscenze specialistiche, contribuendo così a un utilizzo efficace dei rispettivi diritti in materia di concorrenza. Nel contesto della fusione di General Electric (GE) e Alstom, la COMCO, in virtù dei suoi stretti contatti con la Commissione europea, ha accettato di non entrare nella seconda fase della procedura a condizione che la GE si impegni per scritto a rispettare anche in Svizzera le condizioni e gli oneri stabiliti dalla Commissione europea. È stata così evitata una procedura parallela e la COMCO ha potuto decidere in contemporanea con la Commissione europea, fatto che rafforza la certezza del diritto per le imprese interessate. La COMCO ha inoltre avviato un'indagine nel settore del commercio dei metalli preziosi. Un'inchiesta parallela sullo stesso tema è attualmente in corso presso le corrispondenti autorità dell'UE. I presupposti formali per la collaborazione e lo scambio di informazioni sono in linea di principio soddisfatti.

5.7

Appalti pubblici

La revisione dell'Accordo dell'OMC sugli appalti pubblici del 30 marzo 2012 (AAP) rende necessario un adeguamento della legislazione sugli appalti pubblici a livello federale e cantonale. In quest'ambito viene portata avanti anche l'armonizzazione del diritto svizzero in materia di appalti pubblici. La Svizzera aderirà all'AAP riveduto dell'OMC non appena la legislazione in materia sarà stata adeguata a livello di Confederazione e Cantoni. Fino ad allora la Svizzera continua ad applicare l'AAP del 1994. Nel corso dell'anno in rassegna la Moldavia e l'Ucraina hanno aderito come nuovi membri all'AAP riveduto.

87 88

89

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Australia­Giappone (2015), Svizzera­UE (2013), Nuova Zelanda­Australia (2013), Danimarca­Islanda­Norvegia­Svezia (2001), Australia­Stati Uniti (1999).

Esiste solo uno strumento multilaterale delle Nazioni Unite, senza carattere vincolante, amministrato sotto la sorveglianza dell'UNCTAD: Set of Multilaterally Agreed Equitable Principles and Rules for the Control of Restrictive Business Practices (Codice dei principi e delle regole di equità convenute a livello multilaterale per il controllo delle pratiche commerciali restrittive, 1980).

RS 0.251.268.1

FF 2016

Dopo la ratifica dell'AAP da parte dell'Armenia e della Corea nel corso dell'anno in rassegna, solo la Svizzera, tra i membri dell'AAP del 1994, non ha ancora ratificato la versione riveduta dell'AAP. Per la Svizzera continua ad essere applicato l'AAP del 1994. Non appena il nostro Paese avrà aderito all'AAP riveduto, i fornitori svizzeri potranno far valere un diritto di accesso a un mercato potenziale nell'ordine di 100 miliardi di dollari americani, ora sottoposto alle disposizioni del nuovo AAP.

Il gruppo di lavoro AURORA, formato da esperti in materia di appalti pubblici della Confederazione e dei Cantoni, ha in gran parte concluso, a livello tecnico e alla luce delle procedure di consultazione, l'attuazione dell'AAP riveduto e l'armonizzazione delle legislazioni della Confederazione e dei Cantoni. I messaggi del Consiglio federale concernenti la revisione dell'AAP e la revisione della legge federale del 16 dicembre 199490 sugli acquisti pubblici (LAPub) dovrebbero essere presentati al Parlamento nell'estate del 2016. Infine, il Concordato intercantonale sugli acquisti pubblici (CIAP) riveduto sarà sottoposto per approvazione all'Organo intercantonale per gli appalti pubblici (OiAp) una volta noti i risultati delle consultazioni parlamentari sulla LAPub. La Svizzera potrà quindi aderire al nuovo AAP non prima del 2017.

Il Montenegro e la Nuova Zelanda, dopo aver terminato le procedure interne di approvazione, hanno depositato i loro strumenti di ratifica nel corso dell'anno in esame e sono d'ora in poi membri ufficiali del nuovo AAP. La Moldavia e l'Ucraina hanno concluso i negoziati di adesione all'AAP riveduto. Le procedure di adesione in corso con l'Australia, la Cina, la Giordania e il Tagikistan proseguiranno nel 2016.

5.8

Protezione della proprietà intellettuale

Per quanto riguarda la protezione della proprietà intellettuale la Svizzera si è impegnata in seno alle organizzazioni multilaterali tra l'altro per migliorare la protezione delle indicazioni geografiche e per la ripresa dei lavori concernenti la protezione delle risorse genetiche e del sapere tradizionale.

A livello bilaterale la Svizzera si è ulteriormente adoperata per regole volte ad assicurare una protezione adeguata, efficace e prevedibile dei diritti di proprietà intellettuale, segnatamente nel quadro dei negoziati sugli ALS. Il dialogo bilaterale con la Cina sul tema della proprietà intellettuale ha continuato a svolgere un ruolo importante.

90

RS 172.056.1

759

FF 2016

5.8.1

Protezione della proprietà intellettuale nelle organizzazioni internazionali

L'Atto di Ginevra dell'Accordo di Lisbona sulla protezione delle denominazioni di origine e la loro registrazione internazionale è stato adottato dopo sei anni di lavori nel corso di una conferenza diplomatica tenutasi a maggio presso la sede dell'Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale (OMPI). Questo atto aggiorna l'Accordo di Lisbona sulle denominazioni di origine risalente al 1958. Il nuovo Atto protegge le indicazioni geografiche e permette la loro registrazione internazionale, mentre l'Accordo di Lisbona prevedeva questa possibilità solo per le denominazioni di origine. Le indicazioni geografiche riguardano una gamma di prodotti più vasta rispetto alle denominazioni di origine. Mentre queste ultime garantiscono l'origine di un prodotto le cui qualità o caratteristiche dipendono esclusivamente o essenzialmente dall'origine geografica, per le indicazioni geografiche non è necessario che tutte le fasi della produzione avvengano in un determinato luogo. La revisione contribuirà a rendere il sistema più interessante per un vasto numero di Stati. Non essendo Parte contraente dell'Accordo di Lisbona, la Svizzera ha partecipato a questo processo in qualità di Paese osservatore, assumendo tuttavia un ruolo attivo nell'intenso processo di negoziazione. Il Consiglio federale prenderà in esame un'eventuale adesione della Svizzera all'Accordo.

Nell'anno in rassegna, i negoziati relativi a un Accordo concernente la protezione delle risorse genetiche e del sapere tradizionale sono stati sospesi in seguito a disaccordi sul programma di lavoro. Un nuovo mandato per il 2016­2017 ha potuto infine essere adottato nel corso dell'Assemblea generale dell'OMPI tenutasi nel mese di ottobre. In una fase preliminare la Svizzera ha coordinato un gruppo di Stati (Kenya, Mozambico, Norvegia, Nuova Zelanda e Vaticano) che ha formulato una proposta di mandato. Questa proposta è servita da base per le discussioni che hanno condotto all'adozione del programma di lavoro.

Nell'ambito dei lavori del ciclo di Doha dell'OMC, la Svizzera si è impegnata in particolare per migliorare la protezione delle indicazioni geografiche (estensione a tutti i prodotti della protezione attualmente accordata solo ai vini e ai distillati). La continuazione dei lavori di Doha dopo la Conferenza ministeriale di Nairobi è incerta. La Svizzera si è impegnata sul tema dell'innovazione e della protezione della proprietà intellettuale e ha organizzato, in seno al Consiglio TRIPS, congiuntamente all'UE e agli Stati Uniti, una tavola rotonda dal titolo «The Role of IP in Financing Innovation». In occasione dell'evento i partecipanti hanno illustrato in particolare le condizioni da soddisfare affinché i donatori investano in progetti innovativi. La protezione dei diritti di proprietà intellettuale rientra tra queste condizioni.

Nell'anno in rassegna, la Svizzera si è impegnata nel contesto della proprietà intellettuale anche per la formazione («capacity building») delle delegazioni straniere attive presso le organizzazioni internazionali a Ginevra.

760

FF 2016

5.8.2

Protezione della proprietà intellettuale a livello bilaterale

Nei negoziati sugli ALS in corso, l'individuazione di regole per una protezione adeguata, efficace e prevedibile dei diritti di proprietà intellettuale e delle innovazioni è un fattore essenziale per l'industria d'esportazione svizzera. Secondo la mozione della CAG-S 12.3642 Regolamentazione dell'utilizzo delle denominazioni di provenienza geografica nei trattati internazionali, anche la protezione delle indicazioni geografiche è oggetto di particolare attenzione nelle discussioni con i partner ALS. Durante i negoziati per un ALS con gli Stati dell'AELS (cfr. n. 4.1.1), la Georgia ha manifestato il proprio interesse alla Svizzera in relazione a uno scambio più approfondito sulla protezione delle indicazioni geografiche.

L'impegno della Svizzera per una migliore protezione a livello internazionale trova la sua corrispondenza a livello nazionale nella legislazione «Swissness» (adottata nel 2013), la cui attuazione è stata completata nell'anno in rassegna con l'adozione da parte del Consiglio federale di quattro ordinanze (entrata in vigore: 1° gennaio 2017). La nuova legislazione «Swissness» rafforza la protezione della denominazione «Svizzera» e della croce svizzera. Il nuovo nome di dominio di primo livello «.swiss», lanciato a settembre, apre inoltre nuove opportunità per migliorare ulteriormente il posizionamento del marchio «Svizzera». Questo indirizzo Internet sarà attribuito esclusivamente a imprese, organizzazioni e istituzioni che hanno un legame stretto con la Svizzera (sede sociale e sede amministrativa fisica in Svizzera).

Per quanto concerne la protezione delle indicazioni di origine dei servizi, la Svizzera ha ottenuto che una banca bielorussa smettesse di utilizzare in modo abusivo la denominazione «svizzero» e lo stemma della Svizzera.

Le relazioni con la Cina rivestono un ruolo importante anche per quanto concerne la proprietà intellettuale. Il gruppo di lavoro bilaterale istituito in materia si è riunito nuovamente a Pechino. I temi dei brevetti e del design hanno potuto essere discussi direttamente nel quadro del Memorandum of Understanding già in vigore tra l'Istituto federale della proprietà intellettuale e l'Ufficio cinese dei brevetti (State Intellectual Property Office, SIPO). Le questioni relative alla contraffazione e alla pirateria, legate anche al Memorandum of Understanding sino-svizzero nel settore orologiero, sono centrali in questo contesto. L'esperimento pilota nel quadro del quale le imprese svizzere possono comunicare alle autorità cinesi competenti i casi di vendita di merci contraffatte su Internet è stato valutato positivamente e prolungato. L'Ambasciata svizzera continuerà a ricevere i reclami, in collaborazione con la Camera di commercio sino-svizzera, per poi inoltrarli alle autorità cinesi. L'entrata in vigore nel 2014 dell'ALS tra la Svizzera e la Cina ha tra l'altro dato un nuovo impulso a questo gruppo di lavoro, nella misura il cui l'ALS ha creato una base vincolante per il dialogo sulla proprietà intellettuale.

La Svizzera è attualmente coinvolta in progetti bilaterali di cooperazione tecnica nel settore della proprietà intellettuale con la Colombia e l'Indonesia. Anche con il Ghana e la Serbia sono in corso progetti che stanno per entrare nella seconda fase di realizzazione. I progetti sono concepiti su misura per rispondere alle esigenze dei singoli Paesi partner e prevedono tra l'altro l'elaborazione di una strategia nazionale nell'ambito della proprietà intellettuale, il rafforzamento della protezione delle 761

FF 2016

indicazioni geografiche, la messa a punto di meccanismi per la protezione del sapere tradizionale delle comunità indigene nonché l'ottimizzazione dell'efficacia delle procedure di protezione di marchi e brevetti. Con questi progetti la Svizzera contribuisce a creare un clima favorevole agli investimenti nei Paesi partner, favorendo così lo sviluppo socioeconomico. L'attuazione dei progetti facilita inoltre lo sviluppo in alcuni settori economici e incentiva l'accesso di questi Paesi a mercati con un livello innovativo più elevato.

5.8.3

Modernizzazione del diritto d'autore

Internet e lo scambio globale dei dati in tempo reale sollevano numerose questioni nel settore del diritto d'autore, a livello sia di diritto internazionale sia di diritto interno. Il gruppo di lavoro interdipartimentale «Diritto d'autore» (AGUR12) aveva presentato il suo rapporto finale alla fine del 2013, raccomandando di modernizzare il diritto d'autore e di adeguarlo allo stato della tecnica. Su mandato del Consiglio federale, il DFGP ha elaborato nel corso dell'anno in rassegna un avamprogetto di legge, posto in consultazione a dicembre. L'avamprogetto tiene conto delle varie mozioni91 e delle aspettative degli stakeholder.

Il pacchetto di misure previsto rafforzerà la lotta contro la pirateria su Internet. Dal momento che i fornitori di servizi Internet (Access Provider und Hosting Provider) erano nella posizione più favorevole per lottare contro le violazioni, le nuove misure si fondano innanzitutto sul loro sostegno. L'accento è posto sui siti pirata a scopo commerciale. Le offerte messe a disposizione su Internet in modo illecito potranno essere ritirate dai server oppure l'accesso ad esse potrà essere bloccato.

In vista della loro approvazione, l'avamprogetto contiene inoltre il Trattato di Pechino del 24 giugno 2014 sulle performance audiovisive e il Trattato di Marrakech del 27 giugno 2013 volto a facilitare l'accesso alle opere pubblicate per le persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa.

Infine, l'avamprogetto di legge adegua le restrizioni del diritto d'autore, come per esempio l'utilizzo di opere orfane, allo sviluppo tecnologico.

91

762

Mozione Fluri 13.3583 Indennità per gli autori; mozione CET-N 14.3293 Tassa sui supporti audio e audiovisivi vergini; iniziativa parlamentare 13.404 Stop alla tassa ingiusta sui supporti audio e audiovisivi vergini.

FF 2016

6

Cooperazione economica allo sviluppo L'attuazione del messaggio concernente la cooperazione internazionale 2013­ 2016 è stata portata avanti. La Svizzera ha così consolidato il suo ruolo di guida nel rafforzamento dei sistemi finanziari pubblici dei Paesi partner. Questo tema è diventato un elemento chiave dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. La creazione di posti di lavoro può essere promossa migliorando l'accesso ai finanziamenti e anche la crescita economica deve diventare sostenibile. La Svizzera, grazie alle proprie conoscenze in materia di biodiversità, ha contribuito a rafforzare lo sviluppo sostenibile e ha acquisito ulteriori competenze nel campo dello sviluppo urbano sostenibile. Nell'ambito della cooperazione multilaterale, il Paese non solo ha portato avanti i lavori con i partner esistenti, ma ha anche partecipato alla fondazione della Banca asiatica d'investimento per le infrastrutture e contribuito a rendere operativo il Fondo verde per il clima.

La Svizzera ha partecipato ai negoziati della comunità internazionale sull'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e sui mezzi necessari alla sua attuazione. Questo nuovo quadro di riferimento per lo sviluppo sostenibile definirà le attività di tutti i Paesi in tale contesto per il periodo 2016­2030. Gli insegnamenti tratti dalle attività della Svizzera nel campo della cooperazione allo sviluppo e l'Agenda 2030 sono stati decisivi per la formulazione del messaggio concernente la cooperazione internazionale 2017­2020, elaborato in previsione dell'approvazione del Consiglio federale a febbraio 2016 e della trattazione in Parlamento nella sessione estiva o autunnale del 2016. Al fine di gestire la cooperazione allo sviluppo coerentemente e nel rispetto delle politiche settoriali, la Svizzera si impegna a vari livelli per la coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile.

6.1

Sviluppi e dibattiti internazionali

6.1.1

Agenda 2030 e finanziamento dello sviluppo sostenibile

Nel 2015 la comunità internazionale ha adottato l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e il Programma d'azione di Addis Abeba. Si tratta di due nuovi quadri di riferimento universali in materia di sviluppo sostenibile e finanziamento dello sviluppo, che interessano tutte le attività che i Paesi svolgono a livello nazionale e internazionale nel campo dello sviluppo sostenibile e della lotta alla povertà. Entrambi vanno ben oltre il concetto di cooperazione allo sviluppo, sottolineando l'importanza della coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile. La Svizzera ha partecipato attivamente ai negoziati e appoggia questi quadri di riferimento, fondati su 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, SDG). Tali obiettivi realizzano un equilibrio fra le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile ­ società, economia e ambiente ­ in particolare in settori come l'occupazione e la crescita economica, le risorse idriche, la migrazione, la parità di genere,

763

FF 2016

la biodiversità, i cambiamenti climatici, le energie rinnovabili, la riduzione del rischio di catastrofi, il consumo e la produzione sostenibili, l'innovazione, le infrastrutture e le città sostenibili.

La Svizzera attribuisce grande importanza ai mezzi necessari per il conseguimento di questi 17 obiettivi e valuta, in questo contesto, il ruolo del settore privato, del commercio, del finanziamento dello sviluppo, oppure della mobilitazione delle risorse nazionali nei Paesi partner. La Svizzera appoggia inoltre la Addis Tax Initiative, un'iniziativa lanciata a livello internazionale ad Addis Abeba, il cui intento è quello di rafforzare le capacità dei Paesi in sviluppo in materia di tassazione ­ un campo, questo, in cui la Svizzera vanta un impegno di lunga data.

L'attuazione di questi quadri di riferimento sarà fondamentale per le attività di cooperazione internazionale della Svizzera. Le operazioni già in corso nel campo della cooperazione economica allo sviluppo sono compatibili con i quadri di riferimento. Grazie al maggior equilibrio tra le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile, il messaggio concernente la cooperazione internazionale 2017­2020 sarà in linea con il nuovo quadro di riferimento.

6.1.2

Coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile

La politica di sviluppo e le numerose politiche settoriali definiscono le relazioni tra la Svizzera e i Paesi in sviluppo. Data l'eterogeneità degli obiettivi delle varie politiche settoriali, la loro attuazione coerente necessita di attenzioni particolari al fine di massimizzare il contributo complessivo di ogni settore della politica allo sviluppo sostenibile in Svizzera e nei Paesi partner. «Coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile» significa, da un lato, evitare possibili divergenze di obiettivi mantenendo un equilibrio tra le diverse dimensioni dello sviluppo sostenibile a tutti i livelli del processo politico e, dall'altro, sfruttare al meglio le sinergie disponibili.

Coerenza delle politiche a livello internazionale Gli sforzi compiuti dalla Svizzera per potenziare la coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile produrranno l'effetto voluto solo se coordinati a livello internazionale. Il nuovo quadro di riferimento, l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile (cfr. n. 6.1.1), sottolinea altresì l'importanza della coerenza delle politiche. La Svizzera contribuisce allo sviluppo di norme, standard e iniziative internazionali per il rafforzamento della coerenza delle politiche in ambiti come, ad esempio, quello dei flussi finanziari internazionali. Le entrate dei Paesi in sviluppo provenienti da imposte e tasse sono fondamentali per il finanziamento dello sviluppo sostenibile con fondi propri ­ fondi il cui importo dipende, fra l'altro, dalla capacità delle amministrazioni fiscali dei Paesi in questione e dall'efficacia della cooperazione internazionale in materia fiscale. La Svizzera tiene conto sotto molti punti di vista, sia a livello nazionale che internazionale, delle interrelazioni esistenti fra imposte, sviluppo e coerenza delle politiche. Infatti, nel 2014 si è dichiarata favorevole al nuovo standard internazionale per lo scambio automatico di informazioni (SAI) in materia fiscale e lo ha conseguentemente introdotto nell'anno in esame. Nel 2015 la Svizzera ha anche partecipato allo sviluppo e al lancio del cosiddetto Tax Administration 764

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Diagnostic Assessment Tool (TADAT), uno strumento di valutazione obiettiva e standardizzata che permette come la Addis Tax Initiative (cfr. n. 6.1.1), già promossa dalla Svizzera, di potenziare in maniera mirata la performance dell'amministrazione fiscale di un Paese. A questo proposito occorre segnalare anche il sostegno svizzero allo standard internazionale per la promozione della trasparenza nella gestione delle risorse naturali e dei profitti che ne conseguono (Extractive Industries Transparency Initiative, EITI ­ iniziativa per la trasparenza delle industrie estrattive, cfr. n. 5.5.2).

Coerenza delle politiche all'interno dell'Amministrazione federale La Svizzera dispone di vari organi interdipartimentali (p. es. il Comitato interdipartimentale per lo sviluppo e la cooperazione internazionali, CISCI) e meccanismi istituzionali (p. es. la consultazione degli uffici e il processo decisionale nel Consiglio federale) volti a promuovere la coerenza delle politiche.

Le attività della SECO nel campo della cooperazione economica allo sviluppo, assieme a quelle del DFAE e della SFI, contribuiscono all'attuazione di raccomandazioni come quelle formulate nel rapporto di base sulle materie prime (nell'anno in rassegna attraverso il secondo resoconto, cfr. n. 5.5.2). SFI, SECO, DFAE (inclusa la DSC) e AFC coordinano le proprie posizioni in materia di tassazione e sviluppo.

Nel 2015 i lavori si sono concentrati sull'inclusione dei Paesi in sviluppo nel progetto congiunto OCSE ­ G20 Base Erosion and Profit Shifting (BEPS, cfr. n. 2.2.1).

Anche le interdipendenze tra cooperazione economica allo sviluppo, politica del mercato del lavoro, politica economica esterna, responsabilità sociale d'impresa, politica in materia di investimenti ed economia verde sono tenute in considerazione e coordinate all'interno dell'Amministrazione (cfr. p. es. evoluzione della prassi contrattuale svizzera in materia di accordi di promozione e protezione reciproca degli investimenti, n. 5.4).

Coerenza delle politiche per le attività nei Paesi partner Attraverso la cooperazione economica allo sviluppo, la Svizzera rafforza con una serie di progetti le capacità dei Paesi partner negli ambiti che corrispondono alle loro priorità nazionali e agli obiettivi della cooperazione internazionale svizzera. Il fine è quello di promuovere in questi Paesi lo sviluppo e la partecipazione agli scambi internazionali. Il sostegno bilaterale ai Paesi partner in materia di sviluppo sostenibile ­ per quanto riguarda ad esempio le riforme fiscali, oppure la partecipazione della Svizzera a progetti e iniziative internazionali affini (p. es. BEPS, TADAT, EITI) ­ segue il principio della coerenza delle politiche. La Svizzera applica tale principio anche offrendo la propria assistenza ai Paesi, come il Laos, coinvolti nel processo di adesione all'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) o nella fase successiva, che prevede il rispetto degli impegni presi. Parallelamente, la Svizzera si dedica al rafforzamento del sistema commerciale multilaterale.

La coerenza delle politiche sarà ulteriormente rafforzata a partire dal 2016 nel quadro dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e della Strategia per uno sviluppo sostenibile della Svizzera. Sulla base di quest'ultima saranno identificati i punti su cui è necessario intervenire per garantire la coerenza delle politiche e poste le basi per il monitoraggio. Nel settore delle imposte e dello sviluppo, la Svizzera nel 2016 sosterrà i Paesi in sviluppo impegnati nel progetto BEPS (cfr. n. 2.2.1) e nei lavori 765

FF 2016

inerenti lo scambio automatico di informazioni. Un esempio in proposito è la cooperazione tecnica con il Ghana nell'ambito del Forum globale sulla trasparenza e sullo scambio di informazioni in questioni fiscali (Global Forum on Transparency and Exchange of Information for Tax Purposes) dell'OCSE. La Svizzera valuterà inoltre possibili azioni da intraprendere per favorire l'accesso a dati attendibili nella lotta contro i flussi finanziari sleali e, nel 2016, assumerà la presidenza dell'Anti Money Laundering/Combating the Financing of Terrorism Topical Trust Fund dell'FMI.

Nel contesto dell'OCSE, la Svizzera si occupa anche del dialogo internazionale sulla coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile.

6.2

Cooperazione multilaterale

6.2.1

Gruppo della Banca mondiale

La sostenibilità economica, sociale e ambientale delle attività della Banca mondiale riveste un'importanza fondamentale per la Svizzera. Misure macroeconomiche e strutturali per la promozione di una crescita inclusiva e sostenibile ­ come ad esempio lo sviluppo di strumenti per la stabilizzazione delle finanze pubbliche e la promozione del settore privato ­ ricoprono in questo contesto un ruolo cruciale.

Nell'anno di riferimento è stata data particolare importanza all'elaborazione di linee guida e procedure di appalto pubblico, ma anche di standard ambientali e sociali vincolanti per la concessione di un credito da parte della Banca. La Svizzera esprime soddisfazione per queste revisioni e appoggia le attività della Banca mondiale a favore dell'uguaglianza di genere e del rafforzamento del ruolo socio-economico delle donne a livello globale.

In occasione dell'incontro dei governatori del gruppo della Banca mondiale, la Svizzera ha sottolineato il ruolo essenziale di questa istituzione e delle sue attività di promozione del dialogo intergovernativo, incentivazione di finanziamenti privati e elaborazione di soluzioni innovative per le sfide globali, per il conseguimento degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (cfr. n. 6.1.1).

6.2.2

Banche regionali di sviluppo

Nell'anno in rassegna, la proposta del 2013 di modificare la composizione del Consiglio di Amministrazione della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) al fine di dare maggior peso ai Paesi beneficiari è stata respinta per pochi voti. La situazione rimane dunque invariata, ma non è esclusa una nuova proposta di riforma.

Nel 2015 è scaduto il secondo mandato di Donald Kaberuka come presidente della Banca africana di sviluppo (AfDB). Le elezioni del suo successore, il nigeriano Akinwumi Adesina, ex Ministro dell'agricoltura, si sono svolte in maniera corretta e trasparente. Nell'anno in questione è stato fatto il bilancio della prima metà del 13° ciclo del Fondo africano di sviluppo (AfDF) (2014-2016). Il notevole innalza-

766

FF 2016

mento del volume dei prestiti è un aspetto molto positivo, considerati sia la crisi di Ebola in Africa occidentale sia lo spostamento della Banca da Tunisi ad Abidjan.

La decisione, presa in primavera, di effettuare un unico trasferimento di risorse finanziarie dall'AfDF ai fondi propri della Banca Asiatica di Sviluppo (ADB) ha permesso a quest'ultima di aumentare significativamente il volume dei prestiti per lo sviluppo ­ prestiti, di cui beneficeranno soprattutto i Paesi in sviluppo più poveri.

Allo stesso tempo, la ADB è riuscita a rafforzare il suo ruolo di partner finanziario di sviluppo più solido e importante nella regione. Questo trasferimento di fondi è legato anche alla fondazione della Banca asiatica d'investimento per le infrastrutture (AIIB, cfr. n. 6.2.3).

La Banca Interamericana di Sviluppo (IDB) ha deciso di riunire tutte le sue attività nel settore privato in un unico ente, la Società Interamericana di Investimento (InterAmerican Investment Corporation IIC). Grazie a questa ristrutturazione ­ ufficiale a partire dal 1° gennaio 2016 ­ sarà possibile sfruttare al meglio le sinergie e promuovere lo sviluppo delle attività. In tale contesto, l'Assemblea generale della Banca ha approvato nel 2015 un aumento di capitale dell'IIC. La Svizzera ha appoggiato queste misure. Inoltre, le nuove elezioni hanno riconfermato il presidente in carica dell'IDB, Luis Alberto Moreno (Colombia), per altri quattro anni.

6.2.3

Banca asiatica d'investimento per le infrastrutture

La Svizzera intende aderire alla Banca asiatica d'investimento per le infrastrutture (AIIB), fondata su iniziativa della Cina nell'anno in rassegna. Gli statuti sono stati approvati a maggio e firmati dalla Svizzera a fine giugno. A dicembre il Parlamento ha approvato l'adesione della Svizzera, che quindi potrà depositare, dopo la scadenza del termine di referendum, i documenti necessari alla ratifica entro la prima metà del 2016 e formalizzare il suo status di membro a pieno titolo della banca. La partecipazione della Svizzera al capitale dell'AIIB raggiungerà i 706,4 milioni di dollari americani. Inoltre, il nostro Paese otterrà un seggio in qualità di amministratore supplente («Alternate Director») alla prima rotazione.

La AIIB dovrebbe diventare un nuovo importante operatore in Asia: oltre a finanziare progetti infrastrutturali, la Banca promuoverà lo sviluppo sostenibile e contribuirà alla lotta contro la povertà. La AIIB sarà finanziata soprattutto da Paesi asiatici, riflettendo così lo spostamento dei poteri economici a livello globale e il rafforzamento dell'identità della regione. I 20 membri non regionali detengono il 25 per cento del capitale sociale della banca, pari a 100 miliardi di dollari americani.

Con la sua convenzione istitutiva, i principi operativi e finanziari e gli standard sociali e ambientali, la Banca ha gettato le basi preliminari per un quadro regolamentare che, nonostante i timori di molti Paesi occidentali industrializzati, risponde agli standard internazionali. Secondo il motto «lean, clean and green» (snella, pulita e verde), la AIIB punta a una maggiore efficienza strutturale, responsabilità chiare e vicinanza alla clientela.

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6.2.4

Fondo verde per il clima

L'obiettivo del Fondo verde per il clima (Green Climate Fund ­ GCF) ­ il maggiore fondo di questo tipo a livello mondiale ­ è quello di finanziare le attività intese a ridurre le emissioni di gas a effetto serra nei Paesi in sviluppo. Finora per la capitalizzazione iniziale del fondo sono stati stanziati 10 miliardi di dollari americani, finanziati tramite fondi pubblici. La Svizzera, che fa parte del Consiglio esecutivo del GCF, ha deciso di versare un contributo di 100 milioni di dollari americani, distribuiti su 3 anni (2015-2017).

Nel 2015, il Consiglio esecutivo del GFC ha accreditato le prime istituzioni che permetteranno al Fondo di realizzare le attività connesse alla lotta ai cambiamenti climatici nei Paesi in sviluppo. Tra gli enti accreditati figurano organizzazioni internazionali, banche di sviluppo multilaterali o bilaterali, nonché numerosi attori nazionali e subnazionali del settore pubblico e privato. Alla fine dell'anno, il Consiglio esecutivo ha approvato progetti e programmi per un valore di 168 milioni di dollari americani, presentati dai partner accreditati, ed è così diventato pienamente operativo.

6.3

Accesso ai finanziamenti

6.3.1

Importanza e opportunità

L'accesso a capitale a lungo termine consente a un'impresa di effettuare investimenti, conquistare nuovi mercati, crescere e creare nuovi posti di lavoro. Le PMI garantiscono due terzi dei posti di lavoro formali nei Paesi in sviluppo; nel settore informale la quota è nettamente superiore. Tuttavia, queste PMI molto spesso risentono in modo sproporzionato degli effetti del malfunzionamento dei mercati finanziari locali. La carenza di finanziamenti viene definita dalle PMI come uno degli ostacoli principali allo sviluppo.

La creazione di condizioni quadro più favorevoli (p. es. attraverso uffici di credito) e i finanziamenti a favore delle PMI locali tramite la SIFEM SA ­ l'istituto di finanziamento allo sviluppo della Confederazione ­ sono elementi centrali per il contributo della Svizzera in questo campo. Inoltre, l'estensione responsabile delle possibilità di accesso di prodotti e servizi finanziari alle fasce della popolazione più povere e completamente escluse dai mercati finanziari assume un'importanza crescente per la cooperazione svizzera allo sviluppo. Tale «integrazione finanziaria» offre a questi gruppi opportunità economiche finora impensabili. In Africa settentrionale, ad esempio, contribuisce alla creazione di finanziamenti per le donne (cfr. n. 6.3.3). In Kirghizistan, invece, vengono sviluppati prodotti specifici per il finanziamento di piccoli lavori di ristrutturazione edilizia eseguiti per conto proprio (p. es. isolamento termico). In questo modo è possibile migliorare direttamente le condizioni di vita delle fasce della popolazione più povere.

768

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6.3.2

Finanza agricola

I programmi di certificazione dei prodotti sostenibili, l'integrazione dei piccoli agricoltori nelle catene di approvvigionamento e il trasferimento del know-how per la gestione aziendale sono importanti quanto la promozione delle attività di investimento. In Indonesia, il settore del cacao è la fonte di reddito principale per circa 1,4 milioni di famiglie di piccoli agricoltori. Questi ultimi, tuttavia, non dispongono del capitale necessario per rinnovare le piantagioni o inserire nuove coltivazioni.

Nell'anno in questione, la Svizzera ha perciò posto l'accento non solo sul trasferimento delle conoscenze agricole tradizionali e su una maggiore integrazione nelle catene di approvvigionamento, ma soprattutto sull'educazione finanziaria di base, necessaria per una pianificazione finanziaria realistica e per prevenire il sovraindebitamento. Per questo motivo, diventerà sempre più importante sviluppare prodotti di risparmio in collaborazione con intermediari locali e cooperative. L'obiettivo è quello di estendere responsabilmente le possibilità di accesso ai servizi finanziari ai piccoli agricoltori, affinché possano loro stessi effettuare investimenti e aumentare la qualità e la produttività. I piccoli agricoltori che partecipano a un progetto attualmente in corso in Indonesia sono riusciti ad aumentare la loro produzione agricola media annua del 68 per cento. Nel frattempo, il progetto è stato esteso a 60 000 piccoli agricoltori di cacao, il 20 per cento dei quali è rappresentato da donne.

6.3.3

Accesso delle imprenditrici ai finanziamenti

Una delle problematiche principali per la crescita inclusiva nei Paesi in sviluppo è costituito dall'accesso delle imprenditrici, a capo del 30 per cento delle PMI, ai finanziamenti. Queste donne devono superare determinati ostacoli (p. es. la mancanza di garanzie o le barriere giuridiche e culturali che limitano l'accesso a proprietà fondiarie e immobiliari) per sviluppare le loro imprese. Pertanto, non riescono a partecipare completamente allo sviluppo economico.

In Africa settentrionale, ad esempio, si registra la percentuale più bassa di imprenditrici che hanno accesso ai finanziamenti. Nell'ambito di un progetto di aiuti tecnici destinati allo sviluppo di PMI in Africa settentrionale, la Svizzera e la Banca mondiale intendono soprattutto promuovere la partecipazione delle donne allo sviluppo economico. Il progetto incoraggia l'elaborazione di servizi finanziari adatti alle singole necessità delle imprenditrici. Nello specifico, consente alle istituzioni finanziarie locali di creare prodotti e servizi finanziari intesi a facilitare l'accesso delle donne ai crediti e favorire lo sviluppo dell'imprenditoria femminile nella regione.

Grazie al sostegno offerto a un istituto di microfinanziamento in Tunisia, infatti, il portafoglio di questa istituzione è stato significativamente rafforzato: dal lancio del progetto sono stati concessi 643 000 crediti, il 68 per cento dei quali a donne.

769

FF 2016

6.4

Biodiversità per uno sviluppo sostenibile

I Paesi in sviluppo dispongono di una grande varietà di risorse naturali e di conoscenze locali in merito. Lo sfruttamento sostenibile di queste risorse può contribuire a integrare maggiormente le comunità locali nella società. Questo processo, tuttavia, richiede un quadro normativo chiaro per impedire abusi e assicurare la sostenibilità.

La Svizzera promuove oltre un centinaio di programmi direttamente o indirettamente correlati con la biodiversità. Tra questi figurano i progetti intesi a sviluppare catene del valore orientate all'esportazione, come quelli in Sudafrica (cosmetica naturale), Vietnam (piante officinali ed erbe aromatiche) e Ghana (surrogato dell'olio di palma). La Svizzera vuole riaffermare il proprio impegno a favore del commercio sostenibile nell'ambito della biodiversità e della gestione sostenibile delle foreste: lo considera infatti fondamentale per la promozione di catene del valore che siano a loro volta sostenibili. A livello operativo, l'attenzione si concentrerà su tre punti principali. Il primo riguarderà la promozione del dialogo internazionale, utile per accrescere la consapevolezza riguardo alla necessità di condizioni quadro più favorevoli. Il secondo avrà come obiettivo la promozione dei seguenti elementi: conformità delle norme nazionali con gli standard e gli accordi internazionali sul commercio biologico, accesso alle risorse genetiche e ripartizione giusta ed equilibrata dei benefici che derivano dal loro sfruttamento e, infine, rispetto delle norme applicabili ai prodotti e delle esigenze dei loro acquirenti. Il terzo punto mirerà invece allo sviluppo di settori di esportazione specifici per prodotti e servizi legati alla biodiversità e che presentano un notevole potenziale di mercato.

Nell'anno di riferimento la Svizzera ha rafforzato il suo partenariato di lunga data con l'UNCTAD (cfr. n. 2.3) allo scopo di creare condizioni quadro appropriate per il commercio biologico a livello internazionale e regionale, soprattutto nel settore dei cosmetici e della parafarmacia (piante officinali). A livello geografico l'accento sarà posto sulla regione delle Ande e su quella del Mekong. È stata inoltre appena istituita una collaborazione con il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (United Nations Development Programme, UNDP), con la quale si intende promuovere la creazione e lo sviluppo di piattaforme nazionali di discussione sulla coltivazione sostenibile di palme da olio in Indonesia e di caffè in Perù. Nel contesto degli impegni internazionali presi con la ratifica della Convenzione sulla biodiversità, entro il 2019 la Svizzera intende raddoppiare, rispetto al periodo 2006­2010, i suoi sforzi per la protezione della biodiversità.

6.5

Gestione dei rifiuti

6.5.1

Contesto e sfide

Lo sviluppo economico mondiale e la crescente urbanizzazione contribuiscono all'incremento costante del volume dei rifiuti. Secondo le previsioni, entro il 2025 l'attuale produzione di rifiuti (ca. 1,3 miliardi di tonnellate l'anno) sarà più che raddoppiata, soprattutto nei Paesi emergenti sostenuti dalla Svizzera. Già oggi molte città in questi Paesi non riescono né a raccogliere regolarmente e in modo capillare i rifiuti, né a smaltirli nel rispetto dell'ecosistema. Ne derivano effetti negativi sulla 770

FF 2016

salute della popolazione, sull'ambiente e sull'attrattività della piazza economica. I rifiuti, inoltre, sono la terza maggiore fonte a livello mondiale di gas metano a effetto serra.

Sebbene l'efficacia e la portata della gestione dei rifiuti sia spesso limitata, le spese delle città in questo ambito sono significative. Quelle attuali si limitano a coprire la pulizia delle strade e la raccolta e il trasporto dei rifiuti; sono invece perlopiù assenti le spese destinate allo smaltimento ecosostenibile, poiché mancano le infrastrutture appropriate (soprattutto discariche adeguate). Le complesse strutture delle unità amministrative cittadine coinvolte ostacolano il calcolo dei costi effettivi e la conseguente pianificazione delle strategie di finanziamento. Lo scarso gettito fiscale compromette gli investimenti in sistemi di smaltimento dei rifiuti più efficienti ed efficaci.

Il settore informale, spesso al centro di forti critiche, apporta un contributo importante alla raccolta e alla differenziazione di rifiuti riciclabili. Attualmente, in alcuni Paesi in sviluppo sono in corso processi di formalizzazione e integrazione dei netturbini informali nella raccolta cittadina dei rifiuti. Questo contribuisce non solo al miglioramento delle condizioni di lavoro e degli sbocchi di mercato, ma anche all'efficienza e all'efficacia dell'intero sistema di smaltimento dei rifiuti.

6.5.2

Esempio di progetto per la gestione dei rifiuti

Per la città di Chiclayo e i suoi 260 000 abitanti, nel Perù settentrionale, la gestione dei rifiuti rappresenta una grande sfida. Procedure aziendali inefficienti, debolezze strutturali e organizzative, macchinari obsoleti e infrastrutture insufficienti per la raccolta e il trasporto consentono di rimuovere soltanto parte dei rifiuti urbani.

Soprattutto nelle periferie urbane, i rifiuti sono generalmente bruciati per strada oppure gettati nei canali di drenaggio. Nell'area urbana, i netturbini informali, soprattutto donne, rovistano sacchi e bidoni della spazzatura alla ricerca di materiale riciclabile. Attualmente, i rifiuti raccolti dal comune (inclusi i rifiuti dei centri sanitari e degli ospedali della città) sono trasportati in una discarica fuori dalla città, dove vengono poi bruciati. I netturbini informali, in condizioni di assoluta precarietà, cercano materiali riciclabili tra le ceneri delle discariche.

Dal 2013 la Svizzera sostiene Chiclayo nella gestione dei rifiuti, nello sviluppo delle imprese e nella comunicazione, anche attraverso la costruzione di attrezzature e infrastrutture (p. es. bidoni della spazzatura, veicoli per la raccolta dei rifiuti, stazioni di trasferimento). Oltre a diffondere nuovi metodi di raccolta dei rifiuti, anche differenziata, si cerca di sensibilizzare la popolazione, e in particolare i bambini e i giovani, attraverso la collaborazione con scuole e università, al tema dei rifiuti. In questo momento, grazie al coinvolgimento del settore informale, sono in corso dei test su vari metodi di raccolta differenziata. Nel 2015, l'uso di nuove attrezzatture e infrastrutture ha contribuito a un miglioramento significativo della situazione sulle strade di Chiclayo. A partire dal 2016 le attività si concentreranno soprattutto sulla pianificazione e sulla costruzione di un sito di smaltimento ecosostenibile, così come sullo smantellamento delle discariche cittadine. Rispettare le disposizioni tecniche normative, basate su standard internazionali, rappresenta una grande sfida in questo 771

FF 2016

contesto, perché la loro corretta attuazione richiede mezzi che superano le possibilità finanziarie dei comuni. Il dialogo con le autorità responsabili consente l'elaborazione di soluzioni pragmatiche che tengano conto della protezione dell'ambiente e della popolazione. Le conoscenze acquisite con la realizzazione del progetto Chiclayo vengono costantemente integrate nel programma nazionale coordinato dal ministero dell'ambiente, volto a migliorare in modo capillare lo smaltimento dei rifiuti in Perù.

7

Relazioni economiche bilaterali Dall'inizio del 21° secolo i Paesi del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) sono considerati i futuri motori dell'economia regionale e globale.

Sotto il profilo dell'economia esterna rivestono una notevole importanza anche per la Svizzera. Tuttavia, negli ultimi dieci anni lo sviluppo economico in questi Paesi e le relazioni commerciali con essi non sono sempre stati all'altezza delle grandi aspettative. Analizzando la loro rilevanza nel contesto regionale e globale odierno emerge una situazione eterogenea. Fattori quali il crollo dei prezzi delle materie prime (soprattutto del petrolio e del gas naturale) e le crisi politiche influenzano la congiuntura economica mondiale. Considerato il suo potenziale, la strategia di diversificazione della Svizzera in materia di relazioni economiche adottata dal Consiglio federale, che prevede di integrare maggiormente i Paesi del BRICS e altri mercati emergenti, non ha perso importanza.

Tuttavia, le relazioni con i principali partner commerciali tradizionali, in particolare l'UE e gli USA, rimangono fondamentali.

7.1

Rilevanza dei Paesi del BRICS quali fattori economici regionali

Sin dall'inizio del 21° secolo sono state riposte grandi speranze nelle relazioni commerciali con i Paesi emergenti quali Brasile, Russia, India, Cina e più tardi anche Sudafrica, ovvero i cosiddetti BRICS92. Questi Stati hanno a lungo fatto registrare tassi di crescita economica elevati. Durante gli ultimi dieci anni la loro quota di partecipazione al commercio mondiale è infatti passata da poco meno del dieci per cento a circa il 19 per cento93. Nell'anno in rassegna, la partecipazione dei BRICS al commercio estero svizzero è stata all'incirca del 12 per cento (nel 2006 era attorno al 5 %), con Cina e India che da sole hanno contribuito rispettivamente con il 6 e il 4,5 per cento.

I Paesi del BRICS si sono oggi affermati come gruppo di economie emergenti. I loro capi di Stato e di Governo si riuniscono ogni anno per partecipare a un vertice. Nel 92 93

772

Cfr. n. 1 del rapporto sulla politica economica esterna 2006 (FF 2007 853).

Fonte: Organizzazione mondiale del commercio (OMC), International Trade Statistics 2014.

FF 2016

2014 i BRICS hanno istituito una banca multilaterale di sviluppo, la New Development Bank, quale alternativa alla Banca mondiale e al Fondo monetario internazionale. Data la loro grande importanza a livello regionale, questi Stati influenzano lo sviluppo economico delle loro regioni.

Le relazioni economiche tra la Svizzera e i Paesi del BRICS continuano a svilupparsi non solo attraverso gli accordi di libero scambio e di protezione degli investimenti, ma anche attraverso Convenzioni per evitare la doppia imposizione.

7.2

Europa

Anche nell'anno in esame l'UE, prima fra tutti la Germania, è stata di gran lunga il mercato di esportazione più importante per la Svizzera. Per il nostro Paese l'evoluzione dello spazio economico europeo è dunque fondamentale. Nell'anno in rassegna quest'ultimo ha continuato la sua lenta ripresa, ma deve ancora far fronte a grosse difficoltà (cfr. n. 3.1). Le maggiori sfide nell'ambito delle relazioni economiche bilaterali con l'UE sono sorte dopo la decisione di abolire la soglia minima di cambio tra franco svizzero ed euro presa dalla Banca nazionale svizzera il 15 gennaio, nonché in seguito alle incertezze relative all'attuazione della nuova disposizione costituzionale sull'immigrazione. La maggiore pressione sui costi e sui margini di guadagno nei settori dell'export e la questione della futura disponibilità della necessaria manodopera rendono infatti meno attrattiva la piazza economica elvetica (cfr. n. 1).

La Russia, unico Stato europeo tra i BRICS, è dal 2004 uno dei capisaldi della politica economica esterna della Svizzera. Con un tasso di crescita annuo medio pari a circa il sette per cento dal 2000, sembrava un partner particolarmente promettente.

Tra il 2004 e il 2008 il commercio bilaterale è cresciuto, passando da 2,2 a 4,2 miliardi di franchi svizzeri. La Russia si era classificata al 18° posto nella graduatoria dei partner commerciali della Svizzera, con un volume d'affari pari a 5,9 miliardi di franchi svizzeri (2014).

Negli ultimi anni, le speranze di riuscire a sfruttare rapidamente il potenziale sono diminuite di molto. La diversificazione e la modernizzazione delle strutture economiche, annunciate dal Governo russo in seguito alla crisi economica e finanziaria internazionale allo scopo di ridurre la dipendenza del Paese dalle esportazioni di petrolio e di gas naturale, sono rimaste alla fase iniziale. Alcune misure protezionistiche nuocciono all'integrazione della Russia nell'economia mondiale e bloccano l'innovazione. Inoltre, le sanzioni internazionali contro la Russia in seguito all'annessione della Crimea, il calo del prezzo del petrolio e le debolezze strutturali dell'economia russa hanno generato una crisi economica e una forte svalutazione del rublo. Tali sviluppi hanno avuto ripercussioni negative anche sui partner commerciali della Russia nella regione, con i quali nel 2015 Mosca ha lavorato alla creazione di una zona di libero scambio all'interno dell'Unione economica eurasiatica94.

94

Il 1° gennaio 2015 l'unione doganale tra Bielorussia, Kazakistan e Russia è diventata l'Unione economica eurasiatica. Il 2 gennaio 2015 vi ha aderito anche l'Armenia, e l'8 maggio il Kirghizistan. Inoltre, nell'anno in rassegna il Kazakistan ha aderito all'OMC (cfr. n. 2.1.1).

773

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Le tensioni politiche hanno portato alla sospensione dei negoziati per la conclusione di un ALS tra gli Stati dell'AELS e l'unione doganale comprendente Bielorussia, Kazakistan e Russia (cfr. n. 4.1.1). Tuttavia, pur avendo adottato misure per impedire che le sanzioni internazionali vengano aggirate (cfr. n. 8.2.2), la Svizzera prosegue il dialogo al fine di mantenere le relazioni economiche con la Russia.

Nonostante le incertezze attuali, le imprese svizzere considerano la Russia e, in generale, l'Unione economica eurasiatica come un mercato interessante che presenta un potenziale di crescita a medio e a lungo termine. Ne è una prova l'aumento degli investimenti diretti, che nel 2013 ha raggiunto quota 15 miliardi di franchi svizzeri, quasi il triplo rispetto al 2008. Tuttavia, gli sviluppi sopra citati influiscono negativamente sugli investimenti.

Lo sviluppo economico positivo degli anni precedenti in Turchia, altro importante Paese emergente alle porte dell'Europa, è rallentato in modo considerevole dal 2012.

Ciò nonostante, la Turchia continua a offrire opportunità interessanti all'economia svizzera. Con essa l'AELS ha proseguito nell'anno in rassegna i negoziati sull'ulteriore sviluppo dell'Accordo di libero scambio del 1992, che si limita alla circolazione delle merci e alla tutela della proprietà intellettuale (cfr. n. 4.1.2).

7.3

America latina

L'America latina è particolarmente ricca di risorse naturali, biodiversità e potenziale agricolo. Dall'inizio del 21° secolo ha conosciuto una grande crescita economica, soprattutto grazie alla forte domanda dalla Cina e all'aumento dei prezzi delle materie prime. Anche la popolazione ha potuto beneficiarne: la povertà è infatti diminuita. Tuttavia, il crollo dei prezzi delle materie prime degli ultimi due anni ha portato a un netto rallentamento della crescita, con ripercussioni significative sulla regione.

Settima economia mondiale e membro del G20, il Brasile esercita indiscutibilmente un ruolo di guida in America latina e contribuisce al 36 per cento del PIL della regione. Con un volume di scambi commerciali pari a 3,7 miliardi di franchi svizzeri (2014) occupa inoltre il 24° posto nella graduatoria dei partner commerciali della Svizzera. Negli ultimi 15 anni, una buona crescita economica e una politica sociale attiva nel Paese hanno permesso a milioni di persone di uscire dalla povertà. Tuttavia, dal 2012 la crescita è rallentata anche in Brasile, che nell'anno in rassegna è scivolato in una fase di recessione e ha dovuto far fronte a una difficile situazione macroeconomica, un considerevole deficit di bilancio, una marcata svalutazione monetaria accompagnata da inflazione e tassi di interesse elevati. Il Paese ha inoltre registrato una produttività e una pressione concorrenziale interna deboli e un basso grado di integrazione nel commercio mondiale. Nella graduatoria internazionale sull'efficienza delle procedure amministrative e la competitività, il Brasile rimane ben lontano dal vertice e gli ambiti nei quali urgono riforme sono molti, ad esempio le imposte, la sanità e l'istruzione. Vanno poi eliminati gli ostacoli infrastrutturali, in particolare quelli che pregiudicano le esportazioni industriali. Il Paese è inoltre stato colpito da un grave caso di corruzione che ha coinvolto l'impresa petrolifera statale (10 % del PIL) e grosse imprese edili, causando l'interruzione di importanti progetti.

774

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Anche l'Argentina sta subendo pesantemente il rallentamento dell'economia a livello mondiale e quello del Brasile, suo principale partner commerciale, facendo registrare una crescita debole, accompagnata da un deficit di bilancio e un tasso di inflazione elevati. Sono dunque state adottate delle misure volte a contenere le importazioni, nella speranza di mantenere l'equilibrio delle partite correnti.

Nell'anno in rassegna anche il Venezuela ha nuovamente dovuto far fronte a grossi problemi. Il prezzo del petrolio è calato di oltre il 50 per cento in un anno e ha fatto scivolare il Paese in una profonda recessione, con un tasso di inflazione superiore al 100 per cento, un elevato deficit di bilancio, una forte svalutazione monetaria accompagnata da un sistema di tassi di cambio multipli, e una grave mancanza di valuta che ha portato a pesanti difficoltà nel finanziamento delle importazioni. Di conseguenza, gli impianti di produzione industriali sono stati solo scarsamente sfruttati.

Anche gli altri Paesi della regione hanno avvertito la fine dell'aumento dei prezzi delle materie prime, mantenendo però una crescita moderata tra il 2 e il 4,5 per cento. In America centrale, il Panama ha beneficiato dell'ampliamento del Canale di Panama e il Costa Rica, in qualità di importatore, del basso prezzo del petrolio e del rafforzamento congiunturale negli Stati Uniti. Le economie relativamente diversificate dei membri dell'Alleanza del Pacifico (in particolare il Messico e, in misura minore, il Cile, la Colombia e il Perù) e la solida domanda interna hanno limitato le ripercussioni della contrazione delle entrate e degli investimenti nel settore minerario. Anche la Bolivia, il Paraguay e l'Uruguay sono riusciti a contenere gli effetti del calo del prezzo delle materie prime. In tutti questi Paesi, per favorire una crescita forte sarebbe necessario aumentare significativamente la produttività e introdurre riforme in settori come l'istruzione e la sanità, risanare le infrastrutture e, in alcuni casi, anche migliorare l'accesso all'energia.

Il Consiglio federale ha sviluppato delle strategie di politica economica esterna per il Brasile nel 2006 e per il Messico nel 2007. Inoltre, dal 2013 la Svizzera ha lo status di osservatore presso l'Alleanza del Pacifico. Dal 2010 sono state instaurate relazioni di libero scambio nell'ambito dell'AELS con Cile, Colombia, Costa Rica, Messico, Panama e Perù. Nell'anno in rassegna l'AELS ha tenuto i primi colloqui esplorativi con gli Stati del Mercosur95 e ha firmato il protocollo di adesione del Guatemala all'Accordo di libero scambio tra gli Stati dell'AELS e gli Stati centroamericani96.

Inoltre, nel 2016 è previsto l'inizio dei negoziati per un Accordo di libero scambio tra l'AELS e l'Ecuador (cfr. n. 4.1.3).

È opportuno ricordare che gli USA sono di gran lunga il maggior partner commerciale della Svizzera su tutto il continente americano e, dopo la Germania, il suo secondo principale mercato d'esportazione a livello mondiale.

95 96

Colloqui sulla base di una dichiarazione di cooperazione del 2000 sottoscritta fra gli Stati dell'AELS e Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay.

Cfr. il messaggio e la proposta di approvazione del protocollo firmato che si trovano nell'appendice (cfr. n. 10.2.2).

775

FF 2016

7.4

Asia97

Dal 2000, e ancora di più dopo la crisi finanziaria globale, l'evoluzione dell'economia mondiale ha evidenziato una crescita superiore alla media dei Paesi asiatici emergenti e, in particolare, dei due Paesi del BRICS Cina e India. Dopo la sua adesione all'OMC nel 2001, la Cina è divenuta il centro della produzione regionale, della produzione finale e della riesportazione verso i consumatori finali, prevalentemente negli Stati occidentali ma anche, sempre di più, nei Paesi emergenti e in sviluppo di tutti i continenti98. Con un volume d'affari rispettivamente di 29 e di 21 miliardi di franchi svizzeri nel 2014, Cina e India si trovavano rispettivamente al sesto e all'ottavo posto nella graduatoria dei partner commerciali della Svizzera.

Negli ultimi cinque anni, in particolar modo in quello in rassegna, si è assistito a un netto rallentamento della crescita dell'economia cinese, con un calo pari al sei o sette per cento. Le cause di quella che il Governo cinese ha denominato «nuova normalità» (new normal) sono molteplici. Da un lato, la domanda di prodotti cinesi nei principali mercati, dopo la crisi economica, non ha corrisposto alle aspettative, e al contempo il cambiamento demografico ha portato a un invecchiamento della popolazione e i tassi d'indebitamento dei settori pubblico e privato (soprattutto a livello provinciale e comunale) sono cresciuti al di sopra della media. Dall'altro, il continuo aumento dei costi unitari del lavoro e le regolamentazioni poco trasparenti hanno spinto molte imprese internazionali a delocalizzare la propria produzione. Si sono così osservati fenomeni di offshoring di processi lavorativi ad alta intensità di manodopera, soprattutto nel Sud-est asiatico, ma anche di reshoring (ri-localizzazione di alcune fasi della produzione nel Paese d'origine, p. es. negli USA) o di nearshoring (ri-localizzazione nella sede principale di Paesi limitrofi p. es.

nell'Europa dell'Est o in America latina).

L'indebolimento della crescita di quella che nel frattempo è diventata la maggiore potenza economica mondiale (PIL a parità di potere d'acquisto) ha avuto particolari ripercussioni sugli Stati della regione. Essendo la Cina diventata il perno regionale, i Paesi fornitori di materie prime (p. es. Indonesia e Malaysia, ma anche Australia e Nuova Zelanda) e di prodotti semilavorati (p. es. Filippine e Thailandia ma pure, nel settore dell'alta tecnologia, Giappone e Corea del Sud) hanno dovuto far fronte a un calo della domanda. Per quanto riguarda la domanda di beni di consumo e d'investimento, anche l'industria svizzera ha risentito dell'indebolimento dell'economia cinese. È però stato possibile contenerne gli effetti negativi grazie all'Accordo di libero scambio tra Svizzera e Cina, entrato in vigore il 1° luglio 2014.

Contrariamente alla Cina, l'India rimane un Paese fortemente rurale, ancora poco integrato nei flussi commerciali globali. Gli ostacoli che permangono nel mercato interno e a livello amministrativo pongono sfide considerevoli alle imprese svizzere.

Nonostante nell'anno in rassegna la crescita indiana sia continuata, alcuni fattori, come ad esempio le infrastrutture carenti, hanno reso più difficile agli investitori esteri l'inserimento sul mercato. Al fine di aumentare la debole partecipazione 97

98

776

Il presente capitolo va inteso anche come complemento alla risposta al postulato 14.3263 Aeschi Thomas «La Svizzera nell'era asiatica» nel rapporto sulla politica estera 2015 (FF 2016 469).

Cfr. n. 7.3 del rapporto sulla politica economica esterna 2013 (FF 2014 1099).

FF 2016

dell'industria di trasformazione alla produzione economica, il Governo indiano ha lanciato il programma «Make in India», i cui effetti anche sulle imprese svizzere sono ancora difficili da prevedere.

Malgrado gli sviluppi talvolta contrastanti nei due maggiori Paesi asiatici, negli ultimi anni e decenni l'Asia ha acquisito notevole importanza sul piano economico, sia in quanto mercato di sbocco che in quanto piazza d'investimenti, sede di produzione e fornitore di prodotti industriali semilavorati. Anche gli investimenti diretti svizzeri in Asia testimoniano la crescente rilevanza del continente. Sebbene la quota di capitale sia nettamente inferiore rispetto a quella per il Nord America e l'America Latina, il volume di capitali esportati verso l'Asia è maggiore.

Nel 2010, nel quadro della sua strategia per l'Asia, il DEFR (allora Dipartimento federale dell'economia) aveva evidenziato i grossi rischi cui l'economia svizzera andrebbe incontro se si concentrasse unicamente sui grandi Paesi asiatici (soprattutto Cina e Giappone)99. Per questo motivo negli ultimi anni, nell'ambito della sua politica economica esterna, la Svizzera ha rivolto maggiore attenzione anche ad altri mercati asiatici emergenti come la Corea del Sud e l'India, ma anche a Paesi del Sud-est asiatico come l'Indonesia, la Malaysia e il Vietnam. Le misure attuate in questo contesto vanno dalla creazione di condizioni quadro più favorevoli, ad esempio mediante nuovi accordi di libero scambio, fino a una ridefinizione più specifica della diplomazia commerciale svizzera (come con l'apertura, a giugno, del consolato generale svizzero a Ho Chi Minh City, in Vietnam).

Le imprese svizzere devono ancora far fronte a sfide considerevoli nei diversi mercati asiatici. Anche se alcune barriere doganali sono state abbattute, ad esempio in seguito alla sottoscrizione di accordi di libero scambio, si osservano numerose tendenze protezionistiche, e questo non soltanto in Asia. Ad essere interessato è spesso il settore degli appalti pubblici, nell'ambito del quale le imprese straniere o le merci prodotte all'estero sono oggetto di discriminazioni. Diversi Paesi devono inoltre far fronte a ostacoli che subiscono modifiche nel quadro della politica industriale, facendo aumentare i rischi legati agli investimenti. Anche l'insufficiente protezione della proprietà intellettuale, che caratterizza gran parte dei Paesi asiatici, rappresenta un grande problema per l'economia svizzera, in particolare per l'industria farmaceutica. In molti Paesi dell'Asia vi sono pure difficoltà legate all'applicazione del diritto (p. es. nell'ambito delle sentenze dei tribunali arbitrali internazionali), nonché norme tecniche nazionali divergenti dagli standard internazionali. In alcuni Stati, inoltre, vi sono numerosi ostacoli nella regolamentazione, conseguenza di un'economia che un tempo era fortemente pianificata.

Nonostante la «nuova normalità», l'Asia continua a offrire all'economia svizzera, caratterizzata dall'innovazione e dall'elevata qualità, un grande potenziale per il commercio di beni d'investimento e di consumo, in particolare nel settore dei beni di alta qualità e di lusso. Per questo motivo, il Consiglio federale si adopera per rafforzare ulteriormente la diplomazia commerciale svizzera in particolare nei Paesi e nei mercati emergenti al di fuori dell'Europa.

99

Cfr. n. 7.3 del rapporto sulla politica economica esterna 2014 (FF 2015 1273).

777

FF 2016

7.5

Africa

Il Sudafrica, seconda economia del continente africano dopo la Nigeria e principale destinazione degli investimenti esteri diretti, rimane una delle porte di accesso agli altri mercati in Africa100. Il Sudafrica, inoltre, rivendica un ruolo dominante a livello economico e di politica estera e questo sulla base delle sue condizioni quadro relativamente buone, in particolare l'ampia rete di infrastrutture di cui dispone, un settore terziario diversificato e poli economici urbani efficienti quali Johannesburg, Città del Capo e Durban. Il Paese intrattiene forti legami economici con il resto dell'Africa, come dimostrato dalla rete di investimenti diretti sudafricani all'interno del continente101. Inserendo altri Paesi nei flussi commerciali e finanziari globali, il Sudafrica riveste un ruolo fondamentale nell'integrazione della regione nell'economia mondiale. In quanto Paese dal grande peso economico dell'Unione doganale dell'Africa meridionale (Southern African Customs Union, SACU)102 e della Comunità di sviluppo dell'Africa meridionale (Southern African Development Community, SADC)103, il Sudafrica contribuisce inoltre in maniera importante al processo d'integrazione regionale. Malgrado questi dati significativi sotto il profilo economico, il Paese presenta però un basso tasso di crescita e una forte disoccupazione. Le cause della crescita costantemente debole dell'economia sudafricana sono molteplici, ma riconducibili soprattutto a fattori strutturali come la bassa produttività del lavoro, scioperi e problemi legati all'approvvigionamento elettrico.

In quanto hub dell'Africa subsahariana e Paese dall'economia relativamente sviluppata, il Sudafrica racchiude un grande potenziale per le imprese svizzere. Nel 2014 si trovava alla 29a posizione nella graduatoria mondiale dei partner commerciali della Svizzera, confermando, con un volume di scambi bilaterali pari a 2,9 miliardi di franchi svizzeri (stima dell'Amministrazione federale delle dogane), il suo ruolo di partner commerciale più importante in Africa. Inoltre, nel 2013, con un volume pari a 2,2 miliardi di franchi svizzeri (stima della Banca nazionale svizzera) è stato la principale destinazione degli investimenti diretti da parte della Svizzera nel continente africano, e questo nonostante dal 2008 in poi il numero di investimenti diretti svizzeri (per un totale di 8,9 mia. fr.) sia in continuo calo. Il Sudafrica è anche uno dei Paesi prioritari per la cooperazione economica allo sviluppo della Svizzera, come pure per la formazione (professionale), la ricerca e l'innovazione.

Mentre l'economia svizzera si è finora concentrata molto sul Sudafrica, anche negli altri Paesi dell'Africa subsahariana si registra un buon progresso economico, che si traduce in una crescita media relativamente elevata, pari al cinque per cento nel 2014. Quella stimata per il Sudafrica era invece molto più bassa, pari all'1,5 per cento104. Per la regione sarà difficile mantenere questo ritmo di crescita relativamente elevato. Oltre al Sudafrica, anche numerosi altri Paesi dell'Africa subsaharia100 101 102 103

104

778

UNCTAD, World Investment Report 2015. Basato sullo stock di capitale degli investimenti diretti esteri.

Ibidem Botswana, Lesotho, Namibia, Sudafrica, Swaziland.

Angola, Botswana, Lesotho, Madagascar, Malawi, Maurizio, Mozambico, Namibia, Repubblica democratica del Congo, Seicelle, Sudafrica, Swaziland, Tanzania, Zambia, Zimbabwe.

FMI, Regional Economic Outlook Subsaharan Africa 2015.

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na sono strettamente legati a livello economico ad altri Paesi del BRICS quali il Brasile e la Cina. Secondo le previsioni del FMI, il rallentamento della crescita della Cina, primo partner commerciale dell'Africa subsahariana, avrà effetti negativi sulla crescita della regione. Non sono solo il calo della domanda di prodotti di esportazione, le prospettive congiunturali negative in Europa e i rischi legati alla sicurezza in diverse parti del continente a rappresentare un rischio: vi sono anche, e questo in particolare per i Paesi produttori di petrolio, i prezzi attualmente bassi delle materie prime105. Queste tendenze evidenziano come i Paesi in questione debbano diversificare le proprie esportazioni e strutture produttive e migliorare l'integrazione nelle reti commerciali globali.

Anche se per l'economia elvetica permangano barriere considerevoli nella regione, sulla base del contesto descritto la Svizzera rivolge la sua attenzione verso altri Paesi dell'Africa subsahariana. L'AELS mira così a una collaborazione con la Comunità dell'Africa orientale (East African Community, EAC)106 e con la Nigeria nel settore del commercio (cfr. n. 4.1.3). L'imminente apertura di un consolato generale svizzero a Lagos con al centro temi legati all'economia e al commercio risponde a una forte domanda da parte dell'economia privata svizzera.

Anche la regione MENA (Medio Oriente e Africa del Nord, Middle East & North Africa) riveste un'importanza significativa per la Svizzera. Nel 2014, ad esempio, il volume degli scambi commerciali tra la Svizzera gli Stati nordafricani è stato superiore a quello con il Brasile, e questo nonostante i profondi cambiamenti nell'area nordafricana. Anche le esportazioni svizzere negli Emirati Arabi Uniti hanno superato in volume il totale delle esportazioni elvetiche in Brasile, Russia e Sudafrica.

105 106

Ibidem Burundi, Kenya, Ruanda, Tanzania, Uganda.

779

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7.6

Principali missioni economiche e altri incontri di lavoro bilaterali

Paese

Europa Germania

Visita di lavoro del capo del DEFR Johann N.

Schneider-Ammann al vicecancelliere Sigmar Gabriel (22 gennaio).

Francia

Visita di lavoro del capo del DEFR al ministro dell'economia Emmanuel Macron (2 aprile).

Ungheria

Missione economica della segretaria di Stato della SECO Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch (4­5 maggio).

Estonia, Lettonia, Lituania

Missione economica della segretaria di Stato della SECO (18­22 maggio).

Liechtenstein

Visita di lavoro del vicecapo del Governo Thomas Zwiefelhofer al capo del DEFR (20 agosto).

Lussemburgo

Visita di lavoro della segretaria di Stato della SECO (1° ottobre).

Serbia

Visita di lavoro del capo del DEFR al primo ministro Aleksander Vucic (30 ottobre).

Regno Unito

Visita di lavoro del capo del DEFR al ministro di Stato Lord Francis Maude (2 novembre).

Polonia

Visita di lavoro del vicepremier e ministro dell'economia Janusz Piechochinski al capo del DEFR (5 novembre).

Germania, Austria, Liechtenstein

Incontro quadrilaterale annuale dei ministri dell'economia in Germania (19­20 novembre).

780

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Paese

Resto del mondo USA

Visita di lavoro del capo del DEFR alla ministra del commercio Penny Pritzker e al ministro del lavoro Thomas Perez (13 gennaio).

Missione economico-scientifica del capo del DEFR con rappresentanti del settore privato e del mondo scientifico (5­10 luglio).

Visita di lavoro della segretaria di Stato della SECO (19 novembre).

Cina

Visita di lavoro del ministro del commercio Gao Hucheng al capo del DEFR (20 gennaio).

Marocco

Visita di lavoro del ministro per il commercio estero Mohamed Abbou al capo del DEFR (6 febbraio).

Costa d'Avorio

Visita di lavoro del ministro del commercio Jean-Louis Billon al capo del DEFR (26 febbraio).

Indonesia, Malaysia

Visita di lavoro della segretaria di Stato della SECO (20­24 aprile).

Ecuador

Visita di lavoro del ministro per il commercio estero Diego Aulestia alla segretaria di Stato della SECO (8 maggio).

India

Missione economica del capo del DEFR (15­17 maggio).

Brasile, Ecuador

Visita di lavoro della segretaria di Stato della SECO (29 giugno­3 luglio).

Vietnam

Visita di lavoro del vice primo ministro V Vn Ninh al capo del DEFR (16 settembre).

Tunisia

Missione economica della segretaria di Stato della SECO (26­28 ottobre).

Algeria

Missione economica della segretaria di Stato della SECO (9­11 novembre).

781

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8

Misure di controllo delle esportazioni e di embargo

8.1

Politica e misure di controllo delle esportazioni

Il 30 aprile il Trattato sul commercio delle armi è entrato in vigore per la Svizzera. In occasione della prima Conferenza degli Stati parte, svoltasi in agosto in Messico, Ginevra è stata scelta come sede della segreteria permanente. Con la modifica dell'ordinanza del 25 febbraio 1998107 sul materiale bellico (OMB), il transito di materiale bellico con aeromobili civili attraverso lo spazio aereo svizzero è stato regolamentato esplicitamente. Il 13 maggio il Consiglio federale ha emanato un'ordinanza, basata direttamente sulla Costituzione, che disciplina l'esportazione e l'intermediazione di beni per la sorveglianza di Internet e delle comunicazioni mobili. In virtù di detta ordinanza, l'esportazione e l'intermediazione dei beni in questione può essere rifiutata se vi sono ragioni di supporre che essi vengano utilizzati come strumento di repressione.

8.1.1

Sviluppi internazionali e attuazione

Attuazione del Trattato sul commercio delle armi Il 30 aprile è entrato in vigore per la Svizzera il Trattato sul commercio delle armi (Arms Trade Treaty, ATT)108. Per la prima volta, la comunità internazionale ha concordato una regolamentazione del commercio transfrontaliero di armi convenzionali, vincolante ai sensi del diritto internazionale pubblico. Nel corso dei negoziati la Svizzera ha avuto un ruolo attivo; alla fine del 2015, 130 Stati hanno sottoscritto l'ATT e 78 lo hanno ratificato109.

In occasione della prima Conferenza degli Stati parte dell'ATT, svoltasi dal 24 al 27 agosto in Messico, Ginevra è stata scelta come sede della segreteria permanente, a cui spetta il compito di coadiuvare gli Stati parte in un'attuazione efficace del Trattato. Inoltre sono state definite norme in materia di procedure e finanziamento, ai fini di rendere effettiva l'applicazione del Trattato.

8.1.2

Misure sul piano nazionale

Ordinanza sull'esportazione e l'intermediazione di beni per la sorveglianza di Internet e delle comunicazioni mobili Nel dicembre 2013, la Svizzera e i suoi Stati partner hanno stabilito, nel quadro dell'intesa di Wassenaar110, di sottoporre al controllo delle esportazioni tutti i beni per la sorveglianza delle comunicazioni. Pur trattandosi di beni utilizzabili per 107 108 109 110

782

RS 514.511 RS 0.518.61 Stato: dicembre 2015 (www.un.org/disarmament/ATT).

www.wassenaar.org/

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lottare efficacemente contro il terrorismo e la criminalità organizzata, essi si prestano anche a essere impiegati come strumenti di repressione. Per attuare la decisione presa dagli Stati che partecipano all'intesa di Wassenaar, il 13 maggio il Consiglio federale ha emanato l'ordinanza sull'esportazione e l'intermediazione di beni per la sorveglianza di Internet e delle comunicazioni mobili111. L'ordinanza è basata direttamente sulla Costituzione federale112, in particolare sull'articolo 184 capoverso 3. In virtù di questa ordinanza, l'autorizzazione per l'esportazione e l'intermediazione dei beni in questione può essere rifiutata se vi sono ragioni di supporre che essi vengano utilizzati come strumento di repressione (art. 6 cpv. 1 lett. a). Essendo un'ordinanza basata direttamente sulla Costituzione federale, la sua validità è limitata a quattro anni.

Modifica dell'ordinanza sul materiale bellico in relazione al transito di aeromobili civili con materiale bellico a bordo In mancanza di una regolamentazione specifica, la prassi in materia di transito di materiale bellico attraverso lo spazio aereo svizzero per mezzo di aeromobili civili finora si atteneva alle disposizioni vigenti per il transito via terra e per l'esportazione di materiale bellico. Nell'anno in rassegna il Consiglio federale ha provveduto a colmare questa lacuna normativa mediante la revisione dell'ordinanza del 25 febbraio 1998113 sul materiale bellico (OMB). Dal 1° ottobre, i transiti di materiale bellico attraverso lo spazio aereo svizzero per mezzo di aeromobili civili vengono autorizzati se rispettano gli impegni internazionali della Svizzera, i principi del diritto internazionale pubblico e quelli della politica estera svizzera. Inoltre, ai fini della valutazione vengono considerati i criteri per l'autorizzazione di affari con l'estero, di cui all'articolo 5 OMB, applicabili a tutte le operazioni con materiale bellico. Tuttavia, a differenza di quanto avviene nel caso delle esportazioni e del transito via terra, i criteri di cui all'articolo 5 capoverso 2 OMB non rivestono carattere obbligatorio.

Entrata in vigore della legge federale sulle prestazioni di sicurezza private fornite all'estero Il 1° settembre è entrata in vigore la legge federale del 27 settembre 2013114 sulle prestazioni di sicurezza private fornite all'estero (LPSP). Il 24 giugno, il Consiglio federale ha emanato la relativa ordinanza (OPSP)115, secondo cui la Direzione politica del Dipartimento federale degli affari esteri è l'autorità federale competente ai sensi della legge.

La LPSP disciplina la fornitura di prestazioni di sicurezza da parte di privati all'estero. Alcuni aspetti del campo d'applicazione oggettivo della LPSP sono disciplinati anche dalla legge federale del 13 dicembre 1996116 sul materiale bellico (LMB), dalla legge del 13 dicembre 1996117 sul controllo dei beni a duplice impiego 111 112 113 114 115 116 117

RS 946.202.3 RS 101 RU 2015 2943 RS 935.41 RS 935.411 RS 514.51 RS 946.202

783

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(LBDI) e dalla legge del 22 marzo 2002118 sugli embarghi (LEmb): per questa ragione, l'articolo 16 LPSP prevede il coordinamento delle procedure da parte di un'autorità coinvolta.

Giornata della SECO dedicata ai controlli delle esportazioni Il 4 novembre la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) ha organizzato per la seconda volta a Berna una giornata dedicata ai controlli delle esportazioni che, come già l'anno precedente, ha suscitato grande interesse negli ambienti industriali. La manifestazione verteva in particolare sulla prassi della SECO in materia di autorizzazioni, come pure sugli sviluppi in atto a livello nazionale e internazionale nel settore dei controlli delle esportazioni.

I dati più rilevanti per quanto attiene alle esportazioni di beni a duplice impiego e beni militari speciali effettuate da ottobre 2014 a settembre 2015 nel quadro della LBDI sono consultabili nell'allegato 10.1.3.

8.2

Misure di embargo

L'accordo raggiunto il 14 luglio dagli Stati E3/UE+3 (Cina, Russia, USA, Germania, Francia, Regno Unito e UE) e dall'Iran nel quadro delle trattative sul nucleare è un passo fondamentale verso la futura abrogazione di buona parte delle sanzioni attuate nei confronti dell'Iran. In primo piano vi sono ancora stati tra l'altro gli sviluppi in atto in Ucraina e le misure adottate dalla Svizzera per evitare l'elusione delle sanzioni decise a livello internazionale in quest'ambito.

Inoltre nell'anno in rassegna il Consiglio federale ha emanato due nuove ordinanze sulle sanzioni nei confronti di Sudan del Sud e Burundi.

8.2.1

Importanza crescente delle sanzioni

Conformemente al diritto internazionale pubblico la Svizzera è tenuta ad attuare le sanzioni decise dal Consiglio di sicurezza dell'ONU. Non sussiste invece alcun obbligo relativo all'applicazione di sanzioni unilaterali, adottate fuori dall'ONU.

Tuttavia, per la Svizzera si pone regolarmente la questione concernente l'adesione ­ e, se del caso, le modalità d'adesione ­ alle sanzioni decise dai suoi principali partner commerciali, in particolare dall'UE. Il Consiglio federale decide a questo riguardo dopo un'accurata, e spesso complessa, ponderazione degli interessi, considerando aspetti di politica estera, politica economica esterna e giuridici. In passato, nella maggioranza dei casi, il Consiglio federale ha aderito alle sanzioni stabilite dall'UE.

A volte l'adesione alle sanzioni UE è stata soltanto parziale (p. es. per l'Iran), oppure non è stata applicata alcuna sanzione (p. es. per la Russia). In questi casi sono stati

118

784

RS 946.231

FF 2016

però presi provvedimenti volti a impedire che la Svizzera venisse utilizzata per operazioni di elusione (cfr. n. 8.2.2).

A livello internazionale la politica svizzera in materia di sanzioni viene seguita con attenzione dai nostri maggiori partner commerciali e dagli Stati colpiti dalle sanzioni. Con questi Paesi, la Svizzera discute regolarmente le misure che decide e applica: in particolare nei casi in cui la strategia svizzera in materia di sanzioni differisce da quella dell'UE, l'Amministrazione federale si adopera affinché le parti interessate possano comprendere la politica adottata dal nostro Paese.

Come strumento di contenimento e soluzione dei conflitti internazionali, le sanzioni rivestono un'importanza sempre maggiore. Aumenta anche il numero di casi in cui vengono applicate per lungo tempo; di conseguenza, anche la quantità e la complessità dei regimi sanzionatori sono in costante crescita. Attualmente sono in vigore 24 ordinanze sulle sanzioni basate sulla LEmb. La quantità e la complessità crescenti dei regimi sanzionatori, e le frequenti modifiche di cui sono oggetto, rendono molto difficile il lavoro che le unità dell'Amministrazione federale e gli operatori dell'economia privata incaricati della loro attuazione devono svolgere.

8.2.2

Misure di embargo dell'ONU e dei principali partner commerciali della Svizzera

Misure concernenti Ucraina e Russia Il Consiglio federale ha proseguito la sua politica di non adesione alle sanzioni dell'UE nei confronti della Russia, adottando però tutti i provvedimenti necessari affinché la Svizzera non fosse utilizzata per operazioni di elusione. Ad esempio, il 6 marzo119 ha deciso di modificare l'ordinanza del 27 agosto 2014120 che istituisce provvedimenti per impedire l'aggiramento delle sanzioni internazionali in relazione alla situazione in Ucraina, così da tenere in considerazione anche la questione relativa a Crimea e Sebastopoli121. Si tratta di un'estensione delle misure già in atto nei settori degli investimenti, del turismo, dell'edilizia e dell'ingegneria, emanate in conseguenza del mancato riconoscimento, sul piano del diritto internazionale pubblico, dell'annessione russa della Crimea. Conformemente alla sua decisione di fine agosto 2014, relativa ad un divieto totale di esportare e importare materiale bellico da e verso la Russia e l'Ucraina, il 1° luglio il Consiglio federale ha emanato un divieto di importazione di armi da fuoco, e di relative parti e accessori, da Russia e Ucraina122. Con questa aggiunta mirata, il Consiglio federale garantisce che le sanzioni dell'UE non possano essere aggirate tramite la Svizzera. Per ragioni di neutralità politica, la disposizione in questione riguarda sia la Russia sia l'Ucraina.

119 120 121 122

RU 2015 809 RS 946.231.176.72 RU 2015 809 RU 2015 2311

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L'efficacia delle misure attuate in relazione alla situazione in Ucraina è oggetto di una costante valutazione: finora non vi sono indizi per ritenere che i divieti e gli obblighi di autorizzazione e notifica stabiliti nell'ordinanza non siano rispettati e che vengano effettuate operazioni di elusione attraverso la Svizzera. Soprattutto nel settore finanziario, la SECO tratta numerose questioni, a volte complesse, legate alla conciliabilità di determinate relazioni d'affari con le sanzioni adottate a livello internazionale. Nelle circostanze attuali, le banche e le altre imprese interessate operano con grande cautela.

Sanzioni nei confronti dell'Iran Dopo che, nel novembre 2013, i negoziati sul nucleare tra l'Iran e gli Stati E3/UE+3 (Cina, Russia, USA, Germania, Francia, Regno Unito e UE) hanno portato a un accordo interinale, e in seguito a ripetute proroghe negoziali, il 14 luglio le parti interessate hanno concordato un piano d'azione congiunto globale (Joint Comprehensive Plan of Action, JCPOA) che consente all'Iran di realizzare un programma limitato di arricchimento. Sono previste misure d'ispezione rigorose da parte dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica (International Atomic Energy Agency, IAEA) dirette ad accertare il carattere pacifico e civile di questo programma, a cui dovrebbe corrispondere, in contropartita, un importante alleggerimento delle sanzioni dell'ONU, degli USA e dell'UE. In virtù della risoluzione 2231 (2015) del Consiglio di sicurezza dell'ONU del 20 luglio123, l'JCPOA è valido sul piano del diritto internazionale pubblico e disciplina la futura abrogazione delle sanzioni multilaterali. Il 18 ottobre l'JCPOA è stato formalmente approvato dalle parti interessate, e la sua attuazione è prevista per il primo semestre del 2016. A partire da quel momento, gran parte delle sanzioni adottate internazionalmente nei confronti dell'Iran saranno revocate o sospese; tuttavia, per il momento determinate misure relative alla non proliferazione e alla lotta al terrorismo verranno mantenute.

Analogamente agli USA e all'UE, a partire da gennaio 2014 la Svizzera ha sospeso alcune sanzioni, e il 12 agosto il Consiglio federale ha deciso di revocare completamente le sanzioni sospese. Inoltre, nell'ordinanza del 19 gennaio 2011124 che istituisce provvedimenti nei confronti della Repubblica Islamica dell'Iran è stata inserita una nuova disposizione derogatoria relativa all'attuazione dell'JCPOA. Il proseguimento dell'eliminazione delle sanzioni applicate dalla Svizzera avverrà conformemente all'JCPOA e sarà concordato a livello internazionale. Per il nostro Paese, la prevista revoca di gran parte delle sanzioni internazionali aprirebbe nuove prospettive di sviluppo per ciò che concerne le relazioni economiche bilaterali con l'Iran, e dalla necessità di colmare l'enorme arretratezza del mercato iraniano potrebbero nascere ottime opportunità per gli operatori svizzeri del settore finanziario e di quello dell'esportazione.

123

I testi delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU sono consultabili su: www.un.org > International Peace and Security > Security Council > Documents > Resolutions.

124 RS 946.231.143.6

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Altre sanzioni Il 6 marzo125 è stata abrogata l'ordinanza del 23 giugno 1999126 che istituisce provvedimenti nei confronti di determinate persone della ex Repubblica federale di Jugoslavia, già oggetto di diverse revisioni. Dalla fine del 2001 l'ordinanza prevedeva oramai soltanto il blocco degli averi e del traffico dei pagamenti di 13 persone fisiche. Si trattava dell'ex presidente Slobodan Milosevic, dei suoi familiari e di persone del suo entourage più stretto. Alla SECO non sono giunte notifiche relative ad averi bloccati appartenenti a queste persone. In seguito alla revoca delle sanzioni UE corrispondenti, il mantenimento dei provvedimenti in questione non si giustificava più.

Vista la crisi politica e umanitaria in corso nel Sudan del Sud, il 12 agosto127 il Consiglio federale ha deciso sanzioni finanziarie e il divieto di entrata e di transito nei confronti di determinate persone del Sudan del Sud (ordinanza del 12 agosto 2015128 che istituisce provvedimenti nei confronti della Repubblica del Sudan del Sud). In questo modo è stata applicata la risoluzione 2206 (2015) del Consiglio di sicurezza dell'ONU del 3 marzo ed è stato attuato un embargo sul materiale d'armamento analogo a quello dell'UE.

Inoltre, il 4 dicembre il Consiglio federale ha emanato l'ordinanza che istituisce provvedimenti nei confronti del Burundi129. Le sanzioni sono state decise in seguito al tentativo di colpo di stato avvenuto in primavera e si basano sulle sanzioni dell'UE del 1° ottobre. Si tratta del blocco degli averi e delle risorse economiche di tre persone con incarichi di alto livello nell'ambito della sicurezza per l'attuale Governo e di uno dei principali autori del tentativo di colpo di stato.

In considerazione dei progressi realizzati nella ricostruzione della Liberia, il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha deciso, mediante la risoluzione 2237 (2015) del 2 settembre, di abrogare le restrizioni finanziarie e quelle relative all'entrata e al transito nei confronti di determinate persone e organizzazioni. Viene invece mantenuto in vigore l'embargo sui beni d'armamento. Il 14 ottobre130 il Consiglio federale ha modificato di conseguenza l'ordinanza del 19 gennaio 2005131 che istituisce provvedimenti nei confronti della Liberia. L'abrogazione delle sanzioni finanziarie non ha comportato alcuna revoca del blocco di averi interessati dalle sanzioni.

Il 3 marzo il Consiglio degli Stati, come già in precedenza il Consiglio nazionale, ha accolto la mozione 14.4001 Furti di beni culturali in Siria e Iraq, depositata il 31 ottobre 2014 dalla Commissione della scienza, dell'educazione e della cultura del Consiglio nazionale. La mozione incarica il Consiglio federale di attuare le misure necessarie per impedire che beni culturali provenienti da Siria e Iraq giungano illegalmente in Svizzera e per vietare in Svizzera il commercio di questi beni. Le richieste avanzate dalla mozione sono state recepite modificando l'ordinanza del 125 126 127 128 129 130 131

RU 2015 935 RU 1999 2224, 2000 2589, 2001 110, 2002 238 3961, 2006 3727, 2013 255 RU 2015 2847 RS 946.231.169.9 RS 946.231.121.8 RU 2015 4065 RS 946.231.16

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FF 2016

17 dicembre 2014132 che istituisce provvedimenti nei confronti della Siria. La mozione chiede inoltre al Consiglio federale di allestire un luogo adatto per salvaguardare i beni in questione. Il 25 agosto il DFAE e l'Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP) hanno informato l'UNESCO in merito al luogo suddetto, disponibile in caso di necessità e d'intesa con la stessa Organizzazione.

Le altre ordinanze sulle sanzioni sono state mantenute e ove necessario adeguate.

8.2.3

Misure contro i «diamanti insanguinati»

Continua la partecipazione della Svizzera al sistema internazionale di certificazione Kimberley Process (KP), il cui obiettivo è impedire che i diamanti grezzi provenienti da zone di guerra finiscano nel commercio legale.

Tra il 1° ottobre 2014 e il 30 settembre 2015 globalmente la Svizzera ha emesso 690 certificati per diamanti grezzi. In questo arco di tempo sono stati importati e/o depositati in Svizzera diamanti grezzi per un valore di 1,7 miliardi di dollari americani (7 mio. di carati); il valore dei diamanti grezzi che sono stati esportati e/o ritirati dai depositi ammonta a 1,8 miliardi di dollari americani (7 mio. di carati).

Conformemente alla decisione adottata nell'ambito del KP il 17 luglio, la Svizzera ha revocato la sospensione delle importazioni di diamanti grezzi dalla Repubblica Centrafricana, decisa nel maggio 2013 a causa della situazione di instabilità politica in atto. La ripresa delle esportazioni di diamanti grezzi dalla Repubblica Centrafricana rimane però soggetta a determinate condizioni e alla sorveglianza internazionale.

Nell'anno in rassegna, nel quadro del KP è stata dibattuta la questione relativa all'uso dei diamanti grezzi come mezzo per il riciclaggio di denaro. Si tratta di una problematica probabilmente destinata ad assumere maggior peso in futuro.

132

788

RS 946.231.172.7

FF 2016

9

Promozione della piazza economica

9.1

Promozione delle esportazioni e assicurazione contro i rischi delle esportazioni

Il 15 gennaio la Banca nazionale svizzera ha cessato gli interventi a sostegno del tasso di cambio minimo di 1.20 franchi per un euro: le esportazioni svizzere di beni e servizi nell'eurozona sono così diventate nettamente più care, mettendo gli esportatori svizzeri in grande difficoltà. Di conseguenza, i servizi offerti nell'ambito della promozione nazionale delle esportazioni, finalizzati alla diversificazione geografica dei rischi e disponibili da molto tempo, hanno riacquistato importanza, in particolare per quanto concerne i mercati fuori dall'eurozona, anch'essi caratterizzati dalla presenza di valute forti. Con l'accoglimento, da parte del Parlamento federale, del messaggio del 18 febbraio 2015133 concernente la promozione della piazza economica negli anni 2016­2019 e il rinnovo della convenzione sulle prestazioni tra Confederazione e Switzerland Global Enterprise, la promozione delle esportazioni è stata regolamentata per i prossimi quattro anni. In seguito alla revisione del 2014 della legge del 16 dicembre 2005134 sull'assicurazione contro i rischi delle esportazioni (LARE), nell'anno in rassegna è stata riveduta anche l'ordinanza del 25 ottobre 2006135 concernente l'Assicurazione svizzera contro i rischi delle esportazioni (OARE). Nel quadro di questa modifica, il Consiglio federale ha deciso di attuare la seconda parte di un pacchetto di misure finalizzato a garantire a lungo termine la competitività dell'Assicurazione svizzera contro i rischi delle esportazioni. Si tratta di un provvedimento che favorisce soprattutto le PMI esportatrici.

9.1.1

Promozione delle esportazioni

Dopo la cessazione, in gennaio, degli interventi a sostegno del tasso di cambio minimo euro-franco da parte della Banca nazionale svizzera (BNS), la promozione delle esportazioni è stata soprattutto finalizzata a contrastare gli effetti dell'apprezzamento del franco (cfr. n. 1). I beni e servizi esportati dalla Svizzera nell'eurozona sono improvvisamente rincarati di più del dieci per cento, e di conseguenza è fortemente aumentata la richiesta dei servizi prestati da Switzerland Global Enterprise (S-GE), l'organizzazione che la Confederazione ha incaricato della promozione delle esportazioni.

S-GE ha adeguato rapidamente alle mutate condizioni la sua offerta di informazioni e consulenza, per esempio raccomandando ai suoi clienti di investire ancora maggiormente nella qualità dei prodotti, diversificare ulteriormente i mercati di sbocco, ridurre i costi (anche sfruttando in modo più sistematico gli accordi di libero scambio esistenti) e ricorrere maggiormente all'eurozona per quanto concerne i «consumi 133 134 135

FF 2015 1969 RS 946.10 RS 946.101

789

FF 2016

intermedi» e assicurarsi sul mercato valutario contro i rischi legati ai tassi di cambio.

L'obiettivo consiste nello scongiurare, per quanto possibile, il calo delle esportazioni, le delocalizzazioni all'estero o, nella peggiore delle eventualità, l'interruzione delle attività aziendali, migliorando ulteriormente l'inserimento delle imprese svizzere nelle filiere internazionali; in altri termini, si tratta di accrescere la loro attrattività, come partner, agli occhi dei loro fornitori e compratori esteri.

Nell'anno in rassegna, per il periodo di mandato 2016­2019 le Camere federali hanno deciso un aumento, rispetto all'anno precedente, dei mezzi destinati alla promozione delle esportazioni. Nei prossimi quattro anni la S-GE svolgerà le sue attività tenendo conto delle priorità seguenti: 1) focalizzare le attività di consulenza sulla diversificazione geografica dei mercati di sbocco; 2) proseguire la digitalizzazione della sua offerta di servizi; 3) rafforzare l'orientamento settoriale del suo ventaglio di prestazioni, in particolare mediante l'attuazione di un programma di promozione in ambito cleantech.

9.1.2

Assicurazione svizzera contro i rischi delle esportazioni

L'ASRE è uno degli strumenti di promozione della piazza economica svizzera: contribuisce alla competitività degli esportatori svizzeri e al mantenimento e alla creazione di posti di lavoro.

Le modifiche dell'OARE136 decise in luglio dal Consiglio federale consentono di migliorare l'accessibilità dei mercati di sbocco di importanza strategica per gli esportatori svizzeri. Le modifiche riguardano il valore aggiunto, il saggio di garanzia, i criteri inerenti alla sostenibilità e l'accessibilità on line dell'ASRE. I nuovi criteri di valutazione delle esportazioni con un una quota di valore aggiunto svizzero inferiore al 50 per cento permettono di migliorare la trasparenza nei confronti degli esportatori, che possono inoltre pianificare con più sicurezza le loro attività.

L'ottimizzazione dei saggi di copertura consente di evitare la discriminazione delle esportazioni di piccola e media entità. Aumentano gli obblighi di informazione sulla sostenibilità spettanti ai richiedenti e, da ultimo, la possibilità, per gli stipulanti, di comunicare on line con l'ASRE permette di ridurre gli oneri amministrativi a carico delle imprese. In particolare le PMI possono ora accedere più facilmente all'offerta di servizi dell'ASRE.

La revisione dell'OARE corrisponde al secondo pacchetto di misure attuate per rafforzare la competitività dell'ASRE. Il primo concerneva la revisione parziale della LARE effettuata nel 2014, in virtù della quale l'assicurazione del credito di fabbricazione, la garanzia su bond e la garanzia di rifinanziamento ­ che in precedenza avevano validità limitata al 2015 ­ dal 1° gennaio 2016 saranno incluse illimitatamente nella legge. Inoltre, come ulteriore contributo alla riduzione degli oneri amministrativi, ora l'ASRE può concedere assicurazioni e garanzie sotto forma di decisione. Si tratta di modifiche delle basi legali che entreranno in vigore il 1° gennaio 2016.

136

790

RU 2015 2221

FF 2016

9.1.3

Sviluppi internazionali

Per iniziativa degli USA e del Regno Unito, in seno al gruppo OCSE che si occupa di crediti alle esportazioni sono stati avviati negoziati sulle misure adottabili ­ nel quadro del cosiddetto arrangement relativo ai crediti alle esportazioni che beneficiano di sostegno pubblico ­ affinché nell'ambito delle esportazioni di centrali a carbone si possano ridurre le emissioni di CO2. Per i Paesi destinatari, le centrali a carbone meno efficienti possono diventare una fonte di energia a buon mercato. Tuttavia non si possono tralasciare i danni causati all'ambiente: negli ultimi dieci anni l'ASRE non ha finanziato alcuna esportazione di centrali a carbone. La Svizzera sostiene questo processo negoziale con l'obiettivo di promuovere lo sviluppo delle energie rinnovabili, e si impegna per una soluzione che rispetti criteri di sostenibilità ambientale. Inoltre, nel quadro dell'arrangement sono giunti a buon esito i negoziati relativi al miglioramento delle condizioni di finanziamento delle esportazioni nel settore smart grid. La durata massima dei finanziamenti stanziati per questa tecnologia energetica innovativa è stata aumentata da dieci a 18 anni, agevolando così il finanziamento delle esportazioni relative a grossi progetti smart grid e, di conseguenza, favorendo la sostenibilità nel settore dei crediti alle esportazioni che beneficiano di sostegno pubblico.

9.2

Promozione della piazza economica

Per quanto riguarda la localizzazione delle attività economiche, nell'anno in rassegna la concorrenza internazionale si è ulteriormente inasprita. Inoltre aumentano i segnali di incertezza, da parte degli investitori esteri, riconducibili ad alcuni avvenimenti della nostra politica economica. Nell'anno in rassegna le attività di promozione della piazza economica nazionale hanno riguardato principalmente l'elaborazione di misure mirate nel settore dell'informazione e la definizione di criteri qualitativi applicabili ai progetti di insediamento. Con l'accoglimento, da parte del Parlamento federale, del messaggio concernente la promozione della piazza economica negli anni 2016­2019 e il rinnovo delle convenzioni tra la Confederazione, rispettivamente i Cantoni, e Switzerland Global Enterprise, sono state gettate nuove basi per la promozione della piazza economica nei prossimi quattro anni.

L'insediamento di aziende innovative e ad alto valore aggiunto incentiva la progettualità e la produttività in Svizzera e contribuisce perciò alla competitività della nostra piazza economica. La concorrenza internazionale riguardante la localizzazione di questo tipo di aziende si è acuita ulteriormente nell'anno in rassegna. Gli specialisti di questo settore constatano con sempre maggiore frequenza che alcuni aspetti della politica nazionale ­ come la riforma III dell'imposizione delle imprese e l'articolo costituzionale sull'immigrazione ­ possono diventare una fonte di incertezza per gli investitori esteri.

791

FF 2016

La promozione delle attività imprenditoriali in Svizzera deve perciò rispondere ad esigenze crescenti. Switzerland Global Enterprise (S-GE), incaricata dalla Confederazione e dai Cantoni di svolgere i compiti inerenti alla promozione della piazza economica nazionale, ha elaborato informazioni di base concernenti i vantaggi di localizzazione presenti in Svizzera. In determinati Paesi target ­ per esempio negli USA ­ sono stati avviati progetti promozionali. Allo scopo di promuovere in modo ancora più unitario l'immagine svizzera all'estero, S-GE ha aumentato la presenza di contenuti cantonali e regionali nel suo sito Internet. Inoltre, nella scelta dei progetti si è tenuto maggiormente conto degli aspetti legati alla qualità, anche grazie all'uso di un sistema di rating, introdotto l'anno precedente, mediante il quale i Cantoni possono valutare globalmente le potenzialità di un progetto d'insediamento.

Nell'anno in rassegna le Camere federali hanno deciso, per la legislatura 2016­2019, di mantenere la promozione della piazza economica nazionale nel medesimo quadro istituzionale e di destinarle un finanziamento leggermente superiore in termini reali a quello dell'anno precedente. Su questa base, sia la Confederazione (per mezzo del DEFR e della SECO), sia i Cantoni hanno rinnovato le convenzioni sulle prestazioni concordate e stipulate con la S-GE. Queste convenzioni prevedono, per il futuro, attività di prospezione del mercato orientate soprattutto ai rami economici innovativi e ad alto valore aggiunto, come le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) o le life sciences. Inoltre la S-GE si occuperà di attività promozionali indirizzate specificamente a investitori e diffusori di informazioni, come le associazioni di settore, e dell'informazione concernente la piazza imprenditoriale svizzera.

In generale nei prossimi anni l'offerta di servizi e le attività destinate ai mercati target prioritari (Brasile, Cina, Francia, Germania, Giappone, India, Italia, Regno Unito, Russia e USA) dovrà essere ancora più flessibile, così da potersi adeguare rapidamente agli sviluppi in atto a livello nazionale e internazionale.

9.3

Turismo

La cessazione, all'inizio dell'anno in rassegna, degli interventi a sostegno del tasso di cambio minimo euro-franco, ha ridotto anche la competitività del settore turistico svizzero. Globalmente l'andamento della domanda è stato leggermente negativo. Per la stagione invernale 2015­2016 il Centro di ricerche congiunturali del Politecnico federale di Zurigo (KOF) prevede un stagnazione del settore turistico svizzero.

Nell'anno in rassegna la Svizzera ha partecipato al rinnovo del mandato del Comitato per il turismo dell'OCSE relativo agli anni 2017­2021. La Svizzera ha assunto la presidenza della Commissione Europa dell'Organizzazione mondiale del turismo.

Da quando, all'inizio dell'anno, è stato abolito il tasso di cambio minimo eurofranco, la competitività del turismo svizzero si è indebolita, con ripercussioni anche sui pernottamenti alberghieri che, tra gennaio e settembre, sono calati dello 0,5 per 792

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cento. A un esame più approfondito emergono tuttavia grandi differenze tra i diversi mercati di provenienza: i pernottamenti di turisti provenienti dai principali Paesi dell'eurozona, in particolare quelli tedeschi, sono fortemente diminuiti (per questi ultimi fino a settembre si registrava un calo dell'11,9 %). Sono invece aumentati di molto i pernottamenti dei turisti provenienti dalla Cina (+35,4 %), dall'India (+24,2 %) e dagli Stati del Golfo (+23,2 %). Prosegue perciò l'andamento positivo della domanda proveniente da questi tre mercati in crescita: in base al numero di pernottamenti alberghieri, come Paese di provenienza la Cina occupa il quarto posto in ordine di importanza, gli Stati del Golfo e l'India si collocano al sesto rispettivamente all'ottavo posto.

Stando alle previsioni per il turismo realizzate dal KOF su incarico della SECO, le difficoltà potrebbero proseguire: per la stagione invernale 2015/2016 il KOF prevede una stagnazione dei pernottamenti alberghieri. Inoltre, soprattutto a causa del forte apprezzamento del franco, diminuiranno i margini di profitto delle aziende turistiche.

La cooperazione internazionale riveste grande importanza per la politica del turismo svizzera, anche per la possibilità che essa offre di rilevare in anticipo gli aspetti strategicamente più importanti. L'impegno della Svizzera si concretizza principalmente in seno al Comitato per il turismo dell'OCSE e nel quadro dell'Organizzazione mondiale del turismo (OMT).

9.3.1

Comitato per il turismo dell'OCSE

Attualmente il Comitato per il turismo dell'OCSE sta attuando il programma di lavoro relativo al biennio 2015­2016, comprendente sei tematiche prioritarie, una delle quali (Innovative Financing Approaches for Tourism SMEs) risulta particolarmente importante per la Svizzera. Infatti nel nostro Paese il problema del finanziamento delle aziende turistiche è di difficile soluzione e interessa soprattutto il settore alberghiero. Nel quadro dei lavori concernenti la tematica prioritaria suddetta, il Comitato per il turismo si occuperà fino a fine 2016 dell'elaborazione di un rapporto di analisi, con l'obiettivo di definire alcune modalità di approccio alla problematica della carenza di finanziamenti nel settore alberghiero. Nell'anno in rassegna la Svizzera ha collaborato attivamente all'elaborazione di questo rapporto. I risultati dei lavori del Comitato per il turismo verranno comunicati agli operatori turistici svizzeri anche mediante la newsletter di politica del turismo della SECO.

Come membro dell'ufficio del Comitato per il turismo dell'OCSE, la Svizzera ha partecipato attivamente alla definizione delle basi per un rinnovo del mandato per gli anni 2017­2021. I contributi della Svizzera hanno riguardato in particolare le tematiche cardine seguenti: progresso tecnologico, innovazione, nuovi modelli di crescita e di società e stagionalità.

793

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9.3.2

Organizzazione mondiale del turismo (OMT)

L'OMT si occupa dell'analisi di alcune tematiche di attualità nell'ambito del turismo, presenta esempi di buona prassi ed elabora proposte di soluzione delle problematiche che si pongono a livello globale. In aprile, il consigliere federale SchneiderAmmann ha avuto un incontro a Lucerna con il segretario generale dell'OMT, Taleb Rifai. In quell'occasione entrambe le parti hanno espresso soddisfazione in merito alla reciproca collaborazione.

In settembre, durante l'Assemblea generale svoltasi a Medellín, in Colombia, la Svizzera è stata scelta per la presidenza della Commissione Europa dell'OMT nel biennio 2016­2017. In questa funzione, nel corso del prossimo anno la Svizzera organizzerà un workshop destinato ai Paesi europei membri dell'OMT, per discutere sui compiti che l'Organizzazione dovrà affrontare prioritariamente nel biennio 2018­2019.

Per la Svizzera l'Assemblea generale dell'OMT costituisce una piattaforma di collaborazione internazionale in ambito di politica del turismo. L'Assemblea generale ha approvato il programma di lavoro dell'OMT per il biennio 2016­2017, comprendente le due tematiche strategiche relative al rafforzamento della competitività e della qualità nel settore del turismo e alla promozione della sostenibilità e della sensibilità etica. Ai fini del rafforzamento della competitività e del miglioramento qualitativo, l'OMT tratterà, ad esempio, gli aspetti seguenti: ottimizzazione della gestione di una destinazione turistica, sviluppo dei prodotti, attività di marketing, semplificazione delle modalità di viaggio, riduzione della stagionalità e politica fiscale attenta alle esigenze del settore turistico. Inoltre, l'Organizzazione si occuperà dell'elaborazione di informazioni utili concernenti il mercato (p. es. tendenze di mercato e previsioni). La promozione della sostenibilità e della sensibilità etica in ambito turistico riguarda, tra l'altro, l'incentivazione del turismo come strumento di lotta alla povertà e altre tematiche rilevanti nel quadro della politica federale in materia di turismo, come quelle inerenti ai mutamenti climatici o all'integrazione del turismo nelle economie locali.

Nel quadro dell'Assemblea generale si è svolto un forum a cui ha partecipato l'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile. Le due organizzazioni hanno deciso di operare ai fini di un migliore sfruttamento delle sinergie disponibili, nell'intento di rafforzare la competitività dei rispettivi settori.

794

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10

Allegati

10.1

Allegati 10.1.1­10.1.3 Parte I:

Allegati secondo l'articolo 10 capoverso 1 della legge federale del 25 giugno 1982 sulle misure economiche esterne (per conoscenza)

795

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10.1.1

Impegno finanziario della Svizzera nel 2015 nei confronti delle banche multilaterali di sviluppo

Versamenti della Svizzera alla Banca mondiale (in mio. fr.)

Impegni istituzionali BIRS, quota di capitale SFI, quota di capitale MIGA, quota di capitale AIS, contributi AIS-MDRI137 Iniziative speciali Fondo globale per l'ambiente1 Fondo per consulenti e persone distaccate1 Totale dei versamenti della Svizzera 1

2012

2013

2014

2015

282,0 0,0 0,0 0,0 259,0 23,0

298,4 12,2 2,1 0,0 259,6 24,5

286,2 12,2 0,0 0,0 248,5 25,5

258,7 12,2 0,0 0,0 218,8 27,7

28,9 28,5 0,4

28,5 28,5 0,0

29,3 29,0 0,3

30,5 30,2 0,3

310,9

326,9

315,5

289,2

Fondi gestiti dalla Banca mondiale (dal 2008 incluso Young Professional Program)

Versamenti della Svizzera alla Banca africana di sviluppo (BAfS) (in mio. fr.)

Impegni istituzionali BAfS, quota di capitale FAfS, contributi FAfS-MDRI Iniziative speciali Fondo per consulenti e persone distaccate Totale dei versamenti della Svizzera

137

796

MDRI = Multilateral Debt Relief Initiative

2012

2013

2014

2015

72,5 6,0 59,8 6,7

65,9 6,0 52,1 7,8

60,2 6,0 50,3 3,9

72,0 6,0 59,3 6,7

0,5 0,5

0,4 0,4

0,5 0,5

0,6 0,6

73,0

66,3

60,7

72,6

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Versamenti della Svizzera alla Banca asiatica di sviluppo (BAS) (in mio. fr.)

Impegni istituzionali BAS, quota di capitale FAS, contributi Iniziative speciali Fondo per consulenti e persone distaccate Totale dei versamenti della Svizzera

2012

2013

2014

2015

14,9 1,4 13,5

15,6 1,4 14,2

16,3 1,4 14,9

15,4 1,1 14,3

0,0 0,0

0,0 0,0

0,0 0,0

0,0 0,0

14,9

15,6

16,3

15,4

Versamenti della Svizzera alla Banca interamericana di sviluppo (in mio. fr.)

2012

2013

2014

2015

Impegni istituzionali BIS, quota di capitale IIC, quota di capitale FSO, contributi

1,2 1,2 0,0 0,0

1,2 1,2 0,0 0,0

1,4 1,4 0,0 0,0

1,1 1,1 0,0 0,0

Iniziative speciali MIF, contributi138 Fondo per consulenti e persone distaccate

1,5 1,0 0,5

1,6 1,2 0,4

0,8 0,8 0,0

0,6 0,6 0,0

Totale dei versamenti della Svizzera

2,7

2,8

2,2

1,7

138

Multilateral Investment Fund

797

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Versamenti della Svizzera alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (in mio. fr.)

2012

2013

2014

2015

Impegni istituzionali BERS, quota di capitale

0,0 0,0

0,0 0,0

0,0 0,0

0,0 0,0

Iniziative speciali Fondo per consulenti e persone distaccate

2,1 2,1

0,0 0,0

0,0 0,0

0,0 0,0

Totale dei versamenti della Svizzera

2,1

0,0

0,0

0,0

10.1.2

Autorizzazioni per ispezioni pre-imbarco per conto di Stati esteri

L'ordinanza del 17 maggio 1995139 sull'esecuzione di ispezioni pre-imbarco, emanata in relazione all'Accordo dell'OMC del 15 aprile 1994140 sulle ispezioni preimbarco, disciplina l'autorizzazione, l'esecuzione e la sorveglianza di tali ispezioni (essenzialmente la verifica di qualità, quantità e prezzo) effettuate in Svizzera per conto di Stati esteri da società specializzate. Tali società necessitano di un'autorizzazione del DEFR per ogni Stato mandante.

Secondo l'articolo 15 dell'ordinanza, ogni anno è pubblicata una lista su cui figurano gli enti che dispongono di un'autorizzazione a eseguire in Svizzera ispezioni preimbarco e i Paesi ai quali si riferisce l'autorizzazione.

Attualmente sono quattro le società d'ispezione che dispongono di simili autorizzazioni: il Bureau Veritas Switzerland AG a Weiningen (Bureau Veritas), la Cotecna Inspection SA a Ginevra (Cotecna), Intertek (Schweiz) AG a Basilea (Intertek) e la SGS Société Générale de Surveillance SA a Ginevra (SGS). Le corrispondenti autorizzazioni si riferiscono a 18 Paesi, tre dei quali non sono membri dell'OMC.

Qui di seguito sono elencati in ordine alfabetico i Paesi e gli enti per le ispezioni pre-imbarco141 (stato: 1° dicembre 2015)142.

139 140 141

RS 946.202.8 RS 0.632.20, allegato 1A.10 L'elenco può contenere anche autorizzazioni i cui mandati di ispezione sono semplicemente sospesi, ma non rescissi, e che pertanto possono nuovamente diventare operativi.

142 L'elenco è consultabile anche su: www.seco.admin.ch > Temi > Politica economica esterna > Basi legali.

798

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Paese e appartenenza all'OMC (*) = non membro

Ente per le ispezioni pre-imbarco

Autorizzazione valida dal:

Angola Burkina Faso Camerun Ciad Congo (Kinshasa) Guinea Filippine

Bureau Veritas Cotecna SGS Bureau Veritas Bureau Veritas Bureau Veritas Bureau Veritas Intertek SGS SGS Bureau Veritas SGS Bureau Veritas Cotecna Bureau Veritas Bureau Veritas Intertek Cotecna Bureau Veritas Cotecna SGS Intertek SGS Bureau Veritas

28.02.2002 10.08.2004 01.09.1996 02.01.2004 24.03.2006 30.05.2008 13.12.2011 21.03.2012 12.09.2003 09.04.2003 13.12.2011 01.03.2000 06.03.2001 10.02.2009 08.12.1997 20.02.2007 27.03.2001 08.12.1997 02.01.2004 22.08.2001 01.04.1999 07.06.2000 10.04.2001 13.12.2011

Haiti Indonesia Iran (*)

Liberia () Mali Mozambico Niger Repubblica Centrafricana Senegal Tanzania (soltanto Zanzibar) Uzbekistan ()

799

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10.1.3

Dati chiave sulle esportazioni soggette alla legge sul controllo dei beni a duplice impiego

Dal 1° ottobre 2014 al 30 settembre 2015 le domande di esportazione e le esportazioni soggette all'obbligo di notifica trattate in base all'ordinanza 25 giugno 1997143 sul controllo dei beni a duplice impiego e all'ordinanza del 21 agosto 2013144 sul controllo dei composti chimici sono state le seguenti (presentazioni dettagliate delle autorizzazioni rilasciate e delle domande rifiutate sono consultabili sul sito Internet della SECO145): Categoria di beni

Numero

Valore in mio. fr.

­ Allegato 2, parte 1 OBDI ­ Elenco dei beni nucleari

100

26,7

­ Allegato 2, parte 2 OBDI ­ Elenco dei beni a duplice impiego

1 623

487,2

­ Allegato 3 OBDI ­ Elenco dei beni militari speciali

419

1 402,3

­ Allegato 5 OBDI ­ Beni non soggetti ai controlli delle esportazioni concordati a livello internazionale

542

7,6

­ Convenzione sulle armi chimiche (CAC) ­ Composti chimici utilizzabili a scopi civili e militari

37

0,07

­ Autorizzazioni nel quadro di sanzioni

81

28,4

­ Obblighi di notifica

5 155

2 555,8

­ Certificati d'importazione

494

­

­ Licenze generali ­ PGO ­ PGS ­ PG

127 49 10

­ ­ ­

17

23,6

6

­

­ Notifiche di rifiuto ­ Denunce al MPC

143 144 145

800

RS 946.202.1 RS 946.202.21 www.seco.admin.ch > Controlli delle esportazioni.

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10.2

Allegati 10.2.1­10.2.2 Parte II:

Allegati secondo l'articolo 10 capoversi 2 e 3 della legge federale del 25 giugno 1982 sulle misure economiche esterne (per approvazione)

801

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802